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In primo piano

Per l'Ufficio Legale Anief i precari esclusi dal concorso, pur se in possesso delle 3 annualità di servizio come facente funzione DSGA, devono immediatamente procedere a inviare la domanda cartacea predisposta dal giovane sindacato e aderire allo specifico ricorso stante la palese discriminazione posta in essere dal Miur. Possibile partecipare al concorso DSGA attraverso il ricorso per il riconoscimento, ai fini dell'accesso, del servizio svolto tra l’a. s. 1999/2000 e il 2008/2009 o con quello degli ultimi 2 anni scolastici, anche non per intero ma con 180 giorni di servizio per anno e non solo come facente funzione, ma anche in sostituzione del DSGA. Possibile, inoltre, aderire al ricorso per accedere al concorso con il solo requisito di 2 anni interi di servizio. Richiesta dai legali Anief, anche, l’ammissione diretta alle prove scritte, senza sostenere la preselettiva, per il personale con 3 anni interi di servizio. In tribunale l'Anief contesterà, inoltre, la soglia 21/30 per la prova scritta e quella relativa all'accesso alla prova orale che non considera correttamente la somma dei voti della prova scritta con quella tecnico-pratica, come già per il concorso a cattedra. Per aderire ai ricorsi rivolti agli esclusi dalla procedura concorsuale è necessario presentare all'USR di proprio interesse la domanda cartacea predisposta dall'Anief entro il 28 gennaio prossimo. Per ulteriori informazioni, clicca qui.

 

Altro che trasformazione dei posti in deroga in organico di diritto come annunciato da diversi esponenti della maggioranza giallo-verde, mentre Anief continua a vincere al Tar ottenendo le ore negate agli studenti, risarcimenti per le famiglie e condanne alle spese legali dello Stato. Come si evince dalla tabella 7 allegata alla Legge di stabilità, se per il 2019 sono iscritte le risorse per pagare i 40 mila insegnanti in deroga, queste risorse scompaiono per i due anni successivi. E intanto un alunno su quattro con handicap certificato dovrà ritrovarsi un nuovo insegnante sempre precario, perché il problema della continuità didattica non si risolve assegnando un docente per tutto il ciclo di studi o bloccando i trasferimenti, ma assumendo nei ruoli quelli che servono, l'attuale 30% chiamato ogni anno al termine delle attività didattiche per esigenze di cassa.

La Legge di bilancio, approvata dalla Camera, porterà tagli importanti nei confronti dell’istruzione pubblica per il 2020 e 2021 dopo gli aumenti delle risorse per il 2018 e 2019: se si guarda al piano di lungo corso della manovra, la scuola "avrà investimenti ridotti da 48.3 a 44.4 nel giro di tre anni: meno per l’istruzione primaria (da 29.4 a 27.1), meno per la secondaria (da 15.3 a 14.1 miliardi)”, scrive la stampa specializzata. Nella tabella del Miur allegata al bilancio si evince un risparmio di spesa concentrato sul personale destinato al sostegno: nel primo ciclo, infatti, si passa dai 3.489 milioni del 2019 ai 3.079 del 2020 e ai 2.457 del 2021; stesso trend nel secondo ciclo dove la spesa prevista scenderà da 1.454 milioni del 2019, a 1.317 del 2020 e a 1.108 nel 2021. E a niente valgono le rassicurazioni dei Presidenti delle VII Commissione parlamentare. Perché se è vero che le risorse sono aumentate rispetto ai tagli del PD per il 2018 e il 2019, è innegabile che le stesse siano state tagliate dal Tesoro per il biennio successivo per evitare l'esercizio provvisorio e la procedura d'infrazione sui conti pubblici. Al di là delle rassicurazioni, servono impegni ben precisi del Governo perché se no nella legislazione vigente salteranno 40 mila cattedra su posti in deroga di sostegno dal 2020, il contrario di quello che avrebbe voluto fare l'attuale maggioranza, cioè la stabilizzazione degli organici. 

La riduzione riguarda anche i fondi per i docenti di sostegno: 1 miliardo nella scuola primaria, 300 in quello secondario. Queste sono cifre al di là degli intenti che dovranno essere recuperate già da domani se non si vorrà ledere il diritto all'istruzione di 80 mila alunni con handicap certificato, uno su quattro. 

Intanto a Palermo, questa settimana, sono stati ottenuti cinque nuovi decreti cautelari che hanno condannato il Miur per discriminazione a causa dell’insufficiente attribuzione delle ore di sostegno.

