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La stampa scrive

"L'Anief si opporra' in tutte le sedi, ad
 iniziare da quelle legali, contro la riduzione del percorso 
scolastico di un anno e il conseguimento del diploma di maturita'
 a 18 anni: le indicazioni della Commissione tecnica di esperti, 
incaricata dal ministro dell'Istruzione Francesco Profumo di 
riformare il percorso scolastico, lasciando 'invariate le risorse
 umane e materiali attuali e mantenendo l'impegno generale al
 miglioramento degli esiti di apprendimento', hanno un solo scopo: 
risparmiare 1 miliardo e 380 milioni di euro annui. Dietro a 
questa scelta, infatti, non c'e' nulla di didattico e di
pedagogico".

E' quanto si legge in una nota del sindacato.
 "Ancora una volta - commenta Marcello Pacifico, presidente
 dell'Anief - si commette un errore a priori gravissimo:
 considerare la scuola un lusso, che in tempo di crisi non ci 
possiamo piu' permettere. Ma allora perche' gli altri Paesi
 europei, ad iniziare dalla Germania, continuano ad investire 
sull'istruzione? Semplicemente perche' la considerano ,
giustamente, un investimento per risollevare la competitivita' del
 Paese e salvaguardare il futuro formativo e professionale delle 
nuove generazioni".


Decidere di cancellare un anno di scuola, penalizzando il
 percorso della scuola superiore, ridotto da 5 a 4 anni, andrebbe 
inoltre in controtendenza rispetto alle politiche formative di 
tutta l'area Ocse, dove l'istruzione sta diventando di tipo
 permanente", spiega l'Anief. Il presidente Pacifico propone,
quindi, un modo diverso di recuperare quei soldi: "piuttosto che 
sottrarli alla formazione di nostri giovani, si recuperino
 riducendo gli stipendi iperbolici dei parlamentari".


"Dare seguito ad una scelta scellerata come quella indicata dagli 
pseudo-esperti di istruzione sarebbe un vero suicidio. Ad
 avvantaggiarsene sarebbero solamente il Ministero dell'Economia e 
la cerchia di coloro che da tempo cercano di ridurre la qualita'
 della formazione scolastica italiana, anche tentando di abolire il
 valore legale del titolo di studio. In una societa' sempre piu'
 incentrata sull'hi-tech e sulle alte competenze - conclude il
presidente dell'Anief -, anticipare a 18 anni il termine degli 
studi produrrebbe, in sintesi, un ulteriore avvicinamento verso 
l'insuccesso formativo".

Fonte: Italpress

 

"In questi giorni non si fa che parlare di problemi di connessione al sito del Miur e della capacità del sistema informatico approntato dal Ministero dell'Istruzione per accogliere circa 1 milione e 700 mila iscrizioni scolastiche in poco più di 30 giorni. Nessuno però si preoccupa del fatto che almeno 300 mila di queste iscrizioni sono illegittime e dovranno essere riformulate. E questo perché, come sottolineato di recente dalla Corte Costituzionale attraverso la sentenza n. 147/12, il 20 per cento degli istituti sono stati immotivatamente soppressi o accorpati dal Miur".

Lo afferma in una nota l'Anief, che nei giorni scorsi ha mosso i primi passi "perché ciò avvenga, scrivendo ai governatori di tutte le regioni italiane per chiedere spiegazioni sulla mancata applicazione della sentenza della Consulta, che ha sottratto all'amministrazione centrale la potestà sul dimensionamento scolastico e affidato proprio alle regioni il potere decisionale sulla materia. Ma non solo: il giovane sindacato presto raccoglierà tutti gli elementi utili e si rivolgerà ai Tribunali amministrativi regionali".

Secondo Marcello Pacifico, presidente dell'Anief, quella di far iscrivere di nuovo i propri figli in istituti diversi dagli attuali "è quindi molto più che una eventualità. Saranno i giudici - spiega Pacifico - a cassare quello su cui il premier Monti e il suo esecutivo all'ultimo momento hanno deciso di soprassedere: sto parlando dei decreti di rideterminazione della rete scolastica, in particolare il c. 4, art. 19, della Legge 111/11, attraverso cui l'ultimo governo Berlusconi aveva illegittimamente deciso, senza l'indispensabile parere della Conferenza Stato-Regioni, di sopprimere dall'anno scolastico in corso ben 2.611 istituti pubblici".

"Quanto accaduto è ancora più grave, dal momento che il governo è di fatto ritornato sui propri passi, stralciando quanto riportato nel disegno di legge di stabilità (n. 5534) presentato ad ottobre dallo stesso esecutivo - prosegue l'Anief -: il comma 36 dell'art. 1, infatti, prendeva atto della decisione della Corte costituzionale e preannunciava una nuova intesa Stato-Regioni per l'attuazione di un nuovo dimensionamento in base al numero di 900 alunni per le scuole di ogni ordine e grado, precisando che valeva soltanto per l'a.s. 2012/13 quanto previsto dal c. 5, art. 19 dalla stessa L. 111/11 per le scuole superiori dove, peraltro, doveva essere disciplinata la reggenza e non la soppressione indebita di 236 scuole superiori. Il risultato è che nell'anno scolastico in corso ci ritroviamo con 2.611 scuole soppresse illegittimamente: 1.404 appartengono all'infanzia, sono primarie e circoli didattici, 2.375 nel primo ciclo di istruzione, 39 istituti professionali, 174 istituti tecnici e 23 licei. Quasi la metà dei tagli al Sud in Campania, Sicilia, Puglia e Calabria, anche il Lazio a quota meno 300 istituti. È indicativo, a tal proposito, che persino, l'ARAN, sempre dopo un'articolata denuncia dell'Anief, sia intervenuto sulla questione il 22 novembre scorso, chiarendo che le RSU elette lo scorso marzo nelle scuole dimensionate rimarranno in carica per tutto il loro mandato, viste le novità normative previste proprio nel disegno di legge di stabilità (n. 5534) presentato ad ottobre dal Governo".

"Giunti a questo punto - conclude Pacifico - per l'Anief sarà inevitabile ripercorrere quella via giudiziaria il cui iter era stato sospeso lo scorso autunno in virtù delle nuove regole che sembrava dovessero essere approvate. Rimane il rammarico, perché si sono persi mesi preziosi. E perché ora si stanno ingannando oltre 300 mila famiglie: presto quelle scuole dove stanno iscrivendo i figli torneranno ad avere la loro autonomia. E loro dovranno rifare l'iscrizione".

Fonte: Italpress

 

Almeno 300mila del milione 700mila iscrizioni scolastiche fatte on line dovranno essere "riformulate perchè illegittime. E questo perché, come sottolineato di recente dalla Corte Costituzionale attraverso la sentenza n. 147/12, il 20% degli istituti sono stati immotivatamente soppressi o accorpati dal Miur".  Lo spiega in una nota l'Anief, sottolineando che nei giorni scorsi il sindacato aveva scritto ai governatori di tutte le regioni italiane per chiedere spiegazioni "sulla mancata applicazione della sentenza della Consulta, che ha sottratto all'amministrazione centrale la potestà sul dimensionamento scolastico e affidato proprio alle regioni il potere decisionale sulla materia".

Il sindacato annuncia anche che raccoglierà tutti gli elementi utili e si rivolgerà ai Tribunali amministrativi regionali.

Secondo Marcello Pacifico, presidente dell'Anief, quella di far iscrivere di nuovo i propri figli in istituti diversi dagli attuali è quindi molto più che una eventualità. "Saranno i giudici - spiega Pacifico - a cassare quello su cui il premier Monti e il suo esecutivo all'ultimo momento hanno deciso di soprassedere: sto parlando dei decreti di rideterminazione della rete scolastica, in particolare il c. 4, art. 19, della Legge 111/11, attraverso cui l'ultimo governo Berlusconi aveva illegittimamente deciso, senza l'indispensabile parere della Conferenza Stato-Regioni, di sopprimere dall'anno scolastico in corso ben 2.611 istituti pubblici".

Secondo il sindacato nell'anno scolastico in corso" ci ritroviamo con 2.611 scuole soppresse illegittimamente: 1.404 appartengono all'infanzia, sono primarie e circoli didattici, 2.375 nel primo ciclo di istruzione, 39 istituti professionali, 174 istituti tecnici e 23 licei. Quasi la metà dei tagli al Sud in Campania, Sicilia, Puglia e Calabria, anche il Lazio a quota meno 300 istituti".

Fonte: TMNews

 

Il 23 gennaio il presidente dell’Anief, docente all’Università di Palermo e di Parigi X presenterà la sua ultima fatica libraria: un testo che alla luce delle sue nuove interpretazioni, intende sovvertire quanto sino ad oggi appurato sull’antico e difficile rapporto cristianità-islam. Appuntamento a Napoli mercoledì 23 gennaio, con inizio alle ore 16, all’interno del Complesso monumentale Santa Maria La Nova.

"Federico II e Gerusalemme al tempo delle crociate. Relazioni tra cristianità e islam nello spazio euro-mediterraneo medievale, 1215-1250": è il nuovo libro di Marcello Pacifico, presidente dell’Anief, l’associazione sindacale degli educatori in formazione, e docente presso l’Università di Palermo e di Parigi X. Nel testo, Pacifico introduce e argomento delle innovative interpretazioni storiche sul periodo delle crociate, che sovvertono quanto sino ad oggi appurato sull’antico e difficile rapporto cristianità-islam.

La presentazione del testo si svolgerà a Napoli mercoledì 23 gennaio, con inizio alle ore 16, all’interno del prestigioso Complesso monumentale Santa Maria La Nova (in piazza Santa Maria La Nova, n. 44). Assieme all’autore, che condurrà una lectio magistralis, interverranno Danilo Iervolino (presidente dell’Università Telematica Pegaso), Giovanni Di Giandomenico (rettore dell’Università Telematica Pegaso) e la ricercatrice universitaria Genny Manzo.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

L’Anief contro i sindacati degli insegnanti che hanno accettato la sottrazione di risorse destinate al Fondo di istituto per coprire gli scatti di anzianita’. Secondo il sindacato si tratta di 570 milioni di euro in due anni, una somma che si abbattera’ pesantemente sui bilanci degli istituti, costretti di conseguenza a ridurre la qualita’ dell’offerta formativa.

Per l’Anief i sindacati avrebbero dovuto chiedere giustizia ai tribunali. Il fondo di istituto – spiega l’Anief in una nota – copre infinite attivita’ collaterali e fondamentali per il miglioramento della didattica. Il risultato dell’operazione sara’ che “si ridurranno i compensi per le ore eccedenti del personale insegnante di educazione fisica nell’avviamento alla pratica sportiva; le risorse destinate alle funzioni strumentali; quelle annualmente destinate agli incarichi specifici del personale non docente; i fondi ogni anno destinati ai progetti relativi alle aree a rischio; i finanziamenti per le competenze accessorie del personale comandato. Ma soprattutto verra’ privato il fondo per l’istituzione scolastica – attraverso cui le scuole finanziano svariate attivita’ e progetti basilari per realizzare la loro autonomia scolastica – di 7 milioni di euro nel 2011, di 138,91 milioni di euro nel 2012 e di ulteriori 275,41 milioni di euro per l’anno corrente.

“Oltre al danno – dichiara il presidente del giovane sindacato, Marcello Pacifico – si aggiunge la beffa, visto che gli stessi scatti non sono utili per la ricostruzione di carriera dei neoassunti negli ultimi due anni e per l’anzianita’ economica maturata da tutto il personale della scuola, a meno che nel prossimo cedolino si recuperi per lo scatto la data prevista nel cedolino del dicembre 2010. Bastava seguire la strada giudiziaria intrapresa dall’Anief, sulla scia di quella portata avanti dagli stessi giudici: senza contrattare niente, i tribunali avrebbero provveduto a far prevalere quella giustizia che chi governa oggi la scuola intende ancora una volta negare”.

Fonte: Scuola Informazione

 

L'Anief denuncia che "i sindacati che siedono 
al tavolo delle trattative con il ministero dell'Istruzione, hanno
 accettato di privare gli istituti scolastici di fondi e risorse
 pari a 570 milioni di euro, più o meno equamente sottratti tra il
 2012 e il 2013".

"In questo modo - dichiara il presidente 
dell'Anief Marcello Pacifico - vengono colpite le scuole a
 rischio, gli straordinari del personale Ata, le funzioni
obiettivo, l'attività motoria nella scuola primaria: tutto per 
colpa di un accordo rivendicato da alcune sigle sindacali che non
 hanno saputo difendere i diritti dei lavoratori al rinnovo del 
contratto e alla progressione di carriera con l'intesa raggiunta 
in Aran".

"Oltre al danno - continua Pacifico - si aggiunge la 
beffa, visto che gli stessi scatti non sono utili per la 
ricostruzione di carriera dei neoassunti negli ultimi due anni e 
per l'anzianità economica maturata da tutto il personale della 
scuola, a meno che nel prossimo cedolino si recuperi per lo scatto
 la data prevista nel cedolino del dicembre 2010. Bastava seguire 
la strada giudiziaria intrapresa dall'Anief, sulla scia di quella 
portata avanti dagli stessi giudici: senza contrattare niente, i
 tribunali avrebbero provveduto a far prevalere quella giustizia 
che chi governa oggi la scuola intende ancora una volta negare".

Fonte: Italpress

 

"Il Miur continua a ignorare la sentenza della Corte Costituzionale n.147/2012: per il prossimo anno scolastico, ai fini della costituzione degli istituti scolastici imporrà il parametro medio di 900 alunni, che è l'ennesimo nuovo criterio illegittimo. Inoltre, applicando ostinatamente l'ormai superato comma 5 dell'art. 19 della Legge n.111/2011, provvederà alla mancata assegnazione del dirigente scolastico e del Dsga in tutti quei casi in cui gli istituti superiori non raggiungano i 600 alunni iscritti". Lo afferma in una nota l'Anief.

"Stavolta però a sbagliare non è solo il Miur, ma anche le Regioni: dalle prime risposte pervenute all'Anief dai governatori di Marche, Toscana e Lombardia, a seguito delle diffide inviate dal giovane sindacato all'inizio del 2013 alle giunte di tutta Italia, le Regioni sostengono che la Corte Costituzionale nel giugno scorso ha ribadito la loro competenza esclusiva sulla rete scolastica, ma che in ogni caso questa espressione non sarebbe in conflitto con le indicazioni del Miur - prosegue il sindacato -. E quindi con gli effetti devastanti del dimensionamento che ha dato il là alla illecita cancellazione di oltre 2.000 istituti. Per le Regioni, in sostanza, non sarebbe stata operata alcuna arbitrarietà. Si tratta, chiaramente, di interpretazioni errate. Come quella di coinvolgere nella soppressione degli istituti non solo i dirigenti scolastici ma anche ai Dsga".

"La Legge 111 del 2011 e le norme sull'autonomia scolastica - sottolinea Marcello Pacifico, presidente dell'Anief - non fanno alcun riferimento ai Direttori dei servizi generali e amministrativi: una figura professionale che quindi non doveva essere coinvolta nel dimensionamento. Ma non è solo questo l'errore: perché, infatti, si è permesso di far cadere l'autonomia delle scuole d'infanzia, primaria e secondaria di primo grado, accorpandole in mega-istituti senza capo né coda, rette da dirigenze in perenne difficoltà, dal momento che nessuna disposizione lo prevedeva?".

Secondo l'Anief "il problema è che sul dimensionamento, Miur e amministrazioni periferiche continuano a dare per buoni dei criteri e dei parametri arbitrari. Continuando in tal modo a non considerare il ruolo centrale che dovrebbero avere le Regioni, le quali conoscono molto meglio, come indicato chiaramente dalla Corte Costituzionale, le esigenze dei territori, della popolazione e degli enti locali".

"Se quindi dovessero continuare a prevalere sia la linea dispotica del Miur sia la subalternità delle Regioni, l'Anief non starà di certo a guardare - evidenzia il sindacato -: il nostro sindacato è pronto a patrocinare gratuitamente dei fondati ricorsi ai Tar, con il preciso fine di annullare anche questi ultimi atti sul dimensionamento scolastico palesemente illegittimi. Non bisogna poi dimenticare che siamo di fronte ad un disagio che si va a concretizzare nei giorni in cui milioni di studenti si apprestano a scegliere gli istituti da frequentare il prossimo anno scolastico: per questo motivo, il nostro sindacato ha deciso di difendere i diritti delle famiglie".

"L'Anief, inoltre, patrocinerà, sempre gratuitamente, i ricorsi dei tanti dirigenti scolastici che a seguito della soppressione e fusione degli istituti hanno perso la titolarità. Tutelerà poi i tanti Dsga finiti in esubero - conclude la nota -. Oltre che il personale docente che si è ritrovato perdente posto e il personale Ata che ha dovuto subire un illegittimo trasferimento d'ufficio. Tutti costoro - famiglie, DS, DSGA, docenti e Ata - possono inviare le richieste di informazioni sui ricorsi da attuare contro il dimensionamento del prossimo anno scolastico - quindi contro Miur e Regioni - scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.".

Fonte: Italpress

 

L’Anief apre un nuovo fronte, quello del dimensionamento delle scuole, puntando come al solito sul versante del contenzioso giurisdizionale.

Secondo il sindacato infatti “il Miur continua a ignorare la sentenza della Corte Costituzionale n. 147/2012: per il prossimo anno scolastico, ai fini della costituzione degli istituti scolastici imporrà il parametro medio di 900 alunni, che è l’ennesimo nuovo criterio illegittimo. Inoltre, applicando ostinatamente l’ormai superato comma 5 dell’art. 19 della Legge n.111/2011, provvederà alla mancata assegnazione del dirigente scolastico e del Dsga in tutti quei casi in cui gli istituti superiori non raggiungano i 600 alunni iscritti”.

Però a sbagliare non è solo il Miur, ma anche le Regioni: “dalle prime risposte pervenute all’Anief dai governatori di Marche, Toscana e Lombardia”, a seguito delle diffide inviate dal sindacato all’inizio del 2013 alle giunte di tutta Italia, “le Regioni sostengono che la Corte Costituzionale nel giugno scorso ha ribadito la loro competenza esclusiva sulla rete scolastica, ma che in ogni caso questa espressione non sarebbe in conflitto con le indicazioni del Miur”.

Per il sindacato si tratta di interpretazioni errate, come quella che riguarda i Dsga. “La Legge 111 del 2011 e le norme sull’autonomia scolastica – sostiene Marcello Pacifico, presidente dell’Anief - non fanno alcun riferimento ai Direttori dei servizi generali e amministrativi: una figura professionale che quindi non doveva essere coinvolta nel dimensionamento. Ma non è solo questo l’errore: perché, infatti, si è permesso di far cadere l’autonomia delle scuole d’infanzia, primaria e secondaria di primo grado, accorpandole in mega-istituti senza capo né coda, rette da dirigenze in perenne difficoltà, dal momento che nessuna disposizione lo prevedeva?”

