News

 

 

La protesta sta creando seri problemi alla didattica, nel giorno del ritorno a scuola dopo le vacanze natalizie, a causa dell’adesione da parte di un’alta percentuale di maestre e maestri della scuola dell’infanzia e primaria, come protesta massima contro la decisione del Consiglio di Stato di negare alle maestre e ai maestri precari con diploma magistrale ante 2001/02 di essere presenti nelle GaE. Inoltre, a Roma si sta svolgendo un sentito sit in davanti al Ministero dell’Istruzione; in mattinata una delegazione Anief, capitanata dal suo presidente nazionale Marcello Pacifico, e dei cobas salirà presso le stanze del Miur. Anche in altre sei città, diversi manifestanti Anief si sono radunatidavanti gli Uffici Scolastici Regionali di Torino, Milano, Bologna, Palermo, Cagliari, Catanzaro e Bari.

La protesta nasce per sostenere la richiesta inoltrata dall’Anief al Governo di adottare un decreto legge urgente che nelle more dell’attuazione della nuova formazione iniziale e reclutamento, a seguito della sentenza dell’adunanza plenaria, riapra per la terza e ultima volta le graduatorie ad esaurimento per il personale docente abilitato e confermi nei ruoli i docenti già assunti con riserva. Così da garantire la continuità didattica ma anche l’assunzione per merito, la parità di trattamento, la ragionevolezza nell’incontro tra domanda e offerta di lavoro nei due ambiti scolastici. Sono dieci i punti della piattaforma predisposti.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): La richiesta di un decreto legge è legittima e necessaria. Già due volte, infatti, il Parlamento, nel 2008 (Legge 169) e nel 2012 (Legge 14), ha riaperto le attuali graduatorie permanenti trasformate ad esaurimento (Legge 296/06) al personale docente in possesso di abilitazione. A fronte di un nuovo sistema di reclutamento, grazie al decreto legislativo 59/2017, e alla discutibile sentenza dell’adunanza plenaria, oggetto di nuovo contenzioso, è arrivato il momento di riaprirle per la terza e ultima volta. Anche perché in molte province le GaE sono esaurite, pure in presenza di personale abilitato a cui non è stato consentito l’inserimento. Mentre in molti casi, gli stessi 44 mila diplomati magistrale inseriti con riserva nelle GaE e i 6 mila assunti in ruolo con riserva, quand’anche saranno licenziati per effetto del giudizio di merito orientato dalla sentenza plenaria, si ritroverebbero dopo un ‘balletto’ di supplenze a essere richiamati come precari, con grave danno alla continuità didattica. Solo che un titolo di studio, se è considerato abilitante e valido per insegnare come supplente, non può non valere per essere assunto in ruolo.

 

La protesta è stata organizzata a seguito della discussa sentenza prenatalizia dell’Adunanza plenaria del Consiglio di Stato che ha messo fuori dalle GaE i docenti con diploma magistrale, condannandoli alla precarietà: come risposta, in corrispondenza del primo giorno di scuola dell’anno, domattina migliaia di maestre e di maestri incroceranno le braccia. Molti di loro con mezzi propri raggiungeranno il Ministero dell’Istruzione, per partecipare alla manifestazione indetta dall'ANIEF tra le ore 9.00 e le ore 13.00. Sono previsti, contemporaneamente, sit-in anche davanti gli Uffici Scolastici Regionali di Torino, Milano, Bologna, Palermo, Cagliari, Catanzaro e Bari. La richiesta del sindacato è quella di confermare nei ruoli dello Stato i 6mila neoassunti con riserva che hanno superato o stanno superando l'anno di prova e assumere i 44mila colleghi inseriti con riserva nelle GaE, i quali da molti anni insegnano ormai nelle nostre scuole.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Tra poche ore le famiglie italiane si accorgeranno cosa vuol dire perdere il maestro del proprio figlio, dopo diversi anni, per colpa di una sentenza che non doveva neanche essere pronunciata, vista l'assenza di un conflitto di giudicato per una categoria, composta appunto dai docenti della scuola dell’infanzia e primaria, che è stato volutamente dimenticato dal Governo e dal Parlamento, anche con l'esclusione dal piano straordinario di assunzioni come dal nuovo sistema di formazione e reclutamento. Se un titolo è considerato abilitante e valido per partecipare ai concorsi, come tutte le altre abilitazioni conseguite entro il 2011, deve essere valido per inserirsi nelle graduatorie ad esaurimento. Bisogna riaprire subito le GaE e permettere l'incontro tra domanda e offerta, per non permettere la moltiplicazione di quei corsi e ricorsi che la stessa Ministra Valeria Fedeli invita ad evitare. Già in due occasioni le GaE sono state riaperte dal Parlamento, nel 2008 e nel 2012, senza attendere il parere dell'Avvocatura dello Stato, peraltro ancora in ingiustificato silenzio. La politica deve assumersi le sue responsabilità, dopo il fallimento del tavolo di confronto richiesto dai sindacati in scadenza di mandato. In caso contrario, la mobilitazione continuerà e partiranno le nuove azioni legali, per annullare in Europa o in Cassazione la sentenza della Plenaria.

