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ROMA, 23 GIU - Il Miur ha pubblicato un decreto, il DM 506, "che disciplina le operazioni di inserimento nelle Graduatorie ad esaurimento alla vecchia maniera: niente reinserimento per gli esclusi e passaggio dalla quarta a terza fascia; graduatorie precluse anche per i laureati in Scienze della formazione primaria col vecchio ordinamento; aggiornamento vietato, infine, per tutti coloro che, pur stando già nelle Graduatorie ad esaurimento, sono interessati a far valere i nuovi titoli e servizi maturati negli ultimi quattro anni oppure hanno intenzione di cambiare provincia di appartenenza per ritrovarsi con maggiori chance di essere assunti anche a tempo indeterminato". Ad affermarlo è il sindacato Anief, secondo il quale "il Miur continua a sbagliare" e che ha già impugnato il provvedimento. (ANSA).

 

I dirigenti ministeriali hanno appena pubblicato un decreto, il DM 506 del 19 giugno 2018, che disciplina le operazioni di inserimento nelle Graduatorie ad esaurimento alla vecchia maniera: niente reinserimento per gli esclusi e passaggio dalla quarta a terza fascia; graduatorie precluse anche per i laureati in Scienze della formazione primaria col vecchio ordinamento; aggiornamento vietato, infine, per tutti coloro che, pur stando già nelle GaE, sono interessati a far valere i nuovi titoli e servizi maturati negli ultimi quattro anni oppure hanno intenzione di cambiare provincia di appartenenza per ritrovarsi con maggiori chance di essere assunti anche a tempo indeterminato. 

Il giovane sindacato ha quindi attivato nuovi ricorsi per chi intende chiedere subito il reinserimento in GaE, l’inserimento con la laurea SFP vecchio ordinamento nella quarta fascia GAE e per chi intende passare dalla fascia aggiuntiva alla terza fascia delle GaE. Attivato anche uno specifico contenzioso per contestare il mancato aggiornamento delle GaE che impedisce agli aspiranti già inseriti di poter aggiornare il punteggio con titoli e servizi maturati negli ultimi quattro anni e di poter chiedere il trasferimento in altra provincia. Adesioni sul portale Anief entro il 9 luglio. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Invece di intensificare gli sforzi per porre fine alle clausole inique nei contratti di lavoro e nelle modalità di accesso alle immissioni in ruolo, il nostro Ministero dell’Istruzione si comporta in modo conservativo, procedendo ad operare in modo discriminante. Come ho detto in settimana a Bruxelles, davanti al Parlamento europeo, mai come oggi è giunto invece il momento di voltare pagina, aggiornando le procedure, rendendole omogenea tra il settore pubblico e privato, garantendo finalmente la parità di trattamento tra personale precario e di ruolo. Facendo così anche cadere tutti gli inutili lacciuoli esistenti per tenere lontano i docenti abilitati dalla GeE e per permettere loro di muoversi ogni anno, dando modo di collocarsi nelle province dove c’è un maggior numero di disponibilità di posti vacanti.

 

 

Nuovi ricorsi per chi intende chiedere adesso il reinserimento in GaE, l’inserimento con la laurea SFP vecchio ordinamento nella quarta fascia GAE e per chi intende passare dalla fascia aggiuntiva alla terza fascia delle GaE. Attivato anche uno specifico contenzioso per contestare il mancato aggiornamento delle GaE, che impedisce agli aspiranti già inseriti di poter aggiornare il punteggio con titoli e servizi maturati negli ultimi quattro anni e di poter chiedere il trasferimento in altra provincia. Adesioni sul portale Anief entro il 9 luglio.

