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La decisione di applicare la sentenza del Consiglio di Stato di fine 2017 si allarga ai tanti docenti con diploma magistrale già immessi in ruolo e che hanno superato l’anno di prova. Il parere dell’Avvocatura è stato espresso, nonostante l’Anief abbia da mesi prodotto un dettagliato e motivato parere, firmato dall’ex presidente della Cassazione Michele De Luca, finalizzato proprio a salvare dal licenziamento i maestri immessi in ruolo con riserva e che hanno superato l’anno di straordinariato: adottando il principio dell’acquiescenza, infatti, si sarebbero potuti senza alcun problema confermare in ruolo i docenti già assunti e valutati pure dopo la sottoscrizione del ruolo. Tra l’altro, questa soluzione è stata fortemente auspicata da miriadi di associazioni e sindacati, oltre che dalle istituzioni locali. 

Secondo Marcello Pacifico, presidente del giovane sindacato, in questo modo, oltre a mettere a rischio il prossimo anno scolastico, si mina alla base il nostro stato di diritto, calpestando anche la democrazia. Se un cittadino è in possesso di un titolo utile ad insegnare ha diritto a farne pieno uso e ad essere assunto nei ruoli dello Stato. Non esiste che possa invece essere cacciato dalla scuola. Il 28 aprile, proprio per opporsi alla decisione presa dagli avvocati dell’amministrazione scolastica, è stato programmato lo sciopero della fame da parte delle maestre, con un presidio permanente davanti al Miur. L’iniziativa culminerà il 3 maggio, con un doppio sciopero, il terzo in quattro mesi, con una manifestazione nazionale a Roma.

Per opporsi alla decisione dell’Avvocatura dello Stato, l’Anief ha predisposto uno specifico ricorso, rivolto al giudice del lavoro, finalizzato proprio ad opporsi al licenziamento dei diplomati magistrale che hanno superato l'anno di prova: per informazioni cliccare qui.

 

 

La sentenza del TAR Lazio emanata oggi e ottenuta dai legali Anief Walter Miceli e Denis Rosa mette la parola fine alla questione del taglio della seconda ora di primo strumento nel biennio dei licei musicali predisposta dal Ministero dell'Istruzione con la nota n. 21315/2017 e ritenuta dal Tribunale Amministrativo, in pieno accoglimento delle tesi patrocinate dal nostro sindacato, illegittima perché in contrasto con la normativa primaria di riferimento (DPR n. 89/2010). Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Il TAR Lazio ha annullato in via definitiva la nota Miur del 2017 accogliendo in toto le nostre ragioni e soprattutto imponendo al Ministero il rispetto del diritto all'istruzione degli alunni nel biennio dei licei musicali”.

 

In questi giorni gli insegnanti stanno prendendo visione delle graduatorie interne al loro istituto ed in diversi hanno scoperto di essere stati collocati dall’amministrazione in una posizione arretrata rispetto a quella che gli sarebbe spettata. Oltre ai meri errori materiali, si registrano molti casi di mancata valutazione del servizio precedente alla data di immissione in ruolo. Come rivendicato dall’Anief e avallato dai giudici, il precariato va infatti valutato per intero piuttosto che con il meccanismo della ricostruzione di carriera, ovvero soltanto per i primi quattro anni e con la riduzione di un terzo degli anni successivi. 

Il giovane sindacato si rivolge al personale danneggiato, ricordando che la valutazione corretta del punteggio della graduatoria d’istituto è fondamentale: vedersi sottratti dei punti, in particolare quelli relativi agli anni di precariato, significa rischiare di vedersi dichiarato soprannumerario. Con tutte le implicazioni del caso, ovvero essere costretti a cambiare scuola, quindi spostarsi di decine se non di centinaia di chilometri. Per aderire al ricorso, vai al seguente link. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): I tribunali del lavoro hanno acclarato che è illegittima l’attuale valutazione prevista dal contratto, analogamente a quanto avviene con le ricostruzioni di carriera successive all’anno di straordinariato dopo il ruolo. Rivendichiamo, con tutte le nostre forze, che il servizio pre-ruolo debba essere valutato per intero anche al di fuori dei primi quattro anni. È una mancanza, quella che attuano le segreterie scolastiche, che rischia di costare cara a troppi docenti. Ha avuto ragione Anief, nelle aule del tribunale, con moltissime sentenze positive negli anni passati. E ora ripropone il relativo ricorso.

Oggi alle 12.30 l’Aran ha convocato i sindacati rappresentativi per la firma definitiva sul contratto della scuola, dopo il via libera della Corte dei Conti. Si tratta di un evento storico, perché non si verificava da quasi un decennio, ma del tutto vanificato dalla consistenza ridicola degli importi che, probabilmente nel mese di maggio, tutto il personale della scuola andrà a percepire: il trattamento peggiore sarà riservato agli assistenti amministrativi, i tecnici e i collaboratori scolastici che già percepiscono gli stipendi più bassi della pubblica amministrazione, visto che variano tra i 1.000 e i 1.300. 

