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La dotazione organica complessiva di tutti i profili Ata scende a 203.456 lavoratori per il prossimo anno scolastico. Da settembre in Campania ci saranno 115 posti in meno (dal 2011 in complessivo sono 1.045), in Sicilia 73 (in sette anni persi mille posti). La Puglia subisce anch’essa dei tagli pesanti con 98 unità in meno a breve e 854 totali. Seguono la Calabria, la Basilicata, la Sardegna. Assistiamo, dunque, ad un decremento progressivo non giustificato dalla riduzione del tasso di natalità, perché le scuole del Sud e delle Isole sono anche quelle dove si continua a registrare il maggior numero di abbandoni scolastici, con province che superano il 40% di dispersione. 

Anief, pertanto, rilancia i ricorsi per risarcire i 25 mila precari ogni anno chiamati a supplire in posti vacanti e disponibili, come gli altri 40 mila supplenti brevi che hanno diritto allo stesso trattamento economico del personale di ruolo attraverso l’assegnazione dei medesimi scatti stipendiali automatici. Nel frattempo, a Palermo si procede alla stabilizzazione del personaleco.co.co.ee, precario da 18 anni, e si aspetta l'assunzione dei cento assistenti tecnici chiamati sempre al 31 agosto ma ancora non immessi in ruolo. 

Marcello Pacifico (presidente Anief): L'ultima Legge di Stabilità, se ha tutelato il caso dei cococo assunti per più di 36 mesi nella provincia di Palermo che effettuano quotidianamente il lavoro degli Ata, ha dimenticato il resto del personale Ata gestito direttamente dallo Stato e da anni assunto come supplente. Eppure, si tratta degli stessi lavoratori, presenti a partire dagli assistenti tecnici della provincia. Senza dimenticare che gli oltre 3.700 tagli effettuati negli ultimi anni vanno a colpire il medesimo personale Ata letteralmente ignorato dalla Buona Scuola del Governo Renzi, malgrado la sentenza della Consulta derivante da quella Mascolo C-22/13 della Corte di Giustizia europea.

 

 

 

Anief invita a presentare la domanda cartacea e a ricorrere i docenti precari abilitati che hanno maturato i 3 anni di servizio nel corrente anno scolastico o anche negli anni precedenti agli otto anni previsti dal bando, a partire dall’a.s. 2001/2002. Adesione al ricorso entro il 2 luglio.

 

Pubblicata la bozza del regolamento per i Concorsi docenti non abilitati 24 CFU e con tre anni di servizio. Affidati ad Eurosofia, per una preparazione specifica.

Il primo giugno è stata resa nota la bozza del regolamento per i due tanto attesi concorsi per il reclutamento dei docenti non abilitati 24 cfu e per coloro che hanno svolto 3 anni di servizio.

Per quanto concerne il concorso per coloro che hanno acquisito i 24 cfu:

I requisiti d’accesso sono laurea indicata nel DPR n. 19/2016 come modificato nel DM n. 259 del 9 maggio 2017

Possesso dei 24 cfu in materie psico/antropo/sociologiche e metodologie didattiche.

Concorso riservato ai docenti abilitati con tre anni di servizio:

È necessario aver svolto tre anni di servizio anche non continuativo negli ultimi otto anni.

Le prove sono diversificate: i primi dovranno affrontare due prove scritte, ed una ulteriore per il sostegno e l’orale, dopo le quali accederanno ad un percorso fit triennale; i secondi dovranno affrontare solo una prova scritta ed una orale e frequentare solo il primo ed il terzo anno di Fit.

Eurosofia ed Anief da molti anni si occupano della preparazione ai concorsi pubblici e, in particolar modo, nel comparto scuola. Più del 70% dei partecipanti al precedente Concorso a cattedra ha superato brillantemente tutte le prove, grazie all’efficacia della nostra metodologia blended.

Eurosofia è costantemente impegnata nella ricerca delle soluzioni formative e delle metodologie più efficaci per agevolare i propri corsisti nella loro preparazione.