 

Stamane, il contratto 2016/18, sottoscritto definitivamente il 20 aprile scorso è entrato a regime, portando nelle busta paga del personale scolastico aumenti miseria, o meglio i ritocchi, dopo quasi un decennio consecutivo di fermo stipendiale: per gli insegnanti si va dai 56 ai 95 euro; i collaboratori scolastici, gli assistenti amministrativi e tecnici si sono dovuti accontentare di aumenti che vanno dai 43 ai 65 euro; va un po’ meglio ai Dsga, ai quali sono stati corrisposti tra i 63 e i 99 euro massimi. Solo qualche giorno fa, l’Aran aveva calcolato che la perdita progressiva di valore dei dipendenti pubblici, rispetto all’inflazione, equivale all’8,1%. Questo significa che avendo recuperato, con questo contratto, solo poco più del 3 per cento, l’inflazione continua a sovrastare gli stipendi dei dipendenti del comparto Scuola di circa il 5 per cento. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Continuiamo a stupirci della distanza abissale tra quanto avrebbero dovuto percepire i lavoratori della scuola e quanto è arrivato oggi nei loro stipendi: infatti, per riuscire a superare il costo della vita, la consistenza degli aumenti doveva essere quasi il triplo di quella accordata da Miur e Mef e i sindacati Confederali hanno anche brindato per il risultato raggiunto. Rimane pertanto necessario chiedere giustizia nelle sedi giudiziarie: in questo modo Anief, attraverso i propri legali, punta a recuperare almeno il 50% del tasso IPCA non aggiornato dal settembre 2015. Producendo anche migliaia di euro per i mancati arretrati. Inoltre, con la fine del corrente anno solare, verranno meno anche i finanziamenti della perequazione, la tutela introdotta dall’ultimo Governo per gli stipendi più bassi, per i quali non si è stati in grado di trovare le risorse utili ad arrivare a quel 3,48% di incremento a regime invece garantito alle buste paga medio-alte. 

Gli interessati al ricorso contro gli aumenti stipendiali miserevoli possono ancora chiedere il modello di diffida al seguente indirizzo di posta elettronica:  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

 

 

Mentre le istituzioni preposte continuano a prendere tempo, il sindacato prende in mano la situazione avviando una nuova azione legale, per sollevare dinnanzi al Tar del Lazio una precisa questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea, al fine di evidenziare la violazione da parte dello Stato italiano dell'art. 5 dell'Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla Direttiva Comunitaria 1999/70/CE. Parallelamente, i legali del giovane sindacato hanno intenzione di chiedere, a breve, la trasmissione del ricorso all'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, in modo da dirimere la questione della valenza erga omnes delle sentenze di annullamento dei decreti di aggiornamento GaE già passate in giudicato. 

A spianare la strada all’azione degli avvocati Anief è stata la pubblicazione, avvenuta tre giorni fa, del Decreto Ministeriale n. 506/2018 che apre una nuova finestra volta alle operazioni annuali di aggiornamento delle Graduatorie a Esaurimento. Ora, il mancato inserimento nelle GaE dei docenti con diploma magistrale abilitante, infatti, secondo lo studio effettuato dall'Ufficio Legale Anief, viola la clausola 5 dell’accordo quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla Direttiva 1999/70/CE poiché, se non fosse possibile l’inserimento nelle GAE, l’ordinamento interno non prevedrebbe alcuna efficace misura preventiva o sanzionatoria rispetto all’illegittima reiterazione dei contratti a termine stipulati dagli insegnanti in possesso del diploma magistrale. Adesioni gratuite sul sito Anief entro il 9 luglio. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): È una battaglia in cui crediamo e che porteremo avanti sino a quando la giustizia, la collocazione dei diplomati magistrale nelle GaE, senza corsi o concorsi d’accesso, non vincerà sulle sentenze politiche. Stiamo conducendo la nostra azione su più livelli: i nostri legali Anief richiederanno, ad esempio, anche la trasmissione del ricorso all'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato per dirimere la questione della valenza erga omnes delle sentenze di annullamento dei decreti di aggiornamento GaE già passate in giudicato e ottenute proprio dal nostro sindacato. È per questo motivo che il nostro sindacato ritiene necessario provvedere all’impugnazione del nuovo D.M. n. 506/2018.