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Questa sarebbe la famosa valorizzazione di cui anche nelle ultime ore ha parlato la ministra Fedeli? Può un applicato di segreteria scolastica con oltre 35 anni di anzianità essere felice per vedersi assegnati 42 euro di aumento, dopo avere avuto lo stipendio bloccato dal 2009? Gli aumenti concordati risultano tre volte sotto l'indice Ipca aggiornato negli ultimi dieci anni. In base all’indice oggettivo economico su scala nazionale, legato al costo della vita, i lavoratori della scuola che rappresentiamo avrebbero dovuto percepire 300 euro, per di più senza novità sull'adeguamento dei profili al resto della PA. Nella scuola il personale Ata lavora di più rispetto agli enti locali, a cominciare dai Comuni, ma a parità di qualifica si ritrova con uno stipendio miserevole. Tra l’altro con la carriera bloccata, visto che dopo 15 anni ci ritroviamo con tanti amministrativi utilizzati annualmente come Dsga ma mai ricollocati professionalmente nel ruolo superiore perché non si fanno i concorsi biennali previsti per legge disapplicando la percentuale di riserva al personale interno. Anief s'impegna a rivedere tutto nel prossimo contratto, appena diventerà rappresentativa a seguito del rinnovo delle rappresentanze sindacali di ogni istituto. 

Anief prosegue i ricorsi gratuiti per far attribuire ai lavoratori il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2008-2018 e recuperare cifre molto più cospicue di quelle ridicole in arrivo.

 

 

Come riporta la rivista specializzata, è online il Piano nazionale di formazione docenti 2016-2019 che ha come scopo delineare alcune condizioni attuative della legge di riforma ‘Buona Scuola’. Sono stati costituiti tre gruppi di lavoro che si sono occupati di formazione, ma anche di fare il punto ed elaborare una serie di proposte su: indicatori di qualità, standard professionali, curriculum e portfolio professionale del docente. I lavori hanno riguardato anche l’elaborazione di proposte che puntano alla valorizzazione della professionalità dei docenti.

Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): Di una carriera che distingua gli insegnanti in docenti principianti, ordinari ed esperti già se ne parlava nei decreti attuativi della legge n. 53/2003, prima ancora che la legge n. 122/2010 bloccasse gli stipendi di tutti i dipendenti pubblici. Pertanto, prima di affrontare nel prossimo contratto un tema così delicato è necessario assolutamente concentrarsi su problemi urgentissimi, come quello di allineare gli stipendi all’inflazione. L’ultimo contratto 2016/18 firmato dai sindacati confederali prevede aumenti nel 2018 3 volte sotto l’indice IPCA e arretrati 13 volte inferiori allo stesso indice registrato per il 2016-2017”. 

Si ricorda che oggi è l’ultimo giorno per votare il giovane sindacato Anief e ricambiargli la fiducia, visto che da sempre è al fianco dei lavoratori della scuola, in prima linea nella difesa dei loro diritti. Votiamo Anief #Perunascuolagiusta. Costruire un futuro luminoso per la nostra scuola si può.

 

Torna la questione “pettine-coda” nelle Graduatorie a Esaurimento con la vittoria Anief in Corte d'Appello di Bologna per una docente che il Miur non aveva immesso in ruolo nel 2015 da “fase 0” collocandola “in coda” negli elenchi di sostegno per la scuola infanzia.

Il Miur non ha imparato la lezione e torna la questione dell'inserimento nelle graduatorie in base al punteggio posseduto e non al momento di conseguimento del titolo di specializzazione. A farne le spese in tribunale, però, è sempre il Ministero dell'istruzione che viene nuovamente condannato per violazione dell'unico principio che può regolare le Graduatorie a esaurimento: quello del merito costituzionalmente garantito. La Corte d'Appello di Bologna, infatti, ha dato piena ragione agli Avvocati Fabio Ganci, Walter Miceli e Tiziana Sponga e confermato che nelle operazioni di immissione in ruolo del 2015 il Ministero non poteva pretermettere i docenti con maggior punteggio solo perché avevano conseguito il titolo di specializzazione sul sostegno in data successiva al 2014. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “La questione era stata risolta dalla Corte Costituzionale con la storica sentenza n. 41 che abbiamo ottenuto nel 2011 in cui la Consulta si è espressa sull'inserimento dei precari nelle graduatorie 2009/2011 in favore del rispetto del principio del merito e, dunque, dell'inserimento “a pettine” in base al punteggio, ma evidentemente l'amministrazione tende a dimenticare ciò che si può o non si può fare all'interno delle Graduatorie per le immissioni in ruolo e il nostro sindacato è sempre pronto a ricordarglielo, anche ricorrendo nuovamente in tribunale per tutelare il diritto dei lavoratori”.

