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Si chiude dopo cinque anni di battaglia legale la disputa sul regolamento del biennio 2007/09. L'Anief, promotrice del ricorso: il diritto dei lavoratori ha prevalso sul legislatore, che aveva emanato una norma per metterci “i bastoni tra le ruote”. La sentenza non è estendibile, ma per i vincitori potrebbe arrivare il ruolo d'ufficio.

All’interno delle graduatorie ad esaurimento è lecito chiedere di spostare da una classe di concorso all’altra il punteggio di un servizio di supplenza già svolto e dichiarato. A stabilirlo, dopo cinque anni di battaglia legale, è il Consiglio di Stato che ha in tal modo riabilitato la sentenza del Tar Lazio n. 3062 del 2009 che era stata ottenuta su ricorso n. 5023 del 2007 contro il decreto ministeriale che nel regolamentare l’aggiornamento delle graduatorie del biennio 2007-2009 non prevedeva questa possibilità.

A darne notizia, nella serata del 2 agosto, è l’Anief, promotrice del primo e secondo ricorso: l’associazione sindacale nel commentare la sentenza del Cds parla di “clamorosa vittoria” e di ennesima “dimostrazione che la costanza e l'attenta conoscenza della materia sono fondamentali per la buona riuscita delle azioni intraprese, anche quando il Miur interviene a ‘cambiare le carte in tavola’ a suo vantaggio”.

Entrando nel merito, l’associazione sindacale ricorda che il Miur era intervenuto facendo approvare “l’art. 1, comma 4-quater del decreto legge 25 settembre 2009 n. 134 con un esplicito divieto di spostare il punteggio di servizio già dichiarato”: una norma, che secondo il l’Anief era stata “introdotta ad hoc per ‘mettere i bastoni tra le ruote’ ai nostri legali in Tribunale”, dopo che “il Consiglio di Stato aveva annullato la precedente sentenza di accoglimento pronunciata dal Tar Lazio”.

I legali del sindacato autonomo hanno però scoperto che nella decisione del Consiglio di Stato c’era stato un errore procedurale. Quello che ora lo stesso giudice di appello sulle sentenze dei Tar ha dovuto ammettere. E quindi annullare quanto stabilito precedentemente dichiarando l’“inammissibilità del ricorso in appello” proposto dal ministero di viale Trastevere.

Cosa accadrà ora? Come accaduto con la sentenza favorevole sul “pettine”, l’esecuzione della sentenza permetterà ai ricorrenti (solo a loro, perché il provvedimento non è estendibile) di salire in graduatoria acquisendo il punteggio negato a suo tempo dal Miur. Con tutti i benefici da valutare, ovviamente caso per caso: per i docenti precari non hanno lavorato, ad esempio, si profila un lauto indennizzo e l’acquisizione del punteggio sinora non considerato. Per chi ha perso il ruolo, proprio a seguito del mancato punteggio assegnato, invece, scatterà l’assunzione a tempo indeterminato con termini retroattivi.

Anche stavolta – ci dice entusiasta Marcello Pacifico, presidente Anief  – abbiamo dimostrato che indipendentemente dall’intervento del legislatore, teso a modificare le norme vigenti nel tentativo di favorire l’amministrazione, la nostra capacità di reagire e far prevalere i diritti negati si è dimostrata vincente”.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

L’Anief non deflette dalla sua linea di sistematico ricorso alla via giudiziaria per contestare le decisioni prese da governo e Parlamento.

Nel mirino del sindacato stanno questa volta le norme del Decreto legge n. 95/2012 sulla spending review, appena approvato dal Senato a larga maggioranza (ma dal quale anche esponenti della maggioranza che sostiene il governo Monti hanno preso le distanze).

Secondo l’Anief il decreto “aggiunge il danno alla beffa: non solo il personale docente permanentemente inidoneo, anche distaccato presso gli Uffici Scolastici Regionali e gli Ambiti territoriali provinciali, viene dirottato sui ruoli del personale Ata, ma non vede nemmeno riconosciuto il diritto alla priorità nella stessa scuola o comunque nella provincia di appartenenza”, e “solo come extrema ratio viene prevista la mobilità intercompartimentale” mentre “anche per gli ITP delle classi C555 e C999 è previsto il passaggio coatto ai ruoli del personale Ata della provincia di appartenenza”.

In questo modo, lamenta il sindacato, vengono danneggiati tutti: “gli ITP perché costretti a diventare Ata; i docenti inidonei perché, oltre al cambio forzato di ruolo, rischiano anche di ritrovarsi costretti a cambiare provincia; il personale Ata in attesa del ruolo perché rischia di veder vanificate per anni le proprie aspettative di stabilizzazione, mortificate dall’occupazione di tutti i posti vacanti e disponibili dal personale transitato da altri ruoli”.

Di qui la decisione di offrire a tutti gli interessati una tutela legale “contro il passaggio coatto ai ruoli Ata e il rischio di mobilità territoriale o intercompartimentale”. Sul sito del sindacato sono indicate le modalità di preadesione all’iniziativa.

Se le norme approvate dal Parlamento siano destinate a diventare operative lo deciderà dunque ancora una volta, probabilmente, non una sede istituzionale (lo stesso Parlamento con ulteriori provvedimenti) e neanche il conflitto sindacale classico, ma un'aula di tribunale. Una sconfitta per la politica e anche per il sindacalismo tradizionale.

Fonte: Tuttoscuola

Viale Trastevere, su ordine del Mef, attende l’esito del dl sulla spending review: nel frattempo la liquidazione delle ferie resta sospesa in via prudenziale. I rappresentanti dei lavoratori pronti a ricorrere in tribunale: leso l’art. 36 della Costituzione.

È bene che Governo e ministeri di competenze sappiano che l’intenzione di rendere retroattiva la norma che blocca il pagamento delle ferie maturate dal personale precario, in via di approvazione definitiva assieme al decreto sulla spending review, costerà all’avvocatura dello Stato una notevole mole di tempo e di lavoro. Tutti i sindacati si stanno infatti muovendo, con l’intenzione di dare battaglia sino in fondo. A costo di portare la questione davanti ai giudici dei tribunali.

Il paradosso, sostengono i rappresentanti dei lavoratori e anche gli addetti ai lavori, è che per coloro che hanno svolto una supplenza sino al termine delle lezioni o al 30 giugno scorso si profilerebbe uno scenario beffardo: non usufruire dei due giorni e mezzo, circa, accumulati ogni mese e non percepire il corrispettivo economico, come avvenuto sino ad oggi. Mentre per gli altri supplenti, sia i temporanei sia gli annuali su posto vacante, il problema non si porrebbe: nel primo caso perché le ferie gli sono state già liquidate; nel secondo perché ne fanno uso (come il personale di ruolo) nei mesi di luglio e agosto. Si verrebbe quindi a creare una sensibile differenza di trattamento tra personale precario che opera nelle stesse scuole e nelle stesse condizioni.

A dare il là alle proteste era stata l’Anief alcuni giorni fa, annunciando diffide, che si sarebbe rivolato “ai giudici per ottenere la liquidazione delle somme spettanti ai precari della scuola”. E sostenendo che se fosse passato l’emendamento proposto al Senato dallo stesso sindacato, si sarebbe evitata, “nel rispetto delle recenti sentenze della Corte di Cassazione e della Corte di giustizia europea, l’apertura di una procedura d’infrazione nei confronti dello Stato italiano per la palese violazione della direttiva comunitaria che impone la monetizzazione delle ferie per il personale che non ha potuto usufruirne durante il servizio”. Il sindacato di Pacifico è tornato alla carica nelle ultime ore parlando “di errore sia di forma, sia di sostanza” e confermando la linea dell’impugnazione perché “nell’intento di fare ‘cassa’ sulla pelle dei precari, stiamo assistendo ad un tentativo di oltraggiare un diritto dei lavorativi e persino quanto previsto dalla Costituzione italiana”.

Sul mancato pagamento ai supplenti delle ferie non godute si sono mosse anche la Flc-Cgil, a sua volta annunciando una dura lotta, anche legale, la Cisl Scuola e la Uil Scuola. Il sindacato di Di Menna, in particolare, ha contestato a voce il provvedimento, durante l’ultima riunione tenuta al Miur, reputando inapplicabile “la retroattività della norma che vieta il pagamento delle ferie e ne impone la fruizione durante il servizio”. E sottolineando che adottandola da subito “i supplenti con contratto fino al termine delle lezioni o fino al 30 giugno” non potrebbero “fruire delle ferie e, nello stesso tempo” si vedrebbero “negato il pagamento delle stesse. Con queste motivazioni la Uil ha chiesto il ritiro della circolare”.

Non è rimasta a guardare nemmeno la Gilda degli insegnanti. Che prima ha definito “inaccettabile” la decisione dell’amministrazione “in quanto nel dettato costituzionale le ferie sono per tutti un diritto irrinunciabile”. Poi, attraverso il coordinatore nazionale, Rino Di Meglio, ha inviato una lettera ai presidenti di Camera e Senato ed al Ministro Profumo per chiedere un intervento di modifica, a questo punto a Montecitorio, del decreto legge 95/2012 dell´art. 5, comma 8: nella lettera Di Meglio spiega che “considerato che l´art. 36 della Costituzione recita: ‘Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi’, così come ribadito anche dal Codice Civile, riteniamo opportuno che in sede di conversione in Legge del D.L. 95/2012 l´art. 5, comma 8, venga modificato. Ci permettiamo di suggerire che, in particolare, al personale a tempo determinato sia garantito il diritto al pagamento delle ferie o in alternativa – conclude il coordinatore della Gilda - al prolungamento del contratto per un numero di giorni pari alle ferie maturate”.

I sindacati, insomma, stanno facendo il massimo. Ognuno attraverso le strade che ritiene più opportune e convincenti. Se però le cose dovessero rimanere così, ipotesi tra l’altro molto probabile, visto che alla Camera il dl viene considerato praticamente “blindato” o comunque emendabile solo per contenuti di alta entità, la partita si sposterà sicuramente nelle aule di giustizia.

Il ministero dell’Istruzione, dal canto suo, ha fatto sapere che, in considerazione dell’esito degli emendamenti, la liquidazione delle ferie resta sospesa in via prudenziale, rinviando ulteriori interventi all'emanazione del testo definitivo del DL n.95/12. Ufficialmente quindi, tutto rimane fermo alle indicazioni espresse dal Miur il 24 luglio scorso, quando il Mef, sulla base della nota del Miur, ha dato ordine alle Ragionerie Territoriali di sospendere i pagamenti delle ferie "in attesa della conversione in legge del decreto legge 95/2012".

Fonte: Tecnica della Scuola

All'appello di os.it rispondono CISL e ANIEF. Il blocco del pagamento delle ferie è stato inteso dal MEF come retroattivo, di conseguenza, se sarà confermato in sede di interpretazione della Spending Review, le ferie non godute maturate lo scorso anno scolastico potrebbero non essere pagate. Reagiscono CISL e ANIEF.

Pagamento ferie non fruite, la Cisl Scuola diffida il MEF

CISL - Sul pagamento dei compensi per ferie non godute la Cisl Scuola ha inviato una diffida al Ministero dell'Economia, contestando la legittimità di una norma alla quale per di più si sta dando applicazione con effetto retroattivo.

Vengono infatti sospesi i pagamenti di quanto maturato da lavoratori il cui contratto era già concluso all'atto dell'emanazione del decreto-legge 6 luglio 2012 n. 95.

La diffida, inviata a firma del segretario generale Francesco Scrima, costituisce la premessa all'avvio di iniziative di contenzioso qualora fossero confermate le decisioni assunte dal MIUR e dal MEF in applicazione dell'art. 5 comma 8 del citato DL 95/2012.

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Anief su stop al pagamento delle ferie ai precari della scuola, inevitabile il ricorso in tribunale

Ufficio Stampa Anief - La spending review blocca il pagamento delle ferie ai precari della scuola: l’amministrazione interpreta la norma in modo miope, rendendo esecutivo il provvedimento anche per l’anno scolastico 2011/12. Dopo le diffide, l’Anief pronta a ricorrere in tribunale per garantire quanto previsto dalle norme vigenti e dalla Costituzione.

Il ministero delle Finanze e il ministero dell’Istruzione sbagliano: la norma inserita nella spending review che blocca il pagamento delle ferie ai precari della scuola non è applicabile su dei contratti di lavoro già scaduti. È un errore sia di forma, sia di sostanza. Oltre che un abuso di diritto che viola la legge vigente.

È incredibile come possa esistere un ‘giallo’ sulle ferie non godute dai precari che hanno terminato il loro contratto il 30 giugno – commenta con amarezza il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico – sia perché il decreto legge 95/2012 è stato pubblicato il 7 luglio, sia perché leggendo attentamente il comma 8 dell'art. 5 dello stesso decreto si prende atto che il personale viene obbligato a non usufruire delle ferie a fronte di una prestazione lavorativa. Per questi motivi siamo convinti che nell’intento di fare ‘cassa’ sulla pelle dei precari, stiamo assistendo ad un tentativo di oltraggiare un diritto dei lavoratori e persino quanto previsto dalla Costituzione italiana”.

Già nei giorni scorsi l’Anief aveva messo a disposizione dei lavoratori precari della scuola un modello di diffida, al fine di non farsi sottrarre di un proprio diritto. Se sarà confermata l’interpretazione dell’amministrazione, proprio nel momento in cui il testo di legge appare “blindato” alla Camera, è evidente che il ricorso in tribunale sarà non solo inevitabile ma sicuramente pregiudizievole per le casse erariali dello Stato italiano.

Su questo punto, peraltro, – sottolinea il presidente dell’Anief - si è formata già da tempo una giurisprudenza comunitaria che di recente è stata persino fatta propria dalla Cassazione. ‘Cui prodest’? ci si aspetterebbe che i tecnici del Governo abbiano una maggiore attenzione e rispetto delle più elementari regole del diritto. Così come è stato ricordato nell’emendamento specifico presentato dal senatore Salvo Flores, proprio su proposta dell’Anief”.

Il comunicato precedente con le istruzioni per richiedere il modello di diffida

"Se ci troviamo nel caos dei Tfa dobbiamo ringraziare l'ex ministro Gelmini, che durante il suo mandato a viale Trastevere ha chiuso le Scuole di specializzazione di formazione universitaria: quelle Ssis che hanno preparato a diventare insegnanti oltre 100mila nuovi docenti, i quali oggi, attraverso un'ampia ricerca della Fondazione Agnelli, ci dicono di aver apprezzato quel genere di formazione". A sostenerlo è Marcello Pacifico, presidente dell'Anief, dopo che oltre 32mila neo-assunti hanno fatto sapere di aver avuto una buona preparazione attraverso le Ssis esprimendo, di contro, forti criticità verso le altre modalità di formazione all'insegnamento.

"La decisione di mandare in pensione le Scuole di specializzazione universitaria, a soli cinque anni dallo loro nascita - ricorda Pacifico - fu osteggiata da molti esperti: io stesso durante un'audizione parlamentare sostenni che stavamo assistendo ad una scelta affrettata e non dettata da studi o risultati rivolti ad andare incontro agli accordi europei sottoscritti a Lisbona". L'Anief ricorda che l'allora ministro Gelmini si rivolse ad una commissione di esperti formatori, i quali introdussero i tirocini formativi attivi, replicando di fatto il vecchio sistema delle Ssis ma non garantendo la stessa qualità nella selezione iniziale. Tanto che ora, al termine di la poderosa ricerca 'Sapere di non sapere', la Fondazione Agnelli di dice che le Ssis sono state 'liquidate' senza un'accurata valutazione su base empirica dei risultati".