 

 

 

Considerata la pubblicazione del Decreto Ministeriale n. 506/2018 che apre una nuova finestra volta alle operazioni annuali di aggiornamento delle Graduatorie a Esaurimento, l'ANIEF ha intenzione di continuare la propria battaglia al fianco dei docenti abilitati con Diploma Magistrale e propone una nuova azione legale per sollevare dinnanzi al TAR del Lazio questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia dell'Unione Europea per violazione da parte dello Stato italiano dell'art. 5 dell'Accordo Quadro sul lavoro a tempo determinato allegato alla Direttiva Comunitaria 1999/70/CE. Contestualmente i legali Anief richiederanno la trasmissione del ricorso all'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato per dirimere la questione della valenza erga omnes delle sentenze di annullamento dei decreti di aggiornamento GaE già passate in giudicato. Adesioni gratuite sul sito Anief entro il 9 luglio.

 

 

Lo ha detto a Bruxelles stamane Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, parlando al consesso di parlamentari UE in lingua francese a nome di Anief e per conto della confederazione europea Cesi. Illustrati elementi e dati inequivocabili: ben 140 mila lavoratori precari della scuola sono stati chiamati dal Miur come supplenti annuali ancora nel corrente scolastico, le cui lezioni sono terminate da pochi giorni. E il prossimo settembre si replica. Nel frattempo, sono diventate cinque le cause pendenti in Corte di Giustizia Europea dal 2017, segno tangibile del fatto che il problema del precariato si è aggravato e nemmeno accenna certo a diminuire. 

Delle cause all’esame della Corte UE, due sono state promosse da Anief: i casi Rossato e Motter, su cui la commissione Ue ha dato parere favorevole nelle osservazioni rese in corso di causa: riguardano l'esclusione del personale di ruolo dal risarcimento sull'abuso dei contratti a termine, il licenziamento dopo 36 mesi di servizio, il riconoscimento parziale degli anni pre-ruolo nella ricostruzione di carriera, l'esclusione del personale inserito nelle graduatorie di istituto dalle procedure straordinarie di assunzioni. 

Nelle conclusioni del lungo intervento, Pacifico si è rivolto ai parlamentari sostenendo che occorre adottare provvedimenti legislativi immediati. Per questo ha invitato la Commissione “a intensificare i suoi sforzi per porre fine alle clausole inique nei contratti di lavoro, affrontando tutti gli abusi: permane in troppi Paesi UE, tra cui l’Italia, la mancata applicazione del principio di non discriminazione che, come da decreto, va applicato anche sui contratti a tempo determinato e su cui proprio non si può più soprassedere. Mai come adesso è arrivato il momento di voltare pagina.

 Pacifico al parlamento europeo

 

 

Domattina, poco dopo le ore 8, toccherà al presidente nazionale del giovane sindacato italiano illustrare al Parlamento Europeo lo stato dell’arte sull'applicazione negli ultimi vent'anni della direttiva Ue nei Paesi membri e sul caso anomalo del personale scolastico italiano. La relazione di Marcello Pacifico verterà sull'analisi di oltre cento sentenze e ordinanze della Corte di Giustizia in diversi Paesi della Comunità europea, che ha toccato l’apice con la sentenza Mascolo C-22/13 emessa a Lussemburgo nel 2014, rispetto alla violazione della direttiva 70/1999 e di diverse altre direttive sul lavoro. Si dipanerà, quindi, con un breve commento alle due risoluzioni sul precariato prodotte dallo stesso Parlamento europeo. L’intervento di Pacifico si concluderà sulle cause attualmente pendenti in Corte Europea e sul caso recentissimo del docente italo ispanico in merito alla ricostruzione di carriera, con supplenze limitate illegittimamente al termine delle lezioni, quindi sottraendo in modo ingiustificato gli stipendi di luglio e agosto, e il risarcimento da assegnare al personale entrato in ruolo ma ancora sfruttato da precario. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal: Domani chiederò a nome di Anief e per conto della confederazione europea Cesi la stabilizzazione per tutti gli insegnanti e il personale amministrativo, tecnico e ausiliario italiano. Ma anche per tutti i lavoratori europei che hanno svolto più di tre anni di servizio da precari e che non vengono assorbiti nei ruoli, in virtù di norme capestro che aggirano la Costituzione e le limpide indicazioni provenienti proprio da Bruxelles. Far parte dell’Unione Europea non può servire solo per cercare il pareggio di bilancio, ma anche a rispettare le indicazioni che giungono dal Parlamento europeo: se, davvero, si vuole guardare ad un’Europa comune, guidata dagli stessi valori, allora – conclude il sindacalista autonomo - la si finisca di trattare i lavoratori come pedine. 