 

 

Altre dieci sentenze ottenute dai legali Anief riconoscono il diritto dei precari a percepire le medesime progressioni stipendiali dei docenti di ruolo. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): nella contrattazione pari dignità ai lavoratori precari anche per la retribuzione.

In tribunale l'Anief continua a tutelare i diritti dei lavoratori precari della scuola e ottiene altre dieci sentenze che riconoscono l'illegittimità dell'operato del MIUR che nega ai precari le progressioni stipendiali in base all'anzianità di servizio. Presso il Tribunale di Brescia, poi, i legali ottengono anche la declaratoria dell'illegittimità della serie di contratti a termine stipulati con una precaria “storica” e la conseguente condanna del Ministero a risarcirla con ulteriori 7mila Euro oltre gli scatti. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Siamo sempre in prima linea per la tutela dei diritti dei lavoratori della scuola e la nostra battaglia si prefigge, ora, di ottenere le dovute rettifiche al CCNL non solo nella parte economica, ma anche per quanto riguarda i permessi e le altre prerogative. Necessita, inoltre, l'immediata stabilizzazione dei tanti docenti abilitati ancora precari”. L'Anief ha promosso ricorsi mirati per la tutela dei lavoratori precari cui è ancora possibile aderire per ottenere il giusto riconoscimento della propria professionalità; il nostro sindacato, inoltre, invita tutti i lavoratori allo sciopero il 2 e 3 maggio prossimi.

  

Emanata la sentenza TAR Lazio che dà definitivamente ragione ai legali Anief sul ricorso 'pilota' e conferma l'illegittimità della norma contenuta nella “Buona Scuola” e il diritto dei docenti di ruolo a partecipare al concorso a cattedra 2016 e a tutti i concorsi per l'accesso ai ruoli nella scuola pubblica. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): dopo la Corte Costituzionale, anche il TAR ci ha dato ragione e abbiamo ottenuto giustizia per i docenti a tempo indeterminato, ma c'è ancora tanto da fare per portare il rispetto del Diritto e la vera tutela dei lavoratori nelle nostre scuole. 

Dopo la sentenza della Corte Costituzionale n. 251/2017 che confermava l'illegittimità costituzionale dell’articolo 1, comma 110, della cosiddetta “Buona Scuola” (Legge 107/2015), infatti, il TAR Lazio segna la parola “fine” sulla diatriba e ratifica la sconfitta completa del Miur con la conferma che i bandi del concorso a cattedra 2016, nella parte in cui prevedevano che «[a]i concorsi pubblici per titoli ed esami non può comunque partecipare il personale docente ed educativo già assunto su posti e cattedre con contratto individuale di lavoro a tempo indeterminato nelle scuole statali», “nel restringere irragionevolmente la platea dei partecipanti al pubblico concorso”, confliggono “non solo con l’art. 3 Cost., ma anche con i principi enunciati dagli artt. 51 e 97 Cost.”. La vittoria, tutta targata Anief, è una nuova conferma della solidità delle tesi da sempre sostenute dal nostro sindacato a tutela dei diritti dei lavoratori con contratto a tempo indeterminato nella scuola statale. 

 

Arrivano dalle Corti d'Appello di Firenze e Palermo e dal Tribunale del Lavoro di Busto Arsizio (VA) tre nuove vittorie Anief che confermano il diritto al reinserimento in Graduatoria a Esaurimento dei docenti cancellati per mancato aggiornamento. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): riaprire le GaE a tutti gli abilitati è un atto dovuto per sanare le storture e le illegittimità di questi anni. Anief sciopera il 2 e 3 maggio prossimi.

I tribunali danno ancora una volta ragione ai legali Anief Fabio Ganci, Walter Miceli e Francesca Lideo che, avvalendosi della collaborazione dei nostri legali sul territorio, ottengono tre nuove vittorie e la conferma del pieno diritto al reinserimento in Graduatoria a Esaurimento dei docenti cancellati per non aver prodotto domanda di aggiornamento/permanenza. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “La normativa appare chiara nel tutelare il diritto dei docenti cancellati a essere reinseriti nelle graduatorie ad esaurimento all'atto dell'aggiornamento successivo e le nostre vittorie in varie Corti d'Appello sono la prova che il Miur ha da sempre violato quella norma ancora vigente escludendo ‘a vita’ quanti non avevano prodotto domanda di aggiornamento/permanenza nelle GaE. Continuiamo a ritenere che la riapertura delle GaE sia un provvedimento indispensabile per sanare le storture e le illegittimità perpetrate in questi anni a discapito di tutti i lavoratori abilitati”. Anche per questo Anief ha organizzato lo sciopero del 2 e 3 maggio prossimi, cui sono invitati a partecipare tutti i lavoratori della scuola.