L'amara conclusione della Fondazione Agnelli è che "oggi nella scuola c'è un grande vuoto: mancano gli strumenti sia per la formazione iniziale sia per quella in itinere". Dallo studio risulta, quindi, che il sistema di reclutamento delle Ssis risultava più che valido ed equilibrato, sia per il percorso di tirocinio svolto sia per le competenze didattiche acquisite dai corsisti.

"A questo punto - commenta ancora il presidente dell'Anief - c'è da chiedersi perché si è voluto chiudere un percorso di eccellenza che in nove cicli di vita si è sempre migliorato attraverso continui correttivi, specializzando all'insegnamento più di 100mila docenti che oggi si ritrovano a spendere la propria professionalità in modo più che apprezzato nelle scuole pubbliche".

"E soprattutto - conclude Pacifico - c'è da chiedersi se valeva la pena abbandonare un sistema formativo collaudato e vincente per far piombare la scuola nel caos più profondo, come sta accadendo in questi giorni con oltre 120mila candidati alla frequenza dei primi Tfa, quasi tutti immeritatamente scalzati dai corsi, ancora prima di iniziare le prove di ammissione, per colpa di test errati o mal fatti".

Fonte: TMNews

"La decisione è stata assunta durante i recenti lavori del Consiglio nazionale dell’Anief, svoltosi il 22 luglio ad Arborea (OR), nel corso dei quali sono stati intervistati alcuni precari convenuti, dirigenti del giovane sindacato.

Sotto accusa il comma 18 dell’articolo 19 del decreto legge 70/2011 che ha introdotto una deroga specifica nel comparto scuola all’applicazione dell’accordo quadro comunitario sulla durata del rapporto di lavoro a tempo determinato recepito dalla direttiva 1999/ 70/CE. Attualmente è ancora in corso la procedura di messa in mora dell’Italia n. 2010/ 2124 relativamente al personale Ata e si è in attesa di conoscere l’attivazione di una nuova procedura per il personale docente, indipendentemente dalle norme introdotte dal legislatore e dalla giurisprudenza formatasi come diritto interno.

La richiesta di condanna dello Stato italiano per la violazione reiterata e ingiustificata di una direttiva comunitaria servirà come deterrente affinché sia finalmente evitato l’abuso della precarietà come ordinaria condizione lavorativa. Soltanto così potrà essere debellata la piaga del precariato nella scuola che compromette ogni anno la continuità didattica necessaria per la formazione delle giovani generazioni. Attualmente sono più di 10.000 i ricorsi presentati dai precari della scuola italiana al giudice ordinario, molti di essi hanno ottenuto pesanti condanne alle spese a carico del Miur prima della sentenza della Cassazione. In questo momento l’Italia ha 125 procedure d’infrazione a suo carico, di cui 63 di messa in mora ex art. 258 TFUE. Quella per la scuola è stata attivata il 14 marzo 2011. Il 24 maggio 2011, il Governo aveva risposto citando l’adozione del decreto legge incriminato. Il 17 luglio 2012, la Commissione UE ha attivato 9 procedure d’infrazione a carico dell’Italia".

"Il Collegio dei Commissari nella riunione del 17 luglio ha deciso di aprire 9 procedure d'infrazione riguardanti l'Italia, di cui 8 per mancato recepimento di direttive e una per violazione del diritto dell'UE. Le procedure d'infrazione a carico dell'Italia si attestano a 125, di cui 81 riguardano casi di violazione del diritto dell'Unione e 44 sono relative a mancato recepimento di direttive".

Lo rende noto un comunicato dell'ufficio stampa dell'ANIEF.

Fonte: Agenparl

Quando nel 2006 alcuni alti responsabili dell’istruzione italiana proposero di chiudere le Ssis universitarie e di mantenere in vita le Facoltà di Scienze della Formazione primaria, dissero che lo si faceva per il bene dei futuri docenti e dei loro studenti. Ora però, a distanza di tempo, la scelta dei Tfa viene bocciata dall’utenza.

Marcello Pacifico, presidente dell’Anief, ricorda che “la decisione di mandare in pensione le Scuole di specializzazione universitaria, a soli cinque anni dallo loro nascita, fu osteggiata da molti esperti: io stesso – ricorda il sindacalista – durante un’audizione parlamentare sostenni che stavamo assistendo ad una scelta affrettata e non dettata da studi o risultati rivolti ad andare incontro agli accordi europei sottoscritti a Lisbona”. Invece, l’allora ministro Gelmini si rivolse ad una commissione di esperti formatori: questi “saggi” introdussero i Tirocini formativi attivi, replicando di fatto il vecchio sistema delle Ssis ma non garantendo la stessa qualità nella selezione iniziale.

Tanto che ora, al termine della poderosa ricerca 'Sapere di non sapere', che ha visto coinvolti 32mila neo-assunti, la Fondazione Agnelli arriva a dire che “questi risultati non ci portano a un richiamo nostalgico, ma a rilevare come le Ssis siano state ‘liquidate’ senza un’accurata valutazione su base empirica dei risultati”. L’amara conclusione della Fondazione Agnelli è che “oggi nella scuola c’è un grande vuoto: mancano gli strumenti sia per la formazione iniziale sia per quella in itinere”. Dallo studio risulta, quindi, che il sistema di reclutamento delle Ssis risultava più che valido ed equilibrato, sia per il percorso di tirocinio svolto sia per le competenze didattiche acquisite dai corsisti.

“A questo punto – continua il presidente dell’Anief – c’è da chiedersi perché si è voluto chiudere un percorso di eccellenza che in nove cicli di vita si è sempre migliorato attraverso continui correttivi, specializzando all’insegnamento più di 100mila docenti che oggi si ritrovano a spendere la propria professionalità in modo più che apprezzato nelle scuole pubbliche”. “E soprattutto – conclude Pacifico – c’è da chiedersi se valeva la pena abbandonare un sistema formativo collaudato e vincente per far piombare la scuola nel caos più profondo, come sta accadendo in questi giorni con oltre 120mila candidati alla frequenza dei primi Tfa, quasi tutti immeritatamente scalzati dai corsi, ancora prima di iniziare le prove di ammissione, per colpa di test errati o mal fatti a cui è impossibile rispondere”. 

Lo comunica l'Ufficio Stampa Anief in una nota.

Fonte: Agenparl

"Le Scuole di specializzazione universitarie per diventare docenti, le cosiddette Ssis, non dovevano chiudere perché hanno preparato a diventare insegnanti oltre 100mila nuovi docenti che oggi, attraverso un'ampia ricerca della Fondazione Agnelli, ci dicono di aver apprezzato quella formazione. Se quindi ora ci troviamo nel caos dei Tfa dobbiamo quindi ringraziare l'ex ministro Gelmini". A sostenerlo è Marcello Pacifico, presidente dell'Anief.

"C'e' da chiedersi - sottolinea Pacifico - se valeva la pena abbandonare un sistema formativo collaudato e vincente per far piombare la scuola nel caos più profondo, come sta accadendo in questi giorni con oltre 120mila candidati alla frequenza dei primi Tfa, quasi tutti immeritatamente scalzati dai corsi, ancora prima di iniziare le prove di ammissione, per colpa di test errati o mal fatti a cui è impossibile rispondere".

Fonte: Italpress

"Il ministro Patroni Griffi ci ha comunicato solo dinieghi alle nostre modifiche alla spending review e l'annuncio di altri 350mila tagli al pubblico impiego nei prossimi tre anni: l'unica notizia buona che ci ha dato è che per ora le tredicesime di dipendenti e dirigenti pubblici sono salve". È questa l'amara sintesi di Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato ai quadri e direttivi della Confedir, la più grande confederazione dei dirigenti pubblici italiani, dopo l'incontro tenuto oggi a Palazzo Vidoni con il ministro della Funzione Pubblica.

"Il ministro - continua Pacifico - ha ribadito come il taglio del 10% del personale e del 20% dei dirigenti dello Stato non poteva essere contrattato, essendo un obiettivo di finanza pubblica legato ad un nuovo disegno della macchina amministrativa. Siamo però convinti che i nuovi tagli saranno inutili, visto che i 270mila posti già cancellati negli ultimi sei anni nella pubblica amministrazione non hanno evitato l'aumento del deficit, degli interessi sul debito e dello spread".

Il confronto con le parti sociali, che prenderà il via nella prima decade di settembre, inizierà dall'esame congiunto sui criteri di attuazione per comparto e area: molti tagli potrebbero essere assorbiti dal blocco del turn over, ma potrebbero essere concertati criteri per trasferimenti intercompartimentali, riqualificazione e prepensionamenti.

Michele Poerio, segretario organizzativo della Confedir, ha ricordato al ministro che a fronte di questo atteggiamento del Governo "la pazienza dei dirigenti pubblici si sta veramente esaurendo: dopo il blocco per sei anni degli stipendi, la mancata perequazione delle pensioni, i nuovi tagli lineari previsti – ha sottolineato Poerio - la dirigenza non può essere additata come il capro espiatorio della cattiva gestione della politica né può accettare un nuovo spoil system. Il Governo - ha concluso Poerio - deve cambiare metodo e ascoltare le parti sociali prima di presentare i suoi provvedimenti in Parlamento".

A preoccupare molto il sindacato è poi la scarsissima considerazione del governo per l'istruzione pubblica, che ha portato al rigetto degli emendamenti sulle ferie non godute dei precari e sulle pensioni da assegnare al personale della scuola che ha maturato i requisiti in quest'ultimo anno scolastico appena concluso. C'è forte elusione anche per l'aumento della disoccupazione, specie giovanile. E alcun riguardo per la professionalità del personale obbligato alla riconversione così come per docenti inidonei e di laboratorio. "Per non parlare del fatto - ha aggiunto Pacifico - è che contemporaneamente è scomparso il tavolo sul precariato ed è stata sottratta alla concertazione ogni ipotesi di progressione di carriera. A questo punto è inevitabile l'arrivo di un autunno caldo e una nuova ondata di ricorsi nei tribunali: i contribuenti non possono assistere ad annunci di nuovi balzelli come quelli per la sanità pubblica accessibile per reddito".

Fonte: Italpress

"Incontro Palazzo Vidoni: salve per ora le tredicesime. Il ministro Patroni Griffi informa le parti sociali sulle modifiche apportate sul decreto spending review per il pubblico impiego". Lo si legge in una nota dell'Anief, associazione professionale sindacale.

"Nuove finestre per i prossimi esodati - si legge ancora nel comunicato - fotografia dei possibili tagli alla pubblica amministrazione per comparto e area, divisione tra informativa ed esame congiunto nelle relazioni sindacali, diverse fasce per merito, riconversione professionale per evitare licenziamenti.

Marcello Pacifico, delegato Confedir alle alte professionalità, denuncia il rigetto degli emendamenti sulle ferie non godute dei precari e sulla pensioni da assegnare al personale della scuola che ha maturato i requisiti in quest'ultimo anno scolastico appena concluso.

Delusione anche per la mancata attenzione ai precari e per l'aumento della disoccupazione, specie giovanile. Alcun riguardo, infine, per la professionalità del personale obbligato alla riconversione così come per docenti inidonei e itp. In mancanza di risposte il contenzioso sarà inevitabile".

Fonte: Agenparl

Il ministro della Pubblica Amministrazione Filippo Patroni Griffi ha informato le parti sociali sulle modifiche apportate sul decreto spending review per il pubblico impiego. Tra queste nuove finestre per i prossimi esodati, fotografia dei possibili tagli alla pubblica amministrazione per comparto e area, divisione tra informativa ed esame congiunto nelle relazioni sindacali, diverse fasce per merito, riconversione professionale per evitare licenziamenti. Salve per ora le tredicesime.

Marcello Pacifico, delegato Confedir alle alte professionalità, denuncia in una nota "il rigetto degli emendamenti sulle ferie non godute dei precari e sulla pensioni da assegnare al personale della scuola che ha maturato i requisiti in quest'ultimo anno scolastico appena concluso".

Delusione anche "per la mancata attenzione ai precari e per l'aumento della disoccupazione, specie giovanile - sottolinea Confedir -. Alcun riguardo, infine, per la professionalità del personale obbligato alla riconversione così come per docenti inidonei e itp. In mancanza di risposte il contenzioso sarà inevitabile".

Fonte: Italpress

Sono davvero troppo numerose le segnalazioni che giungono al sindacato sulle inesattezze presenti nei test a risposta multipla per accedere ai Tirocini Formativi Attivi che in alcune classi di concorso hanno estromesso oltre il 95% dei partecipanti". Per questo il sindacato Anief ha incaricato i suoi esperti di verificare l'esattezza delle domande e delle risposte somministrate in questi giorni a diverse decine di migliaia di candidati.

Secondo Marcello Pacifico, presidente dell'Anief, "abbiamo assistito alla somministrazione di quesiti con troppi errori, troppi nozionismi e poche certezze: occorre assolutamente fare chiarezza sulla qualità e la correttezza della gestione delle prove preparate dal Cineca e organizzate dal Miur".

È possibile inviare segnalazioni sui quesiti verosimilmente errati, erronei o mal posti inviando una e-mail a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. indicando nell'oggetto "segnalazioni errori TFA". Il sindacato valuterà caso per caso l'opportunità di adire le vie legali, ai fini del riconoscimento del diritto ad essere ammessi alle successive prove scritte e orali.

Fonte: Italpress

"È noto che per motivi di continuità didattica i precari della scuola non riescono mai ad ottenere durante l'anno i due giorni di ferie mensili spettanti, salvo poi richiederne la liquidazione alla fine delle attività didattiche: tutti lo sanno, ma evidentemente non i rappresentanti del Governo. Al punto che con semplicità e poca riflessione uno di loro ha liquidato con un secco 'no' l'emendamento alla spending review che avrebbe evitato, nel rispetto delle recenti sentenze della Corte di Cassazione e della Corte di giustizia europea, l'apertura di una procedura d'infrazione nei confronti dello Stato italiano per la palese violazione della direttiva comunitaria che impone la monetizzazione delle ferie per il personale che non ha potuto usufruirne durante il servizio". Lo afferma in una nota l'Anief.

Secondo il sindacato "è allora giunto il momento che anche il Governo si assuma la responsabilità dei pareri sugli emendamenti discussi in Parlamento, specialmente quando chiede la fiducia evitando il dibattito: ogni dirigente dello Stato è chiamato dalla normativa vigente a rispondere del danno erariale, perché la violazione di una direttiva comunitaria non può ricadere su tutti i cittadini. Come tutti sanno, infatti, ogni ripetuta e continua violazione delle direttive comunitarie impone una multa di almeno 8 milioni di euro per lo Stato membro della UE che non ne rispetta i precetti".

"Non si comprende - afferma Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e delegato Confedir ai quadri e alte professionalità - perché debba ricadere su tutti i cittadini la colpa di una cattiva amministrazione, che in questo momento deve essere imputata ai soli ministri della Repubblica. Tanto più visto che l'art. 96 del Codice di procedura civile espone lo Stato al pagamento di pesanti condanne alle spese ove dovesse  soccombere per lite temeraria".

L'Anief, pertanto, si rivolgerà ai giudici per ottenere la liquidazione delle somme spettanti ai precari della scuola. Il personale interessato può richiedere il modello di diffida predisposto dal sindacato inviando una mail contenente i propri dati anagrafici, contatti telefonici fissi e cellulari e sede di attuale o ultimo servizio in scuola statale (denominazione, comune e provincia) a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo..

Fonte: Italpress

La prima sentenza del contenzioso avviato nel 2009 è del giudice del lavoro di Palermo, che conferma quanto disposto da Tar e Corte Costituzionale: penalizzare chi cambia provincia nelle GaE è una violazione al diritto del trasferimento. Ora si attende l’esito di altre 400 ordinanze cautelari analoghe: in arrivo migliaia di assunzioni d’ufficio?