Di conseguenza l’Anief annuncia che intende patrocinare (gratuitamente) i ricorsi ai Tar “con il preciso fine di annullare anche questi ultimi atti sul dimensionamento scolastico palesemente illegittimi”.

Non solo: l’Anief patrocinerà, sempre gratuitamente, anche “i ricorsi dei tanti dirigenti scolastici che a seguito della soppressione e fusione degli istituti hanno perso la titolarità. Tutelerà poi i tanti Dsga finiti in esubero. Oltre che il personale docente che si è ritrovato perdente posto e il personale Ata che ha dovuto subire un illegittimo trasferimento d’ufficio”.

Fonte: Tuttoscuola

 

Tra le varie proposte per favorire la crescita, il responsabile dello Sviluppo economico individua anche quella di rendere disponibile mese per mese il Trattamento di fine rapporto, almeno per chi lo desidera. In tal modo si “gonfierebbero” gli stipendi e si stroncherebbero sul nascere le tante vertenze in arrivo per la discussa trattenuta.

Forse esiste una soluzione radicale per abbattere una volta per tutte la diatriba infinita sulla volontà dello Stato di sottrarre circa il 2% dallo stipendio per destinarlo alla formazione del Trattamento di fine rapporto: lasciare tutti i soldi, assieme a quelli accantonati dal “datore di lavoro”, direttamente in busta paga. La proposta, che non è nuova, è stata rilanciate nelle ultime ore dal ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera: commentando su Facebook un articolo di Ernesto Galli della Loggia, il ministro uscente (lo stesso che negli ultimi giorni ha preso le distanze dall’entrata diretta in campo politico, non più da tecnico, dell’attuale capo del governo Mario Monti) è dichiarato che per favorire la crescita e risollevare il mercato occorre eliminare o corregere alcune tasse. Come "l`Irap, per i suoi effetti perversi che penalizzano chi crea occupazione".

Passera ha poi detto che è prioritario "fare in modo che all`interno del budget europeo la componente di spesa per investimenti in infrastrutture, innovazione e coesione sia aumentata e non diminuita come molti paesi del Nord dell`Europa vorrebbero". Per il ministro va "poi razionalizzata la selva di detrazioni concentrandole su figli a carico, spese per istruzione e formazione, assistenza socio-sanitaria". Mentre "sul fronte del lavoro bisogna rendere il contratto di apprendistato più facilmente utilizzabile e appetibile: durata di 4 anziché 3 anni, periodo di prova esteso a 12 mesi, limiti di età più elevati, valorizzazione del training on the job. Rivalutare anche i contratti di inserimento/reinserimento".

A proposito del tanto discusso Trattamento di fine rapporto, Passera ha detto che "bisogna rendere disponibile il Tfr fino a prevedere di metterlo in busta paga, almeno per chi lo desidera".

Negli mesi, la questione del Tfr è tornata di attualità. Soprattutto dopo che la Corte Costituzione ha confermato che nei confronti di tutti i lavoratori, in virtù del D.P.C.M. del 20.12.1999, a partire dal 1° gennaio 2001, passati dal regime di TFS al regime di TFR, con la nuova aliquota del 6,91% non si sarebbe mai dovuto applicare “il contributo previdenziale obbligatorio nella misura del 2,5 per cento della base retributiva previsto dall’art. 11 della legge 8 marzo 1968 n. 152 e dall’art. 37 del DPR 1032/1973 n. 1032”, come statuito dal comma 2 dello stesso articolo 1 del decreto. Lo Stato, ha spiegato la Consulta, non può in pratica versare un Tfr inferiore a quello di un’azienda privata. “E poiché sempre lo Stato ha trattenuto dalla busta paga indebitamente questi soldi negli ultimi dieci anni, è tenuto ora a restituirli”, ha tuonato l’Anief.

Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato alla gestione del contenzioso nella Confedir, la partita finanziaria potenziale è altissima: “ogni dipendente, di ruolo o precario, potrà infatti rivendicare la restituzione di circa 500 euro annui, per un importo totale medio individuale vicino attorno ai 5mila euro. Considerando che il personale potenzialmente coinvolto, come possibili beneficiari, è composto da almeno mezzo milione di dipendenti pubblici, la somma che lo Stato potrebbe ritrovarsi a dover indennizzare non è molto lontana dai 2 miliardi e mezzo di euro”, ha concluso Pacifico. Il primo passo, prima di intraprendere la via giudiziaria, riguarda l’invio di una nuova diffida che il sindacato mette a disposizione gratuitamente per i soci del sindacato confederale assunti dopo il 2001 o precari in regime di Tfr.

Pochi giorni fa sulla questione è intervenuta anche la Presidenza del Consiglio dei Ministri: attraverso una nota web, ha fatto sapere che non è cambiato nulla. Rimane quindi sempre valido l’art. 9, comma 2, del d.l. n. 78 del 2010, convertito, con modificazioni, in Legge 122 del 2010, e che pertanto lo stesso organismo "non ha competenza ad operare la restituzione degli importi operata in base alla predetta norma che è stata successivamente dichiarata incostituzionale dalla Corte".

Replica immediata dell’Anief. “È una spiegazione davvero inadeguata: come fa la Presidenza del Consiglio dei Ministri a dichiararsi incompetente dal momento che, il 20 dicembre del 1999, ha emesso un decreto nel quale si stabilisce al regime di trattamento di fine rapporto non si applica il contributo previdenziale obbligatorio nella misura del 2,5 per cento della base retributiva previsto dall'art. 11 della legge 8 marzo 1968, n. 152, e dall'art. 37 del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1032?”.

A questo punto, la “ricetta” Passera potrebbe mettere tutti d’accordo. Se invece non se ne farà nulla, rimanendo una delle tante buone intenzioni esternate sotto campagna elettorale, la contesa diventerebbe lunghissima. Diventando inevitabilmente materiale da aula di tribunale.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda scrivono al Miur per sollecitare un incontro urgente e ottenere una circolare esplicativa. Anche dopo la legge di stabilità, intervenuta sul tema sollevato con la spending review, le interpretazioni dei dirigenti scolastici sarebbero infatti ancora diversificate. Creando non poche conflittualità col personale. L’Anief ricorda che qualsiasi novità va adottata solo dal 1° settembre 2013. Ma per la Flc-Cgil non si potrebbe neppure dopo: rimane materia di contrattazione.

Sulle controversa questione delle ferie da assegnare forzatamente ai precari, per evitare di liquidarle a supplenza finita, i sindacati vogliono vederci chiaro. Dopo aver preso atto che la legge di stabilità ha solo parzialmente risolto la questione delle ferie “coatte”, introdotta nell’estate scorsa attraverso la spending review, l’11 gennaio Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda hanno scritto a Miur per sollecitare “un incontro urgente” attraverso cui “discutere della nuova normativa relativa alle ferie del personale a tempo determinato, affichè le scuole possano avere una circolare esplicativa di riferimento”.

Secondo i sindacati di comparto, “le recenti modifiche normative di cui all’oggetto, hanno determinato un diffuso clima di conflittualità nelle Istituzioni scolastiche relativamente al diritto di fruizione delle ferie del personale con contratto a tempo determinato; ciò, in mancanza di indicazioni applicative delle norme citate da parte di codesto Ministero”.

Pertanto, le segreterie nazionali di Cisl Scuola, Uil Scuola, Snals e Gilda hanno chiesto “un incontro urgente per un confronto sull’argomento, preliminare ad una necessaria circolare applicativa, al fine di favorire una corretta ed omogenea applicazione delle norme in oggetto. Tale richiesta – sottolineano - è ulteriormente motivata dall’introduzione delle modifiche al D.L. n. 95/20123, per effetto dell’approvazione della legge di Stabilità” In caso contrario, se l’incontro non dovesse verificarsi, i sindacati sono convinti che non potrà che accentuarsi “clima di conflittualità che si regista nelle singole Istituzioni scolastiche, in assenza di indicazioni operative omogenee ed applicative delle norme di cui all’oggetto”.

Le organizzazioni che difendono gli interessi dei lavoratori hanno, infine, chiesto “la immediata attivazione su NoiPA, ove non ancora in funzione, della possibilità per le scuole di comunicare la liquidazione delle ferie maturate”.

Nella stessa giornata, anche l’Anief ha chiesto al Miur un intervento chiarificatore sulla questione. “Le necessità di fornire ‘indicazioni applicative’ deriva, in particolare, - sostiene il sindacato degli educatori in formazione - dai chiarimenti che la pubblicazione della legge di stabilità ha permesso di realizzare sull’adozione di alcune parti del D.L. 95/2012 approvato la scorsa estate. Modifiche che ora, al di là delle interpretazioni soggettive o di parte, contengono un punto fermo: qualsiasi modifica all’assetto tradizionale di fruizione delle ferie maturate dal personale a tempo determinato non può essere attuata prima dell’inizio dell’anno scolastico 2013/14”.

L’Anief ricorda quindi i punti che riguardano la questione affrontati nel testo della legge di Stabilità approvato poco prima di Natale a Palazzo Madama: “al comma 54 dell’art. 1, si indica che ‘il personale docente di tutti i gradi di istruzione fruisce delle ferie nei giorni di sospensione delle lezioni definiti dai calendari scolastici regionali, ad esclusione di quelli destinati agli scrutini, agli esami di Stato e alle attività valutative’. Di seguito, al comma 55, si ribadisce che la fruizione delle ferie del personale della scuola, docente e Ata, è subordinata alla mancanza delle lezioni. Nel comma successivo, il 56, viene tuttavia specificato che ‘le disposizioni di cui ai commi 54 e 55 non possono essere derogate dai contratti collettivi nazionali di lavoro. Le clausole contrattuali contrastanti sono disapplicate dal 1° settembre 2013’.

La conclusione è nelle parole del presidente, Marcello Pacifico: “è evidente a tutti che le norme contrattuali in vigore che regolano la gestione delle ferie del personale precario rimarranno, sino al termine dell’anno scolastico in corso, quelle precedenti alle disposizioni normative contenute nella legge di stabilità”.

“Cogliamo l’occasione – continua il presidente del giovane sindacato - per ricordare che diversi dirigenti scolastici prima dell’approvazione della legge di stabilità, adottando incautamente sul personale della scuola le novità introdotte dalla spending review per gli altri comparti della pubblica amministrazione, hanno collocato coattivamente in ferie i loro dipendenti in servizio attraverso contratti brevi o fino al 30 giugno 2013. Si tratta di soluzioni che ora, alla luce delle nuove norme, devono essere obbligatoriamente cancellate: le ferie d’ufficio, almeno fino al 1° settembre 2013, non si applicano”.

Molto critico sulla derogabilità dei contratti collettivi si è detta la Flc-Cgil. Secondo cui l’aggiramento delle norme contrattuali, formulato dal Governo Monti, rappresentano “un intervento gravissimo della legge su materie di esclusiva competenza contrattuale”. “Lo stesso art. 40 del decreto 165/2001 - sottolinea la Flc-Cgil - stabilisce che la contrattazione collettiva determina i diritti e gli obblighi direttamente pertinenti al rapporto di lavoro e orario e ferie rientrano pienamente in questa determinazione legislativa”. La conclusione del sindacato è davvero pessimistica: “prosegue quindi l'operazione di smantellamento dei contratti e della contrattazione già avviata”.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

"Si svolgeranno tra l'11 e il 21 febbraio le prove scritte del concorso a cattedra bandito dal Ministero dell'Istruzione attraverso il D.D.G. n. 82 del 24 settembre 2012: poco fa il Miur ha comunicato che gli 88.610 ammessi alle prove scritte, rispetto ai 264.423 che hanno svolto le preselezioni lo scorso mese di dicembre, avranno a disposizione due ore e mezza per rispondere a quattro quesiti a risposta aperta sulle rispettive discipline di competenza". Lo afferma in una nota l'Anief, che conta però di far approdare agli scritti almeno altri 6.000 candidati.

"Chiederà infatti ai giudici, in base alla corretta interpretazione della legge, di far valere il criterio del 7 per valutare il merito e quello del 6 per accedere da una prova all'altra. Poiché le prove preselettive non riguardano il merito, appare evidente che quanto rivendicato possa essere fondato in diritto - prosegue la nota -. E quindi che per accedere alle prove scritte possano bastare 30 punti, non 35 come indicato dal Ministero dell'Istruzione. Il sindacato è convinto che difendere questi aspiranti docenti consista in una importante battaglia attraverso cui far prevalere la giustizia. Stiamo infatti parlando di migliaia di candidati che posseggono anche diverse abilitazioni, conseguite presso le scuole di specializzazione universitarie. Di candidati docenti, quindi, che sono stati già valutati in passato e reputati idonei all'insegnamento. E che non meritano questo trattamento. A questo punto, vista la prima camera di consiglio utile del 7 febbraio, l'8 febbraio i 6mila ricorrenti conosceranno l'esito dell'ordinanza cautelare necessaria per partecipare con riserva alle prove scritte".

"Dopo l'ammissione dei giovani laureati e dei docenti già di ruolo alle prove preselettive - commenta Marcello Pacifico, presidente Anief e responsabile Confedir per la Scuola – anche stavolta il nostro sindacato intende far garantire il rispetto della normativa: il cosiddetto Testo Unico della Scuola, la Legge 297 del 1994, da cui derivano tutte le attuali norme susseguenti dei pubblici concorsi. Se non si rispetta la legge nello svolgimento delle prove concorsuali - conclude Pacifico - non si può chiedere ai candidati che vi hanno partecipato di insegnare poi il diritto, la Costituzione italiana e l'inno di Mameli".

Fonte: Italpress

 

Il giudice del lavoro di Napoli ha rinviato il 2 gennaio 2013 alla Suprema Corte un ricorso il cui esito interesserà quelli presentati da più di 20.000 precari della scuola con contratti a tempo determinato per un periodo superiore a 36 mesi, in merito alla legge derogatoria n. 106/11. La sentenza sarà vincolante per ogni giudice nazionale. Anief chiederà la sospensione dei processi in corso.

"Secondo il trattamento di funzionamento della Comunità europea, una sentenza della Corte di Strasburgo è vincolante per ogni giudice nazionale che, quindi, anche in presenza di una sentenza della Corte di cassazione o della Corte costituzionale italiana, dovrà adeguarsi sul tema decidendum - spiega in una nota il sindacato -. Nei mesi scorsi, il presidente dell'Anief, prof. Marcello Pacifico, dopo l'apertura di alcune procedure di infrazione - una, la 2120/10 trasformata in messa in mora da parte della Commissione UE -, era volato a Bruxelles per depositare una circostanziata denuncia a cui è seguito l'invio di altre migliaia di denunce dal contenuto analogo da parte dei precari della scuola, su testi redatti dagli avvocati Ganci, Miceli e Galleano.

Ora, il giudice del lavoro di Napoli, Coppola, rimette gli atti a Strasburgo e chiede ai colleghi europei di pronunciarsi sulla legittimità dell'intervento retroattivo e derogatorio del legislatore italiano in tema di stabilizzazione dei precari della scuola. In caso di risposta negativa, ovvero di censura della norma italiana, ogni giudice del lavoro dovrà adeguarsi e ordinare la stabilizzazione del ricorrente precario oltre a condannare alle spese legali il Miur - conclude il sindacato -. Soltanto così sarà messa la parola fine a una cattiva abitudine che mortifica la condizione lavorativa di migliaia di precari della scuola e incide anche non soltanto sulla continuità didattica ma sulla motivazione professionale".

Fonte: Italpress

 

Sulla pesante problematica relativa all’assunzione dei precari con più di 36 mesi di servizio a tempo determinato, l’Anief aveva fatto ricorso nel 2011, la Cassazione l’aveva bocciato; l’Anief ne ha fatta un altro. A questo punto il giudice del lavoro di Napoli ha spedito tutto alla Suprema Corte europea di Strasburgo.

Il giudice del lavoro di Napoli ha rinviato il 2 gennaio 2013 alla Suprema Corte un ricorso il cui esito interesserà quelli presentati da più di 20.000 precari della scuola con contratti a tempo determinato per un periodo superiore a 36 mesi, in merito alla legge derogatoria n. 106/11. La sentenza sarà vincolante per ogni giudice nazionale. Anief chiederà la sospensione dei processi in corso.

L‘Anief, nel gennaio 2010 lancia sulla stampa la campagna di denuncia di violazione della direttiva comunitaria 1999/70/CE da parte dello Stato italiano che, in un decennio, ha utilizzato più di 300.000 precari per coprire incarichi anche su posti vacanti e disponibili che dovrebbero essere assegnati in ruolo dopo 36 mesi di servizio, come nel privato. Nel 2011 partono i ricorsi seriali dell’Anief per migliaia di precari, a cui fanno seguito anche quelli di altre organizzazioni sindacali, con condanne alle spese che nelle prime udienze di merito arrivano fino a 30.000 euro di risarcimento danni a carico dell’amministrazione per abuso del contratto a termine e in alcuni – pochi – casi alla stabilizzazione, tanto da indurre il Governo Berlusconi a presentare con decreto legge in Parlamento una norma derogatoria che vorrebbe interpretare retroattivamente il decreto legislativo 368/01 (con il quale l’Italia ha recepito la suddetta direttiva) e la legge 124/99 (che disciplina l’affidamento degli incarichi di supplenza annuale).

Nei mesi scorsi, il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, dopo l’apertura di alcune procedure di infrazione – una, la 2120/10 trasformata in messa in mora da parte della Commissione UE -, era volato a Bruxelles per depositare una circostanziata denuncia a cui è seguito l’invio di altre migliaia di denunce dal contenuto analogo da parte dei precari della scuola, su testi redatti dagli avvocati Ganci, Miceli e Galleano. Ora, il giudice del lavoro di Napoli rimette gli atti a Strasburgo e chiede ai colleghi europei di pronunciarsi sulla legittimità dell’intervento retroattivo e derogatorio del legislatore italiano in tema di stabilizzazione dei precari della scuola. In caso di risposta negativa, ovvero di censura della norma italiana, ogni giudice del lavoro dovrà adeguarsi e ordinare la stabilizzazione del ricorrente precario oltre a condannare alle spese legali il Miur. Soltanto così sarà messa la parola fine a una cattiva abitudine che mortifica la condizione lavorativa di migliaia di precari della scuola e incide anche non soltanto sulla continuità didattica ma sulla motivazione professionale.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Il Miur anticipa il calendario delle prove scritte: si parte con Infanzia e Primaria. Anche stavolta prevista una sessione antimeridiana a una pomeridiana. Confermate tutte le anticipazioni pubblicate sul n. 9 della versione cartacea de La Tecnica della Scuola. Le domande saranno aperte, ma dai conteniti definiti: gli 88.610 candidati ammessi dovrebbero avere a disposizione non più di una pagina di spazio. Ma il numero di partecipanti potrebbe salire: l’Anief raccoglie oltre 6mila richieste di ricorso da parte degli esclusi che hanno conseguito tra i 30 e i 34,5 punti. Slitta al 25 febbraio l'elenco delle sedi d'esame.