ROMA, 4 GIU - "La fatidica soglia, frutto della somma degli anni anagrafici e di quelli contributivi, per mesi indicata dal M5S come imprescindibile per superare l'assurda Legge Fornero, confermata anche nel contratto di governo sottoscritto con la Lega, potrebbe valere solo a partire da una soglia minima. Questa, perlomeno, è la richiesta formulata in queste ore dalla Ragioneria generale dello Stato". A sostenerlo è il sindacato Anief, secondo il quale "a questo punto, è chiaro che se il neonato governo vorrà tenere fede a quanto detto nel corso della campagna elettorale sarà obbligato a reperire i finanziamenti utili. Altrimenti, ci troveremo davanti all'ennesima promessa incompiuta". "I lavoratori non accetterebbero - sottolinea il sindacato - un passo indietro rispetto a quanto espresso per mesi e risultato tra i motivi principali che hanno portato al consenso per il nuovo assetto politico, da cui è scaturito il novello assetto parlamentare e governativo. Anzi, per i lavoratori della scuola serve sempre l'inclusione tra le categorie che svolgono una professione usurante". Per Marcello Pacifico, leader di Anief-Cisal, "introdurre la clausola dei 64 anni d'età andrebbe a costituire un grave cambiamento del programma di governo: nessuno ha obbligato i partiti a promettere la nuova soglia. Visto che si sono presi l'impegno, evidentemente gradito dalla maggior parte degli italiani, ora è bene portarlo avanti. Costi quel che costi. Come si sono trovati i soldi per sanare altre emergenze nazionali, ora si trovino quelli utili per mandare in pensione chi ha lavorato una vita e ora vuole passare la mano". (ANSA).

La fatidica soglia, frutto della somma degli anni anagrafici e di quelli contributivi, per mesi indicata dal M5S come imprescindibile per superare l’assurda Legge Fornero, confermata anche nel contratto di governo sottoscritto con la Lega, potrebbe valere solo a partire da una soglia minima. Questa, perlomeno, è la richiesta formulata in queste ore dalla Ragioneria generale dello Stato. A questo punto, è chiaro che se il neonato governo vorrà tenere fede a quanto detto nel corso della campagna elettorale sarà obbligato a reperire i finanziamenti utili. Altrimenti, ci troveremo davanti all’ennesima promessa incompiuta. I lavoratori non accetterebbero un passo indietro rispetto a quanto espresso per mesi e risultato tra i motivi principali che hanno portato al consenso per il nuovo assetto politico, da cui è scaturito il novello assetto parlamentare e governativo. Anzi, per i lavoratori della scuola serve sempre l’inclusione tra le categorie che svolgono una professione usurante. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Introdurre la clausola dei 64 anni d’età andrebbe a costituire un grave cambiamento del programma di governo: nessuno ha obbligato i partiti a promettere la nuova soglia. Visto che si sono presi l’impegno, evidentemente gradito dalla maggior parte degli italiani, ora è bene portarlo avanti. Costi quel che costi. Come si sono trovati i soldi per sanare altre emergenze nazionali, ora si trovino quelli utili per mandare in pensione chi ha lavorato una vita e ora vuole passare la mano.

 

 

 

 

Secondo gli agenti del Commissariato di pubblica sicurezza e il personale dell'Asp Catania, il fatto implicava precise ipotesi di reato per via della mancata messa a norma del locale scolastico. La Procura della Repubblica di Catania ha quindi aperto un fascicolo a carico della preside: dopo attente e minuziose indagini ed un'ampia produzione documentale operata dal procuratore legale, il Pubblico Ministero ha accertato l’insussistenza di alcune delle violazioni contestate dagli agenti, ma soprattutto l’estraneità della dirigente scolastica. La quale aveva svolto tutto quello che era nelle sue possibilità, anche per quanto riguarda il sistema di prevenzione e protezione. A distanza di un anno esatto, qualche giorno fa, la Procura della Repubblica ha pertanto avanzato richiesta di archiviazione ed il Giudice delle indagini preliminari, recependo integralmente le argomentazioni del Pm ed emettendo decreto di archiviazione. Un episodio come quello di Catania dimostra come per i dirigenti scolastici è opportuno inviare sempre le segnalazioni agli enti locali di competenza (Comuni o province), i quali sono loro a doversi fare carico delle piccole problematiche di manutenzione ai sensi dell’art. 18 comma 3 del D Lgs. 81/08. 

