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Viene da chiedersi come mai la retribuzione di risultato dei nostri presidi rimanga così bassa. Perché la Legge Brunetta 150/09 prevede che sia pari addirittura al 30% dell’intera retribuzione. Per Anief-Dirigenti, se si vuole aumentare la retribuzione di risultato, il sistema è solo uno: aumentare le risorse di una categoria ferma alla metà dei colleghi inquadrati nello stesso ruolo, sia nello Stato che nel privato. La strada è stata tracciata con la Buona Scuola. Peccato che la copertura riguardi solo un anno.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): con questi presupposti, la valutazione rischia di rimanere lettera morta. Come, purtroppo, già accaduto negli ultimi 15 anni. La nostra proposta è quindi quella di rendere permanenti le risorse una tantum introdotte con la Legge 107/15. In caso contrario, parlare di valutazione rappresenterebbe l’ennesima operazione presentata in pompa magna ma poi nei fatti vuota di contenuti.

 

Dal prossimo mese di settembre, i 7mila dirigenti della scuola italiana saranno valutati misurando le loro competenze gestionali-amministrative e la capacità di valorizzare il personale: sul loro operato peserà il grado di apprezzamento nei propri confronti della comunità scolastica. In attesa di comprendere se la direttiva presentata al Miur dal ministro dell’Istruzione si trasformi in una procedura in grado di verificare effettivamente le performances professionali dei presidi, come previsto dallo spartiacque decreto legislativo n. 150 della Pubblica Amministrazione approvato nel 2009, rimane un dato oggettivo che alla loro valutazione non corrisponda un adeguato incremento stipendiale.

Perché la valutazione dei nostri dirigenti scolastici verrà premiata con la cosiddetta “retribuzione di risultato”: il Miur sa bene che tale quota ha però un importo minimo, al contrario di quel che succede per gli altri dirigenti. Anche se non si dovesse tenere conto degli stanziamenti una tantum della Legge 107/2015, nel corrente anno scolastico la quota si aggira sui 2.700 euro annui. E qui sta il punto: cosa si vuole “premiare” con 200 euro lordi al mese? E, soprattutto, come mai la retribuzione di risultato dei dirigenti scolastici risulta così bassa? Perché la Legge Brunetta, la menzionata 150/09, prevede che sia pari addirittura al 30% dell’intera retribuzione.

Il fatto è che non la retribuzione di risultato, ma l’intera retribuzione dei dirigenti scolastici è notevolmente più bassa rispetto a quella degli altri dirigenti dello Stato: stiamo più o meno a metà dell’importo corrisposto. Per cui, fino ad oggi i sindacati nei contratti hanno, giustamente, privilegiato la retribuzione fissa-professionale rispetto a quella legata ai risultati professionali. Adesso, però, siamo arrivati all’assurdo che il Ministero dell’Economia non vuole certificare i contratti regionali, perché pretende che venga aumentato proprio il peso della retribuzione di risultato, a scapito della retribuzione di posizione, andando contro lo stesso Contratto collettivo nazionale, che è chiarissimo: alla retribuzione di risultato va dedicato non oltre il 15% del Fondo unico nazionale.

Se si vuole aumentare la retribuzione di risultato, il sistema è semplicissimo: bisogna aumentare le risorse, come ha fatto la Buona Scuola. Peccato che la copertura riguardi solo un anno. E come già accennato, quest’anno sono disponibili 34.864.857,12 euro di risorse aggiuntive, circa 4.500 euro a testa, finalizzate alla sola retribuzione di risultato: così va bene, se sono risorse aggiuntive è giusto che siano dedicate alla retribuzione di risultato.

Se il Governo vuole che ci sia veramente valutazione dei dirigenti scolastici – dice Marcello Pacifico, presidente nazionale Anief e segretario confederale Cisal – non ha altra scelta: deve stanziare nuove risorse per la retribuzione di risultato, perché la valutazione senza ‘premio’ rischia di rimanere lettera morta. Come, purtroppo, già accaduto negli ultimi 15 anni. La nostra proposta è quindi quella di rendere permanenti le risorse una tantum di quest’anno, approvate con la Legge 107/15. In caso contrario – conclude Pacifico – parlare di valutazione rappresenterebbe l’ennesima operazione presentata in pompa magna, ma poi nei fatti vuota di contenuti”.

 

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