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Al Sud il doppio di giovani disoccupati del Nord, serve un intervento riequilibratore

Istat-Cnel: nel Mezzogiorno i giovani che non lavorano e non studiano sfiorano il 32%, mentre nelle regioni Settentrionali sono meno della metà. Gli interventi da attuare: invertire il trend dei finanziamenti, puntare sull’apprendistato, sostenere gli istituti scolastici e universitari collocati in aree difficili. E rilanciare il patrimonio turistico-culturale.

I dati presentati oggi attraverso il rapporto Istat-Cnel “Bes 2013” confermano quello che l’Anief sostiene da tempo: l’Italia ha un numero bassissimo di laureati rispetto alla media europea, ma soprattutto sono sempre più ampie le differenze territoriali nazionali, con la quota di cittadini di 25-64 anni con almeno il diploma superiore pari al 59% al Nord e al 48,7% nel Mezzogiorno. Inoltre, mentre i giovani che non lavorano e non studiano, i cosiddetti Neet, nel Mezzogiorno sfiorano il 32%, al Nord sono meno della metà.

“Oggi l’Istat non ha fatto altro che certificare l’abbandono del Sud del Paese, frutto della politica dei tagli a senso unico degli ultimi vent’anni”, spiega Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato Scuola per la Confedir. “Uno stato di abbandono che sul fronte dell’istruzione ha toccato l’apice. Con il risultato che oggi il Meridione è carente in infrastrutture, sia formative che sociali. Manca una progettazione globale e di settore. E non ci sono piani per favorire la mobilità studentesca. Ma quel che è più avvilente si riscontra probabilmente nel taglio ai finanziamenti universitari degli atenei del Sud, la cui riduzione non ha tenuto minimamente conto delle difficoltà oggettive e culturali in cui versano queste università. Decretando nei loro confronti, in questo modo, una condanna che non poggia su alcuna motivazione valida”.

Il risultato di tutto ciò è quello di un Sud che perde sempre più contatto con il resto della Penisola. Con troppi giovani dal destino segnato. Ragazzi che guardano al Nord come se si trattasse di una terra ‘promessa’. Un miglioramento “del livello d'istruzione e del livello di competenze che intervenga a ridurre le disuguaglianze territoriali e sociali e garantisca maggiori opportunità ai giovani provenienti da contesti svantaggiati”, viene del resto auspicato anche dall’Istat. “Anche perché – continua il sindacalista – l’attrattività dei giovani per i corsi d’istruzione superiore ed universitaria non potrà che continuare a segnare saldi annuali in negativo”.

Il sindacato ricorda che ulteriori misure aggravanti sono state adottate pure negli ultimi mesi. Da un Governo tecnico che avrebbe dovuto ben conoscere certe disuguaglianze. E invece di garantire finalmente una distribuzione più equa delle risorse cosa hanno fatti i ‘professori’? Sono riusciti nell’impresa di abbattere i fondi destinati a combattere l’abbandono scolastico. Con l’apprendistato, vera carta vincente per l’impiego di giovani destinati al comparto tecnico-professionale, evocato in ogni occasione, ma mai realmente sostenuto.

“Per tutti questi motivi il nuovo Governo che si appresta ad essere formato dovrà necessariamente mettere l’istruzione tra le priorità d’intervento. E parallelamente procedere allo sviluppo del patrimonio turistico-culturale, una risorsa inestimabile che l’Italia continua a tenere in disparte. Una scelta che – conclude Pacifico – rilancerebbe l’economia e assorbirebbe un altissimo numero di giovani oggi inoccupati. Anche del Sud”.