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ROMA, 18 AGO - Con le nuove regole sui vaccini le segreterie scolastiche saranno caricate di "tensioni e oneri afferenti a sanità e famiglie": è quanto sottolinea l'associazione sindacale Anief, chiedendo uno "stop all'attuazione decreto" e valutando "azioni per impugnarlo". Per il sindacato, "attraverso le due circolari esplicative si è riusciti nell'impresa di fare peggio della norma-madre: sono state imposte rigide disposizioni che precludono la possibilità di far frequentare la scuola agli alunni fino a 6 anni non in regola, minando il diritto allo studio previsto dalla Costituzione italiana, e si conferisce ai presidi una responsabilità, con tutte le incombenze che comporta, che per ovvi motivi non può essere a carico dell'istruzione pubblica ma rimane di carattere puramente medico-sanitario". "Serviva un dibattito e un adeguato confronto con le parti sociali - ha detto Marcello Pacifico (Anief-Cisal) - e inoltre lo Stato si è spinto oltre le proprie competenze dimenticando di attivare un adeguato raccordo con la scuola. Il nostro studio legale sta approfondendo i contenuti delle circolari applicative del decreto, per verificare se vi sono i presupposti giuridici per bloccarne gli effetti pratici, anche ricorrendo contro lo stesso decreto. La scuola non può continuare a fungere da 'imbuto' dove infilare i problemi sociali. Perché, ad esempio, non si è previsto lo stesso obbligo per tutti coloro che fanno una visita o si ricoverano in ospedale? In altri luoghi di affollamento, se i vaccini sono così rilevanti per la salute pubblica, per quali motivi non è stato adottato lo stesso criterio di indispensabilità delle certificazioni per l'accesso?", conclude la nota. (ANSA).

Per il sindacato, attraverso le due circolari esplicative si è riusciti nell’impresa di fare peggio della norma-madre: sono state imposte rigide disposizioni che precludono la possibilità di far frequentare la scuola agli alunni fino a 6 anni non in regola, minando il diritto allo studio previsto dalla Costituzione italiana, e si conferisce ai presidi una responsabilità, con tutte le incombenze che comporta, che per ovvi motivi non può essere a carico dell’istruzione pubblica ma rimane di carattere puramente medico-sanitario.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Serviva un dibattito e un adeguato confronto con le parti sociali, inoltre lo Stato si è spinto oltre le proprie competenze dimenticando di attivare un adeguato raccordo con la scuola. Il nostro studio legale sta approfondendo i contenuti delle circolari applicative del decreto, per verificare se vi sono i presupposti giuridici per bloccarne gli effetti pratici, anche ricorrendo contro lo stesso decreto. La scuola non può continuare a fungere da ‘imbuto’ dove infilare i problemi sociali. Perché, ad esempio, non si è previsto lo stesso obbligo per tutti coloro che fanno una visita o si ricoverano in ospedale? In altri luoghi di affollamento, se i vaccini sono così rilevanti per la salute pubblica, per quali motivi non è stato adottato lo stesso criterio di indispensabilità delle certificazioni per l’accesso?

 

 

ROMA, 17 AGO - Circa 700mila docenti sono precari col fiato sospeso, gli uffici scolastici pubblicano in queste ore le graduatorie d'istituto ed è altissima la percentuale di reclami. A sostenerlo è il sindacato Anief il quale spiega che da oggi, ogni supplente potrà rendersi conto del punteggio assegnato consultando 'Istanze On Line' ma sarebbero già migliaia le richieste di rettifica del punteggio recapitate sulle scrivanie delle segreterie, da parte dei docenti che hanno visualizzato il punteggio non corretto. Nel computo degli errori da sanare, secondo Anief, ci sono pure quelli dovuti alla decisione del Miur di escludere tante categorie di docenti. Come i diplomati Itp, a cui il Tar ha dato ragione avallando la tesi dell'Anief. "Attendiamo con fiducia - afferma Marcello Pacifico, di Anief-Cisal - la richiesta di inserimento nella seconda fascia d'istituto anche per i diplomati AFAM e magistrale linguistico, per i quali già esistono pronunciamenti positivi in Consiglio di Stato. C'è anche da verificare se il Ministero dell'Istruzione abbia comunicato ai propri Ambiti territoriali provinciali e alle scuole capofila di dare seguito agli ordini del tribunale amministrativo per registrare l'immediato inserimento nella seconda fascia delle Graduatorie d'Istituto di tutti gli aventi diritto. Inoltre è bene che ogni docente verifichi il punteggio assegnatogli e presenti apposito ricorso qualora vi siano discrepanze rispetto a quanto effettivamente gli spetta". (ANSA).