Ricordate la disputa sull’inserimento in “coda” o a “pettine” nelle graduatorie ad esaurimento? Sono passati cinque anni dalla volontà espressa dal Miur, allora guidato da Giuseppe Fioroni, di posizionare in fondo alle graduatorie (allora “permanenti”, oggi “ad esaurimento”) tutti i precari che avrebbero espresso volontà di cambiare provincia. Per i candidati al ruolo sono seguiti anni contrassegnati da timori e incertezze: il tentativo dell’amministrazione di scoraggiare i tanti che cambiavano per avere delle chance in più di lavoro divenne presto materia di contenzioso. La nota ministeriale, ribadita in occasione del rinnovo delle GaE del 2009, stavolta gestite da Mariastella Gelmini, venne infatti impugnata. E nel 2009 annullata dal Tar Lazio. Solo che nel frattempo la disputa aveva assunto una dimensione politica. Con la Lega a fare pressioni su Governo e viale Trastevere perché mantenessero la posizione e continuassero a negare la possibilità ai precari di far mutare la propria candidatura senza penalizzazioni.

Dall’altra parte i precari. Diversi difesi da avvocati privati. Ma in gran numero, a migliaia, dall’organizzazione più ferma a difendere i diritti dei precari: la neonata Anief, che proprio su questa diatriba giuridica ha costruito la sua notorietà. Il sindacato autonomo ha sempre interpretato la linea dell’amministrazione come una chiara violazione del diritto al trasferimento provinciale. E quindi alla libera circolazione dei lavoratori sul territorio nazionale. Una posizione che, sempre per l’organizzazione guidata da Marcello Pacifico, avrebbe innescato anche una chiara violazione del criterio del merito (punteggio posseduto) per accedere alle supplenze e alle nomine in ruolo nella scuola pubblica.

I giudici che hanno esaminato le carte hanno reputato la linea dell’Anief convincente. In questo senso si è orientato prima il Tar. Poi, nel febbraio 2011, la Corte Costituzionale. Che con una lapidaria sentenza ribadì che il collocamento “in coda” risulta illegittimo “perché, in modo irragionevole e in violazione del principio di uguaglianza, prevede una diversa disciplina a seconda del momento in cui il docente chiede il trasferimento da una graduatoria provinciale ad un’altra”.

La sentenza però non bastò per far ottenere  il diritto all’immissione in ruolo dei ricorrenti. Che così si rivolsero di nuovo al giudice. Stavolta, però, a quello del lavoro. In questi giorni stanno arrivando le prime sentenze di questo ultimo contenzioso. Favorevoli, anche stavolta, ai precari rilegati in coda ed in certi casi privati del ruolo: a Palermo il giudice ha infatti disposto l’assunzione a tempo indeterminato di tredici precari in questa situazione.

Secondo l’Anief, che ha perorato la loro causa, “a Palermo si chiude simbolicamente la partita iniziata nel 2007 dal giovane sindacato che ha proprio nel capoluogo siciliano la sua sede nazionale”.

La partita, tuttavia, non è proprio terminata: sono in attesa di risposta più di 400 ordinanze cautelari di analogo contenuto negli altri Tribunali d’Italia. Che se seguiranno lo stesso iter potrebbero determinare un vero terremoto: con migliaia di ricorrenti messi in ruolo dai giudici. Una soluzione che, in tempi di spending review, non sarà certo ben digerita dal Governo e dall’amministrazione chiamata a risparmiare pure con la salute degli inidonei.

Fonte: Tecnica della Scuola

Assunti a tempo indeterminato tredici docenti precari della scuola che, dopo aver iniziato il contenzioso nel 2009 al Tar Lazio per l'inserimento a pettine, lo avevano riassunto al Tribunale del lavoro di Palermo, con gli avvocati Ganci e Miceli, ottenendo l'immissione in ruolo.

"La decisione del Tribunale di Palermo è tanto più importante perché si accompagna a decine di sentenze emesse negli altri Tribunali d'Italia e a più di 400 ordinanze cautelari di analogo contenuto - dice l'Anief in una nota -. Aveva ragione l'Anief che, fin dall'estate scorsa, aveva chiesto esplicitamente al ministro Gelmini di chiudere in via transattiva il contenzioso dopo la sentenza della Corte Costituzionale che aveva riconosciuto l'illegittimità del divieto di trasferimento provinciale del personale precario voluto ostinatamente dalla Lega Nord".

Fonte: Italpress

"Dopo essere andati a cavillare sulle ferie non godute, bloccato il contratto di lavoro, stoppato gli aumenti di stipendio, attuato la perequazione delle pensioni, ora spunta l'ipotesi del blocco delle tredicesime: secondo alcuni 'sapienti' consiglieri del Governo sarebbe l'unico modo per evitare di aumentare di un punto percentuale l'Iva già dal prossimo mese di ottobre". Lo afferma in una nota l'Anief.

Marcello Pacifico, delegato Confedir ai quadri e alte professionalità e presidente Anief, teme che "se queste sono le intenzioni, intorno alla metà di agosto, un momento in cui l'opinione pubblica sarà distratta, sarebbe facile per il Governo attuare questa ulteriore linea restrittiva nei confronti deglistipendi degli impiegati e dei dirigenti pubblici. Come già accaduto, del resto, in Grecia e in Spagna. Ma se le nostre previsioni dovessero avverarsi - avverte Pacifico – sarà inevitabile attuare un nuovo contenzioso, che non gioverà di certo alla stabilità sociale ed economica del Paese".

L'organizzazione sindacale è convinta che "anche in questo frangente così difficile, a livello nazionale ed internazionale, il Governo dovrebbe, anziché avventurarsi in iniziative che metterebbero in ginocchio milioni di famiglie e di conseguenza l'economia nazionale, pensare di adottare seriamente un piano di sviluppo economico che preveda la riconversione del sistema industriale ed economico del Paese".

"Mai come in questo momento di crisi - sostiene Pacifico – occorre puntare sulla valorizzazione del patrimonio culturale. L'esempio lo abbiamo in 'casa' nostra, perché ci viene dato dall'amministrazione della provincia autonoma di Trento. Dove lo sviluppo dell'indotto turistico permette di mantenere sempre un elevato standard di servizi sociali. Per questa ragione lancio un appello al ministro per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera, perché si attivi per organizzare un piano di rilancio che vada in questa direzione. Qualora i dipendenti italiani dovessero, invece, ritrovarsi sotto l'ombrellone o al ritorno dalle vacanze con la tredicesima bloccata, avremmo assistito all'ennesimo provvedimento inutile adottato dal Parlamento senza alcuna riflessione sui suoi effetti devastanti: si sacrificherebbero infatti i cittadini italiani - conclude il sindacalista - sull'altare dei mercati finanziari".

Fonte: Italpress

Al Senato non fanno breccia gli emendamenti per evitargli il declassamento tra gli Ata e la penalizzazione previdenziale. Cisl: mandiamoli in pensione coi vecchi requisiti. Flc-Cgil: così si mortificano, servirebbe la dispensa dal servizio. Anief: impieghiamoli nelle biblioteche scolastiche. Lo Stato invece li metterà a sbrigare pratiche.

Mentre il Governo per i 3.500 pensionandi rimasti bloccati dalla riforma Fornero sembra aver trovato i fondi per concedere la deroga e salvare quelli che con il servizio fino ad agosto raggiungeranno "quota 96”, la commissione Bilancio del Senato sembrerebbe aver respinto l’emendamento che diversi schieramenti politici avevano chiesto di per salvare dal depennamento tra gli Ata di una quota analoga di docenti non più inidonei all’insegnamento.

Durante la giornata è stato così un crescere di comunicati sindacali, che tanto avevano spinto verso i parlamentari perché caldeggiassero l’emendamento salva idonei. Tutti colmi di delusione verso un governo insensibile per questa fetta di lavoratori che se trasferita d’ufficio tra gli Ata rischierebbe fortemente di aggravare le proprie problematiche di salute: se, infatti, un docente ha dei problemi a insegnare la materia che dovrebbe conoscere, per la quale ha acquisito un’abilitazione e vinto un concorso, come potrebbe trovarsi quando a settembre verrà posto dietro ad una scrivania ad occuparsi di pratiche didattiche o amministrative? Come se non bastasse, il passaggio tra il personale non docente produrrebbe anche riflessi negativi sull’assegno di pensione, poiché i contributi che lo Stato verserebbe sarebbero inferiori agli attuali.

Secondo Francesco Scrima, segretario generale Cisl Scuola, i segnali negativi che arrivano da Palazzo Madama confermerebbero una sorta di “accanimento sui docenti inidonei per motivi di salute. Non basta l’inquadramento forzoso in mansioni di tipo amministrativo, nei loro confronti è in atto una vera e propria discriminazione anche in materia previdenziale. Non si capisce perché il Governo si ostini a negare quello che consentirà a tutti i lavoratori pubblici in esubero, ossia la possibilità di andare in pensione in base ai requisiti precedenti la riforma Fornero. Sarebbe il minimo dovuto a chi ha rinunciato, a suo tempo, al diritto di andare in pensione per inabilità”. Il sindacalista rende pubblica una versione che se confermata avrebbe del clamoroso: il governo avrebbe “timore di dover sostituire con supplenti eventuali docenti inidonei che cessino dal servizio. Chi sostiene questa tesi, a dir poco stravagante, evidentemente non sa di cosa parla: mai e poi mai – sottolinea Scrima - si potrebbe ipotizzare la sostituzione di personale che non è più all’opera come docente ed è per questo collocato fuori dai ruoli. Ci auguriamo che equivoci così grossolani siano presto chiariti”.

L’appello della Cisl è anche quello della Flc-Cgil. Che tramite il suo segretario generale, Mimmo Pantaleo, per gli inidonei ha chiesto “la necessità di attivare la dispensa dal servizio. Non si può tollerare che si utilizzano docenti con gravi problemi di salute, accertati da visite fiscali, in funzioni di servizi amministrativi. Oltre a mortificare la dignità di quei docenti, la conseguenza – sostiene Pantaleo - sarebbe licenziare 3.500 lavoratori precari attualmente occupati da tanti anni in quelle mansioni creando ulteriori forti disfunzioni nel funzionamento delle scuole”.

Per l’Anief la soluzione sarebbe a portata di mano: impiegare questi lavoratori non più in grado di insegnare nelle “biblioteche esistenti nelle sedi di direzione degli istituti scolastici, dove quasi sempre il patrimonio culturale e librario non viene valorizzato proprio per mancanza di personale”. Una soluzione, quella prospettata dall’Anief, che non minerebbe nemmeno più di tanto la dignità degli inidonei. I quali rimarrebbero comunque nelle scuole, ma mantenendo un ruolo più vicino a quello primario: operare per gli studenti.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

"Sono davvero troppo numerose le segnalazioni che giungono al sindacato sulle inesattezze presenti nei test a risposta multipla per accedere ai tirocini formativi attivi (Tfa) che in alcune classi di concorso hanno estromesso oltre il 95% dei partecipanti: per questo abbiamo incaricato i suoi esperti di verificare l'esattezza delle domande e delle risposte somministrate in questi giorni a diverse decine di migliaia di candidati". Lo fa sapere Marcello Pacifico, presidente del sindacato Anief.

"Abbiamo assistito alla somministrazione di quesiti con troppi errori, troppi nozionismi e poche certezze: occorre assolutamente fare chiarezza sulla qualità e la correttezza della gestione delle prove preparate dal Cineca e organizzate dal Miur", conclude l'Anief.

Fonte: TMNews

Secondo la confederazione Confedir e il sindacato Anief la tentazione del governo di bloccare le tredicesime dei dipendenti rimane ancora in piedi: "Troppo allettante sarebbe la tentazione di evitare di aumentare di un punto percentuale l'Iva, approvando il provvedimento a metà agosto, un momento in cui l'opinione pubblica sarebbe inevitabilmente distratta", sostiene Marcello Pacifico, delegato Confedir ai quadri e alte professionalità e presidente Anief.

Secondo l'organizzazione sindacale i precedenti di Grecia e Spagna devono far riflettere: "Una scelta di questo genere metterebbero in ginocchio milioni di famiglie e l'economia nazionale. Mentre anche in questo frangente così difficile, anche a livello internazionale, la soluzione da adottare sarebbe quella di puntare su un piano di sviluppo economico che preveda la riconversione del sistema industriale ed economico del Paese".

"Mai come in questo momento di crisi - continua Pacifico - occorre puntare sulla valorizzazione del patrimonio culturale.
L'esempio lo abbiamo in 'casa' nostra, perché ci viene dato dall'amministrazione della provincia autonoma di Trento. Dove lo sviluppo dell'indotto turistico permette di mantenere sempre un elevato standard di servizi sociali. Per questa ragione lancio un appello al ministro per lo Sviluppo Economico, Corrado Passera, perché si attivi per organizzare un piano di rilancio che vada in questa direzione".

"Qualora i dipendenti italiani dovessero, invece, ritrovarsi sotto l'ombrellone o al ritorno dalle vacanze con la tredicesima bloccata, avremmo assistito all'ennesimo provvedimento inutile e adottato dal Parlamento senza alcuna riflessione sui suoi effetti devastanti: si sacrificherebbero infatti i cittadini italiani sull'altare dei mercati finanziari. In tal caso - conclude il sindacalista - sarà inevitabile attuare un nuovo corso contenzioso, che non gioverà di certo alla stabilità sociale ed economica del Paese".

Fonte: TMNews

Errori e refusi a go go, esclusi inferociti, sindacati pronti a ricorrere, esperti allibiti, corsi senza più candidati: la "feroce" pre-selezione per accedere ai tirocini abilitanti, con classi di concorso dov’è passato solo il 3% di candidati, sta confermando le difficoltà dell’amministrazione nel governare i concorsi. Secondo Luzzatto, il padre delle Ssis, urgono meccanismi di selezione credibili. Il Miur per ora tace. Ma come se ne esce?

Non esisteva un programma ben definito a cui attingere per ‘ripassare’ (anche se con queste domande c'era ben poco da ripassare o studiare…) e i libri dei quiz in vendita (nonché le simulazioni) non davano minimamente l'idea di quelle che sarebbero state le domande, tanto di geografia (per la cui classe non c'era un testo dedicato) quanto di comprensione del testo. Spero che il CINECA riveda le risposte errate o dubbie che noi segnaliamo prima di dare la sentenza finale, non tanto perché è l'unico filo a cui possiamo aggrapparci ma per far sì che un concorso per futuri docenti (molti dei quali insegnano da anni e anni con titoli e pubblicazioni) non si trasformi in una presa in giro”. Per rendere l’idea del malcontento che aleggia sull’organizzazione delle prove pre-selettive all’accesso ai Tfa, ancora in corso di svolgimento, abbiamo estrapolato un passaggio esaustivo di una delle decine di lettere che la nostra redazione sta ricevendo ogni giorno sulla selezione che avrebbe dovuto portare circa 21mila corsisti a frequentare i primi Tfa aperti a tutti.
Il problema è che all’amarezza della selezione, tutt’altro che naturale (nella A036, dove confluiscono filosofi, psicologi, sociologi, pedagoghi e scienziati della comunicazione, hanno passato il primo “turno” selettivo appena 141 candidati su oltre 4mila partecipanti, con 8 atenei su 37 rimasti già senza più candidati), si è sommata la rabbia per essere stati sottoposti a quesiti particolarmente ostici. Ed in non pochi casi di dubbia correttezza. Tanto che il Miur è stato costretto già ad annullare alcune domande o a porsi seriamente il dubbio se mantenerle (per evitare il sempre più crescente rischio ricorsi). Come per un quesito in arabo e uno sulla grammatica transalpina. E che dire dello sconosciuto Amafinio, ignorato dai manuali di filosofia ma in questi giorni balzato agli onori di una cronaca che probabilmente non meritava? Di ora in ora la lista delle defaiance lunga. Sembra che si sia confusa la Comunità Europea con il Consiglio d’Europa. Una famosa opera di Dino Buzzati mutata da “Qualcosa era successo” a “Qualcosa era accaduto”.

