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Anief proroga i termini al 10 gennaio 2018 per impugnare il bando che esclude precari, neoimmessi in ruolo, vicari non laureati con 36 mesi di servizio, che abbiano presentato domanda. Per aderire clicca qui.

Anief proroga al 10 gennaio i termini per l'adesione ai ricorsi contro il bando di concorso per diventare Dirigenti Scolastici che estromette dalla selezione il personale precario, i docenti neo-immessi in ruolo il 1° settembre 2017 o che ancora non hanno superato l'anno di prova. Prorogati i termini anche per far valere il Dottorato di Ricerca già conseguito come effettivo servizio e per la partecipazione al concorso dei docenti che hanno svolto funzioni di Vicario per 36 mesi senza il titolo di laurea. Possibile aderire entro il 10 gennaio se si è provveduto a spedire la domanda cartacea di partecipazione al concorso predisposta dall'ufficio legale Anief entro i termini stabiliti dal Miur (29 dicembre) o attraverso istanze online.

 

Si è concluso in un nulla di fatto l'incontro tra i sindacati rappresentativi e i rappresentanti del Governo: in attesa del parere dell'Avvocatura dello Stato, Anief invita tutti a scioperare l'8 gennaio 2018 e conferma la mobilitazione nazionale. Tutti in piazza a Viale Trastevere a Roma e davanti gli UU.SS.RR di Torino, Milano, Bologna, Cagliari, Bari e Palermo. “Non è possibile mandare a casa 50mila maestre che insegnano nelle nostre scuole. Se ne accorgeranno le famiglie italiane”; questo ciò che dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario confederale Cisal.

Altro che procedere come un treno! Già il ministro Fedeli aveva dichiarato pubblicamente che i 5mila docenti assunti con riserva e i 43.500 inseriti in Gae non avrebbero avuto scisso il contratto automaticamente senza una pronuncia definitiva del giudice di merito. Questo quindi non può essere considerato un risultato ma è la legge. Né si può pensare d'altronde di aver assunto qualche diplomato magistrale con sentenze passate in giudicato e di cacciare altri, perché l'adunanza plenaria va contro il giudicato. Neanche il legislatore può sovvertire il giudicato pena l'illegittimità dell'atto. L'unica soluzione deve essere legislativa e deve prevedere la riapertura delle Gae per tutti gli abilitati e la conferma nei ruoli a tempo indeterminato e determinato degli insegnanti assunti.

Sindacati rappresentativi e parte pubblica sono ferme a quello che l’Anief sostiene dalla scorsa estate: l’aumento del 3,48% per il 2018, pure da marzo anziché del 1° gennaio, tralasciando i miserevoli arretrati per il biennio 2016-2017, arriva a coprire in media non più di 70 euro per docenti e Ata. Considerando che moltissimi dipendenti della scuola percepiscono compensi ridotti, non superiori ai 25mila euro, per loro la maggiorazione sarà quindi ben lontana dai famigerati 85 euro. Anche la richiesta, caldeggiata da alcuni sindacati rappresentativi, di trasferire i bonus previsti dalla Legge 107/2015, relativi al merito annuale e all’aggiornamento professionale, si traduce in un loro auspicio (peraltro molto discutibile, visto che i 500 euro annui oggi netti si dimezzerebbero per via della tassazione) lontano dal compiersi. Nulla di fatto anche per i diplomati magistrale, con la parte pubblica che prende tempo per decidere sul da farsi.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Ancora una volta i sindacati rappresentativi sono vittime di loro stessi. Prima sottoscrivono, suonando la fanfara, accordi preliminari senza la dovuta accortezza. Poi, a distanza di tempo, prendono le distanze da quei documenti, rivendicando punti sino a quel momento non trattati ma evidentemente sollecitati dalla base, da chi vive la scuola tutti i giorni e conosce da vicino quali sono le necessità da includere in un contratto finalmente adeguato alla categoria. Per i diplomati magistrale, viene da chiedersi cosa avrebbero dovuto fare, dal momento in cui l’amministrazione ha improvvisamente deciso di cambiare le carte in tavola, tirandoli fuori da quelle graduatorie utili ad essere assunti a tempo indeterminato, come hanno fatto i loro compagni di banco per anni e come del resto ha confermato lo stesso Consiglio di Stato accogliendo un alto numero di ricorsi presentati per la medesima motivazione. Rimane quindi confermato lo sciopero Anief dell’8 gennaio, al ritorno dalle vacanze, con annessi sit-in in diverse città.