Cominciano a delinersi i contorni delle prove scritte del concorso a cattedra per 11.542 nuovi docenti. Il 10 gennaio si è aperto con la notizia fornita dal Miur di slittamento, al 16 gennaio, della pubblicazione on line delle prove preselettive svolte il 17 e 18 dicembre. E nel pomeriggio della stessa giornata è stato pubblicato il calendario delle prove scritte. Le quali si svolgeranno tra l'11 e il 21 febbraio. Questo il passaggio saliente dell'avviso del Miur, firmato dal direttore generale Luciano Chiappetta: "la prova scritta avrà la durata di 2 ore e trenta minuti e si articolerà in quattro quesiti a risposta aperta. La prova scritta relativa all’insegnamento di discipline scientifiche e tecnico-pratiche (A020, A033, A034, A038, A049, A059, A060 e C430), che prevede anche l’espletamento di una ulteriore prova successiva di laboratorio, nonché le prove scritte relative all’insegnamento di discipline artistiche (ambito 01: classi A025/A028), che prevede anche l’espletamento di una ulteriore prova pratica successiva, avranno la durata di 2 ore e si articoleranno in tre quesiti a risposta aperta". Prevista, come nelle prove preselettive, una doppia seduta giornaliera di prove: "le operazioni di identificazione dei candidati avranno inizio alle ore 08.00 per la sessione antimeridiana e alle ore 14.00 per la sessione pomeridiana", ha sottolineato il Miur.

Da viale Trastevere non arrivano, invece, ulteriori indiscrezioni sui contenuti e lo spazio che verrà concesso ad ogni quesito. Lasciando ancora dei dubbi agli 88.610 che hanno superato il primo scoglio della verifica preselettiva dai contenuti generalisti.

La Tecnica della Scuola, come riportato all’interno del n. 9 della versione cartacea, disponibile anche on line, è in grado di fornire alcune anticipazione.

Innanzituto, trattandosi di domande disciplinari, viene da sé che queste cambieranno a seconda delle classi di concorso. Per quanto riguarda la tipologia di domande, gli esperti del Miur sono orientati a proporre argomenti “abbastanza definiti”. Ciò significa che pur trattandosi di risposte aperte, i candidati non potranno impostarle come se fosse un tema. “Certo, si potrà scrivere ciò che si vuole – ci ha detto un dirigente ministeriale – ma i margini non saranno poi così ampi. I partecipanti dovranno infatti muoversi all’interno di un format piuttosto delineato”.

Sembrerebbe, quindi, che le domande convoglino più verso un modello semi-strutturato, con argomenti chiari, mirati, poco trasversali, piuttosto che verso i quesiti aperti tradizionali che lasciano più spazio a risposte ad ampio spettro.

In questi giorni gli organizzatori del concorso stanno inoltre vagliando, attraverso delle simulazioni, il numero massimo di righe che ogni aspirante prof potrà riempire. Dalle ultime indicazioni, difficilmente si andrà oltre ad una pagina per quesito.

Intanto, l’Anief ha fatto sapere che oltre 6mila dei 175.815 esclusi dalle prove scritte hanno fatto ricorso: si tratta di candidati che hanno conseguito tra i 30 e i 34,5 punti. Un risultato che, alla luce della normativa vigente sui pubblici concorsi nella scuola, sempre secondo l’associazione degli educatori in formazione, basterebbe per passare agli scritti. E che invece il Miur ha reputato insufficiente, alzando “l’asticella” fino a 35 punti. “I ricorsi – scrive l’Anief - saranno notificati il 14 gennaio per intercettare l’udienza del 7 febbraio”. Ma il numero di ricorrenti potrebbe anche salire. Gli indecisi hanno ancora una settimana di tempo: potranno infatti chuedere di fare ricorso sino al 18 gennaio.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

La sentenza della Consulta n. 223/12 è chiara, pertanto se tutto rimane immutato per il personale della scuola in regime di TFS, in verità, fino a 10.000 euro possono essere restituiti al personale precario e di ruolo che è stato assunto e ha prestato servizio nell’ultimo decennio, in regime di TFR. Scrivi a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. per ricevere la diffida e le istruzioni operative per ricorrere anche contro il blocco del contratto.

L’art. 1, cc. 98-100 della legge n. 228/12 ha cessato la materia del contendere rispetto alla richiesta di restituzione della trattenuta del 2,5% da parte di chi (assunto prima del 2001) era transitato dal regime TFS al regime TFR dal 1° gennaio 2011 a causa dell’applicazione dell’art. 12 c. 10 della legge 122/2010, dichiarata incostituzionale, perché riporta il TFS alla precedente aliquota del 9,60%, ma non può essere applicata ai neo-assunti dopo il 2001 o ai precari. Per questi lavoratori che in virtù del D.P.C.M. del 20.12.1999, a partire dal 1 gennaio 2001, sono passati dal regime di TFS al regime di TFR regolato dall’art. 2120 del Codice civile per i privati, con la nuova aliquota del 6,91%, non si sarebbe mai dovuto applicare “il contributo previdenziale obbligatorio nella misura del 2,5 per cento della base retributiva previsto dall’art. 11 della legge 8 marzo 1968 n. 152 e dall’art. 37 del DPR 1032/1973 n. 1032”, come statuito dal comma 2 dello stesso articolo 1 del decreto. La ratio è spiegata dalla stessa Corte costituzionale: lo Stato, in quanto datore di lavoro, non può versare un TFR inferiore a quello di un’azienda privata. E poiché lo Stato ha trattenuto dalla busta paga indebitamente questi soldi negli ultimi dieci anni, è tenuto ora a restituirli. Soltanto nella scuola, sono oltre 250.000 i possibili beneficiari, la metà degli assunti nel pubblico impiego.

Il primo passo, prima di intraprendere la via giudiziaria, riguarda l’invio di una nuova diffida che il sindacato mette a disposizione gratuitamente per tutto il personale della scuola neo-assunto dopo il 2001 o precario in regime di TFR che lo richiederà scrivendo a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.. Nell’oggetto si dovrà indicare “richiesta diffida regime TFR post 2001 (se assunti a TI dopo il 1° gennaio 2001)” oppure “richiesta diffida regime TFR precario (se con contratto a TD negli anni 2011 e 2012)”, mentre nel testo si dovranno riportare i propri dati anagrafici e i recapiti telefonici. Ai fini della corretta individuazione dell’importo di cui si chiede la restituzione, si consiglia di verificare tutti i cedolini, mese per mese, ricevuti nei dieci anni precedenti la data dell’invio della diffida e di sommare gli importi presenti alla voce “Ritenute”, OP. DI PREV./TFR.

Lo stesso modello nei prossimi giorni sarà fornito dalla Confedir a tutti i dipendenti e ai dirigenti pubblici.

In caso di esito negativo, dopo i termini preventivati, ogni interessato riceverà le istruzioni operative per ricorrere al giudice del lavoro e recuperare le somme spettanti. Sarà possibile in quella sede, richiedere contestualmente anche lo sblocco degli scatti di anzianità e del contratto, bloccati da una legge che, per quanto riguarda gli effetti sullo stipendio dei magistrati e degli avvocati dello Stato, è stata dichiarata incostituzionale. Chi ha già inviato la diffida, interrompendo così la data di prescrizione decennale del credito, riceverà nei prossimi mesi le istruzioni per ricorrere.

 

Approfondimenti

 

D.P.C.M. 20.12.1999

2. A decorrere dalla data dell’opzione prevista dall’art. 59, comma 56, della legge n. 449 del 1997 ai dipendenti che transiteranno dal pregresso regime di trattamento di fine servizio, comunque denominato, al regime di trattamento di fine rapporto non si applica il contributo previdenziale obbligatorio nella misura del 2,5 per cento della base retributiva previsto dall’art. 11 della legge 8 marzo 1968, n. 152, e dall’art. 37 del decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1032. La soppressione del contributo non determina effetti sulla retribuzione imponibile ai fini fiscali.

 

Legge 228/12, cc. 98-100

98. Al fine di dare attuazione alla sentenza della Corte costituzionale n. 223 del 2012 e di salvaguardare gli obiettivi di finanza pubblica, l’articolo 12, comma 10, del decreto-legge 31 maggio 2010, n. 78, convertito, con modificazioni, dalla legge 30 luglio 2010, n. 122, è abrogato a decorrere dal 1° gennaio 2011. I trattamenti di fine servizio, comunque denominati, liquidati in base alla predetta disposizione prima della data di entrata in vigore del decreto legge 29 ottobre 2012, n. 185, sono riliquidati d’ufficio entro un anno dalla predetta data ai sensi della disciplina vigente prima dell’entrata in vigore del citato articolo 12, comma 10, e, in ogni caso, non si provvede al recupero a carico del dipendente delle eventuali somme già erogate in eccedenza. Gli oneri di cui al presente comma sono valutati in 1 milione di euro per l’anno 2012, 7 milioni di euro per l’anno 2013, 13 milioni di euro per l’anno 2014 e 20 milioni di euro a decorrere dall’anno 2015. All’onere di 1 milione di euro per l’anno 2012 si provvede mediante corrispondente riduzione della dotazione del Fondo per interventi strutturali di politica economica di cui all’articolo 10, comma 5, del decreto-legge 29 novembre 2004, n. 282, convertito, con modificazioni, dalla legge 27 dicembre 2004, n. 307.

99. I processi pendenti aventi ad oggetto la restituzione del contributo previdenziale obbligatorio nella misura del 2,5 per cento della base contributiva utile prevista dall’articolo 11 della legge 8 marzo 1968, n. 152, e dall’articolo 37 del testo unico delle norme sulle prestazioni previdenziali a favore dei dipendenti civili e militari dello Stato di cui al decreto del Presidente della Repubblica 29 dicembre 1973, n. 1032, si estinguono di diritto; l’estinzione è dichiarata con decreto, anche d’ufficio; le sentenze eventualmente emesse, fatta eccezione per quelle passate in giudicato, restano prive di effetti.

100. Restano validi gli atti e i provvedimenti adottati e sono fatti salvi gli effetti prodottisi ed i rapporti giuridici sorti sulla base delle norme del decreto-legge 29 ottobre 2012, n. 185, recante «Disposizioni urgenti in materia di trattamento di fine servizio dei dipendenti pubblici» non convertite in legge.

 

 

 

Termini di prescrizione del credito

 

La perdita del diritto alla riscossione del credito si determina nel caso in cui il proprio diritto non venga esercitato per un delimitato periodo.

I tempi di prescrizione vengono definiti a seconda della tipologia del credito ed in generale, salvi i casi in cui la legge dispone diversamente, il credito si prescrive in 10 anni (art. 2946 c.c).

Il decorso della prescrizione del credito può essere interrotto con la notifica al debitore di un atto con cui il creditore manifesti in maniera esplicita la propria intenzione di interrompere il decorso della prescrizione oltreché costituire in mora il debitore.

Dalla data di ricezione di tale atto il termine di prescrizione ricomincerà a decorrere.

Fonte: Scuola Informazione

 

Prosegue l'iter del concorso a cattedra Le prossime settimane saranno importanti anche per coloro che partecipano al concorso in virtù di un'istanza cautelare, che hanno presentato ricorso avverso il punteggio della prova preselettiva, che attendono l'esito del controllo dei titoli di accesso, o che devono ancora presentare i Titoli valutabili. 

Consultazione prova preselettiva

Dall'08 gennaio 2013, tutti i candidati che hanno partecipato alla prova preselettiva del concorso a cattedra, svolta il 17 e 18 dicembre 2012, potranno consultare la propria prova attraverso la pagina personale di Istanze on line, attraverso le credenziali (username e password già in possesso) Avviso del 27 novembre 2012

La pagina di Istanze on line

Le date delle prove scritte

Saranno comunicate con apposito avviso sulla Gazzetta Ufficiale del 15 gennaio 2013. L'elenco delle sedi d'esame, con la loro esatta ubicazione e con l'indicazione della destinazione dei candidati distribuiti in ordine alfabetico verrà invece comunicato dagli Uffici scolastici regionali competenti almeno quindici giorni prima della data di svolgimento delle prove tramite avviso pubblicato nei rispettivi albi e siti internet, nonché sulla rete intranet e sul sito internet del Ministero ( www.istruzione.it ). Detto avviso ha valore di notifica a tutti gli effetti.

La data è prevista per metà febbraio, come indicato dal Ministro stesso nella videochat del 19 dicembre 2012 Concorso a cattedra: prova scritta a febbraio

In Valle d'Aosta già il 15 gennaio si terrà la prova per l'accertamento della conoscenza della lingua francese. La prova di francese per il concorso a cattedra in Val d'Aosta sarà il 15 gennaio

Le modalità di svolgimento delle prove scritte

N. B. per le prove scritte di Lingue (classi di concorso A245/A246 - A345/A346) il Ministero ha emanato il 28 dicembre 2012 un'apposita FAQ

29) Dall'esame dei programmi allegati al bando di concorso (del D.D.G. 82 del 24 settembre 2012) relativi all'Ambito 5 – lingua inglese e francese – si rileva l'assenza totale dei contenuti per la prova scritta.

Per il programma e i contenuti della prova scritta dell'Ambito 5 deve farsi riferimento a quanto previsto e chiarito per la prova orale. Entrambe le prove dovranno essere svolte nella lingua straniera della relativa classe di concorso.

Tutti i programmi sono consultabili a questo link

Controllo dei titoli di accesso

Gli Uffici Scolastici avranno il compito di controllare la validità del titolo di accesso presentato nella domanda di partecipazione.

Il bando del concorso, DDG n. 82 del 24 settembre 2012 dispone infatti all'art. 2 comma 8 che la partecipazione di tutti i candidati potesse avvenire con riserva di accertamento del possesso dei requisiti di ammissione dichiarati nella domanda.

Tale adempimento è messo in atto solo dopo l'espletamento della prova di preselezione, limitatamente ai candidati che l'hanno superata.

In caso di carenza dei requisiti di ammissione, l'Ufficio Scolastico regionale dispone l'esclusione immediata dei candidati, che potrà avvenire in qualsiasi momento della procedura.

I candidati non dovranno produrre nulla in questa fase, l'accertamento avviene d'ufficio, a cura degli Uffici Scolastici regionali.

Si attende in modo particolare l'esito del controllo sui titoli relativi al diploma magistrale ad indirizzo linguistico. Concorso a cattedra: titolo di accesso "maturità magistrale ad indirizzo linguistico". Chiarimenti

Dichiarazione dei titoli valutabli per i candidati la cui domanda alla data del 07 novembre 2012 si trovava nello stato "inserita, non inoltrata"

Alcuni candidati devono inoltre presentare ancora la scheda Titoli valutabili, procedura alla quale non hanno avuto accesso entro il 21 novembre 2012, perchè lo stato della loro domanda risultava "inserita, non inoltrata", e quindi bloccava la funzione.

Sarà il Ministero ad emanare una specifica nota con la quale si riaprono i termini per la comunicazione dei titoli. La procedura sarà riservata esclusivamente ai candidati che si siano trovati nella situazione descritta e che hanno superato la prova preselettiva.

Candidati che hanno partecipato alla prova preselettiva con riserva

Nella FAQ del 28 dicembre 2012 il Ministero conferma "Come già fatto presente nella precedente Faq. n. 15, in conformità a quanto disposto nell'art. 2 del bando, al concorso possono partecipare, non solo gli abilitati, ma anche coloro che hanno conseguito i titoli di laurea e i diplomi richiesti per l'insegnamento entro l'anno scolastico o anno accademico 2001/2002 o entro l'anno accademico 2002/2003 per i corsi quinquennali. Fuori da queste ipotesi, esplicitamente previste nel bando, i semplici laureati che hanno partecipato alla prova preselettiva, lo hanno potuto fare solo in virtù di una ordinanza cautelare del TAR Lazio."

Secondo il Ministero cioè si fermerebbe qui la partecipazione di questi candidati

Candidati ammessi al concorso con riserva, il cammino si ferma alla prova preselettiva?

Di diverso avviso il sindacato ANIEF, che ha curato alcuni dei ricorsi Concorso a cattedra, candidati con riserva hanno diritto a proseguire le prove

A ciò si aggiunge che alcuni candidati che non hanno superato la prova preselettiva hanno inoltrato ricorso, il cui esito dovrebbe conoscersi entro l'8 febbraio

Concorso a cattedra: prima delle prove scritte, la decisione del TAR Lazio sulla soglia a 35/50

Fonte: Orizzonte Scuola

 

"Almeno mezzo milioni di dipendenti e dirigenti scolastici possono chiedere di farsi risarcire tutte le quote illegittimamente trattenute per il Tfr dal mese di gennaio 2011, poiché da quella data la 'voce' stipendiale riguardante il trattamento di fine rapporto è stata posta a carico esclusivo del datore di lavoro, che quindi nella scuola deve accantonare l'intera quota del 6,91%. Una procedura, del resto, che già è consuetudine tra i lavoratori privati, come previsto dall'articolo 3 e dell'articolo 36 della Costituzione italiana. E come, infine, appurato dal Tar della Calabria, attraverso la sentenza n. 53/2012, che ha risarcito la categoria dei magistrati a cui l'amministrazione aveva analogamente sottratto illecitamente una quota stipendiale proprio al fine di accantonarla per il TFR". Lo afferma l'Anief in una nota. 

"Recentemente anche la Corte Costituzione ha confermato che nei confronti di tutti i lavoratori, in virtù del D.P.C.M. del 20.12.1999, a partire dal 1 gennaio 2001 passati dal regime di TFS al regime di TFR, con la nuova aliquota del 6,91%, non si sarebbe mai dovuto applicare 'il contributo previdenziale obbligatorio nella misura del 2,5 per cento della base retributiva previsto dall'art. 11 della legge 8 marzo 1968 n. 152 e dall'art. 37 del DPR 1032/1973 n. 1032', come statuito dal comma 2 dello stesso articolo 1 del decreto - prosegue il sindacato -: lo Stato, ha spiegato la Consulta, in quanto datore di lavoro, non può versare un Tfr inferiore a quello di un'azienda privata. E poiché lo Stato ha trattenuto dalla busta paga indebitamente questi soldi negli ultimi dieci anni, è tenuto ora a restituirli".

"L'appropriazione indebita di una parte degli stipendi, già tra i più ridotti in Europa, riguarda anche i precari, che nel corso dell'ultimo decennio in occasione del pagamento del trattamento di fine rapporto riguardante le supplenze svolte si sono visti togliere ingiustamente una parte della busta paga", sottolinea l'Anief.

Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief e delegato alla gestione del contenzioso nella Confedir, la partita finanziaria potenziale è altissima: "ogni dipendente, di ruolo o precario, potrà infatti rivendicare la restituzione di circa 500 euro annui, per un importo totale medio individuale vicino attorno ai 5mila euro. Considerando che il personale potenzialmente coinvolto, come possibili beneficiari, è composto da almeno mezzo milione di dipendenti pubblici, la somma che lo Stato potrebbe ritrovarsi a dover indennizzare non è molto lontana dai 2 miliardi e mezzo di euro", ha concluso Pacifico.

Il primo passo, prima di intraprendere la via giudiziaria, riguarda l'invio di una nuova diffida che il sindacato mette a disposizione gratuitamente per i soci del sindacato confederale assunti dopo il 2001 o precari in regime di Tfr che lo richiederà.

"Ai fini della corretta individuazione dell'importo di cui si chiede la restituzione, si consiglia di verificare tutti i cedolini, mese per mese, ricevuti nei dieci anni precedenti la data dell'invio della diffida e di sommare gli importi presenti alla voce 'Ritenute', OP. DI PREV./TFR. Lo stesso modello nei prossimi giorni sarà fornito dalla Confedir a tutti i dipendenti e ai dirigenti pubblici", spiega l'Anief, che conclude: "In caso di esito negativo, dopo i termini preventivati, ogni interessato riceverà le istruzioni operative per ricorrere al giudice del lavoro e recuperare le somme spettanti. Sarà possibile in quella sede, richiedere contestualmente anche lo sblocco reale degli scatti di anzianità e del contratto. Chi ha già inviato la diffida, interrompendo così la data di prescrizione decennale del credito, riceverà nei prossimi mesi le istruzioni per ricorrere. Chi intende ricevere la diffida e le istruzioni operative per ricorrere, anche contro il blocco del contratto, può scrivere a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.".

Fonte: Italpress

 

Cosa succederebbe se venissero stabilizzati tutti i precari della scuola? Secondo stime della Ragioneria dello Stato, tra docenti e personale Ata, si parla di 113.556 lavoratori. Quasi ventimila dei quali hanno già presentato ricorso per ottenere il tempo indeterminato. Nel privato ormai la giurisprudenza è consolidata: bastano tre o più contratti a tempo determinato per 36 mesi consecutivi per essere certi della conversione, il passaggio cioè da determinato a indeterminato. Il sogno di ogni precario. Nella scuola, però, le regole sono diverse.

In dieci anni, sempre secondo la Ragioneria, soltanto 232 professori e collaboratori amministrativi hanno ottenuto dal giudice del lavoro l’assunzione d’ufficio (molti di più hanno invece incassato arretrati e scatti di anzianità).

Lo scorso 20 giugno la Cassazione si è espressa in maniera molto chiara sull’argomento, evidenziando che le assunzioni del precariato pubblico avvengono in perfetta conformità al dettato normativo. Ora però potrebbe essere l’Europa a cambiare le carte in tavola.

Un giudice del tribunale di Napoli, Paolo Coppola, ha infatti sollevato questione di pregiudizialità davanti alla Corte di Giustizia del Lussemburgo. Chiamato a dover decidere sulla richiesta di conversione di una docente precaria, la professoressa Raffaella Mascolo, il magistrato ha girato la questione ai magistrati europei.

Chiedendo, in sintesi, un chiarimento su come contemperare la direttiva europea del 1979 che impone un tetto alle assunzioni a tempo determinato e la sentenza dei supremi giudici italiani che invece le ritengono compatibili con le leggi italiane. Se la decisione dei giudici europei contraddicesse l’orientamento preso dalla Cassazione, ciò costituirebbe un precedente. Che spalancarebbe le porte alle decine di migliaia di docenti che, con anni di insegnamento alle spalle, abbiano maturato il diritto alla cattedra.

“Bisogna ricordare che a Bruxelles sono pendenti due procedimenti di infrazione nei confronti dell’Italia per la questione del precariato della scuola – sostiene l’avvocato Sergio Galleano, che difende gli interessi dell’Anief -. Un eventuale pronuncia della Corte Europea favorevole alle nostre richieste, potrebbe costringere lo Stato italiano a prendere provvedimenti”. Quali provvedimenti? “Ad esempio costringere lo Stato a stabilizzare i precari che ne hanno maturato il diritto. O, in alternativa, modificare la legge”.

Per Marcello Pacifico, presidente dell’Anief, “l’ordinanza di remissione del giudice Coppola conferma quanto diciamo da tempo: l’ultima parola sui ricorsi presentati dai precari della scuola che dopo aver svolto 36 mesi di servizio chiedono la stabilizzazione verrà dai giudici europei indipendentemente dall’intervento derogatorio del Parlamento, dalla sentenza della Cassazione o da eventuali pronunce della Consulta”.

Fonte: Corriere della Sera

 

"Per la scuola italiana la legge di stabilità per il 2013 continua a fornire amare sorprese. Da un esame approfondito dell'ultimo provvedimento licenziato sotto il Governo Monti, si apprende infatti che dal 2014 i 10mila istituti scolastici italiani riceveranno i finanziamenti pubblici non più in base al numero di alunni e docenti, oltre che la complessità delle scuole, ma in proporzione ai risultati conseguiti: attraverso il comma 149 dell'art. 1, il Parlamento ha infatti deciso che 'a decorrere dal 2014 i risultati conseguiti dalle singole istituzioni sono presi in considerazione ai fini della distribuzione delle risorse per il funzionamento'". Lo afferma in una nota l'Anief.

"Ora, al di là del fatto che non si comprende quali 'risultati' dovranno conseguire le scuole, visto che il grado d'istruzione raggiunto dagli alunni non può essere legato solo alla bravura dei loro insegnanti e dei dirigenti a capo degli istituti, ma anche a diversi altri fattori - come il contesto familiare, sociale ed economico -, sorprende davvero che si continui ad introdurre 'paletti' al fine di perseverare nel taglio di quei finanziamenti per l'organizzazione e la manutenzione ordinaria delle scuole già oggi largamente insufficienti - aggiunge il sindacato -. Tanto è vero che sempre più spesso le scuole devono ricorrere ai finanziamenti facoltativi dei genitori degli alunni, sia per l'avvio di progetti complementari sia per la gestione ordinaria del funzionamento scolastico, come la fornitura di gessetti e carta igienica".

Secondo l'Anief "la norma legiferata a fine 2012 non è altro che il continuum di quanto prodotto dal legislatore durante l'ultimo esecutivo guidato da Silvio Berlusconi. In particolare, già la riforma Brunetta della Pubblica Amministrazione, il decreto 150/09, aveva attribuito carattere imperativo alle logiche "premiali". Nella fattispecie della scuola, l'ex ministro della Funzione Pubblica aveva agito da una parte attraverso l'annullamento degli scatti di anzianità e dall'altra concedendo i finanziamenti pubblici solo alle scuole ritenute più produttive".

"Ma se il sistema Brunetta ha cercato di introdurre il merito attraverso l'assegnazione dei fondi legandole alle prestazioni individuali e a quelle delle singole scuole, nell'ultimo anno il ministro Patroni Griffi ha abbandonato gli incentivi rivolti ai singoli lavoratori per puntare su quelli da assegnare alle scuole-aziende. Contemporaneamente, però, dallo stesso Governo la scuola ha anche subìto il taglio dei fondi rivolti agli istituti: per compensare la cancellazione delle 24 ore di insegnamento settimanali, attraverso la stessa legge di stabilità e per coprire l'una tantum destinata ai docenti per l'anno 2011", spiega ancora il sindacato.

Secondo Marcello Pacifico, presidente Anief, "siamo chiaramente di fronte a logiche inapplicabili al mondo della scuola: prima di tutto perché la scuola non è l'università - sostiene il sindacalista - , visto che la formazione obbligatoria rientra nei servizi pubblici. In secondo luogo, adottando un criterio di meritocrazia all'istruzione pubblica si finirà inevitabilmente per danneggiare le scuole collocate in territori difficili e svantaggiati. Privandole dei pochi fondi che permettono oggi ai docenti di attivare progetti che danno sostegno ad una formazione scolastica svolta in contesti difficili, lo Stato di fatto condannerà gli alunni più svantaggiati, e i loro docenti, ad un percorso di crescita ancora più in salita di quello che il destino gli ha riservato".

Fonte: Italpress

 

Nata nel 2008, l'associazione sindacale Anief 
ha fatto registrare performance e risultati sempre maggiori: le
 azioni, le proposte e i tanti ricorsi vinti nel 2012 hanno 
confermato i successi del giovane sindacato.

Questi alcuni dei
risultati ottenuti dai lavoratori grazie all'operato dell'Anief:
 conferma della collocazione dei precari nelle graduatorie a
"pettine" e non in "coda", boom di indennizzi a favore dei
 supplenti, assunzione in ruolo di 21mila docenti, passo indietro
 del governo sull'orario dei docenti delle secondaria a 24 ore,
 infrazione della Commisisone Ue all'Italia per l'abuso di
 precariato, migliaia di candidati esclusi dal Miur hanno potuto
 svolgere le prove preselettive del concorso a cattedra, 
cancellazione del dimensionamento scolastico e della conseguente 
sparizione di oltre 2.500 istituti.

"Questi dati - commenta il
 presidente dell'Anief, Marcello Pacifico - sono il frutto di chi,
in questo nostro nuovo sindacato, ha creduto fermamente e continua 
a credere nel valore sociale e politico di un'azione che, grazie 
alla fiducia e al contributo di migliaia di persone, diventa 
sempre più incisiva e rilevante nella vita del Paese. È ferma
 intenzione dell'Anief realizzare l'auspicio espresso dal
 Presidente della Repubblica nel discorso di fine settennato, in 
merito al ruolo di protagonista che la scuola finalmente è chiamata ad assumere, in termini di risorse e valorizzazione delle
professionalità". Per questi motivi, il sindacato si appresta a
vivere il 2013 come un punto di riferimento centrale per la tutela 
dei diritti dei lavoratori della scuola.

Fonte: Italpress

 

"Il governo Monti si conferma sino alla fine il governo degli annunci ad effetto e vuoti di contenuti: nel documento 'Un anno di governo', pubblicato da poche ore sul sito palazzo Chigi, viene fatto un lungo elenco di 'azioni di sostegno alla istruzione' che tuttavia non corrisponde, nemmeno in minima parte, a quanto effettivamente realizzato. L'Anief non può tollerare che la Scuola, martoriata fino all'ultimo con ulteriori tagli al Miglioramento dell'offerta formativa, introdotti con la legge di stabilità, e l'Università, a cui sono stati sottratti altri 300 milioni di euro, vengano illustrate alla pubblica opinione come dei settori rafforzati". È quanto si legge in una nota del sindacato.

"La realtà è purtroppo un'altra, visto che anche nell'ultimo anno sono stati considerati unicamente dei comparti della pubblica amministrazione su cui fare cassa - prosegue l'Anief -: come non ricordare, ad esempio, il maldestro tentativo degli ultimi mesi di portare a 24 ore settimanali l'orario dei docenti della scuola media e superiore? Oppure la balzana idea di avviare un referendum per tentare di abolire il valore legale del titolo di studio? Decisamente nera è anche la pagina aperta dal governo Monti sul concorso a cattedra, le cui prove preselettive si sono svolte il 17 e 18 dicembre. Invece di ammettere l'inopportunità di un concorso per nuovi docenti, a fronte di decine di migliaia di abilitati e con più di 36 mesi di servizio, il ministro dell'Istruzione ha infatti voluto avviare una inutile e anacronistica procedura selettiva".

"Escludendone, peraltro in modo del tutto immotivato, i giovani laureati e i docenti di ruolo (che però grazie all'intervento dell'Anief hanno invece potuto partecipare) - prosegue l'Anief -. Il governo ci dice, inoltre, che si è adoperato per 'promuovere una migliore scolarità in tutta la popolazione': ma come si può affermare questo, dal momento che proprio negli ultimi mesi si è portata a compimento la riduzione delle ore in tutti gli ordini scolastici e si è cercato in più occasioni di cancellare di un anno il percorso scolastico complessivo, proprio mentre tutti i Paesi più avanzati, su tutti Germania e Stati Uniti, puntano su un rafforzamento dell'istruzione pubblica? E pure sull'Università lo 'spartito' non cambia. Invece di incentivare il merito dei giovani emergenti, il governo ha dimenticato colpevolmente di avviare nuovi concorsi, fermi dal 2009, e di ripristinare la figura del ricercatore, al pari di quelle esistenti dedicate a professori associati e ordinari. Nulla è stato fatto per stabilizzare quelle migliaia di giovani dottori di ricerca che hanno passato questi ultimi anni tra aule e biblioteche da assegnisti di ricerca, docenti a contratto, cultori della materia. Tutte figure meritevoli e spesso artefici di pubblicazioni scientifiche di alto livello. Addirittura su quest'ultimo punto, anziché procedere nella direzione giusta, come anche indicato dall'Anvur, si è fatto in modo di far valere delle pubblicazioni universitarie davvero opinabili e di basso spessore scientifico".

"Non sono certamente questi i provvedimenti che ci aspettavamo da un governo di professori e di tecnici - commenta il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico - che oltre ad aver collaborato al declino culturale e formativo in cui versa il paese, si ricorderà per non aver mai voluto avviare un reale confronto con le parti sociali e i sindacati. Nel settore dell'istruzione, quindi, l'esecutivo uscente avrebbe fatto bene a trovare altri argomenti per riassumere il proprio operato. Prendendo esempio dal Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, che nel discorso di fine settennato - ha concluso Pacifico - ha insistito sulla necessità di far assumere alla scuola il ruolo di protagonista, in termini di risorse e valorizzazione delle professionalità".

Fonte: Italpress

Tuttoscuola dedica la lettera A del 2012 all'Anief nella rassegna consueta degli eventi dell'anno.

A - Anief

(dicembre) - Questo sindacato, che a dicembre celebra il suo primo congresso a quattro anni dalla fondazione, è il protagonista di una serie di azioni volte a spostare il baricentro dell'iniziativa sindacale dal classico terreno della lotta sociale (assemblee, scioperi, contrattazione) a quello delle controversie giurisdizionali in tutte le direzioni e a tutti i livelli.
Il successo ottenuto in non poche occasioni, a partire dall'inserimento a pettine dei precari in mobilità interprovinciale al ripescaggio di candidati esclusi nei concorsi o in altre operazioni amministrative, per arrivare all'applicazione ai precari italiani della normativa europea sull'assunzione a tempo indeterminato dopo tre anni, costringe gli altri sindacati a inseguire l'Anief su questo terreno, sul quale peraltro il sindacato fondato e guidato da Marcello Pacifico si muove con grande sicurezza. Non così sul terreno elettorale, come mostra il modesto risultato ottenuto dall'Anief nelle elezioni per le RSU.

Fonte: Tuttoscuola

"Per la scuola italiana il 2012 si chiude nell'illegalità: il governo Monti ha infatti deciso all'ultimo momento di annullare i decreti di rideterminazione della rete scolastica, in particolare il c. 4, art. 19, della Legge 111/11, attraverso cui l'ultimo governo Berlusconi aveva illegittimamente deciso, senza l'indispensabile parere della Conferenza Stato-Regioni, di sopprimere dall'anno scolastico in corso ben 2.611 istituti pubblici".

È quanto si legge in una nota dell'Anief che ritiene "ingiustificabile che l'esecutivo uscente abbia deciso di non dare seguito alla sentenza n. 147/12 della Consulta, che nel giugno scorso ha cancellato la norma unilaterale sul dimensionamento scolastico".

"Quanto accaduto - aggiunge – è ancora più grave, dal momento che il governo è di fatto ritornato sui propri passi, stralciando quanto riportato nel disegno di legge di stabilità (n. 5534) presentato ad ottobre dallo stesso governo: il comma 36 dell'art. 1, infatti, prendeva atto della decisione della Corte costituzionale e preannunciava una nuova intesa Stato-Regioni per l'attuazione di un nuovo dimensionamento in base al numero di 900 alunni per le scuole di ogni ordine e grado, precisando che valeva soltanto per l'a.s. 2012/13 quanto previsto dal c. 5, art. 19 dalla stessa L. 111/11 per le scuole superiori dove, peraltro, doveva essere disciplinata la reggenza e non la soppressione indebita di 236 scuole superiori".

"Ora con la stralcio del comma dalla legge n. 228 del 24 dicembre 2012, l'Anief - prosegue la nota - torna alla carica. Dopo la denuncia fatta alla stampa lo scorso giugno, subito dopo la sentenza della Consulta, e di fronte all'illegittima organizzazione delle scuole autonome nel territorio, ricorda che sono 2.611 le scuole soppresse illegittimamente nell'a.s. 2012/13: metà di esse (1.404) sono scuole dell'infanzia, primarie e circoli didattici, 2.375 nel primo ciclo di istruzione, 39 istituti professionali, 174 istituti tecnici e 23 licei. Quasi la metà dei tagli al Sud in Campania, Sicilia, Puglia e Calabria, anche il Lazio a quota meno 300 istituti.

Con il 2013 alle porte, l'Anief ha così deciso di scrivere a tutti i presidenti delle Regioni e agli assessori italiani competenti, per chiedere loro un incontro urgente con i propri referenti regionali, al fine di sapere quando saranno annullati i recenti decreti di rideterminazione della rete scolastica. È indicativo, a tal proposito, che persino, l'ARAN, sempre dopo un'articolata denuncia dell'Anief, sia intervenuto sulla questione il 22 novembre 2012, chiarendo che le RSU elette lo scorso marzo nelle scuole dimensionate rimarranno in carica per tutto il loro mandato, viste le novità normative previste proprio nel disegno di legge di stabilità (n. 5534) presentato ad ottobre dal Governo".

"Il momento è particolarmente delicato - spiega Marcello Pacifico, presidente nazionale dell'Anief e delegato Confedir alla scuola - perché dal 21 gennaio al 28 febbraio prossimi si riaprono le preiscrizioni degli studenti alle classi prime delle scuole primarie e secondarie di primo e secondo grado proprio per l'anno scolastico 2013/2014. Se la scuola rimarrà nell'illegalità, sarà necessario ripercorrere quella via giudiziaria il cui iter era stato sospeso lo scorso autunno in virtu' delle nuove regole che sembrava dovessero essere approvate".

"Bisogna ricordare, infatti, che a seguito di questo illegittimo dimensionamento - continua il sindacalista Anief-Confedir – sono saltate anche numerose direzioni-presidenze e sono stati dichiarati in esubero diversi direttori di servizi generali e ammnistrativi, mentre sono state sconvolte le graduatorie interne d'istituto e sono stati cancellati più di mille posti in organico Ata".