L’Anief, il sindacato dl ricorso “facile”, ha già fatto sapere, dopo aver “ricevuto davvero troppo numerose le segnalazioni”, di aver “incaricato i suoi esperti di verificare l’esattezza delle domande e delle risposte somministrate in questi giorni a diverse decine di migliaia di candidati”. Secondo il suo presidente, Marcello Pacifico, “abbiamo assistito alla somministrazione di quesiti con troppi errori, troppi nozionismi e poche certezze: occorre assolutamente fare chiarezza sulla qualità delle correttezza della gestione delle prove preparate dal Cineca e organizzate dal Miur”.

Il problema, al di là degli errori o dei refusi, è anche un altro. Di approccio generale. A riassumerlo è un’altra nostra lettrice, aspirante docente nelle superiori, che ha tentato il test per accedere ai Tfa abilitanti della classe di concorso A072 (Topografia): “esprimiamo il nostro disappunto relativamente alla natura delle domande in esso contenute. Il test è stato incentrato su due o tre argomenti che in pratica non vengono trattati nelle scuole (geometri ed istituti agrari) se non in forma assolutamente marginale, ignorando completamente invece quelli che sono il corpo e le assi portanti della materia”.

Sarebbe il caso di sapere, a questo punto, il pensiero del Miur. Sinora è trapelato solo qualche commento. Tra l’altro tutt’altro che esaustivo: da viale Trastevere si limitano a dire che ci troviamo di fronte a “risultati non fisiologici”. Tra qualche ora si riunirà una commissione di esperti al Miur: verificherà caso per caso le decisione di prendere. Ma è difficile, francamente, che possano sciogliere una matassa che giorno dopo giorno, selezione dopo selezione, sta diventando sempre più intrecciata. Ricorsi a parte, resta da capire cosa accadrà nelle decine di Facoltà universitarie dove si era organizzata la “macchina” per far partire i corsi, si erano preparati i programmi e si erano selezionati i docenti. Solo che ora manca la materia prima: i corsisti.

Per certi versi, sembra quasi ripercorrere quello che accaduto con le prove che hanno portato alla nomina dei dirigenti scolastici. Con viale Trastevere che ha tirato dritto e che ora si ritrova con diverse regioni con i vincitori di concorso su cui pendono le sentenze dei Tar tutt’altro che rassicuranti.

Per comprendere l’entità del pasticcio venutosi a creare, chiudiamo con il commento di Giunio Luzzatto, docente dell’Università di Genova e “padre” delle Ssis, che dalle pagine dell’Unità ha detto che queste selezioni rappresentano “una selezione del tutto irrazionale. L’elaborazione dei dati, svolta per le prime 5 classi da Francesco Coniglione sul sito www.roars.it, mostra quanto segue. La percentuale di candidati sufficienti ha come estremi l’81% (lingua araba) e il 3,5% (filosofia e pedagogia), mentre per le altre 3 classi varia tra il 25% e il 36%. Poiché non è credibile che vi siano tali enormi differenze nella qualità della preparazione fornita ai laureati delle diverse discipline”, l’accademico sostiene che “non si è stati capaci di tarare correttamente l’insieme dei quesiti (erano disponibili 3 minuti per quesito). Occorre che, anche in sede politica, si rifletta sulla situazione qui descritta e si propongano, per il futuro, adeguati correttivi. Proprio perché vogliamo docenti qualificati dobbiamo pretendere che i meccanismi di selezione siano credibili; altrimenti di dà spazio a chi vuole le chiamate dirette degli amici da parte delle scuole, o simili”.

Fonte: Tecnica della Scuola

Protestano le organizzazioni sindacali della scuola per l'assenza del ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, al tavolo di confronto fissato stamattina a Palazzo Vidoni con le parti sociali. A sostenerlo, in una nota congiunta, sono i sindacati Confedir e Anief, dopo l'accoglimento solo parziale degli emendamenti chiesti dalle organizzazioni per calmierare gli effetti della spending review sull'istruzione pubblica e su coloro che dovranno governarla nei prossimi anni scolastici.

"Il confronto con il ministro avrebbe rappresentato la possibilità di comunicargli gli effetti nefasti che l'attuazione dei provvedimenti approvati dal Cdm farebbe riversare sul mondo dell'istruzione pubblica e sui suoi dipendenti": secondo Michele Poerio, segretario organizzativo della Confedir, "dispiace dovere ancora una volta osservare che il governo dei tecnici ignora le esigenze della scuola e dei dirigenti dello Stato: dopo questo ennesimo mancato confronto possiamo dire che non siamo stati infatti mai consultati sul provvedimento in esame ora al Senato".

Deluso anche Marcello Pacifico, delegato Confedir ai quadri e alte professionalità e presidente Anief: "contestiamo l'assenza del governo in un momento in cui - ha detto Pacifico - sarebbe stato veramente importante ascoltare tutti, in particolare per attuare un approfondimento del sugli emendamenti accantonati e presentati dai sindacati".

Confedir e Anief, si legge in una nota, "prendono atto che la commissione Bilancio del Senato ha di fatto accantonato alcuni degli emendamenti proposti. Mentre ha dato il suo accoglimento alle modifiche sulla deroga per mandare in pensione il personale che ha raggiunto quota 96, quindi con le vecchie regole, e la monetizzazione dei giorni di riposo non assegnati ai supplenti.

Sugli altri emendamenti, infine, sempre presentati in commissione tramite il sindacato, si attende la votazione".

Fonte: TMNews

Le organizzazioni sindacali della scuola si dicono "fortemente deluse" per l'assenza del ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, al tavolo di confronto fissato stamattina a Palazzo Vidoni con le parti sociali: secondo i sindacati Confedir e Anief, "dopo l'accoglimento solo parziale degli emendamenti chiesti dalle organizzazioni per calmierare gli effetti della spending review sull'istruzione pubblica e su coloro che dovranno governarla nei prossimi anni scolastici, parlare al Ministro sarebbe stato molto importante".

"Sono convinti - prosegue la nota - che avrebbe rappresentato la possibilità di comunicargli gli effetti nefasti che l'attuazione dei provvedimenti approvati dal Cdm farebbe riversare sul mondo dell'istruzione pubblica e sui suoi dipendenti". Secondo Michele Poerio, segretario organizzativo della Confedir, "dispiace dovere ancora una volta osservare che il governo dei tecnici ignora le esigenze della scuola e dei dirigenti dello Stato: dopo questo ennesimo mancato confronto possiamo dire che non siamo stati infatti mai consultati sul provvedimento in esame ora al Senato".

Deluso anche Marcello Pacifico, delegato Confedir ai quadri e alte professionalità e presidente Anief: "contestiamo l'assenza del governo in un momento in cui - ha detto Pacifico - sarebbe stato veramente importante ascoltare tutti, in particolare per attuare un approfondimento del sugli emendamenti accantonati e presentati dai sindacati".

Confedir e Anief prendono atto che "la commissione Bilancio del Senato ha di fatto accantonato alcuni degli emendamenti proposti. Mentre ha dato il suo accoglimento alle modifiche sulla deroga per mandare in pensione il personale che ha raggiunto quota 96, quindi con le vecchie regole, e la monetizzazione dei giorni di riposo non assegnati ai supplenti".

Fonte: Italpress

La decisione giunta dopo che il ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, ha disertato l’incontro del 25 luglio con le parti sociali: lunedì la legge sarà già stata votata dal Senato, senza la possibilità di un confronto preventivo coi sindacati e senza si sia potuto discutere dell'applicazione dell'accordo del 3 maggio. Duro anche il giudizio della Confedir.

Sulla spending review il governo tiene duro. E i sindacati affilano le armi, ricorrendo all’iniziativa più insidiosa a loro disposizione: lo sciopero. Ad annunciarlo sono state Cgil e Uil, al termine di un incontro sostanzialmente fallimentare tenuto a Palazzo Vidoni la mattina del 25 luglio. Il ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, ha infatti disertato il confronto con le organizzazioni sindacali e le parti sociali. E la cosa non è andata già ai sindacati.

La Cgil, dopo aver appreso dell'assenza del ministro Patroni Griffi all'incontro, è intervenuta esprimendo, con una nota del segretario nazionale, Nicola Nicolosi, e i segretari generali della Fp e Flc, Rossana Dettori e Domenico Pantaleo, "tutta la propria contrarietà e ricordando che sul tavolo del confronto c'è l'applicazione dell'accordo del 3 maggio scorso, ad oggi del tutto congelato" e ha osservato che "per le implicazioni e le scelte che deve compiere, il tavolo deve essere politico, nel quale il Ministero deve essere presente al massimo livello di autorevolezza, per provare a costruire le condizioni che portino a modifiche dell'impostazione della spending review".

"Nei prossimi giorni la Cgil – continua il sindacato confederale - valuterà la predisposizione di un calendario di iniziative di mobilitazione, sul quale verificare la disponibilità degli altri sindacati, a partire dallo sciopero generale delle categorie del lavoro pubblico di Cgil e Uil per fine settembre".

Inoltre, sempre sull'assenza di Patroni Griffi, i tre dirigenti della Cgil fanno notare che "tale scelta costituisce oggettivamente una mortificazione delle relazioni sindacali, e che il tavolo, in questa formazione, non ha ragione di essere".
Infine, sull'ipotesi di una nuova convocazione per lunedì, la Cgil esprime "un giudizio profondamente negativo su tale iter, visto che lunedì prossimo la spending review sarà già stata votata dal Senato, senza la possibilità di un confronto preventivo con i sindacati e senza che si sia potuto discutere dell'applicazione dell'accordo del 3 maggio".

Sulla mancata presenza di Patroni Graffi all’incontro con le parti sociali hanno avuto da ridire anche altre organizzazioni: secondo Michele Poerio, segretario organizzativo della Confedir, “dispiace dovere ancora una volta osservare che il governo dei tecnici ignora le esigenze della scuola e dei dirigenti dello Stato: dopo questo ennesimo mancato confronto possiamo dire che non siamo stati infatti mai consultati sul provvedimento in esame ora al Senato”.

Deluso pure Marcello Pacifico, delegato Confedir ai quadri e alte professionalità e presidente Anief: “contestiamo l'assenza del governo in un momento in cui – ha detto Pacifico - sarebbe stato veramente importante ascoltare tutti, in particolare per attuare un approfondimento del sugli emendamenti accantonati e presentati dai sindacati”.

Fonte: Tecnica della Scuola

La decisione di fare ricorso all’organo di rilievo costituzionale è stata presa dall’Anief: il sindacato ha scoperto, attraverso un regio decreto, che è di sua competenza stabilire il “decreto di collocamento a riposo”. Tesi confermata dal magistrato contabile.

Si pronuncerà anche la Corte dei Conti sulla decisione del Governo di negare la pensione ai circa 3.500 dipendenti della scuola che maturano i requisiti per lasciare il lavoro il prossimo 31 agosto – attraverso il conseguimento della cosiddetta “quota 96”, tra età anagrafica e contributi lavorativi - non derogandoli delle nuove disposizioni contenute nella riforma Monti-Fornero. A tirare in ballo l’organo di rilievo costituzionaleè il sindacato Anief, dopo aver scoperto che la competenza in materia è affidata alla magistratura contabile attraverso il regio decreto 1214/1934: nell’art. 62 si indica, in effetti, che “contro i provvedimenti definitivi di liquidazione di pensione a carico totale o parziale dello Stato è ammesso il ricorso alla competente sezione della Corte, la quale giudica con le norme di cui agli articoli seguenti. Alla medesima sezione sono devoluti anche tutti gli altri ricorsi in materia di pensione, che leggi speciali attribuiscono alla Corte dei conti, nonché le istanze dirette ad ottenere la sentenza che tenga luogo del decreto di collocamento a riposo o in riforma e dichiari essersi verificate nell'impiegato dello Stato o nel militare le condizioni dalle quali, secondo le leggi vigenti, sorge il diritto a pensione, assegno o indennità”.   

Quanto riportato dal regio decreto, mai decaduto, è stato confermato dal magistrato contabile Pino Zingale durante la III Scuola estiva di formazione dei quadri sindacali Anief, svoltasi lo scorso fine settimana ad Arborea (Oristano). Durante il suo intervento, Zingale, che è delegato al controllo sulla gestione finanziaria dell’Agenzia del demanio, si è soffermato sul ruolo della Corte dei conti nell’attuale ordinamento giudiziario italiano: “la Corte dei Conti – ha detto il magistrato - svolge attività di garanzia sul contenzioso giudiziario, azione di controllo preventivo e si occupa, come competenza aggiunta, anche di processi pensionistici”.

Per quanto riguarda il ruolo di verifica della responsabilità amministrativa, Zingale ha poi sottolineato che le verifiche dell’organo di rilievo costituzionale riguardano anche “idanni patrimoniali che si arrecano ai dipendenti della pubblica amministrazione” e che la stessa “deve quindi risarcire”. Il magistrato ha infine spiegato che “la riforma del 1994 ha cambiato moltissimo la responsabilità amministrativa”, la quale oggi infatti “non mira più a risarcire quanto a sanzionare il comportamento” dell’amministrazione “verso i pubblici dipendenti”.

Alla luce di questa doppia presa di conoscenza giuridica, l’Anief ha quindi deciso di cambiare strategia. Abbandonando in extremis la linea del ricorso-istanza al giudice del lavoro: come spiegato dallo stesso sindacato, entro fine luglio le impugnative, anche quelle che arriveranno all’ultimo momento, verranno inviate alle rispettive Corti regionale. Non tutti coloro che si sentono danneggiati dalla riforma pensionistica Monti-Fornero potranno però aderire: “unica condizione per inoltrare la domanda al magistrato contabile – spiega l’Anief - è aver presentato domanda di pensionamento entro la data prevista dal Miur e aver ricevuto diniego alla stessa”.

Viene ora da chiedersi cosa potrebbe accadere se la Corte dei Conti dovesse dare ragione in corso d’anno alle centinaia di ricorrenti hanno impugnato la mancata deroga per andare in pensione con i vecchi requisiti: lascerebbero il servizio immediatamente oppure rimarrebbero dietro la cattedra sino alla fine dall’anno scolastico? Una soluzione, quest’ultima, che eviterebbe un piccolo “terremoto” didattico. Ma renderebbe ancora più amara la sconfitta per lo Stato, che sarebbe costretto a pagare indennizzi ancora più salati. Soprattutto se la decisione dell'Anief di rivolgersi alla Corte dei Conti dovesse essere presa anche dagli altri sindacati.

Fonte: Tecnica della Scuola

Il grido d'allarme delle province sulla necessità di attuare emendamenti alla spending review per salvare la scuola italiana è solo l'ultimo di una lunga serie: a sostenerlo è il sindacato Anief, che ha presentato in Senato una serie di emendamenti, da attuare a costo zero, che salverebbero il comparto e i suoi lavoratori da provvedimenti iniqui e da quei tagli che metterebbero a rischio l'avvio del nuovo anno scolastico.

