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ANIEF DAY, VIDEO DELLA DIRETTA STREAMING DEL PRESIDENTE ANIEF MARCELLO PACIFICO

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Il calcolo è stato realizzato dal sindacato Udir, a seguito del perdurante malcontento della categoria dei dirigenti scolastici, sempre più trattati come terminale di scarico di infinite responsabilità. Eppure, osserva Udir, le “leve” in mano al dirigente scolastico sono veramente poche: scarsa capacità economica della scuola, impossibilità di una corretta gestione del personale, limitante possibilità di muoversi in autonomia nella realizzazione di innovazione, eccesso di oneri amministrativi ma non dipendenti direttamente dal capo d’istituto (basti pensare alle responsabilità sulla sicurezza degli edifici, sempre di proprietà di provincie e comuni, che in caso di crolli mandano in carcere il preside). A corollario di tutto questo va messa la beffa dei pagamenti a fine mese, quando i dirigenti scolastici si ritrovano in busta paga almeno 30mila euro in meno rispetto agli altri colleghi della PA. Per questi motivi, Udir ha intrapreso una vera e propria crociata in loro difesa e per la tutela della loro dignità professionale, che è composta da strumenti, tutele legali e retribuzione.

Proprio per offrire un percorso continuo di formazione e di crescita professionale, ma anche di consapevolezza come categoria, giorno 19 maggio 2018 Udir ha organizzato un convegno nazionale, nel corso del quale i dirigenti scolastici potranno trovare risposte concrete alle mille e una necessità che ogni giorno li attendono sulla porta della loro scuola: i partecipanti dovranno consegnare al più presto la scheda di adesione.

Marcello Pacifico (presidente Udir): La giornata del dirigente scolastico è fatta di gestione dei rapporti con una serie di stakeholder che farebbero tremare le gambe al più allenato amministratore di impresa. Tra questi, ci sono le famiglie, gli alunni, i rapporti parentali delle famiglie, ma anche gli enti locali, le altre istituzioni scolastiche, tutti gli enti statali che vanno ad incidere sulle scuole, dai comuni alle provincie, passando dalle ragionerie territoriali nonché gli uffici periferici del Miur. Gestire tutta questa serie di rapporti in un mondo sempre più schizofrenico, basti vedere le aggressioni dei genitori ai docenti di questi ultimi tempi, e con un impianto normativo che si arricchisce ogni giorno di normative complesse e sempre più cariche di responsabilità è diventa un’impresa ardua. Nel conto vanno messe poi le difficoltà derivanti dalla inesistente formazione di qualità che i dirigenti scolatici dovrebbero poter trovare a loro disposizione ogni volta che un cambio normativo li interessa direttamente, come nel caso della recente norma sulla privacy.

 

 

Dopo le limitazioni inaccettabili per le presidenze delle commissioni di Esami di maturità affidate ai dirigenti scolastici del primo ciclo, il giovane sindacato mette a disposizione dei dirigenti scolastici ​degli Istituti Comprensivi l'allegato 1, dandogli così la possibilità di presentare domanda e presiedere le commissioni. Tale operazione è resa possibile, tuttavia, solo attraverso il ricorso gratuito attivato presso il Tar Lazio, a seguito dell'illegittimità della Nota 6078 del 6 aprile e della Circolare Miur 4537 del 16 marzo scorso che li esclude. L’allegato dovrà essere inviato via Pec all’USR competente o in modalità cartacea dal 9 al 20 aprile prossimi, poiché la precedente domanda cartacea prodotta entro il 4 aprile, inspiegabilmente, non è stata ritenuta valida.  Scarica l’Allegato 1 per far domanda e presiedere le Commissioni.

Marcello Pacifico (presidente Udir): Abbiamo richiesto misure cautelari d’urgenza al Tar Lazio per l’ammissione delle domande prive dei requisiti contestati nonché per la sospensione dei provvedimenti impugnati. Ci siamo opposti formalmente contro le discriminazioni evidenti nel trattamento delle domande per presidente di esami di maturità presentate dai dirigenti del primo ciclo di istruzione: possono aderire al ricorso tutti i Dirigenti Scolastici regolarmente iscritti a Udir che non possono soddisfare le condizioni per la presentazione della domanda come presidenti di commissione di maturità.

Si può aderire al ricorso fino al 20 aprile al seguente link. Udir inoltre vi invita a partecipare al convegno nazionale a Palermo il 19 maggio; bisogna inviare la scheda di adesione.