Secondo Pacifico non può passare inoltre inosservato il fatto "che la metà dei tagli riguardi proprio quel primo ciclo di istruzione che è stato già ferito dalla riforma Gelmini conl'introduzione del maestro unico, la cancellazione dell'insegnante specialista di lingua inglese, la riduzione dell'orario di lezione e del tempo pieno e prolungato: non e' un caso se nell'ultimo rapporto i nostri studenti delle scuole materne ed elementari da primi si sono ritrovati al fondo delle classifiche internazionali".

Fonte: Italpress

Anche se stavolta non sono arrivati altri tagli agli organici, dopo quelli draconiani degli ultimi sei anni, l'ultimo atto della legislatura e del Governo Monti ha rifilato alla scuola e all'università italiana un'altra brutta "spallata".

Lo sostiene l'Anief secondo cui attraverso la legge di stabilità si è provveduto ad applicare un ulteriore taglio del "fondo di istituto" di altri 47,5 milioni: per ogni scuola il taglio complessivo per finanziare progetti, ripetizioni agli studenti in difficoltà, visite didattiche e tutto quello che riguarda le attività a completamento della didattica si tradurrà quindi in una mancata assegnazione pari a 40-50mila euro.

Secondo Marcello Pacifico, presidente dell'Anief e delegato Confedir per la Scuola, "con l'attuazione di questi provvedimenti peggiorativi, si mette a serio rischio il regolare funzionamento dell'istruzione pubblica italiana. La decurtazione del trattamento accessorio riservato al Fis, altra contropartita per la cancellazione dell'inaudita norma sull'introduzione delle 24 ore di insegnamento settimanale dei docenti di scuola media e superiore, comporterà un ulteriore ridimensionamento delle attività funzionali al Piano dell'offerta formativa, approvate della scuole autonome ad inizio anno".

"Forte delusione - aggiunge Pacifico - c'è poi per la mancata approvazione dell'emendamento che avrebbe reso giustizia a più di 3mila docenti e Ata che lo scorso anno scolastico, avendo raggiunto la fatidica quota 96 tra periodo di servizio svolto ed età anagrafica, avevano presentato regolare domanda di pensionamento, salvo vedersela respinta a seguito di una riforma che non ha tenuto conto dei loro diritti acquisiti. Per non parlare dei 300 milioni di euro sottratti all'Università pubblica, che costringeranno gli atenei a non finanziare i servizi per gli studenti e metteranno in pericoli gli stipendi di professori, ricercatori e personale. Persino sul precariato questo Governo non poteva fare peggio: invece di assumere i precari che hanno svolto più di 36 mesi di servizio, ha ottenuto con il consenso dei sindacati la proroga dei contratti in scadenza, attuando un accordo in palese contraddizione con la normativa comunitaria. Se si voleva lasciare un messaggio al Paese - conclude il rappresentante Anief-Confedir -, con questi provvedimenti si è solamente confermata la scarsa attenzione che da troppo anni lo Stato italiano presta per l'istruzione e la cultura dei suoi cittadini".

Fonte: Italpress

 

"Quando l'UE apre una procedura d'infrazione per tutelare i nostri ovini, subito, il legislatore interviene, quando ne apre una sui precari della scuola, invece, emana norme in deroga per abusare dei contratti a termine, senza pensare alla conseguenze esistenziali di tale scelte nella vita degli assunti e sanzionatorie a carico di tutta la comunità".

Così in una nota l'Anief-Confedir, che chiede l'accesso agli atti su tutte le procedure d'infrazione attivate nello scorso trimestre contro lo Stato italiano e annuncia ricorso ai Tribunali.

Fonte: Italpress

 

Sottratti dal Fis altri 47,5 milioni, ridotti ancora i permessi sindacali e la portata di alcuni progetti nazionali. Per i sindacati è poi grave che nella versione approvata manchino alcuni emendamenti. Come quelli sui ‘quota 96’ e sullo stop al dimensionamento. E agli atenei non arriveranno 300 milioni: per la Flc-Cgil 30 rischiano di chiudere.

Per diverse settimane, a cavallo tra ottobre e novembre, si è parlato ininterrottamente di legge di stabilità. Poi, venuto meno, a furor di popolo, l’emendamento che avrebbe portato a costo zero l’orario settimanale da 18 a 24 ore, il mondo della scuola è tornata a disinteressarsi di quella che una volta era più semplicemente chiamata “finanziaria”. Al punto che l’approvazione definitiva, arrivata la sera del 21 dicembre, è stata quasi ignorata.

Eppure qualche provvedimento riguardante la scuola c’è. Ad iniziare da un ulteriore sforbiciata, “a decorrere dall’anno 2013” (dopo quella triennale prevista all’Aran per recuperare gli scatti d’anzianità) al taglio delle “competenze accessorie” allocate nel Fondo d’Istituto, pari a 47,5 milioni di euro. C’è poi, dopo il quasi dimezzamento operato dalla riforma Brunetta della Pa, un’altra riduzione dei distacchi e dei permessi per motivi sindacali. Per i comandi c’è una novità importante: potranno essere autorizzati “solo con oneri a carica dell’amministrazione richiedente”. In arrivo anche il ridimensionamento dei progetti Smart city, nonché dei fondi Frist e Trin.

Ai sindacati la manovra conclusiva del Governo Monti non è proprio piaciuta. Ad iniziare dall’Anief, secondo cui “si continuano a tagliare fondi importanti all’istruzione pubblica, in controtendenza con quanto avviene nei paesi più sviluppati”. Per l’organizzazione di Marcello Pacifico, l’ulteriore riduzione del Fis comporterà, alla resa dei conti, “per ogni scuola il taglio complessivo per finanziare progetti, ripetizioni agli studenti in difficoltà, visite didattiche e tutto quello che riguarda le attività a completamento della didattica”, per una “mancata assegnazione pari a 40-50mila euro” ad istituto.

L’Anief ha inoltre ricordato alcuni dei mancati provvedimenti. Sempre con al centro la scuola. Il primo riguarda , l’emendamento per i ‘quota 96’, che avrebbe permesso al personale della scuola che aveva fatto domanda di pensionamento di lasciare il servizio usufruendo delle norme precedenti alla riforma Fornero. “Di questa deroga, però, non c’è traccia. Come si è dissolto nel nulla – sottolinea il sindacato autonomo - l’emendamento che avrebbe dovuto cancellare la soppressione di 2mila istituti, ritenuta la scorsa estate incostituzionale dalla Consulta attraverso una sentenza inequivocabile”.

Secondo Marcello Pacifico, presidente dell’Anief e delegato Confedir per la Scuola, “con l’attuazione di questi provvedimenti peggiorativi si mette a serio rischio il regolare funzionamento dell’istruzione pubblica italiana. La decurtazione del trattamento accessorio riservato al Fis, altra contropartita per la cancellazione dell’inaudita norma sull’introduzione delle 24 ore di insegnamento settimanale dei docenti di scuola media e superiore, comporterà un ulteriore ridimensionamento delle attività funzionali al Piano dell’offerta formativa”.

A far alzare la voce dei sindacati è anche il mancato stanziamento di 300 milioni per il fondo di finanziamento ordinario delle università: quello che lo stesso ministro Profumo non ha esitato a definire come “un errore strategico che pregiudica il funzionamento dell'intero sistema della formazione superiore”.

Per il segretario generale della Flc-Cgil questa mancata operazione porterà “al rischio di fallimento di 30 atenei e gli altri non potranno garantire più una qualità formativa adeguata.Il fondo ordinario dopo, i tagli epocali della Gelmini, non garantisce nemmeno la copertura delle spese di funzionamento con l'inevitabile conseguenza di ridurre la ricerca e i servizi agli studenti. Le tasse universitarie saranno ulteriormente aumentate e tutto questo provocherà la diminuzione delle iscrizioni”. Secondo Pantaleo, inoltre, “sono stati ridotti 300 milioni al fondo ordinario 2013 ma sono stati distribuiti soldi a pioggia per accontentare lobby e microinteressi dai quali evidentemente Monti e i suoi Ministri pensano di ricavare qualche beneficio elettorale”.

Fonte: Tecnica della Scuola

Tra assenti alle preselettive e non idonei se ne contano già 240mila: i tre quarti dei candidati iniziali! Ora però anche i laureati prima del 2002-2004, pur avendo ottenuto da 35 punti in su, se non hanno fatto ricorso al Tar riceveranno nei prossimi giorni la notifica di esclusione. A meno che non facciano ora ricorso straordinario al Presidente della Repubblica.

La selezione per il concorso a cattedra si è rivelata più spietata del previsto: a seguito dei risultati delle prove preselettive sono rimasti esclusi, infatti, 175.815 dei 264.423 che hanno svolto la verifica. Se a questi aggiungiamo i 63.375 che non si sono presentati, il numero di candidati che non potranno svolgere le prove scritte, in programma a gennaio, sfiora quota 240mila. Considerando i 327.798 aspiranti docenti che hanno fatto domanda, le preselettive sono sicuramente servite a centrare lo scopo iniziale: tenere lontani dalle prove vere e proprie ben tre candidati su quattro iniziali.

Più di qualcuno ha detto che si è esagerato, proponendo dei test preselettivi davvero ostici. Il ministro Profumo ha invece parlato, riferendosi all’ausilio della rete informatica per realizzare le verifiche, di “primo passo verso la modernizzazione” e di modalità da esportare anche in altri settori delle pubblica amministrazione, visto che “chi ha studiato ha ottenuto ottimi risultati”.

Impossibile capire chi ha ragione. Di sicuro, però, la selezione non è certamente finita. Dalle risultanze delle prove successive dovranno infatti scaturire gli 11.542 vincitori. Che significa escludere ancora più o meno un candidato ogni otto ammessi. O forse anche meno. Visto che gli Usr nei giorni a cavallo delle festività natalizie avranno il compito di verificare i titoli di accesso. E poiché, a quanto sembra, vi sono diversi candidati che hanno svolto le prove pur avendo superato la soglia, posta dal Miur tra il 2002 ed il 2004, che intendeva discernere i titoli utili all’accesso al concorso da quelli ritenuti non utili, c’è da aspettarsi che il numero di esclusi possa anche crescere.

Questa possibilità è stata messa in evidenza in queste ore dall’Anief: il sindacato autonomo, dopo aver deciso da qualche giorno di difendere il diritto a proseguire le prove per coloro che hanno conseguito un punteggio tra 30-34,5/50, stavolta annuncia di voler tutelare i diritti dei “moltissimi” candidati prof che hanno partecipato con successo alle preselettive, pur essendosi laureati prima della fatidica soglia. L’Anief ricorda che tutti quelli che sono approdati alle preselettive in questa situazione senza fare ricorso al Tar del Lazio, è praticamente scontato “che riceveranno nei prossimi giorni la notifica di esclusione”.

Su di loro “pende adesso la spada di Damocle dell’esclusione per mancanza dei requisiti d’accesso previsti. Per evitare la loro esclusione, Anief riapre i termini di adesione proponendo un ricorso straordinario al Presidente della Repubblica (i cui termini di scadenza sono di 120 giorni dall’emanazione del bando), al fine di consentire a questi candidati di poter prendere parte alle prove scritte”.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Qualche giorno fa i Precari Uniti contro i Tagli hanno scritto al capo dipartimento, Lucrezia Stellacci, come indicato dal ministro Profumo, per avere lumi su delle affermazioni dello stesso responsabile del Miur. Tra cui quella che il concorso a cattedra sarebbe stato bandito solo nelle classi di concorso e regioni prive di abilitati. La risposta: sono fuori sede fino al 7 gennaio, inviate un’e-mail.

“Sono fuori sede fino al 7 gennaio 2013. Le richieste di informazioni inerenti il concorso e le immissioni in ruolo degli ATA dovranno essere inviate all'indirizzo: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.”. È un risposta sintetica quella fornita dalla dottoressa Lucreazia Stellacci, capo dipartimento del Miur, al gruppo di docenti "Precari Uniti contro i Tagli" che nei giorni scorsi avevano aderito all’invito del ministro Profumo – espresso durante la video chat andata in onda al TG1 20 dicembre - di inviare proprio all’alto dirigente del Miur eventuali richieste sulle mancate immissioni in ruolo del personale Ata.
Il rinvio della Stellacci, che di fatto procrastina il chiarimento a dopo le festività natalizie, non piacerà ai precari. I quali nella lettera sottolineavano scarsa considerazione per delle recenti dichiarazioni di Profumo. E facevano intendere di avere una certa fretta nel conoscere come stanno effettivamente le cose.

“Il Ministro afferma erroneamente per ben due volte – hanno scritto i Precari Uniti contro i Tagli - che al concorso inizialmente non erano stati ammessi i non abilitati, ma che questi hanno potuto partecipare alla preselezione grazie ad un ricorso. Successivamente afferma anche, sempre erroneamente, che il concorso è stato bandito solo in classi di concorso e regioni in cui non sono presenti abilitati (cioè in c.d.c. esaurite). Da dove nascono affermazioni simili? Dall'ignoranza del Ministro oppure da una strumentalizzazione dei media? E' stato dichiarato il falso e Lei lo sa bene quanto noi precari”.

I precari ricordano che il concorso “è stato bandito su classi di concorso in Regioni in cui risultano esuberi: Campania, Sicilia, Calabria, Sardegna, Puglia. Regioni che sono state a suo tempo già abbondantemente massacrate dai tagli, le cui graduatorie ad esaurimento sono infinite, inesauribili; ci sono addirittura ancora le graduatorie di merito (del concorso del '99 e in alcuni casi anche del '90) e gli esuberi dei docenti di ruolo. E il concorso era aperto ai non abilitati di tutte queste c.d.c., come risulta dal bando. Perché – chiedono pubblicamente - dire il falso, perché affermare il contrario quando esistono dati e tabelle da voi stessi pubblicati?”.

Nella lettera, i precari si rivolgono quindi all’ex responsabile dell’Usr della Puglia con toni decisi. “Ci illumini, Dott.ssa Stellacci perché altrimenti non capiamo come mai ci siano così tanti insegnanti precari della scuola in attesa di stabilizzazione. I dati sulle graduatorie e sui posti messi in bando dal concorso sono accessibili da chiunque, non sono segrete ma pubbliche, vogliamo mettere a confronto tali dati? Vogliamo dare una smentita a ciò che il ministro Profumo ha asserito con tanto candore?”.

E ancora: “Indignati? Offesi? Sì!”. Prima di chiudere, i precari, “in nome della trasparenza”, hanno anche chiesto che siano rese pubbliche, “in tempi brevi, le effettive disponibilità per Provincia e non per Regione” del concorso a cattedra.

Nessuna risposta, almeno sino all’Epifania, nemmeno per quanto riguarda i tempi di assunzione dei circa 5.400 precari Ata che attendono dalla scorsa estate e per i quali nelle ultime settimane hanno fatto pressioni anche i sindacati della scuola, in particolare la Flc-Cgil e l’Anief.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Udu, Uds e Rete della Conoscenza ritengono grave che nel 2010 gli studenti che hanno conseguito la laurea siano calati di 3.700 unità. E che si siano ridotte le iscrizioni alla scuola superiore: colpa dell'aumento dei costi per i contributi volontari, vere e proprie tasse obbligatorie. Intanto l’Anief ricorda: un basso tasso di scolarizzazione è quasi sempre l’anticamera dell’emarginazione sociale.

I dati diffusi dall’Istat nell’Annuario Statistico 2012 non piacciono proprio agli studenti. Secondo Michele Orezzi, coordinatore dell’UdU, siamo di fronte a “solo l’ennesima dimostrazione della profonda crisi che denunciamo da tempo. Il calo delle immatricolazioni che ci portiamo avanti dal 2004 continua e nell’ultimo anno si è registrato un calo, proprio per le immatricolazioni, del 2,2%. Nel 2010 gli studenti che hanno conseguito la laurea sono calati di 3.700 unità. Il rapporto tra immatricolati all’università e studenti diplomati, ovvero il rapporto tra gli studenti usciti dalle scuole superiori e quelli che si iscrivono all’università, cala ancora raggiungendo il 61,3 %, due punti in meno dell’anno precedente.”

Continua Orezzi: “Gli obiettivi Europei ci chiedono di ridurre la dispersione scolastica e di aumentare il numero di laureati. Non è vero né che abbiamo troppe università né che abbiamo troppi laureati. Solo un piccolo gruppo di ideologi che non guardano alla realtà sostiene oggi queste assurde tesi”.

L’Unione degli Universitari ha già denunciato da tempo anche il pesante aumento delle tasse universitarie, le terze più alte in Europa, e i drastici tagli imposti al sistema di Diritto allo Studio Universitario, già sotto finanziato. “Serve una risposta – ha detto Orezzi - per i 46 mila studenti capaci e meritevoli ma privi di mezzi che non ricevono la borsa di studio per mancanza di fondi, serve una risposta al continuo aumento della tassazione studentesca”.

Sotto accusa, infine, il dato allarmante sul calo delle immatricolazioni. E quello sul calo del rapporto tra gli studenti diplomati che entrano nel mondo universitario.

Ma anche che non entrano nel mondo del lavoro (un under 35 su tre). O che nemmeno si iscrivono al biennio delle superiori. "I dati del 2011 - ha detto Roberto Campanelli, coordinatore nazionale dell'Unione degli Studenti - mostrano come calino anche le iscrizioni alla scuola superiore: un dato che deriva dall'aumento dei costi per i contributi volontari che troppo spesso sono vere e proprie tasse obbligatorie, esattamente come dei tagli sui servizi e delle difficoltà che sempre più famiglie incontrano per l'acquisto di libri o per pagare le ripetizioni. Per questo crediamo sia indispensabile investire realmente nella scuola pubblica, evitando la dispersione e permettendo agli studenti e alle studentesse di avere una loro autonomia sociale rispetto alla propria famiglia"

Sulla stessa lunghezza d’onda si posizione Federico Del Giudice, portavoce nazionale della Rete della Conoscenza: "Riteniamo drammatici questi dati: dimostrano infatti che la situazione della nostra generazione è estremamente difficile”. Basta dire che “il lieve aumento dell'occupazione nell'ultimo anno non ha minimamente toccato gli under 35".

Ma non sono stati solo i rappresentanti degli studenti ad aver mostrato preoccupazione per il rapporto annuale dell’Istat. Secondo l’Anief, ciò conferma che in Italia il quadro non è solo stagnante, ma sta peggiorando di anno in anno. Per il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, “è impossibile negare il nesso logico che si è venuto a determinare tra la sempre più modesta considerazione sociale verso l’istruzione superiore-universitaria e lo scarso investimento dei Governi degli ultimi anni nei confronti dell’istruzione. È un dato emblematico. Perché uno Stato che non investe nella scuola, non si capisce perché dovrebbe investire nelle famiglie”.

