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Presentando al Senato le linee programmatiche del suo Dicastero, il Ministro dell’Istruzione ha detto che interverrà sulle questioni che riguardano “diplomati magistrale e precariato nella scuola dell’infanzia e primaria. Ritengo che le sentenze vadano rispettate, ma è vero che l’eccessiva precarizzazione rappresenta un tema delicato che dovrà essere affrontato”. Intanto, i giudici rinviano le decisioni di merito per consentire agli avvocati di illustrare la questione pregiudiziale comunitaria, posta con i motivi aggiunti, sulla violazione della clausola 5 dell’accordo quadro sui contratti a termine.

 Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): è giusto dare seguito alle sentenze, quindi anche quelle della Corte di Giustizia Europea, perché l’Italia è uno Stato membro dell’Unione e non può disattendere quanto indicato dai giudici di Strasburgo sui casi cronici e di abuso di precariato. Tenere in scacco decine di migliaia di precari anche per decenni, quando questi hanno svolto oltre 36 mesi di servizio e ci sono posti liberi e vacanti, rappresenta un comportamento ostile al diritto e alle sentenze europee. Addirittura, siamo arrivati al punto di approvare delle norme, come è accaduto di recente anche con la Buona Scuola, che anziché favorire la stabilizzazione del personale, sono andate a penalizzare i precari storici, facendoli espellere dalle graduatorie. Di fatto, si è sovvertito il senso di quello che chiede l’UE: dopo tre anni, anziché assorbire il lavoratore nei ruoli, si estromette. È una tendenza al risparmio a tutti i costi, quella dei nostri governi, che va avanti da anni.

 

Il blocco dei pensionamenti sta avvenendo a seguito del passaggio di consegne, dal Miur all’Istituto nazionale di previdenza sociale, delle pratiche di verifica del calcolo pensionistico del personale scolastico. A fornire i primi dettagli di quella che si preannuncia la beffa dell’anno è stato il ministro dell’Istruzione, Marco Bussetti, che con rassegnazione ha ricordato la differenza che l’Inps adotta, ovvero l’anno commerciale, anziché quello solare, per calcolare l’anzianità utile per la pensione: considerando l'anno commerciale e non solare ci sono cinque giorni meno all'anno lavorativi e per 40 anni di servizio sono 200 giorni; sono le regole del Ministero e quindi i docenti che pensavano di avere gli anni per poter andare in pensione devono fare un anno in più di servizio e alcuni addirittura lo hanno saputo all'ultimo momento. Gli effetti negativi di questo incredibile cambio di calcolo sono devastanti, non solo per i pensionandi: i posti non risultano utili né per la mobilità, né per le assunzioni in ruolo. Il sindacato non comprende come si possa accettare con arrendevolezza tutto ciò. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Riteniamo inconcepibile che, a fronte di un incremento progressivo dei requisiti richiesti dallo Stato per andare in pensione, si debba assistere anche al ricalcolo in negativo dell’Inps che sta bloccando migliaia di insegnanti. Se il Ministro vuole tenere fede ai suoi impegni, non può dichiarare placidamente che il meccanismo adattato dall’Inps è questo e non si può fare niente: i requisiti per andare in pensione sono gli stessi e, quindi, prescindono dalla stanza e dal palazzo che li va a ratificare. Bussetti si faccia sentire, invece di elogiare ad ogni occasione il lavoro dell’Inps e del suo presidente Tito Boeri: perché spetta al Ministro dell’Istruzione tutelare i suoi dipendenti, ancora di più laddove risultano vittime sacrificali di un cavillo-beffa. Non costringa il sindacato, anche stavolta, a raccogliere le carte per portarle in tribunale, dove per fortuna i diritti non cambiano a seconda di chi li valuta.

 

 

Non si placa la protesta contro una valutazione del lavoro degli ex presidi che continuano a prendere lo stesso stipendio da dieci anni e che anzi potrebbero prendere la metà degli aumenti degli altri dipendenti pubblici per il 2018, quando per loro dalla legge di Stabilità è stato finanziato un +1,45 rispetto al +3,48 dato agli altri. 

Marcello Pacifico (presidente nazionale Udir): A queste condizioni per noi è davvero inutile la valutazione: prima di pensare alle pagelle, perché non dare ai dirigenti una retribuzione corrispondente al loro operato? Davvero il ministro spera di risolvere la situazione dei DS in questa maniera? I nostri presidi sono sempre super controllati ma in cambio non ottengono nulla, se non maggiori mansioni e responsabilità: sono carichi di oneri, ma fermi nei loro stipendi. Dunque, prima si pensi davvero a risolvere questo problema. 