 

Rimane alta la tensione tra il personale docente precario escluso dalle GaE, per via di una discutibilissima sentenza in Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, come tra il personale ATA ancora non stabilizzato e tra tutti quei lavoratori della scuola che, a dieci anni dal blocco dei salari, con il nuovo contratto si sono visti riconosciti degli aumenti risibili, pari ad un terzo dell’indice Ipca ovvero del tasso di inflazione programmata registrata nello stesso periodo. Sostenuti dal giovane sindacato Anief, docenti e Ata continuano il loro percorso di mobilitazione. Pertanto, alla luce della grave situazione in cui versa il comparto, Anief aderisce alla proclamazione dello sciopero generale nel Comparto Scuola di tutto il personale docente e ATA a tempo indeterminato e determinato, atipico e precario, proclamata per il 2 e 3 maggio prossimi e già ratificata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Funzione Pubblica.

Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): Non possiamo tollerare quest’impasse della politica che deve per forza di cose dare delle prime importanti risposte al mondo della scuola, dopo avere assunto precisi impegni nel corso della campagna elettorale. Persino negli Stati Uniti dopo dieci anni gli insegnanti sono tornati a scioperare: 20 mila professori si sono astenuti dal fare lezione nel West Virginia, Oklahoma e Kentucky, per chiedere un aumento dei salari di 10.000 dollari, a fronte dei 6.100 dollari che gli sono stati comunque concessi. Invece, in Italia dopo dieci anni di blocco si è arrivati a un aumento mensile medio di 85 euro. Tra l’altro, nemmeno garantito a tutti. In ogni caso, annualmente il rinnovo porterà in media meno di mille euro lordi. Ne consegue che mentre un insegnante italiano non arriva a percepire 30 mila euro l’anno, un collega statunitense ne prende più del doppio, 60 mila dollari, e scende in piazza per rivendicare incrementi dieci volte superiori a quelli sottoscritti e accolti con tanto di brindisi dai nostri sindacati confederali.

 

Il ricorso, patrocinato dagli avvocati De Michele e Galleano, per conto del presidente nazionale e di una maestra entrata di ruolo con riserva, dopo avere regolarmente superato l'anno di prova, intende denunciare la violazione della Carta europea dei diritti dell'uomo, dei diritti fondamentali UE, del trattato dell'Unione europea e della direttiva UE sul precariato. L'iniziativa segue la denuncia Anief alla Commissione di petizione del parlamento UE e al Consiglio d'Europa e precede il prossimo deposito in Cassazione del ricorso per l'annullamento della suddetta sentenza per eccesso di giurisdizione. Sono diversi i punti che i legali del giovane sindacato hanno messo in evidenza. Tra le righe del ricorso si cita anche la recente sentenza della Cedu sul ricorso Mazzeo che ha censurato proprio l'operato del Consiglio di Stato, che “ha stigmatizzato ai punti 35-39 proprio la prassi giudiziaria del Consiglio di Stato, per favorire ingiustificatamente le pubbliche amministrazioni, di modificare o ritardare l’applicazione delle decisioni precedentemente adottate in subiecta materia e la conseguente violazione degli artt.6 e 13 della Convenzione”.

Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): Ancora di più alla luce degli ultimi accadimenti, la soluzione rimane solo quella politica: dall’8 gennaio, Anief ha promosso due scioperi, l'ultimo nel giorno d’insediamento delle Camere dei deputati per chiedere a gran voce la riapertura straordinaria delle GaE dopo essere riuscita nella XVI legislatura a riaprirle due volte al personale docente abilitato. Ci sono quasi 50 mila maestre e maestri che aspettano di sapere se sono in possesso di un titolo - il diploma magistrale - che è ritenuto dai giudici valido per l’insegnamento ma non per l’immissione in ruolo. Mentre altri docenti con lo stesso titolo, grazie a sentenze passate in giudicato, sono confermati nei ruoli. È una situazione assurda e chi governa la scuola non può attuare la politica dello struzzo.

 

 

Tutto il periodo precedente all’immissione in ruolo va valutato per intero e non con il meccanismo della ricostruzione di carriera ovvero soltanto per i primi quattro anni e con la riduzione di un terzo degli anni successivi. Lo hanno chiarito tantissime sentenze del giudice del lavoro su ricorsi presentati da Anief, tanto più dopo la sentenza delle Sezioni unite della Cassazione n. 22552/16. Pertanto, il contratto firmato è illegittimo. Per aderire al ricorso, vai al seguente link. La corretta valutazione è importante per non farsi dichiarare soprannumerario e rischiare di transitare in ambito territoriale.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): L’amministrazione, con la compiacenza dei sindacati firmatari delle regole vigenti sulla mobilità, ha creato un meccanismo che penalizza il docente che ha svolto un alto numero di anni di precariato, visto che gli viene considerato per intero solo il primo quadriennio. Il principio negato è lo stesso che riguarda i titoli conseguiti, anche questi non considerati alla stessa stregua. Il problema è che così facendo, l’Italia continua a violare una precisa direttiva UE, la n. 70/99, perpetrando le discriminazioni tra lavoratori che operano per la stessa amministrazione.