Ma l’Istat ci dice anche che la disoccupazione sta anche diventando sempre più di tipo intellettuale: i laureati tra i 25 e i 29 anni che non lavorano sono infatti il 16 per cento, mentre i diplomati della stessa fascia d’età privi di occupazione si fermano al 12,6 per cento. “È un altro dato su cui bisognerebbe far riflettere i nostri parlamentari – sostiene Pacifico – perché mentre in Italia non valorizziamo coloro che conseguono i titoli di studio più elevati, mettendo anche ciclicamente in discussione il loro valore legale, nei Paesi europei più sviluppati avviene esattamente l’opposto. Con incentivi sia sul fronte della formazione, sia in fase di spendibilità del diploma. Questi Paesi sanno bene che un basso tasso di scolarizzazione è quasi sempre l’anticamera dell’emarginazione sociale”.

Anche la volontà espressa dal Miur di chiudere il concorso a cattedra ai laureati degli ultimi dieci anni è davvero un brutto segnale: “in questo modo – ha concluso il leader dell’Anief – il Miur ha letteralmente tarpato le ali di centinaia di migliaia di giovani che hanno investito nello studio. E a cui si dice, senza nemmeno il supporto di una norma, che si devono accomodare in sala di attesa”.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

I dati Istat 2011 su lavoro e istruzione, resi pubblici nelle ultime ore, sono davvero preoccupanti: dimostrano che in Italia il quadro non è solo stagnante, ma sta peggiorando di anno in anno. Ormai un giovane ogni tre con meno di 35 anni è privo di occupazione. E comincia a subentrare la sfiducia nella formazione superiore e specialistica: si riduce, infatti, il numero di iscrizioni alle scuole medie di secondo grado e di immatricolazioni all'università.

Secondo il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico, "è impossibile negare il nesso logico che si è venuto a determinare tra la sempre più modesta considerazione sociale verso l'istruzione superiore-universitaria e lo scarso investimento dei Governi degli ultimi anni nei confronti dell'istruzione pubblica e universitaria. È un dato emblematico. Perché uno Stato che non investe nella scuola, non si capisce perché dovrebbe investire nelle famiglie".

"Ma l'Istat ci dice anche che la disoccupazione sta anche diventando sempre più di tipo intellettuale - sottolinea l'Anief -: i laureati tra i 25 e i 29 anni che non lavorano sono infatti il 16 per cento, mentre i diplomati della stessa fascia d'età privi di occupazione si fermano al 12,6 per cento".

" È un altro dato su cui bisognerebbe far riflettere i nostri parlamentari - sostiene Pacifico - perché mentre in Italia non valorizziamo coloro che conseguono i titoli di studio più elevati, mettendo anche ciclicamente in discussione il loro valore legale, nei Paesi europei più sviluppati avviene esattamente l'opposto. Con incentivi sia sul fronte della formazione, sia in fase di spendibilità del diploma. Questi Paesi sanno bene che un basso tasso di scolarizzazione e' quasi sempre l'anticamera dell'emarginazione sociale".

"Anche le scelte scellerate del Ministero dell'Istruzione di chiudere il concorso a cattedra ai laureati degli ultimi dieci anni è davvero un brutto segnale. In questo modo - continua il presidente dell'Anief - il Miur ha letteralmente tarpato le ali a centinaia di migliaia di giovani che hanno investito nello studio. 

E a cui si dice, senza nemmeno il supporto di una norma, che si devono accomodare in sala di attesa. E che dire, passando al livello universitario, della cancellazione della preziosa figura del ricercatore? Oppure della maggiore valutazione, in fase concorsuale per diventare docenti accademici, delle ricerche numericamente maggiori e non di quelle di alto spessore qualitativo? È questa la nuova linea del merito?".

Fonte: Italpress

 

Si avvia a conclusione lo svolgimento delle prove preselettive per l'accesso al concorso a cattedra, che consentirà di selezionare 11.542 docenti da assegnare a tutti i livelli scolastici. Dai primi dati, la media dei candidati che sono riusciti a superare la prova sembra attestarsi intorno al 30%. "Molti candidati si sono lamentati perché numerosi quesiti a cui hanno dovuto rispondere erano troppo generici, cervellotici e non certo indicati a selezionare dei futuri insegnanti – afferma l'Anief in una nota -. Con il risultato che migliaia di laureati, anche con il massimo dei voti e dopo aver conseguito master e dottorati, si sono ritrovati incredibilmente esclusi".

Secondo l'ufficio studi dell'Anief "siamo di fronte ad una selezione iniziale impropria: il criterio adottato dal Ministero dell'Istruzione è stato, evidentemente, quello di sfoltire il più possibile il futuro lavoro delle commissioni insediate dagli Uffici Scolastici Regionali per valutare la preparazione e le capacità degli oltre 320mila aspiranti docenti. Ponendo loro dei quesiti più adatti ad appassionati di enigmistica che a dei futuri professionisti dell'insegnamento".

"Ma anche scegliendo di collocare la soglia minima per passare alle prove selettive a 35/50: una soglia che va ben oltre, in proporzione, ai 6/10 previsti dal Decreto Legislativo 297/94 che costituisce, sino a prova contraria, il principale riferimento normativo per la selezione dei docenti nella scuola pubblica", prosegue il sindaco.

"L'Anief ha deciso di farsi portavoce di queste contraddizioni - spiega Marcello Pacifico, presidente del sindacato -, in particolare del fatto che il Miur avrebbe dovuto ridurre la soglia minima di accesso a 30/50. Tutti coloro che hanno dunque conseguito tra 30 e 34 punti non si rassegnino, perché tramite la nostra assistenza potranno rivolgersi al Tribunale amministrativo regionale e chiedere il rispetto delle norme vigenti. L'obiettivo, ovviamente, e' quello di accedere direttamente alle prove disciplinari scritte, il cui calendario verrà pubblicato il prossimo 15 gennaio".

"Il Miur si dovrà ricredere: alzare troppo l'asticella del punteggio minimo non è stata una scelta saggia. Il Ministero ha in questo modo inibito il diritto dei candidati a una valutazione equa del loro merito, ovvero di conoscenze e competenze acquisite, utile per accedere alle prove successive", conclude il presidente dell'Anief.

Fonte: Italpress

 

La Commissione Europea ha aperto una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia per la reiterazione illegittima dei contratti a termine. Gli atti però sono stati segretati.

“Sono due le cose che ho fatto finora – spiega Tonino Russo, deputato Pd in Commissione cultura - innanzitutto ho chiesto gli atti all'Unione Europea, per capire quali fossero le ragioni dell'attivazione della procedura di infrazione, richiesta negata con la spiegazione che gli atti non saranno divulgati ai singoli parlamentari ma solo alle istituzioni. Fatto gravissimo di cui ho chiesto conto sia al Miur che a Manuela Ghizzoni, in qualità di presidente della Commissione cultura. Abbiamo poi domandato di avere accesso alla relazione dell'ufficio Massimario della Cassazione prodotta proprio per la Commissione Europea per documentare la vicenda del precariato. E siamo convinti che il motivo della segretazione degli atti sia proprio questa relazione”.

“Come Anief - aggiunge marcello Pacifico, presidente di Anief - abbiamo presentato una denuncia a Bruxelles per la reiterata violazione dell'Italia ed entro un mese i giudici decideranno se ci sono gli estremi per procedere contro lo Stato italiano. Dopodiché avranno un anno di tempo per verificare se quanto denunciato corrisponde al vero (cioè se l'Italia viola la direttiva europea). Lo Stato a quel punto è tenuto a rispondere nel merito della questione e se la violazione è accertata si procede con la messa in mora, cioè il pagamento di una di una sanzione che può arrivare fino a 8 milioni di euro, sanzione che poi darebbe indirettamente ragione a tutti i precari che hanno presentato ricorso nei tribunali italiani”.

Inoltre non è il primo richiamo che l'italia riceve: “Questa – contina Pacifico - è la terza procedura di infrazione aperta nei confronti dell'Italia a causa della reiterazione dei contratti a termini (sia per quanto riguarda il personale Ata che per i docenti)”

Per quanto riguarda però il riconoscimento del diritto alla stabilizzazione dei precari la situazione rimane confusa: “La parola 'fine' a questa questione deve essere messa da Bruxelles – spiega il presidente di Anief - , visto che si tratta del rispetto di una direttiva europea. Al momento invece la posizione dei giudici italiani non è scontata: dall'aprile scorso l'Avvocatura dello Stato tende invece consigliare agli avvocati di ostacolare chi chiede l'applicazione della sentenza di Strasburgo. D'altra parte lo Stato italiano non può delegare la regolamentazione della materia alla direttiva europea, ma deve piuttosto assicurarsi che le nostre leggi e la loro applicazione non siano in contrasto. Serve oggi una risposta chiara che a questo punto può essere data solo se un giudice italiano decide di sollevare la questione alla Corte europea”.

Probabilmente inoltre gli atti sono stati segretati anche per questo motivo: “Se venisse fuori che la Cassazione nella sua relazione presentata alla Commissione dà credito all'illegittimità della reiterazione dei contratti sarebbe in contraddizione con se stessa”,un fatto comunque “assurdo visto che l'Ue prevede la trasparenza degli atti”.

E dire che tutta la questione si basa su un illogicità di fondo, come chiarisce Russo: “ Pur di risparmiare sui diritti delle persone, le istituzioni finiranno per sborsare più soldi in risarcimenti e spese legali di quanto costerebbe stabilizzare i precari.”. Infatti, continua il deputato, “con il blocco degli scatti di anzianità attualmente un docente precario tra stipendio e disoccupazione costa allo Stato 30mila euro all'anno, contro i 29.500 di un indeterminato, stando a uno studio della Cgil. Questa situazione è il frutto di anni di politiche irresponsabili: tra le amministrazioni dello Stato il Miur è quella che ha il numero più alto di contenziosi aperti, eppure ci sono 100mila posti vacanti che potrebbero essere utilizzati per una stabilizzazione a scaglioni a costo zero. Come si può parlare di concorso, che pure di per sé è uno strumento valido, in una situazione del genere?”
E conclude: “La prossima legislatura dovrà necessariamente fare i conti con questa situazione: c'è bisogno di una forte discontinuità con l'atteggiamento attuale. Servono riforme pensate sul lungo medio-termine e avviare un serio tavolo di confronto per mettere fine al precariato. In ogni caso siamo convinti che alla fine la legge prevarrà”

Fiducioso anche Pacifico, pur premettendo che la strada è ancora lunga: “Il problema è che il ricorso deve essere fatto entro 10 anni, ma si tratta di una battaglia giuridica per il diritto al lavoro che siamo convinti nel lungo termine ci darà ragione (sia per quanto riguarda la stabilizzazione che il risarcimento)”.

Fonte: Orizzonte Scuola

 

"Tra domani e dopodomani saranno oltre 320mila i candidati che si recheranno nelle 2.520 aule informatiche predisposte dal Ministero dell'Istruzione per partecipare alle prove preselettive e tentare di accedere al concorso: una procedura - che vede coinvolte quasi 260 mila donne, con l'età media vicina ai quarant'anni e oltre la metà dei candidati concentrati al Sud per maggiore disponibilità di posti - che torna dopo 13 anni di assenza e servirà a selezionare 11.542 docenti distribuiti su tutti gli ordini scolastici".

Lo ricorda l'Anief, sottolineando che "Alla fine tutti i laureati negli ultimi dieci anni e i docenti gia' di ruolo che, attraverso il patrocinio dell'Anief, hanno fatto ricorso al Tar del Lazio potranno partecipare alle prove e rispondere ai 50 quesiti a risposta multipla su capacità logiche e di comprensione del testo, competenze digitali e linguistiche".

Marcello Pacifico, presidente dell'Anief, ricorda che "i giudici del Tar, come ha sempre sostenuto il nostro sindacato, hanno esaminato le leggi vigenti e appurato che il Miur non poteva escludere dal concorso degli aspiranti docenti solo perché il loro titolo era stato conseguito dopo un'artificiosa barriera cronologica, introdotta dagli organizzatori del concorso e posizionata tra il 2002 e il 2004. Anche perché in questo modo si sarebbe preclusa l'unica modalità per ringiovanire il corpo docente italiano, che con la media anagrafica superiore ai 50 anni si colloca tra le più alte al mondo".

Fonte: Italpress

 

Tra domani e dopodomani saranno oltre 320mila i candidati che si recheranno nelle 2.520 aule informatiche predisposte dal ministero dell'Istruzione per partecipare alle prove preselettive e tentare di accedere al concorso: una procedura che torna dopo 13 anni di assenza e servirà a selezionare 11.542 docenti distribuiti su tutti gli ordini scolastici. Alla fine, tutti i laureati negli ultimi dieci anni e i docenti già di ruolo che, attraverso il patrocinio dell'Anief, hanno fatto ricorso al Tar del Lazio potranno partecipare alle prove e rispondere ai 50 quesiti a risposta multipla su capacità logiche e di comprensione del testo, competenze digitali e linguistiche.



Marcello Pacifico, presidente dell'Anief, ricorda in una nota che "i giudici del Tar, come ha sempre sostenuto il nostro sindacato, hanno esaminato le leggi vigenti e appurato che il Miur non poteva escludere dal concorso degli aspiranti docenti solo perché il loro titolo era stato conseguito dopo un'artificiosa barriera cronologica, introdotta dagli organizzatori del concorso e posizionata tra il 2002 e il 2004.
Anche perché in questo modo si sarebbe preclusa l'unica modalità per ringiovanire il corpo docente italiano, che con la media anagrafica superiore ai 50 anni si colloca tra le più alte al mondo".

"Come non era possibile - continua Pacifico - lasciare fuori da un concorso della pubblica amministrazione del personale in possesso dei requisiti per accedervi, ma 'colpevole' di essere stato già assunto con altre mansioni: si sarebbe trattato del primo caso del genere nella storia delle selezioni pubbliche italiane. E questo il nostro sindacato non lo ha permesso".

Anief ricorda a tutti i 2.000 ricorrenti laureati negli ultimi dieci anni che dovranno recarsi nelle sedi d'esame indicate negli elenchi forniti dal Miur: come indicato in una nota pubblicata nelle ultime ore dallo stesso Ministero dell'Istruzione, è bene che i partecipanti alle prove preselettive in programma in Campania, Liguria, Molise, Puglia, Sardegna e Toscana controllino nuovamente la data e il luogo di svolgimento dove sono stati destinati. A seguito di eventi inattesi collegati a cause di forza maggiore, in alcune località di queste regioni i calendari sono stati infatti ripubblicati.

Tutti i ricorrenti docenti di ruolo dovranno invece verificare sul sito internet dell'Ufficio Scolastico Regionale che ha gestito la domanda di partecipazione al concorso, quali sono le sedi espressamente destinate allo svolgimento delle preselezioni per i concorrenti esclusi dagli elenchi degli ammessi ma in possesso di provvedimento cautelare.

Fonte: TMNews

 

È conto alla rovescia per la prova preselettiva del concorso per insegnanti indetto dal ministro Francesco Profumo, che si svolgerà, vista la mole di candidati, in due giornate fra lunedì e martedì. 

Ultimi ripassi delle domande (3.500 sono quelle nel database) e un occhio al calendario 'variabile’ (il ministero ha chiesto di tenere d'occhio fino all'ultimo possibili mutamenti di aule o orari) segnano le ultime ore prima dell'avvio della selezione. La prima dopo 13 anni nella scuola. La prima al mondo totalmente computer based (svolta con mezzi informatici) con oltre 300mila iscritti alla preselezione. Una mole enorme che ha costretto il Miur a forti sforzi di organizzazione. Pende intanto l'ombra dei ricorsi. Molti di quelli portati avanti dal Codacons, dal sindacato Anief, dall'Adida, Associazione docenti invisibili da abilitare, hanno già avuto esiti a favore degli esclusi dalla preselezione.

In tutto sono 321.210 i candidati alla prova preselettiva, oltre 27 per ciascun posto. Le cattedre a bando sono 11.542. Dei partecipanti la gran parte - 258.476 – è costituita da donne. I restanti 62.734, sono uomini. Ben i due terzi degli aspiranti insegnanti che hanno fatto domanda di partecipazione al concorso non proviene dalle graduatorie ad esaurimento. Sono persone che attualmente fanno altri lavori e in molti casi non hanno mai insegnato. L'età media dei canditati è di 38,4 anni. Di poco più alta è l'età media degli uomini (40 anni) rispetto a quella delle candidate donne (38 anni). Nello specifico, la maggior parte dei candidati (158.879) ha un'età compresa tra 36 e 45 anni. Seguono i 113.924 candidati con un'età pari o inferiore ai 35 anni e i 45.595 con un'età compresa tra i 46 e i 55 anni. I candidati con un'età superiore a 55 anni sono 2.812. Sono oltre 7.400 le aule che saranno coinvolte nella procedura in tutta Italia.

Per passare la prova bisogna rispondere almeno a 35 quesiti su 50. Il tempo per lo svolgimento della preselezione è un minuto a quesito, 50 in tutto. Ogni candidato avrà davanti un computer con un software che è lo stesso su cui hanno potuto esercitarsi i prof in queste settimane di preparazione. Ogni prova sarà diversa con 50 quiz estratti da un database di 3.500.

Sono centinaia le persone ammesse poi via ricorso. "Solo l'Anief – ha spiegato all'agenzia di stampa Dire il presidente Marcello Pacifico- ha contribuito alla riammissione di 1.500 laureati degli ultimi 10 anni che non erano rientrati nei criteri del bando perché laureati dopo il 2004". Poi ci sono quelli che hanno vinto la causa con Adida e Codacons. Nel complesso si parla di quasi 2mila candidati in più. Poi ci sono anche gli insegnanti di ruolo a cui il bando non consentiva di partecipare che hanno fatto ricorso pure loro. Solo l'Anief è riuscita a farne ammettere 100. "Persone che non sanno dove devono andare a fare la prova a tutt'oggi- accusa Pacifico- dovranno presentarsi in una sede qualunque con il foglio del Tar per sostenere la prova. Vanno ammessi per forza".

In Rete ci si interroga, intanto, sul valore qualitativo delle domande della preselezione per selezionare i nuovi insegnanti. Per passarla bisogna fra l'altro sapere cosa significano le parole godet e martingala che appartengono al ramo della moda, carter (termine appartenente al linguaggio della meccanica) o la definizione di "home banking" (l'accesso via internet ai servizi della banca).

Fonte: Tuttoscuola

 

La soluzione trovata all’Aran da alcuni sindacati (Cisl, Uil, Snals e Gilda) per recuperare gli scatti di anzianità per il 2010 e 2011 non convince affatto la Flc- Cgil e l’Anief. L’accordo raggiunto prevede infatti, di finanziare quegli scatti di anzianità sottratti ingiustamente alla scuola cancellando quasi un terzo del fondo destinato allo stesso personale per svolgere le attività previste dal POF. Senza considerare per di più, che tutto parte da una vera e propria violazione all’art. 78 del Ccnl.

