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Rassegna stampa

 ItaliaOggi – 10 maggio 2013
“Finanziamenti agli atenei verso il minimo storico”
░ La dotazione annuale del finanziamento ordinario (Ffo), per il 2013, sarà di 6,5 mld, 400 mln in meno, -4,9% rispetto all'anno precedente.
Dunque, quel taglio annuncia to dalla legge di stabilità del 2012, che in molti speravano sarebbe stato eliminato, è diventato realtà concreta in uno degli ultimi atti emanati dal ministro dell'università Francesco Profumo: il decreto ministeriale sull'Ffo ora al vaglio della Corte dei conti. E per i rettori (Crui) e l'intera comunità accademica (Cun), se non avverrà il reintegro, già avvenuto lo scorso anno pari a 400 milioni di euro, per le università sarà un vero collasso. Sono i numeri a dirlo: l'Ffo 2013 a legislazione vigente è di 6,5 mld di euro, cui si aggiungono circa 130 milioni di altre entrate vincolate. Considerando che le spese obbligatorie, tra personale a tempo indeterminato e determinato, obbligazioni varie a carico del sistema, non sono mai inferiori a 6,4 miliardi di euro, per le università resterà disponibile solamente una percentuale bassissima pari all'1,5% peri servizi e le nuove assunzioni di giovani ricercatori. Un mix combinato che rischia di paralizzare completamente gli atenei. Tra l'altro, con l'approvazione del dm 297/2012 sul reclutamento, che lega la possibilità di assumere nuovi docenti e ricercatori alla somma dell'Ffo e della contribuzione studentesca, la situazione è destinata ad aggravarsi sempre di più: a fronte di un Ffo costantemente in riduzione, a partire dai tagli operati dalla legge 133/2008 (1,5 mld in 5 anni), l'unico dato variabile risulta essere il gettito che deriva dalle tasse universitarie….

il Manifesto – 11 maggio 2013
“Pubblici o privati? Asili in tempo di crisi”
░ Una fotografia della scuola dell'infanzia italiana (il servizio rivolto ai bambini tra i 3 e i 5 anni: è la prima richiesta inoltrata al Miur dalla nuova Commissione Cultura della Camera (di Eleonora Martini).
…Fare il punto delle classi pre-elementari, a cui accedono i bambini tra i 3 e i 5 anni, non è cosa semplice: il rapporto «Scuola in chiaro» del ministero dell'Istruzione, per esempio, è fermo al 2009-2010, mai più aggiornato. Dati disaggregati se ne possono avere, per esempio dalla rivista «Tuttoscuola», dall'Flc-Cgil o dall'Istituto degli Innocenti toscano…. La cronaca registra la difficoltà delle famiglie a trovare asili adatti alle proprie esigenze, con lunghe liste d'attesa soprattutto nelle città metropolitane … A differenza degli asili nido che coprono mediamente il 12,7% del fabbisogno (vale a dire i bambini residenti tra 0 e 3 anni), il numero di scuole dell'infanzia presenti sul territorio nazionale (24.260 plessi, di cui 13.537 statali, 2.428 comunali e 8.295 private, paritarie e non, secondo dati dell'Ires Cgil relativi all'anno 2011) è sufficiente a portare l'Italia tra i Paesi che rispettano l'obiettivo del 90% di scolarizzazione (siamo attualmente a circa il 94%) fissato dalla Carta del Consiglio Europeo di Lisbona nel 2000 integrata poi a Barcellona due anni dopo. Anche se il processo di generalizzazione della scuola dell'infanzia si è bruscamente interrotto nel 2009, perfino con una flessione delle sezioni in alcune regioni… È con Sergio Govi, esperto di problematiche scolastiche e autore di numerosi libri sull'argomento, collaboratore di «Tuttoscuola» e del Miur, che tentiamo di fotografare l'attuale condizione della scuola dell'infanzia italiana. «Diciamo subito che il 60,4% dei bambini è iscritto alle scuole statali, storicamente le più antiche; il resto è distribuito nelle scuole comunali o private, che siano paritarie (il 38,5%), i cui requisiti sono dettati dalla legge 62/2000, o non paritarie (l'1,1%). Non tutte le private ma nemmeno le comunali - spiega Govi - ottengono a livello regionale il riconoscimento di conformità all'ordinamento scolastico statale». …

l’Unità – 11 maggio 2013
“Cgil: proroga per i precari dei settori pubblici”
░ In luglio scade la proroga decisa l'anno scorso con la legge di Stabilità; è a rischio il posto di lavoro per 114 mila persone
«Il decreto legge che il governo si appresterebbe a varare deve affrontare anche il problema della proroga dei contratti precari in scadenza a luglio nelle pubbliche amministrazioni». A chiederlo è la Cgil in riferimento al provvedimento che il governo dovrebbe varare nelle prossime ore…. L'appello del sindacato di Corso d'Italia ricalca quello lanciato giorni fa unitariamente dalle sigle della Funzione pubblica: si
tratta di un'emergenza e i tempi per affrontarla sono piuttosto stretti…
L'Aran ha censito i precari pubblici, registrandone complessivamente 317 mila, di cui 203 mila impiegati in scuole, conservatori e accademie come supplenti. Gli altri sono presenti in tutte le amministrazioni pubbliche con una forte concentrazione - circa 60mila contratti - nei servizi educativi e di assistenza….

il Manifesto – 12 maggio 2013
“I pois dell'ispettore”
░ di Giuseppe Aragno. A Giuseppe Aragno, noi gente di scuola inviamo un sincero, commosso, ringraziamento per quanto di illuminante ci offre, con la sua esperienza e sensibilità. Raccomandiamo al lettore di soffermarsi sul passaggio in cui Aragno racconta dell’incontro con l’ispettore: L'ispettore vò sapè 'o culore de' palle ca tene ncopp'a cravatta. Il racconto di Aragno mi ha riportato indietro con il ricordo (gli anni Settanta) all’aula del liceo di un paese alla quale, insegnante, accedevo passando per la cucina dismessa, e dove al suono della campanella mi raggiungevano anche studenti che avevano appena lasciato le greggi al pascolo. Il problema è: quanta gente di scuola c’è tra chi effettua la presa delle decisioni di politica scolastica ? Sulla questione Test INVALSI, chi di scuola ci capisce non può che fare una costatazione: i decisori politici entrano a gamba tesa sul sistema dell’Autonomia scolastica (su didattica e su docimologia) che – faticosamente avviato da Luigi Berlinguer e lasciato incompiuto dagli epigoni - già di suo si regge in piedi a mala pena. Fare e disfare è un delitto.
Statemi a sentire e datemi una risposta se vi riesce. Vediamo che idea vi siete fatti della valutazione… Esistono un corso delle cose, una concatenazione logica degli eventi, una filosofia della storia che non vi riguardano; appartengono al valutatore. Chi risponde ai test è libero di scegliere tra risposte date, non ha la libertà di immaginarne soluzioni che guardino a dimensioni diverse. Dalla maieutica di Socrate che vi chiedeva di cercare liberamente la vostra verità, siamo passati alla libertà condizionata di scegliere tra verità date. La «naturalità» dell'Invalsi si fa divinità: la critica è bestemmia o, peggio, negazione. Al test fondamentale, quello che chiede cosa vuole chi critica l'Invalsi, si possono dare molte risposte, e in tanti l'hanno data, non ultimi e non da ultimi, Vertecchi e Israel, ma l'unica risposta buona per il valutatore - è l'Invalsi che valuta l'Invalsi - è la più ideologica di tutte: chi critica l'Invalsi «rifiuta di valutare i livelli di apprendimento degli studenti»… Le cose non stanno così. Prima di valutare coi test, occorre condividere i presupposti, intendersi sul concetto. Una scuola è un luogo di lavoro ? Un no sarebbe ideologico e un sì deformante. «Anche», si potrebbe rispondere. Però poi occorrerebbe definire il mondo con cui riempire quell'anche, riconoscere che esiste una «scuola» in senso concettuale e migliaia di scuole diverse tra loro….
A cosa e a chi servono i test? «Servono per monitorare il Sistema nazionale d'Istruzione e confrontarlo con le altre realtà comunitarie ed europee». Ma che paragone sarà mai, quello che confronta realtà così diverse tra loro? Un sistema che va per tagli lineari e disinveste, con uno sul quale s'è scommesso a suon di milioni? La prima volta che ho incontrato l'Invalsi, eravamo a metà degli anni Settanta. Allora si chiamava ispettore, ma rispondeva come oggi a logiche di potere. Scienziato della borghesia, giunse in classe e non si annunciò. Era in terra di camorra, ma non lo sapeva. Chiese ai ragazzini irrequieti l'inno d'Italia e non ebbe risposta, trovò che quasi tutti scrivevano pensierini acuti ma erano «scadenti» nel dettato. Era lui che correva, pieno di sé, ma non riuscii a fermarlo. S'era fissato col suo impeccabile abbigliamento e insisteva: Di che colore sono i pois della mia cravatta?. Lo chiese a bruciapelo a un soldo d'uomo, e quello strinse i grandi occhi neri e li fece inespressivi. Era un segno di difesa minacciosa, ma nemmeno questo sapeva. Insistette con due di quelli più lindi e pinti e fu silenzio di tomba. Prima che aprisse ancora bocca, lo bruciai sul tempo - State a sentire. L'ispettore vò sapè 'o culore de' palle ca tene ncopp'a cravatta. Fu un coro immediato: Rosse e gialle! Rosse e gialle!
Sono figli di povera gente, sibilai. Il francese non lo conoscono e i pois li chiamano palle ! Un lieve tic all'occhio, un saluto indispettito e se ne andarono via, lui, la cravatta e i pois. Uscendo, leggeva dal registro a voce alta voce una mia relazione: «Qui è legione straniera. Un avamposto nel deserto. La scuola c'è per segnare un possesso: territorio della repubblica. Ci manca tutto, comanda la camorra. La mia cultura non serve: sto imparando il mestiere sulla pelle degli alunni». Quando il Direttore mi chiamò, aveva un'ombra negli occhi e le labbra, curve in basso, disegnavano una piega amara. Si agitò un attimo, nel grigio doppiopetto trasandato e poi sbottò: Ma che mi hai combinato? Se n'è andato come un pazzo! Gliela do io la legione straniera! Gliela do io! Un pazzo pareva. Raccontava senza nascondere un'ilarità compiaciuta e complice che gli sollevava la piega della bocca fino a disegnarvi un sorriso… Sono passati decenni. C'è un'Italia che vive ancora così e forse peggio. L'Europa dell'Invalsi non c'è. E nemmeno lo Stato. E' una lotta al coltello con la malavita organizzata. Naturale? Tutto quello che c'era di «naturale» è andato distrutto.

Il Messaggero – 13 maggio 2013
“Così i quiz INVALSI disorientano i bambini”
░ Giorgio Israel, sull’argomento precedente.
Proviamo a vedere su esempi che cosa si sta confezionando per valutare i nostri bambini. Un insegnante mi invia, con commenti pertinenti, due test di matematica recentemente “somministrati”. Nel test D2 si propone in modo obliquo di effettuare la sottrazione 150 – 40 attraverso il calcolo dell’altezza di una bambina. Vi sono tanti modi di proporre una sottrazione ma questo è il più bizzarro di tutti. Provate a chiedere a un bambino intelligente. La prima cosa che vi dirà … è: dove mai si è visto un metro simile? Non solo è scomodo, ma è innaturale, perché si cresce dal basso verso l’alto. Inoltre, se proprio si vuol procedere dall’alto al basso, basta applicare alla testa della bambina un metro a striscia e stenderlo in giù. Si dirà che l’intento è di provocare un calcolo in un “modello” astratto di una situazione reale. Ma così si presuppone un concetto difficile, che è alla base del delicato rapporto tra geometria e aritmetica: che i numeri si rappresentano sulla retta in modo equivalente in un verso o nell’altro, e che la scelta del punto di origine è arbitraria. Chi ha ideato il test propone al bambino un calcolo aritmetico attraverso una situazione concreta irrealistica costruita su concetti formali non esplicitati. … Nel test D19 l’approccio è rovesciato. Invece di provocare il bambino con concetti formali impliciti, ci si inchina all’immagine di un essere puramente intuitivo, incapace di astrazione. Il test vuole individuare se il bambino ha chiara l’idea di probabilità e la traduce in quella di “facile”. Commenta giustamente l’insegnante che chi ha ideato il test rivela la sua incompetenza matematica – la parola “facile” in matematica è priva di significato – e linguistica: perché mai un bambino di 7 anni dovrebbe considerare sinonimi “facile” e “probabile” ? È noto che nel linguaggio comune si usa dire: «È facile che piova». Ma ciò non ha nulla a che vedere con il concetto quantitativo di probabilità che è notoriamente molto più ristretto di quelli analoghi del senso comune. Questo è un test di matematica, ma di matematica non c’è nulla, bensì una confusione che allontana dalla comprensione del concetto matematico, anche perché il disegno è sbagliato: le palline nere e bianche sono a gruppi separati, mentre una corretta valutazione di probabilità richiede che siano mescolate. … Nonostante si muovano in direzioni opposte questi test hanno un tratto comune: un’idea di “bambino” preconfezionata da ideologie tecnocratiche….

░ La replica di Paolo Sestito, commissario dell’INVALSI:
Non voglio trasformare il dibattito sulle prove Invalsi in una sorta di tenzone personale tra me e il prof. Israel, anche perché su molti dei temi sollevati in questo nostro scambio ci sono numerose altre persone meglio in grado del sottoscritto di intervenire. Mi sento però in dovere di precisare un paio di punti. Il primo è prettamente istituzionale. Nell’assetto italiano, l’Invalsi è un ente di ricerca, non un “ufficio operativo” d’un ministero; non è perciò né un ufficio sonnolento… L’Invalsi è un ente di ricerca che… vive dell'interlocuzione col mondo esterno sulle tematiche di cui si occupa. Questo vale sia per la costruzione delle prove, nei loro aspetti disciplinari e psicometrici, sia per l'utilizzo a fini analitici dei risultati delle stesse. Questi vengono analizzati all’interno dell’Istituto… e vengono resi ampiamente disponibili al mondo della ricerca (oltre che alle singole scuole).
Il secondo chiarimento è sui temi della “misurazione” e delle “competenze”. Il prof. Israel richiama un dibattito sulla rivista Scuola Democratica che lo aveva visto protagonista – assieme ad altri, con posizioni in vari casi ben diverse dalle sue. Aggiungerei che a livello internazionale molto vivace è oggi il dibattito sul ruolo e sulla distinzione tra skills cognitivi e non cognitivi. Il dibattito internazionale … sta ampliando le stime di natura psicometrica a nuovi e più ambiziosi ambiti, il cosiddetto problem solving, ad esempio, già oggetto, anche in Italia, dell’indagine Pisa 2012. Gli sforzi sono poi nel migliorare gli strumenti di misurazione: la frontiera, verso cui anche Invalsi si sta muovendo e che sarà lo standard nell’indagine Pisa 2015, e che sarà anche sperimentato nelle prove che Invalsi già l’anno prossimo intende sviluppare per la V superiore, è nell’uso del computer, così da poter rendere adattivi e comunque più ricchi i test. Certo, un metro assoluto non esiste e delle competenze si possono e si debbono dare tantissime definizioni, a seconda degli scopi degli esercizi di misurazione. Le rilevazioni standardizzate sugli apprendimenti predisposte da Invalsi non pretendono perciò l’impossibile, di essere il metro universale di tutto quanto uno studente dovrebbe sapere. Quel che si cerca di misurare è però chiaramente definito ex ante – nei Quadri di riferimento, che a loro volta hanno come riferimento le Indicazioni nazionali per il curricolo e non sono quindi frutto del delirio di onnipotenza di qualche tecnocrate – e il “metro” è tarato, su base psicometrica, sull'intera popolazione degli studenti italiani anziché nel giudizio soggettivo del singolo docente (riferito al suo piccolo gruppo di studenti). Questa valenza comparativa – che non hanno invece i voti attributi agli studenti nelle scuole italiane, che peraltro sono in media correlati con i risultati delle prove Invalsi all'interno di ciascuna classe, ma non necessariamente tra le diverse classi – e la natura assolutamente non nozionistica delle prove – a cui non ci si può allenare con esercizi di tipo esclusivamente mnemonico – sono il pregio, non piccolo, delle rilevazioni effettuate dall'Invalsi e restituite a tutte le scuole come strumento di lavoro e materiale di riflessione… Nessuno pensa infatti che basti guardare ai risultati delle prove Invalsi per individuare, e tanto meno per implementare, adeguati interventi di miglioramento della e nella singola scuola: nel costituendo Sistema Nazionale di Valutazione le prove sono solo uno stimolo, e non l'unico, d'un processo di autovalutazione e di eventuale valutazione esterna delle singole scuole che dovrà ragionare sul concreto modus operandi e non solo su questo o quel risultato della singola scuola; in ogni caso, per meglio comparare i risultati delle prove tra le diverse scuole già da questo anno si sono iniziate ad adoperare le informazioni, raccolte su base anonima, sul background socioculturale degli studenti e, in futuro, ci si concentrerà sull’evoluzione nel tempo degli apprendimenti. Tantomeno si immagina che le prove Invalsi debbano sostituire le normali valutazioni dei singoli studenti, di tipo più complessivo, effettuate dai docenti: le prove considerano solo alcuni aspetti ed ambiti (la comprensione della lettura ma non la produzione di testi, ad esempio); basate ancora su strumenti cartacei, e quindi ben lontane da un modello adattivo, le prove hanno necessariamente una durata breve e contengono domande sia difficili che molto facili, atte a “coprire” sia i più bravi che i meno bravi, e non approfondiscono l'analisi del puntuale livello di abilità del singolo studente. Anche per questi motivi l'Invalsi non pubblica i risultati delle singole scuole: si vuole evitare di dare eccessiva enfasi a quel che si misura rispetto al tanto che non si misura….


ItaliaOggi – 14 maggio 2013
“INVALSI, primo test per Carrozza”
░ Per l’esordio della ministro Carrozza, non sono rose e fiori: il malumore, nella Scuola, oggi riguarda la questione dei test INVALSI ma è alimentato da questioni di fondo, per lo più di natura economica, visto il modo con cui il MEF negli ultimi cinque anni ha trattato il comparto Scuola, dai tempi di Tremonti a quello di Grilli. Alessandra Ricciardi nota che il decreto sul Regolamento del S.N.V. (sistema nazionale di valutazione) non è stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale, e prospetta l’eventualità che la nuovo ministro dissenta da quello che era il forte convincimento di Francesco Profumo.
…L'umore nelle scuole a pesare negativamente. Perché se è vero che somministrare i test è obbligatorio, è anche vero che molti docenti non ne condividono le finalità (si finirebbe per piegare la didattica al successo ai test e non a lavorare sull'apprendimento in quanto tale, critica la Flc-Cgil) e molti genitori sottolineano il nuovo aggravio di impegni per i ragazzi, che si sono visti recapitare anche la richiesta di un contributo per l'acquisto di test di preparazione. Il ministro al momento è prudente: va ridimensionato l'impatto che si attribuisce al test Invalsi, ha detto, «è un test di valutazione che verrà usato anche per finalità conoscitive, per capire il mondo della scuola e le sue peculiarità territoriali». Il grimaldello da utilizzare per riaprire il provvedimento che disegna il sistema nazionale è dato da quei rilievi sollevati dalle commissioni parlamentari, dal Consiglio di stato e dal Cnpi e che il governo Monti, in sede di approvazione del decreto, ha in larga misura ignorato. Per esempio il ruolo dell'Invalsi, la marginalizzazione degli ispettori, e la scarsa revisione degli obiettivi di apprendimento che valorizzino la personalizzazione degli apprendimento. Ma anche la confusione tra valutazione del sistema e valutazione dei dirigenti delle scuole. Quale debba essere il prossimo futuro della valutazione in Italia è ancora da definire.

scuolaoggi.org – 15 maggio 2013
“L’eredità contraddittoria del governo Monti sulla scuola”
░ Ancora sul tema SNV, l’autorevole opinione di Dario Missaglia
Sul SNV e sulla ostinazione della amministrazione uscente ad emanare ad ogni costo il provvedimento, molto è stato scritto con le più diverse argomentazioni. Io credo che il Miur avrebbe potuto risparmiarsi una forzatura e aprire di più a un dibattito serrato sulla materia. Certo, l’argomentazione di una pressione dell’Europa non è infondata: lo stesso accesso ai fondi europei, per i prossimi anni, chiederà a tutti scelte e pratiche vincolanti in tema di valutazione. Dunque con quel tema bisogna fare i conti. Non credo che una ostilità intransigente contro le prove Invalsi rappresenti il modo migliore per misurarsi con le sfide della valutazione. Quella protesta, al di là delle intenzioni, accarezza inevitabilmente un’istanza conservatrice ed alimenta una cultura corporativa che nega la valutazione come tema decisivo, sia per il lavoro nella scuola che per il sistema. Paradossalmente quella istanza contribuisce a dare alle prove Invalsi quella centralità che non hanno e non possono avere. Le scuole che già hanno maturato una buona cultura sulla valutazione, non drammatizzano l’esperienza Invalsi perché ne hanno già compreso la parzialità ed in tal senso la governano…. Ad oggi, non solo l'amministrazione centrale non ha lavorato alla definizione di protocolli (Lep o altro che dir si voglia), strumento fondamentale per consentire alle scuole di avviare percorsi di autovalutazione e miglioramento, ma non ha neppure avviato un'autoanalisi della propria struttura, centrale e periferica, per individuare anche su quel versante i fattori di vischiosità e resistenza ai processi di miglioramento…. Senza una riforma della amministrazione orientata e governata davvero nell’ottica della autonomia delle istituzioni scolastiche - e dunque servente rispetto alle scuole autonome - non si pongono neppure le basi per un sistema di valutazione finalizzato al miglioramento. E allora l’Invalsi, al di là del tentativo di offrire un servizio utile alle scuole, appare come un processo separato e irrilevante rispetto alla qualificazione del sistema (che si vorrebbe valutare)….

latecnicadellascuola.it – 16 maggio 2013
“Invalsi o formula segreta dell’impossibile felicità?”
░ Ancora sui test INVALSI, questa volta sotto il profilo operativo, visti da una dirigente scolastica - Aluisi Tosolini - che ne deve curare l’effettuazione.
… Oggi, 16 maggio 2013 - giorno delle prove invalsi delle superiori - sono qui a chiedermi se quelli dell’invalsi vivono su un altro pianeta o se sono io che sono fuori come un balcone. Nella scuola superiore che dirigo abbiamo fatto di tutto per avvertire Invalsi che tra i nostri studenti ci sono ipovedenti e alunni con Dsa. Ovviamente ci è stato assicurato che avremmo avuto le prove in formato specifico per questi studenti. E, altrettanto ovviamente, nulla si è visto sino a stamattina. Quando alle 8,30 in segreteria è arrivato per posta elettronica il messaggio che forniva le istruzioni necessarie per scaricare la prova in formato word, mp3 ecc... Il tutto passando attraverso uno scaricamento di file zippati in modalità rar che andavano dezippati secondo una contortissima procedura a cui mancava solo la richiesta di uno spicchio di aglio come nelle migliori pozioni di Piton, docente nella scuola di Harry Potter diretta da Albus Silente. Neanche si trattasse della formula segreta della (impossibile) felicità, o della bomba nucleare, o del brodo primordiale. Ovviamente siccome mezza Italia (chi non ha un alunno Dsa in classe seconda superiore???) cercava di connettersi, la rete andava a due all’ora e il tutto si è concluso dopo le ore 9.00, orario di inizio della prova per tutte le classi (anche quella in cui è inserito l’alunno Dsa o ipovedente a cui la prova viene fornita con significativo ritardo). Per non dire della complessissima procedura che attenderà i docenti che dovranno inserire on line gli esiti della prova, utilizzando un foglio di calcolo (ovviamente excel microsoft, in onore alla logica della minore spesa e dell’uso di software open source e gratuito, che tanto le scuole sprizzano denaro da tutti i pori!!!) che per essere aperto e compilato chiede tanti di quei passaggi che manca solo la richiesta di un’ala di pipistrello. In sintesi: siamo proprio sicuri che tutto questo lavoro debba essere svolto dagli insegnanti e non dall’invalsi? Quell’Invalsi che pare provare un godimento particolare a rendere tutto più complesso ed astruso? Ad esempio: perché non fornire giorni fa i file per le prove Dsa o ipovedenti? Non ci si fida forse delle segreterie? O dei dirigenti?
Beh, se non ci si fida perché inviare i pacchi con i plichi delle prove una settimana prima? Davvero l’Invalsi crede che nessuno abbia preparato ieri pomeriggio - invece che all’alba di oggi - i vari plichi con etichette varie e correlazione tra codice studente e codice etichetta su fascicolo? Davvero? E se ci crede allora la domanda successiva è: Invalsi vive su Marte? Crede alle fate? Se Invalsi non si fida di noi tanto vale chiudere baracca e burattini e smetterla. Se invece Invalsi si fida dei dirigenti e delle scuole perché fa di tutto per rendersi insopportabile? Perché rende tutto così inutilmente astruso, complesso, impossibile? Forse che Invalsi ha voglia di rendersi più criticabile di quanto non lo sia già?

 Il Messaggero – 5 maggio 2013
“Scuole materne, posti solo per la metà delle domande”
░ I Comuni preparano le liste d'attesa (di Alessia Camplone)
Si fa la fila persino per entrare nella scuola d’infanzia, la cosiddetta “materna”. E che fila: le liste d’attesa preparate dai Comuni arrivano anche al doppio delle richieste rispetto ai posti disponibili nella scuola pubblica. …In tutta Italia, l’anno scorso l’aumento degli iscritti è stato di 3.146 alunni…. La scuola d’infanzia, che accoglie i bambini dai 3 ai 5 anni, in Italia non è obbligatoria. E solo sei bambini, su dieci che vanno alla materna, frequenta un istituto pubblico. Per l’altro 40% la scelta – a volte obbligata, se si è in lista d’attesa – è la scuola paritaria (sette su dieci delle quali sono cattoliche, le altre private non religiose). Alla scuola paritaria però, dati i maggiori costi, molti rinuncerebbero volentieri. Le difficoltà economiche incidono anche su queste decisioni delle famiglie, che spesso optano per la materna quando il bambino ha appena tre anni, salvo poi rinunciare al tempo-pieno per evitare i costi della mensa. I bambini che frequentano la materna sono quasi 1,7 milioni di cui 660mila iscritti alle private. Secondo uno studio della Flc-Cgil sarebbero necessarie 2.500 sezioni in più nel pubblico, e la proposta del sindacato è un piano quinquennale con 500 nuove sezioni ogni anno. Le materne sono in aumento, ma non con questo ritmo: 167 sezioni in più nel 2012, 518 in più negli ultimi 5 anni. Le sezioni pubbliche sono oggi 42.937….

larepubblica.it – 6 maggio 2013
“Occupazione, quando la laurea non basta”
░ Secondo l'Istat in 200mila restano senza impiego nonostante il famoso "pezzo di carta" (di Christian Benna)
… Il record negativo è certificato dall’Istat: nel 2011 il numero di giovani a spasso con titolo di studio conseguito in un delle facoltà della Penisola è aumentato del 27%. Non stupisce quindi che nella nuova ondata migratoria, 100 mila italiani in fuga solo lo scorso anno, uno su tre possiede almeno una laurea. La crisi degli atenei, va a braccetto, in un valzer sul Titanic, con la crisi dell’economia e del lavoro. Le università italiane negli ultimi dieci anni hanno perso 58 mila studenti; con calo delle matricole pari al 17% sul totale della popolazione universitaria. Come se in un decennio — quantifica il Consiglio universitario nazionale — fosse scomparso un ateneo come la Statale di Milano. Un’emorragia che si traduce in tracollo nelle classifiche Ocse in quanto a percentuali di laureati tra 30 e 34 anni: l’Italia scivola al 34esimo posto su 36 paesi, a quota 19% contro una media europea del 30%. Si riducono anche i professori, del 22% dal 2006 a oggi, i corsi di laurea (1.195 in meno in sei anni) e i dottorati (6.000 in meno rispetto agli standard europei. … Bisogna ridurre il gap tra lavoro e formazione. Nel 2011, infatti, il tasso di disoccupazione tra i 25 e i 29 anni raggiunge per i laureati il 16%, un livello superiore sia a quanto registrato dai diplomati nella stessa fascia d’età (12,6%), sia alla media dei 25-29enni (14,4%)…. Bisogna spiegare ai giovani delle scuole secondarie il loro futuro. E questo a partire da due argomenti: il primo è la conoscenza delle possibilità di studio, quando oggi ci si iscrive all’università spesso quasi per caso. E il secondo è dire chiaro hai ragazzi le opportunità di lavoro che una determinata facoltà offre. Il placement andrebbe scritto a fianco del nome del corso di laurea». Nel 2011 il numero dei giovani a spasso con titolo di studio conseguito in un delle facoltà della Penisola è aumentato del 27% per cento…


larepubblica.it – 7 maggio 2013
“La nuova generazione che impara sull’IPad”
░ Grazie ai tablet i nativi digitali sono protagonisti di una rivoluzione dell’apprendimento.
La rivista The Atlantic dedica alla “Touch generation” un’inchiesta di copertina. A Monterrey, in una palazzina, immersa tra la nebbia e la sabbia dell’oceano Pacifico si trovano programmatori e sviluppatori di applicazioni per piccolissimi: dai due ai cinque anni. I bambini riempiono le stanze e non staccano gli occhi dai video che li circondano: attratti come Alice dal suo specchio…. I gesti sono la loro guida infallibile, a quest’età infatti posseggono la capacità di rappresentazione enattiva: ovvero non classificano gli oggetti con le parole ma li associano ad azioni, per dire ho sete imitano l’atto di portarsi il bicchiere alla bocca. Da qui la naturale svolta con gli schermi touch, che tolgono di mezzo la mediazione dei genitori: sono immediati, comprensibili, non servono spiegazioni. Prendo quella macchinina sul video e la trasporto da un’altra parte. Uso il mio dito come un pennello e tutto si colora come per magia, come se il pensiero si trasformasse subito in qualcosa di concreto. … Le ricerche più serie si occupano del rapporto tra tv e piccoli spettatori e da qui qualche idea può venire. Infatti si scopre che sono molto meno passivi di quello che pensiamo davanti allo schermo e interagiscono con i personaggi che vedono. Ed è di questa feritoia che si approfittano i sostenitori del tablet è bello. … Le scuole sono le prime cartine tornasole della trasformazione in corso. Negli Stati Uniti la battaglia per digitalizzare il sistema sin dai primi anni di formazione ha un testimonial illustre: Bill Gates. Il leader della Microsoft investe molte risorse della sua fondazione nella missione e in una recente intervista spiega: «Pensate se i nostri figli potessero imparare la matematica con la stessa passione che adesso dedicano ai videogame». E un altro gigante come Robert Murdoch ha messo in campo la forza della sua NewsCorp in un progetto che ha come slogan: «Un tablet in ogni classe». Il mercato se n’è accorto da qualche mese. Nel 2006 il 90% dei genitori ammetteva di dare cellulari e simili in mano ai figli, secondo un’altra ricerca più recente due terzi dei bambini entro i sei anni possiedono o giocano abitualmente con gli iPad. Numeri troppo grandi per non attirare i dollari e così solo nell’Apple Store si contano 40mila baby app. E poi ancora ecco tablet, tutti colorati e molto più resistenti disegnati apposta per attirare i giovanissimi clienti, o meglio le loro mamme e i loro papà. …

ArciReport – 7 maggio 2013
“ARCI – Investire in cultura, conoscenza e creatività”
░ Un nuovo governo, un nuovo ministro dei beni e delle attività culturali, una nuova politica per la cultura. (Info: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.)
O meglio, una politica, finalmente. Questo ci aspettiamo nelle prossime settimane da chi dovrebbe dare slancio al settore considerato il quarto pilastro di un nuovo modello di sviluppo. Le dichiarazione del capo del governo sulle sue dimissioni in caso di nuovi tagli a cultura e scuola diminuiscono l’ansia ma certo non fanno presagire grandi investimenti. Vedremo. Nel frattempo proviamo a mettere in evidenza alcune delle priorità del vasto mondo che produce, organizza e promuove cultura. Per quel che riguarda la tutela dei beni culturali… è urgente difendere il Paesaggio e definire provvedimenti per il riuso di stabili e aree industriali dismesse contrastando il consumo di suolo, sia nei centri urbani che nelle campagne… C’è poi l’ambito delle produzioni culturali contemporanee. Alcuni punti ci paiono essenziali. Il primo riguarda la promozione culturale. Le tantissime esperienze associative e di costruzione partecipata di percorsi culturali e creativi sono la grande ricchezza di questo settore…. C’è bisogno di un forte investimento del Ministero per individuare progetti strategici insieme al Ministero per lo sviluppo e al Ministero per lo sport e i giovani, in stretta collaborazione con Anci, conferenza delle Regioni e Forum del Terzo Settore, anche per sviluppare politiche organiche di sostegno alle forme partecipative del no profit culturale. C’è bisogno di defiscalizzare chi investe in cultura, ad esempio riducendo la tassazione sulle ristrutturazioni e messa a norma di spazi e riducendo l’iva al 10% su tutte le spese legate agli eventi culturali. E’ urgente rivedere i meccanismi di funzionamento del Fondo Unico dello Spettacolo, strumento obsoleto e usato male. Vorremmo capire come la Siae possa ritornare ad essere ‘di tutti’, utilizzando i fondi della copia privata per sostenere creatività e nuovi autori svincolandoli da iniqui meccanismi di ripartizione. Moltissimo c’è da fare per promuovere politiche attive di promozione della lettura. Bisogna finalmente approvare una legge per lo spettacolo dal vivo, tenendo conto di tutti gli attori in gioco, compreso il no profit culturale. Oltre a sostenere il sistema di tutto il cinema italiano (tenendo presente il problema dei costi per la digitalizzazione delle sale indipendenti), è necessario valorizzare l’associazionismo di promozione cinematografica che fa un lavoro straordinario di diffusione di opere altrimenti velocemente dimenticate e promuove attività di formazione di nuovo pubblico…

latecnicadellascuola.it – 8 maggio 2013
“Concorso D.S. in Lombardia, mozione PDL: I vincitori siano insediati subito”
░ Secondo i rappresentanti del Popolo della Libertà 700 scuole rischiano di non avere il loro capo d’istituto. Appello all’assessore all’istruzione, Valentina Aprea: serve una soluzione immediata, anche per evitare che quei posti vengano assegnati agli idonei delle altre regioni.
Una soluzione immediata l’abbiamo auspicato (e suggerito) noi dell’ANIEF, ma non certo con questa motivazione avanzata all’assessore.
Il rinvio del pronunciamento del Consiglio di Stato sul concorso per dirigente in Lombardia al 4 giugno, al fine di consentire all’avvocatura dello Stato di approfondire le proprie controdeduzioni alla Ctu, sta provocando una serie di reazioni indignate. Tra queste, figura anche la mozione presentata, l’8 maggio, da diversi consiglieri regionali del Popolo della Libertà. Ad annunciarla alla stampa, nella stessa giornata, è stato uno dei presentatori, Carlo Malvezzi, che nell’occasione ha anche invitato l`assessore all’istruzione, Valentina Aprea, a trovare nel più breve tempo possibile una soluzione positiva di una vicenda che si trascina sin dal luglio 2011. "Con questa mozione - ha detto Malvezzi - chiediamo di individuare una soluzione definitiva entro l`inizio del nuovo anno scolastico e di farsi promotrice presso il Ministero affinché si eviti la mobilità interregionale così da scongiurare che i posti assegnati in Regione Lombardia vengano coperti da chi ha vinto il concorso in altre regioni. Siamo però già a maggio. "Bisogna fare presto - ha detto il rappresentante regionale del Pdl - perché il fattore tempo gioca sfavorevolmente contro la scuola lombarda. Oltre alla situazione di emergenza creata dalla pronuncia del Consiglio di Stato che ha bloccato l'insediamento di 355 nuovi dirigenti scolastici vincitori del Concorso pubblico, nel prossimo anno scolastico avremo fino a 700 dirigenze da assegnare. Il sistema scolastico lombardo e i vincitori del concorso stanno vivendo una surreale e kafkiana vicenda, sia per i tempi biblici sia per la superficialità della motivazione che ha innescato questo calvario: un ricorso al Tar che in altre regioni non è stato accolto.