 

 

Dopo i successi ottenuti dall'Anief nei tribunali del lavoro di tutta Italia, arriva una nuova vittoria per il giovane sindacato, stavolta impegnato a tutelare i diritti dei lavoratori presso il Tribunale del Lavoro di Parma che emana la sua prima sentenza in materia e bacchetta il Miur accogliendo il ricorso al fine dell'immediato e integrale riconoscimento del servizio svolto durante il precariato nella ricostruzione di carriera. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Le nostre vittorie in tribunale sono la prova delle troppe illegittimità contrattuali e normative che continuano a discriminare i precari e il lavoro a tempo determinato. Ci impegneremo noi ai tavoli della contrattazione per ottenere giustizia”. 

Continua la serie di pesanti condanne a carico del Ministero dell'Istruzione ottenute dall'Anief per l'evidente discriminazione posta in essere a discapito dei lavoratori precari cui, una volta immessi in ruolo, non riconosce per intero gli anni di servizio a tempo determinato all'atto della ricostruzione di carriera in aperta violazione della Direttiva 1999/70/CE. Marcello Pacifico (Anief-Cisal): “Laddove la normativa e la contrattazione interna ancora negano il giusto diritto all'integrale e immediata valorizzazione del servizio svolto da precari, l'Anief sa far valere i diritti dei lavoratori in tribunale facendo applicare la Direttiva Comunitaria 1999/70/CE. Ma è ora di riconoscere tali diritti direttamente nel contratto e noi ci batteremo per ottenere la piena e integrale parità di trattamento ai precari e a quanti hanno incrementato la propria professionalità con contratti di lavoro a tempo determinato”. 

 

 

Viene indetto con un presidio permanente al Miur dal 28 aprile dal Coordinamento diplomati magistrale abilitati, a distanza di quattro mesi dalla sentenza dell'adunanza plenaria e a un mese delle elezioni. È necessaria una risposta della politica urgente prima della fine dell'anno scolastico: le GaE devono essere riaperte per la terza volta per tutto il personale abilitato, perché l'attuale gestione del transitorio ha dimostrato di non risolvere il problema del precariato. Ciò deve essere la priorità del nuovo Governo.

 

Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): Basta ricorsi dopo il deposito dell'ennesimo ricorso in Cassazione e alla Cedu e la nuova denuncia dello Stato italiano al Consiglio d'Europa e alla Commissione di petizioni del Parlamento Ue”.

 

 

Per Anief l’accordo è illegittimo e viola la giurisprudenza italiana, diversi articoli della Costituzione, nonché diverse direttive comunitarie dagli aumenti miseri, tre volte sotto l’inflazione, al precariato e ricostruzione di carriera, dall’organizzazione dell’orario di lavoro alla temporizzazione censurata dalla Cassazione, dalla libertà sindacale alla validità delle norme contrattuali, dalla mobilità alla parità di trattamento. 

Dopo dieci anni di blocco contrattuale, diverse sentenze delle SS.UU. della Corte di Cassazione, della Corte di Giustizia Europea e della Corte costituzionale ci si sarebbe aspettati da Governo e Sindacati confederali il rispetto del diritto e non una firma che rinneghi il principio della parità di trattamento tra lavoratori che svolgono lo stesso lavoro (neo-assunti dal 2011), siano essi precari che di ruolo, docenti curricolari, di sostegno o potenziatori (mobilità). Illegittime sono anche le norme che vorrebbero estendere la validità del contratto al di là del triennio di riferimento, al punto tale da non definire nell’ultima fascia tabellare alcun limite temporale legato a un pensionamento certo, come la volontà di escludere dalle contrattazioni integrative quei sindacati non firmatari delle ingiuste regole patrizie. Questo contratto è una vergogna, non è democratico e sarà annullato nei tribunali. Né va meglio per quei quattro soldi, quasi un’elemosina, che vengono spacciati per aumenti, ma che in realtà sono lontani dal salario minimo che un lavoratore percepisce nel settore privato. La Corte dei Conti ha certificato l’ipotesi di rinnovo del contratto del comparto del settore ‘Istruzione e Università’ – che comprende Scuola, Università, Alta formazione artistica, musicale e coreutica (AFAM), Ricerca – siglata lo scorso 9 febbraio. La certificazione riguarda l’attendibilità dei costi quantificati per il rinnovo del contratto e la compatibilità con le risorse disponibili. Decisamente imbarazzanti risultano le dichiarazioni sull’evento da parte della Ministra uscente dell’Istruzione, Valeria Fedeli, la quale, invece di schernirsi per avere sottoscritto un contratto modesto, molto piccolo, che lascia i lavoratori della scuola tra i meno pagati della PA - nemmeno 30 mila euro l’anno -, si dichiara molto soddisfatta “per il traguardo raggiunto, che ci consente di dare il giusto riconoscimento professionale ed economico”.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Viene da chiedersi cosa ci sia da essere soddisfatti, visto che in base al tasso IPCA – il quale dal 2008 al 2016 è aumentato del 8,52%, poi del 9,32 per il 2017 e dell’11,22 – gli incrementi in busta paga non sarebbero dovuti andare sotto i 300 euro. Invece, ci si è fermati ad incrementi-micragna che corrispondono allo 0,36%, all’1.09% e al 3,48%. Un discorso simile vale per gli arretrati 2016-2017, 13 volte sotto il tasso IPCA aggiornato per il periodo durante il quale i dipendenti hanno perso oltre 6mila euro spettanti. Rimane anche da capire che fine abbiano fatto le quattro mensilità non riconosciute dal settembre 2015, assegnate anche dalla Corte Costituzionale. E pure le prime mensilità del 2018, utili ad avviare quel processo perequativo, indispensabile per permettere anche a coloro che percepiscono gli stipendi più bassi di garantirsi gli aumenti, pure se solo fino al 31 dicembre 2018. Il problema è molto sentito dal personale e per questo abbiamo deciso di scioperare anche il 2 e 3 maggio prossimi.

