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Respinto il ricorso del ministero dell’Istruzione contro il pronunciamento del Tar del lazio che aveva ammesso al concorso anche docenti non di ruolo.

È possibile passare direttamente dallo status, spesso desolante, di precario della scuola a preside? Finora, questo è stato il sogno di migliaia di supplenti sbattuti ogni anno da una scuola a un’altra. Ma dal prossimo anno il sogno potrà diventare realtà. Con due storiche ordinanze cautelari dello scorso 7 dicembre, il Consiglio di stato ha respinto il ricorso del ministero dell’Istruzione contro il pronunciamento del Tar Lazio che aveva ammesso al concorso a preside, partito lo scorso settembre, anche alcuni docenti precari. Ergo: alle diverse fasi della selezione in corso per ricoprire la carica di dirigente scolastico potranno continuare a partecipare anche i precari della scuola con cinque anni di servizio. E i più bravi potranno sedere sulla poltrona di dirigente scolastico.

Il bando del concorso che ha visto ai nastri di partenza 34 mila aspiranti presidi richiedeva, come titoli di accesso, la laurea e cinque anni di servizio di ruolo. Ma ad agosto 500 docenti patrocinati dall’Anief si sono rivolti al giudice amministrativo chiedendo che venisse applicata la normativa europea, che equipara il servizio prestato in qualità di precario a quello prestato in qualità di insegnante di ruolo. Per questa ragione, quattro mesi fa, il Tar ha ammesso alla preselezione sia supplenti con cinque anni di servizio sia docenti di ruolo con cinque anni di servizio, tra ruolo e supplenze. Una decisione contro la quale il ministero si è subito appellato. Ma che, adesso, il Consiglio di stato conferma, in attesa di pronunciarsi nel merito, che anche i precari potranno partecipare al concorso.

"Respinto l’appello del Miur che non è riuscito a dimostrare la ragionevole discriminazione del servizio prestato da precario né la diversa professionalità esistente tra personale docente e precario, al fine di superare quanto disposta dalla direttiva 1999/70/CE", commenta Marcello Pacifico, presidente dell’Anief. Una parte dei 500 ricorrenti ha già superato la controversa preselezione svoltasi lo scorso 12 ottobre 1 e si accinge ad affrontare il 14 e 15 dicembre le due impegnative prove scritte previste dal bando. Coloro che riusciranno a superare anche questo scoglio affronteranno il colloquio che varrà uno dei 2.386 posti in palio. Ma prima della definitiva consacrazione, i vincitori di concorso saranno sottoposti a un periodo di formazione.

Fonte: La Repubblica

Il sindacato chiede al responsabile del Miur di rinviare le prove scritte successivamente all’esito della seduta collegiale fissata dal Consiglio di Stato per il 20 dicembre. In caso contrario si prospetta l’avvio di una nuova querelle: stavolta il rischio è che salti l’intera procedura concorsuale.

La sentenza del Consiglio di Stato del 9 dicembre non sembra aver fatto calare il sipario sull’interminabile “partita” legale che si sta giocando attorno al concorso per reclutare 2.386 dirigenti scolastici. A sostenerlo è l’Anief, il sindacato che ha difeso migliaia di docenti esclusi delle prove scritte per non aver raggiunto o superato la soglia degli 80 quesiti esatti su 100 che il Miur aveva loro sottoposto lo scorso 12 ottobre.

Il sindacato di Pacifico ha reputato inappropriata la decisione del Presidente della VI Sezione del Consiglio di Stato, che attraverso un proprio decreto monocratico ha fissato l’attesa e risolutiva seduta collegiale per il prossimo 20 dicembre: per il sindacato la decisione ha, infatti, il sapore della beffa, perché la data è stata posticipata alla settimana successiva allo svolgimento delle prove scritte, programmate dal Miur per il 14 e 15 dicembre. “A quel punto – sostiene il leader del giovane sindacato - diventerà ininfluente l’esito della decisione definitiva”.

Il legali di Pacifico hanno così deciso di diffidare il ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, dal far svolgere le prove scritte senza aver atteso la discussione degli appelli nella prima Camera di consiglio utile: “solo un provvedimento d’urgenza adottato dal ministro Profumo può sanare la situazione facendo slittare le prove scritte”.

Se, invece, il dicastero di viale Trastevere andrà dritto per la sua strada, permettendo lo svolgimento delle verifiche (cui sicuramente parteciperanno i circa 9 mila candidati risultati idonei dopo la preselezione), la battaglia legale si sposterà su un nuovo piano: quello della validità dell’intera procedura concorsuale.

“Non mi fermerò qui – aveva detto a caldo, l ̓avvocato Pasquale Marotta, uno dei legali scesi in campo per difendere una parte dei docenti esclusi dopo la verifica preliminare - ma andrò avanti fino alla fine, cercando di ottenere, in sede di merito dinanzi al Tar Lazio, l’annullamento della prova preselettiva e, quindi, dell’intera procedura concorsuale”.

La stessa linea è stata sposata dall’Anief. “I nostri legali – ha detto il presidente Pacifico - entreranno nel merito del ricorso attraverso una perizia tecnica, cosa che non ha fatto il Presidente della Sesta Sezione del CdS, e riusciranno a dimostrare la violazione del bando concorsuale, attraverso la somministrazione tra i 100 test di almeno un quesito errato: a quel punto tutte le prove fino ad oggi svolte e le nuove programmate verranno annullate”.

Pacifico ha già delineato quale sarà la linea da intraprendere: “sarà coinvolta la Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per la violazione della convenzione sul giusto processo, oltre a essere interessato lo stesso tribunale amministrativo per un abuso di potere, da parte dell’amministrazione, tanto più gratuito quanto più violento nel deridere alcuni articoli della Costituzione – in particolare il 113 della Costituzione, oltre che il 6 della CEDU - di cui si chiede ai candidati la conoscenza”. Insomma, comunque vada per i tribunali si prospetta un’altra lunga stagione di lavoro.

Fonte: Tecnica della Scuola

Nel giorno in cui il Tar Lazio conferma l’esclusione dalle prove scritte dei candidati che non hanno superato a suo tempo la preselezione per il concorso a dirigente scolastico, il Consiglio di Stato, invece, conferma, se pur per raccogliere approfondimenti in materia, le ordinanza di sospensiva con cui il Tar aveva consentito in via cautelare l’ammissione al concorso dei docenti con la richiesta anzianità di servizio prestata però soltanto in parte nei ruoli o del tutto come precari.

Contro quell’ammissione cautelare ordinata dal Tar il Miur aveva presentato ricorso al Consiglio di Stato che ora si è pronunciato, se pur in via non definitiva, respingendo le richieste di annullamento dell’Amministrazione.

Per il momento resta, dunque, confermato il giudizio di primo grado espresso in sede cautelare a favore di circa 500 candidati patrocinati dall’Anief.

Nel respingere l’appello del Miur, il Consiglio di Stato ha motivato la propria decisione in quanto  “nell’esame proprio della fase cautelare, che, allo stato, l’appello non appare presentare profili di fumus boni iuris siffattamente evidenti da indurre all’accoglimento della domanda cautelare, ferma la necessità dell’approfondimento nel merito della ragionevolezza di quanto prescritto dall’art. 1, comma 618, della legge n. 296 del 2006 in relazione alla fattispecie disciplinata.”.

Considerato che la pronuncia del Consiglio di Stato ha valore interlocutorio, l’Anief ha dichiarato “Per questo, chiediamo al ministro Profumo di rinviare le prove scritte del 14-15 dicembre, a dopo la fissazione della prima udienza camerale utile a discutere quanto non è stato approfondito nel merito dai giudici di primo grado. In caso contrario, andremo fino in fondo e chiederemo l’annullamento di tutta la procedura concorsuale, non essendo stati messi tutti i candidati nelle condizioni di partecipare alle prove scritte. Analoga richiesta è stata presentata al Presidente del Consiglio di Stato nei ricorsi di appello nn. 9669, 9671, 9674, 9677 a cui è legata la sorte anche degli altri ricorsi, di analogo contenuto, accolti presso alcuni tribunali regionali”.

Fonte: Tuttoscuola

Nella mattinata di mercoledì 7 dicembre, il presidente della VI sezione del Consiglio di Stato ha incontrato gli avvocati dei ricorrenti, relativamente alle prove di preselezione al concorso per dirigente, i legali dell’avvocatura dello Stato e gli avvocati dell’Anp. La relativa decisione sarà pubblicata, con decreto monocratico, venerdì 9 dicembre prossimo.

Alle ore 12 di mercoledì 7 dicembre, il presidente della VI sezione del Consiglio di Stato ha voluto incontrare gli avvocati dei ricorrenti-appellanti, relativamente al concorso per dirigente scolastico, nonché gli avvocati di controparte (avvocatura dello Stato, e gli avvocati dell’associazione nazionale presidi).

Dopo ampia discussione il presidente si è riservato di esprimersi venerdì 9 dicembre 2011.

Fonte: Tecnica della Scuola

Messi di fronte ai 40 quesiti, da concludere in 45 minuti, i candidati si sono accorti che erano presenti quattro brani inediti. Ma i commissari si sono opposti a qualsiasi modifica. Per placare gli animi sono servite le forze dell’ordine. Verifica rinviata. Sotto accusa anche stavolta il Formez, lo stesso Ente che aveva preparato i test per selezionare i dirigenti.

Non bastavano gli echi e i ricorsi riguardanti la prova preselettiva, svolta lo scorso 12 ottobre, per accedere al concorso per diventare dirigenti scolastici. Il primo giorno di dicembre le cronache locali e nazionali sono tornati a parlare di docenti della scuola sottoposti a verifiche nazionali: stavolta la polemica è scoppiata in occasione della verifica, svolta all’hotel Ergife di Roma, che doveva selezionare i docenti di Francese più meritevoli di andare ad insegnare all’estero. Messi di fronte ai 40 quesiti, da concludere in 45 minuti, i candidati si sono accorti che erano presenti anche quattro brani inediti (non presenti nella lista dei 2 mila test pubblicati circa 45 giorni prima). Così, quando i responsabili della commissione presente si sono detti contrari ad accogliere le la richiesta dei candidati di invalidare quei quattro quesiti è scoppiato il putiferio.

Diversi docenti hanno cominciato a contestare con veemenza l’organizzazione del concorso e la composizione delle prove (realizzata anche stavolta dal Formez): altri candidati si sono sentiti addirittura autorizzati ad aprire i libroni contenenti i quesiti (da consultare solo allo scoccare dell’inizio del concorso). A quel punto i responsabile della prova hanno chiamato le forze dell’ordine. Ma ormai la situazione era degenerata. E la prova è stata rinviata a data da destinarsi.

Per alcuni sindacati quanto accaduto non può essere collegato al caso. “E’ inaudita la modalità con cui si è svolta la prova di accertamento di lingua francese”, ha detto Mimmo Pantaleo, segretario Flc-Cgil denunciando “la mancanza di informazione preventiva rispetto alle modalità di svolgimento della prova stessa oltre che la correttezza delle procedure: per questa ragione si chiede che tale prova venga annullata e reiterata”.

Duro anche Marcello Pacifico, Presidente dell’Anief, secondo cui il caos delle prove di francese “dimostra ancora una volta l’inadeguatezza dell’Ente incaricato dal Miur di valutare diverse migliaia di candidati attraverso la formulazione di domande rispettose dei criteri generali previsti dal bando”. Per il leader dell’Anief siamo di fronte ad una “mancanza di rispetto delle regole” simile a quella “adottata lo scorso 12 ottobre, in occasione della selezione per 2.386 nuovi dirigenti scolastici”.

Fonte: Tecnica della Scuola

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Il Tar Lazio che si trova ad esaminare una quantità indefinita di ricorsi contro le prove preselettive del concorso a dirigente scolastico ha deciso di rinviare la decisione di merito alla prima seduta utile della camera di consiglio, disponendo nel frattempo il non accoglimento della richiesta di sospensiva dei ricorrenti.

La sospensiva avrebbe consentito, se pur con riserva, di partecipare alle prove scritte del concorso previste per il 14 e 15 dicembre in tutte le regioni. Il rinvio alla camera di consiglio, fissata per il prossimo 6 dicembre, dove si deciderà sul merito dell’impugnativa, diventa quindi l’ultima spiaggia per la speranza dei ricorrenti. Poi, rien ne va plus, per quanto riguarda i tribunali amministrativi, tanto che l’Anief, maggiore collettore dei ricorsi, ha già parlato di portare la questione davanti al Consiglio di Stato.

Tutto questo riguarda la maggior parte dei ricorrenti, ma in Puglia le cose stanno diversamente, perché il Tar territoriale ha invece accolto la richiesta di sospensiva del decreto di esclusione, in quanto la prima camera di consiglio che discuterà nel merito è fissata per il 21 dicembre, quando le prove scritte del concorso saranno già state effettuate.

