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La stampa scrive

Dopo l’avvicinamento dialettico sulle immissioni in ruolo, arriva la risposta piccata del presidente degli educatori in formazione, Marcello Pacifico, alla decisioni del sindacato di Mimmo Pantaleo di rivolgersi sempre più spesso ai giudici: il nostro modo di fare sindacato fa tendenza, peccato che ci seguano organizzazioni poco coerenti.Altro che avvicinamento.

Se le reazioni alle immissioni in ruolo sembrava dovessero avvicinare Flc-Cgil e Anief, con le dichiarazioni dei due rispettivi leader sindacali, Pantaleo e Pacifico, entrambe orientate ad esaltare gli effetti positivi della strategia dei ricorsi “facili”, condotta con sempre maggiore spavalderia, nelle ultime ore le posizioni dei due sindacati sono tornate di nuovo a dividersi. Confermando quanto possa essere improbabile, come da noi segnalato un paio di giorni fa, che le organizzazioni sindacali alternative alle quattro firmatarie del Ccnl in vigore (Cisl, Uil, Snals e Gilda), possano coalizzarsi attorno ad una linea comune. A bene vedere i punti di contatti ci sarebbero. Solo che ognuno sembra fortemente intenzionato a percorrerli singolarmente.Una tendenza che sembrerebbe emergere anche da un comunicato dell’Anief, dopo aver recepito dai media che la Flc-Cgil si è fatta promotrice di iniziative legali molto simili a quelle prodotte dagli stessi educatori in formazione: la prima riguarda il diritto del riconoscimento del punteggio salva precari per gli Ata che chiedono di cambiare provincia; il secondo l’abuso che il Governo ha voluto perpetrare sul personale inidoneo, Itp e in esubero costringendolo alla riconversione professionale.

Questa tendenza dalla Cgil, a rivolgersi sempre più facilmente al Tar o al giudice del lavoro, conferma che si sta imponendo “sempre più – scrive l’Anief – il nostro modo di fare sindacato: fa riflettere che già l’anno scorso il più rappresentativo sindacato italiano abbia deciso di seguire la strada aperta dalla nostra organizzazione avviando una battaglia legale per la stabilizzazione dei precari della scuola sostenendo che nel nostro Paese ci si ostina ancora a non voler applicare una direttiva comunitaria entrata in vigore da 10 anni”.

“Ed oggi la storia si ripete – commenta il presidente Anief, Marcello Pacifico – con la Flc-Cgil che segue pedissequamente la strategia giudiziaria avviata dal sindacato autonomo degli educatori in formazione su due tematiche scolastiche di grande attualità. Guarda caso – continua Pacifico - anche in questo caso è stata scelta di percorrere la via giudiziaria inventata dal nostro sindacato. Il motivo comunque è molto semplice: in talune circostanze, come queste, quella dei tribunali è l’unica strada che può essere percorsa se si vuole far rispettare i diritti dei lavoratori”.

L’Anief, quindi, da una parte sembra compiacersi del fatto che il sindacato italiano che, almeno nella scuola, conta più deleghe, abbia sempre più spesso deciso di intraprendere la via dell’impugnazione in tribunale. Dall’altra, però, prende anche le distanze da chi, come lo stesso sindacato di Mimmo Pantaleo, disdegna il dialogo con l’amministrazione ma poi non si sottrae mai al confronto. E il fatto che quasi sempre la Flc-Cgil non sottoscriva contratti o accordi non sembra bastare all’Anief. Anzi, ne indebolirebbe la posizione.Per Pacifico, quindi, sarebbe bene che la Flc-Cgil prenda posizione una volta per tutte, “abbandonando quella contrattazione che non solo ‘partorisce’ ormai sempre più spesso norme fini a se stesse, ma che ormai risulta sistematicamente svilita dall’inefficacia dell’azione e dall’incoerenza dei suoi stessi interlocutori sindacali”. Fare contrattazione, sedersi al tavolo del confronto con l’amministrazione, rappresenta però uno dei tasselli base del sindacalismo tradizionale. E la Flc-Cgil difficilmente ne farà a meno. 
 

Fonte La Tecnica della Scuola 

ROMA (ITALPRESS) - "Anziche' pensare di svendere beni dello Stato, anche di immenso valore storico, il Governo dovrebbe risanare il debito pubblico ridisegnando un nuovo piano del tessuto industriale e produttivo del paese valorizzando il suo immenso patrimonio culturale". Lo afferma Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato ai quadri e direttivi della Confedir. "Gia' sei mesi fa - aggiunge - avevamo inviato al ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, un nuovo piano di riqualificazione del patrimonio nazionale, che avrebbe prodotto un rilancio per tutta l'economia del paese. Anziche' pensare di metterli in vendita, la nostra confederazione ed il nostro sindacato ritengono che i 350 beni pubblici di proprieta' di tutti i cittadini, compresi quei privati che li rileverebbero e ne andrebbero ad acquisire la titolarita', dovrebbero essere utilizzati in comodato d'uso per dare maggiore impulso all'attrattivita' turistica presente in tutte le regioni italiane". Confedir e Anief sostengono che il modello vincente da prendere in considerazione e' infatti quello condotto dalla provincia autonoma di Trento e Bolzano: "si tratta di una gestione da prendere veramente in seria considerazione - sottolinea Pacifico - perche' la sua spesa sociale e' equamente distribuita rispetto agli stipendi erogati. Mentre, al contrario, il progetto del Governo Monti di cedere beni dello Stato lascera' i cittadini in 'mutande' gia' in occasione del prossimo attacco speculatorio. Sarebbe allora importante che il Cdm intervenga quanto prima per valorizzare l'enorme patrimonio culturale di cui e' in possesso l'Italia. Chi ci amministra per un breve lasso di tempo, non puo' svendere quanto e' stato a lui affidato da tutti i cittadini italiani".
(ITALPRESS).
09-Ago-12 19:19
 

Tutti rivendicano il merito delle 21mila immissioni in ruolo. E si formano due gruppi. Da una parte le organizzazioni firmatarie del Ccnl e del piano triennale di immissioni in ruolo del 2011: Cisl, Uil, Snals e Gilda. Dall’altra gli intransigenti: Flc-Cgil, sindacati di base e Anief. Che però non formeranno una coalizione alternativa.

Fare assumere un lavoratore, facendolo uscire dal tunnel del precariato, è l’impegno prioritario di qualsiasi o rganizzazione sindacale. E la scuola non fa eccezione. Basta andare a leggere i comunicati inviati a raffica a ridosso delle oltre 21mila immissioni in ruolo annunciate con euforia il 7 agosto direttamente dal ministro dell’Istruzione Francesco Profumo.

Dall’analisi testuale di quanto riportato dai sindacati sono emersi due aspetti. Il primo, che in realtà è una conferma, riguarda il fatto che l’unità tra le varie organizzazioni esistenti rimane ancora lontana. Una novità, su questo fronte, però sembrerebbe esserci: riguarda la creazione di due raggruppamenti.

Da una parte ci sono gli ultimi firmatari del Contratto collettivo nazionale e dell’accordo dalle cui basi lo scorso anno derivò il decreto ministeriale sul piano triennale di assunzioni, giunto ora a due terzi dell’opera: si tratta di Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda. Con i due confederali molti vicini ed gli altri due che continuano ad operare nella loro autonomia statutaria, non disdegnando le opportunità che di volta in volta si creano per unire le forze e raggiungere gli obiettivi condivisi. Come sottolineato dal coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti: “Queste assunzioni – ha detto Rino Di Meglio – sono il frutto dell’accordo triennale che abbiamo firmato l’anno scorso con il governo e che prevedeva le immissioni in ruolo degli insegnanti per un triennio su tutti i posti vacanti in organico di diritto. Un’intesa che è stata rispettata e che rappresenta un importante risultato in un momento economico molto difficile in cui si profilano ulteriori riduzioni di personale nel pubblico impiego”.

Il secondo raggruppamento non poteva che essere capitanato dalla Flc-Cgil, il sindacato che alla guida di Mimmo Pantaleo è diventato sempre più intransigente verso l’operato dell’amministrazione e del Governo. Sottraendosi sistematicamente alla firma di accordi e contratti, ha fatto un uso sempre maggiore della piazza e dello sciopero (a costo di raggiungere adesioni anche sotto il 5%). I lavoratori della conoscenza hanno però avuto il merito di cavalcare il forte malcontento che si è creato attorno alla scuola negli ultimi quattro-cinque anni, contrassegnati da forti tagli agli organici, alle strutture e alle risorse. Tutte privazioni che hanno messo a dura prova dirigenti, personale, famiglie e studenti. E di fianco, anche se mai a “braccetto”, con la Flc-Cgil, che nel frattempo è diventata l’organizzazione di settore con maggiori tessere e anche di eletti Rsu (anche se per l’ufficialità bisognerà attendere che l’Aran pubblichi i risultati definitivi, ormai imminenti), si sono ritrovati a turno diversi sindacati meno rappresentativi. Ma non per questo meno combattivi. Ad iniziare dai comitati di base. Tanto che in più di un occasione sono scesi in piazza assieme (mentre per ritrovare uno sciopero unitario di tutto il sindacalismo scolastico bisogna risalire al 30 ottobre 2008).

Negli ultimi tempi, inoltre, il muro contro muro con il Miur ha costretto l’organizzazione Pantaleo ha chiedere sempre più spesso l’intervento dei giudici. Non a caso lo stesso segretario pugliese ha sottolineato, una volta decretati i 21mila ruoli, che per ottenerli sono stati “determinanti per superare le resistenze nello stesso Governo” sia “la mobilitazione dei precari” sia “l'ampio contenzioso legale messi in campo anche dalla Flc-Cgil”.

Una linea, quella dei ricorsi facili, che ha avvicinato il sindacato confederale, sempre più in rotta di collisione rispetto a Cisl e Uil, alla non proprio amica Anief. La quale nelle ultime ore ha scritto: “è bello leggere le pagine critiche della stampa e soprattutto è bello leggere i comunicati dei sindacati che hanno rivendicato subito il merito delle immissioni alla luce di un accordo che, tra gli ammessi alla contrattazione, non è stato firmato dalla sola CGIL/FLC, unica O. S. insieme all’Anief ad aver promosso su larga scala una campagna giudiziaria nazionale presso le corti del lavoro per il rispetto della direttiva comunitaria 1999/70/CE”. Per l’organizzazione di Pacifico “fortunatamente, i mezzi informatici rendono accessibile la comunicazione, e così al di là delle bandiere che ognuno vorrebbe piantare, basta spulciare gli atti dell’ufficio legislativo della Camera dei Deputati”, per rendersi conto che “il legislatore è intervenuto nell’estate scorsa per arginare i migliaia di ricorsi presentati dall’Anief e dalla CGIL/FLC”. Ed in stile Cgil, l’Anief imputa all’accordo sindacale del 4 agosto 2011 la colpa di “discriminare i vecchi 67.000 e i nuovi 21.000 neo-assunti che dovranno continuare la strada del ricorso al giudice del lavoro per aver riconosciuto il diritto alla stessa progressione di carriera riconosciuta agli altri colleghi”.

Francamente non pensiamo di essere di fronte e delle prove generali che porteranno ad una nuova coalizione sindacale. Di cui entrambe le organizzazioni, Flc-Cgil e Anief, che per le troppo diverse mole di iscritti e finalità non avrebbero molto da guadagnarci. Di sicuro, però, si può dire che la partita sulle immissioni in ruolo ha messo in luce dei modi diversi di fare sindacato. Ed ognuno ha affilato le “armi” che ritiene più efficaci: il dialogo, la concertazione, la piazza, lo sciopero o le aule del tribunale.
 

Fonte La Tecnica della Scuola

 

Che cos’è la speciazione? E cosa il filtrato glomerulare? Se vuoi insegnare scienze alle superiori, devi sapere anche questo. Peccato che ti può capitare di scoprire che il test a crocette del ministero non conteneva le risposte giuste. Che cosa sta succedendo alle selezioni per i nostri insegnanti? E come insegniamo loro a insegnare? Ne parliamo con Marcello Pacifico, presidente dell’ANIEF, l'associazione dei docenti e dei ricercatori in formazione, e con Mario Fierli, membro del Comitato per lo sviluppo della cultura scientifica e tecnologica del Ministero dell’istruzione.

In apertura, Benedetto Terracini, uno dei pionieri dell'epidemiologia ambientale, e Maria Angela Vigotti, biologa dell'università di Pisa, entrambi consulenti del Comune di Taranto, ci spiegano perché hanno contestato le dichiarazioni del ministro dell'ambiente Corrado Clini al Parlamento sui rischi ambientali collegati all'ILVA di Taranto.

Podcast della puntata

Fonte: RAI Radio3

 

ROMA (ITALPRESS) - "Proprio nel giorno in cui il ministro dell'Istruzione Francesco Profumo e il presidente dell'Inps Antonio Mastrapasqua firmano una Convenzione che consentira' di mettere a sistema le banche dati di  scuola e universita' con quella Inps dei cittadini lavoratori, lo stesso ente previdenziale fa sapere - rendendo pubblica la nota n. 12486 - che ai suoi dipendenti precari licenziati in precedenza le ferie non godute vanno necessariamente remunerate". E' quanto si legge in una nota dell'Anief che aggiunge: "Per l'Inps, infatti, il decreto legge 6 luglio 2012, n. 95 "in questa fase di prima applicazione" interessa "tutto il personale, compresi dirigenti e professionisti, cessato dal servizio a decorrere dal 7 luglio 2012, data di entrata in vigore del predetto decreto legge".

Pertanto, continua l'istituto nazionale di previdenza, "la legge non dispone che per l'avvenire: essa non ha effetto retroattivo". "A questo punto - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato ai quadri e direttivi della Confedir - la nostra richiesta non puo' essere piu' elusa. Nel frattempo, precari iscritti all'Anief sono gia' stati mobilitati: hanno infatti inviato una diffida ai dirigenti scolastici proprio perche' alla scadenza del loro contratto,  concretizzatasi nel mese di giugno 2012, non e' stato dato seguito il pagamento delle ferie non godute nell'anno scolastico 2011/12". Anief e Confedir confermano che "permangono tutti i limiti di costituzionalita' sulla decisione del Governo dei tecnici di abolire, di fatto, un istituto, quello delle ferie, garantito dalla Costituzione". "Per cui - continua Pacifico - si generera' di certo un contenzioso dinanzi al giudice del lavoro per tutelare tutti i precari che
verranno assunti nel prossimo anno scolastico. Mentre per quelli che hanno lavorato nel 2011/12, a questo punto e' auspicabile un rapido scioglimento della riserva da parte dell'amministrazione interessata".

(ITALPRESS).
07-Ago-12 12:09

 

'Dopo esito ricorsi ai tribunali Governo era costretto'

Roma, 7 ago. (TMNews) - Sono in arrivo 21mila assunzioni di docenti precari nella scuola. Lo annuncia il sindacato Anief che esprime soddisfazione per l'esito positivo dell'azione sindacale degli ultimi mesi che "ha costretto il Governo ad assumere oltre 21mila docenti precari". "Il decreto - annuncia Marcello Pacifico, presidente Anief - è atteso nelle prossime ore e non possiamo che essere soddisfatti: malgrado il blocco del turn over, i tagli agli organici e le riconversioni obbligatorie del personale inidoneo e soprannumerario, per il secondo anno consecutivo l'Anief ha indotto il Governo a fare quanto ci chiede da tempo l'Unione Europea".