Perché se è vero che si sono trovati i soldi per il 2010 e per il 2011, la data di maturazione degli scatti stipendiali, prorogata di due anni nel cedolino di gennaio 2011 dal MEF, dovrebbe tornare a quella prevista nel cedolino del dicembre 2010. E quindi dovrebbe essere modificata la norma di legge che dichiara il servizio prestato negli ultimi due anni come” irrecuperabili ai fini economici e giuridici”. Ora, è evidente che se questa data non sarà spostata, i soldi sottratti al Mof non serviranno a maturare una maggiore pensione. E continueranno a ritardare di due anni i futuri aumenti di stipendio.

Se si pensa poi al fatto che, ancora oggi, al personale della scuola assunto nel 2010 viene negata la possibilità di realizzare la ricostruzione di carriera, appaiono chiari i dubbi dell’Anief sulla valenza giuridica della soluzione prospettata. Così come appare evidente che sottrarre nei prossimi anni soldi dal Miglioramento dell’offerta formativa e dalla contrattazione significa impossibilità di assolvere i compiti che ogni scuola autonoma si è prefissata. Perché, invece non utilizzare i 38 milioni di euro destinati a coprire le spese per il “dimensionamento”scolastico di centinaia di istituti (ma che in seguito alla sentenza n. 147 della Corte Costituzionale del giugno scorso non potranno essere usati a tal fine) per la copertura degli scatti automatici?

Anief non crede nel misero accordo concluso ma è pronta a dar battaglia per difendere i diritti dei lavoratori della scuola italiana. E per dimostrarlo impugnerà il contratto che prevede di cancellare per sempre dal 2014 gli scatti di anzianità citando in tribunale i sindacati che hanno appoggiato la nefasta disposizione.

Fonte: Informatore Scolastico

 

Sono più di 2000 i docenti laureati degli ultimi dieci anni che si sono rivolti al Tar Lazio al fine di poter partecipare all'ultimo concorso a cattedra, di cui oltre 1500 con il patrocinio del sindacato Anief.

Dopo le prime ordinanze cautelari e i decreti monocratici ottenuti, i giudici del Tar del Lazio hanno adesso esteso il provvedimento cautelare a tutti i ricorrenti.

Il sindacato spiega che, considerato che la presentazione del provvedimento giudiziario presso la sede di svolgimento delle preselezioni è richiesta dal Miur solo a coloro che non sono stati inseriti negli elenchi degli ammessi pubblicati dagli Uffici Scolastici Regionali, tutti i ricorrenti già docenti di ruolo devono scaricare, stampare e portare con sé il proprio provvedimento cautelare.

I ricorrenti docenti di ruolo, inoltre, dovranno verificare sul sito internet dell'Ufficio Scolastico Regionale che ha gestito la domanda di partecipazione al concorso quali sono le sedi espressamente destinate allo svolgimento delle preselezioni per i concorrenti esclusi dagli elenchi degli ammessi ma in possesso di provvedimento cautelare.



Anief invita quindi tutti i ricorrenti a segnalare qualsiasi eventuale anomalia legata alla procedura di svolgimento concorsuale.

Fonte: TMNews

 

Sono più di 2000 i docenti laureati degli ultimi dieci anni che si sono rivolti al Tar Lazio al fine di poter partecipare all'ultimo concorso a cattedra, di cui oltre 1500 con il patrocinio del sindacato ANIEF.

"Dopo le prime ordinanze cautelari e i decreti monocratici ottenuti, i giudici del Tar del Lazio hanno adesso esteso il provvedimento cautelare a tutti i nostri ricorrenti, confermando l'apprezzamento del fumus boni iuris nei ricorsi presentati dall'ANIEF - si legge in una nota del sindacato -.

Considerato che la presentazione del provvedimento giudiziario presso la sede di svolgimento delle preselezioni è richiesta dal Miur solo a coloro che non sono stati inseriti negli elenchi degli ammessi pubblicati dagli Uffici Scolastici Regionali, ANIEF invita tutti i ricorrenti già docenti di ruolo a scaricare, stampare e portare con sé il proprio provvedimento cautelare (link in fondo al comunicato).

I ricorrenti docenti di ruolo, inoltre, dovranno verificare sul sito internet dell'Ufficio Scolastico Regionale che ha gestito la domanda di partecipazione al concorso quali sono le sedi espressamente destinate allo svolgimento delle preselezioni per i concorrenti esclusi dagli elenchi degli ammessi ma in possesso di provvedimento cautelare".

ANIEF invita tutti i ricorrenti "a segnalare prontamente qualsiasi eventuale anomalia legata alla procedura di svolgimento concorsuale, al fine di un intervento tempestivo mirato alla risoluzione della stessa. Per questo motivo, si evidenzia che il servizio di consulenza telefonica della segreteria nazionale sarà pienamente operativo negli orari e giorni di svolgimento delle prove".

Fonte: Italpress

 

"Le denunce dell'Anief sullo sfruttamento dei precari della scuola italiana producono importanti effetti anche nell'Ue: la Commissione europea, infatti, ha aperto una procedura di infrazione nei confronti dell'Italia per la violazione della normativa sulla reiterazione dei contratti a tempo determinato, in particolare nella scuola dove diverse decine di migliaia di docenti, amministrativi, tecnici ed ausiliari vengono per cattiva prassi assunti ad inizio anno scolastico e licenziati in estate in corrispondenza del termine delle lezioni". È quanto si legge in una nota dell'Anief.

"La decisione della Commissione Ue di chiedere spiegazioni formali sulla mancata applicazione della direttiva comunitaria 1999/70, che obbliga i datori di lavoro, in questo caso lo Stato, ad assumere a titolo definitivo il personale che ha svolto almeno 36 mesi di servizio, anche se frazionato, negli ultimi 5 anni, è giunta dopo le tantissime denunce presentate dall'Anief allo stesso organismo sovranazionale - prosegue l'Anief -. L'ultima ondata di ricorsi è stata consegnata agli uffici di Bruxelles e di Strasburgo personalmente dal presidente dell'Anief, Marcello Pacifico, dopo che nelle scorse settimane al tavolo nazionale sulla precarietà, dove siedono rappresentanti del Governo e delle parti sociali, il ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, aveva confermato la ferma resistenza dell'amministrazione a stabilizzare i dipendenti e i dirigenti del pubblico impiego assunti e licenziati ciclicamente da diversi anni".

"Si sta indagando - ha fatto sapere in queste ore la Commissione europea - sull'apparente assenza di veri rimedi quando c'è abuso di questo tipo di contratti per tutto il personale scolastico, non solo insegnante. Sembra che ci sia un trattamento meno favorevole del personale fisso rispetto a quello temporaneo". Sempre l'organismo superiore di Bruxelles ha ricordato che "la direttiva chiede che si adottino delle misure e la Commissione le sta aspettando da parte dell'Italia".

"E questo punto è evidente che la controffensiva dell'Anief - dichiara oggi un soddisfatto Marcello Pacifico - comincia a portare i primi preziosi frutti: l'apertura della procedura d'infrazione che la Commissione europea ha aperto verso l'Italia dimostra che se il nostro Paese vuole stare in Europa deve obbligatoriamente rispettare le procedure che Bruxelles impone sul diritto del lavoro e sulle assunzioni dei cittadini che vi operano".

Fonte: Italpress

 

Anche il pubblico impiego deve fare i conti con la riduzione di tessere sindacali: a sostenerlo è l'Aran, che attraverso un dettagliato rapporto evidenzia come rispetto alla precedente rilevazione, del 2008-2009, tutti i comparti pubblici hanno fatto registrare una riduzione di deleghe, anche a due cifre. "La scuola è andata però in controtendenza, con un incremento del 2 per cento: le tessere dei lavoratori sono passate da 536.113 a 547.158 - spiega l'Anief in una nota -. Con la Cisl che ne ha perse circa 2 mila e lo Snals oltre 10 mila. Gli aumenti sono stati fatti registrare dalla Flc-Cgil, con 4 mila deleghe in più rispetto a quattro anni prima, dalla Uil (più 7mila), ma soprattutto dall'Anief: il giovane sindacato autonomo, nato nel 2008, è passato da zero a 8.623 tessere".

Secondo Marcello Pacifico, confermato nello scorso week end presidente dell'Anief, "il fatto che la scuola risulti in controtendenza rispetto all'allontanamento dei lavoratori pubblici verso il sindacato, si deve al sensibile calo dei dipendenti del comparto istruzione. Un decremento che va oltre il 7,7 per cento rilevato dall'Aran".

"Bisogna infatti considerare - continua Pacifico - i tanti posti dei precari scomparsi a seguito dell'applicazione della Legge 133 del 2008: in tutto si sono dileguati 200 mila posti di lavoro, tra docenti e Ata. E nessun settore ha perso così tanti dipendenti. È normale che a fronte di questa assurda penalizzazione, non ravvisata in nessuna altro Paese al mondo, si sia prodotto una aumento di tessere sindacali: riducendosi il totale di lavoratori del comparto, il calo di tessere è stato infatti compensato".

Ma ci sono anche altre motivazioni. Come la fiducia che oltre 8.600 docenti e Ata hanno riposto nell'Anief: "Un sindacato, l'unico nella scuola a far registrare questo aumento, che ispirandosi ad una visione transnazionale dei diritti dei lavoratori, si è posto come seria alternativa ai sindacati tradizionali di potere o di base - prosegue Pacifico -. I docenti e il personale Ata hanno compreso inoltre l'importanza di non essere connotati ideologicamente. E di essere, invece, orientati prima di tutto alla tutela dei diritti. Attraverso il sapiente ricorso alla magistratura e prodigandosi - conclude il presidente del sindacato - attraverso proposte serie e condivise, rivolte direttamente ai legislatori che operano nelle aule parlamentari".

Fonte: Italpress

 

Il leader del sindacato autonomo confermato per acclamazione al termine del primo Congresso nazionale di Cefalù. Sarà un quadriennio ancora incentrato sulla tutela dei diritti acquisiti. La novità è l’ispirazione alla ‘civis europensis’: il ruolo dell’Ue potrebbe infatti essere decisivo nella battaglia per la stabilizzazione dei precari.

Sarà ancora Marcello Pacifico il presidente nazionale dell’Anief. La conferma è arrivata per acclamazione, a conclusione del primo Congresso nazionale svolto a Cefalù, in provincia di Palermo, dove sono confluiti i delegati del sindacato nato quattro anni fa. Il Congresso ha approvato, sempre all’unanimità, il documento di programmazione dell’attività sindacale dell’Anief per il quadriennio 2013-2016: un documento fortemente incentrato alle norme che regolano il lavoro nell’Unione Europea.

“È giunto il momento di allestire anche in Italia - ha detto Pacifico durante la presentazione del suo ‘Manifesto’ – un sindacato moderno di ispirazione europea che intenda pensare e sviluppare un neoumanismo sindacale. Un sindacato che parta dalla tutela dei diritti acquisiti, dal ‘civis europensis’ e punti a cancellare la filosofia imperante dei privilegi e dei corporativismi”.

Sulla conferma di Pacifico hanno pesato, evidentemente, i ricorsi vinti nei quattro anni di vita dell’Anief: su tutti quello sull’incostituzionalità delle graduatorie ad esaurimento con collocazione in “coda” dei precari che nel corso della gestione Gelmini hanno cambiato provincia. Ma anche i recenti dati sul crescente numero di deleghe (con tanto di sorpasso ai Cobas) che i lavoratori della scuola hanno firmato, incaricando proprio gli educatori in formazione di rappresentarli.

Partendo da questi dati, il presidente uscente e riconfermato ha ricordato anche il momento davvero difficile per il mondo della scuola, coinciso proprio con la discesa in campo dell’Anief: i tagli alle risorse, la cancellazione di 200mila posti tra docenti e personale Ata. Ma anche il primato italiano per numero di insegnanti con età superiore a 50 anni e per la quasi totale mancanza di docenti under 30.

“Per arrestare questi processi – ha detto Pacifico - sarà indispensabile tornare a riconoscere l’importanza dell’alta professionalità della funzione docente e riportare l’Italia agli standard dell’Ue per investimenti nel settore della conoscenza. Ad iniziare dalla cancellazione della precarietà lavorativa, come ordinario strumento di organizzazione del lavoro. Se il governo non intenderà adeguarsi spontaneamente alle indicazioni di Bruxelles, come è accaduto sinora, continueremo infatti ad esercitare il ruolo di guardiani della lex, di fronte all’arbitrio o alla contingenza, attraverso il costante e sapiente ricorso alla giustizia”.

Pacifico ha quindi insistito sulla necessità combattere gli abusi nella reiterazione dei contratti a tempo determinato e la mancanza di pieno riconoscimento dei periodi di pre-ruolo ai fini degli scatti stipendiali: una battaglia che lo ha portato nei giorni scorsi a depositare una denuncia circoscritta a Bruxelles, negli uffici della Commissione. E se l’azione dell’Anief dovesse produrre gli effetti attesi, con l’Italia sotto “processo” per l’infrazione alla direttiva europea 1999/70/CE, per Pacifico i consensi non potranno che lievitare.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

Marcello Pacifico sarà il presidente nazionale dell'Anief anche nel quadriennio 2013-2016. La conferma è arrivata per acclamazione, a conclusione del primo Congresso nazionale che si è svolto a Cefalù, in provincia di Palermo. Il Congresso ha approvato, sempre all'unanimità, il documento di programmazione dell'attività sindacale dell'Anief per il quadriennio 2013-2016.

"È giunto il momento di allestire anche in Italia - ha detto Pacifico durante la presentazione del suo 'Manifesto' – un sindacato moderno di ispirazione europea che intenda pensare e sviluppare un neoumanismo sindacale. Un sindacato che parta dalla tutela dei diritti acquisiti, dal civis europensis e punti a cancellare la filosofia imperante dei privilegi e dei corporativismi".

"Grazie a questi principi, a soli quattro anni dalla sua nascita il sindacato è diventato tra i più rappresentativi della scuola per numero di deleghe. Ora, però, per raggiungere questo risultato è fondamentale che la scuola torni ad essere interlocutrice principale e partecipe della vita pubblica, ripristinandone valore, rispetto e considerazione – sottolinea l'Anief in una nota -. Mentre gli ultimi anni sono stati caratterizzati da una assurda politica dei tagli, che ha portato alla cancellazione di 200 mila posti tra docenti e personale Ata, e dal primato italiano per numero di insegnanti con età superiore a 50 anni e per la quasi totale mancanza di docenti under 30".

"Per arrestare questi processi - ha detto Pacifico – sarà indispensabile tornare a riconoscere l'importanza dell'alta professionalità della funzione docente e riportare l'Italia agli standard dell'Ue per investimenti nel settore della conoscenza. Ad iniziare dalla cancellazione della precarietà lavorativa, come ordinario strumento di organizzazione del lavoro. Se il governo non intenderà adeguarsi spontaneamente alle indicazioni di Bruxelles, come è accaduto sinora, continueremo infatti ad esercitare il ruolo di guardiani della lex, di fronte all'arbitrio o alla contingenza, attraverso il costante e sapiente ricorso alla giustizia".

Pacifico ha quindi insistito "sulla necessità combattere gli abusi nella reiterazione dei contratti a tempo determinato e la mancanza di pieno riconoscimento dei periodi di pre-ruolo ai fini degli scatti stipendiali: una battaglia che lo ha portato nei giorni scorsi a depositare una denuncia circoscritta a Bruxelles, negli uffici della Commissione".

Fonte: Italpress

 

I precari della scuola sono 136.000 e svolgono un servizio fondamentale per portare avanti la Scuola, nemmeno con gli stessi diritti del personale di ruolo, mentre con la direttiva europea 70 del 1999 manco dovrebbero esistere perché vanno assunti dopo 3 anni si contratti reiterati, ma la direttiva, sappiamo tutti, è disattesa dal governo italiano.

Patroni Griffi, ministro della Funzione Pubblica, invece parla di impossibilità da parte dello Stato di assumere tutti i precari, perché si andrebbe contro il dettato costituzionale dell'assunzione dei giovani laureati, nonostante il loro lavoro da anni sia necessario e nonostante vengano assunti e licenziati ogni anno, infrazione che potrebbe essere tranquillamente denunciata, come sostiene Marcello Pacifico dell'Anief. Il modello di denuncia

La CGIL rincara la dose parlando in termini economici e, come già fatto altre volte, dimostra con i numeri che assumere un precario costa meno che farlo rimanere tale:

il costo per un docente precario della scuola secondaria di primo grado con contratto che scade il 30 giugno è di 30.286 euro, comprensivo di stipendio, 27 giorni di ferie, Tfr e disoccupazione per i mesi estivi.

Se fosse assunto, costerebbe 29.580 euro, 706 euro in meno all'anno.

Stesso discorso per i collaboratori scolastici: per un precario lo Stato paga 21.552 euro, se fosse assunto 21.020 euro, con un risparmio di 532 euro. Per entrambe le tipologie di contratto il risparmio sarebbe del 2,5%.

In pratica la stabilizzazione porterebbe ad un risparmio di 1 miliardo di euro che corrisponde alle spese di chiamata dei supplenti e con tale cifra garantirebbe l'assunzione di 40.000 docenti ed ATA.

La CGIL pone anche la questione dei pensionamenti: da qui al 2016 andranno in pensione circa 70.000 docenti con una fascia di retribuzione media di 28/35 anni, che costano allo stato attuale circa 3 miliardi di euro. Se al loro posto venissero assunti precari, che hanno una fascia contributiva necessariamente inferiore, il costo sarebbe di 2,5 miliardi, con un risparmio di 500 milioni di euro.

Pantaleo ha così commentato il ritorno ai concorsi a GE ancora piene e con i dati alla meno : "Sono dati che dimostrano che quella di Patroni Griffi è un'uscita estemporanea. Questo governo ha deciso che le graduatorie devono essere superate e il precariato storico si risolve con i concorsi. È un'assurdità come ha dimostrato il concorso bandito da Profumo. I governi devono rispettare la Costituzione e provvedere a stabilizzare i precari prima di fare nuovi concorsi. Ci sono tutti i margini economici per farlo."

Fonte: Orizzonte Scuola

Gli scatti di anzianità "concessi" dal Governo non saranno a costo zero: il Governo chiede l'apertura di una trattativa sulla "produttività individuale di docenti e ATA". Secondo la FLCGIL il MOF sarà azzerato entro il 2014. Pacifico: "politica del ‘panem et circenses".

La denuncia è della FLCGIL che con un volantino avverte la volontà del Governo di imporre ai docenti prestazioni gratuite che adesso vengono pagate tramite il fondo di istituto.

Il tagli al MOF ammonteranno al 25%, 394 milioni di euro per il 2011, che saranno la prima trance di un taglio di 350 milioni di euro su base annua che porterà, secondo la FLCGIL, all'azzeramento del fondo nel 2014.

Come fare per garantire alle scuole il funzionamento? Imponendo ai docenti ore in più in cambio degli scatti stipendiali.