Fonte: Tuttoscuola

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A formularla l’onorevole Tonino Russo (Pd): per il parlamentare, che in passato ha avuto consensi bipartisan, l’inserimento nelle liste ad esaurimento non comporta spese aggiuntive e supera anni di malapolitica ai danni dei precari. D’accordo l’Anief: assurdo attendere ancora. L’estate scorsa prevalse il diktat leghista, che ora però non è più al Governo.

A pochi giorni dall’insediamento a viale Trastevere del nuovo ministro dell’Istruzione, Francesco Profumo, tornano a farsi sentire i fautori dell’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento degli abilitati in scienze della formazione primaria. A rompere gli indugi con il nuovo corso ministeriale, attraverso un’interrogazione urgente rivolta allo stesso Profumo, è stato l’onorevole Tonino Russo (eletto in Sicilia nelle liste del Pd): il parlamentare non ha fatto altro che riproporre al Miur un testo molto simile a quello che la scorsa estate aveva trovato il consenso di una sessantina di parlamentari, molti dei quali facenti capo anche alla maggioranza.

La proposta di Russo sembrava cosa fatta. Però, come avviene spesso in queste occasioni, alla fine hanno prevalso le pressioni di altri raggruppamenti (Lega Nord in testa) e parlamentari, fautori a loro volta del nuovo sistema di reclutamento, ostili a qualsiasi apertura di quel centinaio di graduatorie dove sono iscritti ancora 200 mila precari abilitati.

Russo ha invece fatto notare a Profumo che l’inserimento degli abilitati nell’ultimo triennio non solo “non comporta spese aggiuntive” per le casse dello Stato, mentre supererebbe “una volta per tutte gli enormi danni in materia provocati da anni di malapolitica” ai danni dei precari.

Sulla stessa sintonia d’onda si è espressa l’Anief: “l’ennesima interrogazione dell’on. Russo – ha detto il presidente, Marcello Pacifico – è indirizzata a dare giustizia ad almeno 20 mila docenti abilitati a seguito di lunghi ed impegnativi corsi di formazione svolti nelle Università statali italiane. Per questo nei prossimi giorni, non appena saranno calendarizzati i provvedimenti urgenti da approvare per Scuola ed Università, il nostro sindacato riprenderà a sostenere con forza la loro inclusione nelle graduatorie provinciali che danno diritto all’immissione in ruolo”. Secondo Pacifico “è assurdo che ancora oggi, mentre si discute sul regolamento e le modalità di accesso ai Tfa e ai rinnovati percorsi abilitanti per la scuola dell’infanzia e primaria, non si sia risolta con esito positivo una vicenda che tiene in ansia migliaia di cittadini il cui torto è solo uno: voler svolgere la professione di insegnante, dopo aver seguito con successo i corsi accademici previsti dalla legge”. Ma per loro spuntarla non sarà facile. Mai come stavolta, con un Governo puramente tecnico, l’ago della bilancia potrebbe essere rappresentato da come la penseranno il Ministro ed i suoi più stretti collaboratori.

Fonte: Tecnica della Scuola

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Questa estate sembrava cosa fatta l’inserimento nelle graduatorie ad esaurimento (Gae) degli abilitati o abilitandi in scienze della formazione primaria, ma l’emendamento già pronto venne all’ultimo momento respinto dalla Camera con delusione di quasi 20 mila docenti.

L’on. Russo (PD) che, accogliendo la richiesta anche dell’Anief, aveva ottenuto un consenso trasversale alla sua proposta, rimase deluso per la bocciatura dell’emendamento e con lui le migliaia di docenti illusi dalla possibilità di entrare a far parte dell’esercito della speranza per un posto di ruolo sicuro anche se lontano nel tempo (gli attuali iscritti nelle Gae dovranno attendere 15-20 anni per entrare nei ruoli della primaria e 25-30 per l’infanzia).

Russo ora ci riprova e in un suo comunicato dichiara di avere presentato una interrogazione urgente al nuovo ministro dell’istruzione per l’inserimento di tutti i docenti abilitati e abilitandi finora rimasti fuori dalle graduatorie ad esaurimento.

Russo chiede un provvedimento normativo ad hoc che “non comporta spese aggiuntive per lo Stato”, in modo da sanare “una volta per tutte gli enormi danni in materia provocati da anni di malapolitica”. Il deputato, parlando di anni di malapolitica in materia, forse non si riferisce al governo Prodi-Fioroni che volle le graduatorie ad esaurimento chiuse e impermeabili a nuovi ingressi come era avvenuto, invece, per anni con le graduatorie permanenti.

Fonte: Tuttoscuola

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La loro esistenza scoperta sul sito del Miur a ben due settimane della pubblicazione. La Cisl contesta i contenuti troppo “alti” e vasti per selezionare degli aspiranti maestri. L’Anief pronta a ricorrere: precari e titoli ignorati. Amara la Uil: nessuna indicazione sulla spendibilità delle abilitazioni acquisite. La grana passa ora nella mani del neo ministro Profumo: il 30 novembre l’incontro rivelatore.

Ai sindacati della scuola non sono proprio andati giù gli ultimi due decreti firmati dal ministro Gelmini prima della sua uscita di scena come ministro dell’Istruzione: le proteste sono giunte appena sono stati resi pubblici (perché a due settimane di distanza?) i due decreti che definiscono contenuti e modalità delle prove di accesso al TFA e ai percorsi abilitanti per la scuola dell’infanzia e primaria. Lo scontento è tale da aver fatto passare in secondo piano anche la sempre più probabile riduzione di diverse migliaia di posti (sembrerebbe tra gli 8 e i 10 mila) rispetto a quelli indicati dalle Università. 

A proposito dei decreti sui TFA, alcuni sindacati hanno contestato gli argomenti, troppo “alti” e fuori tema, che costituiscono tema di selezione, altri la valutazione dei titoli, altri ancora l’aver ignorato l’esistenza di precari di lunga data (messi sullo stesso piano dei neo-laureati).
La prima ad alzare la voce è stata la Cisl, secondo cui questa doppia firma "a sorpresa" dei decreti è stata posta su delle disposizioni che comportano “fortissime riserve di metodo e di merito”. Nel primo caso perché “è avvenuta senza alcuna previa informativa alle organizzazioni sindacali, nonostante fosse in pieno svolgimento il confronto sull’avvio dei nuovi percorsi formativi, apertosi con l'incontro del 3 novembre, che ha visto la presenza anche di dirigenti del dipartimento Università e al quale avrebbe dovuto seguirne un altro, che l’Amministrazione si era impegnata a riconvocare a breve scadenza per un ulteriore approfondimento e della cui convocazione siamo tuttora in attesa”. Nel merito perché, continua il sindacato guidato da Francesco Scrima, perché “i contenuti ai quali fanno riferimento le prove di accesso, soprattutto per quanto riguarda i percorsi per l’infanzia e la primaria, sembrano andare molto al di là del mero accertamento di conoscenze disciplinari e competenze in lingua italiana”. Per la Cisl siamo di fronte a “delle prove configurabile alla stregua di una valutazione in uscita del percorso formativo, più che di un accertamento in ingresso”, sulla cui composizione ha influito sicuramente la “concitazione propria di una fase di passaggio a nuovi assetti di governo del Miur”.

La Cisl però sostiene che c’è ancora tempo per recuperare la situazione: “i decreti dell'11 novembre – sostiene il sindacato - si limitano a definire le caratteristiche delle prove di accesso, il cui effettivo svolgimento è demandato a successivi provvedimenti”, quali “l’emanazione dei bandi da parte delle Università e la fissazione della data delle prove di accesso da parte del Ministro”.

Ancora più veemente è la protesta dell’Anief, che ha deciso diricorrere contro le scelte fatte Miur: “vogliamo che sia garantito – ha detto il presidente Pacifico - l’accesso come sovrannumerari di chi ha prestato servizio dal 2005 ad oggi. Tra questi risultano particolarmente danneggiati coloro che hanno accumulato tre anni di anzianità, un periodo più che sufficiente secondo la normativa europea per accertare sul campo la professionalità raggiunta”. L’Anief non vuole rinviare l’avvio dei corsi per svolgere i Tfa: “è una scelta che danneggerebbe gli insegnanti coinvolti, ma nello stesso tempo non possiamo tacere sulla disparità di trattamento verso degli insegnanti che hanno dimostrato negli anni di possedere le competenze utili allo svolgimento dei corsi abilitanti in via di attuazione. Disparità – continua Pacifico – che si evidenzia anche nella spendibilità del titolo abilitante, utile ad entrare solo nelle graduatorie di seconda fascia, e nel silenzio che riguarda i corsi di abilitazione della secondaria superiore. Sono problemi che vanno affrontati e risolti sin da subito: in caso contrario il sindacato sarà costretto a ricorrere, come extrema ratio, alla via giudiziaria”.

Tutt’altro che conciliante è pure il pensiero della Uil Scuola, che si sofferma sull’anomalia della diffusione dei decreti “con grande ritardo rispetto alla data della firma”, peraltro “in una pagina di complessa accessibilità del sito istituzionale e rendendo disponibile una stesura imprecisa, incompleta e con non pochi ‘svarioni’”. Che il sindacato condotto da Di Menna non si astiene dal citare: “l’ormai superata definizione della scuola dell’infanzia come scuola materna, l’assenza di riferimenti sulla spendibilità delle abilitazioni acquisite tramite TFA, che ha già generato ansie tra gli aspiranti candidati e scelte discutibili come i riferimenti alle prove concorsuali del 1999 per l’accesso alle abilitazioni alla scuola primaria e dell’infanzia”. L’unica consolazione è che le proteste hanno prodotto un primo risultato: il Miur ha proceduto a convocare d’urgenza un incontro per il 30 novembre. A metà della prossima settimana sapremo quindi se il nuovo corso ministeriale, guidato da Francesco Profumo, vorrà rimediare allo “strappo” finale della Gelmini. Oppure se preferirà iniziare il suo mandato a viale Trastevere con i sindacati messi già di traverso.

Fonte: Tecnica della Scuola

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La sezione terza bis del Tar Lazio, in esito alla camera di consiglio di ieri, nella quale erano in discussione i primi ricorsi per l'annullamento della prova preselettiva del concorso per dirigente scolastico, con ordinanze n. 4374 e 4375, ha respinto le richieste cautelari avanzate dai ricorrenti sostenuti dall'Anief. "E' una motivazione incredibile" commenta il sindacato che invita, ora, i suoi assistiti, a ricorrere al Consiglio di Stato.

Con una motivazione tanto stringata quanto lapidaria: ("Considerato che il bando del concorso in questione consente l’ammissione alle prove scritte previo superamento della prova selettiva per test a risposta multipla; considerato che parte ricorrente non ha superato detta prova propedeutica; pertanto, non sussistono le condizioni per ottenere l’accoglimento della istanza cautelare.") i giudici romani hanno respinto la richiesta di ammissione con riserva al concorso.

A questo punto, considerata anche l'eccessiva laconicità della motivazione, tipica peraltro dei provvedimenti cautelari, ma dalla quale non si evince in alcun modo il motivo per il quale sono state respinte le istanze cautelari, si apre un altro fronte, quello del ricorso in appello al Consiglio di Stato.

Si tratta di una corsa spasmodica contro il tempo per essere inseriti per le prove del 14 e del 15 dicembre.

Fonte: Tecnica della Scuola

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Il voto è previsto per marzo. L'Anief potrebbe presentare una lista sostenuta anche da altri 4 sindacati di base. Flc-Cgil chiede che i precari possano votare e candidarsi. Ma Cisl-Scuola vorrebbe rimandare tutto al dopo-dimensionamento.

A marzo, nelle scuole, si dovrebbe votare per il rinnovo delle Rsu e i sindacati si stanno già preparando alla scadenza.

Molto agguerriti sono alcuni piccoli sindacati di base che stanno meditando di mettere insieme un “cartello” per riuscire a superare il tetto del 5% e potersi finalmente sedere al tavolo delle trattative.

In realtà, però, poiché le norme non consentono di presentare liste riportanti il nome di o più sigle, la soluzione che si prospetta è quella di un lista Anief sulla quale dovrebbero convergere il Sisa (Sindacato indipendente scuola ambiente), Scuola Athena, Usi e Lisa.

“Per quanto ci riguarda - chiarisce Davide Rossi, segretario nazionale del Sisa - saremmo ben felici se anche altre sigle decidessero di aderire al cartello, sarebbe così possibile dare voce anche alle minoranze e consentirne l’accesso al tavolo delle trattative”.