"Attraverso migliaia di ricorsi avviati negli ultimi mesi - ricorda Pacifico - abbiamo inferto, per abuso di contratti a termine, pesanti condanne alle spese a carico dell'amministrazione. La quale non ha così potuto fare altro che adoperarsi nei confronti del Governo per consentire il massimo delle assunzioni consentite".

"Finalmente qualcosa è cambiato: i tantissimi precari hanno capito che per ottenere l'immissione in ruolo, dando compimento al loro onorato servizio, bisognava rivolgersi ai giudici. Ecco così svelato il mistero - continua Pacifico - su come pur in presenza di una nuova riduzione degli organici del pubblico impiego e del mantenimento del blocco del turn over nella pubblica amministrazione, nella scuola si continua ad assumere: il merito è del nuovo modo di fare sindacato, con ricorsi sistematici ai tribunali laddove il legislatore non riesce o non vuole tutelare i diritti dei lavoratori precari".

Per quanto riguarda il personale amministrativo, tecnico ed ausiliario giungono invece notizie di rinvii e di riduzione del contingente di assunzioni, peraltro già inizialmente limitato a poco più di 5.300 posti: l'Anief non può che esprimere il proprio disappunto. "Il problema - sostiene il suo presidente - è che in questo caso l'amministrazione ancora non applica quanto previsto dalla legge sui posti vacanti e disponibili. Poiché quest'anno sono state assegnate oltre 35mila supplenze fino al termine dell'anno scolastico, anche considerando la contestata riconversione del personale docente inidoneo e degli Itp in soprannumero, potevano essere decretate almeno 27mila nuove assunzioni".

Anche per il personale Ata il sindacato ha quindi intenzione di continuare il contenzioso nelle aule dei tribunali. "Faremo di tutto - conclude il presidente Anief - per ottenere il rispetto del merito e della parità di trattamento di tutti i cittadini europei. Come anche Strasburgo, del resto, ci chiede da diverso tempo".

Red/Nes

07 ago 12

 

"Non possiamo che essere soddisfatti: malgrado il blocco del turn over, i tagli agli organici e le riconversioni obbligatorie del personale inidoneo e soprannumerario, per il secondo anno consecutivo l'Anief ha costretto il Governo ad assumere piu' di 20mila docenti precari". Cosi' commenta Marcello Pacifico, presidente Anief, la pubblicazione del decreto di assunzione in ruolo di circa 21mila insegnanti da parte dal Ministero dell'Istruzione. "Attraverso migliaia di ricorsi avviati negli ultimi mesi - ricorda Pacifico - abbiamo inferto, per abuso di contratti a termine, pesanti condanne alle spese a carico dell'amministrazione. La quale non ha cosi' potuto fare altro che adoperarsi nei confronti del Governo per consentire il massimo delle assunzioni consentite". Grazie all'azione dell'Anief, dopo un ventennio durante il quale la scuola ha raggiunto i suoi obiettivi formativi sfruttando cinicamente la preziosa opera di centinaia di migliaia di supplenti, finalmente qualcosa e' cambiato: i tantissimi precari hanno capito che per ottenere l'immissione in ruolo, dando compimento al loro onorato servizio, bisognava rivolgersi ai giudici. "Ecco cosi' svelato il mistero - continua Pacifico - su come pur in presenza di una nuova riduzione degli organici del pubblico impiego e del mantenimento del blocco del turn over nella pubblica amministrazione, nella scuola si
continua ad assumere: il merito e' del nuovo modo di fare sindacato, con ricorsi sistematici ai tribunali laddove il legislatore non riesce o non vuole tutelare i diritti dei lavoratori precari".
(ITALPRESS) - (SEGUE).
07-Ago-12 10:59
 

Per quanto riguarda il personale amministrativo, tecnico ed ausiliario giungono invece notizie di rinvii e di riduzione del contingente di assunzioni, peraltro gia' inizialmente limitato a poco piu' di 5.300 posti. L'Anief non puo' che esprimere il proprio disappunto. "Il problema - sostiene il suo presidente - e' che in questo caso l'amministrazione ancora non applica quanto previsto dalla legge sui posti vacanti e disponibili. Poiche' quest'anno sono state assegnate oltre 35mila supplenze fino al termine dell'anno scolastico, anche considerando la contestata riconversione del personale docente inidoneo e degli Itp in soprannumero, potevano essere decretate almeno 27mila nuove assunzioni".
Anche per il personale Ata il sindacato ha quindi intenzione di continuare il contenzioso nelle aule dei tribunali. "Faremo di tutto - conclude il presidente Anief - per ottenere il rispetto del merito e della parita' di trattamento di tutti i cittadini europei. Come anche Strasburgo, del resto, ci chiede da diverso tempo".
(ITALPRESS).
07-Ago-12 10:59

Durante l’incontro di martedì 7 agosto tra Miur e sindacati si parlerà solo di ripartizione delle assunzioni dei prof. Per amministrativi, tecnici ed ausiliari tutto rimandato a fine mese. Quando però l’assorbimento di inidonei e Itp potrebbe ridurre sensibilmente il contingente di 5.300 posti. A meno che i posti vacanti erano di più: per l’Anief sarebbero 35mila!

Nessuna decurtazione. Almeno per i docenti. Come da noi prontamente riportato, sono queste le ultime indiscrezioni che arrivano sulle prossime immissioni in ruolo del personale della scuola: il Miur nelle prossime ore pubblicherà un decreto, attraverso cui si indicherà (dopo aver ricevuto il via libera dal mistero dell’Economia e delle Finanze) che entro la fine del mese saranno 21.112 gli insegnanti che da precari passeranno nei ruoli dello Stato. Per saperne di più, anche per conoscere la ripartizione di posti a livello locale, bisognerà comunque attendere la sera dell’8 agosto: nel pomeriggio delle stesso giorno, i sindacati sono stati infatti convocati a viale Trastevere proprio per conoscere le intenzioni del ministero dell’Istruzione.

Per quanto riguarda la decisione definitiva riguardante le assunzioni del personale Ata, rimane confermato, invece, lo slittamento in avanti di almeno due settimane (dopo comunque il 23 agosto, quando è previsto l’ultimo atto delle mobilità della categoria): la Flc-Cgil sostiene che la situazione non si sbloccherà prima di “fine agosto. Questo ritardo - continua il sindacato di Pantaleo - è determinato dalle norme introdotte dal Decreto Legge 95/12 (spending review) che prevedono il transito forzato nei profili Ata del personale docente inidoneo e delle classi di concorso C555 e C999. Nel ribadire il nostro giudizio riguardo l'illegittimità di questo provvedimento, resta ferma la nostra richiesta di effettuare le assunzioni su tutti i posti lasciati liberi dai pensionamenti”.

Ora, cosa significa, in termini pratici, tutto ciò? Che il passaggio forzato degli inidonei e degli ex dipendenti degli enti locali, da qualche anno transitati nella scuola come insegnanti di laboratorio alle superiori, lascerà sicuramente una traccia: dei 5.300 inizialmente richiesti potrebbero rimanerne molti meno. Qualcuno, forse con una punta di pessimismo, ipotizza meno della metà. E pure la matematica sembra indicare questa possibilità. Gli inidonei sono infatti circa 3.500. Sugli Itp arrivati dagli enti locali non si hanno invece informazioni precise: nel 2005 erano diverse migliaia. Ma a distanza di sette anni una buona fetta ha lasciato il lavoro per la pensione. Nella migliore delle ipotesi saranno, comunque, alcune centinaia. Forse anche qualche migliaio. In tal caso, per il personale Ata inserito in prima fascia e speranzoso di agguantare il famigerato ruolo rimarrebbero davvero pochi posti.

Chi non vuole credere all’eventualità che agli Ata precari rimangano veramente le “briciole” sono soprattutto i sindacati. Anche perché ritengono errato, proprio come procedura, declassare un docente impiegandoli in mansioni prettamente esecutive. E poi perché a probabilmente i conti non tornano. All’Anief, ad esempio. Il cui presidente, Marcello Pacifico, ricorda che “poiché quest’anno sono state assegnate oltre 35mila supplenze almeno fino al termine dell’anno scolastico, anche considerando la tanto contestata riconversione del personale docente inidoneo e degli Itp in soprannumero, potevano essere decretate almeno 27mila nuove assunzioni”.
 

Fonte: Tecnica della Scuola

Secondo Massimo Di Menna (Uil Scuola) siamo campioni mondiali per complicare le procedure: incassati 15 milioni di euro per allestire prove (con errori) che fanno accedere a un corso utile a partecipare ad un altro concorso. Poi per Filosofia e Francese passa alle selezioni il 3%, per Arabo l’80%. Intanto l’Anief raccoglie testimonianze e già parla di ricorsi per fare scritti e orali.

“Si fa un concorso per accedere ad un corso che serve per accedere ad un altro concorso. E durante le prove” iniziali vengono “registrati errori e incongruenze: è davvero troppo, siamo campioni mondiali per complicare le procedure”. Non si può non essere d’accordo con la sintesi di Massimo Di Menna, segretario generale della Uil Scuola, perché riassume in due righe esattamente quanto sta accadendo in queste settimane per reclutare poco più di 20mila aspiranti alla frequenza dei Tfa, i tirocini formativi abilitanti che nelle intenzioni del Miur avrebbero dovuto permettere di accedere (tra la primavera e l’estate del 2013) al nuovo concorso pubblico per diventare insegnanti.

Il sindacato confederale ha anche riassunto i numeri del Tfa aperto a tutti: a fronte di 150mila domande (a noi risultavano ancora di più, tra le 170mila e le 180mila, materialmente presentate da 120mila candidati) , le università hanno incassato, grazie alle tasse per svolgere i quiz preselettivi, qualcosa come 15 milioni di euro. Una cifra enorme, che avrebbe dovuto garantire efficienza organizzativa e massima professionalità nello svolgimento delle prove. Invece abbiamo assistito a una preselezione all’insegna degli errori e delle contraddizioni. Come si fa, infatti, a far passare alle prove di selezione successive solo il 3% degli aspiranti docenti di Filosofia, psicologia, scienze dell’educazione (su 4.239 iscritti passano in 141) e di Francese (su 3.000 passano in 96), mentre poi per l’Arabo si arriva all’80% di idonei (su 120 passano in 97)?

È forse la dimostrazione che i laureati in Filosofia, Psicologia, Sociologia, Pedagogia, Scienze della Comunicazione e Francese sono quasi tutti privi delle conoscenze minime per partecipare ad un corso di formazione? E che invece i “dottori” in Arabo sono quasi tutti all’altezza? Insomma, più di qualcosa non quadra. Soprattutto perchè all’eccesso di severità in alcune materie, “non fisiologico” (come ha ammesso lo stesso dicastero di viale Trastevere), si è aggiunto un numero altrettanto inatteso di refusi ed errori all’interno delle domande poste ai candidati.

“Abbiamo appreso che il ministro – commenta Di Menna – intende verificare quanto accaduto nel corso delle prove di accesso ai Tfa e questo è un fatto positivo. Una presa d’atto del mancato funzionamento del meccanismo delle prove”. Secondo il leader della Uil, questo presuppone una probabile “sospensione delle prove d’autunno affiancata dalla costituzione di una commissione che valuti il lavoro delle commissioni delle prove”. Se la prospettiva del sindacalista della Uil dovesse verificarsi, per i candidati ai Tfa sarebbe una vera beffa: verrebbe infatti meno la possibilità di partecipare al concorso a cattedre. Che poi è l’obiettivo finale di questo genere di reclutamento.

Di Menna dice poi di aver “apprezzato la volontà del ministro di fare chiarezza sull’andamento delle prove”. E che a questo punto “occorre operare in termini di certezza e trasparenza, verificando anche responsabilità ed errori”.

Ma a verificare saranno gli stessi sindacati: l’Anief ha fatto sapere che “se ci sono stati errori, come sostengono tantissimi partecipanti, tuteleremo i candidati danneggiati per farli accedere alle prove successive”. Secondo il suo presidente, Marcello Pacifico, “abbiamo assistito alla somministrazione di quesiti con troppi errori, troppi nozionismi e poche certezze: occorre assolutamente fare chiarezza sulla qualità e la correttezza della gestione delle prove preparate dal Cineca e organizzate dal Miur”. L’Anief si è rivolta, quindi, ai potenziali danneggiati chiedendo di fargli pervenire “segnalazioni sui quesiti verosimilmente errati, erronei o mal posti: il sindacato valuterà caso per caso l’opportunità di adire le vie legali, ai fini del riconoscimento del diritto ad essere ammessi alle successive prove scritte e orali”.

Fonte: Tecnica della Scuola

Si chiude dopo cinque anni di battaglia legale la disputa sul regolamento del biennio 2007/09. L'Anief, promotrice del ricorso: il diritto dei lavoratori ha prevalso sul legislatore, che aveva emanato una norma per metterci “i bastoni tra le ruote”. La sentenza non è estendibile, ma per i vincitori potrebbe arrivare il ruolo d'ufficio.

All’interno delle graduatorie ad esaurimento è lecito chiedere di spostare da una classe di concorso all’altra il punteggio di un servizio di supplenza già svolto e dichiarato. A stabilirlo, dopo cinque anni di battaglia legale, è il Consiglio di Stato che ha in tal modo riabilitato la sentenza del Tar Lazio n. 3062 del 2009 che era stata ottenuta su ricorso n. 5023 del 2007 contro il decreto ministeriale che nel regolamentare l’aggiornamento delle graduatorie del biennio 2007-2009 non prevedeva questa possibilità.

A darne notizia, nella serata del 2 agosto, è l’Anief, promotrice del primo e secondo ricorso: l’associazione sindacale nel commentare la sentenza del Cds parla di “clamorosa vittoria” e di ennesima “dimostrazione che la costanza e l'attenta conoscenza della materia sono fondamentali per la buona riuscita delle azioni intraprese, anche quando il Miur interviene a ‘cambiare le carte in tavola’ a suo vantaggio”.

Entrando nel merito, l’associazione sindacale ricorda che il Miur era intervenuto facendo approvare “l’art. 1, comma 4-quater del decreto legge 25 settembre 2009 n. 134 con un esplicito divieto di spostare il punteggio di servizio già dichiarato”: una norma, che secondo il l’Anief era stata “introdotta ad hoc per ‘mettere i bastoni tra le ruote’ ai nostri legali in Tribunale”, dopo che “il Consiglio di Stato aveva annullato la precedente sentenza di accoglimento pronunciata dal Tar Lazio”.

I legali del sindacato autonomo hanno però scoperto che nella decisione del Consiglio di Stato c’era stato un errore procedurale. Quello che ora lo stesso giudice di appello sulle sentenze dei Tar ha dovuto ammettere. E quindi annullare quanto stabilito precedentemente dichiarando l’“inammissibilità del ricorso in appello” proposto dal ministero di viale Trastevere.

Cosa accadrà ora? Come accaduto con la sentenza favorevole sul “pettine”, l’esecuzione della sentenza permetterà ai ricorrenti (solo a loro, perché il provvedimento non è estendibile) di salire in graduatoria acquisendo il punteggio negato a suo tempo dal Miur. Con tutti i benefici da valutare, ovviamente caso per caso: per i docenti precari non hanno lavorato, ad esempio, si profila un lauto indennizzo e l’acquisizione del punteggio sinora non considerato. Per chi ha perso il ruolo, proprio a seguito del mancato punteggio assegnato, invece, scatterà l’assunzione a tempo indeterminato con termini retroattivi.

