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ANIEF DAY, VIDEO DELLA DIRETTA STREAMING DEL PRESIDENTE ANIEF MARCELLO PACIFICO

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Le innovazioni verteranno principalmente sulla seconda prova scritta: comprenderà più discipline, ci sarà la definizione dei quadri di riferimento, la mancanza di un riferimento esplicito ed esclusivo alle conoscenze, abilità e competenze del quinto anno e la definizione di una griglia di valutazione comune. Tra le (poche) novità positive c’è l’introduzione di un curriculum dello studente allegato al diploma, nel quale saranno "indicati, in forma descrittiva, i livelli di apprendimento conseguiti nelle prove scritte a carattere nazionale", distintamente per ciascuna delle discipline oggetto di rilevazione e la certificazione sulle abilità di comprensione e uso della lingua inglese. Se ne è parlato al Congresso Nazionale della Mathesis, alla presenza di diversi esperti di settore. Il punto di partenza della discussione, visto l’argomento, non poteva che essere il decreto legislativo n. 62 della Buona Scuola sulle norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed Esami di Stato.

 

A ben vedere, la revisione delle prove ha comunque depotenziato gli esami di maturità, perché dal 2019 si svolgeranno meno prove, solo due scritti e un’orale, ma anche ha apportato una complessiva riduzione dei punteggi derivanti degli esiti diretti dell’esame stesso. Anche il continuo investimento sulle prove standardizzate Invalsi ha collaborato in questo: stiamo andando verso un sistema che guarda sempre più alla valutazione delle nozioni e della preparazione di base, quindi ad una istruzione sempre più “piatta”. E pensare che solo qualche mese fa, lo stesso Istituto Invalsi aveva ammesso, al termine di un monitoraggio nazionale, che occorrono politiche scolastiche differenziate in base alle esigenze del territorio e alle tipologie di scuole.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Ci saremmo certamente aspettati modifiche che rimpolpassero, in assoluto, lo spessore della scuola superiore di secondo grado. Sarebbe stato quindi più opportuno qualificare il titolo di studio, elevandone la qualità complessiva. Questo, avrebbe contribuito anche a spazzare via, una volta per tutte, i periodici tentativi di cancellazione del valore legale del titolo di studio: è una questione di primaria importanza, perché in tal modo si dà il giusto valore all’impegno degli studenti e si risolleva, anche a livello di considerazione sociale, l’operato di docenti e personale Ata. Anziché sulla verifica caso per caso, si è voluto puntare, invece, sulla logica dell’uniformità a tutti i costi.

 

 

Il sindacalista commenta l’ennesimo fatto di cronaca che stavolta ha come protagonista un insegnante di 50 anni ipovedente picchiato e ferito gravemente dal padre di una studentessa nell'istituto comprensivo Abba Alighieri a Palermo. Il docente, una volta considerato come un’istituzione quasi massima della società, oggi è relegato ad un ruolo marginale. Su cui si additano colpe di ogni genere: dalla mancata educazione dei giovani, all’eccessiva assegnazione di compiti a casa; dallo scarso impegno ai troppi giorni di ferie e così via. Chi ci governa non ha fatto nulla per opporsi a certi luoghi comuni, privi di fondamento. Anzi, tenendo fermi gli stipendi per 10 anni e facendo trapelare la volontà di inasprire le norme contrattuali, cercando di impiegatizzare gli insegnanti, ha reso ancora più tangibile questo clima. Questi messaggi sono stati quindi interpretati dai cittadini e dalle famiglie degli alunni a seconda del proprio grado culturale. Arrivando, nei casi estremi, a far scattare la violenza nei confronti dell’insegnante, solo perché il proprio figlio ha detto, senza verificarne la veridicità, che il suo insegnante si è comportato male nei sui confronti. Cominciamo a dare rilievo al ruolo fondamentale del docente, ai fini della formazione delle nuove generazioni e della loro crescita formativo-culturale. Ricominciamo a dare loro l’autorevolezza che meritano: anche le famiglie, con cui la scuola deve sempre tenere in vita il dialogo, si adegueranno.