La Flc-Cgil, per parte sua, ha già fatto sapere che intende rivendicare il diritto di voto e di rappresentanza dei precari.
“I precari - sostiene la Flc - devono potere eleggere ed essere eletti come delegati. Per questa ragione avanzeremo una precisa proposta alle altre organizzazioni sindacali sul regolamento per le elezioni delle RSU”.

Ma è difficile che l’appello possa avere seguito, perché una eventuale apertura ai precari potrebbe facilitare il superamento del tetto del 5% non solo da parte dell’Anief ma anche da parte di altre sigle (Cobas, Unicobas e CUB innanzititutto) e danneggerebbe indirettamente i sindacati maggiormente rappresentativi come Cisl-Scuola, Uil-Scuola e Snals.

A dire il vero c’è anche chi sta mettendo in dubbio il voto di marzo, come ad esempio Cisl-Scuola che preferirebbe aspettare a ottobre a dimensionamento avvenuto: in effetti votare a marzo potrebbe essere inutile soprattutto nella scuola del primo ciclo che nei prossimi mesi sarà travolta dallo tsunami della riorganizzazione della rete scolastica, con centinaia, migliaia di scuole medie e circoli didattici cancellati e sostituiti dai nuovi istituti comprensivi.

Almeno in un prossimo futuro le distanze fra i sindacati della scuola potrebbero insomma rimanere inalterate.

Fonte: Tecnica della Scuola

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La prima lista per le elezioni delle Rsu d’Istituto, da rinnovare ogni anno, supererebbe il problema del dimensionamento; la seconda per un listone nazionale legato alla sigla sindacale che si vuole ammettere alla contrattazione regionale. Secondo il leader Pacifico così anche i precari sarebbero elettori ed eleggibili. Poi lancia la sfida ai cinque sindacati più rappresentativi: se non indicono le elezioni verranno citati in giudizio.

Con il passare dei giorni si delineano sempre più chiaramente le posizioni dei sindacati a proposito del rinnovo delle Rsu del comparto Scuola. Almeno quelle di coloro che intendono andare al voto e farlo, se possibile, modificando le regole.

A rompere gli indugi era stata qualche giorno fa la Flc-Cgil chiedendo di far accedere alle urne anche i precari (in base alle norme vigenti possono farlo solo gli annuali fino al 30 giugno o 31 agosto). Negli stessi giorni ha però preso piede sempre più, seppure in modo non del tutto esplicito, l’ipotesi dello slittamento a fine 2012, a dimensionamento eseguito.

Ora l’Anief, che sta lavorando per presentarsi all’appuntamento come capofila di un “listone” di sindacati di base, ripropone un’alternativa a metà: andare subito alle urne - il 5, 6 e 7 marzo 2012, con la presentazione delle liste entro l’8 febbraio - ma introducendo un doppio sistema di preferenza elettorale. A spiegare le motivazioni ed il meccanismo proposto è stato direttamente il presidente del giovane sindacato, Marcello Pacifico: “l’ultima manovra Finanziaria – sostiene il combattivo sindacalista - obbligherà la maggior parte delle scuole, dove le Rsu saranno decadute, a tornare ad eleggere i propri rappresentanti appena pochi mesi dopo l’esito delle urne. L’occasione potrebbe essere propizia – incalza Pacifico - per introdurre un doppio sistema di preferenza, visto che il candidato Rsu può non appartenere alla sigla sindacale e una volta eletto rappresenta tutti i lavoratori della scuola: da una parte una preferenza da dare ai candidati presenti nelle liste per l’elezioni delle Rsu d’Istituto, che decadrebbero dopo un anno, dall’altra una preferenza da dare all’interno di un listone nazionale alla sigla sindacale che si vuole ammettere alla contrattazione nazionale e integrativa regionale per il prossimo triennio”.

Per il leader dell’Anief quello dalla doppia preferenza rappresenta un modo, inoltre, per rispettare “quella parità di diritti tra personale a tempo determinato e a tempo indeterminato che l’Europa ci impone attraverso la direttiva 1999/70/CE”. Con l’occasione, Pacifico indica anche di rivedere la norma che impone l’obbligo detenere almeno il 5% di rappresentanza per organizzare assemblee sindacali: il sindacalista chiede che dal 20 gennaio al 6 marzo prossimo possano svolgersi “in orario di servizio per un numero di ore proporzionale al numero di deleghe registrato dall’Aran nel mese di dicembre”. Ed in quelle sedi è facile immaginare la lista degli argomenti che si tratteranno (su tutti mobilità, licenziamenti, blocco degli stipendi, premialità).

In serata, poi, Pacifico manda l’affondo finale: nel ricordare il parere espresso nove mesi fa dal Consiglio di Stato, sulla non liceità di ulteriori rinvii delle procedure di rinnovo delle Rsu, lancia il guanto di sfida ai sindacati più rappresentativi (includendo peraltro quella Cgil che in tempi non sospetti è uscita allo scoperto rivendicando posizioni simili). “E’ evidente che questa volta – dichiara il presidente Anief - non ci accontenteremo di impugnare una semplice nota dell’Aran: citeremo in giudizio proprio la Flc-Cgil, Cisl, Uil, Gilda-Fgu e Snals, se non indiranno le elezioni Rsu, per dimostrare come si saranno collocati fuori e contro la nostra Costituzione”.

Fonte: Tecnica della Scuola

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Dopo quasi un anno di tregua ritorna la questione del riconoscimento di carriera dei docenti precari a favore dei quali si erano pronunciati nei mesi scorsi alcuni giudici del lavoro, invocando in proposito una direttiva europea.

A riprendere le “ostilità è l’Anief che, sulla base di una recente sentenza del tribunale di Salerno, ha deciso di attivare nuovi ricorsi da parte dei docenti precari.

La recente sentenza del giudice di Salerno che ha riconosciuto gli scatti di anzianità a due docenti precari e condannato il Miur al pagamento di 15.000 euro conferma la sistematica violazione dalla direttiva comunitaria avvenuta in questi ultimi dieci anni”.

Alcuni diritti come quello al lavoro e al giusto riconoscimento della propria professionalità – fa presente l’Anief - non sono alienabili né possono essere sospesi perché il lavoro è alla base dell'economia. Per questa ragione, abbiamo avviato dei ricorsi anche sbloccare il contratto e recuperare gli aumenti di stipendio cancellati nel quadriennio 2010-2014 per il personale di ruolo. Attendiamo, dunque, con fiducia l'esito delle migliaia di ricorsi che abbiano notificato negli scorsi mesi in tutti i tribunali del lavoro del Paese”.

L’Anief ricorda che, “in base a quanto disposto nel febbraio scorso dalla commissioni Affari costituzionali e Bilancio del Senato, con il parere positivo del Governo, i lavoratori precari italiani hanno ottenuto uno slittamento dei termini previsti della norma del Collegato al lavoro che fissava inizialmente in 60 giorni il termine per l'impugnazione dei licenziamenti: nel testo dell'emendamento approvato è stato infatti previsto che "in sede di prima applicazione, l'applicazione delle disposizioni di cui al comma 1 relative al termine di sessanta giorni per l'impugnazione del licenziamento è prorogata al 31 dicembre 2011".

Fonte: Tuttoscuola

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Tra gli aspiranti presidi è guerra aperta. Da un lato i «bravi», coloro che hanno superato la preselezione. Dall’altro l’esercito di bocciati, sceso in campo per far valere le proprie ragioni ed essere ammessi alla prossima prova. Il concorso per i presidi va avanti a colpi di carte bollate. Il Tar del Lazio è sommerso dai ricorsi. Sono complessivamente 8.000 quelli presentati dagli inidonei e di questi circa 700 provengono dalla Campania (tra questi un gruppo di 130 prof che ha scelto di fare la prova al nord per avere più chance). E per gli ammessi? I dati sono significativi.

A superare i famigerati quiz sono stati complessivamente 9.113 candidati rispetto a 33.531 persone che hanno presentato domanda per la partecipare alla preselezione. Poco più dei ricorsi presentati.

Il concorso ha di fatto messo i sindacati l’uno contro l’altro. Non si era mai visto in una prova del genere che promossi e bocciati si scannassero in questo modo. La colpa? A detta dei più sta tutta nel metodo scelto, preselezione e quiz, molti dei quali erano anche sbagliati.

Comunque un bel blocco di ricorsi al Tar sono stati già presentati. Degli 8.000 in Italia, più di 2.500 sono stati raccolti e presentati dall’Anief, l’associazione (in Campania è coordinata da Stefano Cavallini) che per prima si opposta al metodo del concorso facendo ammettere alla prova i precari, appena entrati in ruolo.

Il Tar si pronuncerà il prossimo 24 novembre. I legali dell’Anief hanno impugnato l’intero bando e la prova preselettiva che conteneva al suo interno, malgrado la massiccia revisione del Miur, ancora molti quesiti errati. L’obiettivo - spiega - Stefano Cavallini non è certo quello di invalidare l’intero concorso ma di mettere la situazione a posto. 

Resta un gran pasticcio. Una guerra a colpi bassi tra le varie associazioni. L’Anief a favore degli inidonei, l’Anp (l’associazione nazionale presidi) in campo per tutelare i promossi e sempre a colpi di ricorso. L’Associazione nazionale dei presidi infatti ha deciso di tutelare tutti coloro che temono di veder annullata la prova con il danno conseguente. La battaglia si gioca tutta al Tar anche se l’Anp si è mossa in ritardo. 

Il momento è molto delicato. Il cambio al vertice del ministero impone ai sindacati e alle associazioni di muoversi con attenzione per evitare che alla fine salti definitivamente quello che con molta probabilità è l’ultimo concorso per dirigenti scolastici. In questo modo l’anno prossimo e per gli anni futuri ci sarebbe solo un esercito di reggenti.

Molti i legali scesi in campo e in ordine sparso. Un gruppo di docenti esclusi (sono circa dieci persone) si è visto già rigettare il ricorso ma per incompetenza territoriale. Tutti i ricorsi vanno presentati al Tar del Lazio. Questi avvocati (commettendo un errore clamoroso) si sono mossi sul Tar della Campania e dunque hanno avuto una risposta negativa e difficilmente potranno muoversi in tempo utile per partecipare alla seconda prova. 

Uno degli ultimi atti del ministro Gelmini è stato proprio quello di fissare il lasso di tempo in cui i promossi devono cimentarsi nella prova scritta. Questa volta non è prevista una unica data nazionale. Il Miur, infatti, ha stabilito che la data della prova deve essere decisa dall’Ufficio scolastico regionale e comunque fissata tra il 12 e il 16 dicembre. I candidati, questa volta, avranno ben 8 ore di tempo per svolgere il compito scritto.

Fonte: Il Mattino

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Il personale della scuola “è fortemente preoccupato per il silenzio del Ministero dell'Istruzione sulla copertura degli scatti stipendiali del 2011 destinati al personale docente a Ata di ruolo: una 'dimenticanza' che produrrà ai dipendenti della scuola un danno economico che va dai 4.500 ai 12.000 euro in tre anni”.

È quanto afferma Marcello Pacifico, presidente dell’ANIEF, nell’annunciare una serie di ricorsi al giudice del lavoro.

Secondo Pacifico “malgrado l'accordo raggiunto la scorsa estate dal ministro Tremonti con i sindacati della scuola, la notizia della mancata copertura degli scatti stipendiali del 2011, circa 660 milioni di euro complessivi, è stata di recente confermata dalla Commissione Cultura della Camera durante l'avvio dell'esame di Bilancio dello Stato”.

In ogni caso - prosegue Pacifico - il personale della scuola ha tutto l'interesse per procedere legalmente poiché “l'eventuale recupero per il 2011, quand’anche fossero ritrovate le risorse, non è utile ai fini previdenziali e di progressione di carriera perché per legge non recuperabile, contrariamente a chiare sentenze della Consulta e a elementari diritti costituzionalmente protetti”.

Fonte: Tuttoscuola

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Ci vorrà ancora tutta questa settimana per conoscere i risultati complessivi della preselezione del concorso per assumere nuovi presidi. Il Formez, che ha il compito di correggere i quiz svolti il 12 ottobre, sta procedendo nelle operazioni in diretta streaming sul suo sito. Si sa già, ad esempio che nel Lazio, una delle regioni con più partecipanti, sono passati in 925 su 3.784 candidati, il 24%, con un punteggio medio di 63-64 punti. In Friuli è passato il 30% dei candidati, in Molise il 24%, in Umbria il 28%, in Toscana il 26%, in Veneto il 27%, in Liguria il 36,5%, in Piemonte il 30%, per citare alcune delle regioni che hanno già avuto la correzione.