 

 

Altro che trasformazione dei posti in deroga in organico di diritto come annunciato da diversi esponenti della maggioranza giallo-verde, mentre Anief continua a vincere al Tar ottenendo le ore negate agli studenti, risarcimenti per le famiglie e condanne alle spese legali dello Stato. Come si evince dalla tabella 7 allegata alla Legge di stabilità, se per il 2019 sono iscritte le risorse per pagare i 40 mila insegnanti in deroga, queste risorse scompaiono per i due anni successivi. E intanto un alunno su quattro con handicap certificato dovrà ritrovarsi un nuovo insegnante sempre precario, perché il problema della continuità didattica non si risolve assegnando un docente per tutto il ciclo di studi o bloccando i trasferimenti, ma assumendo nei ruoli quelli che servono, l'attuale 30% chiamato ogni anno al termine delle attività didattiche per esigenze di cassa.

La Legge di bilancio, approvata dalla Camera, porterà tagli importanti nei confronti dell’istruzione pubblica per il 2020 e 2021 dopo gli aumenti delle risorse per il 2018 e 2019: se si guarda al piano di lungo corso della manovra, la scuola "avrà investimenti ridotti da 48.3 a 44.4 nel giro di tre anni: meno per l’istruzione primaria (da 29.4 a 27.1), meno per la secondaria (da 15.3 a 14.1 miliardi)”, scrive la stampa specializzata. Nella tabella del Miur allegata al bilancio si evince un risparmio di spesa concentrato sul personale destinato al sostegno: nel primo ciclo, infatti, si passa dai 3.489 milioni del 2019 ai 3.079 del 2020 e ai 2.457 del 2021; stesso trend nel secondo ciclo dove la spesa prevista scenderà da 1.454 milioni del 2019, a 1.317 del 2020 e a 1.108 nel 2021. E a niente valgono le rassicurazioni dei Presidenti delle VII Commissione parlamentare. Perché se è vero che le risorse sono aumentate rispetto ai tagli del PD per il 2018 e il 2019, è innegabile che le stesse siano state tagliate dal Tesoro per il biennio successivo per evitare l'esercizio provvisorio e la procedura d'infrazione sui conti pubblici. Al di là delle rassicurazioni, servono impegni ben precisi del Governo perché se no nella legislazione vigente salteranno 40 mila cattedra su posti in deroga di sostegno dal 2020, il contrario di quello che avrebbe voluto fare l'attuale maggioranza, cioè la stabilizzazione degli organici. 

La riduzione riguarda anche i fondi per i docenti di sostegno: 1 miliardo nella scuola primaria, 300 in quello secondario. Queste sono cifre al di là degli intenti che dovranno essere recuperate già da domani se non si vorrà ledere il diritto all'istruzione di 80 mila alunni con handicap certificato, uno su quattro. 

Intanto a Palermo, questa settimana, sono stati ottenuti cinque nuovi decreti cautelari che hanno condannato il Miur per discriminazione a causa dell’insufficiente attribuzione delle ore di sostegno.

 

 

 

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Il bando per il reclutamento dei nuovi DSGA per le scuole statali di ogni ordine e grado sarà disponibile, dopo le 19.00, sul sito del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca e sulla Gazzetta Ufficiale. Come ha dichiarato il Ministro Marco Bussetti “il reclutamento dei nuovi DSGA era atteso da tempo ed era una delle nostre massime priorità. Avevamo promesso di sbloccare il bando: abbiamo agito rapidamente e con grande concretezza”. E ha inoltre sottolineato che: “I DSGA sono figure essenziali per il buon funzionamento del sistema e delle nostre scuole. Dall’ultimo concorso sono trascorsi quasi venti anni: un tempo infinito. Non deve più accadere. Troppo spesso il ruolo del personale amministrativo, tecnico e ausiliario è sottovalutato. Su questo punto va invertita la rotta con assunzioni, formazione, valorizzazione di questi profili. Il concorso è un primo importante passo soprattutto per colmare le lacune di personale che rendono difficile l’amministrazione quotidiana delle scuole”.

 

 

Si comunica che dal 29 dicembre 2018 al 2 Gennaio 2019 la segreteria ANIEF sarà chiusa.

Nell'augurarvi un felice Anno Nuovo, comunichiamo inoltre che le normali attività riprenderanno il 3 gennaio.