L’Unità – 9 maggio 2013
“Test INVALSI. E’ proprio valutazione ?”
░ Maestre in sciopero, famiglie in rivolta contro le prove INVALSI. L’ANIEF ha ripetutamente espresso in modo articolato le ragioni del proprio dissenso sul sistema delle prove, non fosse altro che per il fatto che sono fuori dal contesto del lavoro effettuato dagli insegnanti nel corso dell’anno scolastico, e che possono, tutt’al più misurare ciò che le scuole producono in termini di addestramento degli alunni, ma in nessun caso ciò che le scuole producono nella loro crescita. Riportiamo la, ben più autorevole, riflessione polemica di Benedetto Vertecchi.
La campagna di rilevazioni che si sta avviando nelle scuole italiane contiene non pochi elementi di ambiguità. Proprio da tali ambiguità hanno origine sia gli atteggiamenti critici di tipo complessivo, sia gran parte delle obiezioni sollevate sulle scelte tecniche e organizzative effettuate. Cercherò di definire qui i principali aspetti della questione valutativa, al fine di affermare, almeno sul piano concettuale, riferimenti corretti. Per cominciare, è difficile considerare valutativa un'attività che consiste nel rilevare sull'intera popolazione la capacità di soddisfare un certo numero di consegne. Un conto è, infatti, che un numero limitato di allievi (una classe, una scuola) sia sollecitato a dimostrare le conoscenze di cui dispone, altro conto che la medesima operazione sia compiuta sui grandi numeri. In una classe, o in una scuola, gli insegnanti possono avvertire l'esigenza di fondare le scelte ulteriori su un quadro meglio definito di quello già disponibile e che, se si avverte tale esigenza, è presumibile che non soddisfi pienamente. Quella che viene compiuta è un'operazione di verifica (o di misurazione) che è solo parte di una strategia valutativa che si fonda sulla considerazione del modo in cui si distribuiscono tre principali gruppi di variabili. Il primo gruppo riguarda le caratteristiche dei singoli allievi, il secondo quelle del contesto socioculturale che fa da contorno alla scuola e il terzo le scelte organizzative e didattiche cui si conforma l'attività educativa. Ciascun gruppo di variabili dev'essere considerato per la maggiore o minore prossimità degli effetti che può indurre sia nel tempo breve sia, a maggior ragione, nei tempi lunghi. In altre parole, le caratteristiche degli allievi sono da collegare alle esperienze e alle interazioni della vita quotidiana, ma anche ai condizionamenti di provenienza remota, per esempio quelli consumistici e valoriali derivanti dall'esposizione ai messaggi della comunicazione sociale. È evidente che le scuole incontrano maggiori o minori difficoltà nello svolgere il loro compito educativo se la cultura informale degli allievi converge con quella formale. Ci sono due modi per interpretare i dati che si riferiscono a questi due gruppi di variabili: si può operare un taglio sincronico nel fluire dell'attività, o si può cercare di coglierne l'evoluzione attraverso il tempo. Il taglio sincronico (è come dire la fotografia della condizione esistente) ha una sua utilità didattica, ma può portare a stabilire inferenze improprie se si tentano interpretazioni che riguardano il processo educativo, e quindi i cambiamenti che è possibile rilevare nei due gruppi di variabili menzionati. Una prospettiva temporale estesa è dunque la condizione per valutare l'attività educativa. Ed è su questa valutazione che le scuole possono fondare le decisioni che riguardano le scelte organizzative e didattiche (terzo gruppo di variabili). Le considerazioni appena esposte hanno senso se riferite a situazioni non troppo diverse le une dalle altre. Ne hanno molto meno quando il quadro di riferimento presenta, come nel sistema scolastico italiano, livelli elevati di dispersione nella distribuzione delle variabili tra le aree geografiche, le tipologie di territorio, i diversi insediamenti della popolazione, le attività produttive, la qualificazione culturale dei contesti…. Le reazioni di rifiuto indotte da comportamenti improvvidi rischiano di disperdere anche quel poco di sistematica valutativa che, molto faticosamente, si era affermata nella scuole: per esempio, la distinzione tra le varie funzioni della valutazione, l'individuazione delle possibilità e dei limiti delle diverse soluzioni strumentali ecc. Non contribuisce a creare un clima favorevole l'enfasi che è stata posta sulle misure per individuare comportamenti impropri (cheating: ma perché dirlo in inglese? La parola italiana imbroglio è forse meno densa di significato?). C'è bisogno di ricostruire un clima di fiducia, senza il quale nessuna valutazione è possibile. Occorre chiarezza nell'indicazione degli intenti, oltre a una competenza valutativa che non derivi da semplice imitazione di quanto avviene altrove, ma da una accumulazione originale di conoscenza quale può fornire solo un serio impegno per lo sviluppo della ricerca educativa.

Corriere della sera – 10 maggio 2013
“I super prof difendono l'Invalsi «Aprono la scuola alla realtà»”
░ Il sottosegretario Marco Rossi Doria ha dichiarato: «Non sono quiz, sono prove di conoscenza e di intelligenza»; insomma – a parte quanto ci sarebbe da dire sulle misurazioni della “intelligenza”, osserviamo che nello staff che dirige la politica scolastica c’è chi ritiene di dovere monitorare l’intelligenza degli alunni. Prepariamoci alla continuità della linea di politica scolastica il sottosegretario riconfermato traghetta nel nuovo governo la strategia già adottata da Profumo e dalla Gelmini ! Obiettivi pertinenti (aiutare le scuole ad avere un punto di vista esterno per capire come si lavora), addotti dai fautori dei test INVALSI sono citati in un articolo di Paolo Conti, che riportiamo.
Anche quest'anno le polemiche accompagnano l'appuntamento. … I responsabili dell'Invalsi (le prove sono scelte selezionando proposte avanzate da circa 150 docenti sparsi per l'Italia) respingono le accuse. A partire da Paolo Sestito, commissario straordinario Invalsi e dirigente dell'area ricerca e relazioni internazionali della Banca d'Italia, economista studioso anche di sistemi educativi: «Le nostre prove sono quanto di più lontano dal nozionismo, dall'automatismo dei test, dal Rischiatutto. Il nostro scopo è l'esatto contrario: misurare le competenze dei ragazzi e la qualità dell'insegnamento, calandole nella vita concreta. Assicuriamo alle scuole uno strumento di auto-conoscenza». Conferma Giorgio Bolondi, docente di Matematiche complementari all'università di Bologna, che coordina la predisposizione delle prove: «Abbiamo incontrato migliaia di insegnanti e registrato molte comprensibili prevenzioni. C'è un malinteso: non intendiamo esprimere giudizi, ma informare ragazzi, insegnanti e scuole sulla qualità dell'apprendimento. Ogni domanda è legata agli obiettivi di legge per i diversi gradi dell'istruzione. Nemmeno un quesito punta su memoria o formule: ciò spetta agli insegnanti, non all'Invalsi». Giudizio condiviso dal linguista Luca Serianni, che ha analizzato le prove: «L'Invalsi funziona come le analisi del colesterolo per un adulto. Servono al medico come indice importante per stilare una diagnosi dopo aver studiato altri parametri. Trovo le prove realizzate con intelligenza per tarare le competenze a seconda della fascia d'età. Non hanno nulla del quiz né vedono il nozionismo come valore. Possono aiutare le scuole a conoscersi meglio e a mettere in atto i meccanismi per migliorarsi. A difendere l'Invalsi a spada tratta è Enza Ugolini, fresca ex sottosegretario all'Istruzione nel governo Monti (insegna storia e filosofia ed è preside del liceo «Malpighi» di Bologna), che negli anni ha lavorato sul tema della valutazione (in modo politicamente trasversale) con i ministri Luigi Berlinguer, Letizia Moratti, Giuseppe Fioroni, Mariastella Gelmini e Francesco Profumo: «Il primo scopo è aiutare le scuole ad avere un punto di vista esterno per capire come si lavora al proprio interno e nelle singole classi. I dati Invalsi sugli apprendimenti non sono solo "numeri" (percentuali, pesi, tassi di difficoltà, coefficienti di validità) che riducono la reale portata educativa della scuola. Anzi proprio perché i risultati sono tratti da prove concrete, gli esiti di queste prove finiscono con l'aiutare i singoli insegnanti, i consigli di classe, i dipartimenti, i collegi docenti, a fare una diagnosi anche a livello didattico». Enza Ugolini contesta l'autoreferenzialità di una certa scuola: «Uno dei nemici nella valutazione è la parzialità, quella abitudine che porta a non cercare in modo costante di tener conto di tutti i fattori della realtà. Non c'è solo la "tua" scuola, il "tuo" alunno, la "tua" classe con i "suoi" "livelli medi": esiste il mondo... Ogni scuola e ogni classe ha uno specchio col quale confrontarsi». E conclude, per sostenere la bontà del sistema, ricordando le disparità: «In II e V primaria la situazione, specie in matematica, nel Nord è pari alla media nazionale, mentre il Sud ha mediamente +2,5 punti. Già nella prima classe della scuola secondaria di primo grado la situazione si capovolge e mentre il Nord supera di oltre 6 punti percentuali la media, nel Sud si va sotto la media, per arrivare fino a oltre -15 punti nella classe terza del Sud-Isole... Mi sembra essenziale saperlo, per rimediare».

Pubblichiamo alcuni articoli sulla remissione in Corte costituzionale, decisa dal TAR Lazio, della norma che impone la cancellazione dei docenti di ruolo dalle GaE.

ANSA: scuola, Anief, graduatorie precari ancora da rifare, per Tar incostituzionale cancellazione 31mila docenti

Italpress: scuola, graduatorie ad esaurimento, Anief: incostituzionale norma 2009

Tecnica della scuola: graduatorie esaurimento, per il Tar del Lazio non andavano esclusi i 31mila prof di ruolo

Corriere del Web: scuola, graduatorie precari ancora da rifare, per il Tar non andavano cancellati 31mila docenti già di ruolo

AgenParl: scuola, Anief: graduatorie precari ancora da rifare

MNews: scuola, graduatorie precari ancora da rifare, per il Tar non andavano cancellati 31mila docenti già di ruolo

Il Messaggero: scuola, caos precari: le graduatorie ora sono da rifare

Il Mattino: accolto il ricorso, spiraglio per oltre 31mila insegnanti

Il Gazzettino: no alla cancellazione di 31mila docenti

Il Sole 24 Ore: SCUOLA: Anief, graduatorie precari ancora da rifare, per il Tar non andavano cancellati 31mila docenti

Corriere dell'Università Job: caos scuola, in rivoluzione tutto il sistema delle graduatorie

Prima Pagina: caos scuola, graduatorie da rifare

Investire Oggi: graduatorie a esaurimento: tutto da rifare? Cosa cambia per i docenti di ruolo

Business on line: graduatorie precari scuola: sono da rifare dopo decisione del tar. I motivi

FreeNewsPos: scuola, caos precari: le graduatorie ora sono da rifare

Zazoom: caos scuola: graduatorie da rifare

 PavoneRisorse – 27 aprile 2013
“L'educazione è la nemica della saggezza...”
░ Per dare il titolo aAlla sua riflessione sul compitino dei “Saggi” in materia di Scuola, Cosimo De Nitto sceglie una citazione da Pirandello.
La cosa che più colpisce nella parte del documento dei "saggi" dedicata alla scuola è il linguaggio…: produttività, capitale umano, performance, filiera, sostenibilità, (economica), ecc… ? Che l'approccio sia economicistico lo dimostrano gli interventi a breve termine (ma come si fa a concepire un breve termine se non inserito in una visione strategica a "lungo termine"?) suggeriti: abbandono scolastico, merito, salute, digitale. "Contrastare l’abbandono scolastico", perché? Perché bisogna attuare il principio costituzionale della eguaglianza delle opportunità e del diritto allo studio? No. Perché non c'è cittadinanza senza istruzione, senza cultura, senza saperi vecchi e nuovi? No. Perché la conoscenza è parametro imprescindibile di civiltà? No. Il perché ce lo dicono i "saggi": "perché la forza lavoro (non i cittadini, non le persone) non avrà le competenze richieste dai processi produttivi in rapida evoluzione"; “perché nella peggiore (delle ipotesi) genererà emarginazione e rischi per la sicurezza in numerose aree, specialmente nelle grandi città." Ecco detti i motivi per cui, secondo i "saggi", combattere l'abbandono scolastico: per avere una buona forza lavoro che produca, e per motivi di ordine pubblico…. La ricetta che offrono i "saggi"? "Il prolungamento della scuola al pomeriggio negli anni del primo ciclo". Peccato che questa è una "vecchia" ricetta, la quale, una volta, si chiamava "tempo pieno"…. Il modulo che prevedeva tre insegnanti su due classi era una risposta efficace per prevenire i processi che portano all'abbandono. Permetteva interventi di recupero, integrativi, compensativi, di riallineamento che evitavano le frustrazioni del fallimento scolastico, la demotivazione, tutti fattori che sono alla base della dispersione. Promuovere il merito, aumentare le opportunità.
In questo capitolo si riduce il problema del "merito" ai fondi per il diritto allo studio da aumentare. Il problema viene approcciato dalla parte del risultato, mentre ancor prima e ancor più deve essere approcciato dalla parte del processo. Che il fondo per il diritto allo studio debba essere aumentato notevolmente è da condividere certamente, ma il problema centrale è quello di un sistema che deve "produrre" merito, cioè qualità della formazione…. La scuola digitale e la cultura dei dati. Ormai è un mantra che ci sentiamo ripetere ossessivamente. Su questo tema, dirò molto sbrigativamente, si fa più propaganda che fatti. Fatti seri intendo. A parte le carenze infinite, la mancanza di investimenti, strutture, ambienti ecc. manca una strategia seria che renda "compatibili" “questa” scuola e le nuove tecnologie. Manca l'intermediazione umana, intelligente, esperta, matura, consapevole delle potenzialità, ma anche dei punti critici delle nuove tecnologie. Non è da scuola mettere al centro lo strumento e non il soggetto che si deve formare (non istruire). Del trittico inscindibile "istruzione, formazione, educazione" che è alla base di un sistema scolastico degno di questo nome, i "saggi" sembrano interessati solo all'istruzione, agli aspetti più pragmatici, finalizzati ad un mercato del lavoro che allo stato attuale delle cose è più virtuale che reale, e che ha bisogno di ben altri interventi. Non è della semplice istruzione, dell'addestramento professionale che ha bisogno la nostra società, non solo di lavoratori capaci e competenti, ma anche di cittadini responsabili e persone mature, consapevoli, capaci di ritagliarsi un ruolo in questo difficile e complicato mondo. Non si può parlare di scuola se non si parte e se non si arriva alla Costituzione. Per farlo occorre un progetto, una visione della società e dei processi sociali di largo e lungo respiro….

Latecnicadellascuola.it – 28 aprile 2013
“Carrozza come Profumo? Due Ministri così uguali, così diversi”
░ Entrambi hanno una formazione ingegneristica (la Carrozza insegna bioingegneria industriale), sono stati rettori universitari. Tutti e due sono convinti che gli aumenti contrattuali passino per un “merito” da associare alla maggiore presenza a scuola. E che la macchina scolastica vada digitalizzata. Il neo Ministro si differenzia per il fatto di essere un sostenitore dell’organico funzionale e di un piano pluriennale di assunzioni dalle graduatorie dei precari. (di Alessandro Giuliani).
Entrambi hanno una formazione ingegneristica, sono stati rettori universitari, hanno guidato la Sant'Anna di Pisa. Tutti e due sono convinti che gli aumenti contrattuali passino per un “merito” da associare alla maggiore presenza a scuola. E che la macchina scolastica vada digitalizzata. Il neo Ministro, però, si differenzia per essere un sostenitore dell’organico funzionale e assertore di un piano pluriennale in grado di esaurire il prima possibile le graduatorie dei precari…. Il programma della Carrozza è praticamente quello presentato da mesi dal Partito Democratico, in corrispondenza della campagna elettorale per vincere le elezioni politiche. Con alcuni punti che si discostano, almeno a livello preliminare, da quelli condotti negli ultimi 18 mesi al Miur: le discordanze si trovano nella volontà del nuovo Ministro, ad esempio, a voler introdurre l’organico funzionale. Una soluzione, che chiedono da tempo anche i sindacati, che permetterebbe ai dirigenti scolastici di portare in porto la decantata autonomia attraverso la conferma per almeno un triennio del corpo insegnante e Ata in dotazione. Ma le diversità tra i due non finiscono. Nelle ultime ore, la Carrozza avrebbe infatti confermato la volontà di assumere in blocco tutti i precari sui posti vacanti varando un vasto piano di assunzioni triennali. Su quest’ultimo punto, l’ex rettore ha detto che occorre approvare “un piano pluriennale di esaurimento delle graduatorie per eliminare la precarietà dalla scuola e offrire la necessaria continuità didattica agli studenti italiani”. I due accademici, protagonisti dell’ultima “staffetta” a capo del Miur, inoltre, sono fortemente convinti che per combattere la dispersione scolastica occorra tenere le scuole aperte anche di pomeriggio. Rimane da capire con quali soldi, visto che Comuni e Province tendono ormai a ridurre al minimo indispensabile il “monte” ore di attivazione delle utenze da pagare. Per non parlare dei soldi da destinare al personale presente oltre il proprio orario di servizio…

lastampa.it – 28 aprile 2013
L’ex baby-rettrice Carrozza “La scuola salverà l’economia”
░ Flavia Amabile intervista il nuovo ministro dell’Istruzione, della Ricerca e dell’Università, che è stata giovanissima rettore della Scuola Superiore Sant’Anna di Pisa.
D. Da ieri è ministro per l’Istruzione. Quale sarà il suo primo atto?
«Ancora sono nella fase dell’emozione, ho ricevuto da poco la notizia, mi sto organizzando mentalmente. Lavorerò certamente per la scuola. Ne conosco i problemi, ho verificato che soprattutto c’è bisogno di investimenti mirati, non solo di risorse usate in modo vago. È necessario capire dove e come usarle. Sento forte la responsabilità di questo ruolo in questo momento difficile».
D. La sua pagina Facebook già pochi minuti dopo l’annuncio era stata riempita di complimenti ma anche di una richiesta molto precisa. Le hanno chiesto di restituire «dignità» ai professori.
«È uno dei miei obiettivi. Lo sento dentro, è un obiettivo anche personale. Gli insegnanti svolgono un ruolo importante sul territorio, sono i nostri ambasciatori. Se l’Italia è stata unita è anche grazie ai professori che hanno fatto studiare gli italiani sugli stessi testi. I professori sono uno straordinario elemento di coesione sociale».
D. Eredita un ministero che ha ricevuto nell’ultimo anno e mezzo una forte rivoluzione digitale. Andrà avanti lungo questa strada?
«Conosco bene Francesco Profumo, rispetto il suo obiettivo e quello che ha fatto perché penso che sia un processo ineludibile ma se poi le scuole non funzionano è inutile pensare alla rivoluzione digitale. C’è sempre stato un problema di fondo sui cui bisogna essere equilibrati senza fare troppi proclami ma cercando di lavorare per far funzionare le scuole a partire dall’edilizia scolastica che è un problema di enorme importanza».
D. Quando inizierà a lavorare troverà molti problemi sul tappeto, dal concorso ai precari, al Tfa. Che cosa farà?
«Voglio prima parlarne con Profumo e con le persone che hanno lavorato a queste tematiche. Non è mia abitudine entrare a gamba tesa. So bene che sono dei problemi da affrontare ma ho bisogno di capire per dare risposte di responsabilità».
D. Che cosa le ha detto il presidente Enrico Letta nell’affidarle l’incarico? Che cosa si aspetta da lei?
«Dobbiamo ancora parlarci con calma. Siamo abituati a capirci al volo, senza bisogno di troppe parole. So che si aspetta equilibrio e capacità di mediazione».
D. Gran parte dell’Italia chiede che la scuola torni ad avere un ruolo centrale nella politica del governo.
«Mi auguro che ci sarà attenzione per la scuola. Ce n’è davvero un gran bisogno. Il ministero dell’Istruzione, della Ricerca e dell’Università, però, è fondamentale nel far ripartire le speranze del Paese. Con spirito di servizio metto a disposizione la mia esperienza per convincere gli italiani che l’istruzione e la conoscenza sono pedine fondamentali per la ripresa culturale ed economica dell’Italia. Dobbiamo aiutare i più meritevoli a studiare secondo i dettami della Costituzione, dare fiducia ai ricercatori e offrire nuove motivazioni a tutto il corpo insegnante. Dobbiamo dare forza e prospettive alle imprese, costruendo un Paese che individui grandi aree di investimento, di ricerca, di innovazione nell’industria, nell’agricoltura e nei servizi. Investire nella conoscenza significa investire sul futuro, nell’unica risorsa che non si può spostare altrove per essere prodotta a costi più bassi: è un settore che crea e salva posti di lavoro e questa è la nostra massima preoccupazione».

L’Unità – 29 aprile 2013
“Basta rattoppi per la scuola. Ora risorse e progetto educativo”
░ Secondo Benedetto Vertecchi, è urgente che la ministro organizzi una consultazione nazionale per definire la direzione della politica scolastica e per dare slancio e rilevanza sociale alla funzione docente.
Molte delle difficoltà che le scuole si trovano oggi ad affrontare sono evidenti, e riguardano le strutture e il funzionamento del sistema. Sono difficoltà che si sono progressivamente accentuate per la crescente penuria di risorse destinate alle spese per il personale, all’edilizia, alle dotazioni didattiche. Ma per capire le ragioni del malessere del sistema scolastico non basta menzionare i tagli nei finanziamenti. Sono venute meno negli anni alcune condizioni morali che, dal raggiungimento dell’Unità nazionale in poi, avevano sostenuto la crescita della scuola e la sua capacità di modificare in una linea di progresso sia le condizioni della vita materiale, sia il profilo culturale del nostro Paese. È urgente porre a disposizione delle scuole le risorse di cui hanno bisogno per svolgere la loro attività, ma è altrettanto urgente elaborare linee di sviluppo capaci di conferire coerenza agli interventi e di perseguire intenti non limitati al tempo breve, ma proiettati nei prossimi decenni, quando i bambini e i ragazzi che ora frequentano le scuole dovranno poter fare affidamento su quanto hanno appreso per affrontare realtà le cui caratteristiche al momento sono estremamente indefinite…. Si è preteso di intervenire sulla cultura professionale degli insegnanti senza verificare in alcun modo se quella cultura fosse disponibile, si è intervenuti sulle dotazioni seguendo suggestioni marginali, sull’edilizia senza disporre di ipotesi sulle attività che si sarebbero dovute svolgere. … Con gli insegnanti bisogna ricostruire un rapporto di fiducia che non può fondarsi sui soliti riconoscimenti rituali circa l’essenzialità della funzione che svolgono, ma deve considerare in che modo una professione allo stremo può riacquistare slancio e rilevanza sociale. Non c’è dubbio che nelle scuole occorra promuovere l’innovazione, ma non ha senso ridurla a una questione strumentale, perché occorre rivedere le interpretazioni che collegano i tempi della vita con quelli dell’apprendimento, e c’è bisogno di definire un concetto di utilità adeguato alla rapidità delle condizioni di cambiamento. Nessuno dubita che sia urgente intervenire per qualificare l’edilizia, ma occorre anche stabilire una corrispondenza tra le tipologie di attività che s’intendono promuovere e l’organizzazione degli spazi. C’è anche da chiedersi se non si debba abbandonare l’angusta sovrapposizione tra tempo delle lezioni e tempo del funzionamento… Altrettanto urgente, è avviare subito iniziative che incrementino la conoscenza delle condizioni in cui si pratica l’educazione. Invece di disperdere risorse per rilevare dati dai quali, bene che vada, si ottengono rappresentazioni sfocate di una realtà in movimento, sarebbe preferibile impostare ricerche che possano essere utilizzate per interpretare i cambiamenti che si riscontrano nelle condizioni di sviluppo, nell’acquisizione e nell’uso del linguaggio, nell’assimilazione di valori e atteggiamenti sociali….

ScuolaOggi.org – 30 aprile 2013
“Tempo pieno… in Carrozza”
░ Pippo Frisone cita i tagli prodotti, nella scuola primaria, dal famigerato art.64 della L.133/08, e fa un appello alla ministro Carrozza: torni a finanziare il tempo pieno, senza decurtare le ore di compresenza.
E’ tempo di organici e quello più numeroso, della primaria, con il 30 di aprile volge già alla chiusura. E’ comunque possibile tirare le prime somme. Nonostante i roboanti impegni dell’ex Ministro Profumo, dell’organico funzionale triennale e dell’organico di rete anche nel prossimo anno scolastico non v’è alcuna traccia ! Il famigerato art.64 della L.133/08 è ancora lì come un macigno a schiacciare la scuola italiana. I posti sono complessivamente quelli del 2011/12, non uno in più, non uno di meno. Si compensa tutt’al più tra le diverse regioni, in base ai flussi dell’andamento della popolazione scolastica, ma da quei numeri non ci si schioda più oramai da un triennio. Nonostante il lieve aumento complessivo degli alunni. Nella scuola primaria l’abolizione dei moduli, voluta dalla Gelmini, ha determinato un aumento della domanda di tempo pieno anche nelle regioni del centro-sud. Con gli organici di fatto bloccati, le classi in più a tempo pieno hanno potuto trovare, in quest’ultimo triennio, parziale accoglimento grazie allo smantellamento graduale delle ore eccedenti le attività frontali, destinate per lo più alle compresenze, + 4 per ogni classe. Il ministero continua a prevedere nelle sue circolari due maestri per ogni classe per coprire il tempo scuola di 40 h., mensa compresa. L’abolizione delle compresenze ha di fatto svuotato di ogni significato innovativo il tempo pieno. Ore, quelle delle compresenze che, sottratte alle classi a TP, dovrebbero nelle intenzioni del Ministro rimanere a disposizione di ogni singolo istituto. Ma qui al danno si aggiunge anche la beffa. Per dare in questi ultimi anni classi in più a tempo pieno, garantire le 30 ore con la mensa, è dalle compresenze che si è attinto a piene mani. L’han fatto gli uffici scolastici provinciali ma anche quei dirigenti scolastici che si son visti respingere le richieste di tempo pieno…. Nel documento dei saggi si propone di lasciare aperte le scuole al pomeriggio, allungando il tempo scuola per combattere dispersione e abbandono scolastico ? Si vuole partire dal primo ciclo ? La neo-ministra Carrozza sembra fermamente convinta della proposta dei saggi. E allora coraggio, ministra, uno strumento che ha dato buoni risultati c’è già. Ridia dignità e risorse al tempo pieno, restituendo tutte le ore di compresenza e garantendo tutte le classi richieste. Faccia partire finalmente l’organico funzionale triennale e di rete….