Proprio con l’intento di capovolgere gli eventi, la giovane organizzazione sindacale ribadisce l'azione legale e ricorda che sono attivi i ricorsi per Fun, Ria e Perequazione esterna.

 

 

Il Consiglio di Stato, con provvedimento cautelare emanato d'urgenza, ha confermato le tesi da sempre sostenute dall'Anief riguardo al diritto all'inserimento in II fascia G.I. dei docenti in possesso di diploma AFAM. Marcello Pacifico: il Miur esegua con celerità gli ordini del tribunale e inserisca tutti i docenti che ne hanno titolo nelle rispettive graduatorie degli abilitati. 

 

Nulla di fatto, almeno per gli insegnanti e il personale tutto della scuola, per l’inaspettata riforma delle pensioni. L’annunciata riduzione dei requisiti per accedere alla pensione, con l’introduzione di ‘Quota 100’, non ha infatti sinora trovato alcun riscontro: 150 mila docenti e Ata, che potevano andare in quiescenza, sono ancora in attesa. Il Ministro dell'Istruzione dell'Università e della Ricerca Marco Bussetti ha discusso sulla verifica dei requisiti contributivi dei docenti e ATA che hanno richiesto la cessazione dal lavoro a partire dal 1° settembre 2018. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Non è un buon trattamento quello riservato a insegnanti e Ata italiani. Abbiamo presentato da poco uno studio in cui si evince come in Europa l’età media dei pensionamenti dei docenti risulti oggi attorno ai 63 anni di età anagrafica, mentre in Italia si è già approvata quota 67, sancita dalla Circolare Inps n. 62 del 4 aprile scorso, con il lavoro di chi opera a scuola, in particolare tra gli insegnanti, che continua a non essere associato allo stress correlato al burnout. Senza dimenticare che stiamo già parlando della classe docente più vecchia al mondo, visto che oltre il 60% dei docenti italiani è over50 e l’età media di immissione in ruolo è sopra i 40 anni di età.

 

 

 

Il Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti è tornado a occuparsi della questione dei Diplomati magistrale e della soluzione presente nel decreto Dignità approvato dal CdM: ha detto che la sentenza è chiara, i docenti hanno sottoscritto contratti con clausola risolutiva, il Consiglio di Stato ha confermato che il titolo è abilitante ma non dà diritto alle graduatorie ad esaurimento. Ha quindi aggiunto che le sentenze potranno essere attivate entro 120 giorni, da quando i tribunali le notificheranno e dunque non ci sarà alcuna esclusione automatica dalle graduatorie. Spera, infine, di giungere presto a una soluzione equa. 

Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): Il Governo riapra le graduatorie ad esaurimento a tutto il personale abilitato, riconosca l'abilitazione delle 50 mila maestre che insegnano nelle nostre scuole e rispetti quanto ci dice l'Europa sul precariato, trasformando tutto l'organico di fatto in organico di diritto. Questa è l'unica soluzione equa e possibile da adottare. Ogni altra strada porterà alla riapertura del contenzioso, magari dopo che, fra qualche anno, la Cedu e la Cassazione ci diranno che la sentenza dell'adunanza plenaria era sbagliata.

 

 

In Calabria vince l'Anief anche in Corte d'Appello con una doppia sconfitta perpetrata al Miur sul diritto al reinserimento nelle graduatorie a esaurimento dei docenti cancellati per mancato aggiornamento. La vittoria arriva dalla Corte d'Appello di Catanzaro e da quella di Reggio Calabria che, a distanza di pochi giorni l'una dall'altra, danno piena ragione ai legali Anief Fabio Ganci, Walter Miceli, Francesca Lideo e Maria Schipani respingendo gli appelli proposti dal Miur e confermando il diritto al reinserimento dei docenti cancellati per mancato aggiornamento. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Riaprire le GaE per tutti gli abilitati unica strada per riparare ai torti perpetrati per decenni a danno dei lavoratori precari della scuola.