A presentare tutte le modifiche del giovane sindacato alla V Commissione del Senato, la quale oggi ha iniziato le votazioni in merito, è stato il sen. Salvo Fleres (Gruppo coesione nazionale-Grande Sud). Ma anche il sen. Mario Pittoni (Lega), che si è fatto promotore dell'emendamento sulle pensioni del personale scolastico.

Sensibilità è stata dimostrata da parte dei senatori dell'Italia dei Valori e del Pd, riguardo le ferie non godute dai precari. Mentre alcuni emendamenti sono stati avallati dal Partito Democratico: quello sulla finestra per le pensioni del personale inidoneo, per l'utilizzo in organico funzionale degli insegnanti di laboratorio e la finestra per le pensioni di tutto il personale della scuola.

"Ancora una volta - ha commentato il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico - tra le 2mila proposte di modifica e la cinquantina che riguardano la scuola, una decina saranno quelle proposte dal nostro sindacato specializzato in legislazione scolastica e diritto. L'Anief non può che ringraziare i senatori per aver accolto le proprie richieste e a questo punto invita il Parlamento ad approvare rapidamente gli emendamenti illustrati, al fine di dare risposte positive per migliorare la vita della scuola e la professionalità dei suoi operatori, prima della fiducia".

Queste, in sintesi, le 10 proposte di emendamento presentate dall'Anief per "risparmiare milioni di euro senza distruggere il merito": stabilizzare i precari, abolire la trattenuta Enam, salvare la professionalità di inidonei e Itp, garantire indennità di reggenza ai vicari, aprire una "finestra" sulle pensioni, salvare l'assegnazione provvisoria a neo- assunti e le ferie dei precari, istituire un albo dei ricercatori universitari, sfoltire i processi in corso.

Fonte: Italpress

Stabilizzare i precari, abolire la trattenuta Enam, salvare la professionalità di inidonei e Itp, garantire indennità di reggenza ai vicari, aprire una "finestra" sulla pensioni, salvare l'assegnazione provvisoria a neo-assunti e le ferie dei precari, istituire un albo dei ricercatori universitari, sfoltire i processi in corso. Sono le 10 Le proposte di emendamenti alla spending review del sindacato Anief presentate per "risparmiare milioni di euro senza distruggere il merito" e approdate in Parlamento.

A farsi carico delle modifiche, che secondo l'Anief "a costo zero salverebbero il comparto e i suoi lavoratori da provvedimenti iniqui e da tagli che metterebbero a rischio l'avvio del nuovo anno scolastico, come oggi rilevato dai rappresentanti delle province dell'Upi", sono stati alcuni parlamentari della V Commissione del Senato.

"Ancora una volta - ha commentato il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico - tra le 2mila proposte di modifica e la cinquantina che riguardano la scuola, una decina saranno quelle proposte dal nostro sindacato, specializzato in legislazione scolastica e diritto. L'Anief non può che ringraziare i senatori per aver accolto le proprie richieste e a questo punto invita il Parlamento ad approvare rapidamente gli emendamenti illustrati, al fine di dare risposte positive per migliorare la vita della scuola e la professionalità dei suoi operatori, prima della fiducia".

Fonte: TMNews 

La direzione regionale della Lombardia ha sospeso la nomina dei vincitori del concorso a dirigente scolastico prevista per fine mese. Ma l’ANIEF alza il tiro e anche “per evitare un grave danno erariale alle casse dello Stato" proprio mentre è in corso di conversione il decreto legge sulla spending review "rinnova al ministro la richiesta di sospendere la nomina di tutti i presunti idonei del concorso a dirigente scolastico in attesa dell'udienza del Tar Lazio del prossimo 22 novembre che riguarda oltre 8.000 ricorrenti".

Il sindacato ha infatti denunciato "l'irregolarità delle prove di preselezione in tema di correttezza dei quesiti e di gestione della procedura concorsuale e ha chiesto la rinnovazione dell'intera procedura".

A questo punto, si legge nella nota del sindacato di Marcello Pacifico, il più determinato nel percorrere la via dei ricorsi, "buon senso vorrebbe di congelare la nomina dei presunti vincitori che potrebbero essere bocciati dai tribunali della Repubblica. Lo avevamo detto più volte: questo concorso era da rifare. Speriamo che il ministro Profumo questa volta ci ascolti prima di programmare ulteriori tagli di spesa dovuti ai costi di un cattivo funzionamento della selezione dei dirigenti della scuola".

Altri sindacati e associazioni di dirigenti scolastici sembrano invece orientati a sollecitare soluzioni meno drastiche e che soprattutto consentano di effettuare, in condizioni di regolarità, la nomina del maggior numero possibile di dirigenti in tempo utile per il prossimo anno scolastico. 

Fonte: Tuttoscuola

Il concorso per diventare dirigente scolastico continua ad essere costellato da sentenze dei tribunali che ne minano seriamente la regolarità: a sostenerlo è l'associazione sindacale Anief, dopo che nelle ultime ore un altro grave errore procedurale è stato ravvisato dalla IV sezione del Tar della Lombardia, che ha annullato in via definitiva le due prove scritte del concorso poiché il "contenuto del cartoncino, contenente i dati anagrafici dei candidati" è risultato "agevolmente leggibile" violando di conseguenza "la garanzia dell'anonimato".

A fronte di questa sentenza la direzione regionale della Lombardia dovrebbe nelle prossime ore decidere di sospendere la nomina dei vincitori prevista per fine mese, spiega l'Anief. "La sospensione dovrebbe però partire dal ministro Profumo ed essere estesa per tutti i presunti idonei del concorso a dirigente scolastico - sostiene il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico - anche perché in caso contrario lo Stato, proprio mentre è in corso di conversione il decreto legge sulla spending review, rischierebbe un grave danno erariale. Sarebbe una decisione provvidenziale, almeno sino all'udienza fissata dal Tar Lazio del 22 novembre che riguarda 8.000 candidati ricorrenti".

L'Anief ricorda di aver "denunciato questo scenario più volte, prima al ministro Gelmini e poi al ministro Profumo: questo concorso è stato male organizzato e viziato da troppe distorsioni. Sin dalla pessima composizione e organizzazione delle prove preliminari, organizzate sulla base di un alto numero di quesiti scorretti. Dai Tar di Molise, Piemonte, Lazio, Umbria e Calabria sono arrivate sentenze che hanno accertato irregolarità. Tanto che da diversi parlamentari di diversi schieramenti sono pervenute interrogazioni sul tema".

"Per questo abbiamo chiesto da tempo la rinnovazione dell'intera procedura. A questo punto - conclude il presidente Pacifico - buon senso vorrebbe almeno di congelare la nomina di presunti vincitori, su cui pende sempre di più la spada di Damocle dei tribunali della repubblica".

Fonte: TMNews

Proposte di emendamento per stabilizzare precari, abolire trattenuta Enam, salvare professionalità di inidonei e ITP, garantire indennità di reggenza a vicari, aprire finestra su pensioni, salvare assegnazione provvisoria a neo-assunti e ferie dei precari, istituire albo dei ricercatori universitari, sfoltire processi in corso. Sono le 10 proposte dell'Anief per "risparmiare milioni di euro senza distruggere il merito". Il sindacato lancia anche un appello ai senatori della Repubblica perché le stesse proposte possano essere presentare, discusse ed approvate.

"A costo zero - spiega il sindacato - la ricetta per stabilizzare i precari della scuola che dopo tre anni continuano a essere chiamati come supplenti. La carriera è, infatti, bloccata per i colleghi di ruolo, perché non assumerli? Si risparmierebbero 8 milioni di euro per ogni denuncia di infrazione rispetto alle migliaia in corso". Ancora, "perché non obbligare gli ispettori o lo stesso personale della scuola a revisionare gratuitamente i conti, visto che già il Dsga deve preparare la relazione, il dirigente deve sostenere la contrattazione con le RSU, ed è sempre possibile sporgere denuncia alla magistratura contabile? Risparmi per altri 4 milioni di euro". E ancora, "perché costringere i docenti inidonei all'insegnamento per motivi di salute a non valorizzare la propria professionalità nelle biblioteche o ancora perché non consentire agli insegnanti tecnico-pratici di frequentare i TFA e riconvertirsi in altra classe di concorso in base al titolo di studio?".

Per non parlare, sottolinea il sindacato, dei risparmi dovuti alla riapertura dei concorsi per ricercatore, magari utilizzando personale specializzato da anni nella docenza e nella ricerca, senza coprire assegni milionari per associati o ordinari, come fanno in Europa. Ancora risparmi nati dalla volontà di non legiferare contro direttive comunitarie che assicurano la monetizzazione delle ferie non godute per malattie o altra ragione, e ancora risparmi per la liquidazione di enti i cui servizi non sono più dispensabili come quelli offerti dall'Enam. "E che dire - prosegue l'Anief - del caos presso le Corti del lavoro per ricorsi individuali che, sebbene riguardino procedure concorsuali, non sono più gestiti dal Tar Lazio in forma collettiva, con danni permanenti nelle tasche dei contribuenti?".

Nello spirito della legge vanno le proposte emendative preparate dall'Anief anche per garantire la mobilità del personale neo-assunto che si potrebbe ritrovare dal prossimo anno cassa-integrato o per lasciare andare in pensione quelle migliaia di colleghi che avevano iniziato il 1° settembre 2011 il loro ultimo anno di servizio o ancora "per non mortificare la professionalità dell'unica figura intermedia - quadro – del vicario, introdotta nell'amministrazione scolastica. Certo – dice il sindacato - sono tutte proposte orientate ai risparmi di spesa, ma sembrano poter migliorare il servizio, invece di distruggere la motivazione, il merito, l'abnegazione dei lavoratori della scuola, dirigenti, docenti o ata, comunque, sempre professionisti al servizio del cittadino".

Fonte: Tuttoscuola

Il sindacato Anief ha oggi consegnato al presidente della Commissione Istruzione del Senato i 10 emendamenti che andrebbero applicati al decreto legge sulla spending review, già approvato dal Cdm: si va dalla stabilizzazione dei precari all'abolizione della trattenuta Enam per i docenti delle elementari, dal salvataggio delle professionalità di inidonei e insegnanti di laboratorio al mantenimento dell'indennità di reggenza dei vice-presidi.

Si chiede poi di aprire una "finestra" sulle pensioni, di permettere l'assegnazione provvisoria anche ai neo-assunti e le ferie dei precari. Di istituire un albo dei ricercatori universitari e di sfoltire i processi in corso.

"La nostra è un 'ricetta' seria e su cui discutere - spiega Marcello Pacifico, presidente dell'Anief - perché la sua attuazione farebbe comunque risparmiare milioni di euro. Però senza distruggere la motivazione, il merito, l'abnegazione dei lavoratori della scuola, dirigenti, docenti o Ata: tutti professionisti al servizio dei cittadini, che invece il Governo continua a trattare come 'pacchi postali'.

Per queste ragioni, Anief lancia un appello ai senatori della Repubblica, perché le stesse proposte possano essere presentare, discusse ed approvate".

Fonte: Italpress 

Proposte di emendamento per stabilizzare precari, abolire trattenuta Enam, salvare professionalità di inidonei e ITP, garantire indennità di reggenza a vicari, aprire finestra su pensioni, salvare assegnazione provvisoria a neo-assunti e ferie dei precari, istituire albo dei ricercatori universitari, sfoltire processi in corso. Sono le 10 proposte dell'Anief per "risparmiare milioni di euro senza distruggere il merito". Il sindacato lancia anche un appello ai senatori della Repubblica perché le stesse proposte possano essere presentare, discusse ed approvate.

"A costo zero - spiega il sindacato - la ricetta per stabilizzare i precari della scuola che dopo tre anni continuano a essere chiamati come supplenti. La carriera è, infatti, bloccata per i colleghi di ruolo, perché non assumerli? Si risparmierebbero 8 milioni di euro per ogni denuncia di infrazione rispetto alle migliaia in corso". Ancora, "perché non obbligare gli ispettori o lo stesso personale della scuola a revisionare gratuitamente i conti, visto che già il Dsga deve preparare la relazione, il dirigente deve sostenere la contrattazione con le RSU, ed è sempre possibile sporgere denuncia alla magistratura contabile? Risparmi per altri 4 milioni di euro". E ancora, "perché costringere i docenti inidonei all'insegnamento per motivi di salute a non valorizzare la propria professionalità nelle biblioteche o ancora perché non consentire agli insegnanti tecnico-pratici di frequentare i TFA e riconvertirsi in altra classe di concorso in base al titolo di studio?".

Per non parlare, sottolinea il sindacato, dei risparmi dovuti alla riapertura dei concorsi per ricercatore, magari utilizzando personale specializzato da anni nella docenza e nella ricerca, senza coprire assegni milionari per associati o ordinari, come fanno in Europa. Ancora risparmi nati dalla volontà di non legiferare contro direttive comunitarie che assicurano la monetizzazione delle ferie non godute per malattie o altra ragione, e ancora risparmi per la liquidazione di enti i cui servizi non sono più dispensabili come quelli offerti dall'Enam.
"E che dire - prosegue l'Anief - del caos presso le Corti del lavoro per ricorsi individuali che, sebbene riguardino procedure concorsuali, non sono più gestiti dal Tar Lazio in forma collettiva, con danni permanenti nelle tasche dei contribuenti?".

Nello spirito della legge vanno le proposte emendative preparate dall'Anief anche per garantire la mobilità del personale neo-assunto che si potrebbe ritrovare dal prossimo anno cassa-integrato o per lasciare andare in pensione quelle migliaia di colleghi che avevano iniziato il 1° settembre 2011 il loro ultimo anno di servizio o ancora "per non mortificare la professionalità dell'unica figura intermedia - quadro - del vicario, introdotta nell'amministrazione scolastica. Certo - dice il sindacato - sono tutte proposte orientate ai risparmi di spesa, ma sembrano poter migliorare il servizio, invece di distruggere la motivazione, il merito, l'abnegazione dei lavoratori della scuola, dirigenti, docenti o ata, comunque, sempre professionisti al servizio del cittadino".

Fonte: TMNews 

La manovra del governo Monti è un insieme di tagli alla spesa sociale, all’istruzione e alla ricerca pubblica che provocherà la riduzione dei servizi, degli investimenti, dell’occupazione e dei diritti universali. Alla scuola vengono sottratti oltre 500 milioni di euro nei prossimi anni dopo i tagli epocali della Gelmini. Il transito nei profili ATA di circa 3.765 docenti inidonei e l’utilizzo in ambito provinciale dei docenti in esubero ha conseguenze gravissime perché, oltre a colpire la dignità e la professionalità di questi lavoratori, si licenziano 15 mila precari tra docenti ed ATA che hanno alle spalle anche 10 anni di lavoro”.

Saranno perciò “durissime” le iniziative di protesta che il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo, annuncia in previsione della riapertura delle scuole.

Il giudizio del sindacalista sulla parte della spending review che riguarda la ricerca e l’università pubblica è parimenti del tutto negativo per “l’aumento indiscriminato delle tasse universitarie, il blocco delle assunzioni, la soppressione dell’Inran, il taglio devastante dei fondi ordinari per la ricerca pubblica”.

La fine conclamata della concertazione, che secondo il premier Monti “ha generato i mali contro cui noi lottiamo e a causa dei quali i nostri figli non trovano facilmente lavoro”, vede i sindacati divisi, con la Cisl e la Uil che ne tentano una difesa di principio e la Cgil che sembra quasi riscoprire il gusto del conflitto in campo aperto.

All’interno della Cgil il sindacato guidato da Pantaleo sembra schierarsi sulle posizioni più battagliere e antimontiane, come mostra la sua esplicita richiesta “che a settembre venga proclamato uno sciopero generale su una piattaforma rivendicativa alternativa alle politiche devastanti del governo Monti che fanno aumentare disoccupazione, precarietà e disperazione sociale”.