Marcello Pacifico (presidente Udir): Il provvedimento di archiviazione rende giustizia alla dirigente scolastica, costretta a difendersi da accuse infondate per colpa di una norma che identifica i dirigenti ‘Datori di Lavoro’ e che deve essere cambiata come da nostra proposta Udir presentata lo scorso settembre alla Camera. Prima che si arrivi all’avviso di garanzia, si deve infatti dare la possibilità ai presidi incriminati di poter replicare e difendersi già in sede stragiudiziale, con l’apporto e la consulenza dei tecnici che devono essere scelti come fiduciari poiché in questi casi delicati solo esperti e professionisti del settore possono fornire le giuste indicazioni.

 

I docenti, gli amministrativi, tecnici e ausiliari alle dipendenze del Miur, in servizio presso le scuole italiane all'estero, sono costretti a subire un'ingiustificata disparità di trattamento rispetto agli altri lavoratori pubblici ugualmente distaccati fuori il confine italiano ed in servizio presso le ambasciate. Inspiegabilmente, il Ministero degli Affari Esteri, anziché allineare l'aliquota applicata ai vari stipendi italiani per calcolare la misura dell'Indennità di Servizio Estero (ISE) a quella applicata “sulla base del costo della vita e dei servizi” al personale delle Ambasciate, a dispetto dell’approvazione della nuova norma, ha illegittimamente ridotto la "percentuale di disagio" fissata dal MAECI per tutti gli Stati in cui il lavoratore ottiene il distacco, ponendo in essere, così, una vera e propria disparità di trattamento economico a discapito del solo personale scolastico in servizio all'estero. Eppure l’articolo 29 del D.lgs. 64/2017, nel ridefinire per il personale della scuola in servizio all'estero le basi di calcolo per i trattamenti economici e per le cosiddette "indennità di rischio e disagio", ha correttamente disposto l’equiparazione tra tutti i lavoratori pubblici distaccati fuori confine. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L'indennità di rischio va parametrata al costo della vita e discriminare il personale scolastico all'estero è una palese illegittimità. Pertanto per il personale scolastico in servizio all'estero le stesse situazioni di rischio e disagio presenti nella circoscrizione a cui sono assegnati vengono valutate in misura minore rispetto a quanto considerato per il calcolo percentuale del trattamento economico dei dipendenti pubblici italiani che non prestano servizio nella scuola. Per tale motivo, il nostro ufficio legale ha predisposto una specifica diffida e avviato il ricorso volto a tutelare i diritti dei lavoratori della scuola distaccati nelle scuole italiane all'estero. L'indennità di ‘rischio e disagio’ determina, inoltre, non soltanto la base di calcolo dell'Indennità di Sevizio Estero (ISE), ma anche tutte le indennità accessorie correlate, come il contributo abitazione, la maggiorazione per coniuge e per figli a carico, l'indennità di prima sistemazione, anch'esse drasticamente diminuite a seguito della illegittima rideterminazione della percentuale di maggiorazione per rischio e disagio per il solo personale scolastico.

L'Ufficio Legale Anief ha predisposto una specifica diffida da inviare al Ministero degli Affari Esteri e avviato le preadesioni al ricorso volto a tutelare i diritti dei lavoratori della scuola distaccati all'estero, ancora una volta discriminati rispetto al resto del personale della PA. Per informazioni e aderire al ricorso, clicca qui.