Anief, pertanto, prosegue i ricorsi gratuiti per far attribuire ai lavoratori il conferimento dell’indennità di vacanza contrattuale nel periodo 2008-2018 e recuperare cifre molto più cospicue di quelle ridicole in arrivo.

 

Sono dipendenti invisibili, che lavorano nell’oscurità e si prendono responsabilità enormi in cambio di una diaria annuale risibile: hanno cominciato a coprire posti vacanti dinanzi alla possibilità di fare “carriera”. In prevalenza, hanno continuato l’opera, mettendosi a disposizione a settembre e collezionando una serie infinita di incarichi annuali. Nel corso degli anni, il numero dei “facenti funzione” è lievitato, perché nel frattempo solo una minima parte dei Dsga andati in pensione è stata coperta con nuovi Direttori. Così, ci siamo ritrovati, all’inizio di quest’anno scolastico, con la bellezza di 1.400 posti di Dsga privi di titolare. A settembre, con i pensionamenti in arrivo, volontari e d’ufficio, si sfioreranno i 2mila posti vacanti. E in una scuola su tre mancherà pure il dirigente scolastico, con l’istituto affidato alla reggenza.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Sono stati convinti a ricoprire un incarico complesso, senza avere avuto alcuna formazione e senza nemmeno un adeguato supporto da parte degli uffici scolastici periferici. Chiediamo quindi di voltare pagina. Prima di tutto, attraverso la loro stabilizzazione che deve avvenire creando una graduatoria di 24 mesi per Dsga e riattivando quella mobilità verticale che per legge va svolta ogni biennio. In questo modo, si permetterebbe di coprire i posti vacanti da parte di coloro che in questi anni si sono messi a disposizione, mettendoci la faccia, l’impegno e lavorando ben oltre l’orario previsto. Per fare ciò, sia ben chiaro, non serve alcuna prova selettiva. La loro competenza è certificata dagli anni di servizio, dall’operato sul campo. Come Anief, lo abbiamo chiesto da tempo, anche con gli emendamenti all’ultima legge di Stabilità. Tale richiesta potrebbe essere esaudita attraverso l’annunciato concorso nazionale per Dsga, dopo vent’anni di vuoto, che a detta del Miur verrà emanato nelle prossime settimane. Solo che il Miur intende fisare il limite degli ultimi otto anni per la rilevazione del servizio utile all’ammissione, ma la deroga al conseguimento della laurea ha un senso solo se si elimina il paletto degli otto anni, altrimenti è discriminante.

Anief ha di conseguenza predisposto un apposito ricorso al Tar del Lazio, al fine di opporsi al limite temporale per l'accesso al concorso Dsga da parte degli assistenti amministrativi privi di laurea ma con servizio prestato come facente funzione per almeno 3 anni in tutto o in parte maturati oltre gli ultimi 8 anni. Per aderire ai ricorsi, basta cliccare su questo link. Anief, infine, ha presentato formale ricorso contro la ‘temporizzazione’ dei Dsga transitati nel ruolo professionale superiore, da assistente amministrativo o responsabile amministrativo, dopo il 1° settembre dell’anno 2000: a pensarla così è anche la Suprema Corte di Cassazione che si è occupata dell'argomento, da ultimo con la sentenza n. 9144/2016.