Tempi duri dunque anche per il ministro Profumo, cui viene attribuita con crescente asprezza polemica una linea di sostanziale continuità con le politiche attuate dal suo predecessore Gelmini. Va detto peraltro che la durezza del leader della Flc-Cgil si deve in parte anche alla necessità per questo sindacato di fronteggiare l’attivismo di Cobas, Cub, Anief e altri movimenti di base e anche all’esigenza di mediare al proprio interno con le posizioni più intransigenti.

Fonte: Tuttoscuola

Dopo gli esiti non troppo lusinghieri delle elezioni per il rinnovo delle RSU, per il quale aveva investito risorse e impegno senza esclusione di colpi, l’Anief, il sindacato che in modo particolare ha preso a cuore la sorte dei precari operando attraverso impugnative e ricorsi davanti ai giudici del lavoro di mezza Italia, sembrava essersi dato una pausa di riflessione che poteva preludere ad un cambio di strategia: pochi e rari comunicati, attività informativa di routine e poco più, per mantenere vivo il rapporto con gli iscritti e conservare il più possibile intatta l’immagine pubblica.

Ma nelle ultime settimane la tradizionale linea strategica dell’Anief è ritornata più vivace che mai con proclami di vario genere e l’annuncio di una raffica di ricorsi contro i provvedimenti che hanno interessato il personale scolastico negli ultimi mesi e, in particolare, l’ultima settimana con la pubblicazione del decreto legge n. 95/2012 sulla spending review.

Prima però di partire con la batteria di ricorsi - l’arma sindacale preferita dall’Associazione - l’Anief ha fatto appello al Parlamento, chiamato ad approvare il decreto legge, perché accolga numerose richieste di modifica.

In caso contrario - ha comunicato l’Anief - la strada del ricorso sarà inevitabile per impedire cambi di profilo per il personale docente in esubero, inidoneo o tecnico-pratico, la cancellazione della qualifica vice-dirigenziale e dell’assegno mensile per le ferie non godute dal personale precario, il divieto di pensionamento con le vecchie regole.

Poiché la conversione in legge del decreto si avrà probabilmente prima della sospensione estiva dei lavori parlamentari senza comprendere, con molta probabilità, le richieste di modifica, si può prevedere che l’inizio del prossimo anno scolastico sarà accompagnato, ancora una volta, se ci sarà seguito da parte della gente di scuola, da una intensa campagna di ricorsi ai Tar e ai giudici del lavoro.

Fonte: Tuttoscuola

Il sindacato Anief rilancia la necessità di dare seguito alle 29.000 assunzioni programmate di docenti e Ata, l'Italia dei Valori lavora affinchè il reclutamento sia affidato alle Graduatorie ad esaurimento, senza il concorso.

Precari – Anief sostiene le ragioni dei manifestanti della scuola davanti Montecitorio: se non si vuole affossare la categoria, servono emendamenti alla spending review e le 29mila assunzioni programmate di docenti e Ata.

L’Anief ha già preso contatti con i parlamentari che dovranno esaminare il decreto legge di revisione della spesa: bisogna impedire a tutti i costi il ricollocamento d’ufficio del personale docente in esubero per utilizzarli su discipline che non conoscono e per le quali non sono tantomeno abilitati; occorre cancellare la norma che vuole obbligare i dirigenti a privare il personale precario di usufruire dell'assegno mensile delle ferie non godute; non si può impedire al personale che ha i requisiti di andare in pensione, cancellando così anche il naturale turn over tra i dipendenti.

L’Italia dei Valori da canto suo non si accontenterà finché il Governo e le forze politiche che lo stanno appoggiando non si adopereranno per varare un piano di assunzioni che porti al completo assorbimento, in tempi ragionevoli, delle graduatorie ad esaurimento come era stato promesso dalla legge 296/2006, ovvero dalla finanziaria che trasformava le graduatorie permanenti in graduatorie ad esaurimento. Si legge nel loro comunicato "Siamo dell’avviso infatti che bandire oggi un concorso per abilitati rappresenti una scelta irresponsabile nonché un espediente ipocrita, offensivo e antimeritocratico perché irrispettoso dei diritti faticosamente acquisiti dai docenti precari che hanno già ampiamente dimostrato la loro preparazione attraverso il superamento di prove concorsuali complesse ed articolate e la loro professionalità attraverso l’esercizio quotidiano delle loro capacità didattiche".

Fonte: Orizzonte Scuola

L'associazione sindacale Anief condivide le ragioni della manifestazione del 16 luglio dei precari della scuola davanti a palazzo Montecitorio.

L'Anief, che continua a chiedere che fine ha fatto il decreto interministeriale del 3 agosto 2011, attraverso cui anche quest'anno dovevano essere assunti 22 mila docenti e 7 mila Ata, ha già preso contatti con i parlamentari che dovranno esaminare il decreto legge di revisione della spesa. "È anche e soprattutto per i precari - spiega il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico - che stiamo presentando una serie di proposte emendative al decreto legge sulla spending review. Prima di tutto perché non si può sempre chiedere alla scuola di sacrificare risorse che in altri contesti si continuano tranquillamente a sprecare. In secondo luogo per garantire la giustizia sociale. E poi perché l'Anief ha tra i suoi motivi fondanti proprio la tutela dei precari della scuola: non possiamo quindi che condividere le ragioni che domani porteranno tanti lavoratori della scuola a scendere in piazza davanti a quegli stessi parlamentari che si apprestano a votare l'ennesima legge che vuole affossarli".

"Viene da sé che se questo decreto legge non verrà modificato - conclude il presidente del giovane sindacato - siamo pronti a una nuova stagione di ricorsi: sarà così il tribunale ad assicurare la parità di trattamento dei cittadini. Perché essere precario non significa non avere
diritti".

Fonte: Italpress 

L'Anief condivide le ragioni che domani, 16 luglio, porteranno i precari della scuola a manifestare a Roma davanti a palazzo Montecitorio: dopo tre anni di tagli a senso unico, durante i quali l'ex ministro Gelmini ha ridotto il personale docente e Ata di 150 mila posti, una pessima gestione delle graduatorie dei supplenti, l'applicazione di un dimensionamento incostituzionale che ha fatto perdere 2 mila scuole, dirigenti e amministrazioni, ci voleva il Governo dei tecnici per tirare fuori dal "cilindro" una spending review con dei provvedimenti mirati solo al risparmio e incurante dei delicati aspetti didattico-professionali dell'istruzione pubblica.

Il nostro sindacato - che continua a chiedere che fine ha fatto il decreto interministeriale del 3 agosto 2011, attraverso cui anche quest'anno dovevano essere assunti 22 mila docenti e 7 mila Ata - ha già preso contatti con i parlamentari che dovranno esaminare il decreto legge di revisione della spesa: bisogna impedire a tutti i costi il ricollocamento d'ufficio del personale docente in esubero per utilizzarli su discipline che non conoscono e per la quali non sono tantomeno abilitati; occorre cancellare la norma che vuole obbligare i dirigenti a privare il personale precario di usufruire dell'assegno mensile delle ferie non godute; non si può impedire al personale che ha i requisiti di andare in pensione, cancellando così anche il naturale turn over tra i dipendenti.

"È anche e soprattutto per i precari - spiega il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico - che stiamo presentando una serie di proposte emendative al decreto legge sulla spending review.
Prima di tutto perché non si può sempre chiedere alla scuola di sacrificare risorse che in altri contesti si continuano tranquillamente a sprecare. In secondo luogo per garantire la giustizia sociale. E poi perché l'Anief ha tra i suoi motivi fondanti proprio la tutela dei precari della scuola: non possiamo quindi che condividere le ragioni che domani porteranno tanti lavoratori della scuola a scendere in piazza davanti a quegli stessi parlamentari che si apprestano a votare l'ennesima legge che vuole affossarli".

"Viene da sé che se questo decreto legge non verrà modificato - conclude il presidente del giovane sindacato - siamo pronti a una nuova stagione di ricorsi: sarà così il tribunale ad assicurare la parità di trattamento dei cittadini. Perché essere precario non significa non avere diritti".

Fonte: TMNews

Sale l’interesse per la manifestazione del 16 luglio organizzata dal Cps: no alle riconversioni, al concorso-truffa e all’abbandono dei precari storici. Anche il Cip rivendica il piano triennale di assunzioni previsto dal decreto sviluppo. Sostegno dal PdCI di Taranto: rischiano pure i docenti che formano il personale della Marina Militare.

Mentre si allunga la lista delle adesioni alla manifestazione di lunedì 16 luglio davanti a Montecitorio, anche la Flc-Cgil ha detto che sarà presente, il Coordinamento precari scuola’ ha messo a fuoco i motivi della protesta: il personale non di ruolo della scuola ritiene che “i nuovi 16.000 tagli previsti dalla spending review” non sono “altro che l'ennesima manovra ammazza-precari”. La manovra del Governo, in via di approvazione definitiva dopo il via libera del Consiglio dei ministri della settimana scorsa, chiederebbe “nuovi, inaccettabili e insopportabili sacrifici per i lavoratori della scuola, i docenti, gli Ata, i tecnici di laboratorio, i collaboratori scolastici. Il governo – sostengono dal Cps - umilia i docenti precari da anni o da lustri in servizio nelle scuole e in attesa nelle Graduatorie ad esaurimento, con la proposta oscena di un assurdo e ridicolo ‘concorso’ a cattedre inesistenti” e ricollocando in modo forzato migliaia di esuberi.

In barba al ‘merito’ tanto strombazzato e alla ‘qualità’ che dicono di voler promuovere creando squallide gerarchie tra docenti all'interno delle scuole – continuano i precari - stanno riconvertendo sul sostegno i docenti in esubero, violando i diritti dei disabili, e hanno stabilito che i soprannumerari, vittime dei tagli, vadano a insegnare materie nelle quali non sono abilitati”.

Dal Cps giunge un rifiuto netto a partecipare ai prossimi concorsi pubblici: i precari sostengono che non si faranno “selezionare di nuovo, con tutti i titoli e l'esperienza che abbiamo, perché questo significherebbe negare la validità delle graduatorie” e “gettare via una vita intera di sacrifici”.

Annunciano, quindi, che durante la manifestazione del 16 luglio, concentreranno la loro contestazione si alcuni punti ritenuti imprescindibili: “no alle riconversioni, no alla mortificazione del concorso-truffa, non al tradimento delle aspettative dei precari storici”. Chiederanno a gran voce, infine, la conferma delle immissioni in ruolo su tutti i posti vacanti, come previsto dal decreto interministeriale del 03 agosto del 2011. “Pretendiamo – conclude il Cps – il rispetto del piano triennale di assunzioni e della nostra dignità”.

Sostegno al Cps è arrivato anche da una delle associazioni storiche dei precari: i‘Comitati insegnanti precari’ hanno detto di condividere in pieno “le ragioni della manifestazione di protesta del 16 luglio contro la politica governativa in materia di istruzione e precariato. Ancora una volta – fa sapere l’organizzazione guidata Elena La Gioia - i docenti precari sono centrifugati in piena estate in un carosello di dichiarazioni e illazioni destabilizzanti, quando invece il personale della scuola necessita di una gestione ordinata e coerente a beneficio dell'intero sistema scolastico”. Dopo l'Anief, anche il Cip esterna preoccupazioni per la possibile mancata “applicazione del piano triennale di assunzioni previsto dal decreto sviluppo”, per “il falso rimedio del concorso al problema reale del reclutamento”, ma anche “al progetto di abuso di mobilità professionale a discapito di quanti sono in attesa di sistemazione definitiva da più lungo tempo”.

Solidarietà all’iniziativa è giunta anche dal PdCI di Taranto, che nel sostenere “la protesta dei lavoratori della scuola e della formazione pubblica” ha ricordato che anche “i docenti dei corsi per la formazione del personale della Marina Militare rischiano il licenziamento o una fortissima decurtazione delle ore di servizio”. Il partito pugliese fa sapere che “questi docenti, alcuni dei quali in servizio da 30 anni, hanno deciso lo stato d’agitazione”. Venerdì 13 luglio hanno già svolto anche due sit-in: il primo a San Vito, davanti l’ingresso principale delle scuole, il secondo davanti la sede dell’ammiragliato.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Il sindacato Anief chiede che sul fronte scuola il decreto "spending review" sia modificato, "in caso contrario - avverte - la strada del ricorso sarà inevitabile per impedire cambi di profilo per il personale docente in esubero, inidoneo o tecnico-pratico, la cancellazione della qualifica vice-dirigenziale e dell'assegno mensile per le ferie non godute dal personale precario, il divieto di pensionamento con le vecchie regole".

"È giusto - sottolinea Anief - che una seria organizzazione sindacale e professionale, prima di annunciare ricorsi al giudice del lavoro o al tribunale amministrativo per riconoscere diritti palesemente violati, tenti il dialogo con le istituzioni cosi da assicurare giustizia ed equità". Ma "non vi è alcuna ragionevolezza nel cambiare il profilo professionale di personale impiegato per esercitare la funzione docente e nel liquidarlo come una zavorra da collocare in qualsiasi altra funzione senza la dovuta riconversione, quasi fosse un pacco postale. Né si scorge la stessa equità nel privare 150mila precari della scuola delle ferie non godute durante l'anno scolastico trascorso perché non concesse dai loro dirigenti con la scusa della continuità didattica, e tuttavia da monetizzare entro il prossimo dicembre".

Stessa critica arriva riguardo "l'intervento per abolire la figura di sistema della vice-dirigenza così da evitare i processi sulle indennità di reggenza o ancora della continua perseguibile dimenticanza del personale della scuola che ha maturato i vecchi requisiti per andare in pensione nell'anno corrente". Per questo - annuncia l'Anief - chiederemo emendamenti specifici ai parlamentari che hanno ancora a cuore la giustizia sociale". E - conclude il sindacato - "se non riusciremo a cambiare il decreto, siamo pronti a una nuova stagione di ricorsi perché il tribunale assicuri la parità di trattamento dei cittadini, tuteli i diritti quesiti e promuova il merito contro ogni logica distruttiva del nostro convivere civile imposta dagli speculatori finanziari".

Fonte: TMNews 

Il ministro Riccardi esce da Palazzo Chigi ottimista: «Dall'incontro con le parti sociali ci aspettiamo molto, spero che la nostra linea sia condivisa». Meno concilianti i sindacati, quando si parla di spending review di cui andranno a discutere oggi con il governo: i leader di Uil e Cisl, Angeletti e Bonanni hanno già minacciato lo sciopero generale, tra le proteste di alcuni esponenti del Pdl.

L'appuntamento con le parti sociali è alle nove; a seguire un faccia a faccia con Regioni, Province e Comuni. Obiettivo, arrivare a scrivere il decreto sulla revisione della spesa pubblica per un Consiglio dei ministri da svolgersi giovedì pomeriggio o venerdì.

Ieri riunioni tra il premier Monti e i ministri. Si parla di una cifra come minimo di cinque miliardi (4,2 sono necessari per evitare l'aumento dell'Iva in autunno), ma potrebbe arrivare anche a sette-otto, da recuperare tra le pieghe degli sprechi, di cui una parte andrebbe ai terremotati e a rifinanziare le missioni internazionali.

In parallelo, ieri sera a Palazzo Chigi, si è ragionato anche sulla proposta avanzata dal Tesoro di bloccare sino a fine 2013 tutti gli aumenti tariffari di acqua, luce, gas, autostrade e tlc. Si tratta di una proposta che può fare contenti i sindacati che la sollecitano da tempo ma che trova contrario il ministro dello Sviluppo economico.