L’esito ottenuto presso le due Corti d'Appello calabresi confermano ancora una volta la fondatezza delle tesi patrocinate dai legali Anief confermando che “Il tenore letterale della norma non lascia adito a dubbi nel senso che, laddove non presentata la domanda ed ottenuta in tal modo la cancellazione dalla graduatoria, il docente può, entro il termine fissato per l'aggiornamento periodico della stessa ed in occasione di ogni successivo aggiornamento, chiedere il reinserimento”. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “La normativa che tutela il diritto dei docenti cancellati a essere reinseriti nelle graduatorie ad esaurimento all'atto dell'aggiornamento successivo è chiara. La riapertura delle GaE continua a essere un provvedimento indispensabile per sanare le storture e le illegittimità perpetrate in questi anni non solo a discapito di tutti i lavoratori precari ingiustamente cancellati ‘a vita’ dalle Graduatorie per mancato aggiornamento, ma anche a danno di tutti i docenti abilitati cui è stato precluso il diritto all'immissione in ruolo attraverso il doppio canale di reclutamento cui altri abilitati hanno avuto accesso”.

 

 

Nel mese di luglio più che inoltrato, siamo ancora ad attendere “aggiornamenti” via internet da parte di chi è tenuto ad erogare gli incrementi di stipendio. L’Anief non ci sta. Dopo ladenunciapartita dal presidente nazionale Marcello Pacifico, che riveste anche il ruolo di segretario confederale Cisal, il sindacato inviata il personale in attesa ad inviare una formale diffida e messa in mora: il modello, debitamente compilato, va inviato via PEC alla Ragioneria provinciale dello Stato. Il sindacato, inoltre, si riserva di avviare una specifica vertenza legale, attraverso la quale procedere al recupero di tutti gli interessi nel frattempo maturati. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): La mancata assegnazione delle somme arretrate, tutt’altro che importanti ma comunque da assegnare il prima possibile per dare un po’ di conforto a chi non ha una stabilità lavorativa e spesso ha anche anni e anni di servizio alle spalle, si colloca all’interno della battaglia legale che il sindacato sta conducendo per riconoscere la parità di trattamento tra personale precario e di ruolo, a partire dagli scatti di anzianità negati e sui quali si sono espresse favorevolmente al personale supplente anche le Sezioni Unite della Corte di Cassazione italiana.

 

 

Le stime di 25mila docenti e quasi 10mila Ata che hanno diritto a lasciare il lavoro per essere collocati in pensione sono state confermate dal Miur. Una parte, però, potrebbe saperlo all’ultimo o essere costretto a rimanere in servizio un anno in più perché l’Inps non farebbe in tempo a lavorare le pratiche. Per il sindacato, quanto sta accadendo rappresenta l’ennesimo danno prodotto gratuitamente nei confronti del personale scolastico: qualora dovesse essere impedito a dei dipendenti della scuola di andare in pensione, pur avendone i requisiti, è chiaro che l’Anief interverrà, se vorranno, in loro difesa, chiedendo un risarcimento, sia per avere costretto del personale a lavorare un anno in più rispetto a quanto previsto dalla normativa vigente, sia in difesa del personale di ruolo e precario a sua volta danneggiato. Questi ultimi, infatti, non hanno potuto, rispettivamente, spostarsi sul posto che andava liberato, in fase di mobilità, né essere assunti a tempo indeterminato su quella cattedra che andava resa vacante e disponibile. Poi ci sono, comunque, da coprire altri 50 mila posti vacanti, tra turn-over con le vecchie regole precedenti all’ultima riforma delle pensioni, posti residuali delle immissioni in ruolo già autorizzate e posti vacanti e disponibili fino al 31 agosto dell’anno successivi. Per non parlare dei 40mila in deroga, senza titolare, del sostegno. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Abbiamo l’impressione che Miur e governo vogliano prendere a pretesto questo problema per limitare il contingente delle immissioni in ruolo. Ammesso che siano anche 10mila i docenti, gli amministrativi, tecnici e ausiliari ad avere il via libera tardivo o differito verso la pensione, rimarrebbero almeno altre 70mila assunzioni da realizzare subito. I posti ci sono. Se poi contiamo altri 40mila posti in deroga del sostegno, facendo cadere il vincolo della Legge Carrozza 128/13, allora le assunzioni in ruolo diventerebbero oltre 100mila. E non si mettano avanti, come al solito, le resistenze del Mef: vanno superate, perché c’è un impegno forte dell’attuale Esecutivo nello stabilizzare un alto numero di precari, l’unica vera arma da utilizzare per abbattere quella supplentite cronica, di cui è ben cosciente anche Bruxelles, che il governo precedente, con le azioni fallimentari contenute nel Jobs Act e nella Buona Scuola, non ha nemmeno scalfito. Senza dimenticare che se dovesse passare ‘Quota 100’, senza limitazioni anagrafiche, allora ci sarebbero altri 150mila docenti e Ata a chiedere di andare via nel giro di anno, mettendoci finalmente alle spalle quel precariato storico sempre più difficile da sradicare. 