Anche stavolta – ci dice entusiasta Marcello Pacifico, presidente Anief  – abbiamo dimostrato che indipendentemente dall’intervento del legislatore, teso a modificare le norme vigenti nel tentativo di favorire l’amministrazione, la nostra capacità di reagire e far prevalere i diritti negati si è dimostrata vincente”.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

L’Anief non deflette dalla sua linea di sistematico ricorso alla via giudiziaria per contestare le decisioni prese da governo e Parlamento.

Nel mirino del sindacato stanno questa volta le norme del Decreto legge n. 95/2012 sulla spending review, appena approvato dal Senato a larga maggioranza (ma dal quale anche esponenti della maggioranza che sostiene il governo Monti hanno preso le distanze).

Secondo l’Anief il decreto “aggiunge il danno alla beffa: non solo il personale docente permanentemente inidoneo, anche distaccato presso gli Uffici Scolastici Regionali e gli Ambiti territoriali provinciali, viene dirottato sui ruoli del personale Ata, ma non vede nemmeno riconosciuto il diritto alla priorità nella stessa scuola o comunque nella provincia di appartenenza”, e “solo come extrema ratio viene prevista la mobilità intercompartimentale” mentre “anche per gli ITP delle classi C555 e C999 è previsto il passaggio coatto ai ruoli del personale Ata della provincia di appartenenza”.

In questo modo, lamenta il sindacato, vengono danneggiati tutti: “gli ITP perché costretti a diventare Ata; i docenti inidonei perché, oltre al cambio forzato di ruolo, rischiano anche di ritrovarsi costretti a cambiare provincia; il personale Ata in attesa del ruolo perché rischia di veder vanificate per anni le proprie aspettative di stabilizzazione, mortificate dall’occupazione di tutti i posti vacanti e disponibili dal personale transitato da altri ruoli”.

Di qui la decisione di offrire a tutti gli interessati una tutela legale “contro il passaggio coatto ai ruoli Ata e il rischio di mobilità territoriale o intercompartimentale”. Sul sito del sindacato sono indicate le modalità di preadesione all’iniziativa.

Se le norme approvate dal Parlamento siano destinate a diventare operative lo deciderà dunque ancora una volta, probabilmente, non una sede istituzionale (lo stesso Parlamento con ulteriori provvedimenti) e neanche il conflitto sindacale classico, ma un'aula di tribunale. Una sconfitta per la politica e anche per il sindacalismo tradizionale.

Fonte: Tuttoscuola

Viale Trastevere, su ordine del Mef, attende l’esito del dl sulla spending review: nel frattempo la liquidazione delle ferie resta sospesa in via prudenziale. I rappresentanti dei lavoratori pronti a ricorrere in tribunale: leso l’art. 36 della Costituzione.

È bene che Governo e ministeri di competenze sappiano che l’intenzione di rendere retroattiva la norma che blocca il pagamento delle ferie maturate dal personale precario, in via di approvazione definitiva assieme al decreto sulla spending review, costerà all’avvocatura dello Stato una notevole mole di tempo e di lavoro. Tutti i sindacati si stanno infatti muovendo, con l’intenzione di dare battaglia sino in fondo. A costo di portare la questione davanti ai giudici dei tribunali.

Il paradosso, sostengono i rappresentanti dei lavoratori e anche gli addetti ai lavori, è che per coloro che hanno svolto una supplenza sino al termine delle lezioni o al 30 giugno scorso si profilerebbe uno scenario beffardo: non usufruire dei due giorni e mezzo, circa, accumulati ogni mese e non percepire il corrispettivo economico, come avvenuto sino ad oggi. Mentre per gli altri supplenti, sia i temporanei sia gli annuali su posto vacante, il problema non si porrebbe: nel primo caso perché le ferie gli sono state già liquidate; nel secondo perché ne fanno uso (come il personale di ruolo) nei mesi di luglio e agosto. Si verrebbe quindi a creare una sensibile differenza di trattamento tra personale precario che opera nelle stesse scuole e nelle stesse condizioni.

A dare il là alle proteste era stata l’Anief alcuni giorni fa, annunciando diffide, che si sarebbe rivolato “ai giudici per ottenere la liquidazione delle somme spettanti ai precari della scuola”. E sostenendo che se fosse passato l’emendamento proposto al Senato dallo stesso sindacato, si sarebbe evitata, “nel rispetto delle recenti sentenze della Corte di Cassazione e della Corte di giustizia europea, l’apertura di una procedura d’infrazione nei confronti dello Stato italiano per la palese violazione della direttiva comunitaria che impone la monetizzazione delle ferie per il personale che non ha potuto usufruirne durante il servizio”. Il sindacato di Pacifico è tornato alla carica nelle ultime ore parlando “di errore sia di forma, sia di sostanza” e confermando la linea dell’impugnazione perché “nell’intento di fare ‘cassa’ sulla pelle dei precari, stiamo assistendo ad un tentativo di oltraggiare un diritto dei lavorativi e persino quanto previsto dalla Costituzione italiana”.

Sul mancato pagamento ai supplenti delle ferie non godute si sono mosse anche la Flc-Cgil, a sua volta annunciando una dura lotta, anche legale, la Cisl Scuola e la Uil Scuola. Il sindacato di Di Menna, in particolare, ha contestato a voce il provvedimento, durante l’ultima riunione tenuta al Miur, reputando inapplicabile “la retroattività della norma che vieta il pagamento delle ferie e ne impone la fruizione durante il servizio”. E sottolineando che adottandola da subito “i supplenti con contratto fino al termine delle lezioni o fino al 30 giugno” non potrebbero “fruire delle ferie e, nello stesso tempo” si vedrebbero “negato il pagamento delle stesse. Con queste motivazioni la Uil ha chiesto il ritiro della circolare”.

Non è rimasta a guardare nemmeno la Gilda degli insegnanti. Che prima ha definito “inaccettabile” la decisione dell’amministrazione “in quanto nel dettato costituzionale le ferie sono per tutti un diritto irrinunciabile”. Poi, attraverso il coordinatore nazionale, Rino Di Meglio, ha inviato una lettera ai presidenti di Camera e Senato ed al Ministro Profumo per chiedere un intervento di modifica, a questo punto a Montecitorio, del decreto legge 95/2012 dell´art. 5, comma 8: nella lettera Di Meglio spiega che “considerato che l´art. 36 della Costituzione recita: ‘Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi’, così come ribadito anche dal Codice Civile, riteniamo opportuno che in sede di conversione in Legge del D.L. 95/2012 l´art. 5, comma 8, venga modificato. Ci permettiamo di suggerire che, in particolare, al personale a tempo determinato sia garantito il diritto al pagamento delle ferie o in alternativa – conclude il coordinatore della Gilda - al prolungamento del contratto per un numero di giorni pari alle ferie maturate”.

I sindacati, insomma, stanno facendo il massimo. Ognuno attraverso le strade che ritiene più opportune e convincenti. Se però le cose dovessero rimanere così, ipotesi tra l’altro molto probabile, visto che alla Camera il dl viene considerato praticamente “blindato” o comunque emendabile solo per contenuti di alta entità, la partita si sposterà sicuramente nelle aule di giustizia.

Il ministero dell’Istruzione, dal canto suo, ha fatto sapere che, in considerazione dell’esito degli emendamenti, la liquidazione delle ferie resta sospesa in via prudenziale, rinviando ulteriori interventi all'emanazione del testo definitivo del DL n.95/12. Ufficialmente quindi, tutto rimane fermo alle indicazioni espresse dal Miur il 24 luglio scorso, quando il Mef, sulla base della nota del Miur, ha dato ordine alle Ragionerie Territoriali di sospendere i pagamenti delle ferie "in attesa della conversione in legge del decreto legge 95/2012".

Fonte: Tecnica della Scuola

All'appello di os.it rispondono CISL e ANIEF. Il blocco del pagamento delle ferie è stato inteso dal MEF come retroattivo, di conseguenza, se sarà confermato in sede di interpretazione della Spending Review, le ferie non godute maturate lo scorso anno scolastico potrebbero non essere pagate. Reagiscono CISL e ANIEF.

Pagamento ferie non fruite, la Cisl Scuola diffida il MEF

CISL - Sul pagamento dei compensi per ferie non godute la Cisl Scuola ha inviato una diffida al Ministero dell'Economia, contestando la legittimità di una norma alla quale per di più si sta dando applicazione con effetto retroattivo.

Vengono infatti sospesi i pagamenti di quanto maturato da lavoratori il cui contratto era già concluso all'atto dell'emanazione del decreto-legge 6 luglio 2012 n. 95.

La diffida, inviata a firma del segretario generale Francesco Scrima, costituisce la premessa all'avvio di iniziative di contenzioso qualora fossero confermate le decisioni assunte dal MIUR e dal MEF in applicazione dell'art. 5 comma 8 del citato DL 95/2012.

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Anief su stop al pagamento delle ferie ai precari della scuola, inevitabile il ricorso in tribunale

Ufficio Stampa Anief - La spending review blocca il pagamento delle ferie ai precari della scuola: l’amministrazione interpreta la norma in modo miope, rendendo esecutivo il provvedimento anche per l’anno scolastico 2011/12. Dopo le diffide, l’Anief pronta a ricorrere in tribunale per garantire quanto previsto dalle norme vigenti e dalla Costituzione.

Il ministero delle Finanze e il ministero dell’Istruzione sbagliano: la norma inserita nella spending review che blocca il pagamento delle ferie ai precari della scuola non è applicabile su dei contratti di lavoro già scaduti. È un errore sia di forma, sia di sostanza. Oltre che un abuso di diritto che viola la legge vigente.

È incredibile come possa esistere un ‘giallo’ sulle ferie non godute dai precari che hanno terminato il loro contratto il 30 giugno – commenta con amarezza il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico – sia perché il decreto legge 95/2012 è stato pubblicato il 7 luglio, sia perché leggendo attentamente il comma 8 dell'art. 5 dello stesso decreto si prende atto che il personale viene obbligato a non usufruire delle ferie a fronte di una prestazione lavorativa. Per questi motivi siamo convinti che nell’intento di fare ‘cassa’ sulla pelle dei precari, stiamo assistendo ad un tentativo di oltraggiare un diritto dei lavoratori e persino quanto previsto dalla Costituzione italiana”.

Già nei giorni scorsi l’Anief aveva messo a disposizione dei lavoratori precari della scuola un modello di diffida, al fine di non farsi sottrarre di un proprio diritto. Se sarà confermata l’interpretazione dell’amministrazione, proprio nel momento in cui il testo di legge appare “blindato” alla Camera, è evidente che il ricorso in tribunale sarà non solo inevitabile ma sicuramente pregiudizievole per le casse erariali dello Stato italiano.

Su questo punto, peraltro, – sottolinea il presidente dell’Anief - si è formata già da tempo una giurisprudenza comunitaria che di recente è stata persino fatta propria dalla Cassazione. ‘Cui prodest’? ci si aspetterebbe che i tecnici del Governo abbiano una maggiore attenzione e rispetto delle più elementari regole del diritto. Così come è stato ricordato nell’emendamento specifico presentato dal senatore Salvo Flores, proprio su proposta dell’Anief”.

Il comunicato precedente con le istruzioni per richiedere il modello di diffida

"Se ci troviamo nel caos dei Tfa dobbiamo ringraziare l'ex ministro Gelmini, che durante il suo mandato a viale Trastevere ha chiuso le Scuole di specializzazione di formazione universitaria: quelle Ssis che hanno preparato a diventare insegnanti oltre 100mila nuovi docenti, i quali oggi, attraverso un'ampia ricerca della Fondazione Agnelli, ci dicono di aver apprezzato quel genere di formazione". A sostenerlo è Marcello Pacifico, presidente dell'Anief, dopo che oltre 32mila neo-assunti hanno fatto sapere di aver avuto una buona preparazione attraverso le Ssis esprimendo, di contro, forti criticità verso le altre modalità di formazione all'insegnamento.

"La decisione di mandare in pensione le Scuole di specializzazione universitaria, a soli cinque anni dallo loro nascita - ricorda Pacifico - fu osteggiata da molti esperti: io stesso durante un'audizione parlamentare sostenni che stavamo assistendo ad una scelta affrettata e non dettata da studi o risultati rivolti ad andare incontro agli accordi europei sottoscritti a Lisbona". L'Anief ricorda che l'allora ministro Gelmini si rivolse ad una commissione di esperti formatori, i quali introdussero i tirocini formativi attivi, replicando di fatto il vecchio sistema delle Ssis ma non garantendo la stessa qualità nella selezione iniziale. Tanto che ora, al termine di la poderosa ricerca 'Sapere di non sapere', la Fondazione Agnelli di dice che le Ssis sono state 'liquidate' senza un'accurata valutazione su base empirica dei risultati".

L'amara conclusione della Fondazione Agnelli è che "oggi nella scuola c'è un grande vuoto: mancano gli strumenti sia per la formazione iniziale sia per quella in itinere". Dallo studio risulta, quindi, che il sistema di reclutamento delle Ssis risultava più che valido ed equilibrato, sia per il percorso di tirocinio svolto sia per le competenze didattiche acquisite dai corsisti.

"A questo punto - commenta ancora il presidente dell'Anief - c'è da chiedersi perché si è voluto chiudere un percorso di eccellenza che in nove cicli di vita si è sempre migliorato attraverso continui correttivi, specializzando all'insegnamento più di 100mila docenti che oggi si ritrovano a spendere la propria professionalità in modo più che apprezzato nelle scuole pubbliche".

"E soprattutto - conclude Pacifico - c'è da chiedersi se valeva la pena abbandonare un sistema formativo collaudato e vincente per far piombare la scuola nel caos più profondo, come sta accadendo in questi giorni con oltre 120mila candidati alla frequenza dei primi Tfa, quasi tutti immeritatamente scalzati dai corsi, ancora prima di iniziare le prove di ammissione, per colpa di test errati o mal fatti".

Fonte: TMNews

"La decisione è stata assunta durante i recenti lavori del Consiglio nazionale dell’Anief, svoltosi il 22 luglio ad Arborea (OR), nel corso dei quali sono stati intervistati alcuni precari convenuti, dirigenti del giovane sindacato.

Sotto accusa il comma 18 dell’articolo 19 del decreto legge 70/2011 che ha introdotto una deroga specifica nel comparto scuola all’applicazione dell’accordo quadro comunitario sulla durata del rapporto di lavoro a tempo determinato recepito dalla direttiva 1999/ 70/CE. Attualmente è ancora in corso la procedura di messa in mora dell’Italia n. 2010/ 2124 relativamente al personale Ata e si è in attesa di conoscere l’attivazione di una nuova procedura per il personale docente, indipendentemente dalle norme introdotte dal legislatore e dalla giurisprudenza formatasi come diritto interno.

La richiesta di condanna dello Stato italiano per la violazione reiterata e ingiustificata di una direttiva comunitaria servirà come deterrente affinché sia finalmente evitato l’abuso della precarietà come ordinaria condizione lavorativa. Soltanto così potrà essere debellata la piaga del precariato nella scuola che compromette ogni anno la continuità didattica necessaria per la formazione delle giovani generazioni. Attualmente sono più di 10.000 i ricorsi presentati dai precari della scuola italiana al giudice ordinario, molti di essi hanno ottenuto pesanti condanne alle spese a carico del Miur prima della sentenza della Cassazione. In questo momento l’Italia ha 125 procedure d’infrazione a suo carico, di cui 63 di messa in mora ex art. 258 TFUE. Quella per la scuola è stata attivata il 14 marzo 2011. Il 24 maggio 2011, il Governo aveva risposto citando l’adozione del decreto legge incriminato. Il 17 luglio 2012, la Commissione UE ha attivato 9 procedure d’infrazione a carico dell’Italia".