 

 

Partendo dai dati contenuti nella Circolare n. 16041 sugli organici del personale per l’a.s. 2018/2019, l’Ufficio Studi Anief ha ricavato le risibili medie di docenti che dal prossimo mese di settembre verranno annessi agli istituti con alunni tra 3 e 6 anni, a cui la Legge 107/2015 aveva già negato quelle assunzioni invece attuate in tutti gli altri ordini scolastici.

Al Piemonte verranno assegnati solo 59 maestri “potenziatori” a fronte di 1.092 scuole dell’infanzia, con un solo docente ogni 19 istituti (media analoga all’Abruzzo). Va ancora peggio all’Umbria, dove in tutta la regione arriveranno solo 15 maestri su 311 scuole, pari ad uno ogni 21 istituti; stessa media per il Friuli-Venezia Giulia che si dovrà dividere 14 nuovi maestri su 300 istituti. Ancora più penalizzate sono la Sardegna, dove le 492 scuole d’infanzia si dovranno accontentare di 22 potenziatori, e la Basilicata (10 posti su 217 scuole) che si spartiranno un maestro ogni 22 istituti. Il record negativo spetta però al Molise, dove sono stati conferiti solamente 5 insegnanti su 123 istituti scolastici (ovvero un docente ogni 25 scuole), e alla Calabria, dove le istituzioni scolastiche sono 835 e i maestri in arrivo si fermano a quota 34, cioè uno ogni 25/26 istituti.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Eppure la scuola dell’infanzia, assieme a quella primaria, è quella che annovera ancora un altissimo numero di docenti precari inseriti sia nelle GaE sia nelle graduatorie di merito derivanti dagli ultimi concorsi a cattedra. Mai come in questo caso sarebbe bastato far sposare l’esigenza didattica, considerando la necessità pratica di inserire nuovi maestri nelle scuole dell’infanzia, con la necessità di svuotare quelle graduatorie. Tra l’altro, il dislivello maggiore si registra nelle regioni del Sud, dove invece ci sarebbe stato più bisogno.

 

 

Nuove vittorie per i ricorsi Anief contro “l'algoritmo impazzito” con condanna per il Ministero dell’Istruzione all’immediato trasferimento di altri due docenti imponendo il rispetto del principio costituzionale del merito. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Nessun dubbio per i Giudici sul diritto al trasferimento in base al punteggio posseduto, ancora una volta l'Anief ottiene ragione in favore dei lavoratori della scuola”.

Il MIUR paga di nuovo lo scotto dei madornali errori nei trasferimenti effettuati nel 2016 e subisce altre due sconfitte in tribunale grazie all’intervento dei legali Anief Walter Miceli, Fabio Ganci, Marco Di Pietro e Raffaele Bucci che ottengono ragione presso il Tribunale del Lavoro di Larino (CB) con la conferma che le tesi Anief sul cosiddetto “algoritmo impazzito” erano fondate e che il Ministero dell’Istruzione ha effettuato i trasferimenti senza rispettare il fondamentale principio del merito. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Abbiamo ottenuto nuovamente conferma che l’assunto secondo il quale l’ordine di preferenze costituisce il criterio primario e il “punteggio” posseduto dal lavoratore costituisce un criterio meramente suppletivo, così come erroneamente sostenuto dal Miur riguardo le procedure di mobilità 2016, non è supportato da alcuna disposizione di legge o di contratto collettivo e, di conseguenza, deve soccombere in favore di criteri costituzionalmente orientati quali il punteggio posseduto e, dunque, il merito. Siamo riusciti nuovamente a far rientrare due docenti nelle province di appartenenza come era giusto che fosse sin dal 2016. Con la nostra rappresentatività ci batteremo per sanare tutte le illegittimità ancora contenute nella contrattazione integrativa”. L'Anief ricorda che sulla mobilità ha attivato una serie di ricorsi volti alla tutela e al rispetto dei diritti dei lavoratori della scuola purtroppo, e ancora una volta, violati con il CCNI 2018.

