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Oggi si inizierà ad aggiornare le graduatorie della scuola, la cosa più complessa dell'intera scuola italiana. Il cuore dei suoi problemi. Le graduatorie sono quelle degli insegnanti, dalle scuole materne ai licei classici, e dicono da una parte chi entrerà in ruolo e dall'altra chi potrà fare le supplenze.

Bene, il nuovo aggiornamento - oggi, giorno di chiusura delle iscrizioni - ci dirà che gli aspiranti maestri-professori italiani non ancora in cattedra sono 622 mila. Sì, 622 mila. Seicentoventiduemila sono più del numero dei quattordicenni che stanno provando l'esame di terza media, più degli abitanti di Genova, la sesta città d'Italia. Seicentoventiduemila sono più dell'un per cento della popolazione italiana. È un numero impressionante di persone che chiede ospitalità alla scuola, o in alcuni casi ha chiesto alla scuola perdendo poi ogni speranza e mettendosi a cercare altro. E la possibilità di guadagnare uno stipendio certo e di mostrare a una classe di bambini o pre-adulti tutto quello che hanno imparato loro, gli aspiranti insegnanti, in trent'anni di scuole.

È una richiesta, quella di insegnare, che è sempre cresciuta dal dopoguerra a oggi e che negli ultimi vent'anni ha trovato ingressi sempre più strozzati. L'ex ministro Francesco Profumo, primo di una serie di rettori universitari alla guida della scuola italiana, aveva provato ad allargare quel muro con il concorsone pubblico che tornava dopo tredici anni di rinvii e svecchiava le assunzioni, ma l'esperienza del governo Monti durò poco più di un anno e i rettori - le rettrici - che sono arrivati dopo in viale Trastevere non hanno dato continuità ai bandi pubblici. In una discontinuità di scelte, che è un altro grande male di una scuola italiana bisognosa invece di certezze, ogni sei mesi si cambiano le carte delle graduatorie e si creano nuove code, nuove cancrene.

Guardiamole dentro queste classifiche di accesso all'aula. Seguendo i dati forniti dal Miur, le famose Graduatorie ad esaurimento provinciali (le storiche Gae, chiuse per sempre, destinate a un lento esaurimento in una decina di anni) per il triennio 2014-2016 ospiteranno 154.398 abilitati. Da qui si attinge per metà delle assunzioni, l'altra metà arriva dai concorsi (in questi mesi, tuttavia, fermi). Poi ci sono le graduatorie d'istituto, e da lì si attinge per le supplenze. Si stanno chiudendo, appunto, le iscrizioni e nelle prossime settimane i dati saranno fermi. Nella prima fascia sono inserite le stesse persone delle graduatorie a esaurimento, che quindi hanno priorità sia per la cattedra che per le supplenze. Il numero massimo dovrebbe corrispondere - il condizionale è dello stesso ministero, consapevole dei propri limiti statistici - a quello delle graduatorie provinciali: 154.398 candidati. Nella seconda fascia di istituto (gli abilitati non inseriti nella graduatoria a esaurimento provinciale) agli inquilini del precedente triennio (9.502 aspiranti) si aggiungeranno ben 121 mila neoabilitati, portando la seconda fascia a quota 130.000. Questo dato si stabilizzerà nei prossimi giorni. Poi c'è la terza fascia di istituto (i non abilitati/laureati). Qui l'ultimo numero analizzabile è quello del triennio precedente: 337.458 in attesa. Aspettando le integrazioni, tutte le leve (alcune in avanti con gli anni) che chiedono l'arruolamento nella scuola sono superiori alla cifra di 620 mila. Ben sopra il mezzo milione citato più volte dal ministro in carica, Stefania Giannini.