"Il Collegio dei Commissari nella riunione del 17 luglio ha deciso di aprire 9 procedure d'infrazione riguardanti l'Italia, di cui 8 per mancato recepimento di direttive e una per violazione del diritto dell'UE. Le procedure d'infrazione a carico dell'Italia si attestano a 125, di cui 81 riguardano casi di violazione del diritto dell'Unione e 44 sono relative a mancato recepimento di direttive".

Lo rende noto un comunicato dell'ufficio stampa dell'ANIEF.

Fonte: Agenparl

Quando nel 2006 alcuni alti responsabili dell’istruzione italiana proposero di chiudere le Ssis universitarie e di mantenere in vita le Facoltà di Scienze della Formazione primaria, dissero che lo si faceva per il bene dei futuri docenti e dei loro studenti. Ora però, a distanza di tempo, la scelta dei Tfa viene bocciata dall’utenza.

Marcello Pacifico, presidente dell’Anief, ricorda che “la decisione di mandare in pensione le Scuole di specializzazione universitaria, a soli cinque anni dallo loro nascita, fu osteggiata da molti esperti: io stesso – ricorda il sindacalista – durante un’audizione parlamentare sostenni che stavamo assistendo ad una scelta affrettata e non dettata da studi o risultati rivolti ad andare incontro agli accordi europei sottoscritti a Lisbona”. Invece, l’allora ministro Gelmini si rivolse ad una commissione di esperti formatori: questi “saggi” introdussero i Tirocini formativi attivi, replicando di fatto il vecchio sistema delle Ssis ma non garantendo la stessa qualità nella selezione iniziale.

Tanto che ora, al termine della poderosa ricerca 'Sapere di non sapere', che ha visto coinvolti 32mila neo-assunti, la Fondazione Agnelli arriva a dire che “questi risultati non ci portano a un richiamo nostalgico, ma a rilevare come le Ssis siano state ‘liquidate’ senza un’accurata valutazione su base empirica dei risultati”. L’amara conclusione della Fondazione Agnelli è che “oggi nella scuola c’è un grande vuoto: mancano gli strumenti sia per la formazione iniziale sia per quella in itinere”. Dallo studio risulta, quindi, che il sistema di reclutamento delle Ssis risultava più che valido ed equilibrato, sia per il percorso di tirocinio svolto sia per le competenze didattiche acquisite dai corsisti.

“A questo punto – continua il presidente dell’Anief – c’è da chiedersi perché si è voluto chiudere un percorso di eccellenza che in nove cicli di vita si è sempre migliorato attraverso continui correttivi, specializzando all’insegnamento più di 100mila docenti che oggi si ritrovano a spendere la propria professionalità in modo più che apprezzato nelle scuole pubbliche”. “E soprattutto – conclude Pacifico – c’è da chiedersi se valeva la pena abbandonare un sistema formativo collaudato e vincente per far piombare la scuola nel caos più profondo, come sta accadendo in questi giorni con oltre 120mila candidati alla frequenza dei primi Tfa, quasi tutti immeritatamente scalzati dai corsi, ancora prima di iniziare le prove di ammissione, per colpa di test errati o mal fatti a cui è impossibile rispondere”. 

Lo comunica l'Ufficio Stampa Anief in una nota.

Fonte: Agenparl

"Le Scuole di specializzazione universitarie per diventare docenti, le cosiddette Ssis, non dovevano chiudere perché hanno preparato a diventare insegnanti oltre 100mila nuovi docenti che oggi, attraverso un'ampia ricerca della Fondazione Agnelli, ci dicono di aver apprezzato quella formazione. Se quindi ora ci troviamo nel caos dei Tfa dobbiamo quindi ringraziare l'ex ministro Gelmini". A sostenerlo è Marcello Pacifico, presidente dell'Anief.

"C'e' da chiedersi - sottolinea Pacifico - se valeva la pena abbandonare un sistema formativo collaudato e vincente per far piombare la scuola nel caos più profondo, come sta accadendo in questi giorni con oltre 120mila candidati alla frequenza dei primi Tfa, quasi tutti immeritatamente scalzati dai corsi, ancora prima di iniziare le prove di ammissione, per colpa di test errati o mal fatti a cui è impossibile rispondere".

Fonte: Italpress

"Il ministro Patroni Griffi ci ha comunicato solo dinieghi alle nostre modifiche alla spending review e l'annuncio di altri 350mila tagli al pubblico impiego nei prossimi tre anni: l'unica notizia buona che ci ha dato è che per ora le tredicesime di dipendenti e dirigenti pubblici sono salve". È questa l'amara sintesi di Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato ai quadri e direttivi della Confedir, la più grande confederazione dei dirigenti pubblici italiani, dopo l'incontro tenuto oggi a Palazzo Vidoni con il ministro della Funzione Pubblica.

"Il ministro - continua Pacifico - ha ribadito come il taglio del 10% del personale e del 20% dei dirigenti dello Stato non poteva essere contrattato, essendo un obiettivo di finanza pubblica legato ad un nuovo disegno della macchina amministrativa. Siamo però convinti che i nuovi tagli saranno inutili, visto che i 270mila posti già cancellati negli ultimi sei anni nella pubblica amministrazione non hanno evitato l'aumento del deficit, degli interessi sul debito e dello spread".

Il confronto con le parti sociali, che prenderà il via nella prima decade di settembre, inizierà dall'esame congiunto sui criteri di attuazione per comparto e area: molti tagli potrebbero essere assorbiti dal blocco del turn over, ma potrebbero essere concertati criteri per trasferimenti intercompartimentali, riqualificazione e prepensionamenti.

Michele Poerio, segretario organizzativo della Confedir, ha ricordato al ministro che a fronte di questo atteggiamento del Governo "la pazienza dei dirigenti pubblici si sta veramente esaurendo: dopo il blocco per sei anni degli stipendi, la mancata perequazione delle pensioni, i nuovi tagli lineari previsti – ha sottolineato Poerio - la dirigenza non può essere additata come il capro espiatorio della cattiva gestione della politica né può accettare un nuovo spoil system. Il Governo - ha concluso Poerio - deve cambiare metodo e ascoltare le parti sociali prima di presentare i suoi provvedimenti in Parlamento".

A preoccupare molto il sindacato è poi la scarsissima considerazione del governo per l'istruzione pubblica, che ha portato al rigetto degli emendamenti sulle ferie non godute dei precari e sulle pensioni da assegnare al personale della scuola che ha maturato i requisiti in quest'ultimo anno scolastico appena concluso. C'è forte elusione anche per l'aumento della disoccupazione, specie giovanile. E alcun riguardo per la professionalità del personale obbligato alla riconversione così come per docenti inidonei e di laboratorio. "Per non parlare del fatto - ha aggiunto Pacifico - è che contemporaneamente è scomparso il tavolo sul precariato ed è stata sottratta alla concertazione ogni ipotesi di progressione di carriera. A questo punto è inevitabile l'arrivo di un autunno caldo e una nuova ondata di ricorsi nei tribunali: i contribuenti non possono assistere ad annunci di nuovi balzelli come quelli per la sanità pubblica accessibile per reddito".

Fonte: Italpress

"Incontro Palazzo Vidoni: salve per ora le tredicesime. Il ministro Patroni Griffi informa le parti sociali sulle modifiche apportate sul decreto spending review per il pubblico impiego". Lo si legge in una nota dell'Anief, associazione professionale sindacale.

"Nuove finestre per i prossimi esodati - si legge ancora nel comunicato - fotografia dei possibili tagli alla pubblica amministrazione per comparto e area, divisione tra informativa ed esame congiunto nelle relazioni sindacali, diverse fasce per merito, riconversione professionale per evitare licenziamenti.

Marcello Pacifico, delegato Confedir alle alte professionalità, denuncia il rigetto degli emendamenti sulle ferie non godute dei precari e sulla pensioni da assegnare al personale della scuola che ha maturato i requisiti in quest'ultimo anno scolastico appena concluso.

Delusione anche per la mancata attenzione ai precari e per l'aumento della disoccupazione, specie giovanile. Alcun riguardo, infine, per la professionalità del personale obbligato alla riconversione così come per docenti inidonei e itp. In mancanza di risposte il contenzioso sarà inevitabile".

Fonte: Agenparl

Il ministro della Pubblica Amministrazione Filippo Patroni Griffi ha informato le parti sociali sulle modifiche apportate sul decreto spending review per il pubblico impiego. Tra queste nuove finestre per i prossimi esodati, fotografia dei possibili tagli alla pubblica amministrazione per comparto e area, divisione tra informativa ed esame congiunto nelle relazioni sindacali, diverse fasce per merito, riconversione professionale per evitare licenziamenti. Salve per ora le tredicesime.

Marcello Pacifico, delegato Confedir alle alte professionalità, denuncia in una nota "il rigetto degli emendamenti sulle ferie non godute dei precari e sulla pensioni da assegnare al personale della scuola che ha maturato i requisiti in quest'ultimo anno scolastico appena concluso".

Delusione anche "per la mancata attenzione ai precari e per l'aumento della disoccupazione, specie giovanile - sottolinea Confedir -. Alcun riguardo, infine, per la professionalità del personale obbligato alla riconversione così come per docenti inidonei e itp. In mancanza di risposte il contenzioso sarà inevitabile".

Fonte: Italpress

Sono davvero troppo numerose le segnalazioni che giungono al sindacato sulle inesattezze presenti nei test a risposta multipla per accedere ai Tirocini Formativi Attivi che in alcune classi di concorso hanno estromesso oltre il 95% dei partecipanti". Per questo il sindacato Anief ha incaricato i suoi esperti di verificare l'esattezza delle domande e delle risposte somministrate in questi giorni a diverse decine di migliaia di candidati.

Secondo Marcello Pacifico, presidente dell'Anief, "abbiamo assistito alla somministrazione di quesiti con troppi errori, troppi nozionismi e poche certezze: occorre assolutamente fare chiarezza sulla qualità e la correttezza della gestione delle prove preparate dal Cineca e organizzate dal Miur".

È possibile inviare segnalazioni sui quesiti verosimilmente errati, erronei o mal posti inviando una e-mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. indicando nell'oggetto "segnalazioni errori TFA". Il sindacato valuterà caso per caso l'opportunità di adire le vie legali, ai fini del riconoscimento del diritto ad essere ammessi alle successive prove scritte e orali.

Fonte: Italpress

"È noto che per motivi di continuità didattica i precari della scuola non riescono mai ad ottenere durante l'anno i due giorni di ferie mensili spettanti, salvo poi richiederne la liquidazione alla fine delle attività didattiche: tutti lo sanno, ma evidentemente non i rappresentanti del Governo. Al punto che con semplicità e poca riflessione uno di loro ha liquidato con un secco 'no' l'emendamento alla spending review che avrebbe evitato, nel rispetto delle recenti sentenze della Corte di Cassazione e della Corte di giustizia europea, l'apertura di una procedura d'infrazione nei confronti dello Stato italiano per la palese violazione della direttiva comunitaria che impone la monetizzazione delle ferie per il personale che non ha potuto usufruirne durante il servizio". Lo afferma in una nota l'Anief.

Secondo il sindacato "è allora giunto il momento che anche il Governo si assuma la responsabilità dei pareri sugli emendamenti discussi in Parlamento, specialmente quando chiede la fiducia evitando il dibattito: ogni dirigente dello Stato è chiamato dalla normativa vigente a rispondere del danno erariale, perché la violazione di una direttiva comunitaria non può ricadere su tutti i cittadini. Come tutti sanno, infatti, ogni ripetuta e continua violazione delle direttive comunitarie impone una multa di almeno 8 milioni di euro per lo Stato membro della UE che non ne rispetta i precetti".

"Non si comprende - afferma Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e delegato Confedir ai quadri e alte professionalità - perché debba ricadere su tutti i cittadini la colpa di una cattiva amministrazione, che in questo momento deve essere imputata ai soli ministri della Repubblica. Tanto più visto che l'art. 96 del Codice di procedura civile espone lo Stato al pagamento di pesanti condanne alle spese ove dovesse  soccombere per lite temeraria".

L'Anief, pertanto, si rivolgerà ai giudici per ottenere la liquidazione delle somme spettanti ai precari della scuola. Il personale interessato può richiedere il modello di diffida predisposto dal sindacato inviando una mail contenente i propri dati anagrafici, contatti telefonici fissi e cellulari e sede di attuale o ultimo servizio in scuola statale (denominazione, comune e provincia) a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Fonte: Italpress

La prima sentenza del contenzioso avviato nel 2009 è del giudice del lavoro di Palermo, che conferma quanto disposto da Tar e Corte Costituzionale: penalizzare chi cambia provincia nelle GaE è una violazione al diritto del trasferimento. Ora si attende l’esito di altre 400 ordinanze cautelari analoghe: in arrivo migliaia di assunzioni d’ufficio?

Ricordate la disputa sull’inserimento in “coda” o a “pettine” nelle graduatorie ad esaurimento? Sono passati cinque anni dalla volontà espressa dal Miur, allora guidato da Giuseppe Fioroni, di posizionare in fondo alle graduatorie (allora “permanenti”, oggi “ad esaurimento”) tutti i precari che avrebbero espresso volontà di cambiare provincia. Per i candidati al ruolo sono seguiti anni contrassegnati da timori e incertezze: il tentativo dell’amministrazione di scoraggiare i tanti che cambiavano per avere delle chance in più di lavoro divenne presto materia di contenzioso. La nota ministeriale, ribadita in occasione del rinnovo delle GaE del 2009, stavolta gestite da Mariastella Gelmini, venne infatti impugnata. E nel 2009 annullata dal Tar Lazio. Solo che nel frattempo la disputa aveva assunto una dimensione politica. Con la Lega a fare pressioni su Governo e viale Trastevere perché mantenessero la posizione e continuassero a negare la possibilità ai precari di far mutare la propria candidatura senza penalizzazioni.

Dall’altra parte i precari. Diversi difesi da avvocati privati. Ma in gran numero, a migliaia, dall’organizzazione più ferma a difendere i diritti dei precari: la neonata Anief, che proprio su questa diatriba giuridica ha costruito la sua notorietà. Il sindacato autonomo ha sempre interpretato la linea dell’amministrazione come una chiara violazione del diritto al trasferimento provinciale. E quindi alla libera circolazione dei lavoratori sul territorio nazionale. Una posizione che, sempre per l’organizzazione guidata da Marcello Pacifico, avrebbe innescato anche una chiara violazione del criterio del merito (punteggio posseduto) per accedere alle supplenze e alle nomine in ruolo nella scuola pubblica.

I giudici che hanno esaminato le carte hanno reputato la linea dell’Anief convincente. In questo senso si è orientato prima il Tar. Poi, nel febbraio 2011, la Corte Costituzionale. Che con una lapidaria sentenza ribadì che il collocamento “in coda” risulta illegittimo “perché, in modo irragionevole e in violazione del principio di uguaglianza, prevede una diversa disciplina a seconda del momento in cui il docente chiede il trasferimento da una graduatoria provinciale ad un’altra”.

La sentenza però non bastò per far ottenere  il diritto all’immissione in ruolo dei ricorrenti. Che così si rivolsero di nuovo al giudice. Stavolta, però, a quello del lavoro. In questi giorni stanno arrivando le prime sentenze di questo ultimo contenzioso. Favorevoli, anche stavolta, ai precari rilegati in coda ed in certi casi privati del ruolo: a Palermo il giudice ha infatti disposto l’assunzione a tempo indeterminato di tredici precari in questa situazione.