Chi vuole può dare la propria disponibilità a candidarsi come Rsu Anief, compilando on line la scheda sul portale Anief (clicca qui per accedere).

Tutti gli interessati possono inviare da subito il modello di diffida predisposto dall’Anief, per recuperare almeno 270 euro di aumento.

 

Mentre l’Anief ha organizzato uno sciopero specifico della categoria insieme a Saese e Cub, con la partecipazione di Cobas e Unicobas con manifestazione nazionale presso Viale Trastevere, i sindacati rappresentativi sono stati invitati a un primo tavolo politico sulla questione: se la proposta dell’amministrazione non sarà soddisfacente, la contestazione assumerà dimensioni sempre maggiori. Nel frattempo, tutte le RSU delle scuole italiane confermano lo stato di agitazione. Parallelamente, vanno avanti tutte le iniziative giudiziarie avviate dall’Anief presso le corti europee e nazionali per superare la sentenza della plenaria.

Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): Domani le organizzazioni sindacali rappresentative non dovranno accontentarsi di una possibile fase transitoria da introdurre anche per il personale dell’infanzia e della primaria: sarebbe comunque un’ingiustizia, perché l’unica strada percorribile è che tutti i diplomati magistrale iscritti con riserva nelle GaE siano confermati nei ruoli, subito, a tempo indeterminato e determinato, anche attraverso la riapertura delle GaE per tutto il personale in possesso di abilitazione. Qualora non siano raggiunti questi obiettivi minimi, invitiamo tutti i sindacati rappresentativi a convergere unitariamente sullo sciopero dell’8 gennaio e a continuare le battaglie giudiziarie, attraverso un coordinamento dei nostri studi legali.

 

Con il nuovo anno, hanno preso subito il via le trattative tra Miur e sindacati rappresentativi per il rinnovo contrattuale della Scuola e di tutto il comparto della Conoscenza: dopo quasi un decennio di fermo, l’Aran, su richiesta di un Governo più interessato alla campagna elettorale che al bene dei dipendenti pubblici, vuole chiudere nel volgere di pochissimi giorni. Con i sindacati rappresentarvi tutt’altro che contrariati. Anief invita a fermarsi e a riflettere, perché non ci sono le basi per chiudere l’accordo in così poco tempo: non si può partire dagli 85 euro dell’intesa del 30 novembre 2016 presso la Funzione Pubblica, firmata da Cgil, Cisl, Uil, con aumenti del 3,48%, peraltro solo dal 2018. Per non parlare della confermata linea discriminatoria che ha caratterizzato il rapporto della parte pubblica con i lavoratori della scuola degli ultimi anni.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Si deve piuttosto ripartire dallo sblocco dell’indicizzazione dell’indennità di vacanza contrattuale: in questo caso, gli incrementi sarebbero ben più sostanziosi, pari a + 4,26 dal 2016. Da riscrivere sono anche le norme sulla progressione di carriera dei supplenti, la ricostruzione di carriera per il personale di ruolo e dei neo-assunti. Un buon contratto non può prescindere da questi tre elementi essenziali. Se le condizioni sono quelle dell’Intesa del 30 novembre 2016, allora è meglio fermarsi. Anche perché fra pochi mesi sarà certificata, dopo quasi trent’anni di stallo, la rappresentatività di un nuovo sindacato, il nostro, che vuole porre ai tavoli proprio questi elementi fondamentali. Con le elezioni RSU che si avvicinano, l’ufficialità della data che dovrebbe scaturire dall’incontro specifico programmato per il 10 gennaio, è ancora possibile candidarsi nelle liste Anief per poter cambiare anche i contratti d’istituto.

È possibile offrire la disponibilità alla propria candidatura Rsu compilando on line la scheda sul portale Anief (clicca qui per accedere).

Infine, tutti gli interessati possono inviare da subito il modello di diffida predisposto dall’Anief per recuperare almeno 270 euro di aumento.