 

Accolte ancora una volta le tesi Anief sull'illegittimità dell'esclusione del personale precario dalla partecipazione al concorso per diventare Dirigenti Scolastici. Marcello Pacifico: “Il Miur riapra i termini e permetta a tutti i precari di partecipare al concorso, nel rispetto della normativa comunitaria”. Ancora possibile aderire ai ricorsi Aniefper quanti hanno inviato la domanda di partecipazione entro il 29 dicembre.

Come nel 2011, quando l'Anief fu il primo sindacato a denunciare l'illegittima discriminazione nei confronti dei docenti precari contenuta nel bando concorsuale per DS e a ottenere in tribunale la conferma del pieno diritto alla partecipazione al concorso dei docenti precari, ancora una volta il TAR Lazio conferma la correttezza di quanto da sempre sostenuto dal nostro sindacato ed emana un primo provvedimento monocratico d'urgenza che ammette un docente precario alle prossime prove concorsuali per DS. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “L'illegittimità del bando e la violazione della Direttiva 1999/70/CE è palese. Chiediamo al Ministero dell'Istruzione un'assunzione di responsabilità: sarebbe ancora in tempo per provvedere a una riapertura straordinaria dei termini per la presentazione della domanda e permettere la partecipazione di tutto il personale precario”. Anief, intanto, forte di questa ulteriore conferma ricorda che è ancora possibile ricorrere entro il prossimo 10 gennaio 2018 per impugnare il bando che esclude precari, neoimmessi in ruolo, vicari non laureati con 36 mesi di servizio, che abbiano presentato domanda entro il 29 dicembre. Per aderire clicca qui.

 

Al personale non docente della scuola pubblica la befana regala soltanto una mancetta. Sono in arrivo aumenti dal 2018 di soli 46 euro mensili per il collaboratore scolastico, 51 euro per gli assistenti amministrativi e tecnici, 66 euro per il DSGA a inizio carriera. La cifra, già di per sé inconsistente, tra l’altro è da considerare lordo Stato e al lordo dipendente, ovvero meno della metà al netto della tassazione di fine anno. Ancora più miserevoli risultano gli arretrati: neanche un terzo per il 2017 e quasi nulla per il 2016. Risultano addirittura assenti i quattro mesi del 2015. E anziché partire dal 1° gennaio 201, si va a regime solo dal prossimo marzo. Peggio di così non poteva andare. L’Anief lo ha sempre detto, denunciando da subito l’intesa del 30 novembre 2016 firmata da CGIL, CISL e UIL.

Applicando le varie percentuali all’importo mensile gli ATA si vedranno riconosciuto un irrisorio aumento: per gli anni addietro ai Collaboratori Scolatici dai 4 ai 18 euro, agli Assistenti Amministrativi e Tecnici dai 5 ai 21 euro lordi, ai Direttori SS.GG.AA. dai 7 ai 32 euro lordi. È una media ben lungi dagli 85 euro di aumento e comunque una cifra lorda. ANIEF non ci sta ed invita tutto il personale ATA ad inviare la diffida per il recupero delle cifre conseguenti allo sblocco dell’Indennità di Vacanza Contrattuale, pre-aderendo al ricorso gratuito.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Il personale ATA rappresenta invece una risorsa per la scuola e chiede a gran voce una riqualificazione e un percorso formativo di qualità per essere al passo con le nuove normative ed esigenze dell’intero comparto: solo ANIEF nel corso degli ultimi 3 anni ha svolto per loro in tutte le regioni oltre 150 seminari di studio e formazione che hanno visto una grande partecipazione degli ATA, ormai pronti anche a raccogliere la grande sfida delle prossime elezioni RSU ed a sostenere l’unico sindacato che presta attenzione e dà voce a questo personale”.

 

La befana non porta doni ai dirigenti scolastici: sulla base di quanto stanziato nell’ultima Legge di Stabilità, i circa 7mila capi d’istituto in servizio riceveranno per il 2016/2017 circa 326 euro di arretrati e aumenti netti di 64 euro solo da marzo 2018. Ecco perché Udir ribadisce la volontà di sbloccare l'indennità di vacanza contrattuale che da sola porterebbe aumenti 7,5 volte superiori per il biennio trascorso e una volta e mezza in più per questo nuovo anno. Scarica e invia già da ora la diffida.