 

Anief chiede il voto di docenti e Ata, precari e di ruolo, forte delle 5mila liste presentate su tutto il territorio nazionale, con 8 mila candidati e 41 mila deleghe già incassate. L’obiettivo del giovane sindacato è raggiungere la rappresentatività, in modo così da rivedere le contrattazioni d’istituto di ogni scuola, ridefinire gli organici per ambito territoriale, e riscrivere il Contratto collettivo nazionale di lavoro per il triennio 2019/21 all'insegna del rispetto del diritto, delle norme europee e costituzionali. L’appello a votare Anief è stato realizzato, nel primo pomeriggio di oggi, direttamente dal presidente nazionale, il professor Marcello Pacifico, protagonista dell’Rsu Day Anief, svoltosi nella sede dell’Università Pegaso di Napoli con la formula della diretta streaming.


“Andare a sederci ai tavoli contrattuali, superando la soglia del 5 per cento – ha detto Pacifico – significa riuscire a sindacare anche su quel contratto che oggi impoverisce la categoria. Significa lottare almeno per ottenere gli aumenti pari all’inflazione, che oggi sovrasta invece lo stipendio di un lavoratore della scuola, ancora una volta privato anche dell’indennità di vacanza contrattuale da noi rivendicata in tribunale. Perché il contratto rimane lo strumento principe per valorizzare il personale, a partire da chi spende la sua vita per formare le generazioni del domani”. Il presidente Anief si è quindi soffermato sulla precarietà, una piaga che l’ultima riforma non ha nemmeno scalfito: “Come è possibile avere ancora 180mila precari nella scuola, con un sistema di reclutamento che fa acqua da tutte le parti, ad iniziare dalla mancata garanzia di assunzione dopo la selezione e formazione? Bisogna riscrivere le regole: se una persona ha frequentato con esito positivo il corso abilitante, questa va assunta. Punto. E lo stesso vale per gli idonei dei concorsi”.

 

 

Il giovane sindacato Anief punta il dito sulla questione della mancata progressione di carriera del personale Ata, dall'area A alla B, e dalla B alla D. Ciò avviene malgrado speciali disposizioni legislative impongano l’obbligo primario per l'amministrazione di bandire una procedura selettiva periodica con la conseguente assunzione degli idonei collocati nelle graduatorie. Nella fattispecie, il bando concorsuale del novembre 2009 prevedeva un obbligo biennale di attivazione di concorsi riservati, affinché l'amministrazione effettuasse nuovi concorsi riservati. Tuttavia, soltanto un certo numero è stato formato e quindi immesso in ruolo come da contingente ministeriale, mentre il resto è rimasto inserito in una graduatoria, dopo che dagli uffici scolastici periferici è stato definito personale idoneo. E lì giace, è proprio il caso di dire. Nel frattempo, su questa materia si è aperto un contenzioso che dà ragione alla tesi del sindacato. A questo punto, è chiaro che deve essere bandito un nuovo concorso. Il quale, ai sensi della legge 124/1999, nel contingente del personale Ata che sarà immesso in ruolo dovrà prevedere l’assegnazione del 60% ai precari e nel caso dei collaboratori scolastici a tempo indeterminato il 40%.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): In questo modo verrebbe superato il problema dell'approvazione economica da parte del Ministero dell’Economia. E si risparmierebbe anche, in attuazione del principio di economicità come previsto dalla legge 241/1990.

Ricordiamo che l’Anief ha promosso ricorsi ad hoc per la tutela dei lavoratori precari cui è ancora possibile aderire per ottenere il giusto riconoscimento della propria professionalità.

 

 

L’iniziativa, quindi, è stata organizzata per dire basta al silenzio che circonda la professione di dirigenti scolastici, pagati come impiegati, con impegni da super manager, ma gravati di responsabilità pressanti. Sarà una forma di protesta civile ma significativa e ‘rumorosa’. I capi d’istituto vogliono far comprendere alle istituzioni e all’opinione pubblica che oggi le scuole e chi ne è a capo non sono minimamente tutelati: l’apice della contestazione culminerà domattina, quando una delegazione salirà al Miur per illustrare il malessere divenuto ormai insostenibile. Tra i problemi più sentiti c’è quello del vulnus stipendiale, contro il quale Udir ha attivato specifici ricorsi al TAR e al giudice del lavoro. Poi c’è la questione irrisolta, una priorità assoluta, della mancata sicurezza degli istituti scolastici, problematica per la quale proprio i dirigenti rispondono in prima persona, pure a livello penale, pur avendo un margine di azione vicino allo zero.