ROMA, 28 DIC - Sono "quasi 100 mila i supplenti, eppure la metà delle assunzioni in ruolo è andata deserta nell'ultimo triennio per la chiusura di quel doppio canale di reclutamento che avrebbe dovuto evitare la procedura d'infrazione europea per l'abuso dei contratti. I concorsi straordinari non hanno risolto il problema. L'unica soluzione rimane quella di riaprire le graduatorie ad esaurimento (Gae) per sanare la posizione di migliaia di insegnanti formati dallo Stato ma costretti a cambiare cattedra ogni anno". E' quanto afferma l'associazione sindacale Anief in una nota. "Le ultime due maggioranze parlamentari del Pd e della Lega-M5S per risolvere questo problema hanno pensato a concorsi straordinari, alla proroga dei contratti al 30 giugno, ma queste soluzioni - spiega l'Anief - si sono dimostrate un palliativo che ha rinviato e non risolto il problema. Alla luce poi delle sentenze della Cassazione e della Corte costituzionale dopo la sentenza del Corte di Giustizia europea, infatti, il doppio canale di reclutamento rimane l'unica misura effettiva che rende il corpus normativo sul precariato scolastico speciale e idoneo a sfuggire all'obbligo della stabilizzazione dopo l'abuso dei contratti a termine. E proprio qui sta il problema che vede più di 50 mila cattedre andate deserte rispetto a più di 150 mila insegnanti abilitati: il mancato aggiornamento delle GaE che Anief chiede a gran voce". "Per superare questo stato di cose, basterebbe la riapertura delle GaE a decine di migliaia di docenti già selezionati, formati e abilitati all'insegnamento. Non è servita molto, evidentemente, l'onta delle 33 mila cattedre soltanto la scorsa estate già destinate ai ruoli, ma mai assegnate per mancanza di candidati nelle GaE e nelle graduatorie di merito". Il problema, ricorda Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, è che "al Miur sanno bene che sparsi per l'Italia ci sono diverse decine di migliaia di precari, oggi bloccati nelle graduatorie d'istituto che non aspettano altro di essere immessi in ruolo, dopo anni di supplenze". (ANSA).

 

La pre-intesa sulla mobilità del personale scolastico, prossima all’attivazione, non contiene l’attesa l'attivazione dei passaggi verticali del personale Ata riguardante i profili B e D previsti dalle precedenti norme: analizzando il testo che regolerà i trasferimenti e i movimenti per l’anno scolastico 2019/20, e che verrà ufficializzato nelle prossime ore, subito dopo l’approvazione definitiva della Legge di Stabilità, si scopre infatti che non vi è traccia dei previsti movimenti professionali, su grado superiore, contemplati dalla legge anche per il personale amministrativo, tecnico e ausiliario.

 

 

Non perdere gli importi residui del vecchio bonus! Dal 1° gennaio 2019 il valore del portafoglio non potrà essere superiore a mille euro. Il 31 dicembre 2018 è il termine ultimo per utilizzare le quote relativi all’anno scolastico 2016/2017 (articolo 6, comma 3 - sexies del DL n. 91/2018 convertito con modificazioni in L. n. 21 settembre 2018, n. 108). Molti docenti, infatti, hanno conservato i bonus non destinandoli all’autoformazione, probabilmente per aumentare la cifra. Come specificato sul sito del Miur “solo per i residui riferiti all’anno scolastico 2016/2017 gli importi disponibili possono essere utilizzati dai docenti e validati dagli esercenti entro e non oltre il 31 dicembre 2018.

 

 

 

Il ricorso sarà proposto in virtù della mancata indizione dal 2014 dei nuovi passaggi verticali per il profilo D dal profilo B e dalla mancata organizzazione dei corsi di formazione di cui al Decreto direttoriale 979/10. Il ricorso è riservato al personale Ata che risulterà vincitore oltre la soglia del 20% dei posti riservati al personale di ruolo in servizio.

Vai alla seguente pagina per la pre-adesione al ricorso

 

Sono quasi 100 mila i supplenti, eppure la metà delle assunzioni in ruolo è andata deserta nell'ultimo triennio per la chiusura di quel doppio canale di reclutamento che avrebbe dovuto evitare la procedura d'infrazione europea per l'abuso dei contratti. I concorsi straordinari non hanno risolto il problema. L'unica soluzione rimane quella di riaprire le GaE per sanare la posizione di migliaia di insegnanti formati dallo Stato ma costretti a cambiare cattedra ogni anno. 