Marcello Pacifico (presidente Udir): Noi come Udir lo diciamo da quando siamo nati: sia gli 85 euro lordi tanto decantati nell'intesa sindacale firmata da CGIL, CISL e UIL il 30 novembre 2016, sia la perequazione dei presidi sono solo fumo negli occhi. Per non parlare degli arretrati di cui lo 0.38% e il 1.09%, spettante rispettivamente su uno stipendio complessivo di 47mila euro per gli anni 2016 e 2017 pari a 85,5 euro per il primo anno e 241 euro nette per il secondo anno di arretrato. Oggi è una Befana tutt’altro che fruttuosa, quindi, per i nostri dirigenti scolastici. Sarebbe meglio dare il carbone a quei decisori politici e legislativi che da tempo dicono che in Italia i capi d’istituto fanno un lavoro enorme e carico di responsabilità in cambio di compensi ridicoli, salvo poi approvare incrementi vergognosamente bassi.

 

I famosi 85 euro di aumento, da inglobare nel rinnovo del contratto, purtroppo non riguarderanno tutti i dipendenti. Perché gli aumenti del 3,48% previsti dal 2018, secondo l'intesa sindacale del 30 novembre 2016, variano in base a qualifica e fascia di appartenenza. Il calcolo è stato fatto anche dalla rivista Tuttoscuola che perla di “sorpresa clamorosa”, perché “applicando quella percentuale del 3,48% alla posizione retributiva individuale di ogni lavoratore (la stessa percentuale applicata alla massa dei dipendenti pubblici) si ottiene un risultato lontanissimo dagli 85 euro medi di aumento mensile lordo per i lavoratori del comparto scuola”. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): È assodato che il rinnovo di contratto porterà dai 57 euro lordi dei neoassunti della primaria agli 88 euro lordi dei docenti a fine carriera delle superiori, quote che si dimezzano al netto del lordo Stato e dipendente a fine anno. Quindi, rispettivamente ci fermiamo a 27 euro e 52 euro. I tanti precari della scuola saranno ancora tra i più colpiti, perché fermi a stipendio iniziale, nonostante le sentenze delle SS. UU. della Cassazione. Queste sono le cifre, punto. Perché non può essere di certo percorribile la strada di portare in busta paga le somme derivanti dai bonus 500 euro per la formazione e dal bonus merito dei docenti della Legge 107/2015. Per i fondi legati al merito, infatti, occorrerebbe agire con una modifica normativa che non compete di certo al tavolo contrattuale ma alla politica. Mentre per le somme destinate alla formazione, se è vero che portarle in busta paga farebbe diventare il bonus strutturale e non soggetto a rifinanziamento annuale, è altrettanto vero che vorrebbe dire sottoporle a tassazione, dimezzando la somma. Senza dimenticare il pericolo di vedersi pure aumentato l’orario di servizio obbligatorio.

 

Gli aumenti sono un bluff. A fronte del taglio illegittimo di quasi mezzo miliardo di euro del Fun degli ultimi sei anni che ha portato le Ragionerie Territoriali dello Stato a chiedere soldi indietro, la differenza di parte fissa della retribuzione di posizione sarà recuperata arbitrariamente per intero soltanto dal 2020 anche se già da disporre nel prossimo contratto ai sensi del comma 591, art. 1 della legge 205/17. Ecco perché ricorrere e recuperare fino a 43mila euro. 

Per Udir, che ha depositato uno specifico ricorso al Tar contro il taglio del Fun e che contrariamente a quello che viene scritto non è stato disposto da alcuna norma di legge, la denuncia è nota: i dirigenti della scuola già prendono rispetto agli altri dirigenti dello Stato una retribuzione aggiuntiva al tabellare mediamente di 40mila euro annui inferiore. La legge 122/2010 è stata, infatti, erroneamente interpretata dall’amministrazione, laddove nel vietare aumenti stipendiali per il Miur-Mef non ha impedito il versamento dell’assegno della Ria cessata nel Fun per i dirigenti in quiescenza. 

Inoltre ricordiamo la RIA che peraltro ancora dal 2001 è stata prevista per contratto soltanto per gli ex presidi, ex direttori didattici e ex presidi incaricati assunti entro quella data e che potrebbe essere ridistribuita tranquillamente agli attuali dirigenti neoassunti grazie all'utilizzo delle risorse di cui al comma 86 della legge 107/2015. 

Ma l’approvazione della legge di stabilità 2018 come ampiamente annunciato da UDIR permette di aprire una stagione nuova del contenzioso sul tema della perequazione esterna di una parte della retribuzione dei dirigenti scolastici. Il diritto sancito dal comma 591 dell’articolo 1 della legge 205/17, infatti, impone già nel prossimo contratto di prevedere aumenti parziali a partire dall’ultimo anno di vigenza (2018) ma in ragione dell’unificazione delle aree avvenuta retroattivamente dal 2016, anche se il contratto è sbloccato dalla pubblicazione della sentenza della Consulta (settembre 2015). Gli aumenti poi sono discrezionalmente progressivi fino a colmare nel 2020 la differenza di 12mila euro aggiunta la comune tabellare. Ecco perché il nostro studio legale ritiene che presso il tribunale del lavoro si possa richiedere di individuare l’anno e reclamare per intero il quantum dal 1° settembre 2015, in modo da recuperare così alla fine quasi 43mila di arretrati. 