Secondo Corrado Passera da un lato i prezzi, in particolare quelli del settore energetico, starebbero scendendo, dall'altro si tratterebbe di un provvedimento dirigista che potrebbe avere un effetto boomerang sulla credibilità dell'Italia.

L'ipotesi è che il Consiglio dei ministri vari un primo decreto di tagli alle spese a valere sul 2012, per poi dedicarsi a un secondo provvedimento più «strutturale» lungo l'estate, per rafforzare gli interventi sugli anni 2013-2014.

Bisogna però capirsi su cosa si intenda per sprechi: «Non è accettabile toccare il sociale», ammonisce il segretario del Pd, Pierluigi Bersani; «no alla riduzione della spesa sociale e ai tagli alla sanità», raccomanda Di Pietro, mentre dal Pdl l'ex ministra Mara Carfagna insorge «no ai tagli al welfare, quello vero».

Di ipotesi su dove tagliare in questi giorni ne sono girate molte: quali saranno le ricette scelte dal governo dipende anche dall'esito degli incontri di oggi. Dall'idea di prepensionare migliaia di persone derogando alla riforma Fornero all'abbassamento dell'importo dei buoni pasto alla possibilità di rinviare il pagamento della tredicesima, sono molti gli interventi presi in considerazione.

L'area su cui pare più vicino l'accordo è la sanità: un comparto che dovrebbe portare la bellezza di 9,5 miliardi di risparmi in tre anni, 1,3-1,4 solo nel 2012, da garantirsi attraverso vari interventi, dalla riduzione del tetto della spesa farmaceutica ai risparmi dati da farmaci a cui scade il brevetto. Più difficile invece trovare un accordo digeribile sulla spinosa questione del taglio del numero di tribunali, procure e uffici giudiziari.

In agitazione i sindacati: non «facimme ammuina», raccomanda Bonanni, «cioè tutto si muove per non far succedere niente». Furibondi in particolare i rappresentanti dei dirigenti pubblici, di cui è previsto un taglio del 20 per cento, che denunciano di non essere stati invitati al tavolo: «Inevitabile l'avvio di una nuova stagione di mobilitazione e di sicuri contenziosi», assicura Marcello Pacifico, presidente dell'Anief. Ma altrettanto preoccupati sono Regioni ed enti locali: «Si può intervenire dove è possibile, ma toccare il welfare e in particolare la sanità è veramente difficile», sbotta il governatore della Campania, Stefano Caldoro.

L'Unione delle province s'è data appuntamento per una riunione mercoledì: sono a rischio vari capoluoghi. «Piena disponibilità di ciascuno a fare la propria parte - garantisce il presidente, Giuseppe Castiglione - cosa diversa è se si trasforma l'ennesima manovra di tagli alle Province e agli enti locali».

Fonte: La Stampa

"Quello che il Governo sta chiedendo al personale della scuola, attraverso la spending review, è un prezzo troppo alto: a questo punto solo delle modifiche al testo da attuare in Parlamento possono ristabilire equità . E se ciò non dovesse accadere ricorreremo in tribunale". A sostenerlo, in una nota, è il sindacato Anief, che in queste ore sta prendendo contatti con i parlamentari perché si attivino per impedire l'attuazione di provvedimenti fuori ogni logica.

Questi i punti del decreto che il sindacato contrasterà sino all'ultimo: la trasformazione d'ufficio in impiegati dei docenti in esubero, degli inidonei e dei tecnico-pratici, senza la dovuta riconversione quasi fossero dei pacchi postali e non degli insegnanti della scuola pubblica; la cancellazione di fatto della qualifica vice-dirigenziale e delle indennità di reggenza; l'abolizione dell'assegno mensile per le ferie non godute dal personale precario; il divieto di pensionamento nei confronti di chi, lavorando sino al prossimo 31 agosto, con i vecchi requisiti avrebbe potuto lasciare il lavoro nell'anno corrente.

Secondo il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico, "non vi è alcuna ragionevolezza nell'applicare queste disposizioni. È allora giusto che una seria organizzazione sindacale e professionale, prima di annunciare ricorsi al giudice del lavoro o al tribunale amministrativo per riconoscere diritti palesemente violati, tenti il dialogo con le istituzioni così da assicurare giustizia ed equità". "Chiederemo emendamenti specifici ai parlamentari che hanno ancora a cuore la giustizia sociale. Se non riusciremo a cambiare il decreto - continua Pacifico - siamo pronti a una nuova stagione di ricorsi. Sarà così il tribunale ad assicurare la parità di trattamento dei cittadini, di tuteli dei diritti quesiti e di promozione del merito".

Fonte: Italpress 

"Quello che il Governo sta chiedendo al personale della scuola, attraverso la spending review, è un prezzo troppo alto: a questo punto solo delle modifiche al testo da attuare in Parlamento possono ristabilire equità. E se ciò non dovesse accadere ricorreremo in tribunale. A sostenerlo è il sindacato Anief, che in queste ore sta prendendo contatti con i parlamentari perché si attivino per impedire l’attuazione di provvedimenti fuori ogni logica.

Questi i punti del decreto che il sindacato contrasterà sino all’ultimo: la trasformazione d’ufficio in impiegati dei docenti in esubero, degli inidonei e dei tecnico-pratici, senza la dovuta riconversione quasi fossero dei pacchi postali e non degli insegnanti della scuola pubblica; la cancellazione di fatto della qualifica vice-dirigenziale e delle indennità di reggenza; l’abolizione dell’assegno mensile per le ferie non godute dal personale precario; il divieto di pensionamento nei confronti di chi, lavorando sino al prossimo 31 agosto, con i vecchi requisiti avrebbe potuto lasciare il lavoro nell’anno corrente".

Secondo il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, “non vi è alcuna ragionevolezza nell’applicare queste disposizioni. È allora giusto che una seria organizzazione sindacale e professionale, prima di annunciare ricorsi al giudice del lavoro o al tribunale amministrativo per riconoscere diritti palesemente violati, tenti il dialogo con le istituzioni così da assicurare giustizia ed equità”.

“Chiederemo emendamenti specifici ai parlamentari che hanno ancora a cuore la giustizia sociale. Se non riusciremo a cambiare il decreto – continua il presidente dell’Anief - siamo pronti a una nuova stagione di ricorsi. Sarà così il tribunale ad assicurare la parità di trattamento dei cittadini, a tutela dei diritti quesiti e di promozione del merito. Superando – conclude Pacifico - ogni logica distruttiva del nostro convivere civile imposta dai speculatori finanziari”.

Fonte: AgenParl

Quello che il Governo sta chiedendo al personale della scuola, attraverso la spending review, è un prezzo troppo alto: a questo punto solo delle modifiche al testo da attuare in Parlamento possono ristabilire equità. E se ciò non  dovesse accadere ricorreremo in tribunale”. A sostenerlo è il sindacato Anief, che in queste ore sta prendendo contatti con i parlamentari perché si attivino per impedire l'attuazione di provvedimenti fuori ogni logica.

In particolare il sindacato contesta, e annuncia battaglia  sulla “trasformazione d'ufficio in impiegati dei docenti in esubero, degli inidonei e dei tecnico-pratici, senza la dovuta riconversione quasi fossero dei pacchi postali e non degli insegnanti della scuola pubblica; la cancellazione di fatto della qualifica vice-dirigenziale e delle indennità di reggenza; l'abolizione dell'assegno mensile per le ferie non godute dal personale precario; il divieto di pensionamento nei confronti di chi, lavorando sino al prossimo 31 agosto, con i vecchi requisiti avrebbe potuto lasciare il lavoro nell'anno corrente”.

Secondo il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico, “non vi è alcuna ragionevolezza nell'applicare queste disposizioni. È allora giusto che una seria organizzazione sindacale e professionale, prima di annunciare ricorsi al giudice del lavoro o al tribunale amministrativo per riconoscere diritti palesemente violati, tenti il dialogo con le istituzioni così da assicurare giustizia ed equità”.

Chiederemo emendamenti specifici ai parlamentari che hanno ancora a cuore la giustizia sociale. Se non riusciremo a cambiare il decreto - continua il presidente dell'Anief - siamo pronti a una nuova stagione di ricorsi. Sarà così il tribunale ad assicurare la parità di trattamento dei cittadini, a tutela dei diritti acquisiti e di promozione del merito”.

Fonte: Tuttoscuola

Dopo la Flc-Cgil, pure la Uil si muove per modificare il piano di revisione di spesa: prima di trasformare in Ata gli Itp C/555 e C/999 verificare titoli o alternative, i soprannumerari utilizzabili su ‘reti’ provinciali di scuole, con 400 tagli i corsi all’estero a rischio. Anche l’Anief si attiva: i prof di troppo non sono pacchi postali, i vice-dirigenti meritano rispetto, l’assegno delle ferie ai precari non si tocca.

Dopo la Flc-Cgil, anche gli altri sindacati si stanno muovendo per farsi promotori di emendamenti, da presentare nei confronti del Governo e dei gruppi parlamentari, sulla parte riguardante la scuola contenuta nel decreto legge sulla spending review e sul conseguente decreto interministeriale applicativo. Delle proposte sindacali se ne è già parlato durante l’incontro svolto tra i rappresentanti dei lavoratori e i dirigenti del Miur, il 12 luglio al ministero dell’Istruzione, durante il quale l’amministrazione ha presentato sia l’esigenza della ristrettezza dei tempi di attuazione dei provvedimenti, sia le indicazioni da parte del Governo di applicarli alla lettera.

Secondo la Uil, presente all’incontro ,“l’articolato del decreto approvato dal governo non tiene conto appieno della complessità e dell’atipicità della scuola, limitandosi a tagli lineari. Infatti – continua il sindacato - con la previsione del passaggio di tutto il personale docente inidoneo nei profili del personale Ata si rappresenta l’incapacità del governo di gestire, così come previsto dalla precedente legge, il passaggio di detto personale negli altri comparti della pubblica amministrazione, attraverso la mobilità intercompartimentale, al di là di ogni considerazione delle professionalità del personale coinvolto”.

E lo stesso vale, sempre per l’organizzazione guidata da Massimo Di Menna, per quanto riguarda le classi di concorso C/555 e C/999, destinato a passare d'ufficio tra gli Ata: per salvaguardare questo personale tecnico pratico “la Uil, pur non condividendo né il metodo né il merito del provvedimento, ha chiesto modifiche sostanziali sul provvedimento e avanzato le seguenti proposte: verificare i titoli di studio posseduti e consentire i passaggi di ruolo nell’area docente; verificare la possibilità di diverso utilizzo e di riconversione professionale; riapertura dei termini per il diritto a trattamento di pensione per il personale già in possesso dei requisiti previsti; interventi di accompagnamento al trattamento pensionistico”.

Tra gli emendamenti preparati dalla Uil c’è anche una modifica sostanziale a quello riguardante l’utilizzo del personale docente in esubero: il sindacato ha proposto che, “sulla base di un piano predisposto dall’Ufficio scolastico regionale, sia disposto l’utilizzo di detto personale su ‘reti’ di scuole a livello provinciale, al fine di limitarne l’utilizzo rispetto all’intera provincia”.

Modifiche sono state richieste anche sul punto che riguarda la riduzione del contingente scolastico all'estero di 400 docenti, prevista nei prossimo quattro anni: secondo la Uil questa manovra porrebbe in pericolo “il funzionamento delle scuole italiane all'estero, messo in seria difficoltà dal rischio che le scelte sui tagli, basati esclusivamente sui rientri del personale che termina il mandato, possano privare, già dal prossimo anno scolastico, le nostre scuole più prestigiose nel mondo degli insegnamenti più importanti.

Anche secondo l’Anief quello che il Governo sta chiedendo al personale della scuola, attraverso la spending review, è un prezzo troppo alto: “a questo punto solo delle modifiche al testo da attuare in Parlamento – ha scritto il sindacato autonomo - possono ristabilire equità. E se ciò non dovesse accadere ricorreremo in tribunale”. Non tutti i punti su cui l’Anief chiederà modifiche sono quelli già indicati dagli altri sindacati: oltre al no alla trasformazione d’ufficio in impiegati dei docenti in esubero, degli inidonei e dei tecnico-pratici, "senza la dovuta riconversione quasi fossero dei pacchi postali", il sindacato degli educatori in formazione ha lamentato "la cancellazione di fatto della qualifica vice-dirigenziale e delle indennità di reggenza". Emendamenti arriveranno anche "sull’abolizione dell’assegno mensile per le ferie non godute dal personale precario" e sul "divieto di pensionamento nei confronti di chi, lavorando sino al prossimo 31 agosto, con i vecchi requisiti avrebbe potuto lasciare il lavoro nell’anno corrente".

Secondo il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, “non vi è alcuna ragionevolezza nell’applicare queste disposizioni. È allora giusto che una seria organizzazione sindacale e professionale, prima di annunciare ricorsi al giudice del lavoro o al tribunale amministrativo per riconoscere diritti palesemente violati, tenti il dialogo con le istituzioni così da assicurare giustizia ed equità”.

Fonte: Tecnica della Scuola

"Contro la disoccupazione basta abuso contratti a termine. Per invertire la tendenza stop a tagli, sblocco concorsi e turn over": a dettare questa linea è il sindacato Anief.

"Nelle ultime ore - spiega l'Anief - abbiamo recepito importanti statistiche, formulate prima dall'Ocse e poi dalla Cgia di Mestre, che ci confermano quanto in Italia il dramma della disoccupazione stia assumendo proporzioni sempre più preoccupanti. Con la scuola che detiene il primato di precari tra la pubblica amministrazione: assieme alla sanità si è toccato il record di 514.814 dipendenti a tempo determinato".

"Ormai è un dato di fatto - dichiara Marcello Pacifico, presidente dell'Anief e delegato dalla Confedir Mit-Pa ai direttivi, quadri e alte professionalità - che stiamo andando verso un vistoso peggioramento: un giovane italiano su due è precario e con le riforme in atto, con i licenziamenti che diventeranno sempre più facili da realizzare, la situazione si aggraverà. L'unico rimedio è sbloccare il prima possibile le assunzioni".

Il sindacato invece "deve prendere atto che si sta procedendo con provvedimenti che vanno verso la direzione opposta: mentre la spending review approvata dal Consiglio dei ministri si concentra su ulteriori 30 mila tagli, dopo i 300 mila sottratti al pubblico impiego negli ultimi 6 anni, il blocco dei concorsi e del turn over faranno schizzare la disoccupazione al 12 per cento".

"Nella scuola - sottolinea Pacifico - la situazione è ancora peggiore, perché si continua ad abusare dei contratti a termine nei confronti di quei precari che a forza di aspettare il loro turno giovani non sono più, visto che l'età media delle immissioni in ruolo supera i 40 anni. È ovvio che di fronte al blocco delle assunzioni anche l'economia si ferma, con il conseguente stallo dei consumi, come si avverte anche in questi giorni di saldi estivi". Per il presidente dell'Anief non ci sono altre possibilità: "piuttosto che incentivare il precariato, il governo deve cambiare rotta e intervenire al più presto per migliorare i servizi della pubblica amministrazione".

Fonte: TMNews

''Non ci sono altre possibilità: piuttosto che incentivare il precariato, il governo deve cambiare rotta e intervenire al più presto per migliorare i servizi della pubblica amministrazione''. È quanto comunica in una nota Marcello Pacifico, presidente dell'Anief.