 

Forte delle sentenze delle sezioni unite della Cassazione, che riconoscono la parità di trattamento tra personale a tempo determinato e indeterminato, il giovane sindacato consiglia agli interessati di non soccombere alla norma iniqua imposta dal Ministero di Viale Trastevere: perché gli anni validi ai fini del raggiungimento del quinquennio sono sia quelli svolti da precari, sia successivamente alla stipula del contratto di assunzione in ruolo, sempre su sostegno. Per aderire al ricorso vai al seguente link.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Su questa lunghezza d’onda si sono anche sintonizzati tutti i tribunali del lavoro, specialmente dopo le sentenze delle sezioni unite della Corte Cassazione che riconoscono la parità di trattamento tra personale a tempo determinato e indeterminato. Noi siamo convinti che tale espressione non può rimanere lettera morta: per questo, invitiamo tutti gli insegnanti di sostegno che hanno superato l’anno di prova ed in precedenza svolto servizio sullo stesso posto, per un periodo complessivo di almeno cinque anni, a rivolgersi al nostro sindacato per presentare domanda di mobilità entro il prossimo 26 aprile.

 

 

La rendita integrativa temporanea RITA è stata introdotta dalla legge di Bilancio 2017; risulta in vigore, ma in via sperimentale, dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018. Lo scopo è quello di fornire una soluzione, tramite le forme pensionistiche complementari in regime di contribuzione definita, che rappresenti un sostegno finanziario agli iscritti, del settore privato o pubblico, vicini al raggiungimento del diritto alla pensione di vecchiaia e che hanno i requisiti per ottenere l’anticipo finanziario a garanzia pensionistica. Possono godere della Rita anche i dipendenti pubblici e privati che hanno aderito alle forme pensionistiche complementari.

 

 

No secco alla proposta, presentata da tempo dall’Anief, di incrementare gli organici al Sud, dove gli abbandoni scolastici raggiungono cifre da capogiro, e in tutte quelle zone dove l’istruzione diventa la risorsa prima per risollevare dei territori deprivati a livello sociale, culturale e lavorativo. Paradossalmente, poiché l’ago della bilancia continua ad essere quello delle iscrizioni, applicando la teoria del “tetti predefiniti”, il Meridione e le Isole per l’anno prossimo saranno ulteriormente penalizzati. A peggiorare la situazione c’è il dato che solo il 5% dei posti oggi collocati sull’organico di fatto verranno spostati su quello di diritto: appena 3.530, a fronte di oltre 70mila cattedre prive di titolare, di cui almeno 41mila su sostegno.

Marcello Pacifico (presidente Anief): Tutto ciò avviene nell'impotenza dei sindacati rappresentativi, chiamati invece per definizione a vigilare e a denunciare questa finzione. La verità è una sola: la scuola dell'autonomia non può avere organici uguali, predeterminati per numero di alunni: il numero di posti di docenti e Ata da assegnare va calcolato in base alle esigenze del territorio, come il tasso di dispersione scolastica e di disoccupazione, la presenza di quartieri a rischio o di zone, limitrofe alle scuole, geograficamente poco raggiungibili o economicamente depresse. Inoltre, nel computo della formazione dei posti da assegnare in vista del prossimo anno andava conteggiata, senza ombra di dubbio, anche la presenza di alunni disabili per classe e di studenti alloglotti o stranieri. Sono tutti fattori di cui dover tenere conto sulla determinazione degli organici. Quando Anief sarà rappresentava, dopo il rinnovo delle Rsu di metà mese, denuncerà in sede di informativa presso gli ex Provveditorati tutti quei posti vacanti e disponibili che l'amministrazione territoriale e centrale non destina alle immissioni in ruolo e riconosciuti come tali ma relegati a organico di fatto.

 

 

Sulla spinta dell’Anief, in prima linea a fianco dei maestri e delle maestre che rivendicano i loro diritti alla stabilizzazione, ora anche la Flc-Cgil chiede una soluzione che possa mettere fine all’ingarbugliata situazione: la decisione arriva dopo due scioperi, l’ultimo il 23 marzo scorso, e due manifestazioni nazionali proclamati da Anief, ricorsi depositati per migliaia di ricorrenti già nel 2014 dai legali del giovane sindacato. È curioso che solo adesso si muova invece il vecchio sindacato confederale, dopo 15 anni di silenzio dalla prima apertura delle graduatorie permanenti, chiedendo la stabilizzazione delle maestre colpite dell'Adunanza Plenaria di fine 2017. Eppure di tempo ne avrebbero avuto per accorgersene prima.