Secondo l’Anief, che ha perorato la loro causa, “a Palermo si chiude simbolicamente la partita iniziata nel 2007 dal giovane sindacato che ha proprio nel capoluogo siciliano la sua sede nazionale”.

La partita, tuttavia, non è proprio terminata: sono in attesa di risposta più di 400 ordinanze cautelari di analogo contenuto negli altri Tribunali d’Italia. Che se seguiranno lo stesso iter potrebbero determinare un vero terremoto: con migliaia di ricorrenti messi in ruolo dai giudici. Una soluzione che, in tempi di spending review, non sarà certo ben digerita dal Governo e dall’amministrazione chiamata a risparmiare pure con la salute degli inidonei.

Fonte: Tecnica della Scuola

Assunti a tempo indeterminato tredici docenti precari della scuola che, dopo aver iniziato il contenzioso nel 2009 al Tar Lazio per l'inserimento a pettine, lo avevano riassunto al Tribunale del lavoro di Palermo, con gli avvocati Ganci e Miceli, ottenendo l'immissione in ruolo.

"La decisione del Tribunale di Palermo è tanto più importante perché si accompagna a decine di sentenze emesse negli altri Tribunali d'Italia e a più di 400 ordinanze cautelari di analogo contenuto - dice l'Anief in una nota -. Aveva ragione l'Anief che, fin dall'estate scorsa, aveva chiesto esplicitamente al ministro Gelmini di chiudere in via transattiva il contenzioso dopo la sentenza della Corte Costituzionale che aveva riconosciuto l'illegittimità del divieto di trasferimento provinciale del personale precario voluto ostinatamente dalla Lega Nord".

Fonte: Italpress

"Dopo essere andati a cavillare sulle ferie non godute, bloccato il contratto di lavoro, stoppato gli aumenti di stipendio, attuato la perequazione delle pensioni, ora spunta l'ipotesi del blocco delle tredicesime: secondo alcuni 'sapienti' consiglieri del Governo sarebbe l'unico modo per evitare di aumentare di un punto percentuale l'Iva già dal prossimo mese di ottobre". Lo afferma in una nota l'Anief.

Marcello Pacifico, delegato Confedir ai quadri e alte professionalità e presidente Anief, teme che "se queste sono le intenzioni, intorno alla metà di agosto, un momento in cui l'opinione pubblica sarà distratta, sarebbe facile per il Governo attuare questa ulteriore linea restrittiva nei confronti deglistipendi degli impiegati e dei dirigenti pubblici. Come già accaduto, del resto, in Grecia e in Spagna. Ma se le nostre previsioni dovessero avverarsi - avverte Pacifico – sarà inevitabile attuare un nuovo contenzioso, che non gioverà di certo alla stabilità sociale ed economica del Paese".

L'organizzazione sindacale è convinta che "anche in questo frangente così difficile, a livello nazionale ed internazionale, il Governo dovrebbe, anziché avventurarsi in iniziative che metterebbero in ginocchio milioni di famiglie e di conseguenza l'economia nazionale, pensare di adottare seriamente un piano di sviluppo economico che preveda la riconversione del sistema industriale ed economico del Paese".

"Mai come in questo momento di crisi - sostiene Pacifico – occorre puntare sulla valorizzazione del patrimonio culturale. L'esempio lo abbiamo in 'casa' nostra, perché ci viene dato dall'amministrazione della provincia autonoma di Trento. Dove lo sviluppo dell'indotto turistico permette di mantenere sempre un elevato standard di servizi sociali. Per questa ragione lancio un appello al ministro per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera, perché si attivi per organizzare un piano di rilancio che vada in questa direzione. Qualora i dipendenti italiani dovessero, invece, ritrovarsi sotto l'ombrellone o al ritorno dalle vacanze con la tredicesima bloccata, avremmo assistito all'ennesimo provvedimento inutile adottato dal Parlamento senza alcuna riflessione sui suoi effetti devastanti: si sacrificherebbero infatti i cittadini italiani - conclude il sindacalista - sull'altare dei mercati finanziari".

Fonte: Italpress

Al Senato non fanno breccia gli emendamenti per evitargli il declassamento tra gli Ata e la penalizzazione previdenziale. Cisl: mandiamoli in pensione coi vecchi requisiti. Flc-Cgil: così si mortificano, servirebbe la dispensa dal servizio. Anief: impieghiamoli nelle biblioteche scolastiche. Lo Stato invece li metterà a sbrigare pratiche.

Mentre il Governo per i 3.500 pensionandi rimasti bloccati dalla riforma Fornero sembra aver trovato i fondi per concedere la deroga e salvare quelli che con il servizio fino ad agosto raggiungeranno "quota 96”, la commissione Bilancio del Senato sembrerebbe aver respinto l’emendamento che diversi schieramenti politici avevano chiesto di per salvare dal depennamento tra gli Ata di una quota analoga di docenti non più inidonei all’insegnamento.

Durante la giornata è stato così un crescere di comunicati sindacali, che tanto avevano spinto verso i parlamentari perché caldeggiassero l’emendamento salva idonei. Tutti colmi di delusione verso un governo insensibile per questa fetta di lavoratori che se trasferita d’ufficio tra gli Ata rischierebbe fortemente di aggravare le proprie problematiche di salute: se, infatti, un docente ha dei problemi a insegnare la materia che dovrebbe conoscere, per la quale ha acquisito un’abilitazione e vinto un concorso, come potrebbe trovarsi quando a settembre verrà posto dietro ad una scrivania ad occuparsi di pratiche didattiche o amministrative? Come se non bastasse, il passaggio tra il personale non docente produrrebbe anche riflessi negativi sull’assegno di pensione, poiché i contributi che lo Stato verserebbe sarebbero inferiori agli attuali.

Secondo Francesco Scrima, segretario generale Cisl Scuola, i segnali negativi che arrivano da Palazzo Madama confermerebbero una sorta di “accanimento sui docenti inidonei per motivi di salute. Non basta l’inquadramento forzoso in mansioni di tipo amministrativo, nei loro confronti è in atto una vera e propria discriminazione anche in materia previdenziale. Non si capisce perché il Governo si ostini a negare quello che consentirà a tutti i lavoratori pubblici in esubero, ossia la possibilità di andare in pensione in base ai requisiti precedenti la riforma Fornero. Sarebbe il minimo dovuto a chi ha rinunciato, a suo tempo, al diritto di andare in pensione per inabilità”. Il sindacalista rende pubblica una versione che se confermata avrebbe del clamoroso: il governo avrebbe “timore di dover sostituire con supplenti eventuali docenti inidonei che cessino dal servizio. Chi sostiene questa tesi, a dir poco stravagante, evidentemente non sa di cosa parla: mai e poi mai – sottolinea Scrima - si potrebbe ipotizzare la sostituzione di personale che non è più all’opera come docente ed è per questo collocato fuori dai ruoli. Ci auguriamo che equivoci così grossolani siano presto chiariti”.

L’appello della Cisl è anche quello della Flc-Cgil. Che tramite il suo segretario generale, Mimmo Pantaleo, per gli inidonei ha chiesto “la necessità di attivare la dispensa dal servizio. Non si può tollerare che si utilizzano docenti con gravi problemi di salute, accertati da visite fiscali, in funzioni di servizi amministrativi. Oltre a mortificare la dignità di quei docenti, la conseguenza – sostiene Pantaleo - sarebbe licenziare 3.500 lavoratori precari attualmente occupati da tanti anni in quelle mansioni creando ulteriori forti disfunzioni nel funzionamento delle scuole”.

Per l’Anief la soluzione sarebbe a portata di mano: impiegare questi lavoratori non più in grado di insegnare nelle “biblioteche esistenti nelle sedi di direzione degli istituti scolastici, dove quasi sempre il patrimonio culturale e librario non viene valorizzato proprio per mancanza di personale”. Una soluzione, quella prospettata dall’Anief, che non minerebbe nemmeno più di tanto la dignità degli inidonei. I quali rimarrebbero comunque nelle scuole, ma mantenendo un ruolo più vicino a quello primario: operare per gli studenti.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

"Sono davvero troppo numerose le segnalazioni che giungono al sindacato sulle inesattezze presenti nei test a risposta multipla per accedere ai tirocini formativi attivi (Tfa) che in alcune classi di concorso hanno estromesso oltre il 95% dei partecipanti: per questo abbiamo incaricato i suoi esperti di verificare l'esattezza delle domande e delle risposte somministrate in questi giorni a diverse decine di migliaia di candidati". Lo fa sapere Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief.

"Abbiamo assistito alla somministrazione di quesiti con troppi errori, troppi nozionismi e poche certezze: occorre assolutamente fare chiarezza sulla qualità e la correttezza della gestione delle prove preparate dal Cineca e organizzate dal Miur", conclude l'Anief.

Fonte: TMNews

Secondo la confederazione Confedir e il sindacato Anief la tentazione del governo di bloccare le tredicesime dei dipendenti rimane ancora in piedi: "Troppo allettante sarebbe la tentazione di evitare di aumentare di un punto percentuale l'Iva, approvando il provvedimento a metà agosto, un momento in cui l'opinione pubblica sarebbe inevitabilmente distratta", sostiene Marcello Pacifico, delegato Confedir ai quadri e alte professionalità e presidente Anief.

Secondo l'organizzazione sindacale i precedenti di Grecia e Spagna devono far riflettere: "Una scelta di questo genere metterebbero in ginocchio milioni di famiglie e l'economia nazionale. Mentre anche in questo frangente così difficile, anche a livello internazionale, la soluzione da adottare sarebbe quella di puntare su un piano di sviluppo economico che preveda la riconversione del sistema industriale ed economico del Paese".

"Mai come in questo momento di crisi - continua Pacifico - occorre puntare sulla valorizzazione del patrimonio culturale.
L'esempio lo abbiamo in 'casa' nostra, perché ci viene dato dall'amministrazione della provincia autonoma di Trento. Dove lo sviluppo dell'indotto turistico permette di mantenere sempre un elevato standard di servizi sociali. Per questa ragione lancio un appello al ministro per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera, perché si attivi per organizzare un piano di rilancio che vada in questa direzione".

"Qualora i dipendenti italiani dovessero, invece, ritrovarsi sotto l'ombrellone o al ritorno dalle vacanze con la tredicesima bloccata, avremmo assistito all'ennesimo provvedimento inutile e adottato dal Parlamento senza alcuna riflessione sui suoi effetti devastanti: si sacrificherebbero infatti i cittadini italiani sull'altare dei mercati finanziari. In tal caso - conclude il sindacalista - sarà inevitabile attuare un nuovo corso contenzioso, che non gioverà di certo alla stabilità sociale ed economica del Paese".

Fonte: TMNews

Errori e refusi a go go, esclusi inferociti, sindacati pronti a ricorrere, esperti allibiti, corsi senza più candidati: la "feroce" pre-selezione per accedere ai tirocini abilitanti, con classi di concorso dov’è passato solo il 3% di candidati, sta confermando le difficoltà dell’amministrazione nel governare i concorsi. Secondo Luzzatto, il padre delle Ssis, urgono meccanismi di selezione credibili. Il Miur per ora tace. Ma come se ne esce?

Non esisteva un programma ben definito a cui attingere per ‘ripassare’ (anche se con queste domande c'era ben poco da ripassare o studiare…) e i libri dei quiz in vendita (nonché le simulazioni) non davano minimamente l'idea di quelle che sarebbero state le domande, tanto di geografia (per la cui classe non c'era un testo dedicato) quanto di comprensione del testo. Spero che il CINECA riveda le risposte errate o dubbie che noi segnaliamo prima di dare la sentenza finale, non tanto perché è l'unico filo a cui possiamo aggrapparci ma per far sì che un concorso per futuri docenti (molti dei quali insegnano da anni e anni con titoli e pubblicazioni) non si trasformi in una presa in giro”. Per rendere l’idea del malcontento che aleggia sull’organizzazione delle prove pre-selettive all’accesso ai Tfa, ancora in corso di svolgimento, abbiamo estrapolato un passaggio esaustivo di una delle decine di lettere che la nostra redazione sta ricevendo ogni giorno sulla selezione che avrebbe dovuto portare circa 21mila corsisti a frequentare i primi Tfa aperti a tutti.
Il problema è che all’amarezza della selezione, tutt’altro che naturale (nella A036, dove confluiscono filosofi, psicologi, sociologi, pedagoghi e scienziati della comunicazione, hanno passato il primo “turno” selettivo appena 141 candidati su oltre 4mila partecipanti, con 8 atenei su 37 rimasti già senza più candidati), si è sommata la rabbia per essere stati sottoposti a quesiti particolarmente ostici. Ed in non pochi casi di dubbia correttezza. Tanto che il Miur è stato costretto già ad annullare alcune domande o a porsi seriamente il dubbio se mantenerle (per evitare il sempre più crescente rischio ricorsi). Come per un quesito in arabo e uno sulla grammatica transalpina. E che dire dello sconosciuto Amafinio, ignorato dai manuali di filosofia ma in questi giorni balzato agli onori di una cronaca che probabilmente non meritava? Di ora in ora la lista delle defaiance lunga. Sembra che si sia confusa la Comunità Europea con il Consiglio d’Europa. Una famosa opera di Dino Buzzati mutata da “Qualcosa era successo” a “Qualcosa era accaduto”.

L’Anief, il sindacato dl ricorso “facile”, ha già fatto sapere, dopo aver “ricevuto davvero troppo numerose le segnalazioni”, di aver “incaricato i suoi esperti di verificare l’esattezza delle domande e delle risposte somministrate in questi giorni a diverse decine di migliaia di candidati”. Secondo il suo presidente, Marcello Pacifico, “abbiamo assistito alla somministrazione di quesiti con troppi errori, troppi nozionismi e poche certezze: occorre assolutamente fare chiarezza sulla qualità delle correttezza della gestione delle prove preparate dal Cineca e organizzate dal Miur”.

Il problema, al di là degli errori o dei refusi, è anche un altro. Di approccio generale. A riassumerlo è un’altra nostra lettrice, aspirante docente nelle superiori, che ha tentato il test per accedere ai Tfa abilitanti della classe di concorso A072 (Topografia): “esprimiamo il nostro disappunto relativamente alla natura delle domande in esso contenute. Il test è stato incentrato su due o tre argomenti che in pratica non vengono trattati nelle scuole (geometri ed istituti agrari) se non in forma assolutamente marginale, ignorando completamente invece quelli che sono il corpo e le assi portanti della materia”.

Sarebbe il caso di sapere, a questo punto, il pensiero del Miur. Sinora è trapelato solo qualche commento. Tra l’altro tutt’altro che esaustivo: da viale Trastevere si limitano a dire che ci troviamo di fronte a “risultati non fisiologici”. Tra qualche ora si riunirà una commissione di esperti al Miur: verificherà caso per caso le decisione di prendere. Ma è difficile, francamente, che possano sciogliere una matassa che giorno dopo giorno, selezione dopo selezione, sta diventando sempre più intrecciata. Ricorsi a parte, resta da capire cosa accadrà nelle decine di Facoltà universitarie dove si era organizzata la “macchina” per far partire i corsi, si erano preparati i programmi e si erano selezionati i docenti. Solo che ora manca la materia prima: i corsisti.

Per certi versi, sembra quasi ripercorrere quello che accaduto con le prove che hanno portato alla nomina dei dirigenti scolastici. Con viale Trastevere che ha tirato dritto e che ora si ritrova con diverse regioni con i vincitori di concorso su cui pendono le sentenze dei Tar tutt’altro che rassicuranti.