È possibile avere informazioni ulteriori o presentare direttamente ricorso per chiedere di ottenere l’assunzione a tempo indeterminato, un risarcimento adeguato per il danno cagionato, l’assegnazione degli scatti stipendiali automatici per tutto il periodo di precariato e l’estensione dei contratti nei mesi estivi.

 

 

Per difendere i lavoratori pubblici assunti dopo il 2000, a cui lo Stato sottrae in modo illegittimo una bella fetta di liquidazione, Anief ha presentato un atto di intervento nella causa promossa dal tribunale di Perugia con ordinanza del 25 aprile 2017 sulla questione della legittimità costituzionale dell'art. 26, c. 19 della legge 448/98, dell'accordo collettivo nazionale quadro firmato dai sindacati confederali del 29 luglio 1999 e del conseguente art. 1, c. 3 del DPCM 20 dicembre 1999 che giustifica tale trattenuta a titolo di rivalsa con una evidente discriminazione rispetto a quanto prescrive l'art. 2120 del Codice civile per il settore privato. 

Al centro della diatriba c’è la violazione degli articoli 3 e 36 della Costituzione da parte della Legge 448/98 che regge il DPCM del 20/12/1999, il quale a sua volta recepisce l'accordo sindacale confederale del 29/07/99. Ma la parte pubblica lo ignora, riferendosi a vecchie espressioni dei giudici. Il sindacato invita il personale interessato ad opporsi a questo balzello illegittimo, inviando la diffida per recuperare quasi 22mila euro. Il provvedimento potrebbe interessare soltanto nella scuola un milione di contratti tra supplenze e immissioni in ruolo avvenute negli ultimi cinque anni, sia docenti che Ata.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Siamo ad una svolta, perché se il giudice delle leggi ci darà ragione, chi ricorrerà in tribunale otterrà la quota a partire dai cinque anni precedenti la diffida. Intanto, continuiamo ad invitare tutti i dipendenti pubblici assunti dopo il 2000 ad inviare una diffida per interrompere il termine di prescrizione, proprio in attesa della decisione della Consulta, che ci sembra abbia le idee chiare sul tema. I vantaggi sono evidenti: su uno stipendio medio di 1.500 euro, la trattenuta per tutta la vita lavorativa del 2,5% è superiore ai 21 mila euro. 

È bene però sapere che tutti i dipendenti che sono in regime di TFS, qualora non inviino una diffida entro novembre 2018, non potranno recuperare il differenziale del 2,69% mensile per il biennio 2011/2 non versato dallo Stato, per la prescrizione intervenuta a seguito del quinquennio trascorso da quando il Governo avrebbe dovuto disciplinare e finanziare l'ex TFS “tieffirizzato”. Resta inteso che se già pensionati, allora dovrebbero da subito, anche con decreto ingiuntivo, ricorrere in tribunale sempre al fine di recuperare il credito indebitamente sottratto.

Al centro della questione sono i cosiddetti posti “in deroga”, con termine del servizio collocato al 30 giugno dell’anno successivo, benché siano cattedre vacante e disponibili. Una vergogna, legalizzata cinque anni fa con la Legge Carrozza 128/13. Anche il Ministro dell’Istruzione dice che il personale specializzato su sostegno è sempre insufficiente, a causa del mantenimento dei posti di sostegno ancora al 30 giugno nonostante le deroghe ci siano ormai ogni anno nel numero di decine di migliaia: in occasione della presentazione dell’Osservatorio per l’inclusione ha dichiarato “L’inclusione scolastica è una priorità. La via maestra per garantirla è aumentare il personale specializzato. Dobbiamo lavorare in questa direzione”. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il Ministro Bussetti è bene che si adoperi per superare quanto previsto dalla legge 128/13 che blocca gli organici a quelli complessivamente attivati dieci anni prima, quando il numero di alunni con disabilità certificata era quasi la metà di quella attuale, visto che siamo arrivati ad oltre 250mila iscritti. Considerando che il decreto legislativo 66/2017, in vigore dal prossimo 1° gennaio, non ha minimamente affrontato questo problema, tentando invece di introdurre elementi di medicalizzazione della disciplina di cui nessuno sentiva il bisogno, spetta a questo governo prendersi in carico il problema: bisogna assolutamente aumentare le immissioni in ruolo, procedendo con l’abrogazione dei posti in deroga e con l’assunzione immediata su almeno 40 mila posti vacanti e disponibili.