 

 

L’allungamento dei tempi della firma definitiva al rinnovo contrattuale è dovuto alla lentezza con cui gli organismi istituzionali stanno esprimendo i loro pareri: sempre più probabile l’emissione speciale, da attuare nell’ultima decade di aprile. C’è tuttavia un alto numero di docenti e Ata che dal sospirato rinnovo contrattuale, atteso da quasi dieci anni, non riceveranno quello che gli spetta: sono tutti coloro che hanno superato il 35esimo anno di anzianità e che si ritroveranno con lo stipendio praticamene fermo. A essere in questa situazione è un numero di lavoratori in sensibile crescita, visto che i nuovi parametri di pensionamento hanno fatto slittare di un decennio l’uscita dal lavoro. A fronte di questa novità importante, anche il contratto si sarebbe dovuto adeguare, introducendo un nuovo gradone stipendiale riguardante la fascia 36–43 anni. Invece, l’Aran, con il compiacente silenzio dei sindacati firmatari (Flc-Cgil, Cisl e Uil), ha pensato bene di lasciare immutati “gradoni” stipendiali, andando solo a ratificare l’annullamento della fascia 3-8 anni creando un bel danno economico ai neo-assunti e calpestando quindi in modo netto il principio della parità retributiva. Per il sindacato, inoltre, non si può ignorare l’alto tasso di burnout tra i dipendenti pubblici, ma che soprattutto subisce il personale della scuola. Di tutto ciò non c’è traccia nel nuovo contratto che si è rivelato l’ennesimo pacchetto risparmio, che penalizza sia i neo immessi in ruolo, sia chi è a fine carriera. Il tutto, in cambio di una manciatina di euro netti al mese.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Sono sei le fasce d’anzianità previste dal nuovo accordo siglato dai sindacati confederali e valido per il triennio 2016-2018, ma colpisce la mancata applicazione di una nuova finestra temporale, da 35 in poi di anzianità. Al tavolo di contrattazione, dove abbiamo fondate ambizioni di andarci a sedere dopo le elezioni Rsu della prossima settimana, non si sono posti nemmeno il problema. Che invece esiste. Poiché, sappiamo bene che non vi è più la certezza di poter andare in pensione entro una data stabilita perché, anche per accedere all’assegno con il canale dell’anzianità, comunque per il 2018 i contributi sfiorano i 43 anni. In tal modo, si condanna la stragrande maggioranza dei lavoratori ultra 60enni a percepire sempre lo stesso stipendio, fissato a quota 35, fino all'ultimo anno prima di andare in pensione. Tra l’altro, per vedersi assegnare un assegno di quiescenza destinato a diventare della metà di quanto percepito con l’ultimo stipendio. Mentre per Anief, bisogna assolutamente ritornare a 61 anni e 35 anni di contributi con l’80% dell’ultima retribuzione. Tutto questo, anche e soprattutto alla luce del fatto che quella educativa è una professione particolarmente esposta a condizioni ‘stressogene’, come hanno confermato gli autori di un’indagine su larga scala che ha indagato sugli ambiti problematici connessi con lo sviluppo del burnout.

 

Questa differenziazione illegittima può andare a determinare seri problemi al personale docente, in particolare ai fini della mobilità. Perché vedersi riconosciuto un punteggio inferiore nella graduatoria d’istituto oppure in fase di richiesta di trasferimento, passaggio di ruolo o di cattedra, oltre che di utilizzazione e assegnazione provvisoria, può essere determinante in modo negativo. Al fine di ottenere la validazione totale del punteggio relativo all’insegnamento effettuato in tali istituti, tutti equiparabili alla scuola statale, il sindacato Anief ha promosso un apposito ricorso al giudice del lavoro: tale impugnazione va a contestare la tabella di valutazione dei titoli ai fini dell’attribuzione del punteggio della mobilità 2018. Non vedersi riconosciuto quel punteggio rischia di compromettere l’esito della mobilità alla quale i docenti di ruolo possono presentare domanda, tramite il portale Istanze on line, fino al prossimo 26 aprile.

Per aderire, vai al seguente link. L’impugnazione è allargata alle graduatorie interne d'istituto, per la formulazione delle quali si continua a non considerare per intero il servizio d’insegnamento pre-ruolo svolto nella paritaria, nei percorsi di formazione professionale, nelle scuole comunali e anche nelle piccole isole.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Quel servizio va dichiarato e valutato se prestato dopo il 2000. E a pensarla come noi sono anche i tribunali del lavoro. Per questi motivi, Anief conferma la strada del ricorso dopo il rinnovo del divieto già siglato nel precedente contratto. Le tante pronunce positive dei giudici ci inducono ad essere davvero fiduciosi anche per l’esito di questa ennesima battaglia legale. Siamo convinti di far prevalere sempre la giustizia a danno di quelle norme discriminanti e inique che il Miur si ostina a tenere in vita.