Ma intanto imperversa la polemica sui quiz. Con una serie di maxi-ricorsi in partenza. Fra cui quello capitanato dal sindacato Anief che ha analizzato con la lente di ingrandimento le 100 domande proposte il 12 ottobre ai candidati. Ebbene, 38 sono errate, ovvero 4 sarebbero sbagliate nella risposta, in altre 18 sono valide più risposte esatte rispetto a quelle indicate, 16 sarebbero mal formulate e, secondo l'Anief, scritte in modo da “fuorviare il candidato nella risposta”. I ricorsi sono partiti e sono aperti fino al 28 ottobre. E fino a quella data “potrebbero uscire nuovi errori”, spiegano dal sindacato che raccoglie tutte le segnalazioni. Già in 2.000 hanno aderito.

Quanto agli errori, per esempio al ministero non hanno chiarissimo chi debba stabilire la data delle elezioni dei rappresentanti dei genitori. Per il Miur è il Consiglio di Istituto, ma la risposta giusta è il preside. Nemmeno sanno bene a Viale Trastevere cosa è la didattica orientativa. Chi ha preparato le domande ha messo fra le risposte due soluzioni corrette. E è dubbia anche la domanda su quanti siano i docenti in Italia. Per gli esperti del Miur la risposta giusta è circa 600mila ma sono molti di più come dimostrano anche i dati diffusi dal ministero nelle scorse settimane. A dirla tutta le risposte e i quesiti sono stati predisposti da una serie di esperti che il ministero definisce “esterni”, ma dentro ci sono esponenti del ministero e anche un consigliere della Gelmini.

Tutto questo materiale finirà in tribunale, dove approderanno gli esclusi della preselezione. Molti si stanno appoggiando all'Anief. Ma sui forum dove si sfogano gli insegnanti (in primis mininterno.net) si contano a decine quelli che intendono muoversi per conto proprio. Fra gli auto-organizzati circolano indiscrezioni e accuse. Un utente, ad esempio, sostiene che nel suo faldone almeno 3 delle domande selezionate dal ministero presentavano vicino alla risposta un segno di riconoscimento, un quadratino prestampato che fa pensare ad una imprecisione di chi ha preparato i materiali che, però, potrebbe aver aiutato qualcuno.

Fonte: Il Messaggero

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Dopo gli errori iniziali e le quasi mille domande cancellate è partita una selva di ricorsi dopo la prima prova del concorso . E l'Anief ricorre al Tar e chiede di passare tutti alla prova successiva.

"Almeno 38 domande su 100 della prova pre-selettiva del concorso a preside sono da considerare nulle". L'Anief (l'Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione) ha commissionato ai propri esperti uno studio per verificare l'adeguatezza delle 100 domande somministrate lo scorso 12 ottobre ai 32 mila aspiranti presidi e adesso ricorre al Tar Lazio, chiedendo l'ammissione agli scritti di tutti i candidati. Finora, sono state corrette le prove di 10 regioni e hanno superato la prova in 5 mila: il 27 per cento del totale.

"Ad essere bocciato, questa volta è il Miur che ha sbagliato a dare le risposte a 38 quesiti su 100, non certo i candidati che hanno partecipato alla prova pre-selettiva  -  commenta Marcello Pacifico, presidente dell'Anief  -  Per non parlare del tempo rubato per sfogliare un librone non previsto dal bando di concorso o dei quiz eliminati dalla batteria a pochi giorni dal concorso". La selezione per reclutare 2.386 nuovi dirigenti scolastici è nata male e adesso di continuare peggio.

A giugno, il ministero bandisce il concorso che prevede una prova pre-selettiva attraverso un quizzone di 100 domande a risposta multipla. Dopo una ridda di voci sulla data di pubblicazione della batteria di test su cui affinare la preparazione in vista della prova, il primo settembre viale Trastevere pubblica le 5.633 domande dalle quali verranno sorteggiate le 100 oggetto della prova. La notte prima, però, si verifica una fuga di notizie che induce l'Associazione nazionale dei funzionari di polizia a fare la prima mossa: un esposto-denuncia alla polizia postale sulla fuga di notizie avvenuta in internet.

Dopo la pubblicazione delle domande, cominciano le segnalazioni di quiz sbagliati, formulati in modo confuso, ambigui o semplicemente inutili per la preparazione di un futuro dirigente scolastico. Tanto che, spinto dall'ondata di critiche e polemiche a meno di una settimana dal quizzone, il ministero dopo avere minimizzato decide di cassare 975 domande: quasi una su 5. Il 12 ottobre, si svolge la prova di selezione: per passare occorre rispondere correttamente ad almeno 80 domande su 100 in altrettanti minuti. Dopo un'attesa di quattro/cinque ore, i 32 mila candidati si ritrovano tra le mani un librone sul quale andare scovare le domande alle quali rispondere, un foglio con i numeri delle stesse e un altro foglio a lettura ottica per dare le risposte.

E giù altre critiche. Una parte consistente del tempo si perde per cercare le domande. E oggi, a sorpresa, l'Anief annuncia di avere trovato nella batteria delle 100 domande "almeno 38 quesiti da considerare nulli perché alla luce della normativa vigente sbagliati nelle risposte (4 in totale) o con più risposte esatte tra quelle indicate (18 in totale), o ancora perché sono mal formulati o che presentano nella risposta un distrattore che ha l'unico scopo di confondere il candidato senza soddisfare in maniera completa la richiesta della domanda (16 domande in tutto)".

Fonte: Repubblica

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Mentre procede presso il Formez la correzione degli elaborati della prova di preselezione al concorso per dirigente scolastico (ieri sono risultati idonei per il Veneto 523 candidati su 1.894, pari al 27,6%, e per la Liguria 225 su 616 pari al 36,5%), sul territorio si affilano le armi per i ricorsi.

In prima linea l’Anief che ha reso noto come, spulciando più a fondo nelle domande dei 100 test della selezione del 12 ottobre, avrebbe riscontrato ben 38 domande errate o inidonee a selezionare i candidati.

Più esattamente, di queste 38 domande sarebbero sbagliate nella risposta 4, altre 18 prevederebbero  più risposte esatte rispetto a quelle indicate, e 16 sarebbero mal formulate e, secondo l’Anief, fuorvianti.

Se si considera che per superare la preselezione occorreva rispondere esattamente a 80 domande su 100, si capisce che qualora la quantità di quesiti impropri o errati risultasse fondata, moltissimi candidati avrebbero diritto ad una prova d’appello oppure all’ammissione diretta alle prove scritte.

L’Anief sosterrà i ricorrenti con apposito ricorso al Tar, sperando che il giudice amministrativo, davanti all’evidenza dell’errore diffuso sospenda l’esclusione dal concorso dei candidati ricorrenti.

Si prospetta un autunno di fuoco per il concorso.

Fonte: Tuttoscuola

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Alcuni sindacati decidono di dare supporto ai ricorrenti, indicando loro una rosa di legali. I quali, se è vero che dei 100 item proposti per la prova preselettiva almeno 30 erano viziati da errori o risposte dubbie, avrebbero alte probabilità di spuntarla.

Sul concorso per dirigenti scolastici permangono delle nuvole scure, un preludio quasi inevitabile verso la pioggia: le polemiche che hanno contrassegnato la selezione già in occasione della scadenza del bando, con uno slittamento di qualche giorno per pochi intimi, ma mal comunicato, proseguite con i quasi mille item errati su 5.700 complessivi cancellati dl Miur, a pochi giorni dalla prova preselettiva (comunque presenti nel librone consegnato ai candidati!), non mancano di farsi sentire anche in questa fase precedente agli iscritti.

Mentre il Formez sta infatti provvedendo alla correzione dei test cui si sono posti più di 32.000 docenti (siamo a metà dell’opera e le proiezioni indicano tra i 9.000 ed i 10.000 ammessi), negli ultimi giorni alle lamentele degli esclusi (in media il 75% di coloro che lo scorso 12 ottobre hanno svolto la verifica) si sono aggiunte quelle di alcuni associazioni e sindacati. Tutti concordano su un fatto: malgrado la “scrematura” dei mille item eliminati, diversi dei 100 quesiti prescelti casualmente da viale Trastevere erano viziati da errori, imprecisioni e scorrettezze. A complicare la situazione sono poi state le risposte preparate dagli esperti di scuola: in non pochi casi quelle reputate esatte si sarebbero rivelate, sempre secondo non pochi candidati, ora sostenuti da associazioni e sindacati, a dir poco discutibili.

Alcuni item poco chiari sono stati riportati dalla Cisl Scuola del Lazio, che ha provveduto ad individuare uno studio legale che fornirà la necessaria prestazione professionale per quanti volessero proporre impugnativa davanti al Tar. Uno dei quiz “incriminati”, a titolo di esempio, è il n. 1.397: “Alla definizione del POF (come previsto dall’art. 3 del DPR 275/99) il DSGA…” Risposta “interviene a fornire le indicazioni finanziarie a sua conoscenza”. Sottolineato che l’art. 3 del DPR 275/99 non disciplina il ruolo del DSGA, come la formulazione del quesito sembrava suggerire, ma pone la nozione giuridica di piano dell’offerta formativa, la domanda e la relativa risposta appaiono imprecise. Il POF – continua la Cisl Scuola Lazio - è un documento elaborato dal collegio dei docenti ed approvato dal Consiglio di Istituto al quale partecipano tutte le componenti della scuola, senza che una norma specifica preveda una specifica consulenza finanziaria del DSGA, peraltro superflua, tenuto conto del fatto che il dirigente scolastico, membro del collegio e del consiglio di istituto, è anche responsabile – conclude il sindacato - del bilancio della scuola”.

I consulenti tecnici dell’Anief, uno dei sindacati che in queste ore sta raccogliendo i reclami scritti dei candidati esclusi (da consegnare entro martedì 25 ottobre ad un legale individuato per ogni Regione), sostengono che oltre il 30% dei quesiti contenesse errori tali da meritare di essere cancellato. Una percentuale che se riscontrata anche dai giudici del Tar, difficilmente potrà negare l’ammissione con riserva a tutti coloro che hanno deciso di fare ricorso. Con il rischio di allargare troppo la “rosa” dei candidati partecipanti agli scritti. Mettendo ancora una volta in crisi gli organizzatori del concorso per dirigenti.

Fonte: Tecnica della Scuola

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È la quota complessiva per il prossimo triennio comunicata dal Miur. Di questi 7.239 faranno parte del I grado e 19.125 del II, per i quali transitoriamente è previsto il Tfa abilitante di un anno. Al Lazio la quota più grande: oltre 5.000 posti. Alto anche il numero concesso a Lombardia, Puglia e Sicilia. Soddisfatto l’Anief.

Finalmente una buona notizia per i tanti giovani che vogliono intraprendere la carriera di docente della scuola italiana acquisendo una certificazione fondamentale, quale è l’abilitazione all’insegnamento: ad una settimana dall’ultimo giorno utile per l’invio delle proposte da parte degli atenei coinvolti nella formazione, il 14 ottobre il Miur ha reso pubblico che a partire dall’anno accademico appena avviato, e per i prossimi due, intenderà selezionare e formare, proprio attraverso le università che si sono rese disponibili, oltre 26.300 candidati. Di questi 7.239 faranno parte del I grado e 19.125 del II grado (per i quali transitoriamente la normativa prevede il Tfa abilitante della durata un anno).

Sulla base delle disponibilità dei posti vacanti e della ricezione degli atenei, la fetta decisamente più grande dei posti che andranno a concorso è stata riservata al Lazio, dove verranno messi in palio ben 5.095 posti complessivi. Alto anche il numero di candidati da selezionare in Lombardia (3.817), Puglia (2.930), Sicilia (2.375), Emilia Romagna (1.759), Campania (1.430), Marche (1.325) e Toscana (1.135). Davvero esiguo invece il contingente triennale assegnato al Trentino: appena 153 posti. Prima della definizione delle prove di ammissione, il Miur è ora chiamato a definire le singole classi di concorso di medie e superiori: la loro mancata revisione fa però temere ulteriori slittamenti per l’avvio delle selezioni.

La notizia della pubblicazione dei posti vacanti ha soddisfatto l’Anief, il sindacato dei docenti in formazione: “L’ammontare è quasi il doppio di quello degli abilitati nelle leve della Ssis. E’ una buona notizia: le università stanno facendo la loro parte. Auspichiamo che il Miur – avverte però l’organizzazione guidata da Marcello Pacifico - abbia la forza e volontà politica per attivare corsi numerosi, secondo la proiezione del fabbisogno nelle singole classi di concorso, e possa presto decidere le date per le prove di ammissione”.

Fonte: Tecnica della Scuola

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Continua presso il Formez la correzione degli elaborati del concorso a dirigente scolastico. Dopo la pubblicazione nella tarda serata di ieri dell’elenco dei candidati delle regioni Toscana e Lazio risultati idonei (complessivamente 1.335 persone), sono attualmente in fase di correzione gli elaborati della Campania a cui seguiranno quelli della Lombardia e della Basilicata.