 

Secondo dati forniti dal Miur, il numero complessivo di ricorrenti è di circa 43.600, tutti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento della scuola primaria e dell’infanzia con riserva. Di questi, sappiamo sono 5.300 i docenti che negli ultimi due anni hanno ottenuto il ruolo, sempre con riserva. Su questi ultimi è probabile che la sentenza esplicherà immediatamente i suoi effetti. Gli unici a salvarsi, ad oggi, sono circa 2.000 docenti destinatari di sentenze ormai passate in giudicato.

Ora, se è vero che le sentenze si accettano, il sindacato Anief non può rimanere inerme dinanzi all'abuso del diritto. Ecco perché, parallelamente all’applicazione dell’esito derivante dal Consiglio di Stato, il giovane sindacato ha deciso di portarla, con i suoi legali, dinanzi ai tribunali, dalla Cassazione alla Corte europea. Inoltre, sempre l’Anief, assieme ad altri sindacati, ha deciso di scioperare, la prossima settimana, per dare maggior forza ai soggetti sociali perché siano ascoltati dal Governo, oltre che per sensibilizzare l'opinione pubblica e per dare voce a lavoratori che stanno per ritornare “precari fantasma” relegati nel dimenticatoio delle graduatorie per le sole supplenze.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Se bisognava trovare una soluzione prima, a maggior ragione bisogna trovarla adesso, superando le divisioni politiche e senza aspettare la primavera, abbandonandosi a quelle che sembrano le solite promesse elettorali. In modo da dare una risposta certa anche ai laureati in Scienze della Formazione Primaria, pure loro costretti a fare nuovi concorsi per ottenere il ruolo su posti per i quali da anni lavorano come supplenti. Sono questi i motivi per cui l'Anief ha deciso di scioperare il primo giorno di scuola dal rientro delle vacanze natalizie: per dimostrare a tutti che, senza i precari, le scuole resteranno chiuse e perché ai diplomati magistrale e a tutti i docenti abilitati, che non hanno accesso ora alle graduatorie, occorre ridare un minimo di dignità e riconoscere rispetto per la loro professionalità e l'amore per il lavoro che hanno dimostrato e dimostrano da anni. Ecco perché Anief ha avviato le procedure di preadesione al ricorso gratuito dei docenti diplomati magistrale alla CEDU e quelle per inviare una petizione alla Commissione del Parlamento Ue. Il sindacato, infine, sta predisponendo un reclamo collettivo al Consiglio d’Europa.

 

Nel settore dell’istruzione pubblica, l’anno è stato caratterizzato da problemi su più fronti, ad iniziare dagli otto deludenti decreti legislativi della Buona Scuola, passando per la mancata promessa di abbattere la supplentite, di incrementare in modo sostanzioso gli stipendi del personale bloccati dal 2009 oppure di vincere l’ancora troppo alta percentuale di abbandoni scolastici. In questo scenario, ha brillato l’azione incessante dell’Anief. L’apice dell’opera sindacale, si è compiuta nelle aule del tribunale: ad esempio, durante il 2017, ben 3.177 ITP e 23 educatori sono stati collocati nella seconda fascia d’istituto riservata agli abilitati. Le sentenze favorevoli hanno toccato anche altri aspetti: dal risarcimento danni per mancata assunzione, alla mancata applicazione degli scatti di anzianità anche ai precari; dall’irregolarità nei trasferimenti, utilizzazioni ed assegnazioni provvisorie (ad iniziare dall’algoritmo “impazzito” 2016/17 che ha costretto tanti docenti neo-assunti a spostarsi di centinaia di chilometri), alle errate ricostruzioni di carriera, fino all’illegittima cancellazione del primo “gradone” stipendiale di chi è stato assunto. Ripercorriamo, mese per mese, i successi più significativi che hanno segnato l'anno trascorso dal giovane sindacato.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Questi risultati rappresentano la risposta migliore a chi ancora si ostina a sostenere che l’azione legale dell’Anief è fine a se stessa. Nell’anno che volge al termine abbiamo centrato dei risultati strabilianti, facendo emergere tante delle norme errate che l’amministrazione scolastica continua a produrre: i tanti ricorsi vinti confermano che non esistevano altre vie per ottenere il medesimo risultato, dando soddisfazione a tanti dipendenti della scuola altrimenti destinati a soccombere. Se i docenti e gli Ata ci voteranno, in occasione delle prossime elezioni Rsu, da svolgere entro il prossimo 20 aprile, porteremo avanti la nostra politica sindacale vincente anche in tutte le trattative di carattere nazionale e locale.