Per dire dell'attrazione ancora forte dell'insegnamento in Italia, per il secondo ciclo del Tirocinio formativo attivo (Tfa) ci sono 147 mila domande per 22mila posti: solo uno su sette ce la farà. E al termine del percorso abilitante, come ricorda il sindacato Anief, il sopravvissuto scoprirà che l'abilitazione non gli servirà per entrare nel doppio canale di reclutamento che permetterebbe di insegnare con continuità aspirando all'assunzione in ruolo. "Lo Stato deve permettere a migliaia di professionisti di fare quello per cui hanno studiato, sono stati selezionati nelle nostre università. Solo in Italia si invecchia sognando un posto da insegnante che ormai arriva over 40", dice Marcello Pacifico, presidente dell'Anief.

Sono un partito, gli aspiranti insegnanti italiani, davvero grande. Tre volte tanto Scelta civica, per dire. Se votassero tutti dalla stessa parte, sposterebbero più del due per cento dei consensi. Colpisce che la politica non se ne sia ancora accorta.

Fonte: Repubblica

 

In vista dell'approvazione della Riforma Madia sulla Pubblica Amministrazione, abbiamo chiesto a Marcello Pacifico, Presidente ANIEF e Segretario organizzativo Confedir, cosa pensa dell'anticipazione dell'età pensionabile e del mancato decreto di attuazione per la restituzione del TFS e TFR 2011/2012.

Pacifico sostiene che la Riforma pensata dal Ministro della Funzione Pubblica, Marianna Madia, in realtà camuffi una sorta di cassa integrazione per gli statali, in quanto prevede che si possa andare in pensione a 60 anni, 5-6 anni prima dell'età pensionabile, in maniera volontaria o coatta se si è in mobilità o sovranumerari, venendo però collocati al 65% dell'ultimo stipendio, a fronte dell'80% della pensione che uno avrebbe preso neanche due anni fa prima della riforma Fornero.

L'anticipazione dell'età pensionabile così concepita, dunque, non rappresenta un'occasione per i dipendenti pubblici ma è addirittura un modello peggiore rispetto a quello del privato.

Unica nota positiva della Riforma Madia, la cancellazione della possibilità di rimanere ancora due anni in più dopo l'età pensionabile, mossa che sbloccherebbe 10-15 mila posti di lavoro. Bisogna però capire con quale intenzione viene fatta questa scelta: per assumere giovani o per bloccare il cambio del turn over.
Cosa ne pensa invece Marcello Pacifico, e quindi l'ANIEF e Confedir, sul fatto che a quasi due anni dalla Riforma Monti manca ancora il decreto di attuazione per la restituzione del TFS 2011/2012?

Il segretario del sindacato dei dipendenti pubblici grida allo scandalo, perché dopo che è stato dichiarato incostituzionale il passaggio da un regime di TFS a un regime di TFR, il legislatore aveva deciso che a partire dal 2013 tutto il personale ritransitasse al regime di TFS ma che entro un anno si dovesse decidere come e quando erogare la differenza tra TFS e TFR.

Ad oggi di questo decreto ancora non c'è traccia, e per di più la Ragioneria dello Stato è stata bloccata nel calcolo di quanto spetta per il 2011-2012 per chi va in pensione. Finché il governo non mette i soldi per questa cifra mancante, viene persino boccata la liquidazione per questi due anni, ha dichiarato Pacifico, aggiungendo che proprio per questo è stato messo un modello di diffida per chi è andato in pensione e non vuole perdere quei contributi che gli spettano.

 

Fonte: Teleborsa

 

La denuncia dell'Anief: "Migliaia di docenti e Ata precari che fanno sostituzioni brevi e non ricevono la retribuzione. Alcuni aspettano da febbraio". Il ministero rassicura sui pagamenti.