Marcello Pacifico (presidente Udir): I nostri dirigenti scolastici non vengono rispettati. Abbiamo già denunciato come, nonostante i 96 milioni stanziati dalla Legge di Bilancio a regime, chi svolge la professione in alcune regioni si ritroverà presto a guadagnare meno di quello che percepisce oggi. Per opporsi a questa assurdità abbiamo predisposto un ricorso gratuito al giudice del lavoro, per il recupero del Fondo Unico Nazionale, contro il taglio della retribuzione di posizione e di risultato dal 2011 al 2015, ma anche per il recupero erariale imputabile agli effetti dei Contratti integrativi regionali. Sulle responsabilità enormi che la scuola autonoma ha conferito ai nostri dirigenti vale la pena ricordare che lo Stato non ha più alcuna intenzione di fare sconti. Tanto è vero che non ammette più ritardi nel predisporre determinati documenti. Come il “Certificato di prevenzione incendi” aggiornato e la “Segnalazione certificata d’inizio attività” che diventano elementi imprescindibili nel condurre una scuola. Si chiede, in pratica, la massima efficienza, senza però garantire un corrispettivo equo per attuarla.

 

 

Ci sono almeno dieci validi motivi per impugnare alla suprema Corte la sentenza n. 11 dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato dello scorso 20 dicembre, che ha estromesso dalle GaE docenti precari con diploma magistrale. Le motivazioni toccano più punti: dall’eccesso di potere giurisdizionale al difetto assoluto di giurisdizione, fino alla violazione della Costituzione e della Cedu. Quattordici sono i legali patrocinanti. Tra questi, gli avvocati Zampieri, Galleano, De Michele, Miceli hanno agito per Anief. Nei giorni scorsi peraltro Anief ha già notificato il ricorso a Strasburgo, ha depositato il reclamo collettivo al Consiglio d’Europa e ha fornito un parere motivato firmato dall’ex presidente della Cassazione Michele De Luca per le docenti immessi in ruolo con riserva che hanno superato l’anno di prova.

Marcello Pacifico (presidente nazionale Anief): Questa nuova azione legale permetterà di chiedere la sospensione dei processi e il congelamento delle posizioni delle maestre e di maestri che insegnano nelle nostre scuole, in attesa di una risposta della politica sulla richiesta della riapertura delle GaE: è una richiesta per noi fondamentale, i cui esiti interessano anche tutto il resto del personale regolarmente abilitato all’insegnamento che continua ad essere lasciato senza ragione fuori dalle supplenze annuali e delle stabilizzazioni.

 

 

L’ex titolare del Miur: I risultati così negativi dei test Pisa nelle materie scientifiche “sono tali perché il 60% dei docenti delle medie non sono docenti di matematica. Abbiamo un turn-over di circa 8.000 insegnanti l’anno a fronte di 100.000 domande e questo non è un modo corretto di fare, indipendentemente dalla politica sindacale. I problemi di welfare si risolvono in altro modo”.

Il sindacalista autonomo risponde: Le responsabilità vanno ascritte principalmente ai ministri dell'istruzione che si sono succeduti negli ultimi anni, incapaci di assorbire nei ruoli quegli insegnanti abili all’insegnamento ma lasciati ai margini per mere, quanto risibili, motivazioni di finanza. Di certo, non è colpa degli insegnanti che stanno nelle cattedre sbagliate: se si trovano lì, è perché si sono andati a formare dei buchi, delle voragini, in organico che l’amministrazione centrale prima non ha preventivato e poi nemmeno saputo fronteggiare. Per l'ex ministro, peraltro, un laureato in matematica dopo il 2001 non avrebbe potuto neanche partecipare ai concorsi, se non fosse stato per i ricorsi vinti da Anief in tribunale. Stupisce anche che ancora non sappia che vi sono ottantamila posti vacanti e disponibili, ma da sempre appannaggio dell'organico di fatto, anziché in quello di diritto, loro sede naturale.

Anche sulle lodi espresse da Profumo sulla nuova formazione – “grosso passo avanti l’introduzione di due anni di tirocinio per diventare insegnanti” - Anief sostiene che si tratta di una affermazione altrettanto discutibile: perché una cattedra su otto continua ad essere assegnate dalle GaE e l'inserimento nelle Grame non assicura l'assunzione in ruolo. Pertanto, la XVIII legislatura che s'insedierà dopo il voto odierno, dovrà mettere mano di nuovo alla materia con l'unica soluzione immediata possibile e logica: la riapertura delle GaE, come previsto vent'anni fa. Un motivo per votare Anief nelle elezioni Rsu in programma da martedì a giovedì prossimo e aderire allo sciopero Anief del 2 e 3 maggio prossimi.

