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Dopo aver cancellato l'emendamento salva-supplenti abilitati approvato in Senato, attraverso il diktat imposto dalle Commissioni della Camera, si consuma il primo strappo con gli insegnanti, come al tempo della Buona Scuola, i quali si ritrovano ora senza più alcuna certezza professionale ed economica. Dall’esecutivo non arriva alcun ascolto dei cittadini, nessun dialogo: così, la maggioranza parlamentare ha deciso di alzare un muro rispetto alle richieste del movimento del precariato che unitariamente, insieme ad Anief e Cobas, ieri daventi Montecitorio ha chiesto per ore a gran voce la riapertura delle GaE.

 

 

 

Ai dati sconfortanti pubblicati nelle ultime ore dall’Ocse, con i compensi del personale scolastico diminuiti costantemente tra il 2010 e il 2016, si aggiungono le ombre sul sistema di perequazione garantito solo fino al 31 dicembre 2019: ad oggi il Governo non ha infatti ancora trovato le risorse. E crescono i dubbi pure sul mantenimento degli 80 euro netti del Governo Renzi, rivolti alle fasce stipendiali annue fino a circa 26mila euro che con la Legge di Bilancio potrebbero avere altre destinazioni. Una beffa che si aggiunge a quella della mancata validità per il TFS/TFR dei già ridicoli incrementi ottenuti con l’ultimo contratto, pari al 3,48% con l’inflazione salita però nel frattempo di oltre l’8%.

 

 

Dopo avere promesso la loro stabilizzazione, il primo partito del Governo ora sostiene che la riapertura delle graduatorie permanenti creerebbe nuova precarietà nella scuola. Per Anief stiamo assistendo ad un voltafaccia che ha dell’incredibile: sono irresponsabili, lontani dalla realtà e dalle istanze dei cittadini. Quando si riescono a realizzare soltanto 25 mila assunzioni sulle 57 mila programmate, facendo peggio del Governo Renzi, perché le GaE sono esaurite e dalle stesse sono stati espulsi i docenti abilitati o specializzati su sostegno, soltanto perché abilitati dopo il 2012, non ci si può rifugiare sui nuovi concorsi che avranno i vincitori non prima di due anni. Perché questi sono i tempi, viste le annunciate modifiche legislative sul reclutamento, che introdurranno il domicilio lavorativo e la riduzione del Fit. Peccato che in questo modo si alimenti ulteriormente il precariato, senza pensare al recente concorso riservato per la secondaria che potrebbe essere annullato dalla Consulta con altri 5 mila possibili licenziamenti, travolgendo anche l'analogo concorso previsto dal Decreto Dignità su Infanzia e Primaria. E chiedere la fiducia al Milleproroghe significa ignorare quella piazza che ha visto sempre esponenti del Movimento solidali, diventati oggi sordi spettatori.

 

 

Tante scuole in difficoltà nel primo giorno dell’anno scolastico per le alte adesioni dei docenti allo sciopero Anief. Nel corso del partecipato sit-in davanti alla Camera, sono scesi tra i manifestanti diversi politici dell’opposizione parlamentare: l’Esecutivo del Cambiamento, invece, non sembra volere dare una risposta alle proteste degli insegnanti e preferisce porre la fiducia al decreto Milleproroghe – sarebbe la prima della XVIII legislatura - al testo approvato dalle Commissioni della Camera con il quale si cancella la riapertura delle GaE, invece approvata ad inizio agosto al Senato, e si aprono le porte del licenziamento a 12 mila docenti che hanno preso il ruolo, riportandoci al terno al lotto del balletto delle supplenze da graduatorie d’istituto.

 

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, la giustizia non può essere sorella minore della fortuna: se un ricorso è stato discusso da un collegio di giustizia o in un giorno differente. La maggioranza M5S-Lega ha perso oggi l'occasione di risolvere una situazione ingarbugliata che neanche il Decreto Dignità ha saputo risolvere. La chiusura mostrata nei confronti dei manifestanti la dice lunga sulla sensibilità di questa maggioranza verso il tema del precariato: i nostri rappresentanti sono stati ricevuti solo dall’opposizione (Fratelli d'Italia e Liberi e Uguali) e non dalle Commissioni Parlamentari. Il fatto che si veleggi verso la fiducia per risolvere la questione rivela il vero volto del Governo, opposto all'immagine del cambiamento che vorrebbe dare di sé. Anief, comunque, si impegnerà al massimo per reintrodurre la norma nel disegno di Legge di Stabilità e difenderà nelle aule dei tribunali i docenti assunti con riserva e ai quali il Miur muterà il contratto da indeterminato a determinato, con scadenza 30 giugno 2019.

 

 

 

Contestazione in corso davanti a Piazza del Parlamento. Intervento di Marcello Pacifico, presidente nazionale del giovane sindacato: la manifestazione e lo  sciopero nazionale di oggi vogliono ottenere la riapertura di quelle graduatorie permanenti, dove fino al 2012 erano stati inseriti i docenti abilitati all’insegnamento. I posti ci sono e i precari già selezionati e formati sono più di 150 mila: solo inserendoli nelle GaE è possibile garantire la continuità didattica, assorbire fin da subito il precariato con l'assegnazione delle 50 mila cattedre andate deserte negli ultimi anni, tutelare le 10 mila immissioni in ruolo di chi ha superato o supererà l'anno di prova ed evitarne il licenziamento. Le soluzioni prese nella Buona scuola e nel Decreto dignità non hanno risolto la precarietà. La Camera dei Deputati può intervenire già oggi nel decreto Mille-proroghe approvando l'emendamento salva-precari presentato dal LeU e Fratelli d'Italia dopo un primo sì ottenuto dal Senato. Il leader dell’Anief ha chiesto, inoltre, che nel contratto e per legge sia prevista finalmente quella parità di trattamento tra personale a tempo determinato e indeterminato previsto dalla giurisprudenza e ribadita dall’UE.  Sulla mobilità scolastica, infine, servono nuove regole per evitare e sanare “deportazioni” ed esili forzati, come è stato fatto con la Legge 107/15, perché il diritto al lavoro non deve negare quello alla famiglia.

Scarica la piattaforma dello sciopero dell’11 settembre 2018.

 

 

 

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