Nel frattempo, la nostra organizzazione sindacale ribadisce la necessità di riaprire urgentemente le GaE a tutti i docenti abilitati all’insegnamento, come già avvenuto nel 2008 (Legge 169) e nel 2012 (Legge 14), attraverso l’accoglimento della soluzione legislativa proposta sempre dall’Anief: è stato, infine, depositato il reclamo n. 159/18 dichiarato ammissibile dal Consiglio d'Europa, su cui si attendono le osservazioni dello Stato italiano sulla violazione della carta sociale europea dopo la nostra replica.

Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): La richiesta di un decreto-legge, una soluzione legislativa che riapra le GaE, è diretta al Miur e al nuovo Parlamento che si dovrà occupare del conflitto di giudicato posto dall’Adunanza Plenaria: 45 mila maestre aspettano di sapere, prima della fine dell’anno scolastico, se è possibile che siano licenziate solo perché sono in possesso dei un titolo - il diploma magistrale - che è ritenuto dai giudici valido per l’insegnamento ma non per l’immissione in ruolo e tutto questo mentre altre docenti con lo stesso titolo, grazie a sentenze passate in giudicato, sono confermate nei ruoli: l’ultimo avviso proviene dall’Ambito Territoriale di Vicenza, su ricorsi vinti da Anief al giudice del lavoro per 27 maestre.

 

 

Almeno 100 mila allievi con problemi di apprendimento (il 43% dei 233 mila alunni disabili presenti quest’anno nelle classi di ogni ordine di scuola) si sono visti assegnare un insegnante specializzato diverso: tuttavia, la rivista Tuttoscuola ha calcolato come una spesa per le Casse dello Stato di circa 1.650 euro per alunno disabile permetterebbe la stabilizzazione dei posti di sostegno. Solo il 7% di quanto già si spende, ma il risultato sarebbe del tutto diverso. Una soluzione è necessaria, anche perché aumenta di anno in anno il numero degli alunni disabili (+106% negli ultimi vent’anni) e con esso anche quello dei docenti di sostegno precari: 10 mila nel 99-00 (17% del totale docenti di sostegno), 30 mila nel 2004-05 (38%), 40 mila nel 2007-08 (45%!), 41.021 nel 2016-17 (29,8%). Che ‘deroga’ è un fenomeno che da decenni riguarda una fetta così larga del corpo degli insegnanti di sostegno? Una contraddizione in termini. Eppure ancora oggi dunque quasi un insegnante di sostegno su 3 è ‘in deroga’, cioè precario per scelta (dello Stato), non per necessità.

Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): Ben 100mila alunni disabili sono costretti a subire il valzer dei 41 mila supplenti chiamati ogni anno su posti vacanti e disponibili, ma esclusi dal reclutamento per colpa delle leggi dello Stato. Per ragioni di finanza, applicando la L.244/07, sino alla più recente L.128/13, l'organico di diritto del sostegno è bloccato al 70% di quello annualmente utilizzato, nonostante invece ogni anno cresca di quasi 8 mila unità il numero di alunni con disabilità certificata iscritti nelle nostre scuole. Inoltre, ora che secondo la Cassazione i precari hanno diritto allo stesso trattamento economico dei colleghi di ruolo, non si comprende perché debba essere impedito il diritto alla continuità didattica da parte del personale a tempo determinato: è un problema facilmente risolvibile, non con l'assegnazione di supplenze triennali, come autorizza il D.lgs 66/17, ma piuttosto con la stabilizzazione del personale e incentivi a permanere nei ruoli e non invece penalizzazioni per i passaggi di ruolo.

 

 

Il giovane sindacato replica al reclamo collettivo dichiarato ammissibile n. 146/17 dal Consiglio d'Europa, ma denuncia anche Governo e Sindacati confederali per aver firmato un contratto (CCNL 2016/8) per il personale della scuola che non recepisce né la giurisprudenza italiana né comunitaria sui contratti a termine, sull'applicazione della direttiva 70/99 UE né sulla parità di trattamento tra personale a tempo determinato e indeterminato con riflessi su ricostruzione di carriera e mobilità. Ora si aspetta la risposta delle istituzioni comunitarie che sarà vincolante per il nostro Parlamento.