Per comprendere l’entità del pasticcio venutosi a creare, chiudiamo con il commento di Giunio Luzzatto, docente dell’Università di Genova e “padre” delle Ssis, che dalle pagine dell’Unità ha detto che queste selezioni rappresentano “una selezione del tutto irrazionale. L’elaborazione dei dati, svolta per le prime 5 classi da Francesco Coniglione sul sito www.roars.it, mostra quanto segue. La percentuale di candidati sufficienti ha come estremi l’81% (lingua araba) e il 3,5% (filosofia e pedagogia), mentre per le altre 3 classi varia tra il 25% e il 36%. Poiché non è credibile che vi siano tali enormi differenze nella qualità della preparazione fornita ai laureati delle diverse discipline”, l’accademico sostiene che “non si è stati capaci di tarare correttamente l’insieme dei quesiti (erano disponibili 3 minuti per quesito). Occorre che, anche in sede politica, si rifletta sulla situazione qui descritta e si propongano, per il futuro, adeguati correttivi. Proprio perché vogliamo docenti qualificati dobbiamo pretendere che i meccanismi di selezione siano credibili; altrimenti di dà spazio a chi vuole le chiamate dirette degli amici da parte delle scuole, o simili”.

Fonte: Tecnica della Scuola

Protestano le organizzazioni sindacali della scuola per l'assenza del ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, al tavolo di confronto fissato stamattina a Palazzo Vidoni con le parti sociali. A sostenerlo, in una nota congiunta, sono i sindacati Confedir e Anief, dopo l'accoglimento solo parziale degli emendamenti chiesti dalle organizzazioni per calmierare gli effetti della spending review sull'istruzione pubblica e su coloro che dovranno governarla nei prossimi anni scolastici.

"Il confronto con il ministro avrebbe rappresentato la possibilità di comunicargli gli effetti nefasti che l'attuazione dei provvedimenti approvati dal Cdm farebbe riversare sul mondo dell'istruzione pubblica e sui suoi dipendenti": secondo Michele Poerio, segretario organizzativo della Confedir, "dispiace dovere ancora una volta osservare che il governo dei tecnici ignora le esigenze della scuola e dei dirigenti dello Stato: dopo questo ennesimo mancato confronto possiamo dire che non siamo stati infatti mai consultati sul provvedimento in esame ora al Senato".

Deluso anche Marcello Pacifico, delegato Confedir ai quadri e alte professionalità e presidente Anief: "contestiamo l'assenza del governo in un momento in cui - ha detto Pacifico - sarebbe stato veramente importante ascoltare tutti, in particolare per attuare un approfondimento del sugli emendamenti accantonati e presentati dai sindacati".

Confedir e Anief, si legge in una nota, "prendono atto che la commissione Bilancio del Senato ha di fatto accantonato alcuni degli emendamenti proposti. Mentre ha dato il suo accoglimento alle modifiche sulla deroga per mandare in pensione il personale che ha raggiunto quota 96, quindi con le vecchie regole, e la monetizzazione dei giorni di riposo non assegnati ai supplenti.

Sugli altri emendamenti, infine, sempre presentati in commissione tramite il sindacato, si attende la votazione".

Fonte: TMNews

Le organizzazioni sindacali della scuola si dicono "fortemente deluse" per l'assenza del ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, al tavolo di confronto fissato stamattina a Palazzo Vidoni con le parti sociali: secondo i sindacati Confedir e Anief, "dopo l'accoglimento solo parziale degli emendamenti chiesti dalle organizzazioni per calmierare gli effetti della spending review sull'istruzione pubblica e su coloro che dovranno governarla nei prossimi anni scolastici, parlare al Ministro sarebbe stato molto importante".

"Sono convinti - prosegue la nota - che avrebbe rappresentato la possibilità di comunicargli gli effetti nefasti che l'attuazione dei provvedimenti approvati dal Cdm farebbe riversare sul mondo dell'istruzione pubblica e sui suoi dipendenti". Secondo Michele Poerio, segretario organizzativo della Confedir, "dispiace dovere ancora una volta osservare che il governo dei tecnici ignora le esigenze della scuola e dei dirigenti dello Stato: dopo questo ennesimo mancato confronto possiamo dire che non siamo stati infatti mai consultati sul provvedimento in esame ora al Senato".

Deluso anche Marcello Pacifico, delegato Confedir ai quadri e alte professionalità e presidente Anief: "contestiamo l'assenza del governo in un momento in cui - ha detto Pacifico - sarebbe stato veramente importante ascoltare tutti, in particolare per attuare un approfondimento del sugli emendamenti accantonati e presentati dai sindacati".

Confedir e Anief prendono atto che "la commissione Bilancio del Senato ha di fatto accantonato alcuni degli emendamenti proposti. Mentre ha dato il suo accoglimento alle modifiche sulla deroga per mandare in pensione il personale che ha raggiunto quota 96, quindi con le vecchie regole, e la monetizzazione dei giorni di riposo non assegnati ai supplenti".

Fonte: Italpress

La decisione giunta dopo che il ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, ha disertato l’incontro del 25 luglio con le parti sociali: lunedì la legge sarà già stata votata dal Senato, senza la possibilità di un confronto preventivo coi sindacati e senza si sia potuto discutere dell'applicazione dell'accordo del 3 maggio. Duro anche il giudizio della Confedir.

Sulla spending review il governo tiene duro. E i sindacati affilano le armi, ricorrendo all’iniziativa più insidiosa a loro disposizione: lo sciopero. Ad annunciarlo sono state Cgil e Uil, al termine di un incontro sostanzialmente fallimentare tenuto a Palazzo Vidoni la mattina del 25 luglio. Il ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, ha infatti disertato il confronto con le organizzazioni sindacali e le parti sociali. E la cosa non è andata già ai sindacati.

La Cgil, dopo aver appreso dell'assenza del ministro Patroni Griffi all'incontro, è intervenuta esprimendo, con una nota del segretario nazionale, Nicola Nicolosi, e i segretari generali della Fp e Flc, Rossana Dettori e Domenico Pantaleo, "tutta la propria contrarietà e ricordando che sul tavolo del confronto c'è l'applicazione dell'accordo del 3 maggio scorso, ad oggi del tutto congelato" e ha osservato che "per le implicazioni e le scelte che deve compiere, il tavolo deve essere politico, nel quale il Ministero deve essere presente al massimo livello di autorevolezza, per provare a costruire le condizioni che portino a modifiche dell'impostazione della spending review".

"Nei prossimi giorni la Cgil – continua il sindacato confederale - valuterà la predisposizione di un calendario di iniziative di mobilitazione, sul quale verificare la disponibilità degli altri sindacati, a partire dallo sciopero generale delle categorie del lavoro pubblico di Cgil e Uil per fine settembre".

Inoltre, sempre sull'assenza di Patroni Griffi, i tre dirigenti della Cgil fanno notare che "tale scelta costituisce oggettivamente una mortificazione delle relazioni sindacali, e che il tavolo, in questa formazione, non ha ragione di essere".
Infine, sull'ipotesi di una nuova convocazione per lunedì, la Cgil esprime "un giudizio profondamente negativo su tale iter, visto che lunedì prossimo la spending review sarà già stata votata dal Senato, senza la possibilità di un confronto preventivo con i sindacati e senza che si sia potuto discutere dell'applicazione dell'accordo del 3 maggio".

Sulla mancata presenza di Patroni Graffi all’incontro con le parti sociali hanno avuto da ridire anche altre organizzazioni: secondo Michele Poerio, segretario organizzativo della Confedir, “dispiace dovere ancora una volta osservare che il governo dei tecnici ignora le esigenze della scuola e dei dirigenti dello Stato: dopo questo ennesimo mancato confronto possiamo dire che non siamo stati infatti mai consultati sul provvedimento in esame ora al Senato”.

Deluso pure Marcello Pacifico, delegato Confedir ai quadri e alte professionalità e presidente Anief: “contestiamo l'assenza del governo in un momento in cui – ha detto Pacifico - sarebbe stato veramente importante ascoltare tutti, in particolare per attuare un approfondimento del sugli emendamenti accantonati e presentati dai sindacati”.

Fonte: Tecnica della Scuola

La decisione di fare ricorso all’organo di rilievo costituzionale è stata presa dall’Anief: il sindacato ha scoperto, attraverso un regio decreto, che è di sua competenza stabilire il “decreto di collocamento a riposo”. Tesi confermata dal magistrato contabile.

Si pronuncerà anche la Corte dei Conti sulla decisione del Governo di negare la pensione ai circa 3.500 dipendenti della scuola che maturano i requisiti per lasciare il lavoro il prossimo 31 agosto – attraverso il conseguimento della cosiddetta “quota 96”, tra età anagrafica e contributi lavorativi - non derogandoli delle nuove disposizioni contenute nella riforma Monti-Fornero. A tirare in ballo l’organo di rilievo costituzionaleè il sindacato Anief, dopo aver scoperto che la competenza in materia è affidata alla magistratura contabile attraverso il regio decreto 1214/1934: nell’art. 62 si indica, in effetti, che “contro i provvedimenti definitivi di liquidazione di pensione a carico totale o parziale dello Stato è ammesso il ricorso alla competente sezione della Corte, la quale giudica con le norme di cui agli articoli seguenti. Alla medesima sezione sono devoluti anche tutti gli altri ricorsi in materia di pensione, che leggi speciali attribuiscono alla Corte dei conti, nonché le istanze dirette ad ottenere la sentenza che tenga luogo del decreto di collocamento a riposo o in riforma e dichiari essersi verificate nell'impiegato dello Stato o nel militare le condizioni dalle quali, secondo le leggi vigenti, sorge il diritto a pensione, assegno o indennità”.   

Quanto riportato dal regio decreto, mai decaduto, è stato confermato dal magistrato contabile Pino Zingale durante la III Scuola estiva di formazione dei quadri sindacali Anief, svoltasi lo scorso fine settimana ad Arborea (Oristano). Durante il suo intervento, Zingale, che è delegato al controllo sulla gestione finanziaria dell’Agenzia del demanio, si è soffermato sul ruolo della Corte dei conti nell’attuale ordinamento giudiziario italiano: “la Corte dei Conti – ha detto il magistrato - svolge attività di garanzia sul contenzioso giudiziario, azione di controllo preventivo e si occupa, come competenza aggiunta, anche di processi pensionistici”.

Per quanto riguarda il ruolo di verifica della responsabilità amministrativa, Zingale ha poi sottolineato che le verifiche dell’organo di rilievo costituzionale riguardano anche “idanni patrimoniali che si arrecano ai dipendenti della pubblica amministrazione” e che la stessa “deve quindi risarcire”. Il magistrato ha infine spiegato che “la riforma del 1994 ha cambiato moltissimo la responsabilità amministrativa”, la quale oggi infatti “non mira più a risarcire quanto a sanzionare il comportamento” dell’amministrazione “verso i pubblici dipendenti”.

Alla luce di questa doppia presa di conoscenza giuridica, l’Anief ha quindi deciso di cambiare strategia. Abbandonando in extremis la linea del ricorso-istanza al giudice del lavoro: come spiegato dallo stesso sindacato, entro fine luglio le impugnative, anche quelle che arriveranno all’ultimo momento, verranno inviate alle rispettive Corti regionale. Non tutti coloro che si sentono danneggiati dalla riforma pensionistica Monti-Fornero potranno però aderire: “unica condizione per inoltrare la domanda al magistrato contabile – spiega l’Anief - è aver presentato domanda di pensionamento entro la data prevista dal Miur e aver ricevuto diniego alla stessa”.

Viene ora da chiedersi cosa potrebbe accadere se la Corte dei Conti dovesse dare ragione in corso d’anno alle centinaia di ricorrenti hanno impugnato la mancata deroga per andare in pensione con i vecchi requisiti: lascerebbero il servizio immediatamente oppure rimarrebbero dietro la cattedra sino alla fine dall’anno scolastico? Una soluzione, quest’ultima, che eviterebbe un piccolo “terremoto” didattico. Ma renderebbe ancora più amara la sconfitta per lo Stato, che sarebbe costretto a pagare indennizzi ancora più salati. Soprattutto se la decisione dell'Anief di rivolgersi alla Corte dei Conti dovesse essere presa anche dagli altri sindacati.

Fonte: Tecnica della Scuola

Il grido d'allarme delle province sulla necessità di attuare emendamenti alla spending review per salvare la scuola italiana è solo l'ultimo di una lunga serie: a sostenerlo è il sindacato Anief, che ha presentato in Senato una serie di emendamenti, da attuare a costo zero, che salverebbero il comparto e i suoi lavoratori da provvedimenti iniqui e da quei tagli che metterebbero a rischio l'avvio del nuovo anno scolastico.

A presentare tutte le modifiche del giovane sindacato alla V Commissione del Senato, la quale oggi ha iniziato le votazioni in merito, è stato il sen. Salvo Fleres (Gruppo coesione nazionale-Grande Sud). Ma anche il sen. Mario Pittoni (Lega), che si è fatto promotore dell'emendamento sulle pensioni del personale scolastico.

Sensibilità è stata dimostrata da parte dei senatori dell'Italia dei Valori e del Pd, riguardo le ferie non godute dai precari. Mentre alcuni emendamenti sono stati avallati dal Partito Democratico: quello sulla finestra per le pensioni del personale inidoneo, per l'utilizzo in organico funzionale degli insegnanti di laboratorio e la finestra per le pensioni di tutto il personale della scuola.

"Ancora una volta - ha commentato il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico - tra le 2mila proposte di modifica e la cinquantina che riguardano la scuola, una decina saranno quelle proposte dal nostro sindacato specializzato in legislazione scolastica e diritto. L'Anief non può che ringraziare i senatori per aver accolto le proprie richieste e a questo punto invita il Parlamento ad approvare rapidamente gli emendamenti illustrati, al fine di dare risposte positive per migliorare la vita della scuola e la professionalità dei suoi operatori, prima della fiducia".

Queste, in sintesi, le 10 proposte di emendamento presentate dall'Anief per "risparmiare milioni di euro senza distruggere il merito": stabilizzare i precari, abolire la trattenuta Enam, salvare la professionalità di inidonei e Itp, garantire indennità di reggenza ai vicari, aprire una "finestra" sulle pensioni, salvare l'assegnazione provvisoria a neo- assunti e le ferie dei precari, istituire un albo dei ricercatori universitari, sfoltire i processi in corso.

Fonte: Italpress

Stabilizzare i precari, abolire la trattenuta Enam, salvare la professionalità di inidonei e Itp, garantire indennità di reggenza ai vicari, aprire una "finestra" sulla pensioni, salvare l'assegnazione provvisoria a neo-assunti e le ferie dei precari, istituire un albo dei ricercatori universitari, sfoltire i processi in corso. Sono le 10 Le proposte di emendamenti alla spending review del sindacato Anief presentate per "risparmiare milioni di euro senza distruggere il merito" e approdate in Parlamento.

A farsi carico delle modifiche, che secondo l'Anief "a costo zero salverebbero il comparto e i suoi lavoratori da provvedimenti iniqui e da tagli che metterebbero a rischio l'avvio del nuovo anno scolastico, come oggi rilevato dai rappresentanti delle province dell'Upi", sono stati alcuni parlamentari della V Commissione del Senato.

"Ancora una volta - ha commentato il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico - tra le 2mila proposte di modifica e la cinquantina che riguardano la scuola, una decina saranno quelle proposte dal nostro sindacato, specializzato in legislazione scolastica e diritto. L'Anief non può che ringraziare i senatori per aver accolto le proprie richieste e a questo punto invita il Parlamento ad approvare rapidamente gli emendamenti illustrati, al fine di dare risposte positive per migliorare la vita della scuola e la professionalità dei suoi operatori, prima della fiducia".