Non c’è solo l’esigenza di rivedere e rendere omogenei i tempi del procedimento disciplinare: il D.lgs. 75/2017 scava un solco ancora più profondo tra i poteri dello Stato-datore di lavoro e i lavoratori pubblici. A chi esercita il potere disciplinare non può essere consentito di derogare ai termini che regolano il procedimento.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): è tempo di dire basta alla vecchia immagine del dipendente pubblico come sinonimo di fannullone o assenteista. La necessità di colpire senza alcuna esitazione chi, tra i lavoratori pubblici, vìola i vincoli contrattuali e deontologici, non consente alla pubblica amministrazione di porsi al di sopra della legge e reputarsi esentata dal rispetto tassativo dei termini che essa stessa si è data. 

Da oggi, ogni supplente potrà rendersi conto del punteggio assegnato consultando ‘Istanze On Line’: la stampa specializzata spiega che tocca alle segreterie scolastiche ‘mettere una pezza’ agli errori del sistema informatico con il quale si trovano a lavorare gli assistenti amministrativi alle prese con la valutazione delle domande dei docenti per l’accesso alle graduatorie. Alla mancata formazione su molti aspetti delle tabelle di valutazione dei titoli (interpretate con fantasia) si aggiungono gli errori di default del sistema on line. Sono già migliaia le richieste di rettifica del punteggio recapitati sulle scrivanie delle segreterie, da parte dei docenti che hanno visualizzato il punteggio non corretto. Nel computo degli errori da sanare, ci sono pure i tanti bug dovuti alla decisione del Miur di escludere tante categorie di docenti. Come i diplomati Itp, a cui il Tar ha dato ragione avallando la tesi dell’Anief.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Attendiamo con fiducia la richiesta di inserimento nella seconda fascia d’istituto anche per i diplomati AFAM e magistrale linguistico, per i quali già esistono pronunciamenti positivi in Consiglio di Stato. C’è anche da verificare se il Ministero dell'Istruzione abbia comunicato ai propri Ambiti territoriali provinciali e alle scuole capofila di dare seguito agli ordini del tribunale amministrativo per registrare l'immediato inserimento nella seconda fascia delle Graduatorie d'Istituto di tutti gli aventi diritto. Inoltre è bene che ogni docente verifichi il punteggio assegnatogli e presenti apposito ricorso qualora vi siano discrepanze rispetto a quanto effettivamente gli spetta.

 

 

Con l’avvio del nuovo anno scolastico cresce il pericolo di chiusura delle strutture non a norma: gli enti locali, impossibilitati ad agire, non si vogliono più prendere la responsabilità di far riprendere le lezioni in strutture fatiscenti. Sono non pochi, inoltre, gli esposti presentati nelle ultime settimane da genitori sempre più preoccupati. Entra così nel vivo l’azione del giovane sindacato dei dirigenti scolastici: in vista dell’audizione, il prossimo mese, presso la VII e XI Commissione della Camera in merito all’esame dei disegni di legge n. 3830 e 3963, Udir propone l’introduzione al D.lgs. n. 81/08 del Titolo XIII bis recante ‘Disposizioni speciali in materia di Istituzioni scolastiche ed educative’ con nuovi nove articoli su individuazione del datore di lavoro responsabile sulla sicurezza, potere inibitorio e d’interdizione, obblighi e sanzioni per il proprietario dell’immobile e del DS, impegni economici, lavori in appalto, definizioni. Il problema è reale: in assenza di fondi adeguati, la Provincia di Caserta rischia di chiudere le Scuole superiori già dal prossimo 15 settembre.