Insomma, l'aumento delle ore lavorative dei docenti a costo zero sarebbero uscite dalla porta per rientrare dalla finestra, questa volta messe sul tavolo della contrattazione cui siederanno i sindacati.

Sul piede di guerra anche Marcello Pacifico, presidente del sindacato ANIEF, secondo cui i sindacati hanno svenduto "i lavoratori della scuola a basso prezzo". E minaccia "la politica del ‘panem et circenses’ questa volta finirà nei tribunali della Repubblica italiana. Dove migliaia di lavoratori si sono rivolti per ottenere il diritto allo sblocco del contratto di lavoro e al riconoscimento degli aumenti automatici stipendiali reali, previsti dal CCNL. In questo modo otterremo dei risultati veri. Senza minare la dignità professionale di docenti e Ata."

Fonte: Orizzonte Scuola

I precari nella scuola sono 136 mila, un record certificato dalla Ragioneria Generale dello Stato. Poco più della metà dei 260 mila che lavorano a termine per la pubblica amministrazione, iscritti alle graduatorie ad esaurimento, non saranno mai stabilizzati come ha sostenuto ieri il ministro della funzione pubblica Filippo Patroni Griffi.

I precari nella scuola sono 136 mila, un record certificato dalla Ragioneria Generale dello Stato. Poco più della metà dei 260 mila che lavorano a termine per la pubblica amministrazione, iscritti alle graduatorie ad esaurimento, non saranno mai stabilizzati come ha sostenuto ieri il ministro della funzione pubblica Filippo Patroni Griffi. A suo avviso una stabilizzazione di massa sarebbe contraria «al dettato costituzionale» e annullerebbe la possibilità dei giovani di entrare nella scuola.

Una proposizione che, ad avviso di Marcello Pacifico, segretario dell'Anief, non trova alcun fondamento nella Carta: «Nella scuola ci sono 136 mila persone che svolgono un servizio essenziale proprio come i docenti e il personale regolarmente assunto - afferma - per questa ragione lo Stato deve assumerli. Altrimenti continuerà a discriminare i diritti fondamentali di questi lavoratori rispetto ai diritti inalienabili dei cittadini».

Inoltre, lo Stato italiano vive nell'illegalità da 13 anni perchè l'esistenza del precariato nella scuola (e nella sanità) è stata sanzionata dalla direttiva comunitaria 70 del 1999 che impone la stabilizzazione. Una direttiva disattesa anche dal governo Monti, nonostante la deroga all'applicazione della direttiva europea per motivi costituzionali adottata dal Parlamento nella legislatura precedente. «I precari potrebbero chiedere alla Commissione Ue di aprire una procedura d'infrazione contro lo Stato italiano» aggiunge Pacifico.

Anche l'idea che la stabilizzazione dei precari della scuola sarebbe economicamente ingestibile è falsa. Lo sostiene la Flc-Cgil secondo la quale la loro stabilizzazione costituirebbe un risparmio. Il costo per un docente precario della scuola secondaria di primo grado con contratto che scade il 30 giugno è di 30.286 euro, comprensivo di stipendio, 27 giorni di ferie, Tfr e disoccupazione per i mesi estivi. Se fosse assunto, costerebbe 29.580 euro, 706 euro in meno all'anno. Stesso discorso per i collaboratori scolastici: per un precario lo Stato paga 21.552 euro, se fosse assunto 21.020 euro, con un risparmio di 532 euro. Per entrambe le tipologie di contratto il risparmio sarebbe del 2,5%. La stabilizzazione permetterebbe un risparmio di 1 miliardo di euro che corrisponde alle spese di chiamata dei supplenti. Con questa cifra potrebbero essere assunti 40 mila docenti e Ata a tempo determinato.

Esiste anche un'ulteriore variabile da considerare. Nei prossimi tre anni andranno in pensione circa 70 mila docenti con una fascia retributiva media di 28-35 anni. Il loro costo attuale è di circa 3 miliardi di euro. Se al loro posto fosse assunto un numero corrispondente di docenti, con una fascia retributiva inferiore, il costo sarebbe di 2,5 miliardi, con uno risparmio di 500 milioni. «Sono dati che dimostrano - afferma Domenico Pantaleo, segretario Flc-Cgil - che quella di Patroni Griffi è un'uscita estemporanea. Questo governo ha deciso che le graduatorie devono essere superate e il precariato storico si risolve con i concorsi. È un'assurdità come ha dimostrato il concorso bandito da Profumo. I governi devono rispettare la Costituzione e provvedere a stabilizzare i precari prima di fare nuovi concorsi. Ci sono tutti i margini economici per farlo».

Fonte: ll Manifesto

"L'organizzazione del concorso a cattedra si dimostra ogni giorno sempre più improvvisata: oggi il Miur ha comunicato che non vi sono più certezze nemmeno sulle sedi dove gli oltre 320 mila candidati dovranno recarsi il giorno della prova preselettiva. Sino all'ultimo momento, infatti, il Ministero dell'Istruzione ha fatto sapere che 'il calendario della prova preselettiva potrebbe subire delle modifiche per sopraggiunta indisponibilità delle aule o per cause di forza maggiore legate all'organizzazione della prova medesima' e che pertanto si invitano 'i candidati a voler controllare il calendario fino alla data prevista per lo svolgimento della prova'". Lo afferma in una nota l'Anief.

"Inoltre già fioccano le prime critiche su alcuni quesiti dei test preselettivi, che non sarebbero impeccabili come aveva promesso il Miur. Come se non bastasse, sempre il Ministero dell'Istruzione non ha ancora dato indicazioni ai ricorrenti che hanno ottenuto, anche grazie all'Anief, il provvedimento cautelare dal Tar che permette loro di essere ammessi a svolgere la prova del 17 o del 18 dicembre", sottolinea il sindacato.

Secondo Marcello Pacifico, presidente dell'Anief, quanto sta accadendo "dimostra ancora una volta il dilettantismo del Miur nella gestione di questa prova concorsuale. La prova è nell'ammissione di queste ultime ore dei dirigenti ministeriali di non essere stati in grado di garantire l'ordinario svolgimento della selezione nelle sedi indicate da due settimane. Ma anche nelle segnalazioni di possibili errori all'interno dei quei quesiti che il Ministero si ostina a pubblicare senza risposta esatta. Tutto questo non fa altro che confermare i tanti dubbi che il nostro sindacato evidenzia da diverse settimane su questo concorso".

"È evidente che dopo i proclami di fine estate, attraverso cui il ministro Profumo annunciava con fierezza il ritorno di un concorso a cattedra sulla base di regole trasparenti, modalità innovative e bassi costi, la realtà smentisce i buoni propositi: è chiaro per tutti che a dieci giorni dalle prove preselettive – conclude il presidente dell'Anief -, il clima è già avvelenato dalla presenza di antichi vizi e troppe omissioni".

Fonte: Italpress

 

“Quando il ministro della Funzione Pubblica, Patroni Griffi, afferma in Parlamento, come ha fatto oggi in audizione alla Camera, che è impossibile stabilizzare i precari della pubblica amministrazione perché comporterebbe ‘un blocco delle assunzioni di giovani per molti anni’ dimentica un dato essenziale: da decenni lo Stato nella sanità e nella scuola abusa dei diritti dei giovani lavoratori ad una giusta retribuzione relegandoli in un regime di precarietà di lungo corso”.

Così risponde Marcello Pacifico, presidente dell’Anief e delegato Confedir per la scuola, alle motivazioni del ministro Patroni Griffi che renderebbero “impossibile pensare a una stabilizzazione di massa per i 260mila precari della Pubblica amministrazione”. Secondo il sindacalista Anief-Confedir la giustificazione del ministro della Funzione Pubblica non regge: “se il Governo ha a cuore le sorti lavorative dei giovani italiani, invece di pagare delle onerose spese per l'esercito – sostiene Pacifico - farebbe bene non soltanto a stabilizzare tutti i precari del pubblico impiego, ma anche a programmare nuove immissioni in ruolo proprio per i più giovani: è il caso di ricordare che ogni anno, a luglio, in Italia circa mezzo milione di ragazzi termina il percorso formativo delle superiori. Ma solo una piccola parte trova un impiego e sono sempre meno coloro che si iscrivono all’Università”.

Il sindacato ribadisce che se la linea del Governo è quella annunciata oggi da Patroni Griffi non rimarrà di certo a guardare: “abbiamo già denunciato alla Commissione europea la violazione della direttiva comunitaria 1999/70/CE che garantisce la parità di trattamento tra i lavoratori indipendentemente dalla natura del contratto sottoscritto. E l’Italia non potrà cercare di cavarsela con un accordo quadro con le parti sociali, come vorrebbe il Governo dei tecnici, che deroga a questa direttiva sovranazionale”.

Fonte: AgenParl

 

Lo stop ad assumere i 260mila precari della Pa ha provocato dure contestazioni. Per Bonanni (Cisl) il ministro e il Governo non possono fare come lo struzzo. Pirani (Uil): Pubblica Amministrazione allo sbando. Depolo (Ugl): il tempo sta per scadere. Parole forti anche da Pd e Idv. Mazzoni (Pdl) cita l’inosservanza della direttiva 1999/70/CE che obbliga gli Stati Ue ad assumere i lavoratori con 36 mesi di servizio. Anief: basta giochini sulla pelle di giovani e precari.

Ha determinato critiche e osservazioni a non finire l’audizione del ministro della Funzione Pubblica, Filippo Patroni Griffi, attraverso cui ha di fatto chiuso la porta a qualsiasi tentativo dei sindacati di stabilizzare a breve i 260mila precari della Pubblica Amministrazione, di cui oltre la metà appartenenti al comparto scuola.

Tutti i sindacati hanno contestato la posizione di Patroni Griffi. Tra i primi a dire la loro sono stati Rossana Dettori, segretaria generale della Funzione pubblica Cgil nazionale, e Gianni Baratta, segretario confederale della Cisl. Nel corso della giornata si sono susseguiti diversi interventi. Ad iniziare da quello del leader della Cisl, Raffaele Bonanni, che al Tgcom24 ha ribadito la richiesta al Governo: “facciamo un monitoraggio - ha detto - per vedere di riutilizzare queste persone”. Per poi puntualizzare: "Noi pensiamo che il ministro e il Governo non possono fare come lo struzzo. I precari non li abbiamo fatti noi, ma sono stati fatti dai vari governi e dalle amministrazioni locali. In una situazione così grave, tagliare con l`accetta in un solo colpo una situazione che riguarda così tante persone è un fatto molto grave", ha concluso Bonanni.

Per Paolo Pirani segretario confederale Uil, le parole del ministro "confermano nell`idea di una Pubblica Amministrazione allo sbando: si continuano a dare i numeri su tagli, eccedenze, dimensione del precariato, ritorno ai prepensionamenti, senza dire nulla sulle prospettive di efficienza, di qualità e di rilancio per una P.A. al servizio dei cittadini e del Paese".

Sul tema specifico dei precari “è del tutto evidente che se non si vuole creare, già alla fine dell`anno, un buco nero dal punto di vista occupazionale e della possibilità di erogazione dei servizi, è necessario decidere la proroga dei contratti in scadenza attraverso un emendamento ad uno dei provvedimenti che il Parlamento sta approvando, a partire dal ddl stabilità”.

Molto contrariato per le intenzioni dell’esecutivo tecnico è anche Fulvio Depolo, segretario confederale dell`Ugl. "Tralasciando il fatto che quanto stabilito nel protocollo d`intesa del maggio scorso è stato disatteso – ha detto Depolo - anche i tempi per risolvere il problema del precariato nella pubblica amministrazione si stanno allungando, così come non c`è nessuna certezza sullo strumento legislativo con cui precedere".

"Dalle dichiarazioni odierne - ha aggiunto il sindacalista Ugl - non emerge nessuna nuova certezza o spiegazione aggiuntiva, mentre il tempo che abbiamo a disposizione sta per scadere e i lavoratori precari hanno bisogno di una risposta".

Le reazioni alla parole del ministro della Funzione Pubblica sono state anche di carattere politico. Oriano Giovanelli, presidente del Forum riforme PA e innovazione del Partito democratico, ha detto che il Pd "sta seguendo con grande attenzione e preoccupazione la vicenda che coinvolge oltre 250mila precari della Pubblica amministrazione".

"Sosteniamo - ha aggiunto - l`impegno del ministro teso a prorogare i termini dei contratti in essere e a fare in modo che, in accordo con le organizzazioni sindacali, si producano le soluzioni necessarie al graduale riassorbimento di queste lavoratrici e lavoratori. Una particolare attenzione chiediamo che venga rivolta al mondo della scuola e della sanità, dove i precari garantiscono servizi essenziali".

"Infine, come partito che si candida al governo constatiamo che il blocco generalizzato delle assunzioni e i tagli lineari hanno prodotto questa assurda e grave situazione che, in futuro, sarà nostro compito evitare che si riproduca", ha promesso Giovanelli.

Secondo il responsabile lavoro e welfare dell`Italia dei Valori, Maurizio Zipponi, "ormai il Governo Monti agisce spudoratamente contro i lavoratori. Prima crea il dramma degli esodati poi sostiene che sono un problema da risolvere, lasciando 200mila persone senza stipendio o pensione. Ora Patroni Griffi riconosce l`esistenza di 260mila precari nel pubblico impiego, di cui la metà nella scuola e il resto nella sanità, e con evidenti lacrime di coccodrillo dichiara che non è possibile stabilizzarli".

Il tema dei precari è stato affrontato anche da esponenti del Popolo delle Libertà. In particolare da Elena Centemero, responsabile nazionale Scuola del Pdl, secondo cui "il problema dei precari nella scuola è sicuramente una questione importante e imputabile a scelte sbagliate assunte per decenni. Bene ha fatto il segretario della Cisl Baratta - ha sottolineato - a richiamare questa situazione. Tuttavia ritengo che il tema meriti di essere affrontato e risolto in modo più ampio e approfondito e in un provvedimento diverso dalle legge di stabilità".

"E` infatti necessaria - ha sottolineato Centemero - una seria riforma del sistema di reclutamento che affronti contestualmente un`altra questione che riteniamo centrale, ossia l`inserimento dei giovani nel mondo della scuola. I giovani dei Tfa verrebbero infatti seriamente penalizzati dall`attenzione esclusiva alla stabilizzazione dei precari. Non riteniamo possibile - ha concluso la rappresentante del Pdl - trattare questi due aspetti in modo separato".

Un concetto simile era stato espresso ventiquattrore prima anche da Erminia Mazzoni, che durante un dibattito sulla scuola italiana tenuto alla Commissione Petizioni del Parlamento Ue, ha detto che l’Italia ignora totalmente la direttiva comunitaria 1999/70/CE ed in questo modo continua a rimanere “al di fuori della normativa comunitaria” ed è quindi giunta l’ora che l’Unione europea intervenga “per ripristinare la legalità”.

Le sue parole sono state riprese da Marcello Pacifico, presidente dell’Anief e delegato Confedir per la scuola, che solo alcuni giorni fa si era recato a Bruxelles e a Strasburgo proprio per depositare una circostanziata denuncia del sindacato per la reiterata violazione dell’Italia della direttiva comunitaria citata dalla Mazzoni. Pacifico ha detto che “a questo punto lo Stato italiano rischia davvero di incorrere in condanne milionarie”. E il Governo, che evidentemente è consapevole di questo pericolo, sta lavorando proprio per non incappare in queste infrazioni: tanto che l’accordo quadro che si sta realizzando con i sindacati contiene, in cambio di una serie di garanzie richieste da questi ultimi, anche una deroga ai 36 mesi. Per l’Anief, però, non servirà a molto. “I parlamentari italiani sanno bene che adottare una deroga a questa direttiva, come accaduto attraverso la legge 106/2011, non può essere la soluzione al problema”. Pacifico ce ne ha anche per Patroni Griffi: dimentica un dato essenziale”, che “da decenni lo Stato nella sanità e nella scuola abusa dei diritti dei giovani lavoratori ad una giusta retribuzione relegandoli in un regime di precarietà di lungo corso”. Secondo il sindacalista Anief-Confedir “se il Governo ha a cuore le sorti lavorative dei giovani italiani, invece di pagare delle onerose spese per l'esercito - sostiene Pacifico - farebbe bene non soltanto a stabilizzare tutti i precari del pubblico impiego, ma anche a programmare nuove immissioni in ruolo proprio per i più giovani”.

Fonte: Tecnica della Scuola

 

La battaglia per salvaguardare il diritto all’assunzione dei precari non ha colori politici: dopo diversi deputati della sinistra, anche i rappresentanti dello schieramento opposto si schierano con l’Anief per interrompere la piaga dell’abuso dei contratti a tempo determinato nella scuola italiana. Oggi a sostenerlo chiaramente è stata l'eurodeputata del Pdl Erminia Mazzoni durante un dibattito sulla scuola italiana tenuto alla Commissione Petizioni del Parlamento Ue presieduta dalla stessa Mazzoni.

L’eurodeputata ha ricordato, come sostiene da tempo l’Anief, che l’Italia ignora totalmente la direttiva comunitaria 1999/70/CE, secondo cui il personale che ha svolto oltre 36 mesi di lavoro negli ultimi 5 anni va automaticamente assunto a tempo indeterminato: in questo modo il nostro Paese, ha sottolineato Mazzoni, continua a rimanere “al di fuori della normativa comunitaria” ed è quindi giunta l’ora che l’Unione europea intervenga “per ripristinare la legalità”.

L’Anief tiene a precisare che proprio in questi giorni la Commissione dell’Ue è stata informata di questa ingiustizia tutta italiana. A farlo è stato Marcello Pacifico, presidente dell’Anief e delegato Confedir per la scuola, che è volato a Bruxelles e a Strasburgo proprio per depositare una circostanziata denuncia del sindacato per la reiterata violazione dell’Italia della direttiva comunitaria 1999/70 e annunciare l’arrivo, sul tavolo della Commissione, di migliaia di denunce sottoscritte dai precari docenti e Ata della scuola italiana.

Pacifico dichiara che “a questo punto lo Stato italiano rischia davvero di incorrere in condanne milionarie. Dovrà quindi obbligatoriamente rivedere le sue spese. E assegnare, perché costretto, le sue risorse alla stabilizzazione del personale deputato al normale funzionamento della macchina amministrativa piuttosto che ai costi della politica”. Evidentemente la messa in mora dell’Italia in merito alla procedura 2124/10 relativa al personale non docente della scuola non è bastata. “I parlamentari italiani sanno bene che adottare una deroga a questa direttiva, come accaduto attraverso la legge 106/11, non può essere la soluzione al problema. Continuare ad imporre le ragioni economiche e ad ignorare lo stato di diritto dell’Unione e dei suoi cittadini - conclude Pacifico - non è più giustificabile”.

Fonte: AgenParl