Anief consiglia anche agli interessati di consultare lo sportello Anief più vicino, per avere maggiori informazioni sulle modalità di presentazione delle domande e di eventuali ricorsi. Inoltre, si consiglia di partecipare ad uno dei prossimi seminari Anief previsti nel territorio.

 

 

Dall'accordo sottoscritto da Flc-Cgil, Cisl e Uil lo scorso 9 febbraio all’Aran risulta un totale disinteresse verso coloro che vengono immessi in ruolo: a breve porterà i micro-aumenti e ha ratificato l'annullamento del primo gradone stipendiale (3-8 anni) per chi è stato assunto a partire del 2011, come previsto dal Contratto integrativo di lavoro di quello stesso anno. Una norma, peraltro, disapplicata da diverse sentenze dei tribunali del Lavoro con ricorsi presentati dall’Anief. Il giovane sindacato, di contro, non ha mai approvato ciò che è accaduto e crede proprio che sia stato portato avanti un disegno atto a penalizzare gli incolpevoli immessi in ruolo nella scuola a partire dal 2011, danneggiando chi aveva già diversi anni di precariato e violando pure la normativa comunitaria. A sostenerlo sono anche i tanti giudici che si sono espressi favorevolmente sui ricorsi promossi dall’Anief.

Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): Nelle tabelle degli aumenti siglati dai sindacati confederali è scomparso il primo gradino stipendiale (fascia 3/8 anni) per chi è entrato in ruolo a partire dal 2011 per via dell'accordo integrativo del 4 agosto 2011, firmato anche da Snals e Gilda, che realizzava l'obiettivo dell'invarianza finanziaria per le prime 67mila assunzioni previste dalla legge 106/11, poi dichiarata illegittima dalla Consulta nella parte in cui proprio non applicava il diritto comunitario nella scuola. Noi a questo gioco proprio non ci stiamo. L’unica strada che proponiamo ai nostri soci è ricorrere in tribunale.

Anief ha quindi predisposto il ricorso per il recupero del “gradone” stipendiale degli immessi in ruolo dal 2011: sono interessati docenti e Ata che hanno stipulato il contratto a tempo indeterminato dall'anno scolastico 2011/12 (anche con decorrenza giuridica), al fine di ottenere il risarcimento del danno e il recupero delle somme perdute a causa della fusione dei primi due gradoni stipendiali. Il ricorso, inoltre, comprende la richiesta di valutazione per intero, ai fini giuridici ed economici, di tutti gli anni di precariato per la ricostruzione di carriera. Il personale immesso in ruolo con nomina giuridica ed economica non successiva all'a.s. 2010/11 può aderire al ricorso ricostruzione di carriera sia nella scuola statale sia nella paritaria.

 

 

Con la Circolare n. 62 del 4 aprile l’Inps comunica che dal prossimo 1° gennaio per accedere alla pensione di vecchiaia bisognerà avere ben 67 anni. Ma c’è di più. Prosegue infatti la circolare dell’istituto di previdenza nazionale:coloro che avranno meno di 20 anni di contributi, ma almeno 5, con il primo accredito avvenuto dopo il 1996, dovranno attendere 71 anni per avere la pensione. Per i lavoratori e per la stampa, la situazione è ormai “insostenibile agli occhi dei lavoratori, che chiedono una modifica urgente alla Legge Fornero”.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Nel pubblico impiego si andrà via dal lavoro a 67 anni, ad eccezione delle maestre dell'infanzia, il cui lavoro appartiene alla categoria gravosa. Le soglie innalzate diventano ancora più difficili da digerire, dal momento che in Europa si va in media a riposo a 63 anni. Per questi motivi, Anief ha deciso di avviare ricorsi, comunque, per estendere il riconoscimento a tutto il personale docente, prescindendo dalla tipologia di insegnamento: a breve, faremo sapere le modalità di accesso a questo genere di impugnazione. Visto che la politica e il legislatore non riescono a far prevalere il buon senso e la giustizia, spetterà ai giudici mettere a posto le cose. Ricordo che diversi studi scientifici, anche recenti, hanno confermato che per i lavoratori della scuola il burnout presenta percentuali superiori rispetto ad altre professionalità, con un’alta incidenza di malattia psichiatriche ed oncologiche. La storia della scarsità di fondi pubblici adeguati, ripresa anche ieri dall’economista esperto di Fmi Carlo Cottarelli, è una scusante che non regge. Così come sono stati trovati i fondi per finanziare progetti meno rilevanti o salvare aziende o banche si dovranno trovare per evitare di far morire gli italiani sul lavoro, a partire degli insegnanti.