 

 

 

ROMA, 1 GIU - L'Anief dà il suo benvenuto al nuovo esecutivo, "è bene però che ora la maggioranza si impegni con celerità per salvare la scuola dal baratro, iniziando l'opera con la cancellazione del precariato, riaprendo le GaE e assumendo tutti i precari sui 100mila posti vacanti". L'Anief vede di buon occhio "la volontà di modificare la Legge Fornero, introducendo quota 100, sempre a patto che quelle della scuola vengano considerate professioni usuranti. A questo proposito - si osserva - è sempre bene ricordare che si tratterebbe di una norma che riavvicina l'Italia all'Europa, dove l'età media pensionabile è 63 anni, ad iniziare dagli insegnanti". "Chiediamo di mantenere fede ad alcuni degli obiettivi sulla scuola espressi durante la campagna elettorale e ribaditi nel contratto di governo sottoscritti qualche settimana fa", aggiunge Marcello Pacifico di Anief-Cisal. "Ci sono delle parti che se attuate libererebbero la scuola da pesanti fardelli che rischiano di compromettere l'avvio del prossimo anno", aggiunge. (ANSA). 

Anief dà il suo benvenuto al nuovo esecutivo, a quasi tre mesi dalle elezioni che il 4 marzo scorso portarono alla composizione del nuovo Parlamento italiano. È bene, ora, che la maggioranza si impegni con celerità per salvare la scuola dal baratro, iniziando l’opera con la cancellazione del precariato, riaprendo le GaE e assumendo tutti i precari sui 100mila posti vacanti. Da apprezzare, c’è anche la volontà di modificare la Legge Fornero, introducendo quota 100, sempre a patto che quelle della scuola vengano considerate professioni usuranti: a questo proposito, è sempre bene ricordare che si tratterebbe di una norma che riavvicina l’Italia all’Europa, dove l’età media pensionabile è 63 anni, ad iniziare dagli insegnanti. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Chiediamo di mantenere fede ad alcuni degli obiettivi sulla scuola espressi durante la campagna elettorale e ribaditi nel contratto di governo sottoscritti qualche settimana fa. Ci sono delle parti che se attuate libererebbero la scuola da pesanti fardelli che rischiano di compromettere l’avvio del prossimo anno. Riaprire le GaE, con un decreto d’urgenza, supererebbe la discussa sentenza del Consiglio di Stato che ha messo alla porta oltre 60mila maestri con diploma magistrale. Ma significherebbe anche salvare dal precariato sine die altre decine di migliaia di precari abilitati con i corsi di Scienze della formazione primaria e altre modalità, puree tutti gli abilitati della scuola secondaria. Visto che il nuovo governo ha previsto pure un Ministro dell’Inclusione, mai come ora è giunto il momento di immettere in ruolo i 45mila docenti di sostegno. Dal governo ci aspettiamo che porti anche avanti la volontà di cancellare la chiamata diretta e l’alternanza scuola-lavoro. Ma pure la prevenzione contro il bullismo e l’introduzione dello sport nella primaria, attraverso il laureato in scienze motorie nell’organico di ruolo. Bene pure la volontà espressa di cancellare le classi ‘pollaio’: migliorerebbe le condizioni di apprendimento degli alunni e anche di lavoro dei docenti, oltre a garantire la sicurezza. Viene da sé che anche gli organici del personale subiranno degli incrementi. Sarà un motivo in più per assumere tutti i precari abilitati, ma pure gli Ata con oltre 24 mesi, come ribadito proprio in queste ore dal Parlamento europeo attraverso una risoluzione rivolta a tutti gli Stati membri ma soprattutto in Italia.