Nella risposta al Governo, si sottolinea come rimanga “dunque in vigore, a tutti gli effetti, l’art. 526 D. Lgs. 297/94 che così dispone: «Al personale docente ed educativo non di ruolo spetta il trattamento economico iniziale previsto per il corrispondente personale docente di ruolo». Inoltre, Anief rileva che “il personale assunto in organico di fatto va a ricoprire dei veri e propri vuoti di organico, non sostituendo nessun titolare. Sotto il profilo del fabbisogno organico REALE, le cattedre dell’organico di fatto costituiscono cattedre VACANTI”. Ed il sostegno ne è l’esempio massimo: “Dei 142.930 posti di sostegno attivati nel 2016/2017, dunque, soltanto 96.238 sono stati assegnati a docenti di ruolo, mentre i restanti 46.692 sono in deroga, ossia conferiti a docenti con contratti fino al 30 giugno”. Pertanto, tali posti – come quelli comuni - devono necessariamente essere collocati nell’organico di diritto per essere poi assegnati alle immissioni in ruolo. Infine, Anief rileva che il risarcimento del danno è una “misura sanzionatoria insufficiente”.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Abbiamo anche denunciato la nuova fase transitoria delle graduatorie regionale di merito ad esaurimento che non risolve il problema del precariato e a cui non ha aderito un precario abilitato su tre: nella gestione della fase transitoria del nuovo sistema di reclutamento, infatti, nei prossimi dieci anni saranno persino ridotti i posti vacanti e disponibili riservati alle immissioni in ruolo di questa procedura fino a raggiungere il solo 20% delle disponibilità. Ora si aspetta la risposta delle istituzioni comunitarie che sarà vincolante per il nostro Parlamento.

 

Il Ministero dell’Istruzione ha integrato il Fondo unico nazionale 2016/2017 di 10 milioni di euro lordo stato, che corrispondono a 7.535.795 euro lordo dipendente: sono finanziamenti finalizzati alla retribuzione di risultato, ma non si comprende se lo stanziamento sia una tantum o permanente. Considerando, infatti, che i capi d’istituto in servizio, ad oggi, sono 7.179, ad ognuno verrà corrisposta la cifra media paria 1.049 euro. Nel frattempo, il Miur ha comunicato che nella determinazione del FUN 2017/2018 verrà recuperato il conferimento della RIA dei pensionati, per il periodo che va dal settembre 2014 al settembre 2017. L’aspetto più interessante è che l’Amministrazione cominci ad ammettere che il conferimento della RIA dei pensionati va finalmente ripristinato: secondo Udir, a questo proposito, va recuperato il periodo che va dal 1° settembre 2011 ad oggi, così come va effettuato il conferimento della RIA dei Dirigenti Scolastici che andranno in pensione in futuro. Inoltre, il recupero deve avere decorrenza 1° gennaio 2016.

 

Il TAR Lazio dà ancora una volta ragione all'Anief e accoglie le richieste di partecipazione al concorso DS dei docenti neoimmessi in ruolo che ancora non avevano superato l'anno di prova, illegittimamente esclusi dal Miur dalla possibilità di partecipare al concorso per diventare Dirigente Scolastico. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): palese l'illegittimità contenuta nel bando, ancora una volta l'Anief è sinonimo di tutela dei diritti dei lavoratori.

Arriva dal TAR del Lazio una nuova conferma per le tesi sostenute dal sindacato Anief che, oltre ad aver già ottenuto la partecipazione anche a questo concorso dei lavoratori precari con 5 anni di servizio utile, ha patrocinato il ricorso volto alla partecipazione al concorso DS dei lavoratori neoimmessi in ruolo che il Miur voleva illegittimamente escludere richiedendo il requisito dell'avvenuto superamento dell'anno di prova. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Anche questa palese illegittimità contenuta nel bando è stata riformata grazie all'efficace intervento dei nostri legali e ancora una volta l'Anief si è dimostrato sindacato attento alle problematiche dei lavoratori della scuola, troppo spesso in balìa di provvedimenti ministeriali di dubbia legittimità come la decisione di escludere i docenti ancora non confermati in ruolo da questo concorso. Con la rappresentativitàci impegneremo perché l'Amministrazione rispetti la normativa in ogni sua parte e non proceda più a escludere intere categorie di lavoratori come i precari o i neoimmessi in ruolo dalla possibilità di partecipare correttamente a concorsi pubblici come quello per diventare DS”. I ricorrenti Anief riceveranno entro pochi giorni precise e dettagliate istruzioni per poter formalizzare la propria partecipazione al concorso DS bandito da Miur.