Latecnicadellascuola.it – 1 maggio 2013
“Carrozza si presenta: lavorerò subito su edilizia scolastica e valorizzazione dei prof.”
░ Lo ha detto il neo Ministro dell’Istruzione in occasione del passaggio di consegne con Profumo, avvenuto il 30 aprile. (Di Alessandro Giuliani)
È stato un passaggio di consegne cordiale, tra due accademici che si conoscono da tempo. Si è svolto il 30 aprile. I protagonisti sono stati il vecchio e il nuovo ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo e Maria Chiara Carrozza…."E' una responsabilità importante - ha replicato il nuovo Ministro riferendosi al suo nuovo incarico - quello che mi preme di più ora è essere all'altezza di questo compito. Mi ha fatto piacere che alla Camera e in Senato ci siano state molte repliche su scuola, ricerca e innovazione, con la specifica richiesta di non abbandonare l'agenda digitale". La scuola, ma anche la ricerca - ha aggiunto "sono temi trasversali che uniscono il Paese. C'é un'ampia convergenza sul fatto che ricerca e innovazione siano fondamentali per il futuro dell'Italia e questo per il ministero è un buon segnale di avvio… Vorrei riprendere il lavoro già avviato dal ministro Profumo e portarlo avanti. L'edilizia scolastica ha bisogno di essere rivitalizzata". Il ministro si è quindi soffermata, sollecitata dai giornalisti, sulla questione scuola pubblica/scuola privata assicurando che in proposito non c'é alcun dilemma: "Anche la scuola privata svolge un ruolo importante. Si tratta di collaborare". Lavorerà anche, e da subito, per valorizzare i docenti. "Posso garantire – ha spiegato - che lavoreremo per valorizzare la professione d'insegnante".

Larepubblica.it –3 maggio 2013
“Le famiglie preferiscono il tempo pieno”
░ E' quanto emerge dai dati sulle iscrizioni online: le 40 ore sono state richieste per quasi 200mila alunni, in maggioranza nella scuola primaria.
Famiglie italiane all'assalto del tempo pieno a scuola. Ma soltanto una parte riesce ad ottenerlo. Gli altri devono accontentarsi delle altre formule previste dall'ordinamento scolastico italiano: 27 e 30 ore a settimana. E le 24 ore, inaugurate dalla riforma Gelmini col palese obiettivo di tagliare più cattedre possibile, anche quest'anno sono state gettonate da una minoranza. Le prime iscrizioni online, lanciate dall'ex ministro dell'Istruzione Francesco Profumo, hanno decretato la netta preferenza, almeno all'elementare, per le 40 ore di lezione settimanali: mattinata di studio, pausa pranzo e pomeriggio di attività didattiche meno impegnative per gli scolari. Alla scuola media invece i genitori preferiscono che i figli tornino a casa dopo un'intera mattinata di studio a scuola. … Su cento famiglie che hanno iscritto i figli in prima elementare nella scuola statale ben 38 hanno segnato la casella del tempo pieno. Oltre 196mila famiglie vorrebbero che i propri figli rimanessero a scuola per otto ore giornaliere e che a fine giornata avessero anche svolto almeno una parte della valanga di compiti che i bambini della scuola primaria si ritrovano sul groppone ogni pomeriggio. Ma quest'anno sono soltanto 176mila i bambini delle statali che frequentano la prima elementare a tempo pieno. Se quindi l'organico dovesse essere confermato almeno 20mila famiglie rimarranno delusi. E se - per permettere alle attuali prime di diventare il prossimo anno seconde a tempo pieno - l'organico si dovesse contrarre, le famiglie che dovranno rinunciare al tempo lungo saranno ancora di più. Quelle che hanno invece optato per la formula con 30 ore a settimana sono 31 su cento e 28 su cento quelle che si accontentano di 27 ore di lezioni settimanali. La prima opzione - le 24 ore a settimana… l'ha scelta appena il 2,7 per cento delle famiglie….
Le oltre 24 mila famiglie che hanno iscritti i propri figli in un istituto non statale preferiscono invece evitare il tempo pieno: lo scelgono 18 su cento, contro le 53 che optano per le 30 ore e le 23 che preferiscono 27 ore a settimana. Il tempo prolungato - di 36 o 40 ore settimanali - alla scuola media è stato indicato soltanto dal 16 per cento delle famiglie italiane. …

Latecnicadellascuolas.it – 4 maggio 2013
“Concorso a d.s. in Sicilia: solo donne nei primi 10 posti della graduatoria provvisoria”
░ Pubblicato il decreto MPI.AOODRSI.REG.UFF.8640 con cui l’USR Sicilia approva in via provvisoria la graduatoria generale di merito del concorso per DD.SS. (D.D.G., 13 luglio 2011) con la valutazione complessiva.
Il decreto all’articolo 2 dice che i candidati inclusi nella suddetta graduatoria con riserva non potranno conseguire il diritto alla nomina fino alla decisione nel merito da parte del competente organo giurisdizionale. Gli articoli 3 e 4 rendono noto che è possibile presentare reclamo scritto, per meri errori materiali entro il termine di cinque giorni dalla data di pubblicazione del provvedimento e che si procederà alla pubblicazione della graduatoria generale di merito definitiva, che terrà conto delle eventuali rettifiche di errori materiali segnalati, così come previsto dall’art. 2 del decreto, con un successivo provvedimento

http://www.scuolaoggi.org – 22 aprile 2013
“Un’altra agenda è possibile”
░ A proposito della relazione, di 50 pagine, presentata il 12 Aprile scorso dai “Saggi” (Bubbico, Giorgetti, Giovannini, Moavero, Pitruzzella e Rossi) al presidente Napolitano. (di Pippo Frisone)
Un’agenda che oggi, con la rielezione del Presidente Napolitano, torna prepotentemente alla ribalta, come possibile base programmatica del prossimo Governo…. C’è anche un capitoletto di appena tre pagine… dedicato alla scuola… Colpisce la forte preoccupazione per l’alta dispersione scolastica. Il 18,2% degli studenti in Italia non arriva alla maturità contro il 13,5% della media europea. L’abbandono colpisce soprattutto gli studenti immigrati (45%), aumentando così la disoccupazione giovanile e l’emarginazione sociale nelle aree a rischio. Per arginare la dispersione scolastica il miglior strumento di contrasto per i saggi è il prolungamento della scuola al pomeriggio, soprattutto nel 1° ciclo. … Viene proposto un modello di prolungamento del tempo scuola che pone al centro la scomposizione del gruppo classe, i piccoli gruppi e percorsi specifici per alunni a rischio. E ancora sperimentazione di metodologie innovative, apprendimenti cooperativi e socializzazione. Si dice no alla riproposizione al pomeriggio delle lezioni frontali, e si agli insegnamenti personalizzati che privilegino la comprensione dei testi, le competenze logico-matematiche e l’applicazione del metodo scientifico. Sembra più una riproposizione di doposcuola o tempo lungo di Gelminiana memoria. Se il problema della dispersione scolastica nella secondaria va contrastato sin dalla scuola dell’obbligo, perché non potenziare gli unici modelli che han dato buoni risultati e cioè il tempo pieno nella primaria e quello prolungato nelle medie? Magari prendendo il meglio di quelle esperienza. Perché non garantire al tempo pieno il raddoppio di organici e restituire le compresenze scippate dalla Gelmini ? I saggi propongono un prolungamento al pomeriggio ma non dicono né quantificano le risorse né a carico di chi. Nelle intenzioni dei saggi anche nella secondaria occorrerà estendere il tempo scuola al pomeriggio per contrastare l’abbandono scolastico…. Finché non s’invertirà la tendenza miope dei tagli alla spesa per l’istruzione che ancora permane, ereditata dal duo Gelmini-Tremonti, la scuola pubblica sarà destinata ad un inesorabile declino e con essa quello del Paese. Un’altra Agenda sulla scuola è comunque possibile ma anche questa volta a riscriverla non saranno né i saggi del Presidente né tantomeno il futuro governo delle larghe intese.

L’Espresso – 22 aprile 2013
“Scuola, non mancano solo i soldi”
░ Nel confronto con gli altri paesi europei, siamo fanalino di coda per i finanziamenti all'istruzione; e per di più manca anche il progetto: tutto sembra affidato alla buona volontà del personale. (di Galatea Vaglio).
Ennesima tabella di confronto con i paesi europei, ennesimo scappellotto: l'Italia (non è una novità, ma una triste conferma) per la cultura e scuola spende poco, pochissimo. Molto meno, per dire, di Stati che hanno un patrimonio artistico ridicolo in confronto al nostro…. E' vero che la scuola arranca. Non è del tutto vero che sia "di bassa qualità"… è di buona e media qualità, talvolta anche alta ed altissima, ma questa qualità è distribuita a casaccio, a macchia di leopardo, proprio perché, non essendoci in realtà finanziamenti certi e investimenti strutturali e strutturati, le scuole si reggono sulla buona volontà del corpo docente che capita in servizio, e quindi se un anno in un istituto ti ritrovi con personale motivato e disposto a fare anche senza finanziamenti, la cosa funziona, se invece l'anno dopo il personale cambia o non è più disposto a lavorare molte ore gratis e solo per la gloria va tutto a catafascio e amen. …. Abbiamo avuto diverse riforme, e Ministri dell'Istruzione che si sono succeduti in governi fra i più vari. Ma quale sia l'idea che sta sotto alla scuola italiana di oggi, l'idea didattica fondante, il progetto non l'ho capito.

scuolaoggi.org – 24 aprile 2013
I “suggerimenti” dei “saggi” sulla scuola. Perché parlarne
░ Il documento oggi può essere letto come base programmatica anche per il governo della scuola per i prossimi due anni. (di Antonio Valentino).
Con la rielezione di Napolitano a Presidente della Repubblica e con un governo le cui caratteristiche appaiono disegnate nel discorso di insediamento (e con i limiti temporali abbastanza facilmente presumibili – e augurabili -), il documento dei saggi può essere letto come possibile base programmatica – come si dice – anche per il governo della scuola per i prossimi due anni (o giù di lì, se le cose marceranno per il verso giusto o che al giusto si avvicinino di più). Non è certo lecito chiedere al documento, per come è nato, quello che non può avere: cioè un respiro che permetta di affrontare i nodi strutturali del nostro sistema scolastico. Le scelte del documento privilegiano piuttosto un profilo che tende a circoscrivere – e di molto – i campi di intervento, puntando su alcuni problemi socialmente rilevanti che caratterizzano negativamente il pianeta scuola. Si citano in primo luogo, al riguardo, due fenomeni certamente allarmanti: l’abbandono precoce della scuola, “assai più diffuso che nel resto d’Europa”, e la riduzione drastica della mobilità sociale (si riportano, al riguardo, i dati sconvolgenti che conosciamo, ma che opportunamente vengono riproposti). Un altro fenomeno su cui – stranamente, per chi vive soprattutto di pane e scuola - si appunta l’attenzione del documento è il “rischio di mortalità” in rapporto ai livelli di istruzione (“tra gli uomini meno istruiti il rischio è dell’80% più elevato rispetto ai più istruiti”, mentre, per le donne, tale rischio è quasi il doppio!). Problema, a ben guardare, indubbiamente rilevante sotto il profilo dei diritti e dell’eguaglianza sociale.
Un ultimo campo problematico considerato è quello delle nuove tecnologie: a proposito delle quali si rileva – non senza ragione - che l’infrastruttura di rete è, attualmente, più “dimensionata per la gestione amministrativa” e meno – si sottolinea - “per la costruzione degli ambienti di apprendimento”. Un aspetto interessante del documento è che, su ciascuna delle questioni considerate, si propongono interventi non sempre nuovissimi, ma comunque sensati e concreti. Sul fronte dell’abbandono scolastico si dice, ad esempio, che “le analisi disponibili indicano come il miglior strumento di contrasto sia il prolungamento della scuola al pomeriggio negli anni del primo ciclo, mentre oggi giorno il tempo pieno alle elementari è diffuso solo in alcune regioni (non a caso, quelle in cui la dispersione è minore) ed è di fatto inesistente nelle scuole medie”. Opportunamente, al riguardo, si richiamano cose –anche qui - non nuove, ma che comunque si è fatto bene a ribadire: e cioè che le attività pomeridiane “non dovrebbero essere però una replica delle lezioni frontali della mattina” e che l’estensione del tempo scolastico consentirebbe interventi innovativi. Come ad esempio, la scomposizione dei gruppi classe e la sperimentazione di metodologie didattiche più efficaci anche per i ragazzi maggiormente a rischio (per i quali si parla esplicitamente di insegnamento individualizzato da finalizzare “in modo prioritario, al rafforzamento delle competenze di base”)…. Vale la pena richiamare infine il passaggio del documento dove si parla della importanza della “scuola digitale” e di una “cultura attiva del dato” che permetta di superare le barriere disciplinari e aprire la strada ad approcci sistemici e quantitativi…. Le varie misure proposte potranno risultare efficaci - e, più in generale, che l’attuale crisi del sistema scuola potrà arrestarsi - ad una preliminare condizione: affrontare la questione docenti. Questione, assente nel documento, che in questa fase è la più delicata e importante e che richiede di sciogliere soprattutto tre nodi: 1. risolvere definitivamente il gravissimo problema del precariato, evitando però sanatorie rischiose e aprendo anche la scuola ai giovani; 2. motivare gli insegnanti; 3. qualificarli. Se non si sciolgono questi tre nodi, tutti gli altri cambiamenti, anche quelli importanti, rischiano di non “reggere”. Va anche chiarito che sciogliere il nodo della motivazione significa avere in mente soprattutto una diversa considerazione sociale del ruolo sociale dell’insegnante e una sua valorizzazione (che riconosca l’impegno e la competenza, anche ai fini di carriera); e che la qualificazione sarà tale se eviterà ogni forma di estemporaneità e facoltatività nella formazione e nello sviluppo delle competenze professionali…. Un’altra “assenza” varrebbe infine la pena di considerare per la prossima agenda governativa: riguarda le misure di accompagnamento all’operazione di Riordino - in atto attraverso le Indicazioni Nazionale per primo ciclo e licei e le Linee Guida per l’istruzione tecnica e professionale - . Di essa, purtroppo, si stenta a cogliere, da più parti e soprattutto nelle scuole, le indubbie potenzialità nel disegno di una scuola rinnovata.

scuolaoggi.org – 25 aprile 2013
Sì al test, ma… nei limiti “oggettivi” che lo caratterizzano
░ L’autorevole giudizio di Maurizio Tiriticco (“la zona test, quindi, costituisce il primo livello delle nostre acquisizioni cognitive”).
Lo ripeto per la centesima volta! E per tutti! Il test non è solo un pezzo di carta da crocettare! E' anzitutto una modalità di produrre "pensiero". E’ opportuno acquisire una serie di dati (bicicletta, Filippo, correre...) perché si possa comprendere una informazione (Filippo corre con la sua bicicletta; Filippo è stato investito da una bicicletta; ecc.). Se non avessimo certezza dei dati che utilizziamo quando comunichiamo (non so chi sia Filippo, non so che cosa sia una bicicletta), la comunicazione interpersonale non esisterebbe! Altro conto, invece, è esprimere un “giudizio di valore” sul bambino Filippo Rossi (è un imprudente! No! E’ sfortunato! Ecc.), oppure sulla bicicletta (è un mezzo stupendo! No! E’ pericoloso! Ecc.) o ancora sulla pedalata di Filippo Rossi (è un campione! Non sa pedalare! Ecc.). La zona test, quindi, costituisce il primo livello delle nostre acquisizioni cognitive. Se ho sete, cerco un bicchier d’acqua; se ho fame, un panino! E così via! Altro conto è la considerazione che facciamo dell’oggetto: uno vuole l’acqua del rubinetto, un altro l’acqua minerale gasata, un altro la vuole naturale; chi la vuole bella ghiacciata, chi a temperatura ambiente! Il panino è cattivo! Il panino è ottimo! Assistiamo al medesimo film, abbiamo letto lo stesso libro! Ma i giudizi che esprimiamo sono molteplici! Quel vestito e bellissimo ed è a buon mercato! Per un altro, lo stesso vestito è fuori moda e costa l’iradiddio! La zona test è quella della condivisione che potremmo definire agnostica, avaloriale: la bicicletta, il panino, il vestito; invece, la zona della manifestazione di un giudizio è quella della differenziazione: quella bicicletta e non un'altra; quel panino e non un altro! E’ la zona che io amo chiamare reattiva. Le famose macchie di Rorschach sono in effetti dei reattivi: nella medesima macchia un soggetto sereno e ottimista “reagisce” e può “vedere” una farfalla; invece, un soggetto disturbato e angosciato “reagisce” diversamente e “vede” un drago pronto ad assalirlo. I Promessi sposi sono un romanzo meraviglioso! No! Sono una gran pizza! La Divina Commedia nel Seicento era considerata un poema fumoso; invece, nel nostro Romanticismo fu considerato il poema che noi tutti apprezziamo. Il regalo che abbiamo fatto, che ci è piaciuto molto e che è costato tanto, non viene affatto apprezzato dal destinatario! E poi, quanto si discute dopo avere visto il medesimo film! Se poi pensiamo alle prove di verifica di un apprendimento, è indubbio che il primo gradino del “nuovo conoscere” è quello che riguarda i dati: la Prima guerra mondiale è scoppiata nel 1914; Giacomo Leopardi ha scritto La ginestra; tre per tre fa nove! Il fascismo è stato un movimento politico… ma! I giudizi dati dall’antifascista e dal nostalgico sono diametralmente opposti. Nell’espressione 3x = 12, x è eguale 4! E guai a chi dice 5! Però… se si assegna un tema, non attenderò risposte tutte eguali! Nel caso dell’espressione aritmetica, la risposta attesa è una soltanto! Nel caso del tema le risposte attese sono tutte diverse! Se il rubinetto versa un litro al minuto, in 5 minuti avrà versato 5 litri. Ma, se debbo arredare un bagno, avrò da scegliere tra mille rubinetti e mille vasche. Nel primo caso, ho a che fare con l’unica conseguenza logica. Nel secondo ho a che fare con una situazione problematica: quale spazio ho a disposizione; dove sono gli attacchi; dove le uscite delle acque reflue, e così via.
Ciò detto, non capisco le posizioni antitest! La nostra giornata si articola per 12 ore tra situazioni test e situazioni reattive. Al supermercato ci sono prodotti che costano quello che costano! Per alcuni clienti saranno a buon mercato, per altri cari! La stessa cravatta può piacere alla donatrice, per nulla al destinatario. Tutti noi indossiamo scarpe, calze, camicie, e così via (zona test)! E’ estremamente difficile trovare in giro due camicie identiche (se non nel negozio che le vende).
E si dà pure il caso che molti insegnanti che rifiutano il test come strumenti del demonio, quando interrogano, fanno sfilze di domande di questo genere! Quand’è scoppiata la guerra x! Qual è la capitale del Paese y? Quand’è nato il poeta z? Non ho nulla da obiettare! E’ la vita stessa, quella di tutti i giorni che ci impegna in operazioni test e in operazioni reattive. Mille acquirenti acquistano mille copie del Corriere della Sera, ma è certo che non ci saranno due acquirenti che leggeranno gli stessi “pezzi”! In conclusione, la zona operativa test è quella che ci garantisce il primo livello della… sopravvivenza quotidiana: possiamo chiamarla così! Con la chiave apro la porta di casa, poi apro il rubinetto per lavarmi le mani, accendo il gas per cucinare il pranzo. Tutte zone test, ma… se ho perduto le chiavi di casa? Se manca l’acqua? Se c’è lo sciopero dell’azienda del gas? E’ allora che si mettono in moto le operazioni reattive: si tratta di risolvere dei problemi! Tornando alla scuola, l’apprendimento è una continua e progressiva conquista di dati certi, oggettivi, assolutamente necessari per ulteriori apprendimenti più significativi. La zona test e la zona reattiva del cervello dei nostri alunni (e di noi tutti anche) sono in continuo movimento! E a fasi alterne! E’ necessario “apprendere a memoria” l’alfabeto, le tabelline, la numerazione, i primi meccanismi del sommare e del sottrarre, del produrre pensieri orali e scritti in cui l’informazione sia la risultante di una parte nominale e di una parte verbale. Se non possedessimo “dati certi”, non potremmo mai andare a trovare un amico che abita in Corso Vittorio 86; o prendere il tram n.13 che porta lì! Nelle nostre operazioni mentali è un continuo andirivieni tra operazioni test e operazioni reattive! Le prime condizionano le seconde. Le prime sono eguali per tutti; nelle seconde ci differenziamo! Guai se non fosse così! Saremmo tutti dei robot! Miliardi di calcolatrici ci diranno sempre che 2 più due dà 4! Ma ciascuno di noi può dire 5 o 6 o ciò che vuole! Le operazioni test sono operazioni convergenti. Le operazioni reattive sono divergenti… possono negare il reale! Ne consegue che i test – quelli scolastici – non vanno affatto demonizzati. Basta soltanto accettare il fatto che ci permettono di rilevare se dati condivisi e eguali per tutti sono stati acquisiti o meno. Si tratta, quindi, di strumenti “poveri”, ma che costituiscono i mattoni con cui ciascuno di noi può costruire operazioni reattive, “ricche”, complesse, personalizzate, se si vuole. Due architetti progetteranno due ville diverse, ma guai a loro se non posseggono dati e conoscenze comuni e condivise di aritmetica, geometria, ecc. Ben vengano allora mille prove test per accertare che ci siano i “mattoni mentali” perché si possa andare oltre…. L’accertamento della presenza di questi dati è una semplice operazione misurativa: il dato c’è o non c’è. E’ chiaro che un “sistema di istruzione” (educare e formare sono altre cose) non può limitarsi a operazioni misurative, necessarie, ma non sufficienti. Quando si sollecitano operazioni divergenti, pensiero critico, riflessioni personali, capacità di discuterle e… di modificarle anche, entriamo in un altro mondo: quello delle operazioni divergenti sulle quali, allora, si esprimono altri giudizi, che attengono alla valutazione, che è un altro mondo! … Se tutto ciò che ho scritto fino adesso è vero – e lo è! – è anche vero che le prove test mi danno l’opportunità di disporre di dati importanti circa l’evoluzione dell’apprendimento di un alunno – o di un qualsiasi soggetto – ma solo in relazione a operazioni convergenti (l’acquisizione di dati comuni e condivisi, necessari per andare oltre in processi cognitivi più elaborati). Ma dovrò anche dire che si tratta di prove necessarie, ma non sufficienti a verificare se il soggetto è capace di procedere verso operazioni “altre”, più elaborate, “divergenti”.
Di qui il grande equivoco delle tanto temute prove Invalsi. Si tratta di prove che non vanno – né lo potrebbero fare – oltre a pure e semplici rilevazioni misurative: proprio per il fatto che sono prove eguali per tutta la platea del campione. Pertanto, non possono in alcun modo essere proposte o barattate come prove capaci di darci il gradiente delle competenze di analisi, di sintesi e di valutazione. Com’è noto, per l’ormai superato (per davvero?) Bloom, si tratta pur sempre di operazioni cognitive superiori, produttive, che vanno ben al di là delle più semplici operazioni di primo livello: contatto/acquisizione/conoscenza, comprensione, applicazione…. Concludendo: non è affatto detto che una prova Invalsi sia in grado di dare il coefficiente di produttività di una classe di alunni. Può dirci soltanto se il pensiero convergente di un alunno è in grado di operare correttamente su determinati dati. E non potremmo mai dire che un alunno “non conosce”, se non ricorda la data della battaglia di Zama. Perché può darsi che sappia tutto dell’importanza delle guerre puniche, ma non ricordare quel fatidico 202 a.C.!... Voglio sperare che il nuovo ministro faccia un po’ di chiarezza sui compiti dell’Invalsi e sui limiti “oggettivi” delle prove “imposte” alle scuole! Mah!!! Ormai sono anni che mi auguro la nomina di un ministro di alto profilo, all’altezza di una situazione difficile e complessa! Ma non sono mai ascoltato!!! Vogliamo sperare? Mah!!!

tra poche ore sapremo chi sara’ il ministro al Miur
░ Vediamo quali nomi sono stati fatti, negli ultimi giorni, di candidati.
- da La Tecnica della Scuola - 24 aprile.
“Si sono fatti i nomi di Mauro Mauro, Maria Stella Gelmini, Maurizio Lupi, ma nessuno dei tre, sembra, potrebbe essere, per ragioni diverse, candidabile al ricoprire la carica di nuovo Ministro dell’Istruzione.
Si fa spazio quindi l’idea di lanciare Elena Centemero, responsabile scuole del Pdl, e che proviene dal mondo della scuola… In ogni caso, per completezza di informazione, da altri ambienti e altri pulpiti si preme affinché il Ministero della Minerva si affidi a un tecnico, a uno cioè che sappia, fin nei reconditi più nascosti, le effettive condizioni e le reali “possibilità possibili” che si accampano nei quartieri che furono di Giovanni Gentile e di Benedetto Croce e per dare una svolta alla scuola e non solo”.
- da http://www.soveratonews.com – 24 aprile.
“Il Ministro Profumo ha avviato dei percorsi che però rischiano di arrestarsi e quindi di non potere essere sviluppati per il futuro se non si trova la soluzione tecnica giusta dal basso (basso riferito a questioni tecniche) e non necessariamente dall’alto. Si pensi alla formazione degli organici o alla programmazione dei saperi, tutti argomenti che i funzionari dovranno studiare bene prima di bandire nuovi concorsi o creare nuove sinergie fra scuola e istituzioni. Ed allora perché non cambiare il volto della politica e mettere a capo dei Ministeri, funzionari che in quel campo lavorano da una vita? Ad esempio il capo dipartimento dell’attuale Ministero della Pubblica Istruzione Lucrezia Stellacci è una persona preparata e competente. Chi meglio di lei, districandosi nella matassa di leggi e leggine potrebbe trovare le soluzioni o le idee giuste?”.
- da La Tecnica della Scuola - 25 aprile.
“Spunta un nuovo nome per il Ministero dell’Istruzione. Al Miur qualcuno propone infatti Mariachiara Carrozza, rettore della Scuola Sant'Anna di Pisa… Da novembre 2006, è professore straordinario in Bioingegneria Industriale presso la Scuola Superiore Sant’Anna. …E’ stata Direttore della Divisione Ricerche con Delega del Direttore della Scuola Superiore Sant’Anna…. tiene corsi di criteri di progettazione di mani artificiali, fondamenti di robotica umanoide, neuro-robotica, biomeccatronica e bioingegneria della riabilitazione presso l’Università di Pisa e la Scuola Superiore Sant’Anna…”.
- da http://www.ilsalvagente.it – 25 aprile
“ I bersaniani puntano su Vasco Errani (Affari regionali) e Maria Chiara Carrozza (Istruzione)”.
-da www.scuolaoggi.org. “Si fa strada, rilanciato anche da alcuni siti di informazione come La nazione, il nome di Mariachiara Carrozza. … Poco più di un mese fa sulla Stampa.it i papabili per il Miur potevano essere Miguel Gotor o Salvatore Settis. Il primo insegna Storia moderna presso la facoltà di Scienze della Formazione dell'Università di Torino, collabora alle pagine politiche e culturali del quotidiano La Repubblica. Si occupa di storia della vita religiosa fra Cinque e Seicento, in particolare di santi, eretici e inquisitori, e di storia degli anni Settanta del Novecento. Nel 2008 ha vinto il Premio Viareggio per la saggistica con Lettere dalla prigionia, volume dedicato agli scritti che Aldo Moro produsse durante il suo sequestro a opera delle Brigate rosse. Il secondo (Salvatore Settis) si è laureato in Archeologia classica presso la Scuola Normale Superiore di Pisa nel 1963, ottiene nel 1965 il diploma di perfezionamento. All'Università di Pisa è stato prima assistente (1968-1969), poi professore incaricato (1969-1976), quindi professore ordinario (1976-1985) di Archeologia greca e romana. Tra il 1977 e il 1981 è stato direttore dell'Istituto di Archeologia e preside della Facoltà di Lettere e Filosofia dello stesso ateneo. Insegna Archeologia classica presso la Normale di Pisa dal 1985. Ha diretto il Getty Center for the History of Art and the Humanities di Los Angeles dal 1994 al 1999. È stato eletto direttore della Normale dal 1999 al 2010. …


 

ItaliaOggi – 16 aprile 2013
“Sperimentazione Invalsi al via”
░ I test saranno introdotti, già in questo prossimo maggio, in via sperimentale, nelle classi terminali dell’istruzione secondaria superiore; nei propositi dell’INVALSI v’è, tra il 15 maggio e il 31 ottobre, una pubblica consultazione (mediante la modalità del libro verde on line) e contestualmente la presentazione degli esiti dei test. Dal 1915, questi potranno valere in funzione preselettiva per l'accesso alle facoltà universitarie. (Emanuela Micucci).
Tutto pronto per la prova nazionale Invalsi in V superiore. A maggio primo pre-test in italiano e in matematica su base campionaria: prove uguali per tutti gli studenti e su base cartacea. Per passare, poi, a gennaio 2014 alla prima vera prova nazionale su base censuaria, non solo in italiano e matematica, ma anche in inglese, somministrata sul pc e con elementi di differenziazione tra licei, istituti tecnici e istituti professionali. Infine, da gennaio 2015, prova Invalsi all'interno di un esame di stato rinnovato e valido come test orientativo e selettivo per l'accesso ai percorsi di studio universitari e post diploma. Dal 2016 possibili anche prove in altri ambiti, ancora da definire. … Due parti costituiranno la prova: il 60%-70% sarà comune a tutti gli indirizzi di studio e il restante 30%-40% sarà diversificata in base all'indirizzo di studio e al singolo studente. Il pre-test campionario del prossimo mese servirà proprio a verificare sul campo l'effettivo criterio di differenziazione per indirizzo tra licei, tecnici, professionali senza ulteriori articolazioni. Nel 2014 alla prova di comprensione della lettura e a quella di matematica si affiancherà quella di inglese: molto probabilmente si tratterà dell'inserimento all'interno delle altre due prove di una sezione in inglese. Tuttavia, si sta valutando la possibilità di una prova ad hoc in inglese sul modello di quelle in corso di definizione per gli altri livelli scolastici, cioè V primaria, III media e II superiore….