Le modifiche tengono conto anche delle indicazioni dei capi d’istituto, da troppi anni caricati di responsabilità a fronte di stipendi inadeguati. Gli stessi dirigenti scolastici possono inviare le loro osservazioni entro il 31 agosto a Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo. . Sono inoltre invitati a partecipa al Seminario di Napoli del 25 agosto per i presidi neo-assunti e al Workshop di Palermo del 16-17 settembre sulla Dirigenza scolastica.

Marcello Pacifico (Confedir-Udir): Il datore di lavoro, quale responsabile della sicurezza e della salute dei lavoratori e delle lavoratrici delle istituzioni scolastiche ed educative, non può continuare a essere individuato nel Dirigente scolastico. La responsabilità è chiaramente del proprietario dell’Immobile, il quale deve essere però anche dotato dei poteri di spesa e delle risorse adeguate, come denunciano proprio dalla Provincia di Caserta. La proposta emendativa avanzata da Udir vuole essere una base di partenza per una seria riflessione che parta dal coinvolgimento di tutti i dirigenti scolastici che ogni giorno rischiano più di cento cause civili e penali insieme ai rappresentanti degli enti locali.

 

Anief come ausilio ai docenti neo-immessi attiverà a partire dalla prossima settimana dei seminari gratuiti in tutte le province d’Italia, per fornire informazioni sull’anno di prova, la didattica, e sui criteri valutativi sia ai docenti che ai tutor.

Eurosofia in collaborazione col sindacato Anief, ha ritenuto di vitale importanza fornire le informazioni e gli strumenti idonei per affrontare con estrema tranquillità l’imminente adempimento.

Preparandosi accuratamente secondo quelli che sono i parametri e i criteri valutativi dei quali verrà messo a conoscenza, il docente non incorrerà in alcun modo nella discrezionalità di giudizio perché sarà valutato su dati oggettivi.

Formatori qualificati e consulenti ANIEF supporteranno i docenti neo-immessi nel loro percorso.

Partecipando ai seminari potrai ottenere 6 CFU spendibili all’interno del master di primo livello in "Legislazione scolastica e metodologie didattiche" tenuto dal prof. Marcello Pacifico.

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I seminari danno diritto all’esonero dal sevizio ai sensi della normativa vigente.

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Dalle Regioni continuano a giungere i dati sulle immissioni in ruolo effettivamente realizzate a fronte delle 51.773 totali: risultano appena 2.371 i docenti assunti in Emilia Romagna, ma i posti di ruolo messi a disposizione dal Miur erano 3.668. Sono tutte cattedre destinate a rimanere senza un docente fisso e che saranno ricoperte da supplenti. Il motivo è che il contingente di posti messo a disposizione riguarda anche materie, come la matematica e le scienze alle medie e alle superiori e il sostegno, dove le graduatorie, sia GaE che GM, sono rimaste senza candidati. I quali, però, sono quasi sempre presenti nelle graduatorie d’istituto. Solo che chi amministra la scuola si è impuntato a tenerli bloccati e a sottoporli, con il nuovo reclutamento, a una nuova lunga tornata formativa che li porterà in cattedra non prima di diversi anni. Così, la continuità didattica rimarrà un miraggio e si andrà pure a ingrossare il già alto numero di supplenze.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Se anche nelle altre regioni si dovesse confermare questo trend di mancate immissioni in ruolo, si rischia di vedere sfumare tra le 15mila e le 20mila assunzioni a tempo indeterminato, facenti capo alle quasi 52mila fissate dal Miur. Considerando che ad oggi abbiamo almeno 90mila supplenze annuali sicure, di cui la metà su sostegno, andranno pure vanificate le 16mila cattedre spostate quest’anno dall’organico di fatto a quello di diritto, ritrovandoci a settembre con più supplenze annuali dell’anno scorso. A quel punto, il piano di cancellazione delle supplentite, predisposto dal Governo Renzi, non sarà più alle corde, ma avrà mostrato tutta la sua pochezza. Altro che programmazione delle immissioni in ruolo per categorie inventate da qualcuno e chiusura delle GaE in breve tempo: la verità è che se lo Stato continua a chiamare i supplenti su posti liberi, anche per il personale Ata, allora è giusto che paghi il danno erariale allo Stato comminato dai giudici per violazione della normativa europea. Una pratica sempre più comune.