L'intervento del prof Marcello Pacifico potrà essere seguito in diretta Facebook.

 

 

 

L’Anief ottiene due nuove vittorie in tribunale per il riconoscimento del diritto all'attribuzione del punteggio per il servizio svolto su scuola paritaria ai fini dei trasferimenti. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “La disparità di trattamento tra servizio svolto su scuola statale e servizio svolto su scuola paritaria, presente all’interno del CCNI mobilità, non ha motivo di esistere e sempre più tribunali ci stanno dando ragione. Porteremo la questione ai prossimi tavoli contrattuali per risolvere ab origine questa e altre problematiche che da anni abbiamo rilevato”. Ancora attive le adesioni ai ricorsi Anief contro la procedura di Mobilità per quanti hanno dichiarato il servizio e i titoli oggetto del ricorso nella domanda di trasferimento.

 

 

Alla denuncia dell’Anief di inizio giugno, sulle inspiegabili prove difformi per verificare l’attitudine all’insegnamento dei candidati lombardi, è di queste ore la denuncia circostanziata, sempre ad opera del giovane sindacato, sulle anomalie, comunicate da alcuni candidati, che starebbero connotando la procedura in atto nella regione, in particolare per l’ambito disciplinare AD05 (Spagnolo): la prima riguarderebbe la lezione simulata che nelle tracce preparate dalla commissione giudicante non trova riscontro, per fare spazio, invece, alla preparazione di una Unità di Apprendimento. La seconda irregolarità verterebbe sulla durata massima del colloquio che secondo l’articolo 8 del bando va svolto entro 45 minuti: invece, in più occasioni, durante l’espletamento delle prove, tale limite obbligatorio è stato superato. Ci sarebbe poi un palese difetto di trasparenza: riguarderebbe il fatto che la griglia di valutazione dell’ambito disciplinare pubblicata sul sito dell’Ufficio Scolastico Regionale della Campania fosse, qualche ora dopo, di contenuto diverso. Inoltre, la variazione non solo sarebbe avvenuta senza alcuna comunicazione ufficiale, ma ad esami già avviati. Il principio di trasparenza, che avrebbe dovuto guidare l’intera procedura concorsuale, sembrerebbe non essere stato rispettato, infine, nemmeno quando è stato sostituito il presidente di commissione. A questo punto, in assenza di una risposta celere e ufficiale, Anief si riserva di attivare qualsiasi azione, compresa quella giudiziaria, al fine di tutelare i diritti e gli interessi degli associati. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Se ci troviamo in una situazione sempre più kafkiana la responsabilità è del Miur e degli ultimi due governi. Perché piuttosto che attivare questa selezione tautologica, bisognava risarcire i precari non assunti e attivare le prove suppletive del vecchio concorso, sanando così i tanti ricorsi in essere nei tribunali, piuttosto che attivare un’ulteriore verifica di conoscenze, capacità e competenze già riscontrate attraverso procedure analoghe. Il Partito Democratico si è voluto complicare la vita, introducendo questa cervellotica selezione, per non parlare delle altre, quando bastava applicare quanto ci dice l’Unione Europea da vent’anni: dopo tre anni di servizio svolto, i precari vanno immessi in ruolo.