 

 

Se ci si ferma alle ore di lezione settimanali, queste in Italia sono superiori alla media europea sia nella scuola primaria (22 contro 19,6) che nella secondaria superiore (18 contro 16,3) e uguali nella secondaria inferiore (18 contro 18,1). Per renderci conto di quanto sia enorme il gap tra i compensi annui percepiti dai nostri docenti e quelli europei, basta citare qualche esempio: alla primaria i nostri maestri prendono ad inizio carriera appena 22.903 euro, a fronte dei 32.648 dei maestri olandesi oppure dei 38.214 euro dei colleghi tedeschi; a fine carriera ai nostri docenti delle ex elementari vanno soltanto 33.740 euro (meno di quello che prendono in Germania appena assunti in ruolo), mentre in Olanda portano a casa oltre 48mila euro e i tedeschi arrivano a 51.371 euro. Se si guarda ai docenti di medie e superiori, il divario è ancora più grande. Basta dire che mentre gli insegnanti della secondaria di secondo grado con 35 anni e oltre di anzianità di servizio debbono accontentarsi di 38.745 euro lordi, quelli che operano in Olanda sfiorano i 61mila e i tedeschi i 64mila. Pure la media generale, comprendente tutti i docenti dei vari cicli scolastici, risultano impietose: in tutti e tre i cicli scolastici, infatti, ai nostri docenti mancano circa 10mila euro per stare in linea con gli altri Paesi del vecchio Continente. Anief ricorda che il risultato raggiunto dai sindacati Confederali, firmatari dell’accordo sui mini-aumenti e sugli arretrati ancora più ridicoli, assegnati dopo un blocco quasi decennale, non ha scalfito minimamente un disavanzo che è sempre più insopportabile, oltre che ingiusto. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Per questi motivi, il nostro sindacato si siederà al tavolo delle trattative, appena sarà ratificata la rappresentanza sindacale raggiunta con il rinnovo delle Rsu dello scorso marzo, con uno preciso obiettivo: salvaguardare gli aumenti già corrisposti, sbloccare l’indennità di vacanza contrattuale, in modo da agganciare gli stipendi almeno al costo della vita, sempre tenendo conto dell’indice previsionale legato all’Indice dei Prezzi al Consumo Armonizzato su base europea pari all’1,4%.

Anief consiglia a tutti i docenti (ma vale anche per il personale Ata, cui vengono assegnati stipendi ancora più scandalosamente ridotti) di non soccombere dinanzi a questo andare: sempre in attesa di prendere parte alle trattative presso l’Aran, il nostro sindacato chiede agli interessati di inviare modello di diffida scrivendo all’indirizzo di posta elettronica  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. ; in questo modo è possibile ottenere un adeguamento stipendiale finalmente equo, con tanto di arretrati. Anief prosegue, inoltre, i ricorsi gratuiti per attribuire il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2008-2018.

 

 

Per il sindacato, c’è il fondato rischio di ritrovarci in situazione frastagliata, con uffici decentrati che agiranno diversamente su casi uguali. E nel frattempo al Parlamento va indicata l’unica strada percorribile per uscire da questo groviglio: approvare una norma che dia il via libera definitivo nelle GaE a tutti gli abilitati, a partire dai maestri con diploma magistrale. Non convincono, quindi, le parole rassicuranti pronunciate dal Ministro sulle motivazioni che lo hanno portato a chiedere e ottenere l'inserimento dal Governo, nel dl Dignità, una disposizione che attraverso l'estensione di una previsione legislativa già vigente nell'ordinamento, riesumando un articolo di legge di 22 anni fa, nel decreto legge 669 del '96, concede all'amministrazione un termine di 120 giorni per dare esecuzione alle sentenze dei tribunali sulla vicenda dei diplomati magistrali. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il Ministro dell’Istruzione deve produrre un documento ufficiale, che nei 120 giorni di tempo che si è preso il Governo per far legiferare alle Camere una norma risolutiva, ogni singolo ufficio ministeriale decentrato non deve produrre licenziamenti dei maestri con diploma magistrale. Anche laddove fossero pervenute delle sentenze di merito in linea con l’assurda posizione delle sezioni unite in adunanza plenaria del Consiglio di Stato. Sarebbe l’unica soluzione reale per salvare l’avvio regolare dell’anno scolastico e la continuità didattica tante volte citata. Nel frattempo, dal Governo è bene che giungano indicazioni altrettanto definite nei confronti dei due rami del Parlamento, perché nel predisporre un nuovo processo di formazione iniziale e reclutamento dei docenti della scuola dell’infanzia e primaria, si tenga conto della Risoluzione 242 del 31 maggio scorso dello stesso Parlamento europeo sui contratti a termine, derivante dalle denunce inoltrate da Anief, anche al Consiglio d’Europa e alla Cedu.