Di contrattazione e diritti dei lavoratori si parlerà anche nel corso dei nuovi seminari gratuiti sulla legislazione scolasticaorganizzati da Anief ed Eurosofia “DIES IURIS LEGISQUE” che si svolgeranno in tutta Italia nel corso dei prossimi mesi e che vedranno come relatore proprio il presidente Anief Marcello Pacifico.

 

Considerate le continue richieste di consulenza pervenute presso la segreteria nazionale di Cedan s.r.l.s., abbiamo scelto di predisporre un articolo esplicativo in materia di opzione donna che non è stata confermata per il 2018, ma considerata la platea dei beneficiari, se ne tornerà a parlare in futuro.

 

La Corte dei Conti definisce il rinnovo ‘deludente’, in riferimento ad una retribuzione in grado di premiare il merito e incentivare produttività ed efficienza nel pubblico impiego: l’ipotesi all’esame, scrive la Corte, si rivela complessivamente tale, perché le risorse messe a disposizione risultano pressoché esclusivamente per corrispondere adeguamenti delle componenti fisse della retribuzione. Il CCNL prevede incrementi quasi esclusivamente tabellari lasciando poco spazio al merito, diversamente da quanto stabilito dal decreto n. 150/09. Si attende il parere ultimo della Corte riguardo al comparto Scuola, o meglio Istruzione e Ricerca, che, dopo il via libera del Consiglio dei Ministri, deve adesso passare al vaglio proprio della stessa.

Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): È vero che gli aumenti del 3,48% sono superiori al valore Ipca 2018, pari ad un incremento dell’1,90%, ma nello stesso tempo sono inferiori di ben quattro volte rispetto al costo della vita certificato nell'ultimo decennio, che è infatti salito di oltre 14 punti. Per questo, abbiamo definito vergognosa la firma del rinnovo contrattuale, poiché non si è volutamente sbloccata l'indennità di vacanza contrattuale che dovrebbe dare, proprio durante il periodo privo di rinnovo stipendiale, il 50% di aumento relativo al tasso Ipca richiamato.

Per tutti questi motivi, Anief prosegue i ricorsi gratuiti, al fine di far attribuire ai lavoratori il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2008-2018.

 

 

Per presentare la domanda, sia trasferimento che passaggio di cattedra e ruolo, è stato fissato il termine del 26 aprile. L’istanza va trasmessa tramite il portale Miur Istanze on line. Poi passerà al resto del personale scolastico. Rimangono in vigore le norme contrattuali dell'anno scorso, dichiarate illegittime dai tribunali del lavoro: Anief, pertanto, ripropone i ricorsi per il riconoscimento del servizio prestato nella paritaria, da precario su posti di sostegno, e anche su posto comune per intero anche nelle graduatorie interne d'istituto. Impugnata pure la tabella di valutazione dei titoli. Per aderire, vai al seguente link.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): al Ministero dell’Istruzione si ostinano ad organizzare una mobilità scolastica con delle modalità anacronistiche e ampiamente superate. Lo testimoniano le tantissime sentenze che negli anni passati hanno dato ragione ai nostri ricorrenti e che continuiamo a patrocinare nella convinzione di far prevalere sempre la giustizia a danno delle norme discriminanti e inique. Stare vicino ai lavoratori, affiancandoli nelle loro battaglie, è del resto la nostra prerogativa di sindacato.

Anief consiglia agli interessati di consultare lo sportello Anief più vicino, per avere maggiori informazioni sulle modalità di presentazione delle domande e di eventuali ricorsi. Inoltre, si consiglia di partecipare ad uno dei prossimi seminari Anief previsti nel territorio.