Se l'inserimento nelle GaE dei docenti formati con le SISS e le Facoltà di Scienze della Formazione primaria o i corsi riservati presso gli ex Provveditorati o ancora idonei abilitati con il concorso del 1999 ha rappresentato, comunque, dopo anni di precariato una chance per l'immissione in ruolo, dopo il 2012, la chiusura delle stesse ha rappresentato una condanna a una continua reiterazione dei contratti a termine per i più di centomila docenti formati con il TFA, il PAS, SFP o risultati idonei ai corsi del 2012 e del 2016. Per non parlare dei diplomati magistrale che hanno scoperto soltanto nel 2014 che avrebbero dovuto essere inseriti in GaE dal 2002 e che ancora oggi lottano nei tribunali. Le ultime due maggioranze parlamentari del PD e della Lega - M5S per risolvere questo problema hanno pensato a concorsi straordinari, alla proroga dei contratti al 30 giugno, ma queste soluzioni si sono dimostrate un palliativo che ha rinviato e non risolto il problema. 

Alla luce poi delle sentenze della Cassazione e della Corte costituzionale dopo la sentenza del Corte di Giustizia europea, infatti, il doppio canale di reclutamento rimane l'unica misura effettiva che rende il corpus normativo sul precariato scolastico speciale e idoneo a sfuggire all'obbligo della stabilizzazione dopo l'abuso dei contratti a termine. E proprio qui sta il problema che vede più di 50 mila cattedre andate deserte rispetto a più di 150 mila insegnanti abilitati: il mancato aggiornamento delle GaE che Anief chiede a gran voce. 

Sta producendo effetti devastanti, con sempre più posti destinati al supplente di turno, la testarda decisione del Governo di lasciare chiuse le graduatorie ad esaurimento ai docenti abilitati precari collocati in seconda fascia d’istituto: nel caso del sostegno agli alunni disabili, addirittura, risultano esaurite, senza più alcun candidato, non solo le stesse graduatorie ad esaurimento, ma anche quasi tutte le graduatorie di merito, derivanti dagli esiti dei concorsi a cattedra. Anche per le materie d’insegnamento figurano molte classi di concorso senza più precari che si dichiarano pronti a subentrare. È esemplare il caso dell’Emilia Romagna, in cui l’Usr ha appena pubblicato un report sulle nomine in ruolo dell’anno scolastico in corso. Per superare questo stato di cose, basterebbe la riapertura delle GaE a decine di migliaia di docenti già selezionati, formati e abilitati all’insegnamento. Non è servita molto, evidentemente, l’onta delle 33 mila cattedre soltanto la scorsa estate già destinate ai ruoli, ma mai assegnate per mancanza di candidati nelle GaE e nelle graduatorie di merito. Il problema, ricorda Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, è che “al Miur sanno bene che sparsi per l’Italia ci sono diverse decine di migliaia di precari, oggi bloccati nelle graduatorie d’istituto che non aspettano altro di essere immessi in ruolo, dopo anni di supplenze”.

 

 

Gli studi legali del sindacato Anief e dell’associazione europea Radamante sono in prima fila contro il prossimo bando del Tfa Sostegno che esclude migliaia di candidati. Anief propone ricorsi per diplomati ITP, diplomati Conservatorio - Accademia Belle Arti o Accademia Danza, educatori, Dottori di Ricerca; e per laccesso alla prova scritta per il corso di Specializzazione Sostegno per tutti i docenti che superano la prova preselettiva. Radamante vuole far ammettere tutti i laureati senza i 24 CFU con o senza i 36 mesi di servizio e in sovrannumero tutti gli idonei dei precedenti concorsi a cattedra.

 

 

Arrivano nuove soddisfacenti vittorie per i legali Anief dal TAR del Lazio avverso le procedure di Mobilità straordinaria 2016 poste in essere dal MIUR: i giudici amministrativi accolgono le istanze dei ricorrenti e annullano l'Ordinanza Ministeriale 2016 e i relativi trasferimenti imponendo al Miur di utilizzare tutti i posti allora vacanti e disponibili e di procedere ai trasferimenti in base al criterio del merito e nel pieno rispetto del punteggio posseduto dai ricorrenti. L'Avvocato Nicola Zampieri ottiene ragione in favore di altri 85 docenti che potranno, ora, rientrare in Sicilia come sarebbe stato loro diritto sin dal 2016, se il Ministero avesse rispettato il principio del merito e la normativa vigente.

 

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