Poco fa sono stati pubblicati i nominativi degli idonei della regione Marche.
Sono risultati idonei 220 candidati.

Intanto, mentre arrivano questi primi risultati delle correzioni dei test della preselezione, l’Anief organizza ricorso collettivi e individuali a favore degli esclusi contro gli esiti delle prove, prevedendo che, oltre alla richiesta di riammissione al concorso, vi sia anche quella del pagamento per danni morali e  materiali, derivanti dall’esclusione.

La platea di questi ipotetici ricorrenti – visti gli esiti della correzione delle prove con un tasso di idonei inferiore al 30% - potrebbe essere di circa 23 mila persone.

Fonte: Tuttoscuola

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L'Anief ce l'ha fatta. E per molti docenti precari cosentini si apre una strada tanto affascinante quanto inedita: quella di poter diventare dirigente scolastico.

Insomma, dall'ansia di ottenere qualche ora di lezione per guadagnarsi la "pagnotta" alla possibilità di svolgere il delicato compito di preside. Praticamente un sogno, difficile anche a credersi. Adele Sammarro, coordinatrice provinciale del sindacato che si occupa specificamente delle problematiche legate al mondo della scuola, spiega la genesi di questa opportunità: «Il Tar, difatti, ha accolto i due ricorsi patrocinati dall'Anief nel rispetto della clausola 4 della direttiva europea. I ricorrenti che potranno partecipare al concorso sono complessivamente 400. Nello specifico si tratta di docenti con 5 anni di servizio tra ruolo e pre-ruolo, sia docenti precari con più di 5 anni di servizio prestato nella scuola».

«La notizia – aggiunge la Sammarro – ha sconvolto tutto il sistema nazionale, in quanto per la prima volta nella storia italiana, al concorso a Dirigente potranno partecipare i precari, tra cui molti con diploma Isef, diploma di Conservatorio, diploma di Scienze Religiose. Il bando prevedeva che al concorso potessero partecipare solo i docenti con almeno cinque anni di ruolo. In base alla direttiva europea ora si è stabilito che il servizio prestato come precario debba esser valutato a tutti gli effetti».

«Giorno 12 ottobre – sottolinea la sindacalista cosentina – si terranno le prove pre-selettive, anche se il tarlo che assilla i molti partecipanti, è quello concernente i quiz, pare che si tratti di una decina di quiz errati che potranno esser sorteggiati tra le 100 domande. Altro dolente punto è che con la recente manovra finanziaria l'organico previsto per i dirigenti era di 2.865 posti, ora, però il numero dei posti è di gran lunga  inferiore, anche se è vero, che per via dei pensionamenti si creeranno numerosi posti, per cui non si risentirà del taglio».

«Il principio fondamentale ed importante che l'Anief ha tenuto a sottolineare e per cui si è battuta e continuerà a battersi – conclude la  Sammarro – è che non si può più fare distinzione tra gli stessi docenti, creando delle categorie tra docenti di serie A e, quindi, di ruolo e  docenti di serie B, precari, anche perché è d'uopo rammentare e sottolineare, che oggi il diritto comunitario europeo è sempre più attento alla tutela dei diritti dell'uomo, per cui tale distinzione di categorie, vista le legge, non ha più bisogno di esistere».

Una sorta di successo democratico, sancito dalle regole d'uguaglianza imposte dall'Unione Europea, che potrà dare la possibilità a tanti  professari precari di passare dall'altro lato della "barricata". Di diritto.

Fonte: Gazzetta del Sud

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Da precari a presidi. Ma anche da prof di educazione fisica o di musica a presidi, al contrario di quello che il ministro dell'Istruzione Mariastella Gelmini ha in mente come curriculum per i futuri dirigenti scolastici. Manca poco più di una settimana al concorso per presidi ma ancora molta strada c'è da fare. Nonostante il bando risalga a tre mesi fa le commissioni non sono complete. Mancano all'appello Uffici Scolastici Regionali importanti.  L'ultima novità è poi giunta ieri e rischia di provocare ancora più confusione in un concorso che è già un'odissea. Al concorso per presidi potranno partecipare anche i docenti precari. I giudici del Tar del Lazio hanno accolto due ricorsi dell'associazione Anief e dunque 400 ricorrenti saranno ammessi con riserva alle prove pre-selettive del 12 ottobre. Si tratta di docenti di ruolo con cinque anni di servizio tra ruolo e pre-ruolo e di docenti precari con cinque o più anni di servizio alle spalle nella scuola pubblica. Accolti anche i ricorsi che chiedevano la possibilità di partecipare alla prova anche per chi ha diploma Isef, del magistero in Scienze Religiose o il diploma di Conservatorio.

I giudici amministrativi hanno tenuto conto di una sentenza della Corte di Giustizia europea che ha sancito il principio secondo cui nei concorsi pubblici il servizio prestato a tempo determinato doveva essere valutato come quello prestato a tempo indeterminato.

"Una vittoria", afferma il presidente dell'Anief, Marcello Pacifico. Non può esistere - dice - un servizio di serie A (quello prestato dopo il ruolo) e uno di serie B (quello prestato da supplente). Questa decisione dei giudici conferma, ormai, come il diritto comunitario, spesso più attento alla
tutela dei diritti fondamentali dell'uomo, sia vincolante per il diritto interno. Ora tocca agli aspiranti candidati dimostrare le proprie capacità per vincere un concorso difficile per esercitare il ruolo di dirigente nella scuola dell'autonomia. D'altronde, sono tutti colleghi abilitati con anni di esperienza, perché‚ non potrebbero diventare dirigenti?".

Fonte: La Stampa

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Al concorso per dirigenti scolastici potranno partecipare anche i docenti precari. Lo hanno deciso i giudici del Tar del Lazio che hanno accolto due ricorsi patrocinati dall’Anief e per conto di circa 400 ricorrenti, che saranno dunque ammessi con riserva alle prove pre-selettive del 12 ottobre.

Si tratta di docenti di ruolo con cinque anni di servizio tra ruolo e pre-ruolo e di docenti precari con cinque o più anni di servizio alle spalle nella scuola pubblica.

Il TAR ha tenuto conto della nota sentenza della Corte di Giustizia europea che ha sancito il principio secondo cui nei concorsi pubblici il servizio prestato a tempo determinato deve essere valutato come quello prestato a tempo indeterminato.

Secondo il presidente dell’Anief, Marcello Pacifico, “questa decisione dei giudici conferma, ormai, come il diritto comunitario, spesso più attento alla tutela dei diritti fondamentali dell’uomo, sia vincolante per il diritto interno. Ora tocca agli aspiranti candidati dimostrare le proprie capacità per vincere un concorso difficile per esercitare il ruolo di dirigente nella scuola dell'autonomia. D'altronde, sono tutti colleghi abilitati con anni di esperienza, perché non potrebbero diventare dirigenti?

Fonte: Tuttoscuola

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I giudici amministrativi - rifacendosi a una direttiva europea - stabiliscono che per partecipare al bando non è necessario essere in ruolo. La novità riguarderà almeno 400 candidati che hanno prestato servizio come supplenti.

ROMA - Per la prima volta in Italia, al concorso a preside potranno partecipare anche i docenti precari. Lo ha deciso il Tar Lazio che, a seguito di un ricorso presentato nelle scorse settimane dall'Anief (l'associazione nazionale insegnanti ed educatori della formazione), ha sospeso la parte del bando di concorso che fa preciso riferimento al requisito del servizio di ruolo prestato per essere ammessi a partecipare alla selezione. Il bando prevede che, oltre alla laurea quinquennale, possano partecipare i docenti con almeno 5 anni di ruolo. Ma una direttiva dell'Unione europea stabilisce che il servizio prestato come precario debba essere valutato a tutti gli effetti. Anche, quindi, come requisito per l'ammissione al concorso a preside. Insomma, l'ennesimo contrordine in una vicenda davvero tormentata 1 di cui Repubblica.it si è ampiamente occupata.   

Per Marcello Pacifico, presidente dell'Anief, si tratta di una "vittoria". "Non può esistere un servizio di serie A (quello prestato dopo il ruolo) e uno di serie B (quello prestato da supplente). Questa decisione dei giudici -  prosegue  -  conferma, ormai, come il diritto comunitario, spesso più attento alla tutela dei diritti fondamentali dell'uomo, sia vincolante per il diritto interno. Ora tocca agli aspiranti candidati dimostrare le proprie capacità per vincere un concorso difficile per esercitare il ruolo di dirigente nella scuola dell'autonomia".

Sono 400 gli aspiranti presidi che hanno svolto almeno 5 anni di servizio come supplenti o che ne hanno maturato parte come supplenti e parte come insegnanti di ruolo. Ma il concorso a preside, che inizia il 12 ottobre con la contestata prova di preselezione, sembra iniziato sotto una cattiva stella. Il pacchetto di 5.750 quiz pubblicato il primo settembre, dal quale verranno sorteggiate le 100 domande di giorno 12, sembra viziato da decine di quiz errati, di dubbia formulazione o che semplicemente non c'entrano nulla con la preparazione del dirigente scolastico. 

In più, la recente manovra finanziaria del mese di luglio ha assottigliato l'organico dei dirigenti scolastici di 2.865 posti: 1.849 sono le scuole sottodimensionate che non potranno più avere un preside titolare e 1.016 istituti che spariranno per effetto dell'accorpamento dei circoli didattici con le scuole medie in istituti comprensivi di almeno mille alunni. Così, i vincitori del prossimo concorso potrebbero non trovare neppure uno dei 2.386 posti messi a concorso ed essere costretti ad aspettare che i colleghi più anziani vadano in pensione.

INDICE DEI LINK1. vicenda davvero tormentata — http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/2011/09/05/news/presidi_nel_concorso_c_il_trucco-21262783/

Fonte: Repubblica

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L’ANIEF ha comunicato sul proprio sito (www.anief.org) che il Tar del Lazio ha accolto con procedura d’urgenza la richiesta di partecipazione al concorso a dirigente scolastico presentata da 50 docenti di ruolo, esclusi per effetto di una nota del Ministero dell’istruzione che precludeva la partecipazione a quanti erano in possesso del diploma ISEF, del magistero in Scienze religiose o del diploma di Conservatorio.

A seguito di tale pronunciamento, i docenti – si legge nel comunicato dell’ANIEF - devono avviare le procedure per notificare agli Uffici scolastici regionali la misura cautelare monocratica (ordinanza n. 3597/11) concessa dal giudice, al fine di presentarsi regolarmente per l’espletamento della prova il 12 ottobre prossimo.

Si attende ancora, invece, continua l'ANIEF, l’esito delle altre richieste di ammissione al concorso discusse al Tar Lazio in Camera di Consiglio il 29 settembre da parte di centinaia di ricorrenti di ruolo con cinque di servizio anche nel pre-ruolo e precari con cinque anni di servizio.

Fonte: Tuttoscuola

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Accolti dai giudici del Tar Lazio due ricorsi patrocinati dall’Anief. Quattrocento ricorrenti ammessi con riserva alle prove pre-selettive del 12 ottobre. Si tratta di docenti di ruolo con cinque anni di servizio tra ruolo e pre-ruolo e di docenti precari con cinque o più anni di servizio alle spalle nella scuola pubblica.

Quattrocento ricorrenti fra docenti di ruolo, con cinque anni di servizio tra ruolo e pre-ruolo, e docenti precari, con cinque o più anni di servizio alle spalle nella scuola pubblica che avevano chiesto al Miur di partecipare alla procedura concorsuale, hanno ottenuto dal Tar Lazio l’ammissione con riserva alla prova pre-selettiva per il concorso a dirigente scolastico prevista per il 12 ottobre. I ricorrenti, in un primo tempo, avevano chiesto al Ministero, di partecipare alla prova attraverso l’accesso al sistema informatico predisposto per la presentazione delle istanze on-line – dalle quali erano stati cancellati nonostante le diffide dell’Anief, quindi lo avevano fatto attraverso una domanda cartacea regolarmente notificata all’amministrazione centrale e periferica.

Il Miur ne aveva predisposto l’esclusione, costringendoli a ricorrere al Tar Lazio proprio quando l’ennesima sentenza della Corte di Giustizia europea su procedimento C-177/10 sanciva il principio secondo cui nei concorsi pubblici il servizio prestato a tempo determinato doveva essere valutato come quello prestato a tempo indeterminato.

In merito un comunicato dell’Anief, promotore del ricorso, con l’intervento del presidente dell’Anief, Marcello Pacifico.