ItaliaOggi – 16 aprile 2013
“Tfa speciali, ecco i nuovi paletti””
░ Il MIUR risponde ai dubbi più frequenti dei candidati ai corsi di abilitazione (Antimo Di Geronimo).
Per accedere ai tirocini formativi attivi (Tfa) speciali, riservati ai docenti precari, è necessario poter vantare non meno di tre anni di servizio. Di questi, almeno uno deve essere stato prestato nella classe di concorso cui si riferisce il Tfa… Per accedere ai Tfa speciali, gli interessati devono anzitutto possedere i titoli di accesso alle classi di concorso elencati nei decreti n.39/1998 e n.22/2005. Che recano, rispettivamente, i vecchi titoli di studio e le lauree specialistiche che danno titolo all'accesso all'insegnamento. Bisogna anche essere in grado di vantare 3 anni di servizio. Il triennio si raggiunge anche cumulando servizi prestati, nello stesso anno e per la stessa classe di concorso o posto, nelle scuole statali, paritarie e nei centri di formazione professionale. L'anno di servizio si matura con non meno di 180 giorni di servizio, anche prestati frazionatamente. Oppure se si è prestato servizio ininterrottamente dal 1° febbraio fino al termine delle operazioni di scrutinio finale (art. 11 comma 14 della legge 124/1999). L'amministrazione ha chiarito , inoltre , che ognuno dei tre anni deve essere stato prestato su una specifica classe di concorso. E almeno un anno di servizio deve essere stato prestato sulla classe di concorso per la quale si chiede l'accesso al percorso formativo abilitante speciale. In buona sostanza, dunque, le condizioni di validità del triennio di servizio sono due. La prima è che ognuno dei tre anni deve essere stato prestato in una classe di concorso specifica. E dunque non sono validi eventuali somme di periodi che siano stati prestai in classi di concorso diverse. Per esempio 150 giorni sulla classe di concorso A051 e 30 giorni sulla classe di concorso A052. La seconda condizione, invece, è che, nell'ambito del triennio di riferimento, almeno uno debba essere stato prestato nella classe di concorso per la quale il Tfa è abilitante. Il servizio è considerato valido anche se sia stato prestato sul sostegno. Nel qual caso la classe di concorso di riferimento sarà quella della graduatoria dalla quale l'interessato sia stato tratto all'atto del conferimento dell'incarico. L'amministrazione ha spiegato, inoltre, che ai fini del raggiungimento del requisito di servizio, è valido anche quello prestato nei centri di formazione professionale. Che però deve essere riconducibile a insegnamenti compresi in classi di concorso e prestato nei corsi accreditati dalle regioni per garantire l'assolvimento dell'obbligo di istruzione a decorrere dall'anno scolastico 2008/2009. Ogni candidato, però, non potrà frequentare più di un Tfa speciale. E dunque dovrà necessariamente optare in quale classe di concorso far valere il servizio. Ferma la possibilità di partecipare senza limiti particolari alle selezioni per i Tfa ordinari. Sono previsti anche Tfa speciali per la scuola dell'infanzia e per la scuola primaria. Potranno accedervi gli aspiranti in possesso dei titoli di studio conseguiti al termine dei corsi triennali e quinquennali sperimentali di scuola magistrale e dei corsi quadriennali e quinquennali sperimentali dell'istituto magistrale, iniziati entro l'anno scolastico 1997-1998, o comunque conseguiti entro l'anno scolastico 2001-2002, che hanno maturato almeno tre anni di servizio specifico nella scuola dell'infanzia o nella scuola primaria. Il titolo conseguito al termine del percorso dà diritto all'accesso alla seconda fascia delle graduatorie d'istituto. Nel computo dei tre anni di servizio si possono cumulare due anni nell'infanzia e uno nella primaria e viceversa.

la Repubblica – 17 aprile 2013
“Il primo esame universitario già al liceo, così negli atenei è caccia alla matricola”
░ L’università Ca’ Foscari di Venezia ha approvato Esame in anticipo, una originale attività di orientamento come quelle svolte ogni anno dagli atenei per fornire informazioni ai futuri iscritti Esami universitari già al triennio delle superiori (Salvo Intravaia).
È l’ultima trovata degli atenei italiani per soffiare matricole alla concorrenza e avvicinare i ragazzi delle superiori all’università…. Dal prossimo anno, la Ca’ Foscari terrà corsi di alcune materie di base presenti in diversi percorsi di laurea — biologia, chimica, ecologia, ingegneria ambientale, analisi statistica dei dati, ma anche altre discipline — indirizzati agli studenti degli ultimi tre anni delle scuole superiori venete. E coloro che si iscriveranno e seguiranno il corso pomeridiano potranno aggiudicarsi i primi sei crediti della loro carriera universitaria. Basterà superare l’esame collocato alla fine delle lezioni e, dopo il diploma, iscriversi nell’ateneo della Laguna. L’iniziativa segue una prima sperimentazione avviata dalla Ca’ Foscari in due licei veneti, uno a Treviso e l’altro a Mestre, che ha riscosso parecchio successo… Le scuole venete, per avviare i corsi, dovranno stipulare una convenzione con l’università e mettere a disposizione i locali dove i docenti della Ca’ Foscari svolgeranno i corsi pomeridiani: in genere, tre moduli di sedici ore per un totale di quarantotto ore in un anno, che corrispondono ai sei crediti che potranno guadagnarsi in anticipo i ragazzi. Dal 2000, infatti, il vecchio percorso unico universitario ha lasciato il posto al 3 più 2 — una prima laurea triennale e una seconda laurea biennale specialistica — e sono stati introdotti i crediti formativi universitari (Cfu), diversi per ogni materia. Per ottenere la laurea triennale occorre racimolare 180 crediti e 300 per una laurea a ciclo unico quinquennale. Gli studenti veneti che avranno guadagnato i primi sei crediti potranno accorciare il percorso universitario. Il progetto della Ca’ Foscari è l’ultimo di tantissime iniziative lanciate in questi ultimi anni dagli atenei per accaparrarsi il maggior numero di iscritti. C’è di tutto: pagine facebook e open day, giornate di orientamento e visite presso le scuole, e poi forum, stand e colloqui individuali per i più indecisi. Lo scopo è sempre lo stesso: cercare di convincere quanti più maturandi possibile a scegliere il proprio ateneo. Gli atenei di Firenze e della Basilicata hanno all’attivo una apposita pagina facebook sull’orientamento. Quello di Ferrara, nei giorni scorsi, ha dato vita a un Forum ad hoc. Fitta di impegni — incontri in facoltà, open day, lezioni universitarie — l’agenda della Statale di Milano. Mentre, dal 31 maggio al primo giugno, l’università di Genova darà vita all’Open week. Dal 6 al 10 maggio l’ateneo di Torino ha organizzato le Giornate di orientamento. L’ateneo di Roma Tre, tra febbraio e marzo, ha già svolto un fittissimo calendario di Giornate di vita universitaria. Mentre a Palermo si è già svolto il Welcome week: quattro giorni di attività di in ateneo con una simulazione delle prove di accesso alle facoltà a numero chiuso.

http://www.vita.it – 17 aprile 2013
“Il sistema di valutazione dimentica l'inclusione”
░ Il sistema nazionale di valutazione delle scuole italiane dimentica di inserire la qualità dell'inclusione degli alunni disabili tra i criteri da monitorare. La denuncia della clamorosa svista arriva da Fish e Fand .
…Può la valutazione di una scuola non tener conto di quanto la stessa scuola è inclusiva? In Italia poi, prima nazione al mondo a puntare sull’integrazione scolastica degli alunni con disabilità? Sembra impossibile, ma il ministero l’inclusione pare essersela scordata. Nello schema di regolamento non c’è nessun riferimento alla valutazione della qualità dell’inclusione scolastica degli alunni con disabilità.
La denuncia della clamorosa svista arriva da Fish e Fand…. In particolare i due presidenti, Pietro Barbieri e Giovanni Pagano, mettono in luce alcuni passaggi del regolamento stesso dove sarebbe opportuno inserire un riferimento esplicito all’inclusione scolastica, che deve essere «una componente ineliminabile del sistema nazionale di valutazione». Inserire tra gli indicatori della valutazione anche alcuni criteri relativi all’inclusione scolastica è fondamentale per due motivi: da un lato per individuare le scuole che necessitano di correggere le loro prassi didattiche, per migliorarne i risultati anche a favore degli alunni con disabilità; dall’altro per individuare le scuole in cui si realizzino già casi di inclusione di qualità, da segnalarle come esempi di eccellenza in una logica positiva di emulazione. La lettera entra nel dettaglio chiedendo che il Ministero individui o l’invalsi individuino come “livelli essenziali” alcuni indicatori strutturali, di processo e di esito concernenti la qualità dell’inclusione scolastica; chiedendo che nella formazione di dirigenti, ispettori e valutatori si faccia riferimento anche alla qualità dell’inclusione scolastica; che l’INDIRE , che dovrà supportare le scuole nella definizione di piani di miglioramento della qualità dell’offerta formativa e dei risultati degli apprendimenti degli studenti metta tra i suoi obiettivi programmatici l’inclusione scolastica.

www.tecnicadellascuola.it – 19 aprile 2013
TFA speciali, il falso buonismo del test “senza sbarramento”
░ Per quali ragioni, i TFA “speciali” che inizieranno a giugno rischiano di costituire una delusione.
Tale delusione sta nella falsa illusione che il test selettivo non sia uno sbarramento per conseguire l'agognata abilitazione… S si scopre che il Test sarà composto da 70 domande (30 logica, 30 comprensione testo, 10 lingua straniera) assegnerà 1,25 punti ad ogni risposta corretta (oltre la 42-esima domanda corretta) e -0,50 ad ogni risposta errata e 0 punti ad ogni risposta non data, in caso del raggiungimento di un totale negativo al candidato verranno assegnati zero punti. Basta fare quattro conti per capire che sarà estremamente difficile ottenere un risultato diverso da zero (si stima che oltre 80% otterrà zero).
Tenendo conto che per conseguire l'abilitazione si dovrà ottenere un punteggio di almeno 60 centesimi (35 Test, 50 percorso universitario, 15 prova finale) ma per quanto detto prima molti si presenteranno al percorso universitario con zero punti ottenuti dal Test e quindi per loro sarà estremamente arduo ottenere 60 punti dei rimanti 65 (percorso + prova finale)….

larepubblica.it - 19 aprile 2013
Test di apprendimento per i laureandi “Così valuteremo anche le università”
░ A breve, in 12 atenei italiani (Roma Sapienza e Tor Vergata, Milano Statale, Bologna, Padova, Firenze, Napoli Federico II, Cagliari, Messina, Piemonte Orientale, Udine e Lecce) saranno sperimentati i test Cla Plus, sviluppati dal Council for Aid to Education.
Università italiane a confronto con il resto del mondo. Ventimila studenti da dodici atenei volontariamente si misurano col test che già valuta il livello di apprendimento in sedici Paesi, dal Kuwait alla Russia, dal Giappone alla Finlandia. Uno strumento nuovo che si chiama Cla Plus ed è stato sviluppato dal Council for Aid to Education, un’organizzazione statunitense che opera nel campo dell’istruzione superiore. Servirà a scoprire se i ragazzi prossimi alla laurea triennale hanno sviluppato capacità di ragionamento analitico, efficacia dell’esposizione, forma (grammatica, sintassi) e capacità di risolvere problemi. Oltre alle competenze specifiche del corso di laurea che frequentano. Come sempre di più il mercato del lavoro richiede…. L’obiettivo è di adottarlo gradualmente in tutti gli atenei come strumento di valutazione dei corsi di laurea partendo dalla preparazione degli studenti che li hanno frequentati con successo e che, alla fine del terzo anno, stanno per superare il primo gradino della formazione universitaria, laureandosi…. Il Cla Plus è anonimo, e non incide sulla valutazione dello studente. Per il momento poi si tratta di un esame al quale si sottopongono i ragazzi su base volontaria. E solo se la sperimentazione introdotta dall’Anvur (l’Agenzia di valutazione del sistema universitario e della Ricerca) entrerà in tutta Italia a pieno regime ogni ateneo dovrà testare il 50 per cento su un campione di iscritti a tutti i corsi di laurea. Il modello è una novità. Si articola su tre prove a risposta aperta: nel primo esercizio viene presentata una situazione immaginaria e assegnato un compito. Ad esempio, una grande città in difficoltà di bilancio deve tagliare un progetto per le scuole medie: la scelta è tra un campeggio estivo in un parco o un programma di tutoraggio sportivo. Con una serie di documenti a disposizione si deve decidere tra i due. Al secondo step viene assegnata una traccia sotto forma di un’affermazione, qui i ragazzi devono considerare ogni posizione e motivarla. Infine viene presentata un’ultima traccia che in 30 minuti deve essere analizzata nelle sue incongruenze e nei suoi punti deboli.

il Manifesto - 20 aprile 2013
“Monti taglia 51 milioni alla ricerca, Italia terzultima per investimenti”
░ I dodici enti di ricerca controllati dal Miur si preparino: sta per arrivare il tanto annunciato nel 2012, e fino ad oggi sempre rinviato, taglio al fondo ordinario da 51 milioni di euro. Il decreto che sancirà il taglio è giunto all'attenzione della Commissione speciale del Senato.
Lo ha confermato il «rapporto Giarda», dal nome del ministro che ha consegnato al parlamento una relazione sui nuovi tagli da praticare all'università e alla ricerca con la «fase tre» della spending review. E tra poco si farà sul serio. L'Istituto di Fisica Nucleare (Infn) che ha scoperto il «bosone di Higgs», l'Ingv che monitora con i suoi precari l'arrivo dei prossimi terremoti, e lo stesso Cnr lascino da parte le residue speranze di continuare a fare ricerca con i soldi pubblici perché il governo «costretto» a restare in sella ad un paese squassato dalla crisi economica e politica taglierà un fondo che ammonta a 1.598 milioni (compresivi della «quota premiale» erogata dal Miur per i risultati scientifici di 139 milioni), la cifra più bassa dal 2003. L'unico ente risparmiato sarà l'Agenzia spaziale italiana ….Aumentano invece i contributi destinati alla neonata Agenzia di valutazione della ricerca Anvur, e a tutto il complesso di valutazione e controllo neo-liberale dell'attività «produttiva» di ricercatori, insegnanti e studenti dell'Indire e dell'Invalsi, sul quale Profumo e Monti (oltre alla Gelmini) hanno investito molto. Nel decreto in discussione al Senato si osserva anche la crescita de i fondi per le «attività internazionali» saliti da 54,2 a 83,5 milioni di euro. Il Sincrotone di Trieste riceve 14 milioni di euro. I fondi sui «progetti bandiera» per i quali Profumo si è molto speso scendono da 128 a 75,4 milioni. Si taglia dunque la ricerca, ma si finanzia l'apparato di controllo che dovrebbe controllare la sua «qualità» scientifica. … Rispetto all'Europa a 27, nel 2010 e nel 2011 l'Italia si è classificata al 24° posto per investimenti sulla scuola e sulla formazione. A quel tempo era finanziata per lo 0,7%(contro lo 0,9% europeo) di un Pil che nel 2010 era a +1,3%, nel 2011 era diminuito allo 0,4%. Nel 2012 il Pil è crollato a -2,5%, e nel 2013 arriverà forse a -2%. I tagli però continuano imperterriti. La Ragioneria sostiene anche che l'Italia è al sesto posto per la spesa per il Welfare, mentre cala la spesa per la sanità.

 

 ScuolaOggi – 8 aprile 2013
“Pensioni in calo, assunzioni a rischio”
░ Pippo Frisone spiega i disastrosi effetti della Riforma Fornero sul turn over del personale scolastico. Per l’auspicabile ampliamento della platea dei docenti e del personale ATA da collocare a riposo, la speranza resta, adesso, l’Ordinanza che la Corte dei Conti del Lazio depositerà sulla questione dei circa duemila dipendenti che, avendo maturato i requisiti richiesti entro il 31 agosto 2012, aspirano al collocamento a riposo con i criteri antecedenti la normativa Fornero.
… Quel che più colpisce nei dati del Miur è il netto calo dei pensionamenti rispetto al 2011/12 che precipitano al di sotto del 50%. Il totale nazionale riferito al personale docente ammonta appena a 10.009 unità di cui 3.187 alle superiori, 3.090 alla primaria, 2.439 alla media e 1.293 all’Infanzia. La regione con più alto numero di pensionamenti è la Lombardia con 1.228, seguita dalla Sicilia con 1.162 mentre quella col più basso numero è il Friuli con 57 seguita dal Molise con 61. Quanto alle province è in testa Milano con 533 pensionamenti di cui 53 all’Infanzia, 172 alla Primaria, 140 alla Media, 168 alle Superiori.
Il discorso cambia col personale ATA. I pensionamenti in questo settore ammontano a 3.343 unità di cui 756 Amministrativi, 172 Tecnici, 2.180 Collaboratori Scolastici, 224 DSGA, 6 Guardarobieri,2 Cuochi e 3 ex Responsabili Amministrativi. La prima regione tra gli Ata risulta essere la Sicilia con 487 pensionamenti contro i 325 della Lombardia, 290 della Puglia,187 del Piemonte e 177 della Toscana. A Milano i pensionamenti degli Ata precipitano a 141 unità di cui 44 A.A., 8 AT, 82 CS, 7 DSGA.
Il calo delle cessazioni, pur se generalizzato, avrà un effetto più devastante in quelle regioni che a tale calo aggiungeranno quello sulle iscrizioni e quindi degli organici, con un effetto moltiplicatore sugli esuberi. Meno pensionamenti vuol dire minore disponibilità. Meno classi vuol dire riduzione di organici…. In presenza di esubero in organico di diritto, dopo i trasferimenti e passaggi, non si procede ad alcuna assunzione in ruolo. A meno che per evitare di buttare a mare qualche concorso o di congelare più d’una graduatoria ad esaurimento, si decida di allargare la base delle disponibilità all’organico di funzionamento, superando una volta per tutte la distinzione fra organico di diritto e organico di fatto, dando alle scuole organici funzionali triennali e organici aggiuntivi di rete. Ma per fare ciò ci vuole un governo politico degno di tal nome. Non un governicchio, di scopo o balneare che nella migliore delle ipotesi è quel che ci aspetta.

www.istruzione.it - 09 aprile 2013
“LINEE DI INDIRIZZO SULLA MOBILITÀ STUDENTESCA INTERNAZIONALE INDIVIDUALE”
░ Le Indicazioni (Nota n.843/2013) recano, in allegato, la normativa di riferimento.
“… ALL’INTERNO DEL PROCESSO DI INTERNAZIONALIZZAZIONE LA MOBILITÀ STUDENTESCA HA COSTITUITO UN FENOMENO STRUTTURALE IN PROGRESSIVO AUMENTO… A LIVELLO ORDINAMENTALE… LE ESPERIENZE DI STUDIO E FORMAZIONE ALL’ESTERO DEGLI STUDENTI VENGONO CONSIDERATE PARTE INTEGRANTE DEI PERCORSI DI FORMAZIONE E ISTRUZIONE. L’UNIONE EUROPEA, IN BASE AI TRATTATI, CONTRIBUISCE ALLO SVILUPPO DI UNA ISTRUZIONE DI QUALITÀ INCENTIVANDO LA COOPERAZIONE TRA GLI STATI, SOSTENENDO E INTEGRANDONE L’AZIONE… IL PROGRAMMA LIFELONG LEARNING PONE AL SUO CENTRO ATTIVITÀ DI COOPERAZIONE E MOBILITÀ NELLE QUALI È PREVISTO IL COINVOLGIMENTO DI STUDENTI. DI PARTICOLARE INTERESSE, AL SUO INTERNO, RISULTA IL SOTTO-PROGRAMMA COMENIUS CHE MIRA A SVILUPPARE LA MOBILITÀ INDIVIDUALE DEGLI ALUNNI (MIA) PARTENDO DA SCUOLE … IL FENOMENO STRUTTURALE DELLA MOBILITÀ STUDENTESCA HA EVIDENZIATO ALCUNE CRITICITÀ CHE RIGUARDANO, IN PARTICOLARE, LE MODALITÀ DEL RICONOSCIMENTO DEI VARI PERCORSI FORMATIVI EFFETTUATI IN SCUOLE STRANIERE AI FINI DELL’AMMISSIONE ALLE CLASSI SUCCESSIVE. LE PRINCIPALI PROBLEMATICHE CHE EMERGONO RIGUARDANO: - IL RICONOSCIMENTO DEGLI STUDI EFFETTUATI ALL’ESTERO PER GLI STUDENTI ITALIANI; - LA COMPARAZIONE DELLE DISCIPLINE STUDIATE PER GLI STUDENTI ITALIANI; - L’AMMISSIONE ALL’ANNO SUCCESSIVO PER GLI STUDENTI ITALIANI; - L’AMMISSIONE ALLE CLASSI PER GLI STUDENTI STRANIERI; - LA VALUTAZIONE E LA CERTIFICAZIONE DELLE ESPERIENZE DI STUDIO SIA PER GLI STUDENTI ITALIANI SIA PER GLI STUDENTI STRANIERI. PER GLI ISTITUTI CHE INTENDONO “METTERE A SISTEMA” LE ESPERIENZE DI MOBILITÀ STUDENTESCA INTERNAZIONALE SI SUGGERISCONO: 1. L’INSERIMENTO NEL PIANO DELL’OFFERTA FORMATIVA DELLE MODALITÀ DI PROMOZIONE, SOSTEGNO, VALORIZZAZIONE E CAPITALIZZAZIONE DELLE ESPERIENZE DI MOBILITÀ STUDENTESCA INTERNAZIONALE; 2. LA REGOLAMENTAZIONE DI PROCEDURE RELATIVE ALLE ATTIVITÀ PER ASSICURARE TRASPARENZA E COERENZA DI COMPORTAMENTO FRA I DIVERSI CONSIGLI DI CLASSE DELL’ISTITUTO; 3. LA VALORIZZAZIONE DELLE ESPERIENZE DI SCAMBI O DI ACCOGLIENZA DI ALUNNI STRANIERI ALL’INTERNO DELLE CLASSI E DELLA SCUOLA AI FINI DI UNA CRESCITA PARTECIPATA DI TUTTE LE COMPONENTI SCOLASTICHE; 4. L’INDIVIDUAZIONE DI FIGURE DEDICATE (REFERENTE/DIPARTIMENTO PER GLI SCAMBI, TUTOR ). IL MANUALE PER LA MOBILITÀ DEGLI ALUNNI COMENIUS,DELLA COMMISSIONE EUROPEA, È REPERIBILE A: HTTP://WWW.PROGRAMMALLP.IT/INDEX.PHP?ID_CNT=120). A. ATTIVITÀ DI INFORMAZIONE ED ORIENTAMENTO…. MOMENTI INFORMATIVI/ FORMATIVI APPOSITAMENTE ORGANIZZATI RISULTANO ESTREMAMENTE UTILI PER DARE A STUDENTI E FAMIGLIE UNA CORRETTA INFORMAZIONE SULLE OPPORTUNITÀ DISPONIBILI DI STUDIO ALL’ESTERO OFFERTE ANCHE DA ENTI, ORGANIZZAZIONI, AGENZIE CHE GARANTISCONO QUALITÀ, ASSISTENZA, SOSTEGNO, MA SOPRATTUTTO FORNENDO A STUDENTI E FAMIGLIE ELENCHI DI BORSE DI STUDIO MESSE A DISPOSIZIONE DA ENTI VARI… B. ESPERIENZE DI STUDIO O FORMAZIONE ALL’ESTERO DEGLI ALUNNI ITALIANI…. B.2 CONTRATTO FORMATIVO PRIMA DELLA PARTENZA. NEL CASO DI MOBILITÀ ORGANIZZATA DALLO STESSO ISTITUTO, PRIMA DELLA PARTENZA È OPPORTUNO METTERE LO STUDENTE AL CORRENTE DEL PIANO DELL’OFFERTA FORMATIVA DELLA ISTITUZIONE SCOLASTICA O FORMATIVA STRANIERA E DELLA TIPOLOGIA DEL CORSO DA FREQUENTARE. NEL CASO DI MOBILITÀ NON ORGANIZZATA DALL’ISTITUTO ITALIANO, PRIMA DELLA PARTENZA LO STUDENTE DEVE FORNIRE ALLA PROPRIA ISTITUZIONE UN’AMPIA INFORMATIVA SULL’ISTITUTO SCOLASTICO O FORMATIVO CHE INTENDE FREQUENTARE ALL’ESTERO, SUI RELATIVI PROGRAMMI E SULLA DURATA DELLA PERMANENZA, IN MANIERA TALE CHE L’ISTITUTO ITALIANO SIA MESSO IN GRADO DI CONOSCERE IL PERCORSO DI STUDIO/FORMAZIONE CHE SARÀ EFFETTUATO DALL’ALLIEVO ALL’ESTERO…. B.3 PERIODO ANNUALE DI STUDIO ALL’ESTERO: VERIFICA E ATTRIBUZIONE DEL CREDITO SCOLASTICO. AL TERMINE DELL’ESPERIENZA ALL’ESTERO È COMPITO DEL CONSIGLIO DI CLASSE VALUTARE IL PERCORSO FORMATIVO PARTENDO DA UN ESAME DELLA DOCUMENTAZIONE RILASCIATA DALL’ISTITUTO STRANIERO… IL CONSIGLIO DI CLASSE VALUTA GLI ELEMENTI PER AMMETTERE DIRETTAMENTE L’ALLIEVO ALLA CLASSE SUCCESSIVA. PUÒ ANCHE SOTTOPORRE, SE RITENUTO NECESSARIO, IL GIOVANE AD ACCERTAMENTO, CHE SI SOSTANZIA IN PROVE INTEGRATIVE… TALE VALUTAZIONE PERMETTE DI DEFINIRE IL CREDITO SCOLASTICO DELL’ALUNNO NELL’AMBITO DELLE RELATIVE BANDE DI OSCILLAZIONE PREVISTE… E’ IN OGNI CASO ESCLUSO CHE LA SCUOLA POSSA SOTTOPORRE L’ALUNNO AD ESAMI DI IDONEITÀ CHE SONO PREVISTI DALL’ORDINAMENTO PER ALTRE CASISTICHE. …SI RITIENE OPPORTUNO SUGGERIRE ALLO STUDENTE CHE HA CONSEGUITO UN TITOLO DI STUDIO NELL’ISTITUTO STRANIERO DI OTTENERE DAL CONSOLATO ITALIANO DI RIFERIMENTO LA “DICHIARAZIONE DI VALORE” DEL TITOLO, UTILE ANCHE AI FINI DELLA INDIVIDUAZIONE E VALIDAZIONE DEGLI APPRENDIMENTI NON FORMALI E INFORMALI DI CUI AL D.L.VO N.13 DEL 16 GENNAIO 2013. B.4 BREVI PERIODI DI STUDIO O FORMAZIONE ALL’ESTERO. … AI FINI DELLA VALUTAZIONE INTERMEDIA, I CONSIGLI DI CLASSE POSSONO DEFINIRE I VOTI PER LE MATERIE COMUNI SULLA BASE DI QUANTO CERTIFICATO DALLA SCUOLA STRANIERA, MENTRE PER LE MATERIE NON PRESENTI NEL CURRICOLO SI PROCEDERÀ AD ASSEGNARE IL VOTO SULLA BASE DELLA VERIFICA DELL’APPRENDIMENTO DEI CONTENUTI ESSENZIALI. AL TERMINE DELL’ATTIVITÀ DIDATTICA ANNUALE, GLI STUDENTI VERRANNO REGOLARMENTE AMMESSI ALLA VALUTAZIONE FINALE. C. ESPERIENZE DI STUDIO DI BREVE PERIODO DI ALUNNI PROVENIENTI DALL’ESTERO … IL CONSIGLIO DI CLASSE DEVE FARSI CARICO DI PERSONALIZZARE AL MASSIMO IL PERCORSO FORMATIVO TRAMITE UN PIANO DI APPRENDIMENTO ADEGUATO ALLE COMPETENZE DELLO STUDENTE STRANIERO E CALIBRATO SUI SUOI REALI INTERESSI E ABILITÀ. AL FINE DELL’INSERIMENTO, NEL RISPETTO DELLA NORMATIVA VIGENTE IN MATERIA DI PERMESSI PER MOTIVI DI STUDIO, L’ISTITUTO ITALIANO ACQUISISCE DIRETTAMENTE DALLA SCUOLA STRANIERA DI PROVENIENZA DELL’ALUNNO INTERESSATO INFORMAZIONI CIRCA L’ORDINAMENTO E LE MODALITÀ DI VALUTAZIONE DELLA SCUOLA DI PROVENIENZA, IL PIANO DI STUDI SEGUITO DAL MEDESIMO ED EVENTUALI NECESSITÀ SPECIFICHE. AL TERMINE DEL SOGGIORNO L’ISTITUTO ITALIANO RILASCIA UN ATTESTATO DI FREQUENZA E UNA CERTIFICAZIONE DELLE COMPETENZE ACQUISITE DALL’ALUNNO STRANIERO. POICHÉ I GIOVANI IN QUESTIONE SONO INSERITI NELLE CLASSI E SI CONFIGURA, PERTANTO, UN OBBLIGO DI VIGILANZA ANCHE NEI LORO CONFRONTI, L'ALUNNO STRANIERO DEVE ESSERE GARANTITO, PER IL PERIODO DI PERMANENZA NELL’ISTITUTO ITALIANO, DA POLIZZA ASSICURATIVA CHE COPRA LE SPESE PER CURE MEDICHE E RICOVERI OSPEDALIERI E I RISCHI DERIVANTI DA INFORTUNI E DA RESPONSABILITÀ CIVILE PER DANNI E RELATIVI ONERI LEGALI. I CITTADINI COMUNITARI CHE SIANO ISCRITTI NEL SISTEMA SANITARIO NAZIONALE DEL PAESE COMUNITARIO DI RESIDENZA DEVONO PRESENTARE GLI APPOSITI MODELLI DIRETTAMENTE ALLA A.S.L. COMPETENTE NEL LUOGO DI DIMORA IN ITALIA. GLI ALUNNI CHE NON COMPROVINO LA COPERTURA ASSICURATIVA, DEVONO CONTRARRE IDONEA FORMA ASSICURATIVA AL PROPRIO INGRESSO IN ITALIA…”.

latecnicadellascuola.it – 10 aprile 2013
“Sulla scuola, tra Pd-Pdl non ci sono convergenze”
░ Sulla base dei programmi presentati in campagna elettorale, Pasquale Almirante conclude che fra i due partiti non c’è un solo punto in comune.
… Il “Governissimo” insieme col Pd, auspicato dal Pdl, non può soffiare nessuna conseguenza positiva sulla scuola. Ciò significa che tutti i suoi problemi o vengono ancora ulteriormente dilazionati oppure si continua a rattoppare alla meno peggio… Mentre per il Partito democratico uno dei punti qualificanti è l’aumento del Pil (benché non si capisca dove trovi i fondi necessari) da impegnare per la scuola, rivolgendo tutti gli sforzi sulla scuola pubblica, l’idea del Pdl è quella del "bonus scuola a tutti" per consentire alle famiglie di iscrivere i propri ragazzi nelle scuole che desiderano, in omaggio al principio di libertà educativa…. Rimane come un macigno la volontà del partito di Berlusconi di aprire alla scuola privata sul “Modello Milano”, con tutte le implicazioni (ricordiamo la Governance della scuola di Valentina Aprea) anche in ordine al reclutamento dei docenti, che verrebbe affidato ai presidi. Punto questo sul quale il Pd è assai distante, avendo sempre fatto perno sulla libertà dell’insegnamento e quindi sulla nomina in base alle graduatorie. Se dunque il Pd ha promesso investimenti, nei programmi elettorali del Pdl non si trova affatto indicata l’intenzione di tornare a investire sulla scuola e, pur non prospettando nuovi ed ulteriori tagli, viene troppo speso ventilato che 80miliardi di spesa a carico della pubblica amministrazione sono troppi e che bisogna tagliare da qualche parte: dove? Ancora, tra le proposte del Pdl c’è un generico richiamo a un “Piano di sviluppo degli asili nido”, di iniziare la scuola a 5 anni e di affidare, come abbiamo già detto, ai presidi-manager la scelta dei docenti… Mentre il Pd ha intenzione, con promessa sottoscritta, di assorbire tutti i precari storici anche con la reintroduzione del “modulo di tre maestri”, il Pdl non ha mai parlato chiaro se, come e quando assorbire il precariato, tranne gli accenni trascorsi di Gelmini sui supplenti che non possono pensare di usare la scuola come un “ufficio di collocamento”…. Ricordiamo pure che per il Pd è centrale smaltire e ridurre le classi pollaio con 30-35 alunni che però, essendo state implementate da Gelmini, non si capisce come una nuova “santa alleanza” possa smantellare….

http://www.flcsicilia.it/news – 09 aprile 2013
“Formazione professionale: Scilabra continua negli annunzi, lavoratori in riqualificazione per cinque mesi con “indennità dignitosa”
░ Nella scuola regionale siciliana si è aperto un fronte di scontro: 3.551 lavoratori sono a rischio licenziamento nella formazione professionale. Riportiamo il comunicato con cui la CGIL e la FLC Sicilia contestano le iniziative del presidente e dell’assessore regionale.
Si è tenuto questa mattina l’annunziata riunione delle organizzazioni sindacali con l’assessore alla formazione Scilabra, convocata da quest’ultima per procedere nella illustrazione del disegno riformatore del sistema regionale della formazione professionale. … Le posizioni del governo sono state illustrate, senza entrare mai nei dettagli, ed eludendo anche di parlare dei problemi contingenti, che dipendono in larghissima parte dall’impasse della amministrazione e dalla incapacità di tenere fede agli impegni in tempi “dignitosi” per la “sopravvivenza fisica” delle persone impegnate del sistema. La Flc è convinta che sia necessario ed ineludibile riformare il sistema, ma che ciò deve essere fatto senza ulteriori traumi, e per questo ha informato l’assessore Scilabra del gran numero di procedure per i licenziamenti collettivi avviate dagli enti subito dopo la manifestazione d’intenti del Governo di non procedere oltre nella seconda annualità dell’Avviso 20. Nel prosieguo del faticoso confronto, alla presenza di numerose delegazioni di organizzazioni autonome di lavoratori e di organizzazioni sindacali, si è cercato di comprendere più nel dettaglio la architettura del sistema che il Governo intende costruire, ed è subito apparso che ci fossero vaste aree di incertezza, riguardo ai tempi per la emanazione di bandi – che, a detta dell’Assessore dovranno incrociare i reali fabbisogni del mercato del lavoro e delle imprese. La stima apprezzata dal Governo, ha continuato la Dirigente Generale Corsello, è di almeno cinque mesi, durante i quali il personale sarà avviato a interventi di riqualificazione, per determinare gli obiettivi dei quali, sin da subito, sarà avviato uno screening delle competenze del personale affidandolo agli operatori degli sportelli. A loro volta, ha aggiunto la dirigente incalzata dalle richieste del sindacato, anche gli operatori degli sportelli saranno avviati ad interventi di riqualificazione, mentre verrà emanato un provvedimento per l’accreditamento delle agenzie private per i servizi all’impiego, e gli enti che saranno nelle condizioni di accreditarsi per questa specificità, opereranno attraverso bandi pubblici, non più come “strumento operativo” della amministrazione, ma come soggetto privato alla stessa stregua delle strutture pubbliche (i Centri per l’Impiego?)… A nostro modo di vedere… più di un dubbio rimane, in particolare riguardo alla forma giuridica che i rapporti di lavoro dovrebbero assumere durante i periodi di riqualificazione, alla forma nella quale verrebbe garantito il reddito degli operatori, nella forma che è stata descritta dalla Dirigente Corsello come un “indennità dignitosa”.