 

 

ROMA, 1 GIU - Il concorso docenti abilitati parte col piede sbagliato: ritardi ingiustificabili e in Lombardia denunce di prove difformi. E' quanto fa sapere, in una nota, Anief-Cisal. "Al problema dei tempi biblici per la preparazione della prova concorsuale, legati soprattutto alla logica mancanza di commissari disposti a sobbarcarsi un onere non indifferente, senza esoneri dal servizio abituale ed in cambio di cifre a dir poco ridicole - sostiene Anief-Cisal - si stanno aggiungendo delle inspiegabili prove difformi per verificare l'attitudine all'insegnamento dei candidati: dalla Lombardia, l'unica regione dove si è partiti con lo svolgimento dell'unica prova prevista, l'orale, i candidati lamentano un impegno fortemente diversificato, variabile in base alle commissioni di collocazione". Sempre secondo Anief "diversi docenti precari abilitati che hanno svolto la prova in più di una classe di concorso, ci segnalano, in particolare, contenuti e tempi di attuazione fortemente diversificati. Con inevitabili effetti sulla valutazione finale, la cui consistenza diventa fondamentale ai fini della collocazione nelle graduatorie regionali che si andranno a determinare, al termine del concorso riservato, per decidere quali precari accederanno al terzo anno di Fit pre-ruolo. Quella che doveva essere una sorta di sanatoria del Governo a maggioranza Pd, si conferma sempre più inutile, se non dannosa". Per Marcello Pacifico (Anief-Cisal) "la realtà è che si è voluto complicare la vita, anziché ammettere una volta per tutte che un supplente, come qualsiasi precario dell'amministrazione pubblica con titoli e abilitato ad acquisire un posto vacante, dopo tre anni di servizio svolto va assunto a tempo indeterminato". (ANSA).

 

Rispondendo alle numerose petizioni riguardanti la lotta alla precarietà e all’abuso dei contratti a tempo determinato, tra cui quelle dell’Anief, il Parlamento europeo in queste ultime ore ha fornito una risposta perentoria. Attraverso una risoluzione - rivolta al Consiglio, alla Commissione e ai governi degli Stati membri – sollecita le parti in causa “ad adottare provvedimenti immediati nella sua legislazione per affrontare in modo efficace le pratiche occupazionali che conducono alla precarietà”. Perché “il lavoro precario implica una maggiore esposizione alla vulnerabilità socioeconomica, risorse insufficienti per una vita dignitosa e una protezione sociale inadeguata”. Inoltre, nella risoluzione si evidenzia che “la lotta al lavoro precario deve essere perseguita attraverso un pacchetto strategico multilivello e integrato che promuova norme del lavoro inclusive ed efficaci unitamente a misure efficaci per garantire il rispetto del principio di uguaglianza”. 

Pertanto, il Parlamento UE “invita la Commissione e gli Stati membri a combattere il lavoro precario, garantendo lo sviluppo di nuovi strumenti e il rispetto coerente della giurisprudenza della Corte di giustizia dell'Unione europea”, in primis rispettando la sentenza Mascolo C-22/13 emessa a Lussemburgo il 26 novembre 2014, “nonché l'applicazione concreta della legislazione dell'UE e nazionale a livello nazionale al fine di risolvere il problema del lavoro dignitoso e attuare un approccio basato sui diritti”. Facendo poi esplicito riferimento alla direttiva 1999/70/CE, ricorda che ogni Stato membro ha “l'obbligo di punire tale abuso, compresa, in aggiunta, la possibilità per il lavoratore interessato di ottenere il risarcimento per qualsiasi danno subito in passato”. A questo scopo, sottolinea anche che “l'indennizzo deve essere in ogni caso adeguato ed efficace e deve costituire un risarcimento integrale per tutti i danni subiti”, facendo intendere che introdurre per legge dei “tetti” di risarcimento, come accade in Italia, costituisce un artificio che lede i diritti del precario anche nella fase risarcitoria. Il Parlamento, quindi, invita gli Stati membri a garantire appieno la parità di retribuzione per lo stesso lavoro nello stesso luogo di lavoro, aggiungendo quindi un’ulteriore conferma alla posizione della Cassazione che apre agli scatti di anzianità anche ai precari. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal: La posizione assunta dal Parlamento UE è un segnale aggiuntivo e incoraggiante sulla strada intrapresa dal giovane sindacato nella difesa dei diritti dei precari, finalizzati alla loro stabilizzazione e al trattamento equiparato ai colleghi di ruolo a partire dai compensi. Siamo sempre più convinti che fare parte dell’UE non può servire solo alla ricerca del pareggio di bilancio, ma anche a rispettare le indicazioni che giungono da Bruxelles. Continuare ad ignorarle, come è stato fatto sinora, sarebbe immorale ma soprattutto andrebbe a formare, nei confronti dell’Italia, l’etichetta di Paese inaffidabile e opportunista. Speriamo, a questo punto, che la svolta arrivi dal nuovo Governo: se, davvero, si vuole guardare ad un’Europa comune, guidata da valori e norme analoghe, allora si parta dai tanti lavoratori non di ruolo, che non meritano di invecchiare da precari.

