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Il giudice condanna il Miur per discriminazione e sfruttamento del lavoro a tempo determinato: il ricorso Anief, proposto a tutela dei diritti della prof supplente, rivendicava l'illegittimità del lungo periodo di precariato, cui continua a essere costretta senza il minimo riconoscimento della lunga esperienza maturata in cattedra per insegnare nella scuola media. La sentenza è importante, perché sancisce il diritto a percepire anche da precari, oltre al risarcimento, uno stipendio calcolato sugli anni di servizio svolti. Rimane l’amarezza: in un mondo sempre più globalizzato e aperto alle lingue, perché un docente deve attendere così tanti anni per poter sottoscrivere il contratto a tempo indeterminato pur essendo da tempo nelle graduatorie pre-ruolo? A tal proposito, il sindacato ricorda il paradosso della classe di concorso A023, ‘Lingua italiana per discenti di lingua straniera’, introdotta con le nuove classi concorsuali e per la quale sono stati decretati centinaia di vincitori nell’ultima selezione nazionale del 2016 proprio per soddisfare precise finalità di insegnamento: per il Miur la disciplina rimane un oggetto misterioso. Anief ha promossospecifici ricorsiper la tutela dei lavoratori precari: è ancora possibile aderire per ottenere il giusto riconoscimento professionale.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): i diritti dei precari non possono essere calpestati. Il Miur agisce, ancora oggi, in aperto contrasto con la normativa comunitaria continuando a reiterare contratti a tempo determinato su posti vacanti e negando al personale con contratto a termine il diritto alle progressioni stipendiali. Il nostro impegno è quello di continuare a tutelare i loro diritti e a pretendere dall'Amministrazione rispetto per quei lavoratori della scuola che ogni anno permettono il regolare svolgimento delle attività didattiche.

 

Ancora una volta è il Tribunale del Lavoro a rendere giustizia a un lavoratore della scuola e non la sua amministrazione, che sino all’ultimo ha invece tentato di danneggiarlo. Stavolta è toccato ai giudici di Roma accogliere il ricorso Anief proposto a tutela dei diritti di una supplente che rivendicava l'illegittimità del periodo di precariato, oltre dieci anni, cui continua a essere costretta dal Ministero dell’Istruzione senza alcun riconoscimento della lunga esperienza maturata in cattedra per insegnare lo spagnolo nella scuola media (corrispondente alla classe di concorso ex A445).

Nel constatare l'evidente illegittimità della condizione di “precaria a vita” cui il Miur l'aveva relegata e la discriminazione dal punto di vista stipendiale posta in essere nel decennio, i togati non hanno potuto che concordare con la tesi dei legali Anief, condannando l'amministrazione al pagamento del risarcimento del danno per abuso di contratti a termine quantificato nella “somma di €13.031,70, oltre – dalla data odierna – gli interessi legali” e al pagamento “degli  incrementi stipendiali in misura pari a quanto riconosciuto al personale assunto a tempo indeterminato avente pari anzianità effettiva di servizio”, a cui si aggiungono interessi e spese di soccombenza. Complessivamente, alla precaria sono stati corrisposti circa 30mila euro.

L’illecita reiterazione di contratti a termine, che contrasta con le norme europee, e la condanna del Miur per l'evidente discriminazione, permetterà ora alla docente precaria di percepire, oltre al risarcimento, anche uno stipendio effettivamente calcolato in base agli anni di servizio già svolti. Fa poi riflettere che in un mondo sempre più globalizzato e necessariamente aperto alle lingue straniere, un docente di spagnolo (lingua introdotta stabilmente da tempo nella scuola secondaria), pur in possesso di tutti i titoli e posizionato nelle graduatorie pre-ruolo, debba attendere così tanti anni per poter sottoscrivere un contratto a tempo indeterminato.

Secondo Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal, “il Ministero dell'Istruzione agisce, ancora oggi, in aperto contrasto con la normativa comunitaria continuando a reiterare contratti a tempo determinato su posti vacanti e negando al personale con contratto a termine il diritto alle progressioni stipendiali. Il nostro impegno è quello di continuare a tutelare i loro diritti e a pretendere dall'Amministrazione rispetto per quei lavoratori della scuola che ogni anno permettono il regolare svolgimento delle attività didattiche”.

A questo proposito, il sindacato ricorda anche il paradosso della classe di concorso A023, ‘Lingua italiana per discenti di lingua straniera’ (per alloglotti), introdotta con le nuove classi concorsuali e per la quale sono stati decretati centinaia di vincitori nell’ultima selezione nazionale del 2016 proprio per soddisfare precise finalità di insegnamento di Italiano L2: per gli Usr la disciplina rimane a oggi un oggetto misterioso, visto che è presente negli organici in misura minima. E l’amministrazione centrale non è da meno, visto cheil decreto Miur sugli organici del prossimo anno scolastico, pubblicato il 15 maggio 2017, non contiene nemmeno un posto per l’insegnamento agli alloglotti, tranne che per i CPA e appena due unità per il potenziamento.

L'Anief, unico sindacato che da sempre si è impegnato per la tutela dei diritti di tutti i lavoratori della scuola, chiede a gran voce una riforma profonda della normativa interna e del contratto collettivo di comparto, perché siano finalmente superate tutte quelle odiose disparità di trattamento che impediscono ai lavoratori precari di godere delle medesime prerogative riconosciute solo al personale di ruolo. Al momento, però, contro un Ministero che si è dimostrato insensibile alle giuste rivendicazioni dei lavoratori precari, l'unica strada per ottenere giustizia rimane quella del ricorso. 

 

 

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