Marcello Pacifico (presidente nazionale Udir): A questo punto riteniamo opportuno riaprire i termini per ricorrere e colmare subito questo gap, impugnando il prossimo contratto laddove non terrà conto del diritto maturato dagli ex dirigenti dell’area V a percepire la stessa parte fissa della retribuzione di posizione degli ex dirigenti dell’area VII dal 1 settembre 2015. Già in poche settimane sono centinaia i dirigenti scolastici che hanno aderito a un contenzioso che vuole imporre già in questo contratto una prima perequazione esterna in attesa di quella generale che ammonta mediamente a 38.323,28 euro annui, ovvero 2.947,94 al mese in meno.

 

Se dal punto di vista teorico la doppia operazione, collocata all’interno del rinnovo del contratto, può essere condivisibile, sul piano pratico vi sono non pochi risvolti negativi. Sul bonus merito non si capisce, ad esempio, come potrebbe essere portato in busta paga un compenso accessorio soggetto oggi a valutazione discrezionale del dirigente scolastico. Per attuare un’operazione del genere, quindi, occorrerebbe agire con una modifica normativa che, come ha anche fatto osservare il presidente Aran Sergio Gasparrini, non compete di certo al tavolo contrattuale ma alla politica. Ancora meno fattibile appare la trasposizione delle somme destinate alla formazione dei docenti: se è vero che portarle in busta paga farebbe diventare il bonus strutturale e non soggetto a rifinanziamento annuale, è altrettanto vero che vorrebbe dire sottoporlo a tassazione, dimezzando la somma. La domanda allora è: vale la pena per un aumento esiguo mensile ritrovarsi con un carico di lavoro maggiore? Sicuramente no.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Per il bonus della formazione, venendo meno la possibilità di rendicontarne la spesa, si aprirebbe il personale al rischio di indurre la parte pubblica a chiedere uno scambio in termini di ore obbligatorie di formazione per aggiornamento. Mentre oggi non esiste una quantificazione. In pratica, i sindacati rappresentativi stanno provando a far passare per aumento stipendiale ciò che strutturalmente non lo è, con il rischio concreto di trasformare la proposta in un boomerang, perché potrebbe aprire la strada a un aumento di fatto dell'orario di servizio, qualora il bonus 500 euro in busta paga dovesse tradursi in ore di aggiornamento obbligatorie e quantificate. Per quanto riguarda invece il bonus merito, tanto vale chiedere l'abolizione della stessa procedura prevista dalla Buona Scuola e procedere con la redistribuzione delle somme stanziate per gli aumenti in busta paga a pioggia.

 

Anief proroga i termini al 10 gennaio 2018 per impugnare il bando che esclude precari, neoimmessi in ruolo, vicari non laureati con 36 mesi di servizio, che abbiano presentato domanda. Per aderire clicca qui.

Anief proroga al 10 gennaio i termini per l'adesione ai ricorsi contro il bando di concorso per diventare Dirigenti Scolastici che estromette dalla selezione il personale precario, i docenti neo-immessi in ruolo il 1° settembre 2017 o che ancora non hanno superato l'anno di prova. Prorogati i termini anche per far valere il Dottorato di Ricerca già conseguito come effettivo servizio e per la partecipazione al concorso dei docenti che hanno svolto funzioni di Vicario per 36 mesi senza il titolo di laurea. Possibile aderire entro il 10 gennaio se si è provveduto a spedire la domanda cartacea di partecipazione al concorso predisposta dall'ufficio legale Anief entro i termini stabiliti dal Miur (29 dicembre) o attraverso istanze online.

 

Si è concluso in un nulla di fatto l'incontro tra i sindacati rappresentativi e i rappresentanti del Governo: in attesa del parere dell'Avvocatura dello Stato, Anief invita tutti a scioperare l'8 gennaio 2018 e conferma la mobilitazione nazionale. Tutti in piazza a Viale Trastevere a Roma e davanti gli UU.SS.RR di Torino, Milano, Bologna, Cagliari, Bari e Palermo. “Non è possibile mandare a casa 50mila maestre che insegnano nelle nostre scuole. Se ne accorgeranno le famiglie italiane”; questo ciò che dichiara Marcello Pacifico, presidente Anief e segretario confederale Cisal.