 

 

L’alta formazione e gli approfondimenti in una società moderna rappresentano l’unica strada per ottenere le giuste competenze e poter ottemperare in maniera sicura e certa ai propri compiti lavorativi.

A tal fine, EUROSOFIA ed ANIEF collaborano all’organizzazione di un importante evento formativo, proposto dal Consorzio Andromeda e dallo Studio Legale Speranza, ovvero quattro incontri intensivi di approfondimento articolati e fortemente indirizzati agli aspetti normativi, amministrativi, giuridici e di management per gli aspiranti Dirigenti Scolastici, in vista del prossimo concorso, nell’area Giuridico-Amministrativo-Contabile.

Gli incontri saranno curati dal Dott. Vito Tenore, Magistrato della Corte dei Conti e professore di diritto del lavoro pubblico presso la sua scuola nazionale dell'amministrazione ed in passato funzionario della Banca d'Italia. Magistrato ordinario, magistrato militare e avvocato dello Stato, docente nelle più prestigiose scuole di formazione, Vito Tenore è autore di 43 monografie e 150 articoli sui seguenti temi: diritto amministrativo, del lavorocivile ordinamento giudiziario. È tra i massimi esperti di diritto scolastico e autore della recente monografia sulla Dirigenza Scolastica dal titolo “Il Dirigente Scolastico e le sue Competenze Giuridico - Amministrative”.

Gli approfondimenti, che si terranno tutti nel mese di giugno 2018, presso la sede del Polo Tecnico “Fermi Gadda” in C.so Malta 141/147 – Napoli, affronteranno i seguenti temi:

  1. L'incidenza della legge 241/1990 sulle istituzioni scolastiche. L'accesso agli atti. Venerdì 8 giugno 2018 dalle ore 13:30 alle 17:30
  2. La responsabilità civile ed amministrativo-contabile del personale scolastico. Giovedì 14 giugno 2018 dalle ore 13:30 alle 17:30
  3. La responsabilità disciplinare del personale scolastico ed il relativo procedimento. Il sistema disciplinare per gli alunni. Martedì 19 giugno 2018 dalle 13:30 alle 17:30
  4. Incidenza della legge anti corruzione n.190/2012 sulle Istituzioni Scolastiche. Cenni al contenzioso del lavoro nella Scuola. Martedì 26 giugno 2018 dalle 13:30 alle 17:30

Al termine del percorso Eurosofia rilascerà l’attestato di partecipazione.

Costi del corso

Singole lezioni € 100,00 +Iva Cad.

Tutte e 4 le lezioni € 250,00 +Iva

N.B. Per avere diritto al costo agevolato, l’iscrizione a tutte e 4 le lezioni va effettuata in unica soluzione.

I docenti a tempo indeterminato potranno utilizzare il Bonus generato da Carta del Docente, con importo pari al costo del corso (in questo caso dovrà essere allegato alla domanda di iscrizione in alternativa alla copia del bonifico). Clicca qui e scopri come generare il Bonus.