 

 

Lo ha chiesto oggi Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, nel corso del suo intervento di apertura del convegno “Il ‘precariato pubblico’ nella Regione Siciliana (e non solo) tra legislazione regionale e Decreto Madia: quale soluzione?”, svolto a Palermo, presso Palazzo Comitini, organizzato da Anief, in collaborazione con Asael, Agi, Dirconf, Prodirmed e l’Ordine degli Avvocati di Palermo, con il patrocinio della città metropolitana del capoluogo siciliano. 

Il sindacalista ha detto che “occorre porre la questione al centro delle politiche nazionali ed europee, cancellando una volta per tutte la finzione degli organici, creati ad arte per favorire il tempo determinato e ostacolare l’assunzione definitiva. Non basta modificare le norme che regolano i diritti dei precari, al fine di stabilizzare, come chiede l’UE, tutti i precari che hanno svolto almeno 36 mesi di servizio. E nemmeno basta limitarsi a ripristinare la causale ed approvare regole più rigide per la chiamata a tempo determinato, come ha fatto in questi giorni il Consiglio dei ministri: è bene che in fase di approvazione in Parlamento si attuino delle modifiche che obblighino anche i datori di lavoro alla sottoscrizione di contratti a termine e, a seguire, all’assunzione in ruolo. Il problema è che i lavoratori socialmente utili sono massivamente utilizzati nell’Isola per coprire esigenze d’organico di diritto; in teoria dovrebbe costare di meno questa modalità di operare, ma in pratica costa di più. E nel caso della scuola si tagliano i fondi”. 

Nel corso del suo intervento, Pacifico ha ricordato l’importante “Risoluzione 242 del 31 maggio scorso, ottenuta anche grazie al nostro operato e quello di tutti i legali, con cui il Parlamento europeo dopo 20 anni ha fornito indicazioni alla Commissione europea e ai presidenti degli stati membri per migliorare la direttiva 70/1999, la quale segue, a sua volta, una precedente direttiva; la prima indicazioni dell’UE sul precariato è infatti del 1991. Da allora, in pratica, su questo ambito non ci sono state modifiche. Mentre ci sono altre direttive che sono state cambiate anche 12 volte. Ecco perché la commissione europea ha presentato le sue osservazioni, dando di fatto ragione agli avvocati dell’Anief: la Buona Scuola non ha trovato una soluzione al precariato. Ed ecco infine perché dobbiamo andare avanti tutti insieme: coesi, per il bene dei lavoratori”.

 

 

Stamane è stato ufficializzato, con una circolare congiunta, firmata dalla Ministra della Salute Giulia Grillo e dal Ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, che per l’iscrizione al prossimo anno scolastico basterà l'autocertificazione, facendo così decadere la scadenza del 10 luglio prossimo che imponeva alle famiglie degli alunni di presentare documenti comprovabili l’avvenuta somministrazione dei dieci vaccini dichiarati indispensabili. È dunque finita come doveva finire: perché il provvedimento interdittivo, il divieto di accesso ai bambini non vaccinati, non ha mai avuto valenza costituzionale. Perché per salvaguardare un diritto, quello della salute, se ne calpestava un altro, quello dell’istruzione. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Siamo stati l’unico sindacato della scuola a prendere posizione in modo forte contro quel provvedimento illogico, esprimendo la nostra contrarietà sin dal primo giorno dell’approvazione della legge sull’obbligo dei dieci vaccini e poi impugnando il provvedimento voluto dall’ex Ministra Beatrice Lorenzin. La modifica della norma era inevitabile, ancora di più perché lo Stato ha sforato le proprie competenze. Senza dimenticare che nel corso dei mesi si è scoperto che il decreto Lorenzin è stato attuato in ogni Regione in modo diversificato, andando così ad aggiungere anche un altro problema. Ma l’aspetto più paradossale è stato quello di voler espellere l’alunno non in regola o multare le famiglie inadempienti nella scuola dell’obbligo e obbligarle alla vaccinazione dei nostri figli nel percorso 0-6 anno, laddove lo Stato italiano era consapevole di coprire nel sistema integrato nemmeno un terzo dei bambini scolarizzati, quindi iscritti agli asili nido e alle scuole dell’infanzia