 

 

Con le lezioni scolastiche appena terminate, il giovane sindacato tira le somme dell’iniziativa “Sostegno, non un'ora di meno!” che ha prodotto un alto numero di provvedimenti favorevoli da parte del tribunale, a tutela dei diritti degli alunni disabili, ai quali il Ministero continua a negare, per motivi di cassa, il giusto apporto delle ore di sostegno. Il tutto, sempre in spregio alle indicazioni pervenute delle équipe di medici e di professionisti, incaricati di quantificare l’offerta formativa sulla base di necessità di apprendimento oggettive, da cui poi scaturisce il Piano educativo individualizzato. L’alto numero di cause vinte dimostra anche che pure il decreto legislativo 66/2017, attuativo della Legge 107/2015, non ha affrontato il problema con efficacia, limitandosi ad obbligare le famiglie con figli disabili gravi a rifare le certificazioni daccapo, mettendo in dubbio la valenza delle diagnosi in essere e spostando il problema su un piano puramente diagnostico. 

L'ultimo provvedimento ottenuto dai legali Anief, è giunto dal Tribunale ordinario di Roma che ha riconosciuto l'illegittimità delle decisioni degli uffici ministeriali di ridurre la portata complessiva delle ore di sostegno ad un alunno disabile, condannando il Miur a circa 5 mila euro di risarcimento danni per aver illegittimamente depotenziato le determinazioni contenute nel Pei: nella sentenza, i giudici hanno ribadito come la pronuncia della Cassazione n. 25011/2014 abbia definitivamente chiarito che “il diritto all’istruzione è parte integrante del riconoscimento e della garanzia dei diritti dei disabili, per il conseguimento di quella pari dignità sociale che consente il pieno sviluppo e l’inclusione della persona umana con disabilità”. Nell’occasione, i giudici hanno citato anche l’art. 24 della Convenzione di New York del 13 dicembre 2006 sui diritti delle persone con disabilità (resa esecutiva in Italia nel 2009) che pone a carico degli Stati aderenti il compito di predisporre un sistema educativo che preveda l'integrazione scolastica dei disabili a tutti i livelli. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Con le sentenze ottenute dai nostri legali abbiamo dimostrato che l’amministrazione compie degli abusi di potere, negando l’offerta formativa prevista. Certamente, siamo orgogliosi di aver ottenuto il rispetto dei nostri alunni più deboli, ma allo stesso tempo è giunta l’ora di smetterla con le norme taglia-ore e taglia-organici, legate e meri motivi di risparmio. Servono, piuttosto, dei decreti a tutela degli alunni disabili. Non è possibile che il Ministero continui a costringere le famiglie a muoversi da sole per la tutela dei propri figli: lo Stato non può danneggiarli. Pertanto auspichiamo che d’ora in poi si realizzi una vera responsabilità istituzionale che assicuri un organico di sostegno adeguato agli effettivi bisogni dei nostri alunni. Il punto d’inizio è quello di far cadere gli articoli della Legge 128/2013 che impongono un’alta percentuale di posti in deroga, uno ogni due cattedre, da cui scaturiscono oltre 40 mila supplenze l’anno, con l’aggravante che vengono assegnate tutte su posti totalmente liberi. In caso contrario, con il crescere continuo di alunni con certificazione di disabilità, con gli ultimi dati ufficiali nazionali che ci indicano quasi 255 mila casi, il fenomeno del sostegno negato non potrà purtroppo che dilagare.

 

 

Il concorso Dirigenti Scolastici non subirà ulteriori proroghe, si svolgerà, come confermato dal Miur, giorno 23 Luglio.

Il 27 giugno sarà pubblicata una banca dati di 4000 quesiti, da cui poi saranno estratte le domande.

Ciascuno dei 100 quesiti avrà quattro opzioni di risposta , di cui una sola corretta.

Il nuovo Ministro Bussetti, presa coscienza della complessità della situazione ha dichiarato: ” Sono ben consapevole della situazione dei Dirigenti Scolastici, La reggenza è solo una soluzione tampone, da superare. A breve, nel prossimo mese di luglio partirà il concorso e avremo nuovi presidi. Dobbiamo lavorare perché la situazione vada via via migliorando“.

L’ordine dei quesiti somministrati sarà diverso per ciascun candidato. Gli aspiranti dirigenti, in linea generale, svolgeranno la prova nella regione di residenza.