Supplenti "brevi" senza retribuzione da febbraio, costretti a pagarsi di tasca propria trasferte e pernottamenti. A denunciarlo è l'Anief che parla di "migliaia di insegnanti e Ata precari lasciati senza stipendio da mesi". "C'è anche chi aspetta da febbraio - spiega il presidente dell'Associazione nazionale insegnanti e formatori, Marcello Pacifico - Si tratta dei supplenti 'brevi', quelli che sostituiscono il personale di ruolo anche per alcuni giorni e che spesso devono caricarsi di spese per viaggi, trasferte e pernotti". "E' inaccettabile - aggiunge Pacifico - non bastava percepire le buste paga più leggere d'Europa". Una settimana fa, un gruppo che si denomina "Supplenti della scuola per la qualità e dignità del lavoro" ha scritto al ministero per denunciare il ritardo nel pagamento delle retribuzioni di febbraio, marzo, aprile e maggio.

In un momento come quello che stiamo attraversando, chi lavora aspetta la anelata retribuzione a fine mese. Specialmente se si è prestato servizio alle dipendenze dello Stato. Ma nella scuola italiana il livello di precariato ha tanti colori: quello dei supplenti brevi è sicuramente il più scuro. E la definizione non deve trarre in inganno, perché in questa "categoria" rientrano anche coloro che sostituiscono per mesi e mesi le insegnanti in interdizione e astensione obbligatoria per maternità. Il numero dei lavoratori in sofferenza che non ricevono il dovuto a fine mese non si conosce con precisione.

"È paradossale - continua il presidente dell'Anief - che il disguido si manifesti proprio ora che le procedure dei pagamenti non sono più legate alla mancanza dei fondi di ogni singola scuola, ma sono diventate di competenza dell'amministrazione economica centrale. E interamente on line, con il Mef che "carica" gli stipendi sul "Sicoge", il Sistema informatico di contabilità e gestione economica". "Purtroppo - spiegano dalla Flc Cgil - come abbiamo rimarcato più volte, il ministero non riesce a dare una regolarità al pagamento dei supplenti a causa del fumoso sistema di controlli incrociati col ministero dell'Economia, che penalizzano il personale della scuola, sottoposto troppo spesso alla mancata corresponsione della propria retribuzione fondamentale".

Ma qualcosa si muove. Una nota del ministero dell'Economia dell'altro ieri assicura che "per consentire il pagamento delle retribuzioni arretrate al personale supplente breve e saltuario della scuola e al personale volontario dei vigili del fuoco, come per le precedenti mensilità, anche per quella di giugno questa Direzione ha programmato un'emissione speciale per la giornata di lunedì 16 p. v.". Ma a percepire gli arretrati saranno coloro che si ritroveranno negli "elenchi che entro le ore 17.00 del suddetto giorno avranno completato l'iter autorizzativo". E non è detto che la totalità degli insegnanti e Ata (amministrativi, tecnici e ausiliari) che aspettano lo stipendio riusciranno ad averlo.

"Non è tollerabile - conclude Pacifico - che la burocrazia prevalga sui lavoratori, i quali hanno tutti, di ruolo e precari, gli stessi diritti. Anche perché, è bene ricordarlo, già percepiscono uno stipendio tra i più bassi dell'area europea, in media tra i 1.200 e i 1.300 euro: un docente di ruolo laureato della scuola superiore italiana dopo 15 anni di servizio percepisce meno di 27mila euro lordi, mentre un collega tedesco con la stessa anzianità professionale ha una busta paga di quasi 70mila euro. Ora, alla modesta portata dello stipendio si aggiunge la beffa del suo pagamento ritardato sine die. E questo non possiamo accettarlo".

Fonte: Repubblica

 

La protezione degli interessi finanziari dell'UE, nuove insidie della criminalita' nazionale e transfrontaliera. E' questo il tema del convegno che si e' tenuto oggi a Palermo e organizzato da Eurgit (associazione di giuristi esperti del mondo del lavoro) che aderisce al network delle associazioni europee di diritto penale e di protezione dell'Ue, e dall'Anief (associazione professionale sindacale per il personale docente e Ata).