Il Messaggero – 11 aprile 2013
“Scuola e benessere dei bimbi”
░ Alla presentazione del rapporto Unicef sul livello di benessere dei bambini nei Paesi ricchi si è appreso che l’Italia è classificate tra gli ultimi Paesi. (di Stella Prudente).
L’Italia occupa il 22esimo posto in una classifica di 29. Al vertice ci stanno i nordici: Paesi Bassi, Finlandia, Islanda, Norvegia e Svezia.
È una media fra cinque aree d’indagine, quindi non c’è uno stretto legame fra livelli di Pil e ciò che gli esperti considerano “benessere generale” del bambino. Questo dimostra, per esempio, perché nello studio Unicef la Slovenia abbia una posizione migliore del Canada e il Portogallo degli Usa (che arrivano soltanto 26esimi). Se l’Italia è 23esima dal punto di vista del benessere materiale dei bambini sale perciò al 17esimo posto nei livelli di salute e sicurezza, ma poi ripiomba al 25esimo posto quando il parametro è l’istruzione, e resta ferma al 21esimo (sempre su 29) per le condizioni abitative e ambientali in cui i bambini crescono…
«Da noi il 17% dei bambini, ossia circa un milione e 750mila, vive ancora sotto la soglia di povertà», riferisce il presidente dell’Unicef Italia Giacomo Guerrera. E per giunta abbiamo il più alto tasso “Neet” di tutti i Paesi industrializzati dopo la Spagna, il che tradotto significa che l’11% degli adolescenti non è iscritto a scuola né lavora o frequenta corsi di formazione. Colpisce del resto che «proprio la scuola non riesca più a svolgere quel ruolo di riequilibrio sociale che le spetterebbe, così i bambini svantaggiati sono ancora fortemente condizionati nei percorsi e nei loro esiti scolastici e lavorativi» osserva il direttore del Dipartimento statistiche sociali e ambientali dell’Istat …

latecnicadellascuola.it – 11 aprile 2013
“Prof madre lingua di inglese rigorosamente in… nero”
░ Niente contratto di lavoro a centinaia di docenti reclutati all’estero. La Guardia di Finanza smaschera una truffa milionaia.
I finanzieri del Comando provinciale di Imperia… hanno fatto sapere di avere scoperto 2.215 lavoratori in nero alle dipendenze di una falsa Onlus di Sanremo: nella realtà non si trattava di una struttura nata per fini di assistenza e senza scopo di lucro, ma di una vera e propria azienda specializzata nell'insegnamento dell'inglese nelle scuole (ovviamente private) tramite docenti madre lingua reclutati all'estero.
Secondo il rapporto divulgato dalla Guardia di Finanza, la società, abilmente camuffata da associazione di volontariato, impiegava persone inquadrabili a tutti gli effetti come lavoratori subordinati ma senza alcun contratto, pagandole completamente in nero ed evadendo imposte e contributi previdenziali. I docenti extracomunitari venivano reclutati attraverso inserzioni sui siti web dell'associazione che, dopo la selezione dei singoli curriculum vitae e book fotografici, individuava i profili più adatti. I docenti venivano poi invitati a Sanremo per essere definitivamente formati ad intraprendere su tutto il territorio nazionale l'attività di insegnamento della lingua.
I due presidenti dell'associazione sono stati denunciati alla Procura della Repubblica di Sanremo. Secondo quanto accertato dalle fiamme gialle, non avrebbero dichiarato ricavi per 12 milioni di euro…

Ufficio Stampa – MIUR - 11 aprile 2013
“Scuola, varate in Conferenza Unificata le nuove linee guida per l’edilizia scolastica”
░ Il Ministro conferma l’impegno di dare sicurezza alle scuole e spazi di apprendimento innovativi, in linea con i progressi della digitalizzazione
Se la scuola cambia e si rinnova, allora devono cambiare anche gli edifici e gli spazi educativi, secondo nuovi criteri per la costruzione degli edifici scolastici e uno sguardo al futuro, ai nuovi spazi di apprendimento coerenti con le innovazioni determinate dalle tecnologie digitali e dalle evoluzioni della didattica. Sono questi i principi ispiratori delle nuove Linee Guida per le architetture interne delle scuole varate oggi, su proposta del ministro Francesco Profumo, dopo il parere della Conferenza Unificata. Tra gli obiettivi di fondo, garantire edifici scolastici sicuri, sostenibili, accoglienti e adeguati alle più recenti concezioni della didattica, sostenute dal percorso di innovazione metodologica intrapreso grazie alla progressiva diffusione delle ICT nella pratica educativa. Le Linee Guida rinnovano i criteri per la progettazione dello spazio e delle dotazioni per la scuola del nuovo millennio. Per questo motivo si discostano dallo stile prescrittivo delle precedenti, risalenti al 1975. La nuova logica, infatti, è di tipo “prestazionale”, e rende i criteri di progettazione più agevolmente adattabili alle esigenze didattiche e organizzative di una scuola in continuo mutamento. Vengono dunque riconfigurate la architetture interne, proponendo una concezione dello spazio differente da un modello di organizzazione della didattica rimasto ancorato alla centralità della lezione frontale. Le Linee Guida appena approvate propongono invece spazi modulari, facilmente configurabili e in grado di rispondere a contesti educativi sempre diversi, ambienti plastici e flessibili, funzionali ai sistemi di insegnamento e apprendimento più avanzati. Se infatti cambiano le metodologie della didattica, superando l’impostazione frontale, anche la realizzazione degli edifici scolastici dovrà rispondere a parametri e criteri architettonici e dell’organizzazione dello spazio del tutto nuovi. La predisposizione e l’approvazione delle nuove Linee Guida si inserisce all’interno di un percorso, seguito dal Miur, iniziato con un’approfondita ricognizione internazionale, prese ntata nell’ambito del convegno “Quando lo spazio insegna” del 16 maggio 2012. In quella occasione è stata avviata una ricerca di soluzioni operative che consentano un’effettiva rigenerazione del patrimonio scolastico, per renderlo più adatto all’evoluzione tecnologica e rispondente ai criteri di sicurezza. Un impegno, questo, che si è poi concretizzato anche attraverso la recente direttiva firmata dal ministro Profumo, che prevede lo stanziamento di 38 milioni di euro da destinare alla costruzione di nuove scuole attraverso lo strumento del fondo immobiliare e nel rispetto delle nuove Linee Guida.

Rivista dell’istruzione – n.1 marzo 2013
“Lavorare da insegnanti sulle ‘motivazioni’”
░ Il periodico “Rivista dell’istruzione”, diretto da Giancarlo Cerini, (si legge on line da www.preview.periodicimaggioli.it/browse.do?id=45) reca un interessante contributo del collega Maurizio Muraglia, esperto di questioni educative e didattiche. Ne riportiamo alcuni passi.
Gli insegnanti hanno molto a cuore il tema della motivazione. Nelle prassi discorsive professionali esso si presenta costantemente, soprattutto quando si tratta di valutare il rendimento degli alunni all’interno dei consigli di classe o quando si discute con i genitori. …
Dal punto di vista di chi insegna, la fenomenologia dell’alunno demotivato sta dentro un campo semantico popolato da atteggiamenti quali disinteresse, distrazione, apatia, evitamento. Questi possono essere definiti atteggiamenti- spia della demotivazione scolastica… Qui è interessante chiamare in causa il concetto di motivazione ‘distribuita’, secondo cui l’idea che la motivazione appartenga sic et simpliciter all’allievo va superata a favore di un coinvolgimento delle altre variabili che incidono sull’orientamento motivazionale del giovane, dalla famiglia all’ambiente sociale di riferimento e al gruppo dei pari. … Sulla motivazione allo studio l’influenza della scuola, in positivo e in negativo, è di grande importanza…. Diventa necessario interrogarsi sul modo in cui la scuola, attraverso le sue pratiche didattiche, possa influire sull’orientamento motivazionale degli studenti. La domanda fondamentale, sul piano professionale, diventa allora questa: di quali risorse dispongono gli insegnanti per influire positivamente sulla motivazione ‘distribuita’ che segna il vissuto degli allievi ? Possiamo individuare risorse riconducibili a tre focus di attenzione: la risorsa culturale, la risorsa metodologica e la risorsa relazionale. … L’insegnante può incidere sulla motivazione degli allievi nella misura in cui coltiva i tre ambiti in modo non separato e crea le condizioni perché essi finiscano per non potersi più distinguere nella prassi didattica…. La risorsa culturale ha a che fare con il sapere insegnato e la sfida consiste nel suscitare interesse attraverso gli argomenti trattati a scuola. Su questo gli insegnanti concordano, ma concordano anche sul fatto che l’attivazione dell’interesse è legata al modo in cui gli argomenti scolastici vengono trattati nelle aule scolastiche.…. La sfida professionale consiste in altri termini nel tenere insieme vincoli culturali e vincoli psicologici quando si individuano le conoscenze da proporre. La risorsa metodologica è altrettanto essenziale in ordine all’attivazione dell’interesse e della ‘voglia di studiare’, e lo è non soltanto per la sua attitudine a ‘veicolare un contenuto’, ma anche perché essa stessa, in qualche modo, finisce per essere un ‘contenuto’. Pensiamo alla didattica laboratoriale… Si tratta indubbiamente di un modo di insegnare le cose, ma la laboratorialità può essere considerata anche una modalità di costruzione dell’ambiente di apprendimento capace di insegnare la cooperazione, la capacità di porre, affrontare e risolvere problemi, lo spirito di decostruzione e ricostruzione dei saperi…. Anche l’essenzialità della risorsa relazionale va sottolineata con forza se non si vuole ridurre a mera ‘tecnica’ tutto ciò che si è detto fin qui. L’esperienza mostra che la motivazione allo studio dei ragazzi trae grande beneficio da un atteggiamento di cura, di empatia, di incoraggiamento. Ma a quali condizioni professionali si possono attivare tali risorse? … Quando la relazione dell’insegnante con la propria materia non è convenzionale, ma originale, è alquanto probabile che i ragazzi siano ‘motivati’ a studiare quella materia perché è il loro rapporto con quel sapere che si colora emotivamente. E questo può avvenire perché l’insegnante ha ‘trattato’ il sapere in modo da fargli compiere una sorta di itinerario epistemologico: da oggetto di riflessione personale a oggetto di insegnamento e quindi a oggetto di apprendimento…. In tal modo, forse, è possibile pensare a un’incidenza positiva del ruolo degli insegnanti sull’attivazione dell’interesse, e quindi sull’orientamento motivazionale degli studenti. Il tema della motivazione, pertanto, lungi dal restare confinato alla sfera psicologica o sociologica, può accogliere anche la sfida culturale, che è quella più consona al background professionale degli insegnanti. In ultima analisi si può dire che la motivazione ad apprendere degli studenti ha a che fare col rapporto tra esperienza e cultura che la scuola è chiamata a istituire, e la creatività di un insegnante consiste proprio nella sua capacità di presentare la cultura come elemento di chiarificazione dell’esperienza.

http://interdependence.eu – marzo 2013
“Il Cristianesimo”
░ Una riflessione sul significato della scelta del nome Francesco.
È intrinseca al Cristianesimo una visione drammatica della vita, costantemente segnata dal problema del male. Il suo evento fondante, anch’esso duplice, è costituito dal nesso pasquale della Resurrezione e della Croce, e il senso stesso della Chiesa è dato dalla fede che ‘le porte degl’inferi non prevarranno’. In questa visione non è però concesso pensare che il male sia un fatto esterno all’uomo, perché anzi abita il suo cuore, e neppure alla Chiesa: la tentazione di pensarlo conduce a quell’autoreferenzialità di cui ha parlato il cardinale Bergoglio immediatamente prima dell’elezione, che vuol dire l’inaridimento della fede e della vita stessa; per cui la Chiesa è costantemente chiamata alla penitenza, a rinnovare quella rinuncia al mondo che è condizione imprescindibile perché nel mondo operi la Salvezza. È chiaro a chiunque che il nome di Francesco significa questo. Averlo scelto, o aver accolto l’ispirazione che lo suggeriva, significa aver posto un simbolo più eloquente di qualsiasi discorso. Poiché un simbolo è per sua natura portatore di una complessa stratificazione di significati, tra loro intimamente interconnessi, il Papa stesso ha esplicitato quelli più evidenti, che direttamente parlano al cuore di ogni uomo, cogliendo nodi profondi della sua condizione attuale: la povertà, la pace e la custodia del creato.

l’Unità – 30 marzo 2013
“Sapere, l’Italia è fanalino di coda europeo”
░ Secondo i dati Ue il nostro Paese è quello che ha tagliato di più per scuola e università . Gli stanziamenti sono tornati al livello del 2001.
Peggio di Cipro, Romania, Lettonia e Ungheria. Peggio di qualsiasi altro paese Ue… Nell'Europa in crisi, alle prese con le misure di austerità e di rigore finanziario, nessun paese ha ridotto, in termini reali, i finanziamenti a scuola, università e ricerca. Solo l'Italia ha attuato una politica così miope, riportando indietro le lancette a 10 anni fa. Il finanziamento per l'anno 2012 è infatti lo stesso previsto per l'anno 2001. A fotografare l'amara realtà è la Commissione Europea, che in una sua pubblicazione ufficiale, «L'impatto della crisi economica nel finanziamento all'istruzione in Europa», uscita da pochi giorni e liberamente disponibile su Internet, mette insieme per la prima volta dati, tabelle e statistiche di 31 diversi paesi europei. L'Italia è il fanalino di coda…. Mediamente nel decennio 2001-2011, i paesi europei hanno aumentato de110% la loro spesa in istruzione. L'Italia è invece rimasta ferma al palo. … In un terzo dei paesi presi in esame è stato ridotto il numero di insegnanti mentre spesso aumentava il numero degli alunni. Anche in questo caso il record negativo viene raggiunto dall'Italia, con 1' 8,5% in meno di insegnanti negli ultimi 5 anni. Una riduzione significativa che ha portato a risparmi nell'ordine di centinaia di milioni di euro solo per quel che riguarda la scuola primaria e secondaria. Nello stesso tempo i salari degli insegnanti rimasti in servizio sono stati spesso congelati con il blocco degli aumenti che ha fatto diminuire il loro potere d'acquisto….

www.pavonerisorse.it – 1 aprile 2013
“Il nuovo regolamento del Sistema Nazionale di Valutazione.”
░ Riportiamo alcune delle considerazioni, favorevoli e contrarie, formulate da Antonio Valentino.
Mi sembrano condivisibili le preoccupazioni, espresse da più parti, per alcune scelte francamente opinabili che costellano il Decreto. Sul modello, in primo luogo. Non convince, per esempio, l’attribuzione all’INVALSI del ruolo privilegiato di “coordinamento funzionale” dell’intero SNV. Non era più semplice prospettare una figura di raccordo e coordinamento che permettesse di cogliere il senso più proprio del SNV in cui le rilevazioni tendono a riguardare la vita complessiva delle scuole (criticità e punti di forza che condizionano i livelli di apprendimento) e sono finalizzate a interventi di sostegno e miglioramento ? Almeno ambigua - se non c’è qualcosa che mi sfugge - è la scelta di un INVALSI che, nel c.4 dell’art. 2, opera sulla base “di modalità di valutazione …. definite, (…) dal Ministro….”; e nel comma precedente si configura come soggetto cui spetta invece “la definizione delle modalità tecnico-scientifiche della valutazione ….”…. Una bruttura ben grossa è poi la commistione tra valutazione delle scuole e valutazione dei DS…. Provo ad elencare gli aspetti che in tanti considerano positivi e a richiamare gli articoli del Regolamento che ne parlano. Metterei al primo posto il procedimento complessivo di valutazione previsto: mi sembra ben pensata la scelta di valorizzare il ruolo delle scuole (sia nel processo di autovalutazione, sia anche nella individuazione e definizione di piani di miglioramento e nella rendicontaziune sociale prevista (art. 6). In secondo luogo richiamerei il tipo di strategia scelta per la valutazione della nostra scuola, che va oltre la mera somministrazione di prove di apprendimento. È chiara infatti la previsione di supporti alle istituzioni scolastiche nella definizione e attuazione dei piani di miglioramento dell’offerta formativa e dei risultati degli apprendimenti degli studenti, “autonomamente adottati” dalle stesse. A tal fine, si prevede, ad esempio, che l’INVALSI curi una serie di operazioni qualificanti che si rendano necessarie a seguito dei risultati delle rilevazioni (sostegno ai processi di innovazione centrati sulla diffusione e sull’utilizzo delle nuove tecnologie, interventi di consulenza e di formazione in servizio del personale, anche sulla base di richieste specifiche delle istituzioni scolastiche…) (art. 3). In termini ancora più precisi viene rappresentato in proposito il ruolo dell’INDIRE (art. 4)…. E ancora: La valutazione esterna non riguarda solo gli apprendimenti degli studenti. Le rilevazioni e le analisi riguardano infatti il contesto, le risorse, i processi ed i prodotti che permettono di formulare un giudizio più complessivo sull’attività della scuola (artt. 2 e 6, soprattutto).
L’articolazione del SNV in INVALSI, INDIRE, Ispettori, che si prevede interagiscano sulla base di ruoli definiti, ha il senso di distribuire le funzioni in modo chiaro. Le attività previste soprattutto per l’INDIRE, per esempio, suonano conferma, mi sembra, del fatto che il SNV si pone anche come risorsa per le scuole che, in base agli esiti delle rilevazioni effettuate, sono chiamate a obiettivi di miglioramento e sviluppo (artt. 3 e 4)….

la Repubblica.it – 3 aprile 2013
“Classi hi-tech, libri gratis e nessun bocciato ecco la via finlandese alla scuola perfetta”
░ Un istituto nella Finlandia che, dicono i rapporti Pisa, ha il miglior sistema scolastico del mondo: l’istituto superiore Meilahden Yläaste, modello di istruzione personalizzata e in cima alle classifiche Ocse.
… La struttura del sistema, in breve: la Meilahden Yläaste è una scuola media superiore, educa cioè i giovani tra i 14 e i 16 anni, il triennio conclusivo della scuola dell’obbligo, prima della scelta tra liceo o scuola professionale, triennali entrambi, che abilitano a università o politecnici. Tutto gratuito, rette universitarie o di politecnico 80 euro annuali e aiuti statali ai giovani dai 7.200 ai 9.000 l’anno, per fitto e altro, libri a disposizione. «Non bocciamo, non lasciamo cadere nessuno», dice la gentile Rouva Doktori (dottoressa) Riitta. «Niente esami veri prima dell’ammissione a università o politecnico, gli esami duri sono all’ateneo per gli aspiranti insegnanti». … Computer online e connessione wireless gratuita ovunque, anche nella fornitissima biblioteca al pianterreno. Nessun lusso: pareti imbiancate quando proprio è necessario. … Le scuole sono autonome dal ministero, scelgono da sole gli insegnanti con un bando, possono tenerli quanto vogliono. Per fortuna la spesa pubblica per l’istruzione è il 7,2 per cento del prodotto interno lordo…».

Il Fatto Quotidiano – 4 aprile 2013
“Scuola, dobbiamo tenerci ancora Profumo e le sue promesse”
░ Una circostanziata ricostruzione, a firma Marina Boscaino.
Il ministro Profumo continuerà… Il governo Monti si insedia il 16 novembre del 2011. Il seguente 22 dicembre, Profumo partecipa ad un forum di “Repubblica”, dove annuncia il seguente programma: gestione di un miliardo e trecento milioni di fondi europei per le scuole del Sud; prossima pubblicazione della sempre promessa e mai realizzata Anagrafe dell’Edilizia Scolastica (si ricorda che a tutt’oggi oltre il 60% degli edifici scolastici è a rischio); Innovazione e Scuola 2.0: classi digitali e banda larga negli istituti, con incremento delle Lavagne Interattive Multimediali; Matematica e laboratori di scienze; attuazione dopo anni di mora di concorsi pubblici per i docenti; ascolto degli studenti che da 2 anni scendono in piazza (ascolto di cui è stato dato un saggio eloquente con le manganellate della manifestazione del 16 novembre scorso); rivalutazione dell’immagine dei professori, depressa “dalle recenti scelte politiche e culturali” (nell’autunno dell’anno successivo… il ministro si farà promotore di una proposta indecente: aumento di 6 ore di lezione frontale a settimana senza riconoscimento salariale); valutazione. … Nell’estate prendono definitivamente corpo 2 provvedimenti. Il primo: la spending review, DL 95/12. In coerenza con i tagli lineari della gestione Gelmini, sono sottratti alla scuola 15mila posti e 360 milioni, colpendo in particolare gli elementi più deboli del sistema: i docenti inidonei all’insegnamento per ragioni di salute e coloro che sono andati in soprannumero… A ciò si aggiunge la drastica riduzione delle supplenze per docenti, personale amministrativo, collaboratori scolastici. Si annuncia infine trionfalmente che “A decorrere dall’anno scolastico 2012/2013 le istituzioni scolastiche e i docenti adottano registri on line e inviano le comunicazioni agli alunni e alle famiglie in formato elettronico”. … Più o meno contestualmente è emanato il bando di concorso, annunciato come il più clamoroso “largo ai giovani” degli ultimi decenni. In realtà fanno domanda coloro che sono in possesso dell’abilitazione, quindi che abbiano portato a termine la Siss o che addirittura siano vincitori del precedente concorso del ’99. Sempre in realtà, vengono messi a concorso una parte dei posti destinati al turn over, 11.452, per gli a. s. 2013/14 e 2014/15. I candidati, spesso in cattedra da diversi anni e muniti di titoli culturali e scientifici, vengono sottoposti ad un’umiliante preselezione sotto forma di test, ad assecondare la quiz-mania, altro connotato del mandato Profumo. Il 12 settembre 2012 una dichiarazione del ministro si allinea con i proclami primaverili in salsa 2.0: “Un piano per 30 milioni di euro. Un tablet per ogni insegnante del Sud. Messe in campo risorse: 24 milioni di euro per i computer in ogni classe scuole secondarie di I e II grado”. L’8 ottobre Profumo rincara la dose: ”Un tablet per ogni studente entro quest’anno”. Dispositivi tecnologici – per docenti e studenti – di cui non c’è tuttora traccia nelle scuole italiane…. Dicembre 2012: scioglimento delle Camere e annuncio delle elezioni di febbraio. Il Governo Monti è chiamato a svolgere funzioni di “disbrigo degli affari correnti”. Ma è proprio in quest’ultimo scorcio di mandato che Profumo sfodera un’insospettata grinta da fondista, allungando inaspettatamente nel finale e producendo…–una serie di interventi determinanti su temi “caldi” e oggetto di discussioni e contrasti, che avrebbero necessitato di ben altri riflessione, ascolto, mediazione. Innanzitutto il dpr sulla valutazione, che affida la valutazione stessa ad un organismo l’Invalsi, che è di emanazione ministeriale, nonostante sia definito indipendente… La questione annunciata della conversione dei docenti inidonei in personale Ata anticipata dalla spending review, è stata decretata dal governo dell’ordinaria amministrazione negli ultimi giorni. Un recentissimo decreto ministeriale, infine, ha forzato la mano sull’introduzione dei libri di testo digitali. …

latecnicadellascuola.com – 5 aprile 2013
“Banchi intelligenti per una scuola 2.0”
░ Il nuovo progetto Ict vede già coinvolti cinque Istituti Professionali italiani, uno di Trapani, uno di Palermo e tre di Roma, dove presto saranno sperimentati i prototipi: banchi informatizzati che sostituiscono libri e quaderni.
A lanciare la didattica del futuro è il progetto “Virtual desktop infrastructure” realizzato da AlmavivA, la società Ict già impegnata nell'ambito dell'istruzione e subentrata, a fine 2012, nella gestione del sistema informativo del Miur. Il progetto è stato sviluppato da AlmavivA nell'ambito del Network Scuola Impresa (Nsi) insieme con Consel-Consorzio Elis. Obiettivo del Nsi, avviato cinque anni fa e che ha il patrocinio del Miur, è di creare un network pubblico-privato tra aziende innovative e istituti di scuola secondaria sull'intero territorio nazionale, per portare le tecnologie emergenti nelle aule italiane. Il banco intelligente è costituito da uno schermo lcd touch collegato con un mini-computer, prodotto da una società inglese, della dimensione del palmo di una mano. L'architettura di questi mini-computer, veri cervelli del banco informatizzato, è 'open source' e permette quindi agli studenti oltre che di utilizzarlo come un normale Pc, di personalizzarne anche il codice creando infinite possibili applicazioni. I contenuti della didattica vengono caricati tramite chiavette Usb. I mini computer sono inoltre collegabili in rete verso un maxi computer per consentire operazioni più complesse e i contenuti realizzati da studenti e professori possono essere erogati in modalità 'cloud'. "E’ un progetto estremamente innovativo che ci rende molto orgogliosi" sottolinea Gianfranco Previtera, Direttore Commerciale AlmavivA….
la Repubblica.it – 6 aprile 2013
“Il Pese degli umiliati”
░ Riportiamo alcune delle considerazioni di Chiara Saraceno.
Tragedie come quelle di Civitanova Marche aprono improvvisi squarci su vite umiliate, dove la fatica della vita quotidiana, la difficoltà a fare fronte a bisogni minimi, fa perdere poco a poco la speranza. E la dignità rimane l’unico bene da salvaguardare a tutti i costi, al punto da non accettare di rivolgersi alla assistenza sociale. ….La Commissione europea ha segnalato come l’Italia sia il Paese in cui nell’ultimo anno vi è stato il maggior peggioramento relativo in tutti gli indicatori. All’aumento della povertà e del disagio dedica una sezione anche il rapporto sul Benessere equo e solidale Istat/Cnel. Fortemente voluto dal presidente dell’Istat, Enrico Giovannini, uno dei “saggi” nominati da Napolitano, questo rapporto dovrebbe servire ai decisori per definire priorità e disegnare vie d’uscita dalla crisi meno effimere del periodico annuncio che la ripresa è slittata di altri sei mesi. Nel loro insieme, i dati mostrano che negli ultimi due anni sono aumentati la povertà e il disagio economico, la difficoltà a far fronte a bisogni essenziali come riscaldarsi adeguatamente (non ci riesce il 18%), avere una dieta adeguata dal punto di vista nutritivo (riguarda il 12,3%), pagare l’affitto e le bollette (il 14,1%). Il rischio di povertà e/o esclusione sociale coinvolge ormai più di un quarto della popolazione (28,4%). Tra i minorenni, raggiunge il 34%, toccando il 50% tra i minorenni stranieri — un dato altrettanto se non più grave di quello riguardante la disoccupazione giovanile, e che invece non riesce a sollecitare almeno una pari attenzione. L’aumento delle condizioni di povertà ha comportato un’intensificazione delle condizioni di disagio là dove tradizionalmente sono concentrate nel nostro Paese — nel Mezzogiorno, nelle famiglie numerose con figli minori, nelle famiglie con un solo percettore di reddito. Ha tuttavia comportato anche un allargamento dell’esperienza a gruppi che non le avevano fin qui sperimentate, come le famiglie di lavoratori dipendenti, a reddito fisso (o calante, in caso di perdita di lavoro o di cassa integrazione), le famiglie giovani, le famiglie che vivono in affitto. Anche tra i pensionati l’erosione del potere d’acquisto di pensioni sempre meno indicizzate ha fatto aumentare l’incidenza della povertà. Sotto i dati statistici ci sono le piccole e grandi rinunce ed anche umiliazioni quotidiane: la vergogna di non poter far fronte ai propri debiti, il timore che luce o gas vengano sospesi per morosità, non poter pagare la mensa scolastica per i figli, o la gita di classe. Spese all’apparenza minime diventano insostenibili, travolgendo bilanci famigliari in equilibrio precario, senza che vi siano riserve su cui contare (il 38,5% della popolazione vive in famiglie che non riuscirebbero a fronteggiare una spesa imprevista di 800 euro). …. Non c’è, a differenza che nella stragrande maggioranza dei Paesi europei, un reddito minimo di garanzia per i poveri. I Comuni che lo avevano introdotto con risorse proprie hanno sperimentato una riduzione drastica dei trasferimenti loro destinati, che mette a rischio le politiche di sostegno alle fragilità proprio quando aumenta il bisogno. I bilanci risicati delle scuole costringono a impoverire l’offerta didattica proprio là dove sarebbe più necessario arricchirla, per controbilanciare la carenza di risorse famigliari. I bisogni di cura di bambini e persone non autosufficienti rimangono insoddisfatti, o affidati solo alle, disuguali, risorse famigliari. … Di tutto ciò non si parla nelle diverse agende su cui si intrecciano le negoziazioni politiche, si delineano possibili programmi di governo, si ipotizzano o rifiutano alleanze. Singolarmente silente è il Pd, al di là della retorica sulla necessità di creare occupazione. Occorre che qualcuno si assuma la responsabilità di porre esplicitamente la questione della crescente povertà e disagio come una delle priorità da affrontare subito, che deve ispirare sia gli strumenti per la ripresa sia le decisioni sulla spesa pubblica. Non può essere sacrificata allo spread o al pareggio di bilancio, che non può essere raggiunto sulla carne viva delle persone, ignorandone la dignità offesa e le speranze negate.