Al concorso parteciperanno anche i neoimmessi in ruolo ed i precari. Il TAR Lazio, su istanza del sindacato Anief, con un provvedimento d’urgenza ha sospeso l’efficacia del bando di concorso nella parte in cui esclude i docenti di ruolo che ancora non avevano superato l’anno di prova dalla selezione per diventare Dirigenti e ammette i ricorrenti. Lo stesso per i precari con cinque anni di servizio.

Il prossimo anno scolastico dunque sarà ancora caratterizzate dalle numerose reggenze.

  1. le scuole affidate a reggenza (sottodimensionate e normodimensionate) in questo a.s. sono ben 1.748 (fonte ANP). In queste condizioni, la metà delle scuole italiane ha avuto un dirigente scolastico responsabile di almeno due scuole (con quanti plessi? In quanti comuni?);
  2. in considerazione dei prossimi pensionamenti/aspettative/altri incarichi (utilizzati all’estero, distaccati al MIUR o negli URS con incarichi temporanei di dirigente tecnico o amministrativo, con esonero parlamentare, amministrativo o sindacale) la previsione è che per il prossimo a.s. le scuole senza DS arriveranno a circa 2500 (fonte UDIR);
  3. per rappresentare in modo sicuramente parziale il fenomeno si riportano i dati relativi al numero delle reggenze in alcune regioni nell’a.s. 2017-2018 (fonte ANCODIS):

Affinché un percorso formativo sia efficace è necessario che i presupposti, la motivazione ed i risultati siano adeguati all’impegno profuso e le esperienze acquisite siano proficue e concretamente spendibili per il proprio futuro professionale.

Il concetto iniziale di stage si è talvolta trasformato in becero sfruttamento e non un’educazione ad una disciplina che prepari al mondo del lavoro.

Con la fine dell’Anno Scolastico riemerge il tema della discrezionalità della valutazione e della certificazione delle competenze acquisite con l’Alternanza scuola lavoro.

Oggi cercheremo di evidenziare le principali somiglianze e differenze fra questi passaggi che sono Nel febbraio scorso, con l’insediamento dell’Osservatorio Nazionale sull’Alternanza scuola lavoro si era aperta una discussione in merito alla della necessità di predisporre un sistema di monitoraggio e valutazione con nuove modalità di analisi e di indagine che consentissero un controllo sia durante che ex post delle esperienze di Alternanza di ogni singolo allievo o allieva.

La valutazione rappresenta un elemento fondamentale sia in termini di verifica della qualità di apprendimento, sia in termini di rimessa in discussione di processi e problematiche, al di ridurre al minimo la possibilità di incorrere in discrepanze rispetto ai criteri imposti.

Sul fronte della valutazione delle competenze acquisite da studenti e studentesse in Alternanza, i passaggi fondamentali da approfondire sono i seguenti:

  • descrizione delle competenze attese effettuata all’inizio del percorso
  • accertamento delle competenze possedute dallo studente all’inizio del percorso
  • programmazione delle attività e delle esperienze di Alternanza in funzione delle competenze da acquisire
  • verifiche intermedie
  • accertamento delle competenze in uscita al termine del percorso

Su un altro piano si pone invece la certificazione delle competenze acquisite. A differenza della valutazione, la certificazione delle competenze, va intesa non “come semplice trasposizione degli esiti degli apprendimenti disciplinari, ma come valutazione complessiva in ordine alla capacità degli allievi di utilizzare i saperi acquisiti per affrontare compiti e problemi, complessi e nuovi, reali o simulati. La certificazione non sostituisce quindi la valutazione disciplinare, ma la accompagna e la integra”.

Come specificato sulla Guida Operativa sull’Alternanza scuola lavoro del MIUR, la certificazione può essere acquisita negli scrutini intermedi e finali degli anni scolastici compresi nel secondo biennio e nell’ultimo anno del corso di studi. In tutti i casi, tale certificazione deve essere acquisita entro la data dello scrutinio di ammissione agli esami di Stato e inserita nel curriculum dello studente.

modelli di certificazione devono essere elaborati e compilati d’intesa fra la scuola e i soggetti ospitanti, e devono riportare i seguenti elementi:

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