Coloro che hanno necessità di chiarimenti possono chiedere una consulenza personalizzata a Cedan per sapere se si ha diritto ad andare in quiescenza prima dei termini contributivi e di vecchiaia previsti dalla legge e per scoprire il valore dell’assegno pensionistico. Oltre a ulteriori servizi. Per informazioni, contatta la sede Cedan più vicina a te e visita il nostro sito! Per contattare la sede nazionale scrivi un’e-mail all'indirizzo  Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.  e contatta il numero 091 7098356.

 

Lo studio legale Udir conferma di ritenere illegittimi il paragrafo 2.d.b. della circolare 4537/18 e le precisazioni di cui alla nota Miur 6078/18 per le discriminazioni evidenti nel trattamento delle domande presentate dai dirigenti dei diversi cicli di istruzione, contrastanti il ruolo unico. Appaiono illegittimi, ai fini della presentazione della domanda:  l’obbligo di possedere un’abilitazione all’insegnamento nella scuola secondaria di secondo grado; le diverse modalità di presentazione della domanda disposte e le relative tempistiche nonché l’eventuale graduazione differente; l’obbligo d’individuazione di un docente sostituto secondo criteri arbitrariamente introdotti dal MIUR o di dichiarazione della conclusione degli esami di primo ciclo di cui si è presidente nei tempi utili per lo svolgimento degli esami di secondo ciclo. È possibile aderire al ricorso gratuito al Tar Lazio entro il 20 aprile per chiedere la sospensione degli atti impugnati.

 

Marcello Pacifico (presidente Udir): Viste le tempistiche di nomina delle Commissioni, saranno richieste misure cautelari d’urgenza al Tar Lazio per l’ammissione delle domande prive dei requisiti contestati nonché per la sospensione dei provvedimenti impugnati.

 

 

Il Ministero dell’Istruzione ha appena pubblicato la Nota n. 360 sulle modalità e contenuti della prova di ammissione al corso di laurea in Scienze della formazione primaria relativo all’anno accademico 2018-2019: saranno ammessi, conteggiando diverse Università, circa 8mila candidati. Come si temeva, l’accesso per insegnare nelle scuole dell’infanzia e primaria è a numero programmato secondo una previsione di posti vacanti e disponibili che purtroppo non consentirà mai l’immissione in ruolo di tantissimi precari. Ciò perché dal 2012 (come prevede la Legge 14) le Graduatorie ad esaurimento sono chiuse ai nuovi laureati abilitati, né è stata prevista una fase transitoria per questo segmento d’istruzione nel decreto legislativo 59/17, applicativo della Buona Scuola.

 

Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): Se il Parlamento si ostina a tenere blindate le GaE, altri 8 mila giovani saranno truffati, convinti di seguire un percorso per diventare insegnanti, salvo ritrovarsi alla lunga ancora disoccupati e senza prospettive di stabilizzazione. È arrivato il momento di finirla con questa truffa: o si chiudono i corsi inserendo nelle Graduatorie ad esaurimento tutti i laureati in Scienze della Formazione Primaria, anche dopo il 2011, come è stato fatto con le SSIS oppure si garantisce al personale formato dalle Università la possibilità di essere assunti nei ruoli dello Stato attraverso lo scorrimento delle GaE. Lo stesso deve essere fatto per coloro che sono in possesso di quei titoli ritenuti abilitanti all’esercizio della professione, come il diploma magistrale o il diploma per insegnamenti tecnico pratici o ancora le abilitazioni conseguite a seguito della frequenza dei corsi TFA (sempre a numero programmato), PAS (sempre organizzati dalle Università), all’estero o per idoneità negli ultimi concorsi a cattedra. Non deve essere il tribunale a decidere chi ha diritto o meno ad entrare nella GaE, ma è prerogativa del Parlamento.

 

 

Dopo avere aperto all’insegnamento dell’inglese sin dalla materna, stavolta la Ministra dell’Istruzione va oltre affermando che “si dovrebbero rendere obbligatorie le lezioni di inglese con insegnanti madrelingua fin dalla primaria: assolutamente, e questa cosa di deve portare avanti anche alle superiori, è fondamentale”. Peccato che il proposito della Fedeli sia stato espresso da Anief da diverso tempo, già all’indomani della assurda cancellazione, risalente a dieci anni fa, di 10 mila posti a seguito della scellerata Legge 169/08 che, assieme alla Legge 133/08, ha prodotto un maxi-risparmio per lo Stato a spese dei fruitori e dei lavoratori della scuola pubblica.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Sono anni che chiediamo la reintegrazione di quei posti che garantivano una maggiore qualità dell’insegnamento della lingua divenuta oggi indispensabile per muoversi nel mondo e nel mercato globalizzato. Come ci siamo battuti in tutti i modi per l’insegnamento su moduli, quindi per il tempo pieno, la cui sottrazione portò a un taglio di ulteriori 30 mila posti e ai peggiori risultati di sempre dei nostri bambini sull’apprendimento. E pensare che prima di quei tagli, voluti dall’ultimo Governo Berlusconi, l’Italia era al quinto posto dei rapporti PIRLS per apprendimento e formazione studentesca. Ora che la Ministra uscente ammette la centralità dello stesso ripristino, invitiamo il nuovo inquilino di Viale Trastevere ad ascoltarci. Perché, in questi ultimi dieci, abbiamo già compromesso la formazione linguistica di tante generazioni. Non si può, per ragioni di mera economia, sacrificare il diritto a un’istruzione completa, specifica e migliore.