 

L’Anpal chiarisce i criteri, i termini e le modalità di fruizione della nuova forma di sostegno al ricollocamento lavorativo entrata in vigore martedì 3 aprile. Tale novità di sostegno al reddito sarà introdotta in via sperimentale, da mille a 5mila euro, se il disoccupato trova un nuovo impiego a tempo indeterminato, apprendistato compreso. Al via la novità 2018 più importante per quanti si trovano in stato di disoccupazione, l’assegno di ricollocazione. Si tratta di una misura innovativa che cambia la concezione di ammortizzatore sociale: si passa, infatti, da un aiuto economico ed un sostegno quasi esclusivamente reddituale, ad un mezzo rivolto soprattutto a ricollocare socialmente e nel mondo del lavoro i soggetti beneficiari.

Anief non ci sta. E decide di ricorrere contro la cancellazione dalle suddette graduatorie di merito, ma anche dalle varie Graduatorie ad Esaurimento, nel momento in cui si accede al terzo anno del Fit. Il giovane sindacato ribadisce l'illegittimità della previsione, l'irragionevolezza e l'illogicità di questa decisione: si dichiara quindi pronto a ricorrere al Tribunale amministrativo regionale per chiederne l'annullamento. È possibile aderire ai ricorsi al seguente link.

Marcello Pacifico (presidente Anief): Ancora una volta, l’amministrazione introduce una procedura che anziché dare maggiori opportunità di stabilizzazione ai docenti, dando loro la possibilità di essere immessi in ruolo attraverso più graduatorie e liste di attesa che ogni precario si è faticosamente conquistato, decide in modo unilaterale e sorprendente di resettare tutto e ripartire daccapo, con le nuove graduatorie che si andranno a determinare a seguito del periodo di Formazione iniziale e tirocinio. Secondo noi, stiamo assistendo all’ennesimo errore, a danno di chi chiede solo di svolgere questa professione a tempo indeterminato. È chiaro che non staremo a guardare: abbiamo già predisposto un ricorso apposito, per opporci a tali cancellazioni illegittime.

 

 

Nel giro di poche settimane, grazie ai ricorsi Anief, altri 11 docenti precari hanno ottenuto il diritto a percepire dal Miur le medesime progressioni di carriera riconosciute solo al personale a tempo indeterminato. Marcello Pacifico: è ora che il contratto riconosca parità di trattamento ai precari. Ancora possibile aderire ai ricorsi Anief.

Sono 11 i docenti precari tutelati dall'Anief che nelle ultime settimane, grazie al patrocinio degli Avvocati Fabio Ganci, Walter Miceli e Maria Maniscalco, hanno ottenuto finalmente giustizia in tribunale e la conferma del diritto a percepire gli scatti di anzianità riconosciuti solo ai lavoratori di ruolo con la condanna dell'Amministrazione per sfruttamento del lavoro precario e violazione della normativa comunitaria. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Ancora una volta è stata rilevata in tribunale l'evidente disparità di trattamento posta in essere a discapito dei dipendenti assunti a termine in totale assenza di qualsivoglia ragione atta a giustificare tale disparità. Lo scatto di anzianità non ha altra funzione se non quella di parametrare il trattamento retributivo alla progressiva acquisizione di una maggior professionalità e competenza del lavoratore ed è evidente che anche il personale precario acquisisca, con gli anni, la medesima professionalità cui deve corrispondere il dovuto aumento stipendiale. È ora che il contratto riconosca senza mezzi termini la totale parità di trattamento ai lavoratori precari non solo per quanto riguarda la retribuzione, ma anche riguardo la fruizione dei permessi retribuiti e delle ferie. Contiamo, con la rappresentatività, di cambiare finalmente le cose”. Ancora possibile aderire ai ricorsi Anief.

Di contrattazione, retribuzione dei lavoratori e rispetto delle normative comunitarie si parlerà anche nel corso dei nuovi seminari gratuiti sulla legislazione scolasticaorganizzati da Anief ed Eurosofia “DIES IURIS LEGISQUE” che si svolgeranno in tutta Italia nel corso dei prossimi mesi e che vedranno come relatore proprio il presidente Anief Marcello Pacifico.

