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Si potrà andare via con l’assegno tagliato massimo del 16%. Tutto dipende dagli anni di contributi non versati rispetto agli attuali requisiti di anzianità. Per Anief, finalmente, si prende atto che l'inopportunità di mantenere i lavoratori in servizio oltre una certa età. Ma nella prossima legge di stabilità devono essere trovate le risorse per evitare questa penalizzazione, perché nella media dei paesi Ue si va in quiescenza a 63 anni con il massimo contributivo.

Questa la quota che dovrebbe approdare nei prossimi giorni in Consiglio dei Ministri, forse già dopodomani: la quota 100 – riservata ai lavoratori con almeno 62 anni d’età e 38 di contributi - viene introdotta solo “in via sperimentale per il triennio 2019/2021”. Ancora dubbi sull'entità del taglio dell'assegno, ridotto dal 2% al 16% secondo il sottosegretario Durigon, mentre per l’Ufficio parlamentare di Bilancio dal 5% al 30%, in base alle annualità di anticipo rispetto alla quota ordinaria. 

In pratica, se un docente della scuola secondaria destinato a lasciare il lavoro a 67 anni con un assegno di circa 1.500 euro netti dovesse decidere di andare in pensione con quota 100 a 62 anni, potrebbe percepire un assegno di 1.200 euro per tutta la pensione. Ciò avviene perché, anticipando l’uscita, si possono far valere meno anni di contributi e il montante pensionistico dovrà essere spalmato su più anni di erogazione. Secondo Marcello Pacifico (Anief-Cisal) rimane inderogabile la necessità di approvare una legislazione con delle deroghe d’uscita per salvaguardare chi opera nella scuola, le cui professionalità, a partire dai docenti, risultano ad alto rischio burnout.

 

Alle commissioni di rifermento, presso Palazzo Madama, richieste ai senatori dalla delegazione Udir, composta da Patrizia Costantini, Pietro Perziani e Serena Maiorca, modifiche per il reclutamento dei ricorrenti al bando di concorso 2011, del nuovo regolamento di contabilità degli istituti, per la valutazione dei dirigenti scolastici, sulla responsabilità in tema di sicurezza e di utilizzo delle risorse, del nuovo salario accessorio con il versamento della RIA nel FUN di area. Scarica la Memoria

 

 

La Sentenza 149/19 del Tribunale amministrativo regionale segna un passo importante per i diritti degli oltre 25 mila alunni con disabilità della Sicilia che ogni anno si vedono cambiare l'insegnante di sostegno supplente, nonostante la metà di essi abbia una disabilità grave certificata. E ora i giudici dicono basta alla prassi seguita dall'Usr per rientrare nei limiti dei posti derivanti dalla legge sulla formazione degli organici. Risale a nove anni fa l'ultima sentenza storica della Consulta (n. 80/2010), la quale dichiarava incostituzionale l'abolizione dei posti in deroga, ormai riutilizzati dal Miur per il 40% degli organici, ovvero 65 mila posti in deroga per 100 mila assegnati ai ruoli. E ora Anief chiederà la trasformazione di molti di questi posti in organico di diritto in ogni altra regione italiana, pena un ricorso d'urgenza nuovo presso il Tar o il commissariamento. 

La sentenza pubblicata oggi dal TAR e ottenuta dai legali dell'associazione sindacale Anief non lascia spazio ad interpretazioni: il Miur ha l'obbligo di attivare il numero di posti di sostegno in base all'effettiva esigenza degli alunni disabili e deve rilevare con precisione il fabbisogno su tutto il territorio nazionale per assicurare non solo il diritto all'istruzione e all'integrazione agli alunni disabili, ma anche la continuità didattica attraverso un organico stabile e specializzato.

 

 

ROMA, 07 GEN - La percentuale di precari nel settore dell'istruzione "è altissima, più che doppia rispetto al resto degli altri comparti pubblici, e va affrontata con provvedimenti straordinari, perché negli ultimi anni la 'supplentite' anziché ridursi è tornata pericolosamente a crescere". Così il presidente dell'Anief (Associazione Nazionale Insegnanti e Formatori), Marcello Pacifico, in audizione in commissioni Affari costituzionali e Lavori Pubblici del Senato per il dl Semplificazioni. "Ecco perché - ha continuato Pacifico - occorre assolutamente mettere in atto le direttive europee che contrastano l'abuso dei contratti a termine, per favorire la stabilizzazione di tutti i lavoratori precari con oltre tre anni, anche non continuativi, di servizio svolto". Altrettanto impellente per l'Anief risulta l'esigenza di procedere a una semplificazione delle prove del concorso per 2.004 direttori dei servizi generali e amministrativi, permettendo agli assistenti amministrativi che "hanno maturato almeno tre interi anni di servizio, anche non continuativi, sulla base di incarichi annuali, negli ultimi otto" di accedere direttamente alle prove orali o scritte. L'associazione chiede, infine, specifiche risorse da destinare al finanziamento della retribuzione professionale docenti e del compenso individuale accessorio, previsti dal Ccnl 2016/2018, anche al personale con supplenza breve, quindi pure per le supplenze di un solo giorno o di pochi giorni.