Per aderire ai ricorsi sul precariato vai al seguente link.

 

Dal 27 al 29 settembre, a Firenze si svolgerà la “Fiera Didacta. Innovazione e tecnologia per la scuola “.

L’Ente di formazione Eurosofia, accreditato dal Miur ai sensi della Direttiva 170/2016, parteciperà all’evento ed offrirà la possibilità ai docenti di seguire un workshop e ricevere preziose indicazioni per la formazione in relazione alle nuove disposizioni ed utilizzazioni tecnologiche in ambito didattico.

Oltre 80 eventi tra convegni, incontri, best practice delle Regioni, workshop formativi sulle nuove tecnologie e sulla didattica, dall’infanzia fino ai corsi di specializzazione e di formazione professionale a misura del mercato del lavoro.

L’intero programma è stato curato da Indire e vedrà la partecipazione di scuole, Università ed esperti italiani ed internazionali.

Nei tre giorni di Didacta nella Main Hall si svolgeranno inoltre convegni nazionali di grande rilievo.

Fiera Didacta Italia è inserita dal Miur tra gli eventi previsti dal piano pluriennale di formazione dei docenti. (Circolare ministeriale del 05 maggio 2017).

Il 27 Settembre dalle 16.10 alle 17.00 Eurosofia organizza un workshop riservato ai docenti, durante il quale sarà possibile comprendere come e perché le nuove tecnologie possano avere una valenza inclusiva e come siano in grado di favorire l’apprendimento.

Dove Siamo

Tutte le categorie di operatori del mondo della scuola sono interessate: dirigenti scolastici, insegnanti, docenti universitari, formatori, giornalisti specializzati ed i principali ordini di professionisti, oltre a tutti i livelli di istruzione e formazione (scuola primaria, secondaria e superiore, istituti professionali, università, istituti di ricerca scientifica e di formazione professionale).

Per partecipare al workshop di EUROSOFIA è necessario prenotarsi tramite email fino ad esaurimento posti.

Per informazioni contattare il numero 091 7098311/357

Mail: Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. E' necessario abilitare JavaScript per vederlo.

Sito web: www.eurosofia.it

ROMA, 15 AGO - Equiparare gli stipendi docenti dei docenti italiani a quelli dell'Europa; è quanto chiede una petizione pubblica che denuncia che la "forbice si allarga e il nuovo contratto non risolverà il problema". "Per gli insegnanti promotori dell'iniziativa, che in poche ore ha raccolto migliaia di adesioni - spiega l'associazione sindacale Anief - è impensabile stare in Europa e assistere a una sperequazione tra docenti di nazionalità europee differenti: i nostri colleghi Europei lavorano in media in meno di noi italiani, nonostante questo aspetto percepiscono stipendi più alti, non vivono l'incubo del precariato scolastico come accade in Italia, non hanno l'accesso all'insegnamento veicolato dalle classi di concorso, godono di migliori possibilità di crescita professionale e di maggiori condizioni di tutela e promozione della salute così come intesa dall'Oms". Nell'appello, che al termine della raccolta firme verrà consegnato al Miur, si ricorda anche che "quella del docente è una delle professioni ad alto rischio di burnout, proprio per la mole di lavoro loro richiesta e per le pochissime risorse umane ed economiche a cui lo stesso può attingere nel miglioramento, tutela e prevenzione rispetto alla propria condizione con cui il professionista dell'istruzione si confronta". Anief condivide in "pieno le ragioni della petizione. I numeri a confronto con il resto d'Europa, del resto, sono più che eloquenti, anche per l'alto rischio di incorrere in malattie professionali. Sul trattamento economico, basta citare l'ultimo rapporto Eurydice, la rete che mette a confronto il trattamento di 40 Paesi dell'area: se in generale, negli ultimi sette anni gli stipendi degli insegnanti continuano a registrare un aumento o una stabilità nella maggioranza dei Paesi europei, solo in Italia e a Cipro continuano a rimanere congelati. Il governo italiano, infatti, per ridurre il deficit pubblico, ha congelato gli stipendi nel 2010, inizialmente fino al 2013, ma la misura è stata estesa da allora ogni anno". A fronte di questo quadro impietoso, il giovane sindacato ricorda che le organizzazioni rappresentative s'apprestano a sottoscrivere un contratto di categoria che non soddisfa assolutamente le esigenze di allineamento degli stipendi dei docenti italiani a quelli europei. "Non devono sottoscrivere quell'accordo - sostiene Marcello Pacifico (Anief-Cisal) -. Da quando il contratto è sbloccato, cioè da settembre 2015, doveva essere riallineata l'inflazione all'aumento del costo della vita intercorso tra il 2008 e il 2015, al 50% come prevede la legge. Ma ciò non è avvenuto. Addirittura per il Mef, come per il Governo, quell'indennità, da corrispondere per legge, dovrebbe rimanere congelata fino al 2021. Inoltre, se si firma questa bozza di contratto, il lavoratore prenderebbe solo a partire dal 2018 appena 85 euro, anziché almeno 210 euro che gli spettano. È arrivato il momento di chiedere il parere ai lavoratori con un referendum. I contratti non si firmano sulla pelle dei lavoratori: a volte è meglio non firmare e ricorrere al giudice". (ANSA).