Per informazioni relative ai costi e per le prenotazioni, info e iscrizioni: www.consorzioandromeda.it Telefono: 081 020 2976 - Mail:  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. www.phoenixformazione.it.

Eurosofia: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. – Telefono: 091.7098311/357

Possibilità di iscrizioni anche presso la segreteria dello Studio Legale Speranza in Via Firenze, 32 Napoli tel: (+39) 081 281088s

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Al problema dei tempi biblici per la preparazione della prova concorsuale, legati soprattutto alla logica mancanza di commissari disposti a sobbarcarsi un onere non indifferente, senza esoneri dal servizio abituale ed in cambio di cifre a dir poco ridicole, si stanno aggiungendo delle inspiegabili prove difformi per verificare l’attitudine all’insegnamento dei candidati: dalla Lombardia, l’unica regione dove si è partiti con lo svolgimento dell’unica prova prevista, l’orale, i candidati lamentano un impegno fortemente diversificato, variabile in base alle commissioni di collocazione. Diversi docenti precari abilitati che hanno svolto la prova in più di una classe di concorso, ci segnalano, in particolare, contenuti e tempi di attuazione fortemente diversificati. Con inevitabili effetti sulla valutazione finale, la cui consistenza diventa fondamentale ai fini della collocazione nelle graduatorie regionali che si andranno a determinare, al termine del concorso riservato, per decidere quali precari accederanno al terzo anno di Fit pre-ruolo. Quella che doveva essere una sorta di sanatoria del Governo a maggioranza PD, si conferma sempre più inutile, se non dannosa, ponendo in seria discussione l’applicazione dei decreti legislativi della Legge 107/2015, in particolare il D. Leg.vo n. 59/2017.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Invece di risarcire i precari non assunti e attivare le prove suppletive del vecchio concorso, sanando così i tanti ricorsi in essere nei tribunali, ci si è inventati questa verifica ulteriore delle abilità e conoscenze già ampiamente riscontrate in passato. La realtà è che si è voluti complicare la vita, anziché ammettere una volta per tutte che un supplente, come qualsiasi precario dell’amministrazione pubblica con titoli e abilitato ad acquisire un posto vacante, dopo tre anni di servizio svolto va assunto a tempo indeterminato. Ma evidentemente quello che l’Unione europea sostiene da anni vale solo quando si tratta di sistemare i bilanci o caldeggiare cause a favore del Governo di turno. Noi a questa logica non vogliamo soccombere: per questo, continuiamo a battagliare in tutte le sedi possibili, anche legislative, sempre a fianco dei precari vessati.

 

 

Arriva un altro successo targato Anief con una nuova sentenza che dà piena ragione al nostro sindacato e ordina al Miur il riconoscimento per intero del servizio pre-ruolo ai fini della ricostruzione di carriera. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): serve atto di responsabilità da parte del Miur. 

 

Gli avvocati Fabio Ganci, Walter Miceli e Giuseppe Massimo Abate ottengono un’importante vittoria presso il tribunale del lavoro di Trapani con la conferma dell'illegittimità della normativa italiana che regola il computo del servizio preruolo nella ricostruzione di carriera e la condanna del Ministero dell’Istruzione per evidente discriminazione nei confronti dei lavoratori del comparto scolastico che hanno svolto servizio con contratti a termine prima della loro immissione in ruolo. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “La continua penalizzazione subita in Italia dai lavoratori del comparto scuola che svolgono, per anni, servizio con contratti a tempo determinato va contro la normativa comunitaria e il nostro sindacato non si stancherà mai di ribadirlo. Serve un atto di responsabilità da parte del Miur e la modifica sostanziale di tutta la normativa e la contrattazione interna che pone in essere, sotto varie forme, questa e altre palesi discriminazioni a discapito dei lavoratori”. Per ora, per ottenere giustizia, e l'immediato e integrale riconoscimento del servizio svolto durante il precariato nella ricostruzione di carriera, l'unica strada è ricorrere in tribunale aderendo allo specifico ricorso promosso dall'Anief.

 

 

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