 

 

Le innovazioni verteranno principalmente sulla seconda prova scritta: comprenderà più discipline, ci sarà la definizione dei quadri di riferimento, la mancanza di un riferimento esplicito ed esclusivo alle conoscenze, abilità e competenze del quinto anno e la definizione di una griglia di valutazione comune. Tra le (poche) novità positive c’è l’introduzione di un curriculum dello studente allegato al diploma, nel quale saranno "indicati, in forma descrittiva, i livelli di apprendimento conseguiti nelle prove scritte a carattere nazionale", distintamente per ciascuna delle discipline oggetto di rilevazione e la certificazione sulle abilità di comprensione e uso della lingua inglese. Se ne è parlato al Congresso Nazionale della Mathesis, alla presenza di diversi esperti di settore. Il punto di partenza della discussione, visto l’argomento, non poteva che essere il decreto legislativo n. 62 della Buona Scuola sulle norme in materia di valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed Esami di Stato.

 

A ben vedere, la revisione delle prove ha comunque depotenziato gli esami di maturità, perché dal 2019 si svolgeranno meno prove, solo due scritti e un’orale, ma anche ha apportato una complessiva riduzione dei punteggi derivanti degli esiti diretti dell’esame stesso. Anche il continuo investimento sulle prove standardizzate Invalsi ha collaborato in questo: stiamo andando verso un sistema che guarda sempre più alla valutazione delle nozioni e della preparazione di base, quindi ad una istruzione sempre più “piatta”. E pensare che solo qualche mese fa, lo stesso Istituto Invalsi aveva ammesso, al termine di un monitoraggio nazionale, che occorrono politiche scolastiche differenziate in base alle esigenze del territorio e alle tipologie di scuole.

 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Ci saremmo certamente aspettati modifiche che rimpolpassero, in assoluto, lo spessore della scuola superiore di secondo grado. Sarebbe stato quindi più opportuno qualificare il titolo di studio, elevandone la qualità complessiva. Questo, avrebbe contribuito anche a spazzare via, una volta per tutte, i periodici tentativi di cancellazione del valore legale del titolo di studio: è una questione di primaria importanza, perché in tal modo si dà il giusto valore all’impegno degli studenti e si risolleva, anche a livello di considerazione sociale, l’operato di docenti e personale Ata. Anziché sulla verifica caso per caso, si è voluto puntare, invece, sulla logica dell’uniformità a tutti i costi.

 

 

Il sindacalista commenta l’ennesimo fatto di cronaca che stavolta ha come protagonista un insegnante di 50 anni ipovedente picchiato e ferito gravemente dal padre di una studentessa nell'istituto comprensivo Abba Alighieri a Palermo. Il docente, una volta considerato come un’istituzione quasi massima della società, oggi è relegato ad un ruolo marginale. Su cui si additano colpe di ogni genere: dalla mancata educazione dei giovani, all’eccessiva assegnazione di compiti a casa; dallo scarso impegno ai troppi giorni di ferie e così via. Chi ci governa non ha fatto nulla per opporsi a certi luoghi comuni, privi di fondamento. Anzi, tenendo fermi gli stipendi per 10 anni e facendo trapelare la volontà di inasprire le norme contrattuali, cercando di impiegatizzare gli insegnanti, ha reso ancora più tangibile questo clima. Questi messaggi sono stati quindi interpretati dai cittadini e dalle famiglie degli alunni a seconda del proprio grado culturale. Arrivando, nei casi estremi, a far scattare la violenza nei confronti dell’insegnante, solo perché il proprio figlio ha detto, senza verificarne la veridicità, che il suo insegnante si è comportato male nei sui confronti. Cominciamo a dare rilievo al ruolo fondamentale del docente, ai fini della formazione delle nuove generazioni e della loro crescita formativo-culturale. Ricominciamo a dare loro l’autorevolezza che meritano: anche le famiglie, con cui la scuola deve sempre tenere in vita il dialogo, si adegueranno.

 

 

Partendo dai dati contenuti nella Circolare n. 16041 sugli organici del personale per l’a.s. 2018/2019, l’Ufficio Studi Anief ha ricavato le risibili medie di docenti che dal prossimo mese di settembre verranno annessi agli istituti con alunni tra 3 e 6 anni, a cui la Legge 107/2015 aveva già negato quelle assunzioni invece attuate in tutti gli altri ordini scolastici.