"E' un momento delicato in Italia - ha detto Marcello Pacifico presidente di Anief introducendo il dibattito - dove si dibattono temi come quello della corruzione, concussione, riparazione pecuniaria, riutilizzo di beni di proprieta' illecita, riciclaggio, confisca. In Italia parliamo anche del recepimento delle direttive comunitarie e soprattutto del mancato recepimento di quelle in materia di lavoro. E' necessario fare una riflessione su questi argomenti che coinvolga il mondo accademico e i giuristi. La necessita' e' quella di creare una giustizia europea per tutelare i cittadini dove gli stati membri sono chiamati ad essere coerenti".

"Si parla spesso di una procura europea perche' e' una priorita' assoluta come ha anche detto il Ministro Della giustizia Andrea Orlando - ha detto il procuratore Antonio Marini - Dobbiamo approfittare del semestre di presidenza italiano per far fare un passo avanti a questa proposta, la questione e' difficile perche' tutti gli stati dovranno perdere un po' di sovranita'. E' necessaria una procura europea soprattutto per combattere la criminalita' che e' diventata sovranazionale ".

Tra i vari interventi anche quello del procuratore aggiunto Leonardo Agueci "da anni mi occupo di corruzione, lo scandalo che ha colpito Venezia in questi giorni non mi stupisce perche' dalle varie indagini che ho condotto viene fuori che c'e' un sistema criminale che attacca indiscriminatamente i finanziamenti pubblici statali e europei, lasciando alle pubbliche amministrazioni solo le briciole per i lavori pubblici. Una cosa gravissima, l'unione europea adesso ci chiede conto e' ragione su come abbiamo speso i fondi. Questo e' accaduto perche' si e' attenuato il sistema dei controlli. Per opporsi alla corruzione occorre la trasparenza delle procedure. Avverto ultimamente un'inversione di tendenza anche se non siamo ancora alla svolta decisiva. La legge Severino ad esempio ha fatto molto in tema di prevenzione con regole nuove, ma ha fatto danno da un altro lato depotenziando il reato di concussione".

Fonte: Italpress

 

Ieri il ministro dell'Istruzione Stefania Giannini ha firmato due decreti ministeriali importanti per dare ordine alla questione più complicata che oggi c'è nella scuola italiana: le graduatorie di merito e di anzianità (scuola per scuola) per diventare insegnanti e, secondo decreto, le tappe per lo svolgimento delle prove che consentiranno l'ingresso nelle scuole secondarie superiori a nuovi docenti. È la faticosissima questione del reclutamento che in questo paese, almeno dal 1999 - data del penultimo concorso pubblico bandito - ha subito così tanti cambiamenti che, di fatto, oggi si è stratificata una classifica contemporaneamente ingessata e caotica.

Qualsiasi decisione, visto il punto di partenza, non può che generare contestazioni da parte di una "classe di aspiranti docenti" che si può sentire scavalcata e da parte del sindacato più rappresentativo di quella classe (nella scuola sono almeno sette i sindacati rappresentativi). Qualsiasi decisione presa muove un ricorso a un Tribunale amministrativo regionale. Bisogna farsene una ragione.

Innanzitutto, le graduatorie di istituto, utilizzate dalle ottomila scuole presenti sul territorio per l'assegnazione delle supplenze. Bene, il ministero fa sapere che lì dentro ci sono 500 mila aspiranti prof, ed è un numero impressionante. C'è un bacino di italiani, largo mezzo milione di persone, che chiede un lavoro alla scuola italiana, almeno per un anno. Le graduatorie di istituto affiancano le graduatorie a esaurimento (le storiche Gae provinciali), ma servono a gestire a livello di istituto le supplenze anno per anno. Quelle ad esaurimento, invece, regolano l'accesso in ruolo, l'assunzione definitiva e solo a inizio anno si incrociano con le graduatorie d'istituto per le supplenze, poi gestite dai singoli presidi. Le graduatorie a esaurimento ospitano "aspiranti prof" anche da dieci, venti anni: c'è chi ha trovato un altro impiego eppure non si toglie dal listone perché vorrebbe davvero fare l'insegnante o perché aspira a uno stipendio certo (anche se basso), alle ferie, alla malattia pagata.