 

 

Dati ufficiali Miur: gli studenti con cittadinanza non italiana che siedono ai banchi delle nostre scuole sono 826mila, il 9,4% della popolazione studentesca complessiva, 11mila in più rispetto all’anno scolastico precedente. La Lombardia è poi la regione che registra un maggior numero di studenti con cittadinanza non italiana, circa 208.000, mentre la quota più bassa si riscontra in Campania. Dieci le nazioni più rappresentate, prima fra tutte la Romania, seguita da Albania, Marocco, Cina, Filippine, India e Moldavia, Ucraina, Pakistan ed Egitto.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Nessuno ne parla, ma questi alunni sono senza insegnante specializzato. Infatti, quasi il 10% della nostra attuale popolazione studentesca è straniero; tuttavia, a due anni dal DPR 19/16 e dall'ultimo concorso a cattedre, non parte la classe di concorso per l'insegnamento di italiano ad alunni stranieri benché abbia fatto registrare centinaia di vincitori. Con le ultime indicazioni ministeriali sugli organici, l’unica novità è avere introdotto nel Cpia un posto su potenziamento, ma è una goccia nel mare: gli alunni sono 11mila in più rispetto all'anno scorso e bisogna pensare a un’implementazione delle forze di docenza specializzate in questa disciplina. Assumendo dei docenti già selezionati e che non aspettano altro di essere assunti.

 

Il Miur sta predisponendo gli organici del prossimo anno scolastico e solo tra gli insegnanti quasi 100 mila posti risultano in esubero rispetto al numero di docenti già assunti nei ruoli dello Stato. Ciò significa che tra pochi mesi, sul finire dell’estate e con l’avvio dell’a.s. 2018/19, ci ritroveremo sul groppone lo storico surplus di cattedre della scuola pubblica italiana. Confermando che sia il piano di assunzioni straordinario introdotto dalla Legge 107/2015, sia l’introduzione dei concorsi transitori, prodotti sempre dalla riforma Buona Scuola, non hanno scalfito l’annoso problema della supplentite italica. L’inutilità del nuovo sistema di reclutamento è rappresentato dal nuovo sistema di Formazione iniziale e tirocinio che porterà al ruolo solo dopo un periodo che tra colloqui, selezioni e formazione prevede tra i due e i quattro anni d’attesa, durante i quali, la maggior parte di questi precari saranno pagati con stipendi figurativi, visto che non dovrebbero superare i 400 euro. Anief ripercorre tutte le tappe che hanno portato a questo ennesimo flop sul precariato scolastico italiano.

Marcello Pacifico (presidente Anief): Per rifuggire quanto di stupido e incompetente è stato fatto, oltre che per evitare cause milionarie a danno dell'erario per violazione della normativa europea sui contratti a termine, l'unica alternativa rimangono le disposizione da sempre chieste da Anief: l’adeguamento dell'organico di fatto a quello di diritto; la riapertura permanente ed annuale delle GaE a tutto il personale abilitato; l’estensione del doppio canale per ambiti territoriali alle graduatorie d'istituto, con assunzione anche del personale di terza fascia, in tutti i casi di esaurimento delle graduatorie provinciali; l’assunzione, naturalmente, di tutti i vincitori e idonei degli ultimi concorsi. È una soluzione semplice, ma che la politica deve per forza seguire. E sul personale Ata ci si renda conto che senza amministrativi, tecnici e collaboratori scolastici la scuola non può andare avanti. Per queste ragioni, in occasione dell'ultimo sciopero nazionale, l’Anief ha lanciato un accorato appello al nuovo Parlamento, perché si faccia carico di una questione diventata sempre più complessa, con strascichi negativi sull’offerta formativa, studenti e personale, eppure tutto sommato semplice da superare.

Anief prosegue i ricorsi gratuiti per attribuire il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2008-2018. Si ricorda che la violazione della normativa comunitaria riguarda anche la mancata stabilizzazione: si può quindi decidere diricorrere in tribunale per ottenere scatti di anzianità, il pagamento dei mesi estivi e adeguati risarcimenti. Ai ricorsi sono interessati, come già detto, pure i lavoratori già assunti a tempo indeterminato.

 

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