Al Piemonte verranno assegnati solo 59 maestri “potenziatori” a fronte di 1.092 scuole dell’infanzia, con un solo docente ogni 19 istituti (media analoga all’Abruzzo). Va ancora peggio all’Umbria, dove in tutta la regione arriveranno solo 15 maestri su 311 scuole, pari ad uno ogni 21 istituti; stessa media per il Friuli-Venezia Giulia che si dovrà dividere 14 nuovi maestri su 300 istituti. Ancora più penalizzate sono la Sardegna, dove le 492 scuole d’infanzia si dovranno accontentare di 22 potenziatori, e la Basilicata (10 posti su 217 scuole) che si spartiranno un maestro ogni 22 istituti. Il record negativo spetta però al Molise, dove sono stati conferiti solamente 5 insegnanti su 123 istituti scolastici (ovvero un docente ogni 25 scuole), e alla Calabria, dove le istituzioni scolastiche sono 835 e i maestri in arrivo si fermano a quota 34, cioè uno ogni 25/26 istituti.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Eppure la scuola dell’infanzia, assieme a quella primaria, è quella che annovera ancora un altissimo numero di docenti precari inseriti sia nelle GaE sia nelle graduatorie di merito derivanti dagli ultimi concorsi a cattedra. Mai come in questo caso sarebbe bastato far sposare l’esigenza didattica, considerando la necessità pratica di inserire nuovi maestri nelle scuole dell’infanzia, con la necessità di svuotare quelle graduatorie. Tra l’altro, il dislivello maggiore si registra nelle regioni del Sud, dove invece ci sarebbe stato più bisogno.

 

 

Nuove vittorie per i ricorsi Anief contro “l'algoritmo impazzito” con condanna per il Ministero dell’Istruzione all’immediato trasferimento di altri due docenti imponendo il rispetto del principio costituzionale del merito. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Nessun dubbio per i Giudici sul diritto al trasferimento in base al punteggio posseduto, ancora una volta l'Anief ottiene ragione in favore dei lavoratori della scuola”.

Il MIUR paga di nuovo lo scotto dei madornali errori nei trasferimenti effettuati nel 2016 e subisce altre due sconfitte in tribunale grazie all’intervento dei legali Anief Walter Miceli, Fabio Ganci, Marco Di Pietro e Raffaele Bucci che ottengono ragione presso il Tribunale del Lavoro di Larino (CB) con la conferma che le tesi Anief sul cosiddetto “algoritmo impazzito” erano fondate e che il Ministero dell’Istruzione ha effettuato i trasferimenti senza rispettare il fondamentale principio del merito. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Abbiamo ottenuto nuovamente conferma che l’assunto secondo il quale l’ordine di preferenze costituisce il criterio primario e il “punteggio” posseduto dal lavoratore costituisce un criterio meramente suppletivo, così come erroneamente sostenuto dal Miur riguardo le procedure di mobilità 2016, non è supportato da alcuna disposizione di legge o di contratto collettivo e, di conseguenza, deve soccombere in favore di criteri costituzionalmente orientati quali il punteggio posseduto e, dunque, il merito. Siamo riusciti nuovamente a far rientrare due docenti nelle province di appartenenza come era giusto che fosse sin dal 2016. Con la nostra rappresentatività ci batteremo per sanare tutte le illegittimità ancora contenute nella contrattazione integrativa”. L'Anief ricorda che sulla mobilità ha attivato una serie di ricorsi volti alla tutela e al rispetto dei diritti dei lavoratori della scuola purtroppo, e ancora una volta, violati con il CCNI 2018.

 

Forte delle sentenze delle sezioni unite della Cassazione, che riconoscono la parità di trattamento tra personale a tempo determinato e indeterminato, il giovane sindacato consiglia agli interessati di non soccombere alla norma iniqua imposta dal Ministero di Viale Trastevere: perché gli anni validi ai fini del raggiungimento del quinquennio sono sia quelli svolti da precari, sia successivamente alla stipula del contratto di assunzione in ruolo, sempre su sostegno. Per aderire al ricorso vai al seguente link.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Su questa lunghezza d’onda si sono anche sintonizzati tutti i tribunali del lavoro, specialmente dopo le sentenze delle sezioni unite della Corte Cassazione che riconoscono la parità di trattamento tra personale a tempo determinato e indeterminato. Noi siamo convinti che tale espressione non può rimanere lettera morta: per questo, invitiamo tutti gli insegnanti di sostegno che hanno superato l’anno di prova ed in precedenza svolto servizio sullo stesso posto, per un periodo complessivo di almeno cinque anni, a rivolgersi al nostro sindacato per presentare domanda di mobilità entro il prossimo 26 aprile.