Fonte: TMNews 

La direzione regionale della Lombardia ha sospeso la nomina dei vincitori del concorso a dirigente scolastico prevista per fine mese. Ma l’ANIEF alza il tiro e anche “per evitare un grave danno erariale alle casse dello Stato" proprio mentre è in corso di conversione il decreto legge sulla spending review "rinnova al ministro la richiesta di sospendere la nomina di tutti i presunti idonei del concorso a dirigente scolastico in attesa dell'udienza del Tar Lazio del prossimo 22 novembre che riguarda oltre 8.000 ricorrenti".

Il sindacato ha infatti denunciato "l'irregolarità delle prove di preselezione in tema di correttezza dei quesiti e di gestione della procedura concorsuale e ha chiesto la rinnovazione dell'intera procedura".

A questo punto, si legge nella nota del sindacato di Marcello Pacifico, il più determinato nel percorrere la via dei ricorsi, "buon senso vorrebbe di congelare la nomina dei presunti vincitori che potrebbero essere bocciati dai tribunali della Repubblica. Lo avevamo detto più volte: questo concorso era da rifare. Speriamo che il ministro Profumo questa volta ci ascolti prima di programmare ulteriori tagli di spesa dovuti ai costi di un cattivo funzionamento della selezione dei dirigenti della scuola".

Altri sindacati e associazioni di dirigenti scolastici sembrano invece orientati a sollecitare soluzioni meno drastiche e che soprattutto consentano di effettuare, in condizioni di regolarità, la nomina del maggior numero possibile di dirigenti in tempo utile per il prossimo anno scolastico. 

Fonte: Tuttoscuola

Il concorso per diventare dirigente scolastico continua ad essere costellato da sentenze dei tribunali che ne minano seriamente la regolarità: a sostenerlo è l'associazione sindacale Anief, dopo che nelle ultime ore un altro grave errore procedurale è stato ravvisato dalla IV sezione del Tar della Lombardia, che ha annullato in via definitiva le due prove scritte del concorso poiché il "contenuto del cartoncino, contenente i dati anagrafici dei candidati" è risultato "agevolmente leggibile" violando di conseguenza "la garanzia dell'anonimato".

A fronte di questa sentenza la direzione regionale della Lombardia dovrebbe nelle prossime ore decidere di sospendere la nomina dei vincitori prevista per fine mese, spiega l'Anief. "La sospensione dovrebbe però partire dal ministro Profumo ed essere estesa per tutti i presunti idonei del concorso a dirigente scolastico - sostiene il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico - anche perché in caso contrario lo Stato, proprio mentre è in corso di conversione il decreto legge sulla spending review, rischierebbe un grave danno erariale. Sarebbe una decisione provvidenziale, almeno sino all'udienza fissata dal Tar Lazio del 22 novembre che riguarda 8.000 candidati ricorrenti".

L'Anief ricorda di aver "denunciato questo scenario più volte, prima al ministro Gelmini e poi al ministro Profumo: questo concorso è stato male organizzato e viziato da troppe distorsioni. Sin dalla pessima composizione e organizzazione delle prove preliminari, organizzate sulla base di un alto numero di quesiti scorretti. Dai Tar di Molise, Piemonte, Lazio, Umbria e Calabria sono arrivate sentenze che hanno accertato irregolarità. Tanto che da diversi parlamentari di diversi schieramenti sono pervenute interrogazioni sul tema".

"Per questo abbiamo chiesto da tempo la rinnovazione dell'intera procedura. A questo punto - conclude il presidente Pacifico - buon senso vorrebbe almeno di congelare la nomina di presunti vincitori, su cui pende sempre di più la spada di Damocle dei tribunali della repubblica".

Fonte: TMNews

Proposte di emendamento per stabilizzare precari, abolire trattenuta Enam, salvare professionalità di inidonei e ITP, garantire indennità di reggenza a vicari, aprire finestra su pensioni, salvare assegnazione provvisoria a neo-assunti e ferie dei precari, istituire albo dei ricercatori universitari, sfoltire processi in corso. Sono le 10 proposte dell'Anief per "risparmiare milioni di euro senza distruggere il merito". Il sindacato lancia anche un appello ai senatori della Repubblica perché le stesse proposte possano essere presentare, discusse ed approvate.

"A costo zero - spiega il sindacato - la ricetta per stabilizzare i precari della scuola che dopo tre anni continuano a essere chiamati come supplenti. La carriera è, infatti, bloccata per i colleghi di ruolo, perché non assumerli? Si risparmierebbero 8 milioni di euro per ogni denuncia di infrazione rispetto alle migliaia in corso". Ancora, "perché non obbligare gli ispettori o lo stesso personale della scuola a revisionare gratuitamente i conti, visto che già il Dsga deve preparare la relazione, il dirigente deve sostenere la contrattazione con le RSU, ed è sempre possibile sporgere denuncia alla magistratura contabile? Risparmi per altri 4 milioni di euro". E ancora, "perché costringere i docenti inidonei all'insegnamento per motivi di salute a non valorizzare la propria professionalità nelle biblioteche o ancora perché non consentire agli insegnanti tecnico-pratici di frequentare i TFA e riconvertirsi in altra classe di concorso in base al titolo di studio?".

Per non parlare, sottolinea il sindacato, dei risparmi dovuti alla riapertura dei concorsi per ricercatore, magari utilizzando personale specializzato da anni nella docenza e nella ricerca, senza coprire assegni milionari per associati o ordinari, come fanno in Europa. Ancora risparmi nati dalla volontà di non legiferare contro direttive comunitarie che assicurano la monetizzazione delle ferie non godute per malattie o altra ragione, e ancora risparmi per la liquidazione di enti i cui servizi non sono più dispensabili come quelli offerti dall'Enam. "E che dire - prosegue l'Anief - del caos presso le Corti del lavoro per ricorsi individuali che, sebbene riguardino procedure concorsuali, non sono più gestiti dal Tar Lazio in forma collettiva, con danni permanenti nelle tasche dei contribuenti?".

Nello spirito della legge vanno le proposte emendative preparate dall'Anief anche per garantire la mobilità del personale neo-assunto che si potrebbe ritrovare dal prossimo anno cassa-integrato o per lasciare andare in pensione quelle migliaia di colleghi che avevano iniziato il 1° settembre 2011 il loro ultimo anno di servizio o ancora "per non mortificare la professionalità dell'unica figura intermedia - quadro – del vicario, introdotta nell'amministrazione scolastica. Certo – dice il sindacato - sono tutte proposte orientate ai risparmi di spesa, ma sembrano poter migliorare il servizio, invece di distruggere la motivazione, il merito, l'abnegazione dei lavoratori della scuola, dirigenti, docenti o ata, comunque, sempre professionisti al servizio del cittadino".

Fonte: Tuttoscuola

Il sindacato Anief ha oggi consegnato al presidente della Commissione Istruzione del Senato i 10 emendamenti che andrebbero applicati al decreto legge sulla spending review, già approvato dal Cdm: si va dalla stabilizzazione dei precari all'abolizione della trattenuta Enam per i docenti delle elementari, dal salvataggio delle professionalità di inidonei e insegnanti di laboratorio al mantenimento dell'indennità di reggenza dei vice-presidi.

Si chiede poi di aprire una "finestra" sulle pensioni, di permettere l'assegnazione provvisoria anche ai neo-assunti e le ferie dei precari. Di istituire un albo dei ricercatori universitari e di sfoltire i processi in corso.

"La nostra è un 'ricetta' seria e su cui discutere - spiega Marcello Pacifico, presidente dell'Anief - perché la sua attuazione farebbe comunque risparmiare milioni di euro. Però senza distruggere la motivazione, il merito, l'abnegazione dei lavoratori della scuola, dirigenti, docenti o Ata: tutti professionisti al servizio dei cittadini, che invece il Governo continua a trattare come 'pacchi postali'.

Per queste ragioni, Anief lancia un appello ai senatori della Repubblica, perché le stesse proposte possano essere presentare, discusse ed approvate".

Fonte: Italpress 

Proposte di emendamento per stabilizzare precari, abolire trattenuta Enam, salvare professionalità di inidonei e ITP, garantire indennità di reggenza a vicari, aprire finestra su pensioni, salvare assegnazione provvisoria a neo-assunti e ferie dei precari, istituire albo dei ricercatori universitari, sfoltire processi in corso. Sono le 10 proposte dell'Anief per "risparmiare milioni di euro senza distruggere il merito". Il sindacato lancia anche un appello ai senatori della Repubblica perché le stesse proposte possano essere presentare, discusse ed approvate.

"A costo zero - spiega il sindacato - la ricetta per stabilizzare i precari della scuola che dopo tre anni continuano a essere chiamati come supplenti. La carriera è, infatti, bloccata per i colleghi di ruolo, perché non assumerli? Si risparmierebbero 8 milioni di euro per ogni denuncia di infrazione rispetto alle migliaia in corso". Ancora, "perché non obbligare gli ispettori o lo stesso personale della scuola a revisionare gratuitamente i conti, visto che già il Dsga deve preparare la relazione, il dirigente deve sostenere la contrattazione con le RSU, ed è sempre possibile sporgere denuncia alla magistratura contabile? Risparmi per altri 4 milioni di euro". E ancora, "perché costringere i docenti inidonei all'insegnamento per motivi di salute a non valorizzare la propria professionalità nelle biblioteche o ancora perché non consentire agli insegnanti tecnico-pratici di frequentare i TFA e riconvertirsi in altra classe di concorso in base al titolo di studio?".

Per non parlare, sottolinea il sindacato, dei risparmi dovuti alla riapertura dei concorsi per ricercatore, magari utilizzando personale specializzato da anni nella docenza e nella ricerca, senza coprire assegni milionari per associati o ordinari, come fanno in Europa. Ancora risparmi nati dalla volontà di non legiferare contro direttive comunitarie che assicurano la monetizzazione delle ferie non godute per malattie o altra ragione, e ancora risparmi per la liquidazione di enti i cui servizi non sono più dispensabili come quelli offerti dall'Enam.
"E che dire - prosegue l'Anief - del caos presso le Corti del lavoro per ricorsi individuali che, sebbene riguardino procedure concorsuali, non sono più gestiti dal Tar Lazio in forma collettiva, con danni permanenti nelle tasche dei contribuenti?".

Nello spirito della legge vanno le proposte emendative preparate dall'Anief anche per garantire la mobilità del personale neo-assunto che si potrebbe ritrovare dal prossimo anno cassa-integrato o per lasciare andare in pensione quelle migliaia di colleghi che avevano iniziato il 1° settembre 2011 il loro ultimo anno di servizio o ancora "per non mortificare la professionalità dell'unica figura intermedia - quadro - del vicario, introdotta nell'amministrazione scolastica. Certo - dice il sindacato - sono tutte proposte orientate ai risparmi di spesa, ma sembrano poter migliorare il servizio, invece di distruggere la motivazione, il merito, l'abnegazione dei lavoratori della scuola, dirigenti, docenti o ata, comunque, sempre professionisti al servizio del cittadino".

Fonte: TMNews 

La manovra del governo Monti è un insieme di tagli alla spesa sociale, all’istruzione e alla ricerca pubblica che provocherà la riduzione dei servizi, degli investimenti, dell’occupazione e dei diritti universali. Alla scuola vengono sottratti oltre 500 milioni di euro nei prossimi anni dopo i tagli epocali della Gelmini. Il transito nei profili ATA di circa 3.765 docenti inidonei e l’utilizzo in ambito provinciale dei docenti in esubero ha conseguenze gravissime perché, oltre a colpire la dignità e la professionalità di questi lavoratori, si licenziano 15 mila precari tra docenti ed ATA che hanno alle spalle anche 10 anni di lavoro”.

Saranno perciò “durissime” le iniziative di protesta che il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo, annuncia in previsione della riapertura delle scuole.

Il giudizio del sindacalista sulla parte della spending review che riguarda la ricerca e l’università pubblica è parimenti del tutto negativo per “l’aumento indiscriminato delle tasse universitarie, il blocco delle assunzioni, la soppressione dell’Inran, il taglio devastante dei fondi ordinari per la ricerca pubblica”.

La fine conclamata della concertazione, che secondo il premier Monti “ha generato i mali contro cui noi lottiamo e a causa dei quali i nostri figli non trovano facilmente lavoro”, vede i sindacati divisi, con la Cisl e la Uil che ne tentano una difesa di principio e la Cgil che sembra quasi riscoprire il gusto del conflitto in campo aperto.

All’interno della Cgil il sindacato guidato da Pantaleo sembra schierarsi sulle posizioni più battagliere e antimontiane, come mostra la sua esplicita richiesta “che a settembre venga proclamato uno sciopero generale su una piattaforma rivendicativa alternativa alle politiche devastanti del governo Monti che fanno aumentare disoccupazione, precarietà e disperazione sociale”.

Tempi duri dunque anche per il ministro Profumo, cui viene attribuita con crescente asprezza polemica una linea di sostanziale continuità con le politiche attuate dal suo predecessore Gelmini. Va detto peraltro che la durezza del leader della Flc-Cgil si deve in parte anche alla necessità per questo sindacato di fronteggiare l’attivismo di Cobas, Cub, Anief e altri movimenti di base e anche all’esigenza di mediare al proprio interno con le posizioni più intransigenti.

Fonte: Tuttoscuola

Dopo gli esiti non troppo lusinghieri delle elezioni per il rinnovo delle RSU, per il quale aveva investito risorse e impegno senza esclusione di colpi, l’Anief, il sindacato che in modo particolare ha preso a cuore la sorte dei precari operando attraverso impugnative e ricorsi davanti ai giudici del lavoro di mezza Italia, sembrava essersi dato una pausa di riflessione che poteva preludere ad un cambio di strategia: pochi e rari comunicati, attività informativa di routine e poco più, per mantenere vivo il rapporto con gli iscritti e conservare il più possibile intatta l’immagine pubblica.

Ma nelle ultime settimane la tradizionale linea strategica dell’Anief è ritornata più vivace che mai con proclami di vario genere e l’annuncio di una raffica di ricorsi contro i provvedimenti che hanno interessato il personale scolastico negli ultimi mesi e, in particolare, l’ultima settimana con la pubblicazione del decreto legge n. 95/2012 sulla spending review.

Prima però di partire con la batteria di ricorsi - l’arma sindacale preferita dall’Associazione - l’Anief ha fatto appello al Parlamento, chiamato ad approvare il decreto legge, perché accolga numerose richieste di modifica.

In caso contrario - ha comunicato l’Anief - la strada del ricorso sarà inevitabile per impedire cambi di profilo per il personale docente in esubero, inidoneo o tecnico-pratico, la cancellazione della qualifica vice-dirigenziale e dell’assegno mensile per le ferie non godute dal personale precario, il divieto di pensionamento con le vecchie regole.

Poiché la conversione in legge del decreto si avrà probabilmente prima della sospensione estiva dei lavori parlamentari senza comprendere, con molta probabilità, le richieste di modifica, si può prevedere che l’inizio del prossimo anno scolastico sarà accompagnato, ancora una volta, se ci sarà seguito da parte della gente di scuola, da una intensa campagna di ricorsi ai Tar e ai giudici del lavoro.

Fonte: Tuttoscuola

Il sindacato Anief rilancia la necessità di dare seguito alle 29.000 assunzioni programmate di docenti e Ata, l'Italia dei Valori lavora affinchè il reclutamento sia affidato alle Graduatorie ad esaurimento, senza il concorso.