Fonte: Tecnica della Scuola

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Gli altri con meno anni, se Ata possono perdere fino a 2.500 euro e se docenti fino a 10.300 euro in 8 anni per il blocco del contratto, della progressione della carriera e per l’eliminazione del primo gradone stipendiale. L’Anief ricorre al GdL.

L’Anief in un comunicato così sintetizza: “Anche chi ha 11 anni di servizio di pre-ruolo dovrà attendere l’a.s. 2014/2015 per avere l’aumento di stipendio previsto per il nuovo gradone 9-14 anni, mentre tutti gli altri a partire da quella data potranno maturare il servizio mancante per raggiungere la nuova anzianità tabellare contrattata dalle OO. SS. con una perdita che oscilla dai 2.500 ai 10.500 euro.

Dall’anno scolastico 2014/2015, infatti, i 65.000 docenti e Ata potranno maturare il primo scatto di carriera, qualora abbiano 8 anni di servizio, al raggiungimento del 9 anno di servizio tra ruolo e pre-ruolo essendo il servizio per espressa norma di legge non valutabile ai fini della progressione di carriera per gli anni 2010-2014”.

 

 

I candidati esclusi dalla prova preselettiva del concorso a dirigenti scolastici perché hanno presentato domanda di partecipazione alla prova preselettiva dopo il 16 agosto ma prima del 19 hanno pochissimi giorni per fare ricorso al Tar e chiedere l’ammissione con riserva. Intanto il Miur ha pubblicato i fac-simile delle istruzioni per la prova.

Una nota del Miur, Direzione Generale per il Personale scolastico prot. n. 7184 del 14 settembre 2011 dà le seguenti indicazioni in merito al personale escluso dallo svolgimento della prova preselettiva: “Sono ammessi con riserva alla procedura di preselezione  i candidati portatori di ordinanza di sospensiva emanata o prodotta prima dell’espletamento della suddetta prova preselettiva e pertanto non sono ammessi i candidati che abbiano solo la prova del deposito del gravame”.  

In un precedente articolo abbiamo consigliato ai candidati esclusi (oltre 3.000) di ricorrere al Tar d'urgenza per chiedere l’ammissione con riserva al concorso, ovviamente prima che le prove prendano avvio, invocando l’errore scusabile.

L’errore degli aspiranti infatti, deve ritenersi scusabile in quanto indotto dalla stessa Amministrazione che, a causa della scarsa chiarezza con cui ha divulgato la notizia della proroga della domanda.

Il fatto: la data di scadenza per la presentazione della domanda, come molti ricorderanno, è stata fissata per il 16 agosto 2011 ma con la nota prot. n. 6636 del 10 agosto il Miur comunicava che la data era postergata al 19 agosto ma, aggiungeva, per quei “casi puntuali corrispondenti ad aspiranti con le basi informative non correttamente allineate”, quei casi, cioè previsti dalla nota prot. n. 6623 del giorno prima, cioè del 9 agosto. Sarebbe stato necessario andare a vedere a quale tipologia di utenti era concesso partecipare fino al 19 agosto. Si trattava di quel personale docente che non può accedere alla compilazione dell'istanza on-line, in quanto insegnanti presso istituti gestiti da altre Amministrazioni e, pertanto, non presenti al Sidi (es. docenti presso istituti di alta cultura, presso scuole militari ecc.)”. Alcuni Usr, però, nonostante il Miur fosse stato chiaro (per quel chiaro che è il modo giuridico e normativo di esprimersi) hanno dato la notizia sui loro siti in modo non del tutto chiaro, cioè come se la proroga fosse valida orga omnies. Per esempio, gli Usr di Piemonte, Veneto e Liguria. Relativamente al concorso scrivevano: “Termine presentazione domanda: 16 agosto 2011 (Prorogato al 19 agosto 2011)”. Gli Usr non specificavano, poi, nient’altro in merito ma soltanto le modalità da eseguire per la compilazione della domanda on-line.

Ora, gli stessi Usr del Piemonte e della Liguria in un avviso di conferma della data di preselezione al 12 ottobre fanno presente alcuni passi della nota del Miur sopracitata; uno di questi riguarda proprio il problema da noi sollevato mentre un altro è indirizzato ai candidati diversamente abili che possono avvalersi del supporto di un membro della commissione oltre alla possibilità di tempi aggiuntivi durante la prova.

L'Anief si è già attivato per produrre i ricorsi al Tar. Gli interessati hanno tempo fino al 3 ottobre 2011. Per informazioni sul ricorso clicca sul link.

Nel frattempo il Miur ha pubblicato sul proprio sito, i fac-simile delle istruzioni che i candidati riceveranno il giorno della prova, unitamente al fac-simile di foglio a lettura ottica che rappresenta il loro elaborato concorsuale.

Fonte: Tecnica della Scuola

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Esultano i Cobas: "Ripristinata la legalità, dopo anni di irregolarità". I docenti in esubero restano in servizio nelle proprie scuole per attività di ampliamento dell'offerta formativa.

A Torino, sui posti di sostegno nella secondaria, succede di tutto: soprannumerari curricolari assegnati al sostegno, proteste vivacissime dei precari, nomine revocate e Cobas-Scuola che ringrazia il dirigente provinciale.

I Cobas torinesi parlano addirittura di una “straordinaria vittoria anche grazie alla disponibilità del dott. Militerno (il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale, ndr)”.

La vicenda è complessa ed è indicativa delle difficoltà in cui gli uffici territoriali del Ministero hanno dovuto lavorare in queste ultime settimane.

In pratica a fine agosto l’Usp di Torino aveva deciso di assegnare i docenti in esubero di alcune classi di concorso su posti di sostegno disponibili.

Immediata la reazione dei precari con titolo di specializzazione che si sono visti “soffiare” una cinquantina di posti.

La protesta dei precari, sostenuta dai Cobas ma anche da molte famiglie di alunni disabili, è stata contrassegnata da momenti di tensione (non è  mancato neppure  un intervento delle forze dell’ordine durante le nomine).

Il 12 settembre, infine, la soluzione; una delegazione di manifestanti viene ricevuta dal dirigente dell’Ufficio provinciale e dopo due ore di “trattativa” si trova una via d’uscita: il dirigente revoca le assegnazioni dei docenti in esubero sui posti di sostegno e decide di riconvocare i precari con il titolo per la scelta della sede.

I docenti in esubero (poco meno di 50) vengono lasciati nelle scuole di precedente titolarità per attività finalizzate all’ampliamento dell’offerta formativa.

Il decreto del dirigente provinciale invita anzi i dirigenti scolastici a “potenziare gli insegnamenti obbligatori previsti dagli indirizzi di studio che sono stati oggetto di riduzione e per l’istruzione professionale anche per attivare i corsi triennali per il conseguimento della qualifica professionale”.

E, ancora, “per potenziare gli insegnamenti obbligatori per tutti gli studenti e/o attivare ulteriori insegnamenti finalizzati al raggiungimento degli obiettivi previsti dal piano dell’offerta formativa mediante la diversificazione e personalizzazione dei piani di studio, per l’arricchimento ed il potenziamento delle attività dell’offerta formativa e per la copertura delle supplenze”.

In conclusione, i Cobas esultano: “Dobbiamo prendere atto che solo quest'anno le irregolarità (che si ripetono, comunque, da diversi anni) sono state eliminate e per questo motivo non possiamo che dare atto al dirigente scolastico provinciale, dott. Militerno, di aver fatto tutto il possibile per ripristinare la legalità”.

L’Anief, al contrario, punta il dito proprio contro il dirigente provinciale e lo invita a rassegnare subito le proprie dimissioni per “manifesta incapacità”.

 

Fonte: La Tecnica della Scuola

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La guerra dei poveri nella scuola non ha fine. Ora esiste una nuova categoria: i supplenti in virtù del Tar. Ci sono circa 2-2500 ricorsi al Tar di chi ha chiesto il trasferimento da una nuova provincia. L’accordo trovato dopo mesi di nebbia e confusione totale, prevedeva che un terzo delle cattedre, cioè ben 10 mila, fossero attribuite sulla base delle graduatorie dell'anno scorso, mentre le restanti 20.308 sulla base delle nuove graduatorie appena rinnovate. Ma le vecchie graduatorie sono quelle che la Corte Costituzionale aveva bocciato ordinando che nell'aggiornamento delle graduatorie a esaurimento il personale docente avesse diritto al trasferimento e all'inserimento a pettine secondo il proprio punteggio, e dunque secondo criteri di merito, e non in coda secondo l'anzianità di iscrizione in graduatoria.

In questa confusione proliferano i ricorsi. Ma intanto l’anno scolastico è iniziato e in qualche modo bisogna pur far funzionare le scuole in attesa della sentenza dei tribunale. Il posto resta vacante, infatti, e chi ne avrebbe diritto deve aspettare il giudizio amministrativo. Il ministero ha deciso di risolvere il problema assegnando ai dirigenti scolastici la competenza di nominare nel frattempo dei supplenti.

«Nominare un supplente vuol dire fare in modo che qualcuno che ha molti meno punti venga preferito. E’ una palese ingiustizia. Il ministero avrebbe dovuto prendere invece provvedimenti che garantissero una continuità, invece di aumentare la confusione», commenta Massimo Di Menna, segretario generale della Uil.

I supplenti in virtù del Tar dovranno essere nominati in questi giorni in tutt’Italia ma spesso non sanno neppure da quale graduatorie verranno chiamati, graduatorie che in base alle recenti disposizioni possono essere collocate anche in province distanti tra di loro migliaia di chilometri.

«Per evitare che nelle scuole del nord arrivino i supplenti meridionali che ne hanno diritto in base graduatoria, il governo ha deciso che d'ora in poi si terrà conto di due diverse graduatorie, col risultato che adesso nessuno sa più chi deve andare insegnare in un posto e chi invece, pur avendone diritto, deve restarsene a casa», ha sottolineato il leader dell’Idv Di Pietro.

«Non è questo il punto sul quale concentrarsi - ha replicato Mario Pittoni, senatore della Lega Nord e capogruppo del Carroccio in commissione Istruzione del Senato, - ma i superpunteggi dei docenti che in alcune zone di Italia sono il doppio, se non il triplo di altre».

Dal prossimo anno tutto rischia di essere anche più complicato e penalizzante per i professori. Il ministero ha infatti stabilito che le graduatorie rimarranno identiche fino al 2013. Ma le assegnazioni devono essere effettuate di anno in anno. «Ancora un’ingiustizia - commenta Marcello Pacifico, presidente dell’Anief - e per di più se si crea un problema nelle assegnazioni sarà impossibile correggerlo per tre anni».

Fonte: La Stampa

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Non è solo la Cisl Scuola che commenta i dati Ocse diffusi ieri, anche in relazione a una lettura ottimistica fornita dal Ministero dell'Istruzione circa il riscontro positivo all'azione di governo. 

In particolare, il segretario generale della Flc-Cgil, Mimmo Pantaleo, si chiede quali dati abbia letto il ministro, “quelli in nostro possesso rappresentano invece - dichiara Pantaleo - un quadro molto preoccupante. L'aumento della spesa media per studente è al 6% mentre la media Ocse è al 34%. Gli stipendi degli insegnanti sono aumentati dell'1% a fronte di un aumento medio del 7%. Il numero dei diplomati è drammaticamente inferiore di oltre il 10% rispetto alla media Ocse".

Il segretario generale della Uil Scuola, Massimo Di Menna, si sofferma invece sulla necessità di spostare risorse verso l'istruzione e la ricerca, come anche in una situazione economica difficile: “L'Ocse nel suo rapporto sull'educazione ci ricorda che la spesa per l'istruzione in rapporto al Pil in Europa è del 6,1%, in Italia è del 4,8%. Peggio di noi solo Slovacchia e Repubblica Ceca".

"A quanti si volessero soffermare sul peso del debito pubblico in Italia (che offrirebbe pochi margini di manovra) - evidenzia Di Menna - ricordiamo che anche la spesa per l'istruzione in Italia è bassa anche in rapporto sulla spesa pubblica, 9,7% rispetto all'11% della media dei paesi europei".

Il segretario nazionale dell'Ugl Scuola, Giuseppe Mascolo, ricorda che “siamo il fanalino di coda dell'Europa per la spesa e per gli stipendi del personale della scuola, a cui si aggiunge il tasso ancor più drammatico di abbandono scolastico. Detenere il 'record' di ore fra i banchi non vuole dire garantire un'istruzione idonea. Sono gli strumenti che forniamo che possono fare la differenza”. “Ecco perché - spiega Mascolo - la strada da seguire non è certo quella di ridurre organico e finanziamenti, ma bisogna valorizzare sia professionalmente che economicamente tutto il personale scolastico, docente e non. Dobbiamo incoraggiare i giovani a studiare e non dare loro motivi per abbandonare gli studi, mettendo a disposizione una scuola di qualità, percorsi formativi da portare avanti con risorse e metodi adeguati e al passo con l'evolversi dei tempi”.