 

Prosegue il confronto a Palazzo Madama, presso le commissioni competenti, sul disegno di legge n. 989: tra i temi affrontati oggi pomeriggio dal giovane sindacato vi è il reclutamento automatico dei lavoratori con 36 mesi svolti, la riapertura delle GaE per i docenti precari, la conferma delle immissioni in ruolo per chi è stato defenestrato addirittura dopo avere superato l’anno di prova, l’assunzione delle unità di personale Ata “facenti funzione” nel ruolo superiore di Dsga, la questione dei candidati ricorrenti del concorso per dirigente scolastico bandito nel 2011, il salario accessorio dei supplenti brevi, la mobilità straordinaria e l’aggiornamento professionale, l’estensione del bonus merito e della card per l’aggiornamento professionale. Scarica la memoria presentata dalla delegazione Anief.

 

 

A realizzarla, attraverso un video pubblico, è stato il dottor Vittorio Lodolo D’Oria, tra i massimi esperti nazionali sulle malattie professionali: l’obiettivo è sensibilizzare il titolare del Miur su quattro aspetti dell’insegnamento, sino ad oggi poco considerati dalle istituzioni ma invece centrali per migliorarne l’efficacia. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Sono tutte questioni condivisibili, ad iniziare dallo stress da lavoro correlato, alla base di un numero altissimo di patologie che emergono dopo i 50 anni di età, a seguito dei tanti anni trascorsi dietro la cattedra. Bisogna poi condannare con il massimo rigore tutte le forme di aggressione prodotte verso i docenti pubblici ufficiali. Per quanto riguarda la previdenza, è ovvio che una riforma non strutturale come quella che sta andando ad approvare l’attuale governo giallo-verde non può bastare. Sugli stipendi, il Ministero della Funzione Pubblica, ma anche quello del Mef, devono voltare pagina, riconoscendo prima di tutto il recupero dell'inflazione che si è andata ad accumulare durante gli anni del blocco contrattuale e prendendo come esempio quanto è avvenuto nel settore privato, dove si sono registrati aumenti persino superiori.

 

 

 

Tra febbraio e marzo, sui maestri con diploma conseguito prima del 2002 si esprimeranno il Consiglio di Stato, ancora in plenaria, e poi la Cassazione. Si è giunti a questo ulteriore doppio snodo dopo l’impugnazione della sentenza negativa del Consiglio di Stato del 20 dicembre 2017. Le motivazioni, legate evidentemente ad un problema reale, toccano in modo argomentato più punti della questione: dall’eccesso di potere giurisdizionale al difetto assoluto di giurisdizione, fino alla violazione della Costituzione e della Cedu. Marcello Pacifico (Anief-Cisal) chiede un intervento urgente del Parlamento per risolvere politicamente una questione dal travagliato iter giudiziario: dopo sette sentenze passate in giudicato del Consiglio di Stato, una dell’Adunanza plenaria dal tenore contrario, cresce infatti l’attesa per questo nuovo giudizio della stessa Plenaria sulla validità degli atti presupposti ai decreti di scioglimento della riserva della GaE, in virtù di atti dichiarati illegittimi, il 20 febbraio, e del possibile annullamento della sentenza da parte della Corte di Cassazione, il 12 marzo.

 

 

Anief avvia otto ricorsi, poiché non reputa legittimi i limiti imposti dal Miur attraverso il bando di concorso per Dsga. Il sindacato invita i precari estromessi a inviare la domanda cartacea predisposta da Anief e ad aderire allo specifico ricorso: è necessario presentare all'USR di proprio interesse la domanda entro il 28 gennaio 2019. Anief ricorre per l’accesso con 3 anni di servizio da 180 giorni o al 30 giugno svolto come facente funzione o in sostituzione.

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Per la didattica speciale, rivolta agli alunni disabili, ora c’è pure il mistero dei fondi scomparsi nella tabella allegata all’ultima legge di stabilità: -1,1 miliardi dal 2020, per far quadrare i conti con l’Europa, rispetto ai 5 miliardi garantiti soltanto per l’a.s. 2018/2019 per pagare gli stipendi ai 65 mila precari, il 40% dell’organico complessivo attivato che senza copertura finanziaria lascerebbe 90 mila studenti con handicap certificato senza insegnante, la metà con disabilità intellettiva. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): non mancano gli insegnanti ma la volontà politica di assumere il personale qualificato.