Altro che procedere come un treno! Già il ministro Fedeli aveva dichiarato pubblicamente che i 5mila docenti assunti con riserva e i 43.500 inseriti in Gae non avrebbero avuto scisso il contratto automaticamente senza una pronuncia definitiva del giudice di merito. Questo quindi non può essere considerato un risultato ma è la legge. Né si può pensare d'altronde di aver assunto qualche diplomato magistrale con sentenze passate in giudicato e di cacciare altri, perché l'adunanza plenaria va contro il giudicato. Neanche il legislatore può sovvertire il giudicato pena l'illegittimità dell'atto. L'unica soluzione deve essere legislativa e deve prevedere la riapertura delle Gae per tutti gli abilitati e la conferma nei ruoli a tempo indeterminato e determinato degli insegnanti assunti.

Sindacati rappresentativi e parte pubblica sono ferme a quello che l’Anief sostiene dalla scorsa estate: l’aumento del 3,48% per il 2018, pure da marzo anziché del 1° gennaio, tralasciando i miserevoli arretrati per il biennio 2016-2017, arriva a coprire in media non più di 70 euro per docenti e Ata. Considerando che moltissimi dipendenti della scuola percepiscono compensi ridotti, non superiori ai 25mila euro, per loro la maggiorazione sarà quindi ben lontana dai famigerati 85 euro. Anche la richiesta, caldeggiata da alcuni sindacati rappresentativi, di trasferire i bonus previsti dalla Legge 107/2015, relativi al merito annuale e all’aggiornamento professionale, si traduce in un loro auspicio (peraltro molto discutibile, visto che i 500 euro annui oggi netti si dimezzerebbero per via della tassazione) lontano dal compiersi. Nulla di fatto anche per i diplomati magistrale, con la parte pubblica che prende tempo per decidere sul da farsi.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Ancora una volta i sindacati rappresentativi sono vittime di loro stessi. Prima sottoscrivono, suonando la fanfara, accordi preliminari senza la dovuta accortezza. Poi, a distanza di tempo, prendono le distanze da quei documenti, rivendicando punti sino a quel momento non trattati ma evidentemente sollecitati dalla base, da chi vive la scuola tutti i giorni e conosce da vicino quali sono le necessità da includere in un contratto finalmente adeguato alla categoria. Per i diplomati magistrale, viene da chiedersi cosa avrebbero dovuto fare, dal momento in cui l’amministrazione ha improvvisamente deciso di cambiare le carte in tavola, tirandoli fuori da quelle graduatorie utili ad essere assunti a tempo indeterminato, come hanno fatto i loro compagni di banco per anni e come del resto ha confermato lo stesso Consiglio di Stato accogliendo un alto numero di ricorsi presentati per la medesima motivazione. Rimane quindi confermato lo sciopero Anief dell’8 gennaio, al ritorno dalle vacanze, con annessi sit-in in diverse città.

Chi vuole può dare la propria disponibilità a candidarsi come Rsu Anief, compilando on line la scheda sul portale Anief (clicca qui per accedere).

Tutti gli interessati possono inviare da subito il modello di diffida predisposto dall’Anief, per recuperare almeno 270 euro di aumento.

 

Mentre l’Anief ha organizzato uno sciopero specifico della categoria insieme a Saese e Cub, con la partecipazione di Cobas e Unicobas con manifestazione nazionale presso Viale Trastevere, i sindacati rappresentativi sono stati invitati a un primo tavolo politico sulla questione: se la proposta dell’amministrazione non sarà soddisfacente, la contestazione assumerà dimensioni sempre maggiori. Nel frattempo, tutte le RSU delle scuole italiane confermano lo stato di agitazione. Parallelamente, vanno avanti tutte le iniziative giudiziarie avviate dall’Anief presso le corti europee e nazionali per superare la sentenza della plenaria.

Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): Domani le organizzazioni sindacali rappresentative non dovranno accontentarsi di una possibile fase transitoria da introdurre anche per il personale dell’infanzia e della primaria: sarebbe comunque un’ingiustizia, perché l’unica strada percorribile è che tutti i diplomati magistrale iscritti con riserva nelle GaE siano confermati nei ruoli, subito, a tempo indeterminato e determinato, anche attraverso la riapertura delle GaE per tutto il personale in possesso di abilitazione. Qualora non siano raggiunti questi obiettivi minimi, invitiamo tutti i sindacati rappresentativi a convergere unitariamente sullo sciopero dell’8 gennaio e a continuare le battaglie giudiziarie, attraverso un coordinamento dei nostri studi legali.