I nuovi elenchi delle graduatorie d'istituto, che daranno una classifica al mezzo milione in attesa, saranno pronti entro l'inizio del prossimo anno scolastico "per consentire ai presidi di chiamare subito i supplenti evitando così cattedre vuote e spostamenti incontrollati di docenti", fa sapere il ministero. L'aggiornamento delle graduatorie di istituto prevede punteggi per i titoli di abilitazione conseguiti negli ultimi anni dalle nuove leve dell'insegnamento attraverso percorsi di laurea specifici e tirocini di formazione particolarmente selettivi. Per valorizzare i diversi percorsi abilitanti, sia rispetto alla loro durata che alla selettività nell'accesso, vengono attribuiti specifici punteggi ai docenti. I laureati in Scienze della formazione primaria avranno fra i 48 e i 60 punti sulla base della durata del percorso di laurea (vecchio e nuovo ordinamento) e 12 punti legati alla selettività dell'accesso al percorso. Gli abilitati all'insegnamento nella scuola secondaria attraverso i Tfa, i Tirocini formativi attivi, avranno 12 punti sulla base della durata del percorso e 30 sulla base della selettività dell'accesso al percorso di abilitazione. Con l'aggiornamento di quest'anno vengono inseriti nella seconda fascia delle graduatorie di istituto, fra gli abilitati, 55.000 diplomati magistrali a cui fino ad oggi non era stato dato questo riconoscimento. Il Miur dà seguito, così, a una recente sentenza del Consiglio di Stato.

Le graduatorie di istituto continueranno ad essere aggiornate ogni tre anni per tutti gli iscritti. Nel frattempo, però, il decreto prevede che ogni anno si aprano due "finestre", una a giugno e l'altra a dicembre, per l'inserimento nella seconda fascia delle Gae (quella riservata a chi è abilitato) di chi ha acquisito nel frattempo l'abilitazione attraverso i Tfa, i Percorsi abilitanti speciali (Pas) riservati a chi aveva già alcuni anni di servizio alle spalle, i corsi di laurea in Scienze della formazione primaria. In attesa di una delle due finestre i nuovi abilitati restano in terza fascia Gae (non abilitati) con un distinguo: a seguito dell'abilitazione viene loro riservata la precedenza assoluta nell'attribuzione delle supplenze.

È tutto complesso, ma è così: la storia della scuola italiana non consente di disboscare la giungla delle assunzioni a colpi di machete, pena ingiustizie ancora più feroci.

Riassumendo, la prima fascia delle graduatorie di istituto (i docenti chiamati dai presidi per le supplenze) è riservata ai docenti inseriti nella terza fascia delle Gae, la seconda fascia delle graduatorie di istituto è riservata a tutti i docenti in possesso di un'abilitazione esclusi dalle Gae, la terza fascia ai laureati. Secondo il sindacato Anief centomila aspiranti, già abilitati o con in corso una procedura abilitante, avrebbero diritto a inserirsi almeno nella fascia aggiuntiva delle Gae per poter aspirare a una supplenza annuale o al termine delle attività didattiche o all'immissione in ruolo una volta esaurite le graduatorie di terza fascia. È pronto, per loro, visto che il decreto ministeriale non prevede questa soluzione, il milionesimo ricorso al Tar del Lazio.

Nel secondo decreto il ministero dell'Istruzione ricorda che andranno inviate entro il prossimo 10 giugno le domande per partecipare alla preselezione per l'accesso al secondo ciclo del Tfa, il Tirocinio formativo attivo che serve per abilitarsi all'insegnamento nella scuola secondaria. Il ministro Giannini ha firmato il bando da 22.450 posti che apre le porte dell'insegnamento ai concorsi a cattedra ad altrettanti laureati. Altri 6.630 posti saranno riservati a docenti già abilitati che vogliono specializzarsi sul sostegno.