I dati Ocse confermano quanto in Italia il dramma della disoccupazione stia assumendo proporzioni sempre più preoccupanti. L'Ocse ci ha detto che ''la disoccupazione ha ripreso a salire negli ultimi tre trimestri, superando il 10 per cento e potrebbe aumentare ulteriormente nel 2013'' e che i nostri giovani fino a 24 anni not in employment, education or training (senza scuola o occupazione) sono ormai il 20%, il peggior dato tra i Paesi industrializzati dopo Messico e Turchia. Come se non bastasse, la Cgia di Mestre ci ha ricordato che ''la più alta concentrazione di lavoratori precari italiani è nel pubblico impiego. Infatti, nella scuola e nella sanità ne troviamo 514.814''.

Secondo Pacifico anche ''dal punto di vista occupazionale è un dato di fatto accertato che stiamo andando verso un vistoso peggioramento: un giovane italiano su due è precario e con le riforme in atto, con i licenziamenti che diventeranno sempre più facili da realizzare, la situazione si aggraverà. Bisogna quindi subito sbloccare le assunzioni''.

''Il sindacato -prosegue - deve invece prendere atto che si sta procedendo con provvedimenti che vanno verso la direzione opposta. Mentre la spending review approvata dal Consiglio dei ministri si concentra su ulteriori 30 mila tagli, dopo i 300 mila sottratti al pubblico impiego negli ultimi 6 anni, il blocco dei concorsi e del turn over faranno schizzare la disoccupazione al 12 per cento.

''Nella scuola - sottolinea Pacifico - la situazione è ancora peggiore, perché si continua ad abusare dei contratti a termine nei confronti di quei precari che a forza di aspettare il loro turno giovani non sono più, visto che l'età media delle immissioni in ruolo supera i 40 anni. È ovvio che di fronte al blocco delle assunzioni anche l'economia si ferma, con il conseguente stallo dei consumi, come si avverte anche in questi giorni di saldi estivi''.

Fonte: Agenzia Asca

A seguito del reimpiego forzato di soprannumerari, inidonei ed Itp. Rimarranno senza contratto anche gli annuali “storici”: calpestati i diritti acquisiti in anni di sacrifici. La Cgil chiama tutti a raccolta: a settembre sciopero generale. E l’Anief chiede che fine ha fatto il decreto delle assunzioni per l’a.s. 2012/13.

La razionalizzazione delle spese della macchina pubblica sta scontentando molte categorie di lavoratori dipendenti. Ve ne è però solo una che rischierà seriamente di rimanere senza impiego: quella dei precari. Stavolta anche quelli di lungo corso. E nella scuola più che in altri comparti. Il reimpiego forzato dei soprannumerari, degli inidonei e degli ex dipendenti degli enti locali (ancora per poco tempo Itp e presto Ata) comporterà, infatti, la copertura di posti attualmente destinati al personale non di ruolo. Che, per forza di cose, rimarrà a bocca asciutta. Almeno per quanto riguarda le supplenze annuali.

I precari se ne sono subito resi conto. Si sono già visti, hanno parlato. E sono giunti ad una conclusione. Di far sentire la loro voce. Lo faranno lunedì prossimo, il 16 luglio, davanti a Montecitorio. E non solo per opporsi alla spending review.

La nuova stangata del Governo Monti – scrivono in un comunicato unitario - taglia altri 16.000 posti! La Scuola pubblica e statale agonizza! Eppure, il ministro Profumo annuncia il bando di un ridicolo concorso a cattedre inesistenti, destinato, paradossalmente, anche ai docenti già abilitati, carichi di titoli culturali e di servizio, che stazionano nelle Graduatorie ad Esaurimento da anni, in attesa di stabilizzazione”.

Sostengono che siamo di fronte all’ennesimo “atto illegittimo ed offensivo, che comporta “spreco di denaro pubblico e calpesta i diritti acquisiti in anni di sacrifici”. I precari dicono quindi di essere “stanchi di provocazioni e vessazioni”, e che “pretendono l’immediata immissione in ruolo, dalle Graduatorie di merito e ad esaurimento esistenti, su tutti i posti disponibili, nel rispetto del Piano Triennale di assunzioni, il rifinanziamento della scuola, cui continuano ad essere sottratte risorse, e il rispetto della dignità professionale dei docenti, umiliati da riconversioni frettolose e aberranti, come quella prevista per i docenti in esubero impiegati sul sostegno, con violazione dei diritti dei disabili, o come quella che prevede l’impiego di docenti soprannumerari per l’insegnamento di materie per cui non posseggono titolo abilitante, in spregio alla tanto strombazzata ‘qualità’ e ‘meritocrazia’. La scuola – concludono – non è un’azienda, né un discount”.

Anche la Flc-Cgil ritiene alto il numero di precari “storici” che a settembre non avranno la riconferma: secondo il segretario, Mimmo Pantaleo, “il Governo Monti licenzia con la spending review 15 mila precari della scuola tra docenti ed Ata che hanno alle spalle anche 10 anni di lavoro”. Una disposizione che assieme alle altre decise dall’esecutivo provocherebbe “un insieme di tagli alla spesa sociale con un evidente carattere depressivo che colpirà ancora una volta i ceti più deboli pur di salvaguardare gli interessi della speculazione e dei mercati finanziari”. Il sindacato, quindi, non starà a guardare: “risponderemo da subito con iniziative di lotta e senza cambiamenti radicali alla manovra siamo pronti ad iniziative durissime fin dall’apertura del nuovo anno scolastico”. Da Pantaleo c’è anche la richiesta agli altri sindacati ti incrociare le braccia e scendere in piazza assieme: “ritengo necessario che a settembre venga proclamato uno sciopero generale su una piattaforma rivendicativa alternativa alle politiche devastanti del Governo Monti che fanno aumentare disoccupazione, precarietà e disperazione sociale”.

Intanto, sempre in difesa dei precari, l’Anief è preoccupata per il silenzio sulla seconda tranche di assunzioni in ruolo, da attuare nelle prossime settimane, decisa un anno fadal Parlamento: “non vi è alcuna notizia – scrive il sindacato - del decreto autorizzatorio delle assunzioni per l’a. s. 2012-2013”. Per l’Anief, insomma, c’è il rischio fondato che ildecreto interministeriale del 3 agosto 2011, potrebbe non avere seguito.  Dopo il taglio di 200.000 posti di lavoro avvenuto negli ultimi sei anni e la promessa di 300.000 nuove assunzioni – dice il presidente, Marcello Pacifico - è arrivato il momento di dire basta a chi prende in giro i lavoratori della scuola. Si dovrebbero stabilizzare tutti i precari della scuola; almeno, buon senso vorrebbe che si procedesse all’assunzione immediata di 30.000 unità subito per coprire una parte dei posti vacanti e disponibili già individuati dal Miur.

Fonte: Tecnica della Scuola

"Questi tagli uccidono il merito e creano solo disservizi": così il sindacato Anief commenta l'impatto della Spending review sulla scuola.

Scompare la figura del vicario proprio mentre si tagliano migliaia di dirigenze; gli insegnanti di laboratorio diventano bidelli; la pulizia delle scuole affidata sempre più alle cooperative private: "È una politica sbagliata: così si producono solo danni all'erario e si mortifica l'intelligenza e la competenza dei lavoratori", sottolinea l'Anief, avvertendo: "Con un solo provvedimento vengono spazzate via delle professionalità che per decenni hanno mantenuto alto il valore della scuola italiana, trascurando il fatto che privandosi delle loro competenze la qualità della nostra istruzione non potrà che ridursi inesorabilmente".

"Tra le disposizioni previste per attuare la spending review - dichiara Marcello Pacifico, presidente dell'Anief - ce ne sono alcune che ci lasciano davvero sconcertati. Viene, ad esempio, mortificata la figura del vicario, proprio mentre migliaia di istituti sono tenuti in mano da loro dopo che tanti dirigenti scolastici sono stati tagliati dal dimensionamento. Viene svilita la professionalità degli insegnanti tecnico pratici e dei docenti inidonei, relegati su ruoli che non hanno più a che vedere con l'insegnamento. Viene inoltre cancellato un posto su due di collaboratore scolastico, affidandosi a privati senza alcuna esperienza nel settore".

L'Anief definisce "inaccettabile" che il governo decida di "uccidere" il ruolo di vice-dirigente, "di cui pure si avvertiva la necessità, sia nelle ipotesi di carriera del personale docente, sia nella sempre più difficile gestione della scuola autonoma appesantita di recente dal taglio di 2mila dirigenze.

Questa operazione viene peraltro a realizzarsi a pochi giorni di distanza dalla nostra presentazione in vari tribunali dei ricorsi per la corresponsione delle indennità dovute".

Viene inoltre - prosegue L'Anief - "sconvolta" la divisione, prevista dal Ccnl, tra docenti e Ata, "Ignorando del tutto titoli e competenze didattiche acquisite dagli insegnanti, vengono attribuiti in modo coatto degli incarichi impiegatizi proprio nel momento in cui allo stesso precariato della scuola viene negata la stabilizzazione". E con il raddoppio dell'assegnazione dei contratti con le cooperative dei servizi esterne alle scuole, "vengono presi in giro i collaboratori scolastici che hanno assicurato in questi anni l'apertura e la sorveglianza delle scuole. Ciò avviene proprio mentre l'Unione Europea è in procinto di sanzionare l'Italia per l'abuso dei contratti a termine".

"Se l'ex ministro Gelmini sentiva il bisogno di avere in Italia un maggior numero di carabinieri piuttosto che di bidelli - sottolinea Pacifico - il ministro Profumo non sembra avere per i collaboratori scolastici molta più considerazione". "E' questa la scuola del merito? Di sicuro gli italiani non meritano questa scuola", conclude l'Anief, ricordando che questo "nuovo attacco all'istruzione pubblica", arriva "dopo che negli ultimi anni sono stati tagliati 200mila posti, si è abusato del precariato, sono stati 'congelati' i contratti e gli aumenti di stipendio, cancellando anche il principio di tutela del merito che dovrebbe orientare la nuova gestione della pubblica amministrazione".

"Nella nostra scuola ormai - conclude il presidente dell'Anief - non si comprende più chi deve fare e cosa. Gli italiani, gli studenti e le famiglie non meritano tutto questo. Chiederemo al Parlamento almeno di modificare delle norme che solo apparentemente producono risparmi. Ma che alla lunga produrranno danni all'erario. E mortificheranno l'intelligenza e le competenze di coloro che attraverso il lavoro quotidiano hanno sino ad oggi permesso il regolare e proficuo funzionamento dei nostri istituti".

Fonte: TMNews 

È previsto dalla manovra di risparmio della spesa pubblica approvata dal Cdm. Introdotta pure l’utilizzazione dei docenti privi di titolarità su materie affini: non servirà l’abilitazione. E diventeranno Ata tutti gli appartenenti alla C999 e C555. Sindacati imbufaliti.

Non erano infondate le indiscrezioni sull'utilizzo coatto del personale soprannumerario della scuola, previsto nella manovra di risparmio della spesa pubblica approvata dal Consiglio dei ministri.

Nel testo approvato dal Governo si prevede che il personale “in esubero nella propria classe di concorso nella provincia in cui presta servizio, è assegnato per la durata dell’anno scolastico un posto nella medesima regione, con priorità sul personale a tempo determinato, sulla base” di una serie di criteri. Il primo dei quali prevede di utilizzare detto personale sui “posti rimasti disponibili in altri gradi d’istruzione o altre classi di concorso, anche quando il docente non è in possesso della relativa abilitazione o idoneità all’insegnamento, purché il medesimo possegga titolo di studio valido, secondo la normativa vigente, per l’accesso all’insegnamento nello specifico grado d’istruzione o per ciascuna classe di concorso”. In un colpo solo, insomma, le necessità di fare economia fanno “saltare” uno dei tasselli fondamentali dell’insegnamento pubblico italiano: l’abilitazione. Averla o non averla, in momenti di difficoltà, non è una condizione imprescindibile. Del resto, a dare l’esempio nella stessa direzione è stato il Miur introducendo, un paio di anni fa, le tabelle di confluenza: quelle che permettono di insegnare, in attesa della revisione delle classi di concorso, anche su materie affini. Ed anche in questo caso non è prevista l’abilitazione. Oltretutto questa facoltà verrà applicata anche per il 2012/13, il terzo consecutivo.

Farà anche discutere almeno un’altra delle possibilità di utilizzo degli oltre 10mila docenti rimasti oggi senza titolarità. Si tratta del loro utilizzo “per la copertura delle supplenze brevi e saltuarie che dovessero rendersi disponibili nella medesima regione nella medesima classe di concorso”. Come dire, il docente viene collocato tra le “riserve”. Che in caso di emergenza si attivano e vanno a coprire i “buchi” creati dai colleghi assenti. Anche per pochi giorni.

Per la Cisl Scuola siamo di fronte a delle “vistose brutture”: in particolare, scrive il sindacato di Francesco Scrima, ci aspettiamo che si “cancelli la vera e propria idiozia di un impiego dei docenti in esubero per supplenze brevi in ambito regionale”.

Il punto che però farà sicuramente più discutere è un altro. Se non altro perché se approvato anche nella versione definitiva della spending review, potrebbe venire a determinare un precedente molto “pericoloso” per tutta la categoria degli insegnanti. Nel testo si prevede che “il personale docente attualmente titolare della classi di concorso C999 (si tratta dei quasi 1.500 insegnanti tecnico pratici transitati nel 2005 dagli enti locali allo Stato ndr) e C555 (esercitazioni di pratica professionale ndr) entro 30 giorni dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, con decreto del direttore generale del competente ufficio scolastico regionale transita nei ruoli del personale non docente con la qualifica di assistente amministrativo, tecnico o collaboratore scolastico in base al titolo di studio posseduto”. Si specifica, inoltre, che lo stesso “personale viene immesso in ruolo su tutti i posti vacanti e disponibili nella provincia di appartenenza, tenuto conto delle sedi indicate dal richiedente, e mantiene il maggior trattamento stipendiale mediante assegno personale riassorbibile con i successivi miglioramenti economici a qualsiasi titolo conseguiti”. 

Certo, si tratta di situazioni che si trascinavano da tempo. Quella degli ex dipendenti degli enti locali, che ha sempre destato molte polemiche. E quella degli Itp della ex tecnica dei servizi, impiegati da troppi anni in mansioni alternative. Tuttavia, siamo di fronte ad una disposizione che rimarrà indigesta a molti. Anche in questo caso i sindacati non sono andati per il sottile. L’Anief ritiene che in questo modo “viene sconvolta la divisione, prevista dal Ccnl, tra docenti e Ata. Ignorando del tutto titoli e competenze didattiche acquisite dagli insegnanti, vengono attribuiti in modo coatto degli incarichi impiegatizi proprio nel momento in cui allo stesso precariato della scuola viene negata la stabilizzazione”. Non è possibile che “gli insegnanti di laboratorio diventino bidelli. È una politica sbagliata: così si mortifica l’intelligenza e la competenza dei lavoratori. Chiederemo al Parlamento – conclude l’Anief - almeno di modificare delle norme che solo apparentemente producono risparmi”.

Fonte: Tecnica della Scuola

"Scompare la figura del vicario proprio mentre si tagliano migliaia di dirigenze; gli insegnanti di laboratorio diventano bidelli; la pulizia delle scuole affidata sempre più alle cooperative private. È una politica sbagliata: così si producono solo danni all’erario e si mortifica l’intelligenza e la competenza dei lavoratori. Il sindacato Anief accoglie con stupore le disposizioni contenute nella manovra di risparmio della spesa pubblica approvata dal Consiglio dei ministri: con un solo provvedimento vengono spazzate via delle professionalità che per decenni hanno mantenuto alto il valore della scuola italiana, trascurando il fatto che privandosi delle loro competenze la qualità della nostra istruzione non potrà che ridursi inesorabilmente". Lo comunica l'Anief.

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