 

larepubblica.it – 25/03/2013
“Tagli all'istruzione, l'UE contro l'Italia”
░ Uno studio UE rivela che tra i 27 il nostro è il Paese che ha ridotto di più i bilanci del settore: -10,4% tra il 2010 e il 2012.
L'Italia ha tagliato più di qualsiasi altro Stato europeo sull'istruzione e da Bruxelles arriva una autentica strigliata…. La tirata di orecchie all'Italia arriva direttamente dalla Commissione europea che ha passato in rassegna i bilanci dei 27 Paesi membri scoprendo che negli ultimi tre anno soltanto otto hanno tagliato sull'istruzione. E l'Italia è la prima.
"Se gli Stati membri non investono adeguatamente nella modernizzazione dell'istruzione e delle abilità - ha affermato Androulla Vassiliou, commissario europeo responsabile per l'istruzione, la cultura, il multilinguismo e la gioventù - ci troveremo sempre più arretrati rispetto ai nostri concorrenti globali e avremo difficoltà ad affrontare il problema della disoccupazione giovanile". … Ma non tutti i Paesi alle prese con la crisi hanno tagliato sull'istruzione. Lussemburgo, Danimarca, Austria, Finlandia, Svezia e Turchia - solo per citare alcuni Stati dell'Ue o candidati a farne parte - nonostante le difficoltà hanno scommesso sulla scuola incrementando le risorse. In testa la Turchia che fa registrare un più 16,5 per cento, seguita dal Lussemburgo col 7,4 per cento in più in appena due anni. Grecia, Italia e Inghilterra in coda. Col nostro Paese che dal 2010 al 2012 ha tagliato il bilancio della scuola - dalla materna alle superiori - del 10,4 per cento. Una sforbiciata accompagnata dal taglio di quasi 100mila cattedre e da un alleggerimento dei conti anche dell'università: meno 9,2 per cento in 24 mesi. Lo studio della Commissione europea prende in considerazione anche l'impatto dei tagli sul numero di insegnanti, che in Italia - dal 2000 al 2010 - è calato dell'11,1 per cento mentre in Germania si è incrementato del 13,0 per cento. Così com'è avvenuto in Finlandia (più 12,9 per cento), in Svezia (più 21,9 per cento) e Norvegia. L'esecutivo Ue stigmatizza anche gli effetti della crisi sulle buste paga degli insegnanti - che pesano per il 70 per cento della spesa scolastica - congelate o addirittura ridotte in 11 Paesi, Italia compresa.


Il Manifesto – 26/03/2013
ScuolaOggi.org – 26/03/2013
“Tagli all'istruzione targati Gelmini: 10 miliardi e 100 mila cattedre in meno”
░ Uno studio della Commissione Ue rileva che i governi italiani hanno tolto alla Scuola, il 10,4% di fondi, dal 2010. Intanto, il regolamento attuativo sull’organico funzionale è ancora lì in lista d’attesa assieme ad altri 27 provvedimenti in sospeso. Non ci son stati i 10mila posti in più promessi dal governo Monti. Riportiamo, brani da dea articoli (il primo di Roberto Ciccarelli e il secondo di Pippo Frisone) che vorremmo dedicare al Ministro che dice di ispirarsi all’U.E.
Dieci miliardi di tagli al bilancio di scuola e università tra il 2008 e il 2012. Otto miliardi e cinquecento milioni di tagli alla scuola (il 10,4 per cento del budget complessivo) e 1,3 miliardi di euro all'università (su un totale di 7,4 miliardi nel 2007, 9,2%), per la precisione. A tanto ammonta il salasso delle politiche dell'austerità volute dall'ex ministro dell'Economia Tremonti per rispondere all'imperativo del pareggio di bilancio. … Per i tre anni e mezzo di governo Berlusconi il taglieggiamento operato da Tremonti è stato nascosto sull'altare dell'onor di patria, oppure nascosto dietro i fumogeni della meritocrazia o della riduzione degli sprechi sbandierati lanciati dall'ex ministro Gelmini. L'idea di finanziare il default delle aziende di stato decotte, insieme a quella di sostenere l'«austerità espansiva» (i tagli alla spesa pubblica per investimenti sono «risparmi» che finanziano la crescita) è stata sostenuta anche dal governo Monti che non è riuscito a salvare l'ultima tranche di 300 milioni di euro di tagli dall'ultima legge di stabilità….. Il numero degli insegnanti è calato dell'11,1%, mentre in Germania è aumentato del 13%, in Finlandia del 12,9%, in Svezia del 21,9%). Le loro retribuzioni sono state congelate o ridotte in 11 paesi, e il nostro paese mantiene un solido primato negativo. Peggio hanno fatto solo la Grecia (dove il taglio all'istruzione è stato del 20%) e la Slovacchia (15%). Il taglio degli insegnanti, e quello ai bilanci, ha prodotto la chiusura o l'accorpamento di scuole, come dei corsi di laurea per ragioni meramente di bilancio, non per l'efficienza propagandata.
“Gli organici al tempo delle vacche magre!”
Chiuse le iscrizioni on line a fine febbraio, i numeri ci dicono che rispetto allo scorso anno gli alunni son cresciuti di quasi 30mila unità a livello nazionale, di cui la metà nella sola Lombardia. Gli squilibri territoriali confermano il trend degli ultimi anni, con le regioni del sud che confermano un calo consistente della popolazione scolastica che si riflette in tagli altrettanto pesanti degli organici:
Sicilia -568, Campania -492, Puglia -353, Calabria -281, tanto per citare i cali più vistosi. Il taglio dei posti in alcune regione serve a compensare l’aumento in altre, stabilizzando il blocco degli organici, oramai triennale, a 600.839 unità . A livello nazionale si registrano solo lievi aumenti nella primaria (+236 ) e nelle superiori (+234), un po’ di più nell’infanzia (+303), tutti a scapito della scuola media (-773)…

ItaliaOggi – 26/03/2013
“Ferie da pagare ai precari, ministero e sindacati ai ferri corti”
░ É scontro aperto tra i sindacati e l'amministrazione scolastica sulla questione della monetizzazione delle ferie dei precari. Il MIUR ha emanato una circolare, che reca i modelli di contratto per le supplenze. E nei modelli c'è una clausola che dà attuazione alla riduzione del numero delle ferie non godute monetizzabili da quest'anno. (di C. Forte)
…La direzione generale avrebbe già preparato una circolare che ricalca tale parere. Circolare la cui bozza è stata letta ai rappresentanti sindacali, in un recente incontro a viale Trastevere, dal direttore Ugo Maria Filisetti in persona. E che è stata bocciata all'unisono da tutti i sindacati: Cgil, Cisl, Uil, Snals e Gilda-Unams. Che hanno anche minacciato azioni legali se l'amministrazione dovesse irrigidirsi su tale posizione di chiusura. D'altra parte gli elementi per un azione su larga scala ci sarebbero tutti. La questione è nata l'anno scorso, dopo che il governo ha emanato il decreto legge 95/2012. Nel provvedimento, infatti, c'è una disposizione che impone ai dipendenti pubblici di fruire delle ferie nei periodi a tal fine indicati nelle normative che regolano i settori di appartenenza. E in caso di mancata fruizione preclude la possibilità di percepire qualsivoglia indennità sostitutiva. La norma non tiene conto del fatto che la Suprema corte ha chiarito a più riprese che, se la mancata fruizione è dovuta a cause indipendenti dalla volontà del lavoratore l'indennità va attribuita in ogni caso. E lo stesso legislatore, nella relazione illustrativa del provvedimento aveva evidenziato la necessità di intervenire con una norma speciale per escludere i precari della scuola dall'applicazione della preclusione. Ciò per evitare di esporre l'amministrazione a giudizi con sicura soccombenza. Anche e soprattutto in considerazione del fatto che le supplenze temporanee non consentono la fruizione delle ferie (che il contratto prescrive nei mesi estivi) perché i periodi di lavoro non sono sufficientemente lunghi. E quindi, la materia è stata fatta oggetto di un ulteriore provvedimento, con il quale i precari della scuola sono stati parzialmente esonerati dalla preclusione (art. 1, commi 54 e seguenti della legge 228/2012). Anche se il mantenimento del diritto alla monetizzazione assume rilievo «limitatamente alla differenza tra i giorni di ferie spettanti e quelli in cui è consentito al personale in questione di fruire delle ferie».E in più la stressa norma prevede l'obbligo di fruizione anche nelle vacanze di Natale, Pasqua e durante i ponti. Tradotto in denaro, la novità dovrebbe avere come effetto l'alleggerimento delle tasche dei precari nell'ordine del 60% della somma precedentemente spettante. Che per un lavoratore ad orario pieno poteva raggiungere anche i 1500 euro. Resta il fatto, però, che la stessa disposizione della legge 228/2012 che introduce queste novità prevede che la disapplicazione della normativa contrattuale avverrà a far data dal 1° settembre 2013. Fino ad allora, dunque, dovrebbe continuare a trovare applicazione la disciplina più favorevole che consente ai supplenti di fruire pienamente del diritto all'indennità sostitutiva. Senza obbligo di fruizione delle ferie durante l'anno.

ItaliaOggi – 26/03/2013
“Il balletto dell'anno in meno

░ Il MIUR convoca i sindacati per l'annuncio (poi la smentita); Pronti i decreti di sperimentazione, in pole la Lombardia. (di A. Ricciardi)
La voglia c'era. E i decreti pure. Solo che, vista l'alzata di scudi dei sindacati, il ministro pare che alla fine non se la sia sentita. I decreti riguardano la sperimentazione del taglio di un anno della durata del percorso scolastico, per adeguarla a quella europea che consegna al sistema universitario i ragazzi diplomati già a 18 anni. Il progetto, partito dallo studio condotto da una commissione ministeriale ad hoc presieduta da Vittorio Campione, era stato rilanciato come prospettiva di riforma dei cicli scolastici già nei mesi corsi. Anche in quel caso però, davanti alle critiche sollevate da sindacati e partiti, fu declassato dal ministero dell'istruzione, Francesco Profumo, a semplice dossier e rimesso in un cassetto. Poi nella direttiva per l'azione amministrativa 2013, lasciata alle buone intenzioni del successore, il ministro Profumo ritorna sull'argomento, ribadendo la necessità di allinearsi alla durata europea dei percorsi. La scorsa settimana la nuova puntata: i sindacati sono stati convocati d'urgenza per un incontro, tenutosi venerdì, nel quale sono state illustrate le sperimentazioni dei percorsi di riduzione; sperimentazioni e non di più, giacché i tempi per una riforma organica sono finiti da un pezzo per il governo in carica. Ma comunque si tratterebbe di lanciare un seme nel campo, e poi chissà. I sindacati, una volta compatti, hanno criticato l'assenza di confronto su una modifica dell'ordinamento che ha ricadute sulla didattica e l'organizzazione, e hanno evidenziato rilievi giuridici che lascerebbero tra l'altro intendere la facile impugnabilità degli stessi decreti (l'assenza di parere da parte del Cnpi, per esempio). Sta di fatto che, a stretto giro, i progetti sono stati sconfessati via comunicato. I decreti ritornano nel cassetto, fino a diverso ordine. I provvedimenti non seguivano un unico progetto, ma autorizzavano tutte le modalità di riduzione possibili: inizio a 5 anni del percorso scolastico, riduzione di un anno della primaria, accorpando quarta e quinta, e poi taglio di un anno delle superiori, trasformando il primo biennio in due semestri.
In pole, tra le regioni più desiderose di partire, c'è la Lombardia, che ha presentano il 18 dicembre scorso la richiesta di sperimentazione della riduzione di un anno dei 5 anni delle superiori: si tratta dell'istituto paritario San Carlo, un liceo internazionale per l'intercultura. Nel Lazio era pronto a partire l'istituto comprensivo Settembrini, con la previsione di una scuola elementare che chiude in quarta. In tutti i casi, le sperimentazioni avrebbero dovuto garantire il raggiungimento degli stessi traguardi di sviluppo delle competenze previste per il percorso ordinario. Si attendono sviluppi.

larepubblica.it – 27/03/2013
“Lo studente di Canicattì alla prova dei test INVALSI”
░ Un tempo gli esami conclusivi della scuola media non suscitavano le preoccupazioni di cui oggi si ha notizia, sia tra le famiglie che tra gli insegnanti (di Maurizio Muraglia).
Ho avuto occasione in questi mesi di conoscere tanti insegnanti che lavorano negli istituti comprensivi di varie province siciliane e ho avuto conferma di questa generale inquietudine sulla sorte di migliaia di ragazzine e ragazzini che si avvicinano al traguardo. …. Qual è la novità rispetto al passato? La novità consiste nell’introduzione già da qualche anno, tra le prove che costruiscono la valutazione finale degli allievi, di una prova mandata dal Ministero che riguarda l’italiano e la matematica. Non che i ragazzini fino a quel punto non abbiano fatto esperienza di questo genere di test, che iniziano già nella scuola elementare. Il fatto è che queste prove vanno ad aggiungersi alle altre già previste e predisposte dagli insegnanti interni, generando un accumulo di sollecitazioni valutative non previsto neppure dagli esami conclusivi della scuola superiore. Va considerato peraltro che gli esami di fine scuola media non rappresentano più come una volta la conclusione dell’obbligo di istruzione, che dal 2006 è stato spostato alla fine del biennio delle superiori. Non si giustificherebbe pertanto, come riconosciuto da tutti gli osservatori, questa sorta di “accanimento valutativo” ad un certo punto del percorso scolastico. Ma non si tratta qui soltanto di aggravio dell’impegno emotivo dei ragazzini. C’è dell’altro, che riguarda in modo più pregnante la vera funzione della scuola pubblica, quella, per comprenderci, che le assegna la Costituzione quando le chiede di rimuovere gli ostacoli che impediscono a ciascuno di realizzarsi come persona e come cittadino. Conosciamo tutti bene di che ostacoli si parla, quando si pensa alle scuole meridionali e siciliane. Si tratta di ostacoli, sociali, economici, culturali, linguistici, che rendono l’impresa educativa in molte zone alquanto proibitiva. Cosa ci si può aspettare da tanti tantissimi bambini e ragazzi che è già miracoloso tenere sui banchi di scuola? Cosa è lecito attendersi e che lavoro possono svolgere maestre ed insegnanti fin dalla più tenera età?
Incontrando gli insegnanti nelle scuole la risposta a questi interrogativi sembra unanime. Noi dobbiamo permettere ai nostri allievi di ottenere il massimo possibile date le situazioni di partenza. Ecco, questo tema, il tema del “massimo possibile”, sembra essere diventato un tema scomodo nella discussione pubblica sulla scuola. Che vuol dire il massimo possibile? Ci sono risultati che tutti i ragazzini italiani devono raggiungere. Non possiamo personalizzare i traguardi, perché in questo modo le competenze di un ragazzino di Milano finiscono per essere del tutto diverse da quelle di un ragazzino di Canicattì pur possedendo entrambi la stessa “licenza media”. Come la mettiamo? Infatti: come la mettiamo? C’è qualcuno in grado di trovare una soluzione al problema del ragazzino di Canicattì che parla solo in dialetto, che non ha i soldi per comprare libri e materiale didattico, che non ha a casa nessuno che lo segue, che trascorre tutti i pomeriggi per strada dietro ad un pallone, quando va bene? Chi deve farglieli raggiungere questi “traguardi” e cosa può chiedere la prova Invalsi a costui?... Cosa valgono di più i risultati o i processi? Come si diventa cittadini a scuola? Quando un ragazzino è riuscito a prendere le distanze dal suo ambiente di riferimento, ha imparato a rapportarsi con gli altri, si è adattato in contesti in cui degli adulti fanno “discorsi culturali”, ha acquisito delle abilità e delle conoscenze che gli permettono di interagire in modo decente con la realtà e i suoi problemi, quando la scuola non ha fatto che dire “bravo” a questo ragazzino compiacendosi dei suoi progressi, potrà mai tradirlo al traguardo finale? E ove lo tradisse, non si macchierebbe di infedeltà al mandato costituzionale?

larepubblica.it – 29/03/2013
“Contributi 'volontari', rivolta dei presidi: "Con più fondi non chiederemmo nulla"
░ Scontro tra il Ministero, che ha bacchettato quegli istituti che impongono alle famiglie di pagare una somma non dovuta per legge pena la non iscrizione dei figli, e l'Associazione delle scuole autonome: "È ora di smetterla con le ipocrisie" (di Salvo Intravaia).
Rivolta dei presidi contro i rimbrotti del ministero sui "contributi volontari" che le scuole sono costrette a richiedere alle famiglie. "Basta con le ipocrisie", risponde l'Asal (l'Associazione delle scuole autonome del Lazio) alla circolare dello scorso 7 marzo in cui il capo dipartimento di viale Trastevere, Lucrezia Stellacci, striglia quei presidi che pretendono dalle famiglie il versamento "volontario".
La storia inizia qualche mese fa, quando gli studenti denunciano alcuni presidi che pretendono il versamento chiedendo un intervento del ministero. "Si ritiene - si legge nella nota ministeriale dello scorso 7 marzo - che simili comportamenti, oltre a danneggiare l'immagine dell'intera amministrazione scolastica e minare il clima di fiducia e collaborazione che è doveroso instaurare con le famiglie, si configurino come vere e proprie lesioni del diritto allo studio costituzionalmente garantito". Il riferimento diretto è ad alcuni presidi che hanno minacciato di non iscrivere i figli a scuola, se non dopo il pagamento dell'obolo volontario, o di quelli che hanno minacciato di non consegnare la pagella o altre ripercussioni nei confronti dei 'morosi'. Una situazione, quella dei contributi volontari fatti passare per obbligatori, denunciata di recente anche da una nota trasmissione televisiva. Con la circolare di due settimane fa, il ministero ricorda la natura volontaria del contributo e che in assenza di versamento "nessuna capacità impositiva viene riconosciuta dall'ordinamento a favore delle istituzioni scolastiche, i cui Consigli d'istituto, pur potendo deliberare la richiesta alle famiglie di contributi di natura volontaria, non trovano in nessuna norma la fonte di un vero e proprio potere impositivo che legittimi la pretesa di un versamento obbligatorio".
Ma i presidi non ci stanno ad essere dipinti come soggetti autori di "comportamenti vessatori e poco trasparenti" che dovrebbero assicurare una "gestione corretta ed efficiente delle risorse pubbliche" e dovrebbero "far leva sullo spirito di collaborazione e di partecipazione delle famiglie le quali, si è certi, ben comprendono l'importanza di risorse aggiuntive per la qualità dell'offerta". "Nella nostra limitata ottica di gestori delle istituzioni scolastiche - dichiara Giuseppe Fusacchia, presidente dell'Asal - non sappiamo da quali ispirate fonti il ministero tragga tale certezza; quello che sappiamo, invece, è quali e quante difficoltà le scuole incontrino per convincere le famiglie della necessità di contribuire economicamente alla fornitura di servizi basilari alla propria utenza per i quali le risorse pubbliche non pervengono più da anni". E puntano il dito contro lo stesso ministero e gli enti locali che dovrebbero sostenere le scuole pubbliche.
E giù un lungo elenco di problemi e inadempienze cui devono fare fronte giornalmente i dirigenti scolastici per sopperire alle carenze di fondi pubblici. "Può una scuola non essere dotata di materiali igienici nei bagni? Può una scuola non disporre della possibilità di effettuare fotocopie di materiali didattici per gli alunni? Può un istituto tecnico industriale non disporre di reagenti nel laboratorio di chimica? Può un laboratorio informatico non prevedere un abbonamento per l'accesso ad Internet? Può l'installazione delle Lavagne interattive multimediali (le Lim) nelle aule (tanto care al ministero) non prevedere i costi per la sostituzione delle lampade dei videoproiettori?", si chiedono provocatoriamente i capi d'istituto. Ma non solo: Fusacchia chiama in causa anche comuni, province e regioni. "E che dire degli arredi scolastici, della manutenzione di edifici scolastici fatiscenti, della sicurezza? L'elenco delle inadempienze della nostre amministrazioni è davvero impressionante, ma la colpa - dicono ironicamente i presidi - è delle scuole che vessano le famiglie! E da questo furore moralizzatore non si salva nessuno: né i dirigenti scolastici, che incorrerebbero in una 'grave violazione dei propri doveri d'ufficio', né i Consigli d'istituto, che non avrebbero 'alcun potere di imposizione' di tali contributi". "È ora di smetterla con queste ipocrisie: il Ministero, così sollecito nel fustigare comportamenti magari eccessivi da parte delle scuole si impegni a garantire alle scuole finanziamenti sufficienti per il loro buon funzionamento (quelli attualmente assegnati sono di entità ridicola) oppure dica chiaramente che non è in grado di assicurare elementi essenziali del servizio, che riguardano tutti gli alunni e per i quali, quindi, le famiglie sono chiamate obbligatoriamente a contribuire".

 

 

Ilsole 24Ore – 15/03/2013

Agli statali niente indennità di vacanza contrattuale

░ Gianni Trovati spiega come questo governo riesca a fare arenare le misure economiche a copertura dei diritti contrattuali degli statali.

Niente indennità di vacanza contrattuale aggiuntiva per il pubblico impiego, nemmeno se il provvedimento che la congela espressamente insieme ai rinnovi contrattuali non dovesse arrivare entro il mese di aprile. L'unico fattore di urgenza per il Governo, in questo quadro, sarebbe legato al riconoscimento contabile degli scatti di anzianità nella scuola, che in mancanza del blocco entrerebbero nei tendenziali di finanza pubblica. Il blocco di fatto delle retribuzioni pubbliche anche dopo la scadenza di quello "di diritto" a fine 2012 emerge dalla lettura combinata delle regole sulla «tutela retributiva» dei dipendenti pubblici. Il blocco di rinnovi contrattuali e stipendi individuali introdotto con la manovra estiva (articolo 9 del Dl 78/2010) è scaduto a fine 2012, e la sua estensione al biennio 2013-2014, prevista nella prima manovra estiva 2011 (articolo 16 del Dl 98/20n), ha bisogno di un Dpr per essere applicata. Il Dpr è già stato predisposto, ma si sta incagliando anche per ragioni legate all'opportunità o meno per un Governo uscente di assumere un atto di forte peso simbolico. I sindacati nei giorni scorsi sono passati all'attacco, e non è ancora stata presa una decisione sul suo approdo o meno al prossimo consiglio dei ministri. Anche senza il Dpr che congela le intese rimane in pagamento la tutela economica relativa al 2010-2012 Qui si innesta il problema dell'indennità di vacanza contrattuale per i dipendenti pubblici. Introdotta per il primo biennio dalla Finanziaria 2009 e prolungata fino al 2012 dalla manovra 2010, l'indennità è stata resa strutturale dalla riforma Brunetta, che l'ha introdotta nel Testo unico del pubblico impiego (articolo 47-bis del Dlgs 165/2001). L'indennità andrebbe pagata a partire da aprile dell'anno successivo alla scadenza del contratto nazionale di riferimento, ma la sua partenza non è automatica: l'attribuzione deve infatti avvenire «entro i limiti previsti dalla legge finanziaria in sede di definizione delle risorse contrattuali ». E qui sta il punto. Nella sua prima versione la legge di stabilità bloccava per il 2013-2014 sia i rinnovi contrattuali sia l'indennità di vacanza contrattuale, con una previsione che è poi stata espunta per essere trasferita nel Dpr sul tema. Ovvio, quindi, che nella stessa legge non sia stato predisposto alcuno stanziamento per l'indennità, e nemmeno per i rinnovi contrattuali che quindi non possono partire senza risorse. In questo quadro, rimane in vita solo l'indennità che copre la prima vacanza contrattuale, quella del 2010-2012, senza aggiunte per l'ulteriore stallo dei rinnovi. "

 

laRepubblica.it – 18/03/2013

Scuola, ricerca shock dell'Ocse sui voti:"I prof favoriscono ragazze e ceti alti"

░ Intravaia segnala che qualcuno è rimasto scioccato; noi segnaliamo che c’entra il vecchio (Thorndike, 1920) Effetto di alone. Eche le ragazze sono brave da sé, per ragioninon indagabili con le “correlazioni” cstudiate dall’OCSE XXVI approfondimento OCSE sui test PISA). Inoltre, ricordiamo a tutti che valutare, a scuola e fuori scuola, è rognoso di per sé; se così non fosse, Dewey (autore di circa trecento scritti) e Einstein (premio Nobel) non avrebbero avuto a scuola i guai che ebbero.

Gli insegnanti favoriscono le ragazze e gli studenti benestanti o provenienti da ambiti socio-culturali più favorevoli. A parità di performance, in buona sostanza, studenti maschi e alunni provenienti da ambienti deprivati vengono penalizzati dai propri insegnanti al momento di assegnare le valutazioni finali e i voti nel corso dell'anno scolastico. La "denuncia" non arriva da una associazione studentesca e neppure da un gruppo di genitori intenti a difendere i propri figli, ma addirittura dall'Ocse: l'Organizzazione (internazionale) per la cooperazione e lo sviluppo economico. … "Gli insegnanti - si legge nella ricerca - tendono ad attribuire alle ragazze ed agli studenti provenienti da ambiti socio-economici più favorevoli migliori voti a scuola, anche se non hanno una migliore performance, rispetto ai ragazzi e agli studenti provenienti da ambiti socio-economici svantaggiati". Gli esperti dell'Ocse non esitano a definire questo trend "preoccupante" perché può penalizzare gli studenti anche nelle scelte future. Le ricadute negative possono essere di due tipi con conseguenze a lungo termine per i meno fortunati. Ecco quali. "Da una parte, gli studenti - spiegano dall'Ocse - fondano sovente le loro aspirazioni, in termini di studi e di carriera, sui voti che ottengono a scuola; da un'altra parte, i sistemi educativi utilizzano i voti nella selezione degli studenti per l'accesso ad un indirizzo di studi e, successivamente, per l'accesso all'università". Per valutare l'attendibilità dei voti espressi dagli insegnanti in Lettura, l'Ocse ha consegnato ai quindicenni una scheda in cui dovevano segnare il voto in Italiano - o nella lingua del paese in cui si svolgeva il test - loro attribuito dai professori. E, successivamente, ha determinato la correlazione tra il voto attribuito ai quindicenni dai propri prof con la performance in Lettura nel test Ocse-Pisa. Scoprendo che a parità di risultati nel test Pisa le ragazze e gli studenti più abbienti riescono a strappare ai propri insegnanti voti più alti. "Lo scopo principale dei voti - spiegano da Parigi - è quello di promuovere l'apprendimento degli studenti, informandoli dei loro progressi, attirando l'attenzione degli insegnanti sui bisogni educativi dei loro studenti e, infine, attestando il livello di competenza valutata dagli insegnanti e dalle scuole". Ma i docenti sembrano "anche basare le loro valutazioni su altri criteri"….

 

ItaliaOggi – 19/03/2013

Una scuola ancora più vecchia"

░ Con la riforma Fornero, prof in cattedra altri 5-7 anni. Le proiezioni confermano: si uscirà con il contagocce. Ipotecate le future assunzioni

Altro che svecchiamento. Con i nuovi requisiti della riforma Fornero, le prossime assunzioni nella scuola saranno fatte con il contagocce e l'età dei docenti italiani, già alta, continuerà a crescere: di almeno 5 anni, anche 7 per le donne. Le proiezioni sui pensionamenti 2013, trapelate in questi giorni, danno il segnale dell'inversione del trend: se lo scorso anno sono andati in pensione in 30 mila, quest'anno non si arriverà neanche alla metà, tra insegnanti, ausiliari, tecnici e amministrativi.

La situazione è destinata a peggiorare dal 2015, quando quasi tutti i dipendenti potranno accedere al trattamento previdenziale con i nuovi requisiti: chi poteva andare in pensione di anzianità con 35 anni di lavoro, dovrà aspettare di aver maturato i 42 anni di contributi, se uomo, o i 41 se donna; a pagare di più saranno le insegnanti interessate alla pensione di vecchiaia: se prima della riforma Fornero bastavano 61 anni di età e 20 di contributi, l'età dovrà essere di almeno 66, che cresce lentamente verso i 67. Come gli uomini, a cui prima servivano 65 anni di età. Insomma, una pesante ipoteca sulle prossime assunzioni: salvo un piano straordinario di investimenti, che svincoli il reclutamento dalla copertura dei posti lasciati disponibili dai pensionamenti, si assumerà poco. Il concorso in atto, con le sue 11 mila immissioni in ruolo, consentirà a tutti i docenti verosimilmente di essere in cattedra già il prossimo settembre, salvo non si decida diassumere sulla metà dei posti disponibili anche dalle graduatorie a esaurimento. Per non parlare del fatto che il dimezzamento dei pensionamenti si rifletterà negativamente anche sui posti disponibili per gli incarichi annuali. Insomma, si è innescata una reazione a catena che renderà molto difficile il ricambio.L'età media dei docenti italiani è di 50 anni, e nel tempo anche quella dei precari è salita: 39 anni. Insomma, i docenti arrivano in cattedra tardi e vi dovranno restare a lungo. Nel Regno Unito, soltanto il 32% degli insegnanti ha più di 50 anni. In Francia è il 30% e in Spagna il 28%. É pendente presso al Corte costituzionale un ricorso che potrebbe nell'immediato migliorare la situazione dei pensionamenti attesi per settembre. Si tratta di quanti avevano maturato i requisiti pre Fornero non al 31 dicembre 2011 -limite fissato dalla legge- ma al 31 di agosto 2012: chiedono di tenere conto che nella scuola l'anno di servizio si matura entro agosto e non entro dicembre. Se la Corte dovesse dire di sì, verrebbe loro riaperta la porta del pensionamento e ci sarebbero alcune migliaia di nuove cattedre da poter coprire….

 

Larepubblica.it – 19/03/2013

Test d'ingresso anche per i licei: "Così avremo gli studenti migliori"

░ Ci meravigliamo che una idea del genere possa essere condivisa da uomini di Scuola. E sorprende anche il candore della dott.ssaCarmela Palumbo, direttore generale del ministero dell'Istruzione, che commenta la questione con un consolatorio: "I test d'accesso per scremare sono discutibili, ma per ora limitatiBel più cindivisibile, invece la posizione della CGIL: “"Siamo pronti a denunciare le scuole che allestiscono test d'ingresso per le prime superiori. Siamo in piena scuola dell'obbligo e ogni criterio meritocratico, qui, è solo un danno per gli alunni".

test d'ingresso, che in alcuni casi preludono a un vero e proprio numero chiuso, entrano nelle scuole medie. Alcuni licei, linguistici, istituti tecnici, convitti hanno fissato diverse prove tra gennaio e febbraio (scorsi). Sono scritti di matematica e italiano, inglese e tedesco, di logica e di musica destinati a chi sta frequentando la terza media e con largo anticipo ha già scelto la scuola dove approdare. I risultati di questi test serviranno a presidi e rettori delle superiori per fare selezione basandosi sui meriti, le conoscenze e le attitudini. Il test "in età dell'obbligo" è un inedito pericoloso per la scuola pubblica italiana. Come per l'università, il test per le scuole superiori nasce per esigenze di sopravvivenza - poche classi, troppi alunni -, ma rischia di diventare una discriminazione per quattordicenni in piena evoluzione. Il liceo europeo Altiero Spinelli di Torino propone il test dal 2007. La struttura ha introdotto addirittura la prova selezionante per le medie: in quinta elementare, chi vuole entrare allo Spinelli, si deve sottoporre a test…. La logica del merito in età adolescenziale. La prova di ingresso non determina solo una graduatoria per l'ammissione, ma, si legge nell'offerta formativa della scuola, "fornisce uno strumento per la formazione delle classi". Intelligenze omogenee tutte insieme…. 

latecnicadellascuola.it – 20/03/2013

Test d’ingresso alle superiori, gli studenti insorgono: una follia incostituzionale"

░ Ancora sulla notizia precedente, intervieneLa Rete degli Studenti.

“Siamo inorriditi e molto preoccupati. – incalza Daniele Lanni, portavoce nazionale della Rete degli Studenti – Un qualsiasi test che ponga dei limiti alle iscrizioni alle scuole superiori che, lo voglio ricordare, sono scuole dell’obbligo è una follia e assolutamente incostituzionale”.

Lanni annuncia anche che se il progetto andrà in porto il sindacato studentesco che rappresenta è pronto “a fare ricorso. Il principio di libero accesso alla scuola è un principio sacro e non siamo disposti a cedere neanche mezzo centimetro. La scuola dell’obbligo dovrebbe accrescere le competenze di ognuno e non valutarle all’accesso senza lasciare secondi appelli”.

 

Il Messaggero – 20/03/2013

“Test di ingresso al liceo: il Ministero dice di no."