 

Per gli insegnanti promotori dell’iniziativa, che in poche ore ha raccolto migliaia di adesioni, è impensabile stare in Europa e assistere a una sperequazione tra docenti di nazionalità europee differenti: i nostri colleghi Europei lavorano in media in meno di noi italiani, nonostante questo aspetto percepiscono stipendi più alti, non vivono l'incubo del precariato scolastico come accade in Italia, non hanno l'accesso all'insegnamento veicolato dalle classi di concorso, godono di migliori possibilità di crescita professionale e di maggiori condizioni di tutela e promozione della salute così come intesa dall'OMS. Nell’appello, che al termine della raccolta firme verrà consegnato al Miur, si ricorda anche che quella del docente è una delle professioni ad alto rischio di burnout, proprio per la mole di lavoro loro richiesta e per le pochissime risorse umane ed economiche a cui lo stesso può attingere nel miglioramento, tutela e prevenzione rispetto alla propria condizione con cui il professionista dell'istruzione si confronta.

Anief condivide in pieno le ragioni della petizione. I numeri a confronto con il resto d’Europa, del resto, sono più che eloquenti, anche per l’alto rischio di incorrere in malattie professionali. Sul trattamento economico, basta citare l’ultimo rapporto Eurydice, la rete che mette a confronto il trattamento di 40 Paesi dell’area: se in generale, negli ultimi sette anni gli stipendi degli insegnanti continuano a registrare un aumento o una stabilità nella maggioranza dei Paesi europei, solo in Italia e a Cipro continuano a rimanere congelati. Il governo italiano, infatti, per ridurre il deficit pubblico, ha congelato gli stipendi nel 2010, inizialmente fino al 2013, ma la misura è stata estesa da allora ogni anno. A fronte di questo quadro impietoso, il giovane sindacato ricorda che le organizzazioni rappresentative s’apprestano a sottoscrivere un contratto di categoria che non soddisfa assolutamente le esigenze di allineamento degli stipendi dei docenti italiani a quelli europei.

Marcello Pacifico (Anief-Cisal): Non devono sottoscrivere quell'accordo. Da quando il contratto è sbloccato, cioè da settembre 2015, doveva essere riallineata l'inflazione all'aumento del costo della vita intercorso tra il 2008 e il 2015, al 50% come prevede la legge. Ma ciò non è avvenuto. Addirittura per il Mef, come per il Governo, quell’indennità, da corrispondere per legge, dovrebbe rimanere congelata fino al 2021. Inoltre, se si firma questa bozza di contratto, il lavoratore prenderebbe solo a partire dal 2018 appena 85 euro, anziché almeno 210 euro che gli spettano. È arrivato il momento di chiedere il parere ai lavoratori con un referendum. I contratti non si firmano sulla pelle dei lavoratori: a volte è meglio non firmare e ricorrere al giudice.

Anief ricorda che per interrompere i termini di prescrizione e richiedere il 7% in più di IVC da settembre 2015, come previsto dalla Consulta, è ancora possibile inviare la diffida al Miur. Inoltre, è possibile aderire direttamente al ricorso.

 

 

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