Invoca senza mezzi termini le dimissioni del ministro Gelmini l'Anief, secondo cui i dati Ocse “dimostrano come negli ultimi tre anni le scelte politiche del reggente del ministero, concordate sistematicamente con alcuni sindacati, abbiano allontanato la scuola italiana dall'Europa, contribuito a mortificare la professione degli insegnanti, disposto un servizio ristretto agli studenti”.

Fonte: Tuttoscuola

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Non tardano ad arrivare i contributi riguardanti il testo di Dario Ianes da noi pubblicato, relativo al Rapporto "Gli alunni con disabilità nella scuola italiana: bilancio e proposte", che tanto ha già fatto discutere, in particolare sul nuovo ruolo che secondo tale documento dovrebbero assumere gli insegnanti di sostegno. Era stato lo stesso Ianes ad auspicare l'apertura di un dibattito e qui dunque riceviamo e pubblichiamo la nota di Marcello Pacifico*, presidente dell'ANIEF, che oltre a ritenere inaccettabile ogni tipo di "riconversione" degli attuali insegnanti di sostegno, dichiara anche che «il dibattito dovrebbe essere sulle buone o sulle cattive prassi individuate durante la sperimentazione ministeriale 'I Care', senza mai perdere di vista la giurisprudenza entro cui gli interventi necessari possano essere messi in campo»

L'ANIEF (Associazione Professionale Sindacale) intende denunciare i tentativi sempre più frequenti di spacciare per una buona prassi di integrazione l'assorbimento dei novantamila docenti di sostegno su posto comune, come richiesto da associazioni e fondazioni. Servono infatti posti in più e non insegnanti in meno.

L'avevamo detto e lo abbiamo sempre sostenuto: l'insegnante di sostegno riveste una figura specializzata che non può essere cancellata o sostituita in ragione di interessi particolari (carenza di organico) o generali (risparmio della finanza pubblica). L'attenzione che anche il Legislatore ha portato sul tema - come le ultime raccomandazioni all'utilizzo dei fondi per la formazione soprattutto per l'aggiornamento del personale scolastico in materia di handicap - pur condivisibile nella misura in cui intende creare delle competenze specifiche spesso assenti, non può e non deve in alcun modo prestarsi alla volontà di associazioni e fondazioni di eliminare l'organico di sostegno, in ragione di evidenti scelte dettate dall'economia.

A Dario Ianes [ci si riferisce al testo dello stesso da noi pubblicato e rintracciabile cliccando qui, N.d.R.], che in questi anni ha seguito da vicino il proliferarsi di diversi corsi e diversi strumenti voluti per creare questa professionalità, con costi non certo indifferenti affrontati da famiglie, insegnanti e istituzioni pubbliche, rispondo che il diritto all'integrazione è costituzionalmente protetto e non può essere ceduto in nome di una fantomatica inclusione che si dovrebbe verificare laddove l'insegnante curriculare si prendesse in carico da solo dell'intero processo educativo dell'alunno con handicap nella complessità dell'intervento didattico che deve attuare nei confronti di tutti gli alunni della classe.

Lo abbiamo visto con i recenti Progetti I.C.A.R.E. [dei progetti ministeriali I CARE - Imparare Comunicare Agire in una Rete Educativa, si veda nel sito del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, cliccando qui, N.d.R.], che seppur ben finanziati, hanno messo in luce tutte quelle difficoltà e tutte quelle carenze che l'insegnante curricolare ha nel rapporto con i colleghi specializzati sul sostegno e nella costruzione condivisa di una progettazione individuale di intervento educativo nei confronti degli alunni con handicap.

Lo abbiamo letto nelle pagine della Sentenza 80/10 della Consulta, laddove di fronte alla giusta idea di assicurare la pari erogazione del servizio del rapporto di uno a due su tutto il territorio nazionale tra alunni con handicap e docenti specializzati e di attuare una perequazione tra Province, il Giudice delle Leggi ha ricordato come comunque in tema di handicap il legislatore non possa decidere a priori un organico predefinito, senza autorizzare deroga al numero massimo di posti consentiti.

L'idea del super-insegnante affiancato da un consulente per rete di scuole - come se gli attuali insegnanti di sostegno potessero essere riconvertiti su posto comune e in pochi di essi potessero trasformarsi in esperti di counselling - può essere pensata soltanto da chi non frequenta il lavoro che ogni giorno gli insegnanti fanno nelle loro classi, può affascinare i genitori dei nostri alunni, può tranquillizzare i tecnici del Tesoro, ma risulterà pur sempre una chimera perché il docente curricolare, seppur formato (e qui ci vorrebbero almeno quattrocento ore di corso), raramente potrebbe seguire con continuità il percorso educativo individualizzato predisposto per l'alunno con handicap.
D'altronde, già i docenti specializzati sul sostegno si ritrovano in una sorta di "organico funzionale",facendo parte della dotazione organica provinciale che li assegna di volta in volta alle istituzioni scolastiche, dove i dipartimenti H decidono l'assegnazione ai singoli alunni.

Pertanto, prima di commentare il quinto capitolo (Linee progettuali per un nuovo approccio all'integrazione scolastica degli alunni con disabilità) del Rapporto Gli alunni con disabilità nella scuola italiana: bilancio e proposte dell'Associazione TreeLLLe, della Caritas Italiana e della Fondazione Agnelli (Erickson, 2011), preferirei spostare il dibattito sulle buone o sulle cattive prassi individuate durante la sperimentazione I.C.A.R.E, senza mai perdere di vista la giurisprudenza entro cui gli interventi necessari possano essere messi in campo.

*Presidente dell'ANIEF (Associazione Professionale Sindacale). Partecipante alla Consulta Nazionale delle Associazioni dell'Osservatorio sulla Disabilità presso il Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca (MIUR), 2006-2008.

Fonte: Superando.it

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Prima di immettere in ruolo i ricorrenti, l’amministrazione ha deciso di attendere la sentenza del Consiglio di Stato: se questo confermerà la posizione del Tar Lazio, i posti accantonati saranno attribuiti con decorrenza 1° settembre 2010. Nel frattempo però potrebbero aver già preso il ruolo con le nuove graduatorie…

http://www.tecnicadellascuola.it/index.php?id=33209&action=view

 

Sulle immissioni di ruolo previste a settembre molte regioni del Nord si muovono autonomamente ignorando le vecchie graduatorie. 3mila precari del sud rischiano di nuovo l’esclusione
di CARLO DI FOGGIA

ROMA
Al tutti contro tutti che da qualche anno regna nel variegato universo del precariato scolastico si aggiunge in questi giorni un ulteriore tassello. Al nord, molti Uffici scolastici provinciali (ex provveditorati agli studi) hanno infatti deciso di congelare le 10mila assunzioni dei docenti precari della scuola da attuare attraverso le vecchie graduatorie, quelle, per intenderci, al centro di una battaglia legale per l’inserimento in ‘coda’ dei precari migrati da altre provincie, in particolare dal sud.

Il pomo della discordia è rappresentato ancora una volta dai 3mila insegnanti (quasi tutti del sud) che il commissario ad acta, nominato nel 2009 dal Tar del Lazio, ha imposto di inserire a ‘pettine’ (cioè per merito) nelle stesse liste. Piemonte, Veneto, Lombardia e Toscana, al contrario, sembrano muoversi nella direzione di un generale accantonamento di questi posti. Ufficialmente il blocco è motivato con l’attesa della sentenza di merito del Tribunale ma la sostanza, a torto o a ragione, è sempre la stessa: al nord quei supplenti non ce li vogliono.

Nonostante le impressioni, con questa storia la discriminazione c’entra poco, la questione è politica: la maggior parte dei precari riammessi per merito nelle liste del nord ha infatti punteggi superiori ai loro colleghi ‘autoctoni’, che pure hanno maturato nel tempo legittime aspettative di assunzione. Le sentenze in serie di Tar, Consiglio di Stato e Corte Costituzionale sembrano non essere riuscite ad avere la meglio sul Ministro Gelmini che nel 2009, in sede di conversione di legge aggiunse al testo del decreto ‘salva precari’ una norma che di fatto congelava le graduatorie nelle regioni del nord consentendo il trasferimento in altre liste provinciali solo in ‘coda’.

In sostanza chi si fosse voluto trasferire, avrebbe potuto farlo a danno del proprio merito perché secondo le disposizioni la precedenza di fatto spettava, in base ad un punteggio minimo, agli insegnanti già registrati nelle graduatorie. Non è un caso che la maggior parte di coloro che si sono trasferiti nelle liste del nord provenga dal sud e di conseguenza non stupisce l’attivismo con cui la lega ha guidato le mosse del Ministero in questi anni. Quest’ultimo in realtà si era formalmente impegnato ad agire in ottemperanza alla sentenza della consulta che a febbraio di quest’anno aveva dichiarato incostituzionale la norma.

Nel 2007 l’allora Ministro della pubblica istruzione Giuseppe Fioroni congelò di fatto le graduatorie rendendole non più ‘temporanee’ ma “ad esaurimento”, con l’obiettivo di assorbire la gigantesca mole dei precari attraverso un grande piano triennale di assunzioni, evitando in questo modo che le stesse si gonfiassero a dismisura. Caduto il governo, le norme volute dalla Gelmini hanno invece sbloccato le graduatorie e il ministero si è inventato il contestatissimo sistema dell’inserimento ‘in coda’. Da quel momento sono partiti milgiaia di ricorsi, la maggior parte dei quali patrocinata dall’Anief, un’associazione sindacale impegnata nella tutela dei ricorsi amministrativi nella scuola.

Gli insegnanti meridionali hanno punteggi più alti perché in media hanno più anni di esperienza alle spalle e questo nelle liste li colloca nelle posizioni più elevate, ma non solo al nord. Nel Lazio infatti, moltissimi insegnanti si sono visti spesso scavalcare nelle graduatorie della scuola elementare dagli oltre 5mila loro colleghi del sud (soprattutto campani), che si sono trasferiti in massa a seguito della sentenza della Consulta. I precari romani hanno protestato con il Ministero chiedendo di poter accedere ai fascicoli per verificare la reale legittimità di questi super-punteggi.

In campo però non c’è solo la Lega. Il Pd veneto infatti ha presentato una mozione, approvata all’unanimità dal consiglio regionale, per congelare le graduatorie 2010/2011 e attingere solo da queste le assunzioni previste a settembre. Sulla vicenda il Partito Democratico sembra spaccato al suo interno con il deputato Tonino Russo che invece ha chiesto un’immediata inversione di rotta agli Usr, sposando di fatto le tesi dell’Anief. In ballo, al sud come al nord, ci sono migliaia di voti: basti pensare che i precari individuati dal piano triennale di assunzione previsto a suo tempo da Fioroni erano infatti più di 150mila.

Il nuovo piano messo appunto dal Miur prevede a settembre 30mila assunzioni, un terzo delle quali (10mila) da individuare sulla base delle vecchie graduatorie ad esaurimento. A questo punto, la decisione delle regioni settentrionali riapre i giochi e mette di nuovo in mostra la babele normativa e burocratica che in questi anni ha generato il caos nella scuola pubblica e scopre di nuovo il fianco ad una possibile raffica di ricorsi davanti al giudice del lavoro. Un pasticcio in buona parte merito del Ministero Gelmini ma è chiaro che gli interessi politici e quindi clientelari in campo hanno di fatto compromesso la situazione. A pochi giorni dall’inizio del nuovo anno scolastico sulle assunzioni sembra regnare l’anarchia: ogni regione si muove autonomamente e il Ministero fatica a dare disposizioni precise. A centocinquant’anni dall’unità, sulla scuola, si torna all’Italia dei comuni.


 

Oltre 4mila dei 42.158 candidati che hanno presentato domanda di partecipazione al concorso ordinario per dirigente scolastico risultano privi dei richiesti requisti di servizio o di titolo per l'ammissione.

Si tratta di 4.114 persone che, nella quasi totalità dei casi, ci "provano". Qualche decina di candidati è forse in buona fede o può avere compilato con qualche irregolarità il modulo di ammissione, ma almeno 4mila candidati, sparsi in tutta Italia (più al nord che al Sud) tentano comunque l'ammissione, contando sul solito stellone all'italiana per ottenere prima l'ammissione con riserva e poi, superate le prove, strappare al parlamento qualche sanatoria trasversale per ratificare il ruolo.

Purtroppo è sempre avvenuto così, nella prima e nella seconda repubblica (e nella terza): per la mancanza di titoli si viene esclusi, si ricorre al Tar (l'Anief è pronta a sostenere il ricorso dei docenti precari che il servizio ce l'hanno, ma non di ruolo), si ottiene quasi sempre, con un buon legale (e con costi non simbolici), il "fumus" del danno per l'esclusione e si viene ammessi con riserva, mediante sospensiva del decreto di esclusione.