 

 

Preso atto dell’inerzia che continua a contraddistinguere l’azione di chi amministra l’istruzione pubblica in Italia, Anief ha deciso di incrociare di nuovo le braccia, aderendo alla proclamazione dello sciopero generale nel Comparto Scuola indetta per il 2 e 3 maggio prossimi e già ratificata dalla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento della Funzione Pubblica. La protesta, alla quale parteciperà tutto il personale docente e ATA a tempo indeterminato e determinato, atipico e precario, segue le due già realizzate negli ultimi mesi: quella dell’8 gennaio, a ridosso della sentenza in Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato, cui ha fatto seguito lo sciopero del 23 marzo nel giorno d’insediamento delle Camere, a cui si è aggiunto il malcontento per un rinnovo di contratto al ribasso.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Tra il personale, la situazione di insofferenza ha raggiunto l’apice. Tra i precari, anche di lungo corso, non si arresterà fino a quando non saranno riaperte le Graduatorie ad esaurimento, trasformato tutto l'organico di fatto in organico di diritto, autorizzato un nuovo vero piano straordinario di 150mila assunzioni per docenti educatori ed Ata. Tutto il personale, invece, continua a chiedere ulteriori risorse per riportare gli stipendi al costo della vita. Sono tanti i motivi che hanno portato il nostro sindacato a chiedere di scioperare, per ben tre volte in quattro mesi, consapevoli del fatto che non possiamo essere ostaggio della politica. Anche perché chi è docente e Ata non può più fare il missionario. È chiamato, certamente, ad educare al diritto, al dovere e al lavoro. Ma ha anche il diritto di essere assunto dopo 36 mesi di lavoro. E per farlo, i precari devono essere immessi in ruolo dalle GaE, se in possesso di abilitazione, attraverso qualsiasi canale; occorre poi trasformare i quasi 100mila posti degli organici di fatto in cattedre vacanti, quindi da collocare in quelle di diritto. Allo stesso modo, riteniamo che sia giunta finalmente l’ora di allineare gli stipendi almeno all'aumento del costo della vita.

 

Lo ha ribadito in questi giorni il Ministero dell’Istruzione attraverso la Nota n. 16041, attraverso la quale sono state forniti a tutti gli Uffici Scolastici le indicazioni in merito alla dotazione organica del personale docente per l’anno scolastico 2018/19, anche per i posti di sostegno. Ma il limite continua ad essere aggirato. Vi sono classi iniziali, in misura maggiore nella scuola secondaria, dove pure in presenza di alunni disabili il numero di alunni supera anche abbondantemente (tra le 25 e le 30 unità) il limite indicato dal dicastero di Viale Trastevere. Andando in questo modo a determinare un danno ingente, sia all’alunno con problemi di apprendimento, sia ai compagni di classe normodotati, sia al corpo insegnante, costretto a svolgere le lezioni senza avere la possibilità di prestare la massima attenzione alla didattica personalizzata proprio per via del gruppo-classe numericamente eccessivo. Si ricorda, inoltre, che al suo interno sono spesso presenti anche alunni con disturbi specifici di apprendimento (Dsa) e con bisogni educativi specifici (Bes). La situazione diventa da allarme rosso per via della mancata assegnazione delle ore di sostegno: ritardi di nomine, orari settimanali ridotti, cambi di insegnanti e disfunzioni di ogni genere continuano infatti a caratterizzare la didattica dei circa 240mila alunni con disabilità iscritti quest’anno nelle nostre scuole.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Non è possibile che applicando la Legge 244/07, sino alla più recente Legge 128/13, l'organico di diritto del sostegno continui ad essere bloccato al 70% di quello annualmente assegnato dal Miur. È un problema facilmente risolvibile, non di certo con l'assegnazione di supplenze triennali, come autorizza il D.lgs 66/17, ma piuttosto con la stabilizzazione del personale e incentivi a permanere nei ruoli e non invece penalizzazioni per i passaggi di ruolo. E il problema non si può di certo risolvere cercando di “trattenere” il personale di ruolo sul sostegno: è quello che anche quest’anno il Miur sta cercando di fare non riconoscendo, al personale di sostegno di ruolo, il servizio pre-ruolo come utile per la valutazione del servizio obbligatorio da svolgere nei trasferimenti. Il tutto, in totale spregio della sentenza della Corte di Cassazione n. 22552/16 che ha annullato la mancata parità di trattamento tra personale di ruolo e precario.

Anief si impegna a far cambiare tutte queste norme illegittime, sinora contrastate in tribunale, anche attraverso la contrattazione ai tavoli ministeriali. Per fare ciò ha bisogno di superare però la soglia di rappresentatività del 5%: l’occasione per farlo è votare Anief la prossima settimana, quando si svolgeranno, tra il martedì 17 e giovedì 19, le elezioni Rsu in tutti gli istituti scolastici. Il programma di questa importante tornata elettorale verrà presentato lunedì 16, dopodomani, dal presidente nazionale Anief Marcello Pacifico, nel corso dell’RSU Day Anief che si terrà nella sede dell’Università Pegaso di Napoli: il sindacalista, il cui intervento potrà essere seguito in diretta streaming, chiuderà in questo modo una campagna lunghissima, durante la quale ha incontrato migliaia di operatori della scuola.

 

 

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