Il test preliminare per l'ingresso nei Tfa sarà identico su tutto il territorio nazionale per ciascuna classe di abilitazione, la prova si svolgerà a luglio. I corsi partiranno a novembre e saranno tenuti dalle università già accreditate dall'Anvur, l'Agenzia di valutazione del sistema universitario, per il primo ciclo Tfa. Nessun posto bandito andrà perso: la copertura sarà garantita con l'eventuale mobilità di coloro che supereranno le prove di selezione (test preliminare, scritto e orale) fino a esaurimento delle disponibilità.

Le domande andranno presentate per via telematica entro il prossimo 10 giugno all'Ufficio scolastico regionale di riferimento. Si può partecipare alla preselezione per più classi di abilitazione. La prova di accesso si compone di un test preliminare, una prova scritta, una prova orale. La prova preselettiva, che verifica le conoscenze disciplinari sulla materia che si vuole insegnare, si svolgerà entro luglio. Servono almeno 21 punti su 30 per passare allo scritto che si svolgerà a ottobre. Anche qui sono necessari almeno 21 punti su 30 per passare all'orale che viene superato con un voto minimo di 15 su 20.

I corsi saranno attivati a novembre. Quest'anno saranno ammessi in soprannumero ai Tfa, senza dover fare alcuna prova, sia i cosiddetti "congelati" Ssis (aspiranti docenti che si erano iscritti ai vecchi corsi abilitanti poi sospesi prima che potessero conseguire l'abilitazione), sia tutti coloro che hanno superato nel 2013 la procedura selettiva per entrare nei Tfa, ma sono rimasti fuori, benché idonei, perché non c'erano posti a sufficienza negli atenei dove hanno sostenuto la selezione. Saranno iscritti in soprannumero anche coloro che nel 2013 hanno superato la selezione per l'ingresso in più corsi abilitanti e ne hanno potuto scegliere solo uno.

Anche qui, contestazioni dei sindacati. "Penalizzati i 65.000 docenti che frequenteranno i Pas dopo aver svolto tre anni di servizio come insegnanti. Premiata la selezione ai corsi Tfa senza supporto normativo. Esclusi i 7.000 idonei dell'ultimo concorso". Non c'è via d'uscita: è necessario far ripartire la macchina delle assunzioni in ruolo o temporanee e poi non legiferare né normare più. Almeno per i prossimi dieci anni. Il ministero dovrà solo garantire che chiamate e corsi avvengano in maniera regolare e che le benedette graduatorie - o liste d'attesa - si esauriscano davvero.

Fonte: Repubblica

 

Il Presidente Anief e segretario organizzativo di Confedir sarà domani, domenica di Pasqua, ospite del programma Unomattina presso gli Studi Rai dalle ore 8.20 alle ore 8.45 per trattare il tema dei rapporti tra volontariato e lavoro contrattualizzato dopo il caso dei docenti di Brescia in pensione disponibili a svolgere gratuitamente attività aggiuntive di insegnamento.

Scuole allo stremo, a Brescia si richiamano gli insegnanti in pensione per farli lavorare gratis

Repubblica: Brescia, scuole senza fondi reclutano ex docenti in pensione. Che lavoreranno gratis

 

"Se gli anticipi degli aumenti di stipendio - dichiara Marcello Pacifico ad OrizzonteScuola.it - non avverranno prima del 2018 è naturale che le date di scadenza del blocco del contratto non si possono riferire solo al 2014, ma si riferiranno al 2017".

"La vertià è che fino al 2009 i soldi per i contratti si trovavano e si mettevano in finanziaria, dal 2009 con Brunetta si è deciso che gli aumenti di stipendio saranno legati al merito, alla prestazione individuale. Stanno abituando il personale a non percepire più gli scatti perché gli scatti non saranno più dati."

Fonte: Orizzonte Scuola