A questo punto metà del gioco è fatto perché la sentenza definitiva del Tar arriverà tra diversi mesi e, anche se quasi certamente negativa, non fermerà la macchina a concorsuale.

Se il candidato ammesso con riserva con sospesiva del Tar supera le prove e si colloca in graduatoria finale utile ha buone probabilità di farcela, anche se la la sentenza definitiva del Tar dovesse comportare il giusto depennamento dalla graduatoria di merito dei vincitori.

I candidati esclusi legittimamente e tardivamente dalla graduatoria si rivolgeranno ai parlamentari amici e, come è sempre avvenuto, otterranno ancora una volta un provvedimento straordinario di sanatoria e avranno il ruolo sospirato.

Lo stellone, ancora una volta, avrà funzionato.

Fonte: Tuttoscuola

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Con la nota prot. n. 6705 del 24 agosto 2011 il Miur ha diramato alcune precisazioni sulle assunzioni a tempo indeterminato del personale docente ed educativo.

A seguito di numerosi quesiti inviati al Miur, relativamente alle assunzioni a tempo indeterminato come dalla circolare n. 73 e dal decreto n. 74, entrambi del 10 agosto, la Direzione generale del personale scolastico ha chiarito alcuni punti relativamente alla rinuncia all’assunzione in ruolo e ai posti da utilizzare.

Intanto, l’Anief annuncia nuovi ricorsi perché “La nota del Miur - sostiene l’Anief -, continua a interpretare erroneamente la normativa, vietando i trasferimenti per cinque anni anche ai neo-assunti dal 1 settembre 2010, mentre la legge - a nostro avviso illegittimamente - voluta dalla Lega dispone tale provvedimento dal 1 settembre 2011".

Fonte: Tecnica della Scuola

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Pittoni: "Il tono delle diffide dell'Anief è decisamente sopra le righe". In effetti la posizione dell'Anief, sostenuta dall'onorevole Russo del PD, non è affatto condivisa da altri sindacati della scuola. I ricorrenti inseriti a pettine sarebbero un migliaio in tutto. Un altro comunicato del senatore leghista.  Ma c'è già la contro-replica dell'Anief

Ormai la polemica fra l’Anief e il senatore leghista Mario Pittoni, trasformatasi negli ultimi giorni in un vero e proprio scontro senza esclusione di colpi, sta diventando il leit-motiv del dopo-ferragosto.

Dopo la notizia dell’accantonamento dei posti sulle graduatorie 2010/2011 il botta e risposta fra il senatore e l’associazione di Marcello Pacifico si è intensificato e nella giornata del 19 agosto si segnala una ulteriore presa di posizione di Mario Pittoni che questa volta parla di “ nervosismo di chi ha promesso a chi pagava i loro ricorsi di riuscire a piazzarli a scavalco in graduatorie diverse da quella scelta nel 2007, andando a ledere i diritti di chi c’era già”.

Ma a Pittoni non vanno giù soprattutto le lettere di diffida che l’Anief ha subito inviato ad alcuni Uffici provinciali e regionali del nord .
“Il tono delle diffide - ci ha detto in queste ore il senatore leghista - mi sembra decisamente sopra le righe anche a fronte del fatto che altre forze sindacali la pensano in maniera diametralmente opposta rispetto all’Anief”

Sul come uscire da questa situazione complicata Pittoni ha le idee chiare: “A questo punto la cosa più utile sarebbe che il TAR si decidesse a depositare al più presto la propria sentenza, come peraltro ho più volte sollecitato”.

Ma, in attesa del deposito della sentenza, non sarebbe male se anche il Ministero facesse la propria parte fornendo con una apposita nota indicazioni precise su come risolvere l’ingarbugliata matassa.

Assodato ormai che i posti spettanti ai ricorrenti inseriti a pettine dovranno essere accantonati in attesa che il contenzioso venga definito, si pone un ulteriore problema di non poco conto: un discreto numero di “pettinisti” è presente in più graduatorie di diverse province ma è del tutto illogico che l’accantonamento venga fatto su tutte le graduatorie.  L’accantonamento dovrebbe essere fatto per una sola graduatoria ma non è scontato che la decisione venga lasciata alla scelta del singolo docente.

La questione è legata anche alle dimensioni del fenomeno che, stando ad informazioni da noi raccolte, sarebbero un po' diverse da quelle che sono state finora rese note. Il numero di 3.000 finora circolato non corrisponderebbe infatti al numero dei ricorrenti ma piuttosto agli inserimenti a pettine complessivi. Poichè, come si è detto, molti ricorrenti sono presenti in più province sembra molto più ragionevole parlare di un numero di precari interessati alla questione non superiore alle mille unità.

In ogni caso un intervento del Ministero appare quanto mai indispensabile anche per evitare che le assunzioni e gli accantonamenti si svolgano con criteri e modalità diversi da regione a regione o addirittura da provincia a provincia.

Poche ore dopo la pubblicazione di queste note ci è pervenuta la contro-replica dell'Anief

Fonte: Tecnica della Scuola

Mentre la Lega punta sui controlli per bloccare nomine di docenti con punteggi sospetti, l’Anief ha deciso di mettere in atto una serie di ricorsi per ottenere a favore di iscritti o ricorrenti-Anief almeno la metà delle 30 mila nomine in ruolo.

Secondo il sindacato almeno il 10% dei 10mila posti retrodatati al 2010-11 verrà assegnato a docenti che a suo tempo hanno ottenuto di essere inseriti a pettine anziché in coda alle vecchie graduatorie ad esaurimento.

“Un altro 10% - precisa l’Anief - sarà assegnato dai giudici del lavoro con ricorsi gratuiti anche ex 700 per gli altri ricorrenti pettine, aventi diritto, al Tar e al PdR che seguiranno le nuove istruzioni dei legali, essendo le graduatorie di coda illegittime. Possibile ricorrere anche per chi non si è rivolto mai al giudice amministrativo o si era rivolto ad altre associazioni. Un altro 30% sarà assegnato ai docenti trasferiti nel 2011 grazie alla sentenza della Consulta ottenuta dall’Anief”.

L’Anief rende noto anche che “con successivo comunicato ai nuovi 67.000 assunti invierà le istruzioni per la pre-adesione ai ricorsi contro la firma del CCNL del 4 agosto che penalizza i precari neo-immessi in ruolo con meno di dieci di servizio eliminando il primo scatto di anzianità che avverrà dopo 8 anni di servizio”.

Fonte: Tuttoscuola

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In ballo ci sono i 10.000 posti da docente da assegnare attraverso le liste di attesa con le “code”. Il problema è che almeno 3.000 precari andavano inseriti a “pettine”. Ma ancora non si è compreso se il Miur li ha collocati come disposto dai giudici. Per il sindacato di Pacifico se ciò non accadesse scatterebbero gravi reati penali e responsabilità contabili.

A pochi giorni dalle convocazioni per le immissioni in ruolo, da concludersi entro il 31 agosto, ancora non è chiaro se le 10.000 assunzioni di nuovi insegnanti (su complessive 30.000) verranno realizzate sulle vecchie graduatorie comprendenti tutte i docenti trasferiti posizionati in “coda” o solo quelli che non hanno vinto il ricorso (per un’operazione ritenuta nelle aule dei Tribunali priva di presupposti giuridici). La questione non è da poco perché solo i legali dell’Anief hanno curato gli interessi di almeno 3.000 ricorrenti.

Secondo una durissima nota della stessa associazione sindacale siciliana, con iscritti però in tutta la Penisola, “l’amministrazione dietro la scusa della giurisdizione del giudice ordinario sta di fatto eludendo il giudicato formatosi alla luce della sentenze della Consulta e del Consiglio di Stato lasciando gli aventi diritto fuori dalle graduatorie pettinate. In pratica, Il Governo, per volontà di un partito politico (la Lega Nord ndr), decide chi deve entrare di ruolo al posto degli aspiranti legittimi salvo poi confrontarsi con la magistratura”. In effetti, l’Anief era riuscita a inserire a pettine almeno 3.000 ricorrenti nelle vecchie graduatorie secondo il loro punteggio nel rispetto del principio meritocratico, e aveva deciso di continuare il contenzioso al giudice del lavoro per gli altri ricorrenti non ancora inseriti. “Nel frattempo, già due procuratori generali della corte dei conti dell’Umbria e del Piemonte – incalza l'Anief - avevano richiesto al sindacato la documentazione relativa alla denuncia presentata di cattiva amministrazione della cosa pubblica”.

A questo punto, a pochi giorni dalle prossime immissioni in ruolo, l’Anief rincara la dose e chiede agli stessi procuratori generali “di impedire un ingeneroso sperpero di denaro pubblico nell’attribuire posti di lavoro nell’amministrazione ai non aventi diritto”. Ma non solo: “diffida i direttori scolastici regionali e la direzione generale (a cui sarò rinnovato l’invio di tutti gli elenchi) dal non inserire a pettine prima delle prossime immissioni in ruolo retrodatate per l’a.s. 2010-2011 tutti i ricorrenti al tribunale amministrativo anche non commissariati e dal non conferire gli incarichi legittimi, e risponde alle richieste della Corte dei Conti chiedendo giustizia nella rivelazione dei reati penali e delle responsabilità contabili rispetto alla presunta elusione con un intervento deciso – conclude il sindacato guidato da Marcello Pacifico - sulla legittimità delle operazioni da porre in essere al di là dei piaceri del politico di turno”.

La situazione, insomma, è davvero ingarbugliata. Senza entrare nel merito delle questioni giuridiche, l’impressione è che alla fine coloro che hanno vinto i ricorsi dovrebbero essere accontentati ed essere posizione a “pettine”. Per i precari del Centro-Nord aspiranti al ruolo, difesi dal Carroccio, non sarebbe comunque una sconfitta: rimarrebbero, infatti, altri 7.000 posti da assegnare attraverso le graduatorie a loro più favorevoli.

Fonte: Tecnica della Scuola

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Per coloro che hanno cambiato provincia in occasione degli ultimi due rinnovi, il futuro professionale dipenderà dalla nuova, dalla vecchia e dalle tre vecchie graduatorie di coda. Un pasticciaccio brutto all’italiana. L’Anief ha chiesto al Miur di poter far rinunciare in fase di scelta il contratto precedentemente accettato.

Nella vita c’è sempre una prima volta. E così accadrà quest’anno per le imminenti immissioni in ruolo. Per la prima volta, infatti, le assunzioni verranno fatte non da una sola, ma da ben due graduatorie permanenti, la vecchia e la nuova. Anzi per la precisione le graduatorie in gioco saranno ben cinque: la nuova la vecchia e le tre vecchie graduatorie di coda, tutte quelle nelle quali gli aspiranti si erano iscritti e sono iscritti. Bene. Entro il 31 agosto dovranno essere fatte le immissioni, ma naturalmente ogni Csa opererà in autonomia. Così potrà succedere che gli aspiranti vengano convocati in contemporanea in più città italiane, per l’esattezza in ben cinque città italiane. E quale precario ha il dono dell’ubiquità? Ora, siccome è concesso agli aspiranti rinunciare all’eventuale proposta di contratto a tempo indeterminato su nomina retrodatata dalle vecchie graduatorie senza per questo essere privato della facoltà di accettare un’immissione in ruolo dallenuove graduatorie. Non a caso l’Anief, l’associazione che tanti ricorsi dei precari ha patrocinato, ha indirizzato una chiara lettera al Ministero, dove chiede “di emanare una specifica FAQ in cui si espliciti che in maniera del tutto eccezionale è consentito, altresì, in sede di prime convocazioni presso ogni ambito territoriale, rinunciare alla proposta di contratto precedentemente accettata dalle vecchie graduatorie in luogo di un’analoga da accettare dalle nuove graduatorie, fermo restando l’assegnazione in surroga in seconde convocazioni del posto precedentemente accettato” Insomma le immissioni in ruolo di quest’anno hanno bisogno della massima chiarezza perché i Csa potrebbero trovarsi dinanzi a situazioni disparate e complesse, non facili da risolvere. E su tutto incombe lo spettro, come da noi sottolineato in un precedente articolo, dell’impugnazione del Dm, a detta di molti illegittimo. Un pasticciaccio brutto all’italiana per fare cortesie chissà a chi. Non una, ma cinque graduatorie: quest’anno si sciala e l’assunzione potrebbe uscire fuori da una scatola a sorpresa. Il 31 agosto comunque si avvicina e ormai rien ne va plus, lesjeuxsontfaits…

Fonte: Tecnica della Scuola

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