 

 

Il tema del precariato negli Enti Locali ed Istituzionali della Regione Siciliana rappresenta uno dei più complessi e atavici problemi irrisolti, soprattutto nell’organizzazione amministrativa dei Comuni siciliani. L’evento si svolgerà nel capoluogo siciliano, presso Palazzo Comitini dalle 9.00 alle 18.00, ed è stato intitolato: “l ‘precariato pubblico’ nella Regione Siciliana (e non solo) tra legislazione regionale e Decreto Madia: quale soluzione?”. Organizzato da Anief, in collaborazione con Asael, Agi, Dirconf, Prodirmed e l’Ordine degli Avvocati di Palermo, con il patrocinio della città metropolitana di Palermo, vedrà la presenza anche dei rappresentanti dei nuovi sindacati Anisan e Anidap. Si succederanno diversi interventi di avvocati e professori durante l’intera giornata di studi, in cui sarà riservato un ampio spazio al problema del precariato scolastico: tra essi anche quelli dei legali Anief. 

Tra i relatori, aprirà il presidente nazionale Anief prof Marcello Pacifico, con un intervento sulle cause pendenti in Corte di Giustizia europea sull’esclusione del personale di ruolo dai risarcimenti riconosciuti dalla Cassazione e sulla norma discriminatoria relativa al riconoscimento parziale del pre-ruolo nelle ricostruzioni di carriera. Il convegno si svolge dopo l’intervento al Parlamento europeo successivo alla risoluzione 242 del 31 maggio adottata e a poche ore dalla pubblicazione del decreto legge “Dignità” che riscrive il Jobs Act. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): È acclarato che il precariato pubblico nella Regione Sicilia è una delle più complicate problematiche per le Amministrazioni locali e necessiterebbe di una razionale e funzionale soluzione definitiva. Ad iniziare dalla rimozione di alcune criticità rilevate nell’applicazione dell’art. 26 della recente Legge Regionale 8 maggio 2018 n. 8, in attuazione delle procedure per il superamento del precariato nella Pubblica Amministrazione e di cui all’art 20 del Decreto Madia. Le espressioni, inoltre, della Corte di Giustizia europea e le indicazioni che giungono dal Parlamento di Bruxelles, proprio sulla lotta contro l’abuso del precariato e le lesioni dei diritti di chi non è di ruolo, vanno giusto in questa direzione. 

Anief dalla sua nascita combatte il precariato scolastico, anche attraverso specifici ricorsi per ottenere la stabilizzazione, gli scatti automatici e l’estensione dei contratti pure per i mesi estivi. L’organizzazione sindacale ha in corso due remissioni alla Corte di Giustizia Europea sul mancato riconoscimento del servizio pre-ruolo nella ricostruzione di carriera, come sul mancato indennizzo per il personale di ruolo rispetto agli abusi subiti in tema di precarietà. Il giovane sindacato, ora rappresentativo, ha inoltre promosso due reclami al Consiglio d’Europa e due ricorsi alla Cedu sul precariato del personale docente e Ata, nonché uno specifico sulle maestre diplomate magistrale: nel solo 2016 ha ottenuto un milione di risarcimenti per i suoi assistiti, dalle cause gestite nella regione del Piemonte. Nel corso dei lavori sarà ricordato l’avv. Alessandro Meloni da parte degli Avv.ti Sergio Galleano e Vincenzo De Michele. 