 

Con il nuovo anno, hanno preso subito il via le trattative tra Miur e sindacati rappresentativi per il rinnovo contrattuale della Scuola e di tutto il comparto della Conoscenza: dopo quasi un decennio di fermo, l’Aran, su richiesta di un Governo più interessato alla campagna elettorale che al bene dei dipendenti pubblici, vuole chiudere nel volgere di pochissimi giorni. Con i sindacati rappresentarvi tutt’altro che contrariati. Anief invita a fermarsi e a riflettere, perché non ci sono le basi per chiudere l’accordo in così poco tempo: non si può partire dagli 85 euro dell’intesa del 30 novembre 2016 presso la Funzione Pubblica, firmata da Cgil, Cisl, Uil, con aumenti del 3,48%, peraltro solo dal 2018. Per non parlare della confermata linea discriminatoria che ha caratterizzato il rapporto della parte pubblica con i lavoratori della scuola degli ultimi anni.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Si deve piuttosto ripartire dallo sblocco dell’indicizzazione dell’indennità di vacanza contrattuale: in questo caso, gli incrementi sarebbero ben più sostanziosi, pari a + 4,26 dal 2016. Da riscrivere sono anche le norme sulla progressione di carriera dei supplenti, la ricostruzione di carriera per il personale di ruolo e dei neo-assunti. Un buon contratto non può prescindere da questi tre elementi essenziali. Se le condizioni sono quelle dell’Intesa del 30 novembre 2016, allora è meglio fermarsi. Anche perché fra pochi mesi sarà certificata, dopo quasi trent’anni di stallo, la rappresentatività di un nuovo sindacato, il nostro, che vuole porre ai tavoli proprio questi elementi fondamentali. Con le elezioni RSU che si avvicinano, l’ufficialità della data che dovrebbe scaturire dall’incontro specifico programmato per il 10 gennaio, è ancora possibile candidarsi nelle liste Anief per poter cambiare anche i contratti d’istituto.

È possibile offrire la disponibilità alla propria candidatura Rsu compilando on line la scheda sul portale Anief (clicca qui per accedere).

Infine, tutti gli interessati possono inviare da subito il modello di diffida predisposto dall’Anief per recuperare almeno 270 euro di aumento.

 

Secondo dati forniti dal Miur, il numero complessivo di ricorrenti è di circa 43.600, tutti inseriti nelle graduatorie ad esaurimento della scuola primaria e dell’infanzia con riserva. Di questi, sappiamo sono 5.300 i docenti che negli ultimi due anni hanno ottenuto il ruolo, sempre con riserva. Su questi ultimi è probabile che la sentenza esplicherà immediatamente i suoi effetti. Gli unici a salvarsi, ad oggi, sono circa 2.000 docenti destinatari di sentenze ormai passate in giudicato.

Ora, se è vero che le sentenze si accettano, il sindacato Anief non può rimanere inerme dinanzi all'abuso del diritto. Ecco perché, parallelamente all’applicazione dell’esito derivante dal Consiglio di Stato, il giovane sindacato ha deciso di portarla, con i suoi legali, dinanzi ai tribunali, dalla Cassazione alla Corte europea. Inoltre, sempre l’Anief, assieme ad altri sindacati, ha deciso di scioperare, la prossima settimana, per dare maggior forza ai soggetti sociali perché siano ascoltati dal Governo, oltre che per sensibilizzare l'opinione pubblica e per dare voce a lavoratori che stanno per ritornare “precari fantasma” relegati nel dimenticatoio delle graduatorie per le sole supplenze.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Se bisognava trovare una soluzione prima, a maggior ragione bisogna trovarla adesso, superando le divisioni politiche e senza aspettare la primavera, abbandonandosi a quelle che sembrano le solite promesse elettorali. In modo da dare una risposta certa anche ai laureati in Scienze della Formazione Primaria, pure loro costretti a fare nuovi concorsi per ottenere il ruolo su posti per i quali da anni lavorano come supplenti. Sono questi i motivi per cui l'Anief ha deciso di scioperare il primo giorno di scuola dal rientro delle vacanze natalizie: per dimostrare a tutti che, senza i precari, le scuole resteranno chiuse e perché ai diplomati magistrale e a tutti i docenti abilitati, che non hanno accesso ora alle graduatorie, occorre ridare un minimo di dignità e riconoscere rispetto per la loro professionalità e l'amore per il lavoro che hanno dimostrato e dimostrano da anni. Ecco perché Anief ha avviato le procedure di preadesione al ricorso gratuito dei docenti diplomati magistrale alla CEDU e quelle per inviare una petizione alla Commissione del Parlamento Ue. Il sindacato, infine, sta predisponendo un reclamo collettivo al Consiglio d’Europa.

 