░ Sulla notizia precedente. Al MIUR si cerca di spegnere la polemica.

È l’ultima tendenza nel mondo delle scuole superiori: i licei che impongono veri e propri test d’ingresso agli studenti di terza media che vogliono iscriversi per l’anno successivo. Il ministero dell’Istruzione però fa sapere di essere assolutamente contrario a questa pratica. Perché la selezione delle domande di iscrizione in esubero rispetto alla capacità di accoglienza della scuola «non deve essere basata su criteri che puntano a scegliere i migliori». Così hanno ribadito ieri fonti ministeriali, sottolineando che «tutti devono essere rappresentati e accolti nella scuola pubblica» e per questo sono state diffuse circolari anche recenti (l’ultima del dicembre scorso) che hanno «raccomandato di scegliere secondo criteri non parziali». E dunque, «pur nel rispetto dell'autonomia delle istituzioni scolastiche, i criteri di precedenza deliberati dai singoli Consigli di istituto debbono rispondere a principi di ragionevolezza quali, a puro titolo di esempio, quello della vicinanza della residenza dell'alunno alla scuola o quello costituito da particolari impegni lavorativi dei genitori». Da evitare assolutamente anche il metodo dell’estrazione a sorte (adottato talvolta da qualche istituto): può essere utilizzato solo come estrema ratio quando due studenti che chiedono l’iscrizione risultano in parità in base a ogni altro criterio. Sono escluse in tutti i modi comunque le selezioni basate sulle capacità e la preparazione dell’aspirante alunno. 

 

latecnicadellascuola.it – 20/03/2013

Le nebbie del lavoro docente. Una proposta"

░ di Mila Spicola. Un’articolata analisi offerta alla riflessione di tutti. Ne diamo alcuni passaggi.

Nel 2014 scade il contratto nazionale collettivo dei docenti. In vista di tale scadenza vorrei in qualche modo attivare una riflessione sul tema, prima che si scateni la bufera, prima che arrivino le flotte dei “lavorate solo 18ore” e dall’altra “siamo degli eroi”. Entrambe foriere di nulla se non di guai. … Con l’accusa del “lavorate solo 18 ore” in realtà, l’ “eroe stupido”, arriva a lavorare anche 40-50 ore alla settimana, dentro o fuori scuola, e nessuno mai ci dirà grazie. Senza tutele, senza riconoscimenti economici o di carriera e con un prestigio collettivo che decresce giorno dopo giorno. Non va…. Un sistema complesso e strategico come la scuola non può fondarsi sulla discrezionalità e sul sacrificio. E se il nostro riconoscimento collettivo pretendiamo di averlo da un contratto che viene continuamente preso in considerazione a “ore”, a cottimo, e non a valore e tempo complessivo reale della professione fornita, non ne usciamo. …. Quella che vi sottopongo è una proposta sul lavoro docente che era comparsa qualche tempo fa sulla Rivista Scuola Democratica…. La vicenda delle ore di lezione in più da imporre ai docenti è stata emblematica della confusione e degli equivoci creati da un contratto che fino ad oggi è stato poco chiaro, fumoso e, per taluni aspetti, scritto in malafede. Nel non distinguere innanzitutto tra ore di lezione e tempo scuola. E sappiamo com’ è andata e come va: mentre definite sono le ore di lezione, 18 ore, luogo dell’indefinito rimane il tempo scuola (che va spesso oltre le famigerate 40 ore funzionali all’ insegnamento, lo sappiamo benissimo) come indefinito è il numero di alunni. Il “tempo scuola indeterminato”, che costituisce realmente il nostro lavoro, è privo di regolamentazione, di riconoscimento sociale ed economico, come anche di tutela. Le ore dedicate al lavoro e a scuola sono già oggi in media 30 ore la settimana. Con punte di 40 ore.Quella che segue è la bozza di una proposta di migliore definizione del lavoro di un insegnante elaborato dalla rivista Scuola Democratica.(http://scuolademocratica.blogspot.it/). … Il primo passo dovrebbe essere  un’adeguata quantificazione giuridicamente e contrattualmente definita della funzione e delle modalità organizzative in cui si esplica. Il secondo passo è quello di riscrivere il Contratto utilizzando la formula “Tempo scuola” comprendendo all’interno di questo le ”Ore di lezione“. Proponiamo un contratto con due inquadramenti:

1.Contratto a tempo pieno. Orario di servizio di 36 ore per i docenti che scelgono il tempo pieno (è in pratica il nostro attuale orario), così suddivise: diciotto ore di didattica (che sono le sole attualmente retribuite, mentre il resto, fumosamente determinato sotto la voce giuridicamente discutibile “obblighi di servizio”, continua ad aumentare di anno in anno); diciotto ore di altre attività istituzionali riconosciute e retribuite: alcune di queste saranno da trascorrere a scuola la mattina e/o il pomeriggio in orari indicati dal docente o concordati con gli altri interessati (es: progettazione di percorsi formativi, programmazione collegiale, valutazioni quadrimestrali e finali, dialogo con le famiglie, uscite didattiche, recupero, integrazione, ecc.); altre potranno essere svolte liberamente in altri luoghi (es: programmazione individuale, valutazione elaborati, ricerca, aggiornamento, ecc.). Dato che sull’argomento c’è molta confusione (orario di lezione confuso con l’orario di lavoro), occorre precisare con molta chiarezza che:buona parte dei docenti già svolgono di fatto il tempo pieno, anche se questo evidente dato (del resto, richiesto a chiare lettere dal Ccnl) non è per nulla riconosciuto e quantificato giuridicamente né tanto meno economicamente retribuito; non solo, essi sono i protagonisti principali, con la loro dedizione, di tutte le innovazioni che hanno in questi ultimi anni modificato profondamente il sistema formativo pubblico italiano, elevandolo già ora ad un notevole livello qualitativo;ancora, negli ultimi anni gli impegni connessi allo svolgimento della funzione docente sono esponenzialmente aumentati….

2. Contratto a tempo parziale (part time).Proponiamo inoltre l’istituzione di un orario a tempo parziale (part time) che si configuri sulla base della specificità della professione e per chi volesse sceglierlo e potrebbe essere organizzato in questo modo:nove ore di didattica; nove ore di altre attività istituzionali riconosciute e retribuite: alcune di queste saranno da trascorrere a scuola la mattina e/o il pomeriggio in orari indicati dal docente o concordati con gli altri interessati (es: progettazione di percorsi formativi, programmazione collegiale, valutazioni quadrimestrali e finali, dialogo con le famiglie, uscite didattiche, recupero, integrazione, ecc.); altre potranno essere svolte liberamente in altri luoghi (es: programmazione individuale, valutazione elaborati, ricerca, aggiornamento, ecc.)…..

3. Riconoscimento economico della professione.Occorre procedere ad un normale e dovuto adeguamento agli standard europei del lavoro docente, questo comporta unamaggiorazione retributiva generalizzata per tutti i docenti con contratto a tempo indeterminato di 36 ore, che abbiano superato il periodo di prova e scelgano l’orario di servizio a tempo pieno. In base alle tabelle di confronto che inserisco alla fine di questo articolo, tendenzialmente tale retribuzione dovrà essere pari circa al 30% in più rispetto a quella attuale per tutte le posizioni stipendiali, al fine di adeguare la retribuzione degli insegnanti italiani agli standard europei….. Si dovrà provvedere alla graduale estinzione di quelli che eufemisticamente sono definiti compensi delle attività aggiuntive, la cui soppressione è auspicabile poiché si configura come un veromonstrum giuridico offensivo per la categoria: evidentemente ciò di cui auspichiamo la soppressione è il cosiddetto “Fondo dell’istituzione scolastica”, dietro cui si nasconde un profilo di illegittimità: si tratta molto semplicemente di pagamento a cottimo, a prezzo da manodopera a bassissimo costo e dequalificata, di attività che il docente già svolge (anche perché fanno parte del suo profilo professionale), ma che non sono adeguatamente retribuite, non configurano progressione economica, non sono pensionabili, ecc…. Va detto che il “Fondo di incentivazione” fu introdotto come strumento transitorio per arrivare all’istituzionalizzazione contrattuale di un compenso accessorio per i docenti, che avrebbe dovuto avere ben altre caratteristiche di quelle che ora possiede il “Fondo”; ma si trattò di promesse che non hanno mai avuto attuazione…..

 

latecnicadellascuola.it – 22/03/2013

Firmato il decreto per il personale inidoneo e Itp"

░ Si apre un fronte di scontro importante. In prima linea non dell’ANIEFLa FLC darà mandato ai propri uffici legali di avviare il contenzioso.

Il ministro Profumo dispone il passaggio nei ruoli Ata del personale inidoneo e degli Itp. Consegnato ai sindacati il testo del decreto firmato dal ministro. Coinvolti 3.084 docenti inidonei, 460 titolari sulla C999 e 28 titolari sulla C555. Si attende la controfirma del Mef e della Fp. Il decreto, firmato dal ministro Profumo nella mattinata di oggi, dà attuazione al disposto della legge del 7 agosto 2012, la quale ha previsto il passaggio dei docenti inidonei fuori ruolo della scuola ed i titolari nelle classi di concorso C999 e C555 nei ruoli Ata. Dall’ultima rilevazione fatta dal Miur (del 13 marzo 2013) questo provvedimento riguarderà, ad oggi, 3.084 docenti inidonei, 460 titolari sulla C999 e 28 titolari sulla C555.

Pubblichiamo alcuni articoli sull'accoglimento di tutti i ricorsi Anief contro la soglia 35/50 alle preselezioni, che permetterà a 7000 candidati di partecipare alle prove scritte del concorso a cattedra.

Il Sole 24 Ore: il Tar ammette al concorso 7mila ricorrenti

Repubblica: Miur, 'concorsone' rinviato per maltempo: saltano le prove dell'11 e 12 febbraio

Repubblica - ed. Roma: il Tar riammette al concorsone seicento bocciati ai quiz

Repubblica - ed. Genova: scuola, dal "concorsone" duecento ripescati

Il Fatto Quotidiano: concorso scuola 2013, l’11 febbraio al via gli scritti per 95mila candidati prof

International Business Times: concorso scuola, fare ricorso "conviene". Il TAR ammette il ricorso dell'ANIEF

Italpress: Anief, oltre 7 mila candidati ammessi per ordine del Tar Lazio

Tuttoscuola: concorso, il TAR ammette altri 7000 candidati

Blitz Quotidiano: concorso scuola, il Tar ammette 7000 ricorrenti

LeggiOggi: concorso scuola 2012/3: 7 mila gli ammessi del Tar agli scritti

Informatore Scolastico: concorso a cattedra, Anief fa ammettere alle prove oltre 7mila candidati per ordine del Tar Lazio

Globalist: scuola, altri 7mila ammessi al concorso

FanPage: concorso scuola, oltre 7mila candidati ammessi alle prove scritte

Tecnica della Scuola: il Tar ammette alle prove scritte del concorso oltre 7mila candidati

AgenParl: concorso scuola, Anief: ammessi alle prove successive oltre 7mila candidati

Partito Democratico: scuola. Concorso, Anief: ammessi altri 7mila con meno di 35 punti

MNews: concorso a cattedra, Anief fa ammettere alle prove oltre 7mila candidati per ordine del Tar Lazio

UStation: concorso scuola, il Tar ammette agli scritti 7mila ricorrenti

SassiLive: concorso scuola, Anief batte il Ministero della Pubblica Istruzione

 

 

Pubblichiamo alcuni articoli sul nuovo risarcimento record, per un totale di 169.700 euro, disposto ai danni del Miur da parte del Giudice del lavoro di Trapani in favore di un docente precario.

Repubblica: mancata assunzione di precari: ministero condannato a risarcimento

Il Sole 24 Ore: maxi-risarcimento per il precario della scuola

La Stampa: precari, è record per il risarcimento ferie

La Sicilia: ancora un super risarcimento a prof precario

AGI: acuola, Anief: Miur dovra' risarcire altro precario, 169.700 euro

AgenParl: scuola, Anief: II sentenza record, giudice del lavoro risarcisce supplente di elettronica

PrimaPress: scuola, precari: il giudice del lavoro risarcisce un supplente di elettronica con 169.700 euro

Orizzonte Scuola: seconda sentenza storica: 169.700 euro di risarcimento ad un precario di elettronica

Tuttoscuola: precariato, nuovo risarcimento record per la mancata stabilizzazione

Italpress: Anief, seconda sentenza record, risarcito supplente elettronica

Informatore Scolastico: precari, secondo record in dieci giorni: il giudice del lavoro risarcisce un supplente di elettronica con 169.700 euro!

JOB Corriere dell'Università: Anief, il Miur risarcirà un altro insegnante precario

Il Paese Nuovo: scuola, Anief: “Miur dovrà risarcire un altro precario: 169.700 Euro”

BlogSicilia: secondo risarcimento record a precario: 169.700 euro a supplente di elettronica

TirrenoSat: scuola, 169.700 euro. Un altro risarcimento record per un precario

MNews: scuola, seconda sentenza record, il giudice risarcisce un supplente di elettronica con 169.700 euro

La Sicilia Web: ancora un super risarcimento a prof precario

Blitz Quotidiano: scuola, giudice Babbo Natale per prof precari: tutti assunti o più di 100mila €

LavoroFisco: ancora un altro maxi-risarcimento per il precariato della scuola

l’Unità– 09/03/2013
“Valutazione della scuola, la fretta di Profumo”
░ Il Consiglio dei ministri approva le nuove norme nonostante Pd, Sel e Cgil avessero chiesto di rinviare al nuovo governo. (Mario Castagna)
Il Consiglio dei ministri ha approvato il nuovo sistema di valutazione della scuola dopo un lungo iter parlamentare e diversi mesi di gestazione. Il nuovo sistema eredita gran parte delle preesistenti strutture di valutazione, come l'Invalsi che guiderà il processo elaborando le linee strategiche e definendo gli indicatori, e l'Indire a cui toccherà invece promuovere l'uso delle nuove tecnologie in ambito didattico per l'aggiornamento e la formazione dei docenti. Accanto a questi due sistemi si affianca un nuovo terzo canale di valutazione, ovvero gli ispettori. Un ruolo da protagoniste lo avranno anche le scuole che dovranno organizzare anche autonome procedure di autovalutazione. Per gli studenti e i docenti italiani si apre quindi una nuova fase. Molti di loro hanno già conosciuto in questi anni i questionari Invalsi, che ora verranno somministrati per valutare l'apprendimento degli studenti alla fine di ogni ciclo scolastico, nel secondo e nel quinto anno della scuola elementare, in prima e seconda media, ma anche al secondo e all'ultimo anno della scuola superiore. «La montagna ha partorito il topolino velenoso. È davvero incredibile la protervia e l'arroganza di un governo in limine mortis - ha denunciato Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc Cgil - che ha scelto l'ipertrofia della tecnica di valutazione a danno del ruolo debole attribuito all'autonomia scolastica». Di tutt'altro avviso invece la Cisl-scuola che ha approvato il nuovo sistema di valutazione, pur esprimendo perplessità sull'assenza di adeguate risorse finanziarie che supporti l'autonomia degli istituiti. Sono in molti infatti a denunciare che, dopo molti anni di retorica sull'autonomia e la responsabilità delle scuole, il combinato disposto di un profluvio di prescrizioni tecniche e di pesanti tagli di bilancio, ha impoverito le scuole ed impedito qualsiasi esperimento migliorativo e trasformato la valutazione in uno strumento punitivo per le scuole che affrontano maggiori difficoltà di carattere sociale o territoriale. Dove la valutazione scolastica funziona, come in Francia, Gran Bretagna ed in altri paesi europei, le scuole che ottengono le peggiori performance ottengono dallo stato nazionale maggiori finanziamenti per colmare il divario. Il sistema italiano di valutazione purtroppo non prevede nulla di simile. Qual é allora il motivo per cui il ministro Profumo ha varato in tutta fretta il nuovo sistema di valutazione? Il comunicato stampa che il governo ha diffuso ieri dopo il consiglio dei ministri lo afferma molto chiaramente. 

latecnicadellascuola.it – 09/03/2013
“Approvatoci”
░ L'approvazione del regolamento consente di accedere ai fondi strutturali 2014-2020 ma di positivo ha ben poco altro. A nulla è valsa la richiesta di Cgil, Pd e Sel al ministro Profumo di sospendere la decisione e di lasciare la palla al prossimo ministro. Forti sono le critiche da associazioni, sindacati, Unione degli studenti. Il 16 maggio le prove Invalsi sono minacciate di boicottaggio.
Se si eccettua la Cisl Scuola… i pareri dei sindacati e delle associazioni di categoria sull’approvazione da parte del Cdm del nuovo regolamento del Servizio Nazionale di Valutazione sono fortemente critici. … Iniziamo dall’Unione degli studenti, secondo cui “l'approvazione decisa all'ultimo, da un governo in scadenza, non fa che confermare la volontà da parte del Miur di procedere sul tema della valutazione come se fosse neutra amministrazione, ignorando le voci di dissenso, facendo a meno, illegittimamente, di una discussione larga col mondo della scuola su un tema così cruciale per il futuro dell'istruzione pubblica”…. L’Uds ha anche annunciato che il 16 maggio, data di somministrazione dei test Invalsi alle superiori, scenderà “in campo con scioperi bianchi e boicottaggi per protestare contro queste scelte illegittime…”. Il dissenso per il provvedimento approvato dal Governo è forte pure nella Flc-Cgil. Per il suo segretario generale dei lavoratori della conoscenza, Mimmo Pantaleo, “il consiglio dei Ministri approva in limine mortis” un vero e proprio “sistema pasticciato in cui si mischia la valutazione di sistema con la valutazione dei dirigenti scolastici. … La Flc chiederà l’impegno formale a tutte le forze politiche di cambiare radicalmente questo regolamento e metterà in campo iniziative necessarie per difendere la scuola pubblica da questo ennesimo intervento dannoso”.
Anche Rino Di Meglio, coordinatore nazionale della Gilda degli insegnanti non va per il sottile: “il sistema nazionale di valutazione così come è stato approvato non va…. Non è trascurabile, inoltre, la possibilità che il meccanismo di valutazione finisca col rivelarsi un impegno burocratico troppo gravoso per gli insegnanti, tra carte da compilare e processi da giustificare. Tempo prezioso sottratto all’insegnamento”. L’Anief giudica la valutazione delle scuole “un provvedimento a costo zero, non discusso con gli ‘attori’ che devono viverlo e preludio di ulteriori tagli alla scuola”. Il sindacato autonomo associa l’approvazione del regolamento con il tentativo dell’amministrazione, che però non ha ottenuto il consenso dei sindacati, “di far approvare alle confederazioni sindacali un pre-accordo sulla formulazione del rinnovo dei contratti che prevede l’abolizione degli scatti di anzianità e l’introduzione di un modello scolastico di tipo aziendale, incentrato sulle performance individuali all’interno istituti trasformati quasi in centri produttivi. I quali si dovrebbero attenere al modello standard prefissato (su che basi?) dal Miur, per poi addirittura entrare in un regime di concorrenza fratricida”. Durissimo Marcello Pacifico, presidente Anief: “… ci ritroveremo finanziamenti solo per le scuole d’elite, mentre quelle che ne hanno più bisogno, perché collocate in realtà difficili e a contatto con un’utenza più bisognosa, verranno miseramente lasciate al loro destino”. Severo anche il giudizio sull’Invalsi, a cui verrebbe “dato sempre più ampio potere all’Invalsi. Un ente, sulla carta ‘super partes’, che improvvisamente perderà il ruolo di monitore, per vestire quello di mortificatore”, conclude il presidente Anief.

Corrieredellasera.it – 09/03/2013
“Soldi chiesti a Scuola. Contributi «volontari» o Ricatto alle Famiglie?”
░ Il ministero dell'Istruzione ha pubblicato una circolare per bacchettare i presidi, sempre più numerosi, che chiedono alle famiglie degli studenti i cosiddetti contributi «volontari». (Andrea Balzanetti)
… Troppo spesso, come denunciano le centinaia di segnalazioni arrivate a viale Trastevere, a testate giornalistiche e ai siti specializzati, questi contributi «volontari» si trasformano in contributi «obbligatori» con minacce, più o meno esplicite, di ripercussioni sui risultati scolastici o sulle iscrizioni per l'anno successivo. Tra i casi più odiosi il portale Skuola.net ha segnalato quello di una scuola di Treviso dove il preside ha minacciato la sospensione per gli alunni «morosi» e quello di un istituto di Brescia dove il dirigente scolastico, in un caso simile, ha addirittura inviato una lettera minacciando «il recupero coatto della somma dovuta, degli interessi e della rivalutazione monetaria intervenuta». Insomma, l'aiutino chiesto alle famiglie degli studenti negli anni si è evoluto passando dalla pittoresca richiesta di carta igienica e saponette per i bagni a una quasi estorsione. E, logicamente, il ministero dell'Istruzione non poteva non intervenire. Per ribadire delle ovvietà. Ricordando ai presidi che gli eventuali abusi «oltre a danneggiare l'immagine dell'intera amministrazione» e a «minare il clima di fiducia e collaborazione» con le famiglie, si configurano come una vera e propria «lesione del diritto allo studio». Precisando che le tasse erariali vanno pagate solo al quarto e quinto anno delle superiori e le scuole non hanno «nessuna ulteriore capacità impositiva». Concludendo con durezza che non saranno accettati comportamenti «vessatori» e minacciando «sanzioni»…

www.governarelascuola.it – 10/03/2013
“Il Sistema Nazionale di Valutazione”
░ Pietro Perziani riporta le prime valutazioni sul Sistema nazionale di valutazione appena varato in C.d.M.
Il Consiglio dei Ministri ha approvato venerdì scorso il regolamento che istituisce il sistema nazionale di valutazione della scuola, o, per meglio dire, quello che nelle intenzioni del Governo dovrebbe essere il sistema nazionale di valutazione. I dubbi infatti sono tanti e le critiche anche feroci… GLS seguirà il dibattito che sicuramente si svilupperà in futuro, per adesso riporta le prime “reazioni a caldo” del mondo sindacale e associativo: CISL-SCUOLA, FLC-CGIL, ANP-CIDA e DISAL.
Due piccole cose però le possiamo dire da subito: la mancanza del sistema di valutazione era uno dei buchi neri della scuola italiana; adesso c’è, magari andrà modificato, ma ci sembra impossibile che venga semplicemente abrogato e si torni al nulla di fatto il provvedimento è stato preso sotto la spinta dell’Europa, era un impegno preso a cui tenere fede; per qualcuno questo è un peccato originale, per noi è l’ennesima prova provata che l’Italia senza una “spinta esterna” non riesce a prendere decisioni. Riportiamo di seguito le quattro posizioni. CISL-SCUOLA. …Il nuovo regolamento approvato oggi dal Consiglio dei Ministri ci sembra in linea con il primo modello, lontano dalla caricatura che per troppo tempo qualcuno ha fatto del merito e della valutazione. Anche per questo la CISL Scuola lo ha considerato da subito un documento apprezzabile; il percorso valutativo che propone è ancorato all'autonomia delle scuole, si parte dall'autovalutazione e si traguarda la rendicontazione sociale. Si disegna un sistema che punta a sostenere le necessarie azioni di miglioramento, spesso richieste proprio laddove è più forte il peso delle difficoltà date da contesti particolarmente problematici. Ecco perché una valutazione correttamente intesa è fattore essenziale di equità, oltre che di qualità: fattore di promozione e non di discriminazione. Il regolamento ci sembra orientato in questa direzione, che si ricollega in modo coerente alle indicazioni del Quaderno Bianco del 2007. Non mancano naturalmente punti di debolezza e criticità, a partire dal fatto che non c'è un sostegno adeguato in termini di risorse… FLC-CGIL. … È davvero incredibile la protervia e l'arroganza di questo Governo che in limine mortis licenzia la bozza di regolamento sul Sistema nazionale di valutazione…. Nello schema di regolamento sono assenti e quindi appaltate all'esterno le finalità politico-istituzionali del sistema nazionale di valutazione, con una sorta di ipertrofia della funzione tecnica a danno del ruolo debole attribuito all'autonomia scolastica. Un sistema pasticciato in cui si mischia la valutazione di sistema con la valutazione dei dirigenti scolastici….. Chiederemo l'impegno formale a tutte le forze politiche di cambiare radicalmente questo regolamento e metteremo in campo tutte le iniziative necessarie per difendere la scuola pubblica da questo ennesimo intervento dannoso. DISAL. … Pur con i limiti che il testo presenta, il nuovo Regolamento oggi approvato resta indispensabile alla ripresa della scuola italiana, che proprio l’altro ieri al Ministero si è sentita descrivere dagli esperti dell’OCSE con tutte le proprie difficoltà e carenze. Vanno apprezzati importanti aspetti del nuovo Sistema: a- l’avvio di un percorso di autovalutazione in tutte le scuole con lo strumento del rapporto annuale e con la possibilità di utilizzare in autonomia le competenze a questo necessarie, senza essere vincolati al rapporto unicamente con l’INDIRE; b- la conferma, per tutte le scuole, della valutazione esterna degli apprendimenti che non va a creare classifiche, ma che chiama in causa le scuole stesse nella capacità di saper ben utilizzare tutte le informazioni necessarie al proprio miglioramento didattico e funzionale;
c- la decisione di creare finalmente un sistema ispettivo, il cui successo dipenderà dal sapersi mettere a servizio del miglioramento qualitativo delle scuole. Ci sono tuttavia da registrare alcune carenze del nuovo Sistema di Valutazione, che sono imputabili a cause diverse:
a- i docenti (assieme al personale non docente) restano (a causa della legge originaria) gli unici a non essere mai valutati in tutto il sistema scolastico. Si sa che su questo cadde un Ministro dell’Istruzione e che il mondo sindacale ha le proprie responsabilità; b- l’INVALSI resta un ente dipendente dall’Amministrazione centrale, con una “autonomia vigilata” ed un sistema ispettivo che rimane non indipendente, tutto da costruire nella propria qualità professionale…. ANP. L’Anp – che a più riprese ha fatto della valutazione oggetto di studi ed analisi ed anche di proposte – accoglie con favore il nuovo regolamento, pur rilevandone alcuni aspetti critici… L’insieme di autovalutazione e di valutazione esterna può consentire alle scuole di acquisire la piena consapevolezza della qualità del lavoro svolto e, nel contempo, valorizzare e rispettare la loro libertà didattica e progettuale che, senza alcun riferimento di tipo valutativo, finisce per restare indeterminata circa i fini ed i risultati.

Ilsole 24Ore – 11/03/2013
“Per gli statali un taglio a doppio effetto”
░ In arrivo il decreto che prolunga il blocco dei contratti al biennio 2013-2014, dopo il primo congelamento triennale del 2010-2012. Perso circa il 10% dello stipendio, con forti penalizzazioni sulla pensione soprattutto per chi è vicino all'uscita.
...Archiviate le cautele elettorali, il regolamento preparato da Economia e Funzione pubblica è in arrivo, e a farei calcoli sono i diretti interessati: una platea da quasi quattro milioni di persone, che ai dipendenti della Pubblica amministrazione unisce quelli delle società in house e degli enti strumentali. Per avere un quadro completo, i calcoli dovranno considerare anche i riflessi previdenziali… Il sacrificio è ovviamente proporzionale allo stipendio che ogni profilo di dipendente pubblico aveva all'inizio del congelamento, ed è calcolato su un doppio indicatore: per la prima tornata contrattuale saltata, quella del 2010-2012, il taglio è misurato sulla base delle risorse che erano state messe a disposizione dei vecchi rinnovi, mentre per il nuovo congelamento biennale il punto di riferimento è l'Ipca, l'indice armonizzato dei prezzi al consumo… Tradotto in cifre, significa 2.575 euro all'anno a regime, in meno per gli impiegati degli enti locali, che con il loro stipendio medio inferiore ai 28mi1a euro lordi annui sono sul gradino più basso della categoria. Per i loro colleghi di Palazzo Chigi, che di euro ne guadagnano in media quasi 43mila, la tagliola vale a regime poco meno di 4mila euro, e le cifre crescono ovviamente man mano che si sale la scala gerarchica delle amministrazioni…. Il sacrificio è permanente, perché le norme escludono espressamente ogni possibilità di recupero di quanto perso alla ripresa dei rinnovi. Ma a rendere "eterna" la sforbiciata sono anche i suoi effetti sugli assegni previdenziali, in particolare per chi va in pensione in questi anni: chi si avvicina all'uscita oggi ha circa la metà della pensione calcolata con il sistema retributivo, e sconterà sull'assegno circa l'80% del costo complessivo del blocco. In altri termini, chi ha "perso" 7mila euro come mancati aumenti e andrà in pensione nel 2014-15 riceverà una pensione più leggera di circa 5.500 euro annui rispetto a quella che avrebbe ottenuto in tempi normali. Proprio dal nuovo blocco di contratti e stipendi dipende gran parte del miliardo di euro di risparmi messi a bilancio per il 2013-2015 dalla manovra estiva numero uno del luglio di due anni fa.

larepubblica.it – 12/03/2013
Lauree e diplomi, processo all’Italia “Imparate da tedeschi e norvegesi”
░ Dichiarazioni rese alla Süddeutsche Zeitung da Andreas Schleicher, esperto di pubblica istruzione dell’Ocse, chiamato anche “Mister Pisa” perché ideatore del famoso Programma per la valutazione internazionale.
…È un paradosso, dice Schleicher guardando le nostre scuole e i nostri atenei: nel paese che ospita l’università più antica del mondo, il sistema non funziona. Il cahier des doléances di Schleicher è una lunga lista di accuse. Primo, nella maggior parte degli altri Stati membri dell’Ocse la gamma di offerte di lauree e specializzazioni è più ampia che da noi. E nei paesi più avanzati — la Germania solo in parte, di più e meglio i paesi scandinavi, a cominciare dalla Finlandia col sistema scolastico, tutto pubblico, giudicato il migliore del mondo, e dalla Norvegia — offrono un contatto strutturale e che funziona bene tra lo studio teorico, accademico e la pratica della formazione professionale. «L’Italia», dice Schleicher, «è rimasta legata molto a lungo a un sistema classico, tradizionale, di studi universitari, per questo il numero dei laureati e diplomati non è cresciuto come in altri paesi»…. Ecco, almeno secondo “Mister Pisa”, i mali strutturali più gravi del nostro sistema d’istruzione e le loro cause. Primo, molti laureati e diplomati superiori non trovano un’occupazione, o vengono pagati poco e male, «perché le università danno una preparazione accademica, non preparano ad avere successo sul lavoro». Secondo, a differenza che in molti altri paesi europei «non c’è aiuto finanziario dello Stato agli studenti, nulla di paragonabile a sistemi come il Bafög tedesco (che prevede l’erogazione di borse di studio in base al reddito di appartenenza) o quelli scandinavi». Terzo, comunque lauree e diplomi «sono irrilevanti sul mercato del lavoro
». Poi un altro difetto strutturale: «Il personale insegnante è numeroso ma poco qualificato rispetto alle esigenze di una società e un’economia moderne». A lungo termine, ammonisce, «si crea un legame tra qualità del sistema della pubblica istruzione e capacità economiche di un paese». …