Precari – Anief sostiene le ragioni dei manifestanti della scuola davanti Montecitorio: se non si vuole affossare la categoria, servono emendamenti alla spending review e le 29mila assunzioni programmate di docenti e Ata.

L’Anief ha già preso contatti con i parlamentari che dovranno esaminare il decreto legge di revisione della spesa: bisogna impedire a tutti i costi il ricollocamento d’ufficio del personale docente in esubero per utilizzarli su discipline che non conoscono e per le quali non sono tantomeno abilitati; occorre cancellare la norma che vuole obbligare i dirigenti a privare il personale precario di usufruire dell'assegno mensile delle ferie non godute; non si può impedire al personale che ha i requisiti di andare in pensione, cancellando così anche il naturale turn over tra i dipendenti.

L’Italia dei Valori da canto suo non si accontenterà finché il Governo e le forze politiche che lo stanno appoggiando non si adopereranno per varare un piano di assunzioni che porti al completo assorbimento, in tempi ragionevoli, delle graduatorie ad esaurimento come era stato promesso dalla legge 296/2006, ovvero dalla finanziaria che trasformava le graduatorie permanenti in graduatorie ad esaurimento. Si legge nel loro comunicato "Siamo dell’avviso infatti che bandire oggi un concorso per abilitati rappresenti una scelta irresponsabile nonché un espediente ipocrita, offensivo e antimeritocratico perché irrispettoso dei diritti faticosamente acquisiti dai docenti precari che hanno già ampiamente dimostrato la loro preparazione attraverso il superamento di prove concorsuali complesse ed articolate e la loro professionalità attraverso l’esercizio quotidiano delle loro capacità didattiche".

Fonte: Orizzonte Scuola

L'associazione sindacale Anief condivide le ragioni della manifestazione del 16 luglio dei precari della scuola davanti a palazzo Montecitorio.

L'Anief, che continua a chiedere che fine ha fatto il decreto interministeriale del 3 agosto 2011, attraverso cui anche quest'anno dovevano essere assunti 22 mila docenti e 7 mila Ata, ha già preso contatti con i parlamentari che dovranno esaminare il decreto legge di revisione della spesa. "È anche e soprattutto per i precari - spiega il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico - che stiamo presentando una serie di proposte emendative al decreto legge sulla spending review. Prima di tutto perché non si può sempre chiedere alla scuola di sacrificare risorse che in altri contesti si continuano tranquillamente a sprecare. In secondo luogo per garantire la giustizia sociale. E poi perché l'Anief ha tra i suoi motivi fondanti proprio la tutela dei precari della scuola: non possiamo quindi che condividere le ragioni che domani porteranno tanti lavoratori della scuola a scendere in piazza davanti a quegli stessi parlamentari che si apprestano a votare l'ennesima legge che vuole affossarli".

"Viene da sé che se questo decreto legge non verrà modificato - conclude il presidente del giovane sindacato - siamo pronti a una nuova stagione di ricorsi: sarà così il tribunale ad assicurare la parità di trattamento dei cittadini. Perché essere precario non significa non avere
diritti".

Fonte: Italpress 

L'Anief condivide le ragioni che domani, 16 luglio, porteranno i precari della scuola a manifestare a Roma davanti a palazzo Montecitorio: dopo tre anni di tagli a senso unico, durante i quali l'ex ministro Gelmini ha ridotto il personale docente e Ata di 150 mila posti, una pessima gestione delle graduatorie dei supplenti, l'applicazione di un dimensionamento incostituzionale che ha fatto perdere 2 mila scuole, dirigenti e amministrazioni, ci voleva il Governo dei tecnici per tirare fuori dal "cilindro" una spending review con dei provvedimenti mirati solo al risparmio e incurante dei delicati aspetti didattico-professionali dell'istruzione pubblica.

Il nostro sindacato - che continua a chiedere che fine ha fatto il decreto interministeriale del 3 agosto 2011, attraverso cui anche quest'anno dovevano essere assunti 22 mila docenti e 7 mila Ata - ha già preso contatti con i parlamentari che dovranno esaminare il decreto legge di revisione della spesa: bisogna impedire a tutti i costi il ricollocamento d'ufficio del personale docente in esubero per utilizzarli su discipline che non conoscono e per la quali non sono tantomeno abilitati; occorre cancellare la norma che vuole obbligare i dirigenti a privare il personale precario di usufruire dell'assegno mensile delle ferie non godute; non si può impedire al personale che ha i requisiti di andare in pensione, cancellando così anche il naturale turn over tra i dipendenti.

"È anche e soprattutto per i precari - spiega il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico - che stiamo presentando una serie di proposte emendative al decreto legge sulla spending review.
Prima di tutto perché non si può sempre chiedere alla scuola di sacrificare risorse che in altri contesti si continuano tranquillamente a sprecare. In secondo luogo per garantire la giustizia sociale. E poi perché l'Anief ha tra i suoi motivi fondanti proprio la tutela dei precari della scuola: non possiamo quindi che condividere le ragioni che domani porteranno tanti lavoratori della scuola a scendere in piazza davanti a quegli stessi parlamentari che si apprestano a votare l'ennesima legge che vuole affossarli".

"Viene da sé che se questo decreto legge non verrà modificato - conclude il presidente del giovane sindacato - siamo pronti a una nuova stagione di ricorsi: sarà così il tribunale ad assicurare la parità di trattamento dei cittadini. Perché essere precario non significa non avere diritti".

Fonte: TMNews

Sale l’interesse per la manifestazione del 16 luglio organizzata dal Cps: no alle riconversioni, al concorso-truffa e all’abbandono dei precari storici. Anche il Cip rivendica il piano triennale di assunzioni previsto dal decreto sviluppo. Sostegno dal PdCI di Taranto: rischiano pure i docenti che formano il personale della Marina Militare.

Mentre si allunga la lista delle adesioni alla manifestazione di lunedì 16 luglio davanti a Montecitorio, anche la Flc-Cgil ha detto che sarà presente, il Coordinamento precari scuola’ ha messo a fuoco i motivi della protesta: il personale non di ruolo della scuola ritiene che “i nuovi 16.000 tagli previsti dalla spending review” non sono “altro che l'ennesima manovra ammazza-precari”. La manovra del Governo, in via di approvazione definitiva dopo il via libera del Consiglio dei ministri della settimana scorsa, chiederebbe “nuovi, inaccettabili e insopportabili sacrifici per i lavoratori della scuola, i docenti, gli Ata, i tecnici di laboratorio, i collaboratori scolastici. Il governo – sostengono dal Cps - umilia i docenti precari da anni o da lustri in servizio nelle scuole e in attesa nelle Graduatorie ad esaurimento, con la proposta oscena di un assurdo e ridicolo ‘concorso’ a cattedre inesistenti” e ricollocando in modo forzato migliaia di esuberi.

In barba al ‘merito’ tanto strombazzato e alla ‘qualità’ che dicono di voler promuovere creando squallide gerarchie tra docenti all'interno delle scuole – continuano i precari - stanno riconvertendo sul sostegno i docenti in esubero, violando i diritti dei disabili, e hanno stabilito che i soprannumerari, vittime dei tagli, vadano a insegnare materie nelle quali non sono abilitati”.

Dal Cps giunge un rifiuto netto a partecipare ai prossimi concorsi pubblici: i precari sostengono che non si faranno “selezionare di nuovo, con tutti i titoli e l'esperienza che abbiamo, perché questo significherebbe negare la validità delle graduatorie” e “gettare via una vita intera di sacrifici”.

Annunciano, quindi, che durante la manifestazione del 16 luglio, concentreranno la loro contestazione si alcuni punti ritenuti imprescindibili: “no alle riconversioni, no alla mortificazione del concorso-truffa, non al tradimento delle aspettative dei precari storici”. Chiederanno a gran voce, infine, la conferma delle immissioni in ruolo su tutti i posti vacanti, come previsto dal decreto interministeriale del 03 agosto del 2011. “Pretendiamo – conclude il Cps – il rispetto del piano triennale di assunzioni e della nostra dignità”.

Sostegno al Cps è arrivato anche da una delle associazioni storiche dei precari: i‘Comitati insegnanti precari’ hanno detto di condividere in pieno “le ragioni della manifestazione di protesta del 16 luglio contro la politica governativa in materia di istruzione e precariato. Ancora una volta – fa sapere l’organizzazione guidata Elena La Gioia - i docenti precari sono centrifugati in piena estate in un carosello di dichiarazioni e illazioni destabilizzanti, quando invece il personale della scuola necessita di una gestione ordinata e coerente a beneficio dell'intero sistema scolastico”. Dopo l'Anief, anche il Cip esterna preoccupazioni per la possibile mancata “applicazione del piano triennale di assunzioni previsto dal decreto sviluppo”, per “il falso rimedio del concorso al problema reale del reclutamento”, ma anche “al progetto di abuso di mobilità professionale a discapito di quanti sono in attesa di sistemazione definitiva da più lungo tempo”.

Solidarietà all’iniziativa è giunta anche dal PdCI di Taranto, che nel sostenere “la protesta dei lavoratori della scuola e della formazione pubblica” ha ricordato che anche “i docenti dei corsi per la formazione del personale della Marina Militare rischiano il licenziamento o una fortissima decurtazione delle ore di servizio”. Il partito pugliese fa sapere che “questi docenti, alcuni dei quali in servizio da 30 anni, hanno deciso lo stato d’agitazione”. Venerdì 13 luglio hanno già svolto anche due sit-in: il primo a San Vito, davanti l’ingresso principale delle scuole, il secondo davanti la sede dell’ammiragliato.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Il sindacato Anief chiede che sul fronte scuola il decreto "spending review" sia modificato, "in caso contrario - avverte - la strada del ricorso sarà inevitabile per impedire cambi di profilo per il personale docente in esubero, inidoneo o tecnico-pratico, la cancellazione della qualifica vice-dirigenziale e dell'assegno mensile per le ferie non godute dal personale precario, il divieto di pensionamento con le vecchie regole".

"È giusto - sottolinea Anief - che una seria organizzazione sindacale e professionale, prima di annunciare ricorsi al giudice del lavoro o al tribunale amministrativo per riconoscere diritti palesemente violati, tenti il dialogo con le istituzioni cosi da assicurare giustizia ed equità". Ma "non vi è alcuna ragionevolezza nel cambiare il profilo professionale di personale impiegato per esercitare la funzione docente e nel liquidarlo come una zavorra da collocare in qualsiasi altra funzione senza la dovuta riconversione, quasi fosse un pacco postale. Né si scorge la stessa equità nel privare 150mila precari della scuola delle ferie non godute durante l'anno scolastico trascorso perché non concesse dai loro dirigenti con la scusa della continuità didattica, e tuttavia da monetizzare entro il prossimo dicembre".

Stessa critica arriva riguardo "l'intervento per abolire la figura di sistema della vice-dirigenza così da evitare i processi sulle indennità di reggenza o ancora della continua perseguibile dimenticanza del personale della scuola che ha maturato i vecchi requisiti per andare in pensione nell'anno corrente". Per questo - annuncia l'Anief - chiederemo emendamenti specifici ai parlamentari che hanno ancora a cuore la giustizia sociale". E - conclude il sindacato - "se non riusciremo a cambiare il decreto, siamo pronti a una nuova stagione di ricorsi perché il tribunale assicuri la parità di trattamento dei cittadini, tuteli i diritti quesiti e promuova il merito contro ogni logica distruttiva del nostro convivere civile imposta dagli speculatori finanziari".

Fonte: TMNews 

Il ministro Riccardi esce da Palazzo Chigi ottimista: «Dall'incontro con le parti sociali ci aspettiamo molto, spero che la nostra linea sia condivisa». Meno concilianti i sindacati, quando si parla di spending review di cui andranno a discutere oggi con il governo: i leader di Uil e Cisl, Angeletti e Bonanni hanno già minacciato lo sciopero generale, tra le proteste di alcuni esponenti del Pdl.

L'appuntamento con le parti sociali è alle nove; a seguire un faccia a faccia con Regioni, Province e Comuni. Obiettivo, arrivare a scrivere il decreto sulla revisione della spesa pubblica per un Consiglio dei ministri da svolgersi giovedì pomeriggio o venerdì.

Ieri riunioni tra il premier Monti e i ministri. Si parla di una cifra come minimo di cinque miliardi (4,2 sono necessari per evitare l'aumento dell'Iva in autunno), ma potrebbe arrivare anche a sette-otto, da recuperare tra le pieghe degli sprechi, di cui una parte andrebbe ai terremotati e a rifinanziare le missioni internazionali.

In parallelo, ieri sera a Palazzo Chigi, si è ragionato anche sulla proposta avanzata dal Tesoro di bloccare sino a fine 2013 tutti gli aumenti tariffari di acqua, luce, gas, autostrade e tlc. Si tratta di una proposta che può fare contenti i sindacati che la sollecitano da tempo ma che trova contrario il ministro dello Sviluppo economico.

Secondo Corrado Passera da un lato i prezzi, in particolare quelli del settore energetico, starebbero scendendo, dall'altro si tratterebbe di un provvedimento dirigista che potrebbe avere un effetto boomerang sulla credibilità dell'Italia.

L'ipotesi è che il Consiglio dei ministri vari un primo decreto di tagli alle spese a valere sul 2012, per poi dedicarsi a un secondo provvedimento più «strutturale» lungo l'estate, per rafforzare gli interventi sugli anni 2013-2014.

Bisogna però capirsi su cosa si intenda per sprechi: «Non è accettabile toccare il sociale», ammonisce il segretario del Pd, Pierluigi Bersani; «no alla riduzione della spesa sociale e ai tagli alla sanità», raccomanda Di Pietro, mentre dal Pdl l'ex ministra Mara Carfagna insorge «no ai tagli al welfare, quello vero».

Di ipotesi su dove tagliare in questi giorni ne sono girate molte: quali saranno le ricette scelte dal governo dipende anche dall'esito degli incontri di oggi. Dall'idea di prepensionare migliaia di persone derogando alla riforma Fornero all'abbassamento dell'importo dei buoni pasto alla possibilità di rinviare il pagamento della tredicesima, sono molti gli interventi presi in considerazione.

L'area su cui pare più vicino l'accordo è la sanità: un comparto che dovrebbe portare la bellezza di 9,5 miliardi di risparmi in tre anni, 1,3-1,4 solo nel 2012, da garantirsi attraverso vari interventi, dalla riduzione del tetto della spesa farmaceutica ai risparmi dati da farmaci a cui scade il brevetto. Più difficile invece trovare un accordo digeribile sulla spinosa questione del taglio del numero di tribunali, procure e uffici giudiziari.

In agitazione i sindacati: non «facimme ammuina», raccomanda Bonanni, «cioè tutto si muove per non far succedere niente». Furibondi in particolare i rappresentanti dei dirigenti pubblici, di cui è previsto un taglio del 20 per cento, che denunciano di non essere stati invitati al tavolo: «Inevitabile l'avvio di una nuova stagione di mobilitazione e di sicuri contenziosi», assicura Marcello Pacifico, presidente dell'Anief. Ma altrettanto preoccupati sono Regioni ed enti locali: «Si può intervenire dove è possibile, ma toccare il welfare e in particolare la sanità è veramente difficile», sbotta il governatore della Campania, Stefano Caldoro.

L'Unione delle province s'è data appuntamento per una riunione mercoledì: sono a rischio vari capoluoghi. «Piena disponibilità di ciascuno a fare la propria parte - garantisce il presidente, Giuseppe Castiglione - cosa diversa è se si trasforma l'ennesima manovra di tagli alle Province e agli enti locali».

Fonte: La Stampa