Nel settore dell’istruzione pubblica, l’anno è stato caratterizzato da problemi su più fronti, ad iniziare dagli otto deludenti decreti legislativi della Buona Scuola, passando per la mancata promessa di abbattere la supplentite, di incrementare in modo sostanzioso gli stipendi del personale bloccati dal 2009 oppure di vincere l’ancora troppo alta percentuale di abbandoni scolastici. In questo scenario, ha brillato l’azione incessante dell’Anief. L’apice dell’opera sindacale, si è compiuta nelle aule del tribunale: ad esempio, durante il 2017, ben 3.177 ITP e 23 educatori sono stati collocati nella seconda fascia d’istituto riservata agli abilitati. Le sentenze favorevoli hanno toccato anche altri aspetti: dal risarcimento danni per mancata assunzione, alla mancata applicazione degli scatti di anzianità anche ai precari; dall’irregolarità nei trasferimenti, utilizzazioni ed assegnazioni provvisorie (ad iniziare dall’algoritmo “impazzito” 2016/17 che ha costretto tanti docenti neo-assunti a spostarsi di centinaia di chilometri), alle errate ricostruzioni di carriera, fino all’illegittima cancellazione del primo “gradone” stipendiale di chi è stato assunto. Ripercorriamo, mese per mese, i successi più significativi che hanno segnato l'anno trascorso dal giovane sindacato.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Questi risultati rappresentano la risposta migliore a chi ancora si ostina a sostenere che l’azione legale dell’Anief è fine a se stessa. Nell’anno che volge al termine abbiamo centrato dei risultati strabilianti, facendo emergere tante delle norme errate che l’amministrazione scolastica continua a produrre: i tanti ricorsi vinti confermano che non esistevano altre vie per ottenere il medesimo risultato, dando soddisfazione a tanti dipendenti della scuola altrimenti destinati a soccombere. Se i docenti e gli Ata ci voteranno, in occasione delle prossime elezioni Rsu, da svolgere entro il prossimo 20 aprile, porteremo avanti la nostra politica sindacale vincente anche in tutte le trattative di carattere nazionale e locale.

 

Nel 2017 sono stati organizzati 30 seminari, convegni e workshop gratuiti, a cui hanno assistito 700 capi d’istituto: la metà di loro si è iscritta, per diventare parte attiva di una politica sindacale che ha rimesso al centro dell'opinione pubblica la figura del capo d’istituto. Il nuovo sindacato si è battuto quest’anno per ottenere norme chiare sulle responsabilità della scuola in capo all'uscita dei minorenni, sulla presentazione di un disegno di legge sulla sicurezza, ha inoltre promosso scioperi ed è sempre stato presente con articoli di denuncia sulla stampa nazionale. Ma ha anche sollevato il problema della perequazione interna ed esterna, dei tagli al FUN e dell'inopportuna valutazione del corpo dirigente scolastico. Ciò che ne è scaturito è che finalmente è maturata nel Governo, anche per le annunciate azioni giudiziarie, la volontà di cominciare a riallineare gli stipendi degli ex presidi a quelli degli ex dirigenti dell'aera VII ora unificata all'ex aera V con la perequazione della parte fissa della retribuzione di posizione.

Marcello Pacifico (presidente Udir): Nell'attesa di sapere se UDIR sarà il nuovo sindacato rappresentativo della dirigenza scolastica già dalla prossima stagione contrattuale, che chiude la rilevazione delle deleghe al 31 dicembre 2017, certamente sarà scopo del giovane sindacato continuare la campagna nei tribunali per la valorizzazione professionale dell'area della dirigenza scolastica, offrire consulenza specifica sui temi legati al ruolo del DS a partire dalla sicurezza, dalle responsabilità, dalle retribuzioni. Con l’occasione, inviamo un grazie e un augurio di un buon 2018 e che possa vedere realizzate tante iniziative e battaglie avviate da Udir.

 

Mentre la CGIL/FLC Liguria scrive alle proprie RSU una comunicazione riservata accusando Anief di strumentalizzare la vicenda attraverso la mobilitazione nazionale e con una ancor più inutile e inappropriata, a loro dire, nuova azione giudiziaria per risolvere una questione che può trovare soluzione soltanto ai tavoli contrattuali, Anief risponde sull'importanza dello sciopero dell'8 gennaio 2018 e della partecipazione ai sit-in programmati. Marcello Pacifico: “Se la soluzione era da trovarsi solo ai tavoli contrattuali, allora questi sindacalisti rappresentativi stanno puntando il dito contro se stessi, dichiarando la loro assoluta inerzia e incapacità e ufficializzando di aver perso vent'anni di tempo. Saremo noi, con la rappresentatività, a farci veri portavoce dei diritti dei precari”.

 