ItaliaOggi – 12/03/2013
“Precari da assumere, contrordine di viale Trastevere”
░ I docenti precari che ne hanno diritto saranno assunti senza per ciò
licenziare quelli che sono già stati assunti per diritto di graduatoria.
Potrebbe essere la soluzione di una matassa ingarbugliata, della quale ci siamo occupati nell’Aggiornamento del 6 marzo facendo riferimento alla “pericolosa” partita sindacale di Bari (“Non di rado l’Amministrazione procede a valutazioni errate che costringono i danneggiati ad adire i tribunali; si producono conseguenze non sempre reversibili…”).
Assumere i docenti che hanno maturato il diritto al'immissione in ruolo perché sono stati inseriti a pettine nelle graduatorie per ordine del giudice. Ma senza licenziare quelli che sono già stati assunti per diritto di graduatoria. E recuperare il numero di immissioni in ruolo in più sottraendole da quelle che saranno autorizzate il prossimo anno. É questo il responso della direzione generale per il personale del ministero dell'istruzione, che ha risposto così all'ufficio scolastico del Piemonte con una nota emessa il 25 febbraio scorso (1656). Il provvedimento, che porta la firma del direttore generale Luciano Chiappetta, reca un'interpretazione diametralmente opposta a quella adottata dall'ufficio scolastico regionale per la Puglia in riferimento ad un caso analogo. Va detto subito, però, che tra la direzione generale del personale del ministero e le direzioni generali degli uffici scolastici regionali non vi è alcun rapporto gerarchico. E dunque, i direttori regionali (che sono pari grado rispetto ai capi delle direzioni generali collocate presso l'amministrazione centrale) possono legittimamente discostarsi dall'orientamento assunto dalla direzione centrale. Resta il fatto, però, che l'esistenza di un parere di fonte ministeriale potrebbe avere un certo peso davanti al giudice. E potrebbe far pendere la bilancia in favore dei lavoratori che dovrebbero essere licenziati dall'ufficio scolastico barese. Cha non hanno alcuna intenzione di accettare il verdetto dell'ufficio periferico data la posta in palio, forti anche dell'appoggio unanime dei sindacati.

latecnicadellascuola.it – 13/03/2013
“Equità valutativa” al liceo “Berchet” di Milano e i compiti sono corretti dal collega
░ Paola Mastrocola, scrittrice e insegnante di lettere, polemizza con la decisione, presa dal collegio dei docenti del liceo classico “Berchet”, di far correggere i compiti di una classe ai professori di un’altra per garantire “equità”.
In questo modo ne verrebbe fuori “una scuola senz’anima, condita da prove asettiche e che sarebbe una esperienza disastrosa”. Disastrosa perché “vogliamo una scuola che misuri oggettivamente, per questo è da un po’ di anni che si è diffusa come prova il test. In questo modo si può cambiare il docente che corregge, basta che il test sia il più possibile oggettivo e tecnico. A me una scuola che va in questa direzione non piace. Stiamo abolendo non solo il rapporto personale tra studenti e insegnanti ma anche la soggettività sia dell’insegnamento che dell’apprendimento. Tutto deve essere appiattito perché sia misurabile con criteri standard nazionali, europei, mondiali.” Su questo altare, continua la docente-scrittrice, “da dieci anni tutti i ministri hanno abolito il cosiddetto tema, che era la prova più creativa, libera e bella. Al suo posto abbiamo le verifiche oggettive, i test a domanda multipla, delle prove asettiche insomma. In questo modo magari guadagniamo l’oggettività, ma il ragazzo non è più messo nella condizione di esprimere ciò che è lui, singolarmente, la sua ricchezza. Ecco, si perde il valore dell’originalità individuale.” Ci sarebbe invece, secondo Mastracola “ il problema della diversità degli insegnanti. È vero, si rischia di avere sette o otto, a seconda del professore, il vantaggio però è di avere delle persone diverse. La diversità degli insegnanti è sempre stato il nostro bello. Il fatto di correggere i compiti dei propri allievi magari non è equo ma fa parte di un lavoro che dura tre anni, dove entra in gioco la conoscenza reciproca. Ed è chiaro che i temi devo correggerli io, perché sono io a mandare il messaggio e io lo devo ricevere. Se invece vogliamo abolire il messaggio, allora va bene che le prove siano tutte uguali, comuni, oggettive. Però manca l’anima e a me fa molta paura una scuola senz’anima. Nel bene e nel male il rapporto personale è tutto. Però anche questo è destinato a sparire, forse avremo insegnanti online, forse vogliamo insegnanti che inviino la prova agli studenti davanti ai loro computer e poi si aggirino tra i banchi per vedere che tutto funzioni. Così non c’è più un rapporto culturale e affettivo, però….”.
La Stampa – 14/03/2013
“Torna il salone «Iolavoro» e offre 20 mila opportunità”

░ A Torino intensa tre giorni di colloqui, convegni. Decine di imprese presenti.
Riparte oggi «Io lavoro» che offre oltre 10 mila opportunità di occupazione in Italia e all'estero proposte da 99 aziende e franchisor, dai servizi pubblici per l'impiego italiani, francesi e di altri Paesi europei. Sono più di 13 mila le persone che si sono iscritte on line alla manifestazione tra cui i ragazzi di 25 scuole. Ci sono anche sette autobus provenienti dalle province del Piemonte e dalla Francia, 3 mila giovani sono stati preselezionati per uno o più colloqui di lavoro.
Infine sono previsti 76 workshop e 9 conferenze. Si tratta di tre giorni intensi e ricchi di opportunità lavorative nei settori turistico- alberghiero, ristorazione, sport e benessere, commercio, grande distribuzione organizzata, agroalimentare, Ict eDigital… Sono ben 688 gli istruttori sportivi ricercati dalle aziende che partecipano al salone, seguono - 313 - gli animatoridiwindsurf, tennis, sport. Poi servono 132 animatori di fitness, 110 capo animatore, 162 coreografi, 137 cuochi, 86 addetti a software, 55 programmatori, 61 responsabili dello sport, 69 responsabili di equipe, 30 personal trainer….
 

 ScuolaOggi.org – 01/03/2013

Valutazione degli apprendimenti e valutazione di sistema

 La tesi di A. Valentino è che si è perso il senso della valutazione di sistema. Riportiamo la seconda parte della sua articolata riflessione.

In quest’ultimo anno soprattutto ci si interroga animosamente e – ovvio - polemicamente sul nuovo regolamento del Sistema Nazionale di Valutazione – SNV - approvato in prima istanza, come si sa, dal Consiglio dei Ministri, nell’agosto scorso Premesso e richiamato, a scanso dei equivoci, che le rilevazioni nazionali e internazionali sono imprese fondamentali per capire – rispetto al funzionamento del nostro sistema - come stiamo e le decisioni da prendere per intervenire sulle criticità eccetera eccetera, le prime domande che però dovremmo porci, rispetto a queste rilevazioni, mi sembrano piuttosto le seguenti: 1. quale senso esse hanno per chi pratica una didattica ancora inchiodata alla lezione frontale e non è in grado di praticarne altre. E in questa situazione si trova la gran parte degli insegnanti; 2.  ha senso fare rilevazioni su competenze chiave – problemsolving / setting, ad esempio - se queste non diventano contenuti e finalità delle pratiche educative?); 3. quale senso hanno le “restituzioni” dei risultati se non poggiano su una cultura e una competenza valutativa adeguata dei destinatari; 4. quale senso hanno rilevazioni (il riferimento qui riguarda ovviamente i contesti e gli “attori”) che si disperdono spesso in una pletora di quesiti, quando le cose che servono sono riconducibili a poche e fondamentali domande, funzionali a decisioni sensate per il lavoro docente e per le politiche di istituto o di territorio.Occorrebbe avere consapevolezza che le misure per rilanciare cultura e pratiche professionali innovative - su didattica e valutazione – da sole non bastano. Quello che fa la differenza tra una buona e una cattiva scuola è altro; è, cioè, puntare ad avere buoni insegnanti e a rendere appetibile il lavoro docente (reclutamento / selezione, considerazione sociale e riconoscimenti economici, sviluppo di carriera e formazione mirata, supervisione del lavoro didattico e attenzione ai risultati, autonomia professionale)….

Ma tralasciando, in questa riflessione, il ragionamento più generale, la priorità che vedo ora per il nostro sistema di istruzione - e quindi anche per il nostro SNV - è recuperare la valutazione a scuola nel suo sensofondativo: valutazione come funzione di una didattica avanzata.
Le direttrici di marcia per promuovere e sostenere questa funzione penso siano riconducibili soprattutto a queste due: 1. Potenziamento del ruolo dell’INDIRE (di fatto eclissato nel dibattito sul SNV, del quale pure è una delle tre “gambe” portanti), in quanto agenzia volta sia a lanciare e supportare interventi generalizzati sulla cultura della valutazione e le competenze valutative, sia a rendere possibile coinvolgimento e collaborazione con le scuole nelle rilevazioni e nella lettura dei dati. … 2. Mettere meglio a fuoco il ruolo dell’INVALSI con l’obiettivo di recuperargli credibilità e affidabilità ampia;… il 70-75% delle scuole non apre i file restituiti dall’INVALSI; gli esiti delle prove Invalsi per le singole scuole vengono citati nei documenti di scuola solo se se ne escebene ; il ruolo riconosciuto all’INVALSI dal MIUR e nel dibattito politico (sia quando è citato come sistema di valutazione innovativo, sia quando è accusato di essere l’ultimo baraccone messo in piedi nel paese o viene considerato una banca dati di parte) “non corrisponde al ruolo che ha nelle scuole” (nel senso, interpreto, che il credito di cui gode è qui molto inferiore). … Valutare gli apprendimenti come funzione della didattica e funzione dello sviluppo professionale. Sono queste da mettere a centro del lavoro delle scuole e delle preoccupazioni diun’Amministrazione che affronti e risolva il problema.

latecnicadellascuola.it – 03/03/2013

L’eredità del governo tecnico, per la Scuola

░ A poche settimane dall’insediamento del ministro Profumo al dicastero di VialeTrastevere avevamo fiutato giusto; che conoscenza aveva della Scuola ? E puntualmente abbiamo scritto il nostro dissenso via via che venivano fuori i provvedimenti ministeriali, eccezione fatta per pochissimi. Ci siamo espressi chiaramente e ancor meglio ha fatto la redazione di La Tecnica della Scuola.Complimenti a A.Maria Bellesia.

Alla faccia (di bronzo) di chi in campagna elettorale metteva sul piatto nuovi investimenti nell’istruzione! Chiusa la parentesi elettorale, in cui si è fatto a gara nel promettere mari e monti, ricomincia l’austerity che ci chiede l’EuropaRiassumendo le ultime news, queste sono le sorti magnifiche e progressive per la scuola italiana e per chi ci lavora.

Operazione n. 1: avanti tutta con la spendingreview. Stipendi congelati fino al 2014 per gli oltre 3 milioni di dipendenti pubblici (le retribuzioni sono ferme dal 2010 mentre tutto il resto è aumentato); nessuna possibilità di recupero di incrementi contrattuali eventualmente previsti a decorrere dal 2011; nessun riconoscimento dell'indennità di vacanza contrattuale anche per gli anni 2013 e 2014; per il personale della scuola, confermato il blocco degli scatti di anzianità anche per il 2013. E qualora si arrivasse ad un rinnovo contrattuale, ci saranno da “assicurare” livelli di produttività e di qualità adeguati ai fabbisogni. Insomma dietro l’angolo si intravede solo l’incremento del lavoro, ma non del salario. Lavorare di più, prendendo di meno, per tutta la vita: è la formula dellarealpolitik dell’attuale governo tecnico, che ci dovremo forse tenere ancora un po’.Operazione n. 2: l’autofinanziamento. La scuola italiana ha bisogno di risorse: è necessario ridurre/abbattere la dispersione, personalizzare la didattica, innovare, aggiornare, potenziare l’autonomia, garantire un minimo di organico funzionale. Prima si è provato con le riforme epocali rigorosamente a costo zero (l’ultima delle quali è il previsto sistema nazionale di valutazione, dalla cui attuazione “non derivano nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica”). Adesso però ci rende conto che qualche euro in più bisogna metterlo. C’è una sola soluzione possibile per trovare le risorse: ridurre di un anno il percorso degli studi. L’ipotesi è indicata come “priorità” dal ministro Profumo nell’Atto di indirizzo per il 2013, pubblicato il 28/2/2013, con la motivazione di “adeguare la durata dei percorsi di istruzione agli standard europei”. A fine gennaio erano trapelate le prime indiscrezioni circa le proposte studiate dalla Commissione incaricata dal ministro per rendere fattibile l’operazione. Inutile obiettare che in Europa meno della metà dei Paesi pone la terminalitàdegli studi a 18 anni, né osservare che il taglio di un anno del percorso scolastico comporta per forza livelli di competenza inferiore per gli studenti. Non c’è argomento che tenga di fronte a quella montagna di risparmi calcolati in 1.380 milioni di euro nel giro di qualche anno. Ancora una volta la scuola finanzia se stessa. Nell’Atto di indirizzo è scritto chiaro e tondo: “Occorre superare la maggiore durata del corso degli studi in Italia procedendo alla relativa riduzione di un anno in connessione anche alla destinazione delle maggiori risorse disponibili per il miglioramento della qualità dell’offerta formativa, ampliando anche i servizi di istruzione e formazione”. Liberare risorse è insomma l’unico modo per reinvestirle. Intanto, dopo oltre un anno di governo tecnico “salva-Italia”, il popolo italiano è sempre più stremato dalla crisi e pessimista. Di fronte ai numeri di chi mensilmente perde il lavoro (110mila unità nel solo mese di gennaio), avere uno stipendio pur bloccato dal 2010 è diventato un privilegio più che un diritto. I giovani, con o senza titolo di studio, il lavoro non lo trovano: il 38,7% è senza, gli altri si adattano a lavori a tempo determinato o a parttime. Avere una laurea serve meno che avere il solo diploma. Le indagini economiche e sociali (Censis - Eurispes) fotografano un Paese in cui il fronte ufficiale del disagio profondo è arrivato a coinvolgere circa 16 milioni di persone. I ceti medi, sui quali si fondava fino a qualche anno fa l'economia del nostro Paese, sono “in caduta libera” verso l'impoverimento e la proletarizzazione. Sta crescendo una “insoddisfazione senza precedenti nella storia recente italiana”, dicono gli analisti. E l’abbiamo visto nel voto. Una situazione sempre più difficile da governare.

 

Larepubblica.it – 04/03/2013

“Idea sconcertante, serve più tempo per lo studio”

░ Intervista al pedagogista BenedettoVertecchi: “Il punto non è ridurre, ma ridisegnare il percorso educativo”.

«Sono contrario a qualunque ipotesi di riduzione, credo anzi che bisognerebbe aumentare da 13 a 18 anni il percorso scolastico italiano». Parole di BenedettoVertecchi, ordinario di Pedagogia sperimentale alla Facoltà di Scienze della formazione dell’università Roma Tre.
- Cosa ne pensa della «priorità» indicata dal ministro Profumo? «Detta così mi lascia parecchio perplesso: tentò qualcosa di simile alcuni anni fa Berlinguer, ma senza riuscirci»….
- Ma potrebbe anche accettare una eventuale riduzione da 13 a 12 anni della scolarizzazione? «Assolutamente no. Sono contrario a qualunque riduzione perché non è l’uscita dalla scuola a 18 o 19 anni che risolve il problema. Sarei anzi per allungare l’intero percorso da 13 a 18 anni, partendo proprio dal basso. Nel resto d’Europa le scuole sono aperte tutta la giornata e i ragazzi restano a scuola molte più ore che in Italia. In tutto il mondo si fanno laboratori di fisica, biologia, chimica e tanto altro. In Italia, quelle poche scuole che avevano i laboratori li hanno distrutti per fare spazio ai computer. Occorre una interazione tra pensiero e azione che stabilizzi le conoscenze per rilanciare il sistema scolastico italiano»….

ItaliaOggi – 05/03/2013

“Effetto Grillo, a viale Trastevere”

 Vista l'incertezza politica determinata dalle elezioni, che ha fatto saltare gli equilibripre elettorali, il ministro Francesco Profumo ha dato disposizioni di concludere sia sul tema Valutazione di Sistema, sia sul tema Tfa speciali (riservati ai docenti). In molti avremmo preferito che tali decisioni non fossero assunte da un governo a fine mandato.

E così oggi il Consiglio dei ministri, secondo quanto risulta a ItaliaOggi, darà il via libera al decreto sul «sistema nazionale di valutazione in materia di istruzione e formazione». Si tratta del sì finale, che porta a regime la sperimentazione già in corso nellescuole… Nel giro di una decina di giorni, il ministro dovrebbe ufficializzare anche il pacchetto di nomine per la presidenza e i cdadi Indire e Invalsi, gli istituti che, insieme al corpo degli ispettori, hanno un ruolo strumentale rispetto alla valutazione. Il provvedimento sul sistema di valutazione accantona definitivamente l'ipotesi dibrunettiana memoria di utilizzare le rilevazioni sui rendimenti degli studenti per dare premi ai docenti più bravi. Essenzialmente il regolamento consentirà di valutare l'efficacia dell'azione didattica, i punti deboli e le azioni possibili di miglioramento. Il decreto parte dall'autovalutazione delle istituzioni scolastiche del servizio offerto, in base a dati resi disponibili dal sistema informativo del ministero, alle rilevazioni sugli apprendimenti e alle elaborazioni sul valore aggiunto restituite dall'Invalsi. Alla valutazione interna si accompagnerà una valutazione esterna da parte dello stesso Invalsi che individuerà le scuole da «sottoporre a verifica», in base a controlli di un ispettore e due esperti. L'obiettivo è definire con le scuole azioni di miglioramento, con il supporto dell'Indire ed eventualmente anche di università, enti di ricerca, associazioni professionali e culturali. Ogni scuola dovrà fare la rendicontazione sociale del lavoro svolto e dei risultati raggiunti. I piani di miglioramento, correlati dagli obiettivi centrati, vanno sempre comunicati al direttore scolastico regionale, che «ne tiene conto ai fini della individuazione degli obiettivi da assegnare al dirigente scolastico in sede di conferimento del successivo incarico e della valutazione» per la retribuzione di risultato. Che dunque non potrà più essere distribuita a pioggia, come invece accaduto finora.

 

il Manifesto – 06/03/2013

«Una cattedrale nata nel deserto produttivo»

 Il disastro alla città della scienza diNapoli: la testimonianza di Pietro Greco, giornalista scientifico, membro del consiglio di amministrazione di Città della Scienza, che nel 2006 ha raccontato in un libro l'impresa del fisico Vittorio Silvestrini: costruire il futuro post-industriale a partire dalla dismissione dell'acciaio napoletano.

L'incendio alla città della scienza è una doppia metafora. Del declino socio-economico del paese, e di Napoli che oggi guarda impietrita il cratere fumante, poco lontano dall'arenile di Bagnoli«A Bagnoli, dove vent'anni fa lavoravano 15 mila operai, oggi lavorano solo 80 persone, quelle della Città della Scienza - afferma Greco - Napoli non ha saputo né reagire ai problemi della nuova globalizzazione, né ha tessuto un nuovo ordito produttivo. L'incendio è una metafora: da questo declino non ne usciamo. Stiamo solo distruggendo in questo momento, senza costruire. Soprattutto non c'è consapevolezza. Questa è l'amara verità». A cosa era dovuta la crisi della Città della scienza? La Città della scienza nasce con un finanziamento da parte dello Stato di circa il 30%, un caso unico in Europa se consideriamo che La Villette a Parigi è finanziata per il 100%. Il resto lo recupera sul mercato, partecipando a gare o progetti europei per 1 milione di euro, sia pubblici che privati. Oltre al museo, la Città ha avviato 25 anni fa un incubatore di piccole imprese fondate sulla conoscenza. Una novità rispetto ai musei di vecchia e nuova generazione, a livello europeo e direi mondiale. Il suo fatturato è di circa 10 milioni di euro all'anno, il suo capitale immobiliare è di circa 300 milioni. Il problema è nato quando il 30% dovuto non gli è stato erogato con regolarità, mentre non veniva pagata la quota parte del 70% che deriva dal pubblico per progetti portati a termine. Ci sono casi in cui la regione Campania deve 2 milioni di euro e ha chiesto di accordarsi su 800 mila euro. Ma nemmeno questi fondi sono arrivati. La Città avanza crediti per 7-8 milioni dallo Stato e ha tra i 4 e 5 milioni di euro di debiti con le banche. Ma lo Stato non paga mentre le banche vogliono essere pagate immediatamente. Non credono - o fingono di non credere - che quei crediti con lo Stato siano inesigibili. Che tipo di attività svolgeva? Un'azione sociale per la ricerca e la scienza che ha attirato tra le 350 e le 400 mila persone. Ha ospitato i progetti di ricerca scientifici dei sismologi e degli astrofisici che hanno partecipato a «futuro remoto», una manifestazione con una mostra temporanea che dura alcuni mesi. La struttura ospitava spazi espositivi fissi, con tre palestre - due di fisica e una di biologia - con materiali interattivi, più l'officina dei piccoli, permettendo ai visitatori di frequentare percorsi interattivi in cui fare esperimenti. C'era un planetario, e diversi auditorium-teatro, uno dei quali è stato dato in gestione all'associazione «Le Nuvole», un gruppo di artisti che si occupa di teatro scientifico. La storia di Silvestrini è affascinante e parla di Napoli. Ce la racconti?Silvestrini è un fisico sperimentale molto brillante che, alla fine degli anni Cinquanta ebbe la cattedra a Napoli e decise di trasferirsi da Roma. Abbandonata la fisica delle particelle, iniziò a dedicarsi all'energia solare, diventandone uno dei pionieri. A metà degli anni Ottanta, decise di puntare sulla comunicazione della scienza, sottolineando la necessità di passare dal modello dell'industria fordista, il consumo privato), a un modello socialmente e ecologicamente sostenibile. La Napoli postindustriale doveva produrre beni fondati sulla conoscenza e sul sapere scientifico. …Napoli è un grande polo della ricerca aerospaziale, c'è il Cnr, le grandi università che non hanno più fondi per i tagli. Città della scienza è rimasta una cattedrale in un deserto produttivo. …

Corrieredellasera.it – 07/03/2013

L’Ocse all’Italia: accelerare sulle ICT a scuola

 Il rapporto dell’OCSE «Review of the ItalianStrategy for Digital Schools» (da agosto 2012hanno monitorato l'85% delle scuole di ogni ordine e grado) analizza i risultati del piano «Scuola digitale», varato nel 2007 e finanziatodi anno in anno con un budget di circa 30 milioni di euro l'anno, ossia circa 5 euro per studente. L'Ocse suggerisce di implementaretecnologie meno costose, quali i Kit compostida computer di classe, visualizzatore e proiettore, e interrompendo l'iniziativa Classe 2.0 suggerisce di concentrare le risorse suScuola 2.0e sull'editoria digitale scolastica. (ADe Gregorio)

FATTORE TEMPO - La principale criticità è il fattore tempo. Bisogna fare di più e più in fretta, dice l'Ocse - per accelerare l'integrazione e la diffusione delle Ict nelle scuole. Il suggerimento degli esperti è di ricorrere a finanziamenti integrativi, da parte di Regioni, Fondazioni e scuole. Altro punto critico, la scarsità di risorse didattiche digitali a disposizione dei docenti, che deve essere superata «stimolando la produzione di contenuti digitali ad uso didattico, curandone la qualità e favorendone la diffusione "open source"». Occorre anche «avviare una innovazione dal basso coinvolgendo gli insegnanti con iniziative ad hoc», quali corsi e incontri. Sarebbe di aiuto, inoltre, lo sviluppo di una piattaforma virtuale di scambio delle risorse digitali per insegnanti, la possibilità per le scuole di organizzare la formazione dei docenti in modo flessibile, l'istituzione di premi per gli insegnanti e fiere dedicate all'innovazione nonchè la definizione di obiettivi e criteri di valutazione dei risultati. PUNTI DI FORZA -Promosse invece le procedure d'acquisto delleLim, dei pc e dei computer portatili: direttamente sul mercato, per contenere i costi, e organizzando gruppi di acquisto temporanei di scuole. Bene anche la strategia di partire «dal basso»: le scuole sono invitate a presentare volontariamente domanda e in seguito acquistano direttamente le dotazioni tecnologiche: un modo per evitare che le attrezzature finiscano inutilizzate, una volta entrate in classe.

DOMANDA DI TECNOLOGIA - «Questa analisi mette in evidenza un dato: che l'investimento nel processo di digitalizzazione nella scuola è troppo limitato», ha detto Profumo rilevando che «da parte degli studenti c'è una continua domanda di tecnologia». Ricordando il successo delle iscrizioni a scuola on line, tramite il sito del ministero, il ministro ha osservato che la scuola dovrebbe innanzitutto garantire «le grandi infrastrutture» e che sarebbe naturale «che gli studenti si portassero in classe il Pc o il tablet, come una volta si portavano i libri»….

IN EUROPA - Sul fronte dei cambiamenti suggeriti, l'Ocse si raccomanda di concentrare le risorse su Scuola 2.0 e interrompere l'iniziativa Classe 2.0, che avrebbe un impatto più limitato di un'azione condotta sull'intero sistema scuola. 

 

larepubblica.it – 08/03/2013

“I quindici mesi del ministro Profumo”

  L'atto di indirizzo che il ministro Profumoha emanato lo scorso 4 marzo è un documento che spiega quindici mesi di governo della scuola (e dell'università e della ricerca) da parte di un tecnicoprestato alla politica e che nella politica avrebbe voluto restareL’articolo diCorrado Zunino esordisce con un giudiziolusinghiero (“ministro consapevole della materia che tratta)”, che non condividiamo; passa poi a un giudizio condivisibile (“Un ministro sinceramente riformista e capace d'ascolto”), e conclude con una costatazione inevitabile: “alla fine, sulla scuola ha tagliato linearmente, alla Tremonti Ha dovuto chiedere agli insegnanti di aumentare il monte ore (24) a fronte di zero euro di aumento distipendio In altri momenti - l'incapacità di cacciare presidenti clientelari dagli enti di ricerca dopo averli redarguiti - il ministro ha mostrato una debolezza caratteriale. Sono giudizi lapidi. Speriamo non debba in futuro prendere altre decisioni sulla Scuola.

… Il ministro Profumo chiede al successore - che non sarà nessuno di quelli fin qui immaginati e che oggi non si riesce neppure a immaginare chi possa essere - dieci cose. Nell'ordine, eccole: sostegno e potenziamento delle politiche di innovazione tecnologica; sviluppo di strategie della crescita, rilancio e valorizzazione della ricerca; promozione della qualità e incremento di efficienza del sistema universitario; quindi diritto allo studio universitario; sviluppo del sistema di valutazione della performance del sistema scolastico; orientamento scolastico e professionale; monitoraggio e completamento delle riforme scolastiche e degli istituti tecnici superiori; ammodernamento del sistema scolastico; edilizia scolastica e messa in sicurezza delle scuole e, infine, riorganizzazione e ammodernamento del ministero. Chi verrà potrà comprendere il messaggio o appallottolare il foglio In quindici mesi Profumo - che era partito assicurando di non voler fare rivoluzioni, ma solo oliare i meccanismi - in verità ha messo mano a un numero di cose da far girare la testa. Rischiando di far collassare l'elefanteministerialeProfumo passerà alla storia contemporanea dell'Istruzione per aver riavviato un istituto di democrazia nelle scelte di assunzione: il concorso di Stato per diventare insegnanti. Ha messo le mani dentro un ginepraio inestricabile, con spine acuminate e avvelenate, e ha tentato di cavarne una regola buona da subito e per il futuro. Il reclutamento nella scuola italiana è diventato nelle ultime tredici stagioni una superfetazione di graduatorie, corsi specialistici, esami post-laurea e pre-lavoro, una babele, un enormeparcheggio di precari, molti dei quali già avevano trovato lavoro altrove. Era certo che mettere mano a tredici anni di sgoverno e provare a ridare una logica (abbassando l'età media di ingresso) in questo ruolo strategico per ogni paese - la selezione del corpo docente - avrebbe comportato proteste. E proteste ci sono state. Ma il concorsone da 320 mila concorrenti è stato un successo. Tutto da ascrivere al ministro. L'impronta tecnologica di Francesco Profumo - altra questione - si è sentita,…  Profumo ha agito come se avesse tempi lunghi davanti a sé e ha dato accelerazioni improvvise ad alcuni temi difficili senza avere copertura politica né economica: nudo per le riforme. Le sconfitte, a volte cocenti, erano una partitura già scritta.

 

latecnicadellascuola.it – 08/03/2013

“Il Giano Bifronte del regolamento di valutazione

  Per il Governo, è un grande lavoro che va chiuso prima della fine del mandato. Per una vasta platea di forze contrarie è una scelta affrettata e politicamente scorretta. Per la Scuola è l’ennesima riforma calata dall’alto, senza coinvolgimento e senza riconoscimento(A.Maria Bellesia)

Per il ministro Profumo il Regolamento sul Sistema nazionale di valutazione, inserito all’ordine del giorno del Consiglio dei ministri dell'8 marzo per l’approvazione definitiva, è un grande lavoro che va chiuso prima della fine del mandato, un atto dovuto. In ballo ci sono il miglioramento dell’efficienza e dell’efficacia del servizio scolastico, l’innalzamento dei livelli di apprendimento, lo sviluppo delle competenze degli studenti. Tra gli effetti attesi, c’è lo sviluppo di una autonomia responsabile, grazie alla rendicontazione sociale e alla comparabilità dei risultati. Niente premialità, almeno per ora…. L’altra faccia del Regolamento è il clima di forte tensione che si è venuto a creare per la fretta di licenziare un provvedimento di tale importanza fuori tempo massimo, con un nuovo parlamento che si sta per insediare. Politicamente poco corretto. C’è chi ha parlato di “un colpo di mano” e di “un modo di procedere arrogante e autoritario”. Il fronte dei contrari è ampio e variegato. Non “contrari a priori”, visto che l’introduzione di un SNV è considerato necessario da tutti e già implicito nella riforma dell’autonomia. Contrari ai tempi e ai modi. La solita riforma calata dall’alto, si osserva, e per giunta ad opera di un Governo “scaduto”.

Il Governo tecnico potrà vantarsi di avere messo a segno una riforma epocale.

 

Il Messaggero – 09/03/2013

“Il Giano Bifronte del regolamento di valutazione”

  Valutazioni delle scuole. Via al Regolamento. Ogni scuola avrà una pagella. (Alessia Camplone

Le pagelle anche per le scuole. Promosse o bocciate, e i genitori potranno scegliere di iscrivere i figli non pensando solo alla vicinanza da casa, ma anche ai loro risultati ottenuti. La rivoluzione è nel Regolamento per la valutazione che è stato approvato ieri dal Consiglio dei ministri. Dal prossimo anno scolastico tutti i dirigenti e i docenti dovranno abituarsi ad essere valutati per il lavoro che fanno con l’obiettivo di migliorare gli apprendimenti degli studenti e il funzionamento della scuola. Vere e proprie pagelle che saranno rese note a tutti, in maniera trasparente. La valutazione delle scuole sarà articolata in tre livelli, un “Sistema”, come è scritto nel Regolamento, che porta l’Italia a livello di molti altri Paesi europei. Il cardine sarà costituito dall’Invalsi, l’istituto nazionale di valutazione, che già misura gli apprendimenti degli alunni con i test annuali. Per le scuole l’Invalsi dovrà definire i parametri di efficienza a cui presidi e insegnanti dovranno fare riferimento. Ciascun istituto sarà esaminato da nuclei di valutatori esterni. Ma prima ancora dovrà autovalutarsi per capire quali sono i propri punti di forza e di debolezza. Gli istituti dovranno anche mettere a punto dei piani strategici per innalzare le loro performance. Ad affiancare l’Invalsi ci sarà l’Indire (Istituto nazionale di documentazione e ricerca educativa) che dovrà sostenere i “processi di innovazione” delle scuole e la formazione degli insegnanti. Il terzo livello del Sistema sarà costituito dagli ispettori. Potranno “fare visita” a presidi e docenti per verificare il lavoro svolto. Ad indicare le priorità strategiche del Sistema di valutazione sarà il ministero ogni tre anni. L’approvazione del regolamento – come si legge nel comunicato diffuso da Palazzo Chigi – «consente di rispondere anche agli impegni assunti nel 2011 dall’Italia con l’Unione europea, in vista della programmazione dei fondi strutturali 2014/2020».