 

 

Anief ricorre, con otto ricorsi, contro il bando del concorso per Dsga, per permettere agli Ata esclusi di partecipare. Infatti, secondo il giovane sindacato, i precari lasciati fuori dal concorso devono inviare la domanda cartacea predisposta da Anief e aderire allo specifico ricorso: è necessario presentare all'USR di proprio interesse la domanda entro il 28 gennaio 2019. Anief ricorre per l’accesso con 2 anni di servizio svolto come facente funzione. Per ulteriori informazioni, clicca qui.

 

L'Ipotesi di contratto integrativo che regolerà la mobilità territoriale e professionale per i prossimi 3 anni scolastici, ancora una volta, nulla prevede riguardo le procedure per effettuare i cosiddetti “passaggi verticali” per il personale Ata di ruolo interessato alla mobilità professionale tra aree diverse.

 

 

Per i tanti dipendenti che attendono notizie precise sull’anticipo pensionistico sono giorni cruciali: la legge di bilancio è stata approvata, le risorse sono state stanziate, entro una decina di giorni si attende il decreto che disciplinerà l’anticipo per andare in pensione anche a 62 anni, quindi cinque anni prima rispetto all’attuale uscita. Il problema è che non si tratta di una revisione della legge Fornero. Serve, quindi, una legislazione specifica per la categoria. Perché il lavoro svolto dai maestri della scuola dell'infanzia, inseriti nell’Ape social, non è più gravoso di quello portato avanti negli altri ordini di scuola: ad essere usurante è tutta la professione dell’insegnamento, a qualsiasi livello. Inoltre, i docenti italiani sono sempre più avanti negli anni: nell’80% dei casi hanno oltre 50 anni di età. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il mero turn over non serve a cambiare le cose; se vanno via in 15 mila, come quest’anno, e rimangono in servizio oltre mezzo milione di ultracinquantenni, è chiaro che la tendenza sarà sempre quella di ritrovarsi con degli insegnanti stanchi e invecchiati.

 

Sull’autonomia e regionalizzazione del Veneto “stiamo lavorando al massimo della forza per ottenere il risultato il prima possibile”: il disegno di legge “è andato in Consiglio dei Ministri prima di Natale, come avevamo detto. Nei prossimi giorni ci sarà un incontro sui punti risolutivi su una serie di punti”. A dirlo è stato il vice-premier e ministro del Lavoro Luigi Di Maio che nell’occasione si è sbilanciato anche sui tempi di attuazione del progetto: nel mese di febbraio, aggiunge il ministro, “deve essere pronto il documento che poi il presidente del Consiglio deve discutere con i presidenti delle Regioni”. Qualche giorno fa, invece, l’on. pentastellato Luigi Gallo, presidente della VII Commissione alla Camera, aveva detto che il progetto di autonomia “il M5S non lo farà. Ha costruito la sua identità sulla capacità di ridurre la scandalosa forbice di ricchezza che esiste tra cittadini, territori e regioni. È questa la vera chiave di un nuovo sviluppo”. Anief ricorda che non si tratta di una sperimentazione una tantum: il primo partito di governo deve uscire allo scoperto. Secondo il suo presidente Marcello Pacifico, i giudici hanno sempre detto no ad un modello del genere, perché palesemente incostituzionale. Quello che serve per risolvere i tanti problemi di gestione scolastica non è l’autonomia regionale, ma l’adozione di organici differenziati, sulla base delle esigenze territoriali, l’incremento dell’occupazione e dei livelli di istruzione, soprattutto al Sud, la riduzione dei tassi di abbandono. La regionalizzazione non farebbe altro che elevare il ritardo attuale di alcune regioni.

 

 

Sta per essere avviato l’ultimo step per il reclutamento dei nuovi Dirigenti scolastici. Eurosofia, ti offre un valido supporto per il rush finale. Sono 9.376 i candidati presenti alla prova scritta del 18 ottobre e a quella suppletiva del 13 dicembre che attendono che 37 sottocommissioni correggano gli elaborati e forniscano gli esiti delle loro prove. Non vi saranno sottocommissioni in Abruzzo, Basilicata, Friuli, Marche, Molise e Umbria. 

Il Miur, con la nota Il 31 dicembre, ha fornito l’elenco nominativo di tutti i commissari effettivi e supplenti, per un totale di 259 membri. Nei prossimi giorni si svolgerà un incontro tra le sottocommissioni ed il Ministero dell’istruzione per definire modalità, criteri e tempi delle correzioni sotto il coordinamento della commissione madre. In seguito ogni sottocommissione opererà nella sede della regione di appartenenza e correggerà gli elaborati (un massimo di 250 ciascuna). Le sottocommisioni non analizzeranno gli elaborati dei candidati che hanno sostenuto la prova nella stessa regione. 

 

 

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