 

 

La rendita integrativa temporanea RITA è stata introdotta dalla legge di Bilancio 2017; risulta in vigore, ma in via sperimentale, dal 1° maggio 2017 al 31 dicembre 2018. Lo scopo è quello di fornire una soluzione, tramite le forme pensionistiche complementari in regime di contribuzione definita, che rappresenti un sostegno finanziario agli iscritti, del settore privato o pubblico, vicini al raggiungimento del diritto alla pensione di vecchiaia e che hanno i requisiti per ottenere l’anticipo finanziario a garanzia pensionistica. Possono godere della Rita anche i dipendenti pubblici e privati che hanno aderito alle forme pensionistiche complementari.

 

 

No secco alla proposta, presentata da tempo dall’Anief, di incrementare gli organici al Sud, dove gli abbandoni scolastici raggiungono cifre da capogiro, e in tutte quelle zone dove l’istruzione diventa la risorsa prima per risollevare dei territori deprivati a livello sociale, culturale e lavorativo. Paradossalmente, poiché l’ago della bilancia continua ad essere quello delle iscrizioni, applicando la teoria del “tetti predefiniti”, il Meridione e le Isole per l’anno prossimo saranno ulteriormente penalizzati. A peggiorare la situazione c’è il dato che solo il 5% dei posti oggi collocati sull’organico di fatto verranno spostati su quello di diritto: appena 3.530, a fronte di oltre 70mila cattedre prive di titolare, di cui almeno 41mila su sostegno.

Marcello Pacifico (presidente Anief): Tutto ciò avviene nell'impotenza dei sindacati rappresentativi, chiamati invece per definizione a vigilare e a denunciare questa finzione. La verità è una sola: la scuola dell'autonomia non può avere organici uguali, predeterminati per numero di alunni: il numero di posti di docenti e Ata da assegnare va calcolato in base alle esigenze del territorio, come il tasso di dispersione scolastica e di disoccupazione, la presenza di quartieri a rischio o di zone, limitrofe alle scuole, geograficamente poco raggiungibili o economicamente depresse. Inoltre, nel computo della formazione dei posti da assegnare in vista del prossimo anno andava conteggiata, senza ombra di dubbio, anche la presenza di alunni disabili per classe e di studenti alloglotti o stranieri. Sono tutti fattori di cui dover tenere conto sulla determinazione degli organici. Quando Anief sarà rappresentava, dopo il rinnovo delle Rsu di metà mese, denuncerà in sede di informativa presso gli ex Provveditorati tutti quei posti vacanti e disponibili che l'amministrazione territoriale e centrale non destina alle immissioni in ruolo e riconosciuti come tali ma relegati a organico di fatto.

 

 

Sulla spinta dell’Anief, in prima linea a fianco dei maestri e delle maestre che rivendicano i loro diritti alla stabilizzazione, ora anche la Flc-Cgil chiede una soluzione che possa mettere fine all’ingarbugliata situazione: la decisione arriva dopo due scioperi, l’ultimo il 23 marzo scorso, e due manifestazioni nazionali proclamati da Anief, ricorsi depositati per migliaia di ricorrenti già nel 2014 dai legali del giovane sindacato. È curioso che solo adesso si muova invece il vecchio sindacato confederale, dopo 15 anni di silenzio dalla prima apertura delle graduatorie permanenti, chiedendo la stabilizzazione delle maestre colpite dell'Adunanza Plenaria di fine 2017. Eppure di tempo ne avrebbero avuto per accorgersene prima.

Nel frattempo, la nostra organizzazione sindacale ribadisce la necessità di riaprire urgentemente le GaE a tutti i docenti abilitati all’insegnamento, come già avvenuto nel 2008 (Legge 169) e nel 2012 (Legge 14), attraverso l’accoglimento della soluzione legislativa proposta sempre dall’Anief: è stato, infine, depositato il reclamo n. 159/18 dichiarato ammissibile dal Consiglio d'Europa, su cui si attendono le osservazioni dello Stato italiano sulla violazione della carta sociale europea dopo la nostra replica.

Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): La richiesta di un decreto-legge, una soluzione legislativa che riapra le GaE, è diretta al Miur e al nuovo Parlamento che si dovrà occupare del conflitto di giudicato posto dall’Adunanza Plenaria: 45 mila maestre aspettano di sapere, prima della fine dell’anno scolastico, se è possibile che siano licenziate solo perché sono in possesso dei un titolo - il diploma magistrale - che è ritenuto dai giudici valido per l’insegnamento ma non per l’immissione in ruolo e tutto questo mentre altre docenti con lo stesso titolo, grazie a sentenze passate in giudicato, sono confermate nei ruoli: l’ultimo avviso proviene dall’Ambito Territoriale di Vicenza, su ricorsi vinti da Anief al giudice del lavoro per 27 maestre.

 

 

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