Dopo gli aumenti insignificanti, pari a 85 euro medi lordi (40 netti) dal 2018, arriva l’una tantum del biennio 2016/2017 a dir poco ridicola: dai 370 euro per la fascia retributiva più bassa ai 712 per quella più alta. In media, meno di 500 euro, poco più di 230 euro netti, dieci volte meno di quanto effettivamente spettante. L’accordo appena siglato dai confederali, a seguito dell’intesa del 30 novembre 2016 presa con il Governo, riguarda per ora 250mila dipendenti statali, in servizio nei ministeri e nelle amministrazioni centrali, ma l’intenzione della parte pubblica è quella di estendere il modello anche agli altri comparti, scuola compresa. Per il 2 gennaio sono stati convocati all'Aran i sindacati che sono rappresentativi da trent'anni del maxi-settore della Conoscenza mentre entro il 10 gennaio si dovrebbe conoscere la data per l’elezione del rinnovo delle Rsu della scuola, da svolgere entro il prossimo 20 aprile. Un evento che potrebbe essere caratterizzato da un cambiamento epocale, derivante proprio dalla concreta possibilità per l’Anief, con 38mila deleghe (pari al 6%) e oltre 8mila candidati, di sforare la fatidica soglia del 5%.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Ai tavoli di contrattazione abbiamo l’intenzione di portare le nostre rivendicazioni, a partire da quelle stipendiali. Perché un contratto degno di questo nome, dopo quasi dieci anni di blocco, doveva prevedere almeno 270 euro di aumento dal 2018, come minimo sindacale, un più 11% rispetto anche al 20% ricevuto dai lavoratori del settore privato negli ultimi dieci anni, certo non il 3,48% concordato da CISL, UIL e CGIL con il Governo. Un contratto si firma, infatti, se si trovano le risorse per recuperare quel 50% restante rispetto all’indicizzazione dell’indennità di vacanza contrattuale, ancora bloccata ai livelli del 2008. A questo, si sarebbero dovuti aggiungere 2.654 euro di arretrati rispetto ai 230 euro che si avranno concretamente dopo il conguaglio fiscale e al netto del lordo stato. Per tale ragione, continuiamo ad invitare il personale ad inviare una specifica diffida all’amministrazione e alla Ragioneria dello Stato per sbloccare l'Indennità di vacanza contrattuale. Tutti gli interessati possono inviare da subito il modello di diffida predisposto dall’Anief.

 

Il Miur ha appena pubblicato la lista delle scuole secondarie di secondo grado dove da settembre 2018 partirà una classe con il percorso di studi quadriennale: da gennaio gli studenti potranno candidarsi al tour de force, in classe e a casa. Sull’iniziativa, il sindacato continua ad avere più di una perplessità: l’operazione, infatti, potrebbe sottintendere l’obiettivo di tagliare un anno di corso di studio e cancellare, una volta a regime, circa 30mila cattedre e anche delle unità di personale Ata. Viene poi da chiedersi perché non si decida di anticipare la primaria a cinque anni di età, creando un anno “ponte” coi maestri di infanzia e primaria in copresenza, che permetterebbe di dare un adeguato supporto agli alunni nell’anno più difficile del loro percorso scolastico. Ancora di più oggi, dopo l’approvazione della Legge 107/2015, che le classi “Primavera” sono diventate ordinamentali a 3 anni. Ma l’aspetto che forse più non quadra è quello dell’obbligo scolastico che rimarrebbe infatti intatto fino al 16 anno di età, contrariamente a quanto originariamente previsto dal ministro Berlinguer.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Stando così cose, viene da chiedersi a cosa serva diplomarsi prima, se poi il tasso di dispersione scolastica rimane elevato e le iscrizioni all'università sono drasticamente diminuite negli ultimi dieci anni. Se vogliamo davvero adeguarci all’Europa, dove comunque solo alcuni Paesi fanno uscire i loro studenti dalla scuola pubblica in coincidenza della maggiore età, perché allora si continuano ad ignorare le indicazioni della stessa Unione Europea sulla non discriminazione del personale precario? Lo stesso vale per gli stipendi dei docenti italiani rispetto a quelli dei colleghi europei che ora il Governo vuole incrementare con aumenti miseria. Per non parlare delle ore di lavoro settimanali di lezione dei docenti in Europa, mediamente più basse di quelle svolte dai nostri. Al nuovo Governo spetterà fornire un’adeguata risposta: capire se la strada da percorrere è quella delle sperimentazioni che non portano lontano oppure – conclude Pacifico - rispettare finalmente le buone norme approvate da Bruxelles”.

 

Non si fermano i successi Anief sul riconoscimento del diritto dei docenti immessi in ruolo dopo il 2011 a vedersi riconosciuto il gradone stipendiale 3-8 applicato solo ai docenti già in ruolo. Dal sud al nord Italia i tribunali sono concordi: la “clausola di salvaguardia” prevista dal CCNL del 4 agosto 2011 che prevede il mantenimento del gradone stipendiale “3-8 anni”, molto più favorevole rispetto alle nuove previsioni stipendiali, va applicata anche a chi prestava servizio da precario, nonostante quanto stabilito nella contrattazione firmata da CISL, UIL, Snals e Gilda nel 2011. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Avevamo ragione noi e i tribunali stanno confermando che la contrattazione è illegittima se lede i diritti dei lavoratori precari e li discrimina in aperta violazione della normativa comunitaria. Non appena diventeremo rappresentativi ci impegneremo perché tutte le discriminazioni vengano superate e faremo in modo che gli accordi contrattuali siano davvero rispettosi dei diritti di tutti i lavoratori”.

 

© 2014 - ANIEF - Associazione Sindacale Professionale - P.I. 97232940821 -Credits - Privacy - CookieRiconsidera Cookie