 

Nel 2017 sono stati organizzati 30 seminari, convegni e workshop gratuiti, a cui hanno assistito 700 capi d’istituto: la metà di loro si è iscritta, per diventare parte attiva di una politica sindacale che ha rimesso al centro dell'opinione pubblica la figura del capo d’istituto. Il nuovo sindacato si è battuto quest’anno per ottenere norme chiare sulle responsabilità della scuola in capo all'uscita dei minorenni, sulla presentazione di un disegno di legge sulla sicurezza, ha inoltre promosso scioperi ed è sempre stato presente con articoli di denuncia sulla stampa nazionale. Ma ha anche sollevato il problema della perequazione interna ed esterna, dei tagli al FUN e dell'inopportuna valutazione del corpo dirigente scolastico. Ciò che ne è scaturito è che finalmente è maturata nel Governo, anche per le annunciate azioni giudiziarie, la volontà di cominciare a riallineare gli stipendi degli ex presidi a quelli degli ex dirigenti dell'aera VII ora unificata all'ex aera V con la perequazione della parte fissa della retribuzione di posizione.

Marcello Pacifico (presidente Udir): Nell'attesa di sapere se UDIR sarà il nuovo sindacato rappresentativo della dirigenza scolastica già dalla prossima stagione contrattuale, che chiude la rilevazione delle deleghe al 31 dicembre 2017, certamente sarà scopo del giovane sindacato continuare la campagna nei tribunali per la valorizzazione professionale dell'area della dirigenza scolastica, offrire consulenza specifica sui temi legati al ruolo del DS a partire dalla sicurezza, dalle responsabilità, dalle retribuzioni. Con l’occasione, inviamo un grazie e un augurio di un buon 2018 e che possa vedere realizzate tante iniziative e battaglie avviate da Udir.

 

Mentre la CGIL/FLC Liguria scrive alle proprie RSU una comunicazione riservata accusando Anief di strumentalizzare la vicenda attraverso la mobilitazione nazionale e con una ancor più inutile e inappropriata, a loro dire, nuova azione giudiziaria per risolvere una questione che può trovare soluzione soltanto ai tavoli contrattuali, Anief risponde sull'importanza dello sciopero dell'8 gennaio 2018 e della partecipazione ai sit-in programmati. Marcello Pacifico: “Se la soluzione era da trovarsi solo ai tavoli contrattuali, allora questi sindacalisti rappresentativi stanno puntando il dito contro se stessi, dichiarando la loro assoluta inerzia e incapacità e ufficializzando di aver perso vent'anni di tempo. Saremo noi, con la rappresentatività, a farci veri portavoce dei diritti dei precari”.

 