La partecipazione al Convegno prevede il riconoscimento dei crediti formativi per gli avvocati partecipanti. Per adesioni e informazioni: ASAEL, Vicolo Palagonia all’Alloro, 12 - Palermo 091 617 42 07 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. PEC: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.asael.pa.it

 

 

 

La Corte Costituzionale deciderà se l’art. 1, comma 88, della legge 107/15 abbia peccato di illegittimità nel prevedere una procedura riservata per il reclutamento dei dirigenti scolastici rivolto ai soli ricorrenti del concorso 2004 o a quelli del 2011 se destinatari di un provvedimento di primo grado favorevole discriminando così gli altri ricorrenti. Il rischio, se non interviene il Parlamento, è che centinaia di presidi possano essere licenziati. Anief chiede pertanto una modifica al Decreto Legge “Dignità” per ammettere i ricorrenti del 2011 e neutralizzare un eventuale provvedimento che renderebbe illegittima l’assunzione disposta a seguito delle procedure riservate disposte dal D. M. n. 449 del 20 luglio 2015. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Chiediamo a deputati e senatori di estendere a tutti i ricorrenti del 2011 la possibilità di partecipazione al corso-concorso, in un momento in cui ancora per i prossimi due anni scolastici avremo una scuola su quattro scoperta, quindi affidata in reggenza. Abbiamo tentato in tutti i modi di evitare che il contenzioso arrivasse alla Consulta, salvaguardando le immissioni in ruolo avvenute senza pregiudicare l’indizione del nuovo concorso, ma i nostri docenti ricorrenti hanno pieno diritto di ottenere una sessione di concorso a loro riservata, alla luce del danno professionale loro cagionato da un’amministrazione non all’altezza della situazione.

 

 

Ancora una volta l'Anief ribalta in Consiglio di Stato l'ingiusto provvedimento del TAR del Lazio che negava il diritto dei docenti cancellati per mancato aggiornamento ad essere reinseriti nelle Graduatorie a Esaurimento. Gli Avvocati Sergio Galleano, Vincenzo De Michele e Francesca Lideo – da sempre impegnati nella tutela dei diritti dei docenti cancellati dalle Graduatorie per non aver confermato la volontà di permanervi - ottengono ragione per il nostro sindacato con una sentenza esemplare emanata dal Consiglio di Stato che dispone l'immediato reinserimento in GaE dei docenti cancellati per mancato aggiornamento e bacchetta il Miur per violazione della normativa primaria. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): riaprire le GaE a tutti i precari abilitati è atto dovuto.

Ancora aperte le adesioni al ricorso Anief volto al reinserimento nelle Graduatorie a Esaurimento per i docenti cancellati per mancato aggiornamento che potranno aderire al ricorso e inviare la diffida predisposta dal nostro ufficio legale entro il prossimo 9 luglio.

 

 

Dopo un silenzio imbarazzante sulla vicenda, il Ministero dell’Istruzione, attraverso il Consiglio dei Ministri, riesuma un articolo di legge di 22 anni fa (art. 14 d.l. 669/96) per dare tempo al Parlamento di riscrivere il nuovo processo di formazione iniziale e reclutamento degli insegnanti e rispondere alle denunce inoltrate da Anief al Consiglio d’Europa e alla Cedu, oltre che la Risoluzione 242 del 31 maggio dello stesso Parlamento europeo sui contratti a termine. ANIEF lancio un appello ai parlamentari: riaprite le GaE, confermate nei ruoli i neo-assunti e assumete su tutti i posti vacanti e disponibili. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il nostro sindacato è pronto a dare battaglia tra le Commissioni Istruzione di Camera e Senato, per risolvere il problema della precarietà. I prossimi quattro mesi saranno importanti per andare a convertire le norme nazionali in leggi rispettose del diritto comunitario come da noi interpretato e anche come inteso da tutti i Paesi aderenti all’Ue. Per questi motivi chiederemo di riaprire le GaE a tutto il personale abilitato, di reclutare i docenti non abilitati con 36 mesi di servizio in assenza di altri candidati e di confermare in ruolo i neo-assunti in ogni ordine e grado. Come è evidente che chi ha superato l’anno di prova debba essere confermato nei ruoli. Rispetto alle pronunce della magistratura ordinaria, bisogna prendere atto che le norme europee impongono vincoli e responsabilità. Ora la parola passa al Parlamento italiano che ha tra le mani una possibilità storica: spazzare via il precariato dai palazzi della politica e non più da quelli dei tribunali.

 

 

Come riporta Orizzonte Scuola, si possono registrare delle disparità sui contributi versati tra quanto risulta all’Inps e quanto alle scuole; tale problematica potrebbe mettere in serio rischio i pensionamenti. È possibile, seguendo le indicazioni dell’Inps, accertare la propria posizione e segnalare anche eventuali periodi di contribuzione non versata o non risultante.

 

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