Dopo gli aumenti insignificanti, pari a 85 euro medi lordi (40 netti) dal 2018, arriva l’una tantum del biennio 2016/2017 a dir poco ridicola: dai 370 euro per la fascia retributiva più bassa ai 712 per quella più alta. In media, meno di 500 euro, poco più di 230 euro netti, dieci volte meno di quanto effettivamente spettante. L’accordo appena siglato dai confederali, a seguito dell’intesa del 30 novembre 2016 presa con il Governo, riguarda per ora 250mila dipendenti statali, in servizio nei ministeri e nelle amministrazioni centrali, ma l’intenzione della parte pubblica è quella di estendere il modello anche agli altri comparti, scuola compresa. Per il 2 gennaio sono stati convocati all'Aran i sindacati che sono rappresentativi da trent'anni del maxi-settore della Conoscenza mentre entro il 10 gennaio si dovrebbe conoscere la data per l’elezione del rinnovo delle Rsu della scuola, da svolgere entro il prossimo 20 aprile. Un evento che potrebbe essere caratterizzato da un cambiamento epocale, derivante proprio dalla concreta possibilità per l’Anief, con 38mila deleghe (pari al 6%) e oltre 8mila candidati, di sforare la fatidica soglia del 5%.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Ai tavoli di contrattazione abbiamo l’intenzione di portare le nostre rivendicazioni, a partire da quelle stipendiali. Perché un contratto degno di questo nome, dopo quasi dieci anni di blocco, doveva prevedere almeno 270 euro di aumento dal 2018, come minimo sindacale, un più 11% rispetto anche al 20% ricevuto dai lavoratori del settore privato negli ultimi dieci anni, certo non il 3,48% concordato da CISL, UIL e CGIL con il Governo. Un contratto si firma, infatti, se si trovano le risorse per recuperare quel 50% restante rispetto all’indicizzazione dell’indennità di vacanza contrattuale, ancora bloccata ai livelli del 2008. A questo, si sarebbero dovuti aggiungere 2.654 euro di arretrati rispetto ai 230 euro che si avranno concretamente dopo il conguaglio fiscale e al netto del lordo stato. Per tale ragione, continuiamo ad invitare il personale ad inviare una specifica diffida all’amministrazione e alla Ragioneria dello Stato per sbloccare l'Indennità di vacanza contrattuale. Tutti gli interessati possono inviare da subito il modello di diffida predisposto dall’Anief.

 

Il Miur ha appena pubblicato la lista delle scuole secondarie di secondo grado dove da settembre 2018 partirà una classe con il percorso di studi quadriennale: da gennaio gli studenti potranno candidarsi al tour de force, in classe e a casa. Sull’iniziativa, il sindacato continua ad avere più di una perplessità: l’operazione, infatti, potrebbe sottintendere l’obiettivo di tagliare un anno di corso di studio e cancellare, una volta a regime, circa 30mila cattedre e anche delle unità di personale Ata. Viene poi da chiedersi perché non si decida di anticipare la primaria a cinque anni di età, creando un anno “ponte” coi maestri di infanzia e primaria in copresenza, che permetterebbe di dare un adeguato supporto agli alunni nell’anno più difficile del loro percorso scolastico. Ancora di più oggi, dopo l’approvazione della Legge 107/2015, che le classi “Primavera” sono diventate ordinamentali a 3 anni. Ma l’aspetto che forse più non quadra è quello dell’obbligo scolastico che rimarrebbe infatti intatto fino al 16 anno di età, contrariamente a quanto originariamente previsto dal ministro Berlinguer.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Stando così cose, viene da chiedersi a cosa serva diplomarsi prima, se poi il tasso di dispersione scolastica rimane elevato e le iscrizioni all'università sono drasticamente diminuite negli ultimi dieci anni. Se vogliamo davvero adeguarci all’Europa, dove comunque solo alcuni Paesi fanno uscire i loro studenti dalla scuola pubblica in coincidenza della maggiore età, perché allora si continuano ad ignorare le indicazioni della stessa Unione Europea sulla non discriminazione del personale precario? Lo stesso vale per gli stipendi dei docenti italiani rispetto a quelli dei colleghi europei che ora il Governo vuole incrementare con aumenti miseria. Per non parlare delle ore di lavoro settimanali di lezione dei docenti in Europa, mediamente più basse di quelle svolte dai nostri. Al nuovo Governo spetterà fornire un’adeguata risposta: capire se la strada da percorrere è quella delle sperimentazioni che non portano lontano oppure – conclude Pacifico - rispettare finalmente le buone norme approvate da Bruxelles”.

 

Non si fermano i successi Anief sul riconoscimento del diritto dei docenti immessi in ruolo dopo il 2011 a vedersi riconosciuto il gradone stipendiale 3-8 applicato solo ai docenti già in ruolo. Dal sud al nord Italia i tribunali sono concordi: la “clausola di salvaguardia” prevista dal CCNL del 4 agosto 2011 che prevede il mantenimento del gradone stipendiale “3-8 anni”, molto più favorevole rispetto alle nuove previsioni stipendiali, va applicata anche a chi prestava servizio da precario, nonostante quanto stabilito nella contrattazione firmata da CISL, UIL, Snals e Gilda nel 2011. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Avevamo ragione noi e i tribunali stanno confermando che la contrattazione è illegittima se lede i diritti dei lavoratori precari e li discrimina in aperta violazione della normativa comunitaria. Non appena diventeremo rappresentativi ci impegneremo perché tutte le discriminazioni vengano superate e faremo in modo che gli accordi contrattuali siano davvero rispettosi dei diritti di tutti i lavoratori”.

 

Gli onorevoli Maestri, Civati, Brignone e Pastorino appartenenti a "Liberi e Uguali", la formazione politica che mette insieme Mdp, Sinistra Italiana e Possibile, chiedono formalmente alla Ministra Valeria Fedeli quali misure intenda adottare a seguito dell’estromissione dall’inserimento nelle GaE e dalla stabilizzazione dei maestri della scuola dell’infanzia e primaria con titolo conseguito ante 2002 derivante dalla sentenza dell'Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato emessa poco prima di Natale: la Ministra è consapevole che le “azioni innanzi alla Corte Europea dei Diritti dell’uomo” del sindacato, “ove fossero accolte, renderebbero del tutto ingestibile la situazione ed esporrebbero lo Stato italiano al rischio di pesanti sanzioni, anche in relazione alla sentenza della Corte di Giustizia Europea ‘Mascolo’ del 24 novembre 2014 contro l’abuso di contratti a tempo determinato nella scuola italiana?”. Alla luce di questo, si chiede anche di modificare “l’art. 17 del D.Lgs. 59/2017, nella parte in cui non prevede anche per la scuola dell’infanzia e la scuola primaria l’avvio di una fase transitoria e l’estensione del concorso riservato ai docenti abilitati, attualmente previsti esclusivamente per la scuola secondaria di I e II grado”.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’alto numero di politici che stanno auspicando soluzioni a favore dei diplomati magistrale, benché con scarse possibilità di riuscita per via dello scioglimento delle Camere, dimostra che quella sentenza del Consiglio di Stato sta producendo delle scorie davvero pesanti. Alla nostra soluzione al problema pronta da mesi, riaprire le GaE e ammettere tutti gli abilitati, modificare il decreto legislativo sulla formazione iniziale e reclutamento estendendolo anche ai docenti della scuola infanzia e primaria, se ne stanno aggiungendo ora delle altre. Tutte finalizzate al medesimo obiettivo: assorbire nei ruoli dello Stato questi maestri che da anni, anche da decenni, permettono alle nostre scuole dell’infanzia e primaria di garantire un servizio efficiente e continuativo.

 

Straordinario successo targato Anief sulla ricostruzione di carriera con una nuova sentenza che accoglie le tesi del nostro sindacato e impone al Miur il riconoscimento ai fini della carriera del servizio svolto nelle scuole paritarie nella medesima misura riconosciuta dalla normativa a quello svolto nelle scuole statali. Gli Avvocati Fabio Ganci, Walter Miceli e Maria Maniscalco ottengono dal Tribunale del Lavoro di Vicenza una sentenza esemplare destinata a segnare la futura giurisprudenza in materia. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Questo è un altro importante successo ottenuto dal nostro sindacato ai fini della corretta valutazione della carriera pregressa svolta nelle scuole paritarie prima dell'immissione in ruolo. Non ha alcun senso che gli anni di esperienza svolti nelle scuole paritarie, utili all'acquisizione di punteggio nelle graduatorie per le immissioni in ruolo non siano, poi, riconosciuti utili nella ricostruzione di carriera. Con la rappresentatività ribadiremo ai tavoli questa ulteriore incongruenza che, di fatto, discrimina i lavoratori. Non possono esistere scuole di serie A o di serie B e la pari dignità delle scuole paritarie è riconosciuta da una legge dello Stato che deve essere rispettata e applicata in tutti i contesti”.

 

Il Miur ha stabilito le tempistiche per la pubblicazione degli attesissimi bandi di concorso previsti per il 2018. Concorso per abilitati: la pubblicazione del bando potrebbe avvenire nei primi giorni di gennaio 2018. Concorsi per non abilitati: quello riservato ai docenti con tre anni di servizio e quello ordinario dovrebbero essere pubblicati simultaneamente, ma il percorso avrà delle tempistiche più lunghe ed una differente complessità. Si prevede che siano emanati in estate.

 

Gli aumenti previsti dalla Legge di Stabilità si fermano infatti ad appena lo 0,38% per il 2016, l’1,09% per il 2017, il 3,48% per il prossimo, a fronte di aumenti dovuti ma non corrisposti di indennità di vacanza contrattuale rispettivamente del 4,26%, del 4,66% e del 5,51%. Questo significa che nel 2015 i dirigenti di Università e Ricerca annualmente guadagnavano 96.216,56 euro, a fronte dei 57.893,28 euro medi dei dirigenti scolastici, per cui la perequazione da colmare avrebbe dovuta essere pari a 38.323,28 euro annui, ovvero 2.947,94 al mese; mentre gli aumenti mensili in arrivo si fermano a 300 euro medi.

Marcello Pacifico (presidente Udir): Le aliquote di aumento previste dalla manovra di fine anno sul tabellare annuo di 43mila euro annui sono altamente ridotte: bisognava fare di tutto se si voleva davvero palare di primo passo verso la perequazione, per produrre incrementi attorno all’11%. Udir lo ha espressamente chiesto nella Legge di Stabilità, attraverso il riconoscimento della perequazione esterna fin dal 2016 e per intero, oltre al ripristino e all’incremento del Fondo Unico Nazionale: solo per la riduzione di quest’ultimo di un terzo, ogni preside oggi ha perso in media 5mila euro. Tra l’altro, la perequazione totale della parte fissa della retribuzione di risultato si concretizzerà solo nel 2020, ma anche nel 2021, per un totale di 12mila euro lordi in più: il mancato riconoscimento del quinquennio comporta quindi la perdita di 42mila euro. Senza contare il fatto che in molte regioni italiane, a seguito della firma dei Contratti integrativi, le Ragionerie territoriali dello Stato stanno operando delle maxi-trattenute sulle somme in più percepite.

Udir invita, pertanto, a non firmare il prossimo CCNL che prevede aumenti del tutto inadeguati. Si consiglia, pertanto, di inviare la diffida entro il 30 dicembre.

 

Il disservizio sarà provocato dalle crescenti proteste dei maestri precari con diploma magistrale, a seguito della sorprendente sentenza della plenaria del Consiglio di Stato che ha violato il giudicato espresso in altre sette sentenze del tenore totalmente opposto: lo sciopero riguarda tutto il personale docente con diploma magistrale assunto con riserva o come supplente tramite le graduatorie ad esaurimento. Lo stesso giorno sono previsti diversi sit-in: il principale a Roma davanti al Miur dalle ore 9.00, gli altri dinanzi agli Uffici Scolastici Regionali di Palermo, Bari, Torino, Milano, Bologna e Cagliari.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’obiettivo è mandare un chiaro segnale a chi dovrà prendere posizione su una sentenza che ha un sapore molto politico e scarsamente giuridico. Continuiamo a non comprendere come un organismo di giustizia così rilevante possa sconfessare se stesso, producendo tesi diametralmente opposte rispetto a quelle più volte espresse in precedenza sullo stesso quesito. A chiederlo è anche un alto numero di politici che proprio in questi giorni sta auspicando soluzioni a favore dei diplomati magistrale che tuttavia non potranno concretizzarsi prima delle elezioni politiche, visto che le Camere a breve saranno sciolte e non è possibile oggi legiferare per trovare una soluzione pronta da mesi: riaprire le GaE e ammettere tutti gli abilitati, modificare il decreto legislativo sulla formazione iniziale e reclutamento estendendolo anche ai docenti della scuola infanzia e primaria. Lo sciopero dell’8 gennaio è quindi anche indirizzato a chi governerà nella prossima legislatura. Noi, intanto, come sindacato, proseguiremo la nostra battaglia nei tribunali, stavolta d’Europa: abbiamo avviato le procedure di preadesione al ricorso gratuito dei docenti diplomati magistrale alla CEDU e quelle per inviare una petizione alla Commissione del Parlamento Europeo. Il nostro sindacato, inoltre, sta predisponendo un reclamo collettivo al Consiglio d’Europa.

 

Anief, non appena rappresentativa, s’impegna a cambiare il futuro contratto per i Direttori dei servizi generali e amministrativi assunti dopo il 2000. Per la prima volta dopo trent’anni, un nuovo sindacato si accinge ad entrare nei tavoli contrattuali, attraverso le prossime elezioni RSU e alle deleghe raccolte: l’organismo promette battaglia anche per tutti gli Ata transitati nei ruoli di Dsga dalla precedente qualifica di responsabili amministrativi dopo gli emendamenti presentati alla legge di stabilità. Sotto mirino l’ex art. 8 del CCNL 2001 firmato dagli attuali sindacati rappresentativi che ha portato alle pronunce negative della Cassazione e dell’Adunanza plenaria della Corte dei Conti. Va sottolineato che la linea del sindacato è stata avallata anche dalla Corte di Cassazione che si è occupata dell'argomento, da ultimo con la sentenza n. 9144/2016, rilevando l'illegittimità del criterio. Scarica il modello di diffida e messa in mora per interrompere la prescrizione quinquennale e recuperare quanto sottratto dagli accordi sindacali.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Invitiamo tutti i 7mila Direttori dei servizi generali e amministrativi in servizio e in quiescenza a sostenere la politica sindacale dell’Anief che, dopo le recenti denunce alla stampa, è riuscita durante l’esame della Legge di Stabilità 2018 a far bandire il nuovo concorso per Dsga e far ammettere gli Ata reggenti con 36 mesi di servizio al di là del titolo di laurea posseduto. Siamo convinti che anche questa battaglia sulla ‘temporizzazione’ alla lunga ci vedrà vincitori.

Anief promuovespecifici ricorsi contro il criterio della cosiddetta “temporizzazione” applicato ai responsabili amministrativi e agli assistenti amministrativi transitati nei ruoli di DSGA e per ottenere il riconoscimento integrale del servizio pregresso ai fini della ricostruzione di carriera. Il sindacato ricorda infine che, in collaborazione con Eurosofia, ha predisposto un corso formativo per il Concorso DSGA, specifico per affrontare e superare le prove selettive.

 

Il 22 Dicembre è stato approvato il testo della manovra di bilancio per il 2018: tra le modifiche più significative troviamo l’ampliamento dei beneficiari dell’Ape social e dei lavoratori precoci con l’inserimento di ulteriori professioni nella categoria lavori gravosi (operai agricoli, pescatori, marittimi e lavoratori del siderurgico) e inoltre, per la stessa categoria, è stato inserito un ulteriore lasso di tempo in cui maturare il minimo di anni richiesti per l’attività di lavoro gravoso; oltre ai 6 anni maturati almeno negli ultimi 7 di attività, è infatti adesso possibile aver maturato 7 anni di attività gravosa negli ultimi 10. L’ultima novità che riguarda tale categoria riguarda l’esenzione dall’adeguamento previsto per il 2019, a condizione che abbiano maturato almeno 30 anni di contributi.

In ballo c’è la violazione degli articoli 3 e 36 della Costituzione da parte della Legge 448/98 che regge il DPCM del 20/12/1999, il quale a sua volta recepisce l'accordo sindacale confederale del 29/07/99. Ma la parte pubblica lo ignora, riferendosi a vecchie espressioni dei giudici. Il sindacato inviata il personale interessato ad opporsi a questo balzello illegittimo, inviando la diffida per recuperare fino a 21mila euro. Il provvedimento potrebbe interessare soltanto nella scuola un milione di contratti tra supplenze e immissioni in ruolo avvenute negli ultimi cinque anni, sia docenti che Ata.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Se fossimo l’Aran saremmo più cauti nello scrivere le guide. Ma siccome operiamo come sindacato, continuiamo ad invitare tutti i dipendenti pubblici assunti dopo il 2000 ad inviare una diffida per interrompere il termine di prescrizione, in attesa della decisione della Consulta che ci sembra abbia le idee chiare sul tema. È inconfutabile che ne valga la pena: basti pensare che su uno stipendio medio di 1.500 euro, la trattenuta per tutta la vita lavorativa del 2,5% equivale a 21mila euro. L'ennesimo furto sulla pelle dei lavoratori precari e poi assunti